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Troy Aikman naque a West Corvina in California il 21 novembre 1966 da Charlyn e Kenneth.
La sua infanzia non fu affatto facile, infatti, quando aveva solo 8 mesi, il Dr. Bill McCall gli riscontrò un problema ad una gamba; questa era leggermente piegata sotto il ginocchio e le dita tendevano ad arricciarsi sotto al piede.
Per curare tale malformazione, Troy fu costretto a portare un gesso (che cambiava ogni 2 settimane) per 5 mesi. Inoltre, sia di giorno che di notte, fu costretto a calzare delle scarpe speciali fino all’età di 3 anni.
Chi mai, allora, avrebbe potuto immaginare che quel bambino, menomato ad una gamba, sarebbe diventato uno dei quarterbacks più forti della storia della NFL?
Nessuno.
Eppure ‘Iceman’ ce l’ha fatta. Si è infilato alle dita 3 anelli di Campione del Mondo, e i Dallas Cowboys, grazie a lui e a gente del calibro di Emmitt Smith (oggi RB degli Arizona Cardinals), ha messo in bacheca 3 Vince Lombardi Throphy, il trofeo che spetta a chi vince il Super Bowl.

Ma torniamo alla nostra storia.
Quando aveva 12 anni, Aikman si trasferì con i suoi genitori da Cerritas a Henryetta, Oklahoma, dove il padre aveva acquistato un ranch.
Troy, pur non amando quella vita, gli dava una mano col lavoro nei campi e badando agli animali.
A 14 anni Aikman iniziò a frequentare il liceo cittadino e, durante il secondo anno, fu inserito nel roster dei FIGHTING HENS, la squadra di football, che portò ai playoff statali dopo un’attesa di 25 anni.

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Troy al liceo con la maglia dei Fighting Hens

I FH furono sconfitti al primo turno, ma Troy aveva riportato nel team del liceo la speranza e la consapevolezza di potercela fare.
Quell’anno il Nostro (il quale nel frattempo era stato soprannominato ICEMAN per la sua freddezza, che gli permetteva di leggere le difese avversarie come nessun altro) fu selezionato per l’All Star Game.
In quella partita, Troy mise a segno un sensazionale TD pass da 80 yards, che non passò inosservato; infatti i talent scouts di moltissime università, più o meno prestigiose, lo inserirono tra i loro preferiti, ed iniziarono a seguirne le gesta molto spesso.
Si capiva bene che quel ragazzino, freddo e sicuro di sè, aveva la stoffa per sfondare, e l’interesse attorno alla futura stella del football professionistico cresceva a dismisura.

Il padre era per Troy un esempio. Il sig. Kenneth, quando non lavorava nei campi, prestava servizio presso una rivendita di ricambi per auto. Sacrifici, e tanti, che metteva a disposizione della famiglia, alla quale non faceva mancare nulla.
Una frase, tra tante che il papà ripeteva spesso, il giovane Aikman fece sua: “Se vuoi veramente qualcosa e sei disposto a pagarne il prezzo, nessun traguardo ti è precluso“.

Nel 1984, Iceman fu invitato ai Camp di Oklahoma University, dove il coach Barry Switzer gli propose una borsa di studio. Troy accettò.
Nel 1985 iniziò la stagione come QB titolare, ma dopo un ottimo 3-0 iniziale, durante la quarta partita Troy si ruppe l’anca.
Gli subentrò Jamelle Hollieway, che condusse la squadra alla finale nazionale.
Riabilitatosi, ma chiuso dal bravo QB che lo aveva sostituito, il giovane Aikman decise di trasferirsi a UCLA, dove fu allenato da coach Terry Donahue.

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Coach Terry Donahue

Nelle due stagioni che giocò da titolare per la sua nuova università, Troy condusse il team alla vittoria del Cotton Bowl (1989) collezionando delle incredibili statistiche:

20 vittorie e 4 sconfitte, 406 passaggi completati su 627 tentativi, 5.298 yards guadagnate, 41 TD passes e solo 17 intercetti.

Finì la sua carriera universitaria col terzo miglior rating point della storia della NCAA.

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Troy al College

Tutto ciò gli valse l’onore di diventare la prima scelta dei Dallas Cowboys nel draft del 1989.
Inoltre, Troy divenne il 2° QB rookie titolare, dopo Staubach (1969) della franchigia texana.

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Prima scelta dei Dallas Cowboys

In quella stagione, pur finendo 1-15, Aikman stabilì il record NFL di yards guadagnate in una sola partita come Rookie: 379. Quest’impresa gli valse il titolo di ALL ROOKIE TEAM.
Nel 1990, Troy completò 226 passaggi su 399 per 2.579 yards e 11 TDs. Quella stagione si concluse con un 7-9. Ma Iceman cresceva, e con lui la squadra.
Nel 1991, dopo l’anno da rookie, l’immenso Emmitt Smith, con le sue corse, aiutò moltissimo la franchigia.
Dallas chiuse 11-5, perdendo poi contro Detroit nei playoffs.
Troy Aikman lanciava, Michael Irvin riceveva, Emmitt Smith portava palla come pochi: era nata una squadra stellare, che aveva in quei fenomeni le punte di diamante.
Proprio quell’anno, Aikman venne selezionato per il Pro Bowl.

La stagione successiva fu quella della consacrazione per il grande Iceman. Infatti Dallas conquistò il Super Bowl XXVII travolgendo i malcapitati Bills per 52-17.
Aikman fu votato MVP del match.

La storia si ripetè anche l’anno successivo, con la sola differenza del giocatore nominato MVP: infatti, in occasione del SB XXVIII, vinto dai Cowboys per 30-13 sui Buffalo Bills, il premio andò a Emmitt Smith.
Entrambi i titoli furono conquistati col grande Jimmy Johnson come head coach.

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Troy Aikman con Emmitt Smith e Michael Irvin

Dopo la vittoria, nel 1994, dei San Francisco 49ers di Steve Young, nel 1995 Troy Aikman guidò nuovamente Dallas, allenata da Barry Switzer (il primo coach della carriera universitaria di Aikman), alla conquista del titolo.
In stagione, Iceman lanciò per 3.304 yards con 16 TD passes e stabilì il record di franchigia con 156 passaggi consecutivi senza subire intercetti.
In postseason, lanciò la bellezza di 2.820 yards e al ‘Gran Ballo finale’ condusse Dallas alla vittoria per 27-17 sui Pittsburgh Steelers.
Terzo trofeo in bacheca e terzo anello al dito in 4 anni. FENOMENALE.

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Troy al lancio contro i Packers

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I tre anelli conquistati da Aikman coi Dallas Cowboys

Nel 1996, grazie alla sesta convocazione consecutiva al Pro Bowl, Troy stabilì il nuovo record per un QB di Dallas, strappandolo al grandissimo Staubach.
Nello stesso anno, Aikman superò le 20.000 di passaggi ed i 100 TDs in carriera. Dallas fu però eliminata al 2° turno dei playoffs dai Panthers.

Da qui cominciò il declino del campione, dovuto anche ai tanti problemi che coinvolsero i Cowboys: dall’abuso di droghe del WR Michael Irwin ai vari scandali sessuali, ai tanti infortuni patiti dalla Franchigia texana.

Nel 2000, Aikman si ritirò. Raggiunse i playoffs ancora nel ’98 e nel ’99, poi gli infortuni non gli permisero di giocare, se non a singhiozzo, nel suo ultimo anno tra i Pro, che vide Dallas mancare la postseason dopo un record di 5-11, il peggiore dal suo anno da rookie.
Fu il ritiro di un campione vero, destinato ad entrare nell’Olimpo del Football professionistico: la Hall of Fame.

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Tutti gli infortuni patiti da Troy Aikman

Ma sarebbe riduttivo parlare di Troy solo come giocatore.
Nel 1992, infatti, nacque la Troy Aikman Foundation, che si occupa dei bambini meno fortunati e il cui motto è: Helping kids…one dream at a time.
Ad una domanda sulla sua fondazione, Iceman rispose che non c’è nulla di più importante che aiutare i bambini, dar loro la possibilità di avere un futuro, visto che loro SONO il futuro della Nazione.

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Il simbolo della Fondazione e Troy con una bimba da lui aiutata

Troy, insomma, è stato uno dei più grandi QBs della storia della NFL. Sicuro col braccio, freddo nel leggere le difese e nel trovare immediatamente le contromosse, rispettato dai compagni, venerato dai tifosi ai quali ha regalato 3 SB.

Un Campione sul campo e nella vita. Il grande Troy Kenneth Aikman.

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Oggi Aikman lavora alla Fox come commentatore delle partite NFL.


Questo articolo è stato pubblicato da Ricky71 il 24 ottobre 2004

4 thoughts on “Troy Kenneth Aikman

  1. Bravo Ale.
    Personaggio con i contro-maroni ed un cuore fuori dalla norma.
    Bel pezzo. Sai mi dispiace tanto non capire una emerita cippa di questo sport, ma seguo volentieri le glorie che ne hanno fatto la storia.

    Reply
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