
La seconda franchigia NFL di più antica fondazione, tra quelle [...]
La seconda franchigia NFL di più antica fondazione, tra quelle ancora in attività, nacque in una piccola cittadina del Wisconsin: questa è la storia dei Green Bay Packers.
Tutto era nato quasi per caso qualche settimana prima, durante una chiacchierata per strada tra Lambeau e Calhoun.
I due parlarono con il titolare di Curly alla Indian Packing Company, affinché investisse qualche dollaro in attrezzature.
Dal momento che la ditta, che consentiva altresì l’utilizzo del proprio campo di atletica per gli allenamenti, aveva fornito le maglie alla squadra, quest’ultima, nei primi tempi, venne identificata come una diretta emanazione della compagnia stessa.
In questo modo, la scelta del nome “Packers” fu assolutamente naturale, anche se la ditta aveva praticamente abbandonato la scena quando la stagione era ormai al termine.
Nel suo primo anno di vita, la squadra vinse 10 partite, a fronte di una sola sconfitta, contro altre formazioni del Wisconsin e del Michigan settentrionale.
Gli incontri si disputarono in campo aperto, senza barriere o gradinate.

Curly Lambeau
Nella seconda stagione di vita dei Packers, venne costruita una prima parte di spalti; si trattava di una piccola gradinata che poteva ospitare circa 200 spettatori, su un solo lato del campo, ed occorreva pagare una piccola somma per il posto a sedere.
Nel 1921, il successo dei Packers fu tale che i dirigenti della Packing Company aiutarono Curly Lambeau ad ottenere una franchigia nella nuova Lega professionistica formata l’anno precedente.
I Packers disputarono la loro prima partita di campionato al Hagemeister Park il 23 Ottobre, sconfiggendo i Minneapolis Marines per 7-6.
La prima stagione nella NFL si concluse sul 3-2-1, ma le finanze non consentirono alla squadra di giocare un intero campionato.
Tuttavia, il 27 Novembre i Packers vennero strapazzati dagli Staleys a Chicago col punteggio di 20-0.
Quella partita vide nascere una delle più feroci rivalità nella storia della Lega, dato che i Packers e quelli che, di lì a breve, avrebbero preso il nome di Bears, divennero le squadre di punta nello sviluppo del football professionistico.
Tutto sembrava compromesso nel 1922, quando la Packing Company si rifiutò di investire fondi per un’altra stagione, e la squadra si ritirò dal campionato.
Ma vi fu reintegrata quando Curley Lambeau trovò altri sostenitori (soprannominati gli “Hungry Five”) e riacquistò la franchigia.
I guai continuarono anche in quella stagione.
Una partita fu letteralmente rovinata dal maltempo, tuttavia la compagnia assicurativa non risarcì il danno, perché la quantità di pioggia era di un centesimo di inch inferiore rispetto a quanto richiesto dalla polizza.
Un’altra tempesta minacciò una partita di fine stagione, allorquando i Packers si apprestavano a sfidare i Duluth Kelleys.
Quella sfida gettò le basi della moderna società comunitaria.
A.B. Turnbull, dirigente della Green Bay Press-Gazette, disse alla squadra di giocare comunque; al contempo, si impegnò a fondo per convincere gli uomini d’affari di Green Bay a sostenere il team, e la Green Bay Football Corporation venne fondata.
Con il loro stadio demolito per far posto ad una scuola superiore, nel 1923 i Packers furono costretti a traslocare in un vecchio impianto per il baseball chiamato Bellevue Park.
Quest’ultimo era assolutamente inadeguato per il football: ciononostante, riuscì comunque a contenere moltissimi spettatori, ivi convenuti il 03 Ottobre per la seconda sfida assoluta tra Packers e Bears.
Gli ospiti si imposero per 3-0, ma la stagione dei Packers si concluse con un eccellente 7-2.
Nel loro secondo anno al Bellevue Park, i Packers furono dei veri rulli compressori, vincendo tutte e 5 le partite casalinghe e concedendo soli 3 punti agli avversari.
Il rendimento esterno non fu altrettanto positivo, dato che vinsero soli 2 incontri su 6, tra i quali una pesante batosta rimediata dai Bears in quel di Chicago.
Nel 1925, i tifosi dei Packers, resisi conto dell’inadeguatezza del Bellevue Park, cominciarono a chiedere insistentemente un nuovo impianto per la squadra, che stava ormai divenendo un elemento di identificazione per il piccolo centro del Wisconsin.
Così, le autorità comunali costruirono un nuovo stadio sul vecchio campo da gioco dei Packers, posto dietro la scuola superiore e denominato City Stadium.
La realizzazione era appena terminata, quando venne disputato il primo incontro nel nuovo stadio, dotato di barriere e gradinate di legno. In quella prima gara, giocatasi il 20 Settembre, i Packers piegarono gli Hammond Pros per 14-0.
Una settimana dopo, giunse finalmente la prima vittoria casalinga contro gli odiati Chicago Bears per 14-10.
Gli Orsi si vendicarono al termine della stagione a Chicago, ed i Packers terminarono sul 8-5.
L’anno successivo, i Packers disputarono un’altra buona stagione, chiudendo sul 7-3-3, ma conclusero al quinto posto, giocando meno partite rispetto ai principali avversari, in un’era di calendari irregolari.
Nel 1927, i Packers si avvicinarono alle vette della classifica NFL, con un’eccellente record finale di 7-2-1.
Tuttavia, due sconfitte per mano dei Bears non consentirono loro di puntare alla finale del campionato.
I Packers si vendicarono nella stagione seguente, sconfiggendo per 2 volte i Bears a Chicago, ma faticarono eccessivamente contro le avversarie, chiudendo con un deludente 6-4-3.
Il 1929 vide significativi movimenti di mercato: giunsero in quel di Green Bay il RB Johnny “Blood” McNally, l’OT Cal Hubbard, e la G Mike Michalske.
Questi arrivi si mostrarono decisamente azzeccati, dato che i Packers conquistarono il loro primo titolo NFL, terminando imbattuti sul 12-0-1.
A quell’epoca, non esisteva una finale; il giorno dopo la vittoria contro i Giants, che consegnò il titolo ai Packers, la Green Bay Press-Gazette diede il via ad una raccolta di fondi per i giocatori. Anche se la Borsa era ormai crollata, gettando l’intero Paese nella Grande Depressione, vennero racimolati più di 5.000 $ in due sole settimane.
Due giorni dopo la fine della stagione, i tifosi di Green Bay organizzarono un banchetto per i loro beniamini, a ciascuno dei quali consegnarono 220 $ ed un orologio.

Johnny “Blood” McNally
Nel 1930, aggiudicandosi i primi 8 incontri stagionali, i Packers prolungarono la propria striscia vincente a ben 23 partite consecutive, che si arrestò nella Week 9 per mano dei Chicago Cardinals, i quali si imposero in casa per 13-6.
Ma ciò non bastò a fermare i Packers, che si assicurarono il secondo titolo consecutivo, con un impressionante 10-3-1.
Ci sono alcune interessanti curiosità relative a quell’annata: i Packers conclusero quella stagione con 7 partite consecutive in trasferta. Ne giocarono due a Chicago, spostandosi poi a New York in treno il 19 Novembre, e non tornarono a casa fino al 09 Dicembre.
Una delle partite giocate all’Est vide come avversari gli Staten Island Stapletons.
I Packers salirono a bordo di un ferry già con le uniformi addosso; dopo il loro arrivo, dovettero tuttavia percorrere altre sette miglia a piedi fino allo stadio.
La tripletta giunse nel 1931, ed i Packers (partiti con 9 vittorie di fila) furono la prima squadra nella storia a realizzare un simile record, chiudendo poi sul 12-2 al termine di un duello con i Portsmouth Spartans.
A quell’epoca, i salari non erano certo paragonabili a quelli odierni, e molti giocatori non potevano farvi troppo affidamento, tanto da doversi spostare per giocare altre partite nella off-season.
Per guadagnare un po’ di denaro extra, la maggior parte dei giocatori dei Packers di quell’anno decisero di disputare due incontri di esibizione nel fine settimana successivo alla fine della stagione.
Giocarono il 12 Dicembre al Borchert Field di Milwaukee contro i semi – professionisti degli Ische Radios, ed il giorno dopo a Janesville contro i Fort Atkinson Black Hawks.
I Green Bay Pros (così chiamati per evitare sanzioni) si imposero in entrambi gli incontri.
L’anno successivo, sul 10-1-1, i Packers sembravano ormai destinati a fare poker.
Ma le speranze svanirono con due sconfitte nelle ultime sfide stagionali, in trasferta contro i Portsmouth Spartans ed i Chicago Bears; queste due squadre si sfidarono poi per il titolo, pur avendo conquistato meno vittorie dei Packers.
Il 1933 segnò l’inizio dell’era moderna della NFL, con l’introduzione delle Divisions.
I Packers furono inseriti nella Western, ed iniziarono la stagione perdendo le prime 3 gare.
Il resto della stagione fu decisamente mediocre, e Green Bay chiuse per la prima volta con un record negativo (5-7-1).
Nel 1934, nel corso di una stagione conclusasi sul 7-6, l’esistenza dei Packers rischiò seriamente di essere compromessa, allorquando un loro tifoso cadde dagli spalti del City Stadium, vedendosi riconoscere un risarcimento danni di 5.000 $, ben al di là del massimale garantito dalla Compagnia assicurativa.
I Packers sembravano ormai destinati a chiudere i battenti, ma ancora una volta fu decisivo l’intervento degli imprenditori locali, che raccolsero la bellezza di 15.000 $ di capitali freschi per salvare la franchigia.
L’anno successivo, i Packers ingaggiarono Don Hutson, uscito dall’Università dell’Alabama; la formazione di Green Bay si assicurò così uno dei più temuti ricevitori nella storia della Lega.
In una Western Division davvero tosta, i Packers terminarono sul 8-4, concludendo al secondo posto tra le 4 squadre con records vincenti.

Il grande WR Don Hutson
Nel 1936, la sfida con Chicago continuò senza soste; dopo aver sconfitto in trasferta i Cardinals all’esordio stagionale, i Packers rimediarono una pesante batosta casalinga per mano dei Bears, i quali si imposero per 30-3.
Lungi dal rappresentare una battuta d’arresto, quella sconfitta costituì viceversa un punto di svolta nella stagione: da lì in avanti, infatti, Green Bay non avrebbe più perso, prima di pareggiare con i Cardinals a Chicago, in una partita ormai senza significato alla fine del campionato.
I Packers, infatti, avevano già in tasca il titolo della Western Division, e si apprestavano a sfidare i Boston Redskins nel Championship NFL.
Quella partita ebbe luogo a New York, con i Redskins ormai pronti a trasferirsi a Washington.
Don Hutson andò a segno, ricevendo una bomba da 48 yards nei primi 3 minuti, ed i Packers non fecero prigionieri, conquistando, col punteggio di 21-6, il loro quarto titolo, il primo dell’era moderna.
Dopo quell’incontro, la G Lon Evans prese il pallone con cui si era giocato l’incontro ed andò a caccia di autografi.
Si recò alla sede della NBC a Manhattan, ed ottenne le firme di Eddie Cantor, Kate Smith e Walter Winchell, famosi artisti dell’epoca.
Avvicinò un altro distinto signore, al quale chiese: “In quale programma cantate?“.
L’uomo afferrò la palla e l’autografò: “J. Edgar Hoover” (!!!)
Il fondatore e capo dell’FBI si trovava a New York alla caccia di un venticinquenne disperato di Green Bay, un certo Harry Brunette; quest’ultimo, ricercato per sequestro di persona e rapina, venne catturato quello stesso giorno, dopo una sparatoria durata ben 45 minuti.
Nella stagione successiva, le speranze di conquistare il secondo titolo consecutivo si infransero contro le due formazioni di Chicago, che si imposero a Green Bay nelle prime 2 partite dell’anno.
I Packers vinsero le successive 7 gare, e la stagione si chiuse con un 7-4 che lasciò l’amaro in bocca.
Il 13 Novembre 1938, giunti sul 7-2, i Packers affrontarono i Lions in trasferta, pronti a disputarsi il titolo divisionale. Green Bay riuscì nell’impresa, imponendosi per 28-7, conquistando il secondo titolo in 3 anni.
Dopo aver perso l’ultima, inutile partita stagionale per 8-3, i Packers sfidarono i Giants a New York nella finale NFL.
Passati in svantaggio 16-7 nel secondo quarto, i Packers rimontarono sino a portarsi avanti sul 17-16 all’inizio della terza frazione.
Tuttavia, i Giants tornarono avanti pochi minuti dopo, al termine di un drive da ben 61 yards, fino ad imporsi col risultato di 23-17.
Nel 1939, i Packers conquistarono nuovamente il titolo della Western Division, con un eccellente record di 9-2.
Nuovamente, la franchigia di Green Bay dovette misurarsi in finale con i New York Giants.
La partita, nonostante le proteste dei tifosi di Green Bay, ebbe luogo allo State Fair Ground di Milwaukee (unico impianto capace di contenere più di 25.000 spettatori): e fu il trionfo.
Davanti a 32.279 tifosi, nel gelo polare, i Packers schiantarono gli ospiti per 27-0, conquistando il loro quinto titolo NFL; per la prima volta, una delle contendenti era rimasta a secco di punti.
Ancora una volta furono i Bears a mettere i bastoni tra le ruote ai Packers, tesi alla conquista del terzo titolo divisionale consecutivo; nel 1940, infatti, con due sconfitte per mano degli Orsi, Green Bay si piazzò dietro di loro in classifica, chiudendo sul 6-4-1.
Nel 1941, le due squadre incrociarono nuovamente le lame, subendo l’una sul campo dell’altra le uniche due sconfitte stagionali.
Si rese così necessaria un’ulteriore sfida per stabilire la vincitrice della Western Division, dato che le formazioni erano appaiate sul 10-1; furono i Bears ad imporsi per 33-14 a Chicago, in quella che molti considerarono la vera finale NFL.
Altra eccellente stagione dei Packers fu quella del 1942, con un ottimo 8-2-1. Ancora una volta i Bears si misero di mezzo, e con due sconfitte contro di loro i Packers furono tagliati fuori dalla lotta per il titolo divisionale.
Stesso copione nel 1943: nonostante un bel 7-2-1, la franchigia del Wisconsin terminò alle spalle dei Bears.
Finalmente, nel 1944, i Packers ebbero la meglio sugli odiati Bears, ponendo fine ad una striscia perdente di 5 incontri con una vittoria casalinga nella Week 2.
La marcia vincente dei Packers si concluse con un eccellente 8-2, che valse loro il titolo della Western Division.
Di nuovo, i Packers dovettero affrontare i Giants in trasferta per il titolo NFL.
Grazie a 2 TDs del FB Ted Fritsch nel secondo periodo ed a 3 intercetti messi a segno da Joe Laws, i Packers si portarono in vantaggio 14-0.
Nell’ultimo quarto, i Giants si rifecero sotto con una meta, ma era ormai troppo tardi, e Green Bay conquistò il suo sesto titolo NFL, imponendosi per 14-7.

Ted Fritsch in azione
L’apertura della stagione 1945 fu decisamente positiva, con una vittoria contro i Bears.
Nella seconda gara, i Packers affrontarono i Lions al Marquette Stadium di Milwaukee; quell’incontro vide una prestazione stratosferica di Don Hutson.
Nel secondo quarto, il WR riuscì a mettere a segno da solo 4 TDs ed a calciare 5 extra points, realizzando ben 29 punti!!!
Il resto della stagione fu invece deludente, ed i Packers chiusero al terzo posto nella propria Division con un 6-4.
Quello fu anche l’ultimo anno di carriera per Don Hutson, che avrebbe detenuto per più di 40 anni i principali records della Lega in termini di ricezioni.
Il piazzamento finale fu il medesimo anche nel 1946, con un record complessivo di 6-5.
Nel 1947, dopo aver conquistato 4 successi nelle prime 5 partite casalinghe, i Packers faticarono e chiusero sul 6-5-1, giocando le ultime 6 partite in trasferta.
Questo calendario era stato da sempre voluto dalla Lega, che temeva i rigidissimi inverni del Wisconsin: la stagione dei Packers era stata spezzata in due tronconi, con metà delle partite giocate in casa, e le altre in trasferta.
Pessima stagione quella del 1948, chiusasi con un 3-9 e soprattutto con serie difficoltà finanziarie, che scossero decisamente il team.
I problemi sul campo e quelli economici continuarono anche nel 1949: prova ne fu un allucinante record di 2-10; per restare a galla finanziariamente, la squadra dovette giocare una partita “in famiglia” il giorno del Ringraziamento.
Quella sfida portò 50.000 $ nelle casse del club, appena sufficienti a consentirgli di proseguire la stagione.
Al termine di quest’ultima, il co-fondatore Curly Lambeau se ne andò, per guidare i Chicago Cardinals.
Il 1950 vide un evento epocale: per mantenere in vita la franchigia, vennero vendute per la prima volta al pubblico le azioni della Società, e gli abitanti di Green Bay diventarono comproprietari della squadra della loro città.
L’acquisto delle azioni fruttò la bellezza di 118.000 $, assicurando la sopravvivenza della squadra. Al posto di Lambeau, i Packers nominarono Gene Ronzani nuovo coach e Vice Presidente.
Altro cambiamento storico fu quello dei colori sociali, originariamente scelti da Lambeau in ricordo di quelli della sua Università, quella di Notre Dame; venne eliminato il blu marina, e rimase unicamente il giallo-verde ancora oggi utilizzato.
Nonostante questi positivi mutamenti, il team chiuse con un deludente 3-9.
Qualche miglioramento cominciò ad intravedersi nel 1951, con 3 vittorie nelle prime 5 gare.
Ma con 7 sconfitte in altrettante partite, i Packers chiusero col medesimo record dell’anno precedente, al termine della quarta stagione perdente consecutiva.
Dopo una partenza sul 2-3, nel 1952 Green Bay mise a segno 4 vittorie di fila, entrando prepotentemente nella corsa al titolo della Western Division.
Ma una pesante sconfitta esterna per 48-24 contro i Lions infranse i sogni di playoff, ed i Packers chiusero con un 6-6.
Nel 1953, all’esordio nel nuovissimo impianto del Milwaukee County Stadium, i Packers persero 27-0 contro i Cleveland Browns.
La sconfitta fu il tratto dominante della stagione, e sul 2-7-1 Gene Ronzani si dimise.
Gli assistenti Hugh Devore e “Scooter” McLean guidarono la squadra nelle ultime 2 gare, entrambe perse, con un record finale di 2-9-1.
Il 1954 vide un totale cambiamento nel front office e nel coaching staff di Green Bay; Verne Lewellen, avvocato e uomo d’affari locale, venne ingaggiato come general manager.
Il piano di ricostruzione prevedeva anche l’assunzione di un allenatore di college, ed il prescelto fu Lisle Blackbourn, coach della Marquette University.
Ma il cambio alla guida tecnica non portò benefici ai Packers, che chiusero con un pessimo 4-8.
Qualche miglioramento cominciò a vedersi nel 1955: prova ne fu il record di 6-6; in quell’anno, i Packers sconfissero i Chicago Bears.
Un passo indietro, invece, si registrò nel 1956, con un record finale di 4-8, in una stagione che vide il debutto di un giovane QB dall’Università dell’Alabama: il suo nome era Bart Starr.

Bart Starr
Dopo ben 30 anni di partite disputate nell’obsoleto impianto del City Stadium, nel 1957 la città di Green Bay decise di dotare la propria franchigia di un nuovo stadio, in grado di ospitare un pubblico di ben altre proporzioni.
Anche il nuovo impianto prese il nome di City Stadium, e venne inaugurato il 29 Settembre, in occasione della sfida interna contro i Chicago Bears.
I Packers battezzarono il nuovo stadio nel migliore dei modi, imponendosi per 21-17 di fronte a moltissimi spettatori, tra i quali anche eminenti funzionari governativi, ed addirittura il Vice Presidente Richard Nixon.
Quella gara fu però l’unico momento da ricordare della stagione, conclusasi nuovamente con il record negativo di 3-9, ed al termine della quale coach Blackbourn si dimise.
A succedergli sulla panchina dei Packers, fu chiamato, nel 1958, l’assistant coach Ray “Scooter” McLean.
Ma sotto la sua guida, i Packers disputarono la peggior stagione di sempre, chiudendo con un allucinante 1-10-1.
McLean diede le dimissioni al termine del campionato, e cominciò la caccia in tutto il Paese al coach che avrebbe potuto rianimare una franchigia ormai spenta.
Dopo lunga ricerca, qualcuno raccomandò alla dirigenza di Green Bay di ingaggiare un giovane assistant coach di buona volontà e grande impegno, a quell’epoca con i New York Giants.
Quell’uomo si chiamava Vince Lombardi.
I Packers rimasero davvero impressionati dal primo colloquio con lui, ed il nativo del New Jersey venne assunto in men che non si dica.

Vince Lombardi, mito ed icona del football americano
L’era di Lombardi si aprì alla grande il 27 Settembre 1959, con una schiacciante vittoria al City Stadium contro i Chicago Bears, che rimasero a secco.
I Packers conquistarono anche le due partite seguenti.
Ma la giovane squadra entrò in crisi a metà stagione, con 5 sconfitte consecutive.
Green Bay seppe però rialzare la testa, e con 4 vittorie nelle ultime partite, chiuse la stagione sul 7-5, primo record vincente in ben 12 anni.
Il processo di ricostruzione dei Packers sotto l’attenta guida di coach Lombardi continuò nel 1960, tanto da portare la squadra a giocarsi il titolo divisionale per la prima volta in 16 anni.
Dopo 8 partite, i Packers erano sul 6-2, al vertice della NFL West.
Due sconfitte di fila misero a repentaglio il primato, ma i ragazzi di Lombardi seppero riprendersi, e conquistando le ultime 2 vittorie, si aggiudicarono il titolo della Western Division con un ottimo record di 8-4.
Nella loro prima finale NFL dal 1944, i Packers si trovarono ad affrontare gli Eagles a Philadelphia. Per ben due volte si spinsero in profondità nel territorio avversario, ma dovettero accontentarsi di mettere a segno dei FGs.
Gli Eagles non si fecero pregare, chiudendo il primo tempo in vantaggio per 10-6.
Dopo una terza frazione priva di segnature, i Packers passarono a condurre per 13-10 nell’ultimo periodo, grazie ad un TD pass di Bart Starr per Max McGee.
Ma sul successivo kickoff, gli Eagles misero a segno un buon ritorno, che condusse al TD vincente con 5’21″ ancora da giocare.
I Packers tentarono disperatamente di vincere, ma la corsa del FB Jim Taylor venne fermata da Chuck Bednarik a sole 8 yards dalla meta, ed il tempo si esaurì.
Nel 1961, sospinti dalle corse di Paul Hornung, RB capace di mettere a segno 10 TDs, e ben 85 punti su calcio (prestazioni che gli valsero il titolo di MVP), i Packers furono, per la seconda volta consecutiva, campioni della Western Division, con un impressionante 11-3.
La città di Green Bay ebbe finalmente un assaggio di playoffs, allorquando i Packers (nelle cui fila militavano giocatori del calibro di Herb Adderley, Willie Davis, Forrest Gregg, Henry Jordan, Ray Nitschke, Jim Ringo, Emlen Tunnell, Willie Wood, oltre ai già citati Starr e Hornung, tutti quanti poi Hall – of – Famers) si confrontarono in finale con i New York Giants.
Quella giornata terminò con un trionfo: davanti ad un pubblico da record, i Packers misero a segno la bellezza di 24 punti nel solo secondo quarto, chiudendo col punteggio finale di 37-0, che valse loro il settimo titolo NFL, un vero record.
Una piccola nota di colore: quando Hornung fu chiamato alle armi a metà Novembre, i Packers ingaggiarono il quarantaduenne kicker Ben Agajanian, il più vecchio giocatore ad aver indossato la loro divisa.
“Bootin’ Ben,” questo il suo soprannome, aveva in precedenza subito un gravissimo incidente in ascensore, perdendo quattro dita dei piedi.
Conseguentemente, era costretto ad indossare scarpe di taglie diverse sui due piedi.
Hornung, cui vennero assegnate licenze per il weekend, saltò sole 2 partite, ma Agajanian fu perfetto in occasione di 8 tentativi di extra point, e mise a segno anche un field goal.

Paul Hornung realizza in tuffo
Nel 1962, toccò a Jim Taylor (anch’egli in seguito Hall – of – Famer) diventare il secondo Packer di fila a venire nominato MVP; il grande FB guidò i suoi ad un’incredibile partenza, con 10 vittorie consecutive.
Dopo una sconfitta esterna rimediata dai Lions nella Week 11, Green Bay si riprese, chiudendo la stagione con un primato di franchigia di 13-1, conquistando la Western Division per la terza volta di fila.
I Packers trovarono nuovamente in finale i Giants, con i quali si confrontarono a New York.
Sferzati da un vento gelido, allo Yankee Stadium i Packers ricorsero a Jim Taylor per sfondare la linea difensiva dei Giants.
Gli ospiti vinsero nuovamente la battaglia, imponendosi per 16-7 e conquistando il loro secondo titolo NFL consecutivo, l’ottavo della loro storia.

Jim Taylor in azione
Se nel nostro Paese i giocatori che scommettono sul calcio ricevono al massimo un buffetto, negli Stati Uniti non si scherza affatto: nel 1963, infatti, la NFL sospese Paul Hornung per una stagione, per aver scommesso sugli incontri di football.
Benché privi della loro star, i Packers disputarono un’altra stagione ad altissimi livelli, terminata sul 11-2-1.
Ma due sconfitte per mano degli acerrimi rivali Bears estromisero la franchigia di Green Bay dalla lotta per il titolo divisionale.
La stagione 1964 può a buon diritto considerarsi la peggiore in carriera per Vince Lombardi in qualità di head coach: i Packers giocarono in modo assolutamente mediocre, con 5 vittorie ed altrettante sconfitte in 10 partite.
Senza la pressione della postseason, i Packers non persero più alcun incontro ma, al termine del campionato, il record di 8-5-1 fu motivo di rimpianto.
Nel 1965, ad un mese dall’inizio del campionato, il consiglio comunale di Green Bay decise all’unanimità, sotto la spinta dell’opinione pubblica, di onorare la memoria del fondatore dei Packers, Curley Lambeau, scomparso durante la off-season, rinominando il City Stadium in Lambeau Field.
Ma un cittadino di Green Bay non fu per nulla contento della scelta: si trattava di Vince Lombardi.
In un’intervista rilasciata anni dopo, Lee Remmel, responsabile delle pubbliche relazioni dei Packers, dichiarò: “Era recisamente contrario. L’ho sentito due volte esprimere chiaramente tutto il suo dissenso; forse perchè pensava che un giorno avrebbe potuto prendere il suo nome“.
Dopo una stagione deludente, i Packers cambiarono completamente atteggiamento, tanto da giocarsi il titolo divisionale a Baltimora contro i Colts.
La squadra di Lombardi si impose per 42-27.
Ma nell’ultima partita stagionale, i Packers pareggiarono con i San Francisco 49ers, e furono costretti a giocare nuovamente contro i Colts in trasferta, nel Divisional Playoff.
Le due squadre, sul 10 pari, andarono all’overtime.
Nel secondo tempo supplementare, un FG di Don Chandler da 25 yards, con poco più di un minuto da giocare, proiettò i Packers in finale.
Avversari nel Championship NFL, giocatosi in un Lambeau Field innevato, furono i Cleveland Browns.
Al termine del primo tempo, i Packers conducevano 13-12.
Nei restanti 2 quarti, la difesa di Green Bay salì in cattedra, contenendo ottimamente Jim Brown (sole 50 yards su corsa), ed i Packers conquistarono il loro nono titolo NFL, col risultato finale di 23-12.
L’MVP del 1966 fu Bart Starr, autore di quella che fu probabilmente la sua miglior stagione in carriera; il QB guidò i suoi al record di 12-2, che consentì ai Packers di vincere il loro quinto titolo divisionale in 7 anni.
Nel Championship, i Packers volarono a Dallas per affrontare i sorprendenti Cowboys.
Gli ospiti presero immediatamente il comando delle operazioni, portandosi sul 14-0; ma i padroni di casa non si fecero intimidire, e giunsero al pareggio.
I Packers passarono di nuovo in vantaggio nel secondo quarto, con un missile da 51 yds scagliato da Starr e ricevuto da Carroll Dale.
I Cowboys si mostrarono degli ossi davvero duri, e con 2 FGs si riportarono ad un solo punto di distanza.
Bart Starr mise a segno altri 2 TD passes, ed i Packers parevano ormai destinati a trionfare; tuttavia, un extra point sbagliato ridiede slancio ai texani, che andarono a segno con un TD pass di Don Meredith da ben 68 yards.
I Cowboys furono sul punto di pareggiare, ma un passaggio di Meredith, con soli 28 secondi sul cronometro, venne intercettato dal CB Tom Brown, consegnando ai Packers l’ennesima vittoria, questa volta per 34-27.
Nella prima edizione del Super Bowl, i Packers, Campioni NFL, avrebbero dovuto confrontarsi con i vincitori della AFL per potersi fregiare del titolo di Campioni del Mondo.
In un Los Angeles Memorial Coliseum quasi vuoto, i Packers si trovarono di fronte i Kansas City Chiefs.
Fu la formazione di Lombardi a passare in vantaggio, con un TD pass da 37 yds di Bart Starr per Max McGee.
Al termine del primo tempo, i Packers conducevano 14-10, ma i Chiefs dimostrarono notevole tenacia.
Nel secondo tempo, i Packers ruppero definitivamente gli indugi, e sotterrarono gli avversari mettendo a segno altri 21 punti, imponendosi col risultato finale di 35-10.
In pochi anni, la manifestazione divenne una vera e propria istituzione del pro football, ed i Packers vinsero il loro 10° titolo, conquistando quello che sarebbe poi stato definito il Super Bowl I.
Nel 1967, presero a diffondersi voci secondo le quali Vince Lombardi avrebbe abbandonato l’attività al termine della stagione.
Vi fu una riorganizzazione delle Divisions, ed i Packers conquistarono facilmente la Central, con un parziale di 9-2-1.
Due sconfitte in altrettante partite di fine stagione non compromisero l’accesso alla postseason.
Nel Divisional Playoff, i Packers affrontarono in casa i Los Angeles Rams, nonostante questi ultimi avessero perso una sola partita in stagione.
I padroni di casa fecero valere il fattore campo, imponendosi per 28-7.
Nel Championship NFL, i Packers si misurarono nuovamente con i Dallas Cowboys, questa volta tra le mura amiche del Lambeau Field, il 31 Dicembre.
Si era parlato di rinviare l’incontro, a causa delle condizioni atmosferiche a dir poco proibitive, con temperature polari, che avrebbero messo a repentaglio la salute dei giocatori e degli spettatori.
I Packers si portarono subito avanti 14-0, ma i Cowboys accorciarono le distanze a soli 4 punti di distacco a metà partita.
Il tradizionale halftime show venne cancellato, in quanto i musicisti della banda temevano che gli strumenti rimanessero loro incollati alle labbra a causa del freddo!!!
Alla ripresa del gioco, il campo si ghiacciò, ed entrambi gli attacchi segnarono il passo.
Tuttavia, i Cowboys passarono in vantaggio nell’ultimo periodo con un option pass del RB Dan Reeves.
Il tempo stava scadendo drammaticamente, ed i Packers avevano un’ultima possibilità di vincere la partita.
Al termine di un drive da ben 67 yards, i Packers si trovavano ad una sola yard dalla goal line avversaria; Bart Starr l’attraversò con un tuffo a soli 13 secondi dal termine, dando così ai Packers il loro terzo titolo NFL consecutivo con una vittoria per 21-17, nell’incontro passato alla storia col soprannome di “Ice Bowl“.
La seconda edizione del Super Bowl si giocò in condizioni atmosferiche decisamente migliori, all’Orange Bowl di Miami, dove i Packers affrontarono gli Oakland Raiders.
I Packers ebbero la loro definitiva consacrazione, sbarazzandosi agevolmente dei Predoni per 33-14, vincendo il loro secondo Super Bowl consecutivo, guidati da Starr, nominato nuovamente MVP della gara.
Vince Lombardi sollevò il trofeo che un giorno avrebbe portato il suo nome: l’era del grande coach a Green Bay era ormai giunta al termine.
Nel 1968, dopo che Lombardi aveva lasciato il ruolo di allenatore capo, il suo assistente Phil Bengtson ebbe il difficile compito di non farlo rimpiangere.
La sua prima stagione da head coach, conclusa sul 6-7-1, vide i Packers mostrare i primi segni dell’età: diversi giocatori, infatti, si ritirarono dall’attività.
L’anno successivo, Vince Lombardi abbandonò definitivamente l’organizzazione dei Packers per allenare i Washington Redskins, dopo essere divenuto in parte proprietario della franchigia.
Phil Bengtson dovette quindi nuovamente ricoprire un posto vacante, questa volta quello di GM.
Sul campo, i Packers mostrarono nuovamente una preoccupante mediocrità, chiudendo la stagione sul 8-6 ; nel frattempo, continuò la diaspora dei campioni del passato.
Nella pre-season del 1970, la squadra e la comunità di Green Bay vennero raggiunti da un’improvvisa e luttuosa notizia: quella della morte di Vince Lombardi, scomparso a soli 57 anni per un cancro al colon.
Benché avesse ormai lasciato la franchigia, la sua presenza si faceva ancora sentire; con la sua precoce dipartita, la sua ombra divenne ancora più grande.
La pressione su Phil Bengtson divenne eccessiva, ed al termine di una stagione chiusa sul 6-8, il successore di Lombardi diede le dimissioni.
La stagione 1971 vide l’approdo sulla panchina dei Packers di Dan Devine, allenatore di college dal buon palmarès, chiamato dalla dirigenza a ricostruire la franchigia sui giovani, dato che pressoché tutti i veterani dell’era Lombardi se n’erano andati.
Quella stagione vide il passaggio di consegne in cabina di regia tra Bart Starr e Scott Hunter.
I Packers faticarono moltissimo, chiudendo col record negativo di 4-8-2.
L’unica nota positiva della stagione fu il titolo di Offensive Rookie of The Year, assegnato al FB John Brockington, che totalizzò ben 1.105 yards su corsa.
I progressi dei giovani Packers cominciarono a vedersi nel 1972, con la conquista della NFC Central Division (record 10-4).
Il rookie CB Willie Buchanon si guadagnò il titolo di Defensive Rookie of the Year.
L’avventura ai playoffs dei Packers si concluse in occasione del Divisional, con una sconfitta esterna per mano dei Redskins, i quali si imposero per 14-3.
Il 1973 vide un passo indietro della giovane pattuglia di Green Bay, in evidente difficoltà.
I Packers alternarono ben 3 QBs, ognuno dei quali realizzò 6 TD e ben 17 intercetti.
La stagione si chiuse con un pessimo 5-7-2.
Le disavventure dei giovani QBs continuarono anche nel 1974, con Jerry Tagge che lanciò un solo TD pass a fronte di 10 intercetti subiti.
Con 3 sconfitte nelle ultime partite, i Packers chiusero sul 6-8; al termine della stagione, coach Devine si dimise, trasferendosi a Notre Dame.
Nel tentativo di riportare la squadra agli antichi fasti, la dirigenza di Green Bay nominò head coach il grande Bart Starr.
La partenza sotto la sua guida fu pessima, con 4 sconfitte in altrettante partite; la prima vittoria giunse in trasferta a Dallas, ma fu un fuoco di paglia.
I Packers persero poi i successivi quattro incontri, ma vincendo 3 delle ultime 5 partite chiusero sul 4-10.
Di male in peggio: nel 1976 i Packers chiusero all’ultimo posto nella NFC Central con un pessimo record di 5-9, mentre i problemi nel ruolo di QB continuarono senza sosta.
La stagione 1977 vide i Packers alle prese con numerosi infortuni, ed ancora tra le peggiori squadre della Lega, con un orripilante 4-10.
A rendere ancor peggiore il bilancio dell’annata, le prestazioni dei due QBs, Lynn Dickey e David Whitehurst, che misero insieme la bellezza di 21 intercetti a fronte di soli 6 TD passes.
La situazione sembrò mutare nel 1978, con i Packers che partirono alla grande, portandosi sul 6-1. Va però precisato che molte di quelle vittorie vennero ottenute contro squadre più deboli, e quando il calendario si fece più ostico, la squadra vinse una sola partita e ne pareggiò un’altra nelle successive 6.
Dopo una bella vittoria in trasferta contro i Buccaneers, i Packers avevano ancora una chance di vincere la NFC Central; ma persero entrambe le ultime 2 partite, e sul 8-7-1 terminarono appaiati al primo posto con i Vikings, ma per la classifica avulsa fallirono l’appuntamento con la post-season.
La stagione 1979, caratterizzata dagli infortuni, fu nuovamente deludente, e si concluse col pessimo record negativo di 5-11.
Anche la stagione 1980 fu contrassegnata da tanti, troppi infortuni: ben 27 giocatori finirono infatti sulla injured reserve list, e la squadra chiuse sul 5-10-1.
Pessima partenza nel 1981: i Packers, ancora in difficoltà, vinsero solo 2 delle prime 8 partite.
Ma i giovani cominciarono a giocare un football consistente, vincendo 6 dei successivi 7 incontri, ed ebbero la possibilità di lottare per i playoffs fino all’ultima giornata.
Tuttavia, le speranze di post-season svanirono con una sconfitta esterna rimediata per mano dei New York Jets; i Packers conclusero sul 8-8.
La buona partenza dei Packers (2-0) subì un improvvisa battuta d’arresto nel 1982, in seguito allo sciopero dei giocatori, durato ben 2 mesi, che portò la Lega a decurtare la stagione di ben 7 partite.
Alla ripresa della stagione, con un 5-3-1, i Packers avevano il terzo miglior record della NFC, e si qualificarono ai playoffs insieme ad altre 7 squadre della propria Conference.
Al primo turno, i Packers ricevettero la visita dei St. Louis Cardinals.
La partita non ebbe storia: Lynn Dickey lanciò ben 4 TD passes, conducendo i suoi alla vittoria per 41-16.
Il cammino nella post-season si interruppe una settimana più tardi, per mano dei Cowboys, che si imposero in casa per 37-26, nonostante la maiuscola prestazione di Dickey, capace di lanciare per qualcosa come 332 yards.
Altalenante è l’aggettivo adatto a descrivere la stagione 1983 di Green Bay: i Packers alternarono vittorie e sconfitte per la maggior parte del campionato, chiudendo con un 8-8 e fallendo nuovamente l’aggancio ai playoffs.
Al termine di quella deludente stagione, Bart Starr venne sollevato dall’incarico.
L’ “operazione nostalgia” della dirigenza giallo-verde continuò nel 1984: a guidare la squadra venne chiamato un altro grande giocatore dell’era Lombardi, l’Hall – of – Famer Forrest Gregg.
La sua prima stagione in veste di allenatore si aprì con una vittoria contro i St. Louis Cardinals.
Furono nuovamente gli infortuni a condizionare il cammino dei Packers, che persero i successivi 7 incontri.
Con 7 vittorie nelle ultime 8 partite stagionali, Green Bay chiuse sul 8-8.
Brutta partenza nel 1985, con ben 6 sconfitte nelle prime 9 partite.
Ancora una volta, grazie ad un buon finale di stagione, i Packers chiusero sul 8-8 per la terza volta consecutiva.
Ma coach Gregg sentì che era ormai tempo di ricostruzione.
Nel 1986, con una squadra molto giovane, i Packers chiusero la stagione con un pessimo 4-12; va sottolineato che 2 di quelle 4 vittorie furono ottenute a spese dei Buccaneers, che avevano vinto sole 2 partite.
I Packers vennero letteralmente stracciati in più della metà delle partite di quell’anno; a peggiorare le cose, un colpo sporco di Charles Martin, che mise la parola fine alla stagione del QB dei Bears, Jim McMahon.
Martin stese brutalmente McMahon, dopo che questi aveva alzato le braccia al cielo per festeggiare un TD; in seguito a quel gesto sconsiderato, il giocatore dei Packers si beccò 2 partite di sospensione.
I giocatori della NFL incrociarono nuovamente le braccia nel 1987, dopo sole 2 partite.
Questa volta, le franchigie ricorsero a delle riserve.
Al ritorno dei titolari, i Packers stavano sul 2-2-1.
Tuttavia, i medesimi titolari furono davvero deludenti, e la squadra chiuse sul 5-9-1.
Al termine della stagione, Forrest Gregg annunciò il suo abbandono, dopo aver accettato di ricoprire il posto vacante di allenatore alla Southern Methodist University, presso la quale aveva studiato da giovane.
Anche nel 1988, sotto la guida del nuovo allenatore Lindy Infante, i Packers continuarono a stentare.
La partenza fu pessima, con 5 sconfitte in altrettante gare, ed a 2 vittorie seguirono altre 7 disfatte consecutive; con 2 successi finali, l’annata si chiuse con un deludente 4-12.
Il football giocato dai Packers nel 1989 fu decisamente solido, ma nulla di trascendentale: a dimostrarlo, il parziale di 5-5.
Piacevole sorpresa fu il giovane QB Don Majikowski, che lanciò 27 TD passes, mettendone a segno anche 5 mete su corsa.
Il terminale offensivo preferito da Majikowski era un giovane WR, Sterling Sharpe, che totalizzò 1.423 yards, mettendo a segno 12 TDs.
I sensibili miglioramenti dei Packers si mostrarono apertamente nella Week 11: Majikowski orchestrò infatti una straordinaria rimonta contro i 49ers a San Francisco.
Green Bay terminò la stagione con un buon 10-6, miglior record in 17 anni, che però non fu sufficiente per agganciare la postseason.

Don Majikowski in scramble
I Packers partirono col piede sbagliato nel 1990, con un pessimo 3-5 al giro di boa.
Con 3 successi consecutivi si portarono sul 6-5, ma 5 sconfitte di fila condussero ad un deludentissimo record finale di 6-10.
Le scarse prestazioni di Majikowski all’inizio di stagione gli costarono il posto da titolare, per il quale venne scelto Mike Tomczak.
La mossa, tuttavia, non si rivelò particolarmente azzeccata, come dimostrò il bilancio finale di 4-12. Ma alcuni grandi cambiamenti erano ormai dietro l’angolo: verso la fine della stagione, Ron Wolfe venne ingaggiato come vice presidente esecutivo e GM, con la responsabilità delle operazioni.
Una delle sue prime mosse fu quella di rinnovare completamente il coaching staff, a cominciare da Lindy Infante.
Il 1992 vide l’arrivo a Green Bay, in qualità di head coach, di Mike Holmgren, in precedenza offensive coordinator dei San Francisco 49ers.
La sua eccellente reputazione, ed i risultati che aveva conquistato in California, facevano ben sperare la dirigenza ed i tifosi dei Packers.
La squadra cominciò anche a ricostruire il reparto offensivo, puntando su un giovane e misconosciuto QB proveniente dagli Atlanta Falcons: Brett Favre.
Majikowski faticò oltre ogni previsione, e sul 3-6 si decise di dare al nuovo arrivato una possibilità. Dopo qualche iniziale difficoltà, Favre impressionò davvero tutti, portando i Packers sulla soglia dei playoffs grazie a ben 6 successi consecutivi.
Tuttavia, una sconfitta all’ultima giornata estromise i Packers dalla lotta per la postseason, con un bilancio finale di 9-7.

Mike Holmgren portato in trionfo dai suoi ragazzi
Dopo l’attacco, nel 1993 in quel di Green Bay si pensò a migliorare la difesa: i Packers sorpresero tutti ingaggiando la stella del mercato dei free agents, il DE Reggie White, in precedenza ai Philadelphia Eagles.
Nonostante gli sforzi economici, i Packers partirono male, con un parziale di 1-4, ed un Brett Favre eccessivamente incline agli intercetti.
Ma il ragazzo non si scompose, e disputò un’altra stratosferica stagione, passando per ben 3.303 yards.
I Packers vinsero 8 delle 10 successive partite, giocandosi un posto ai playoffs.
In corsa per il titolo della NFC Central, vennero però sconfitti dai Lions per 30-20 in trasferta.
Nella sfida di Wild Card, i Packers tornarono nuovamente a Detroit.
La gara fu veramente combattutissima, ed i Lions si trovavano in vantaggio per 24-21 nell’ultimo periodo.
Ma Brett Favre sospinse i suoi in avanti, e con un tracciante da 40 yds per Sterling Sharpe a 55 secondi dalla fine, diede la vittoria ai Packers per 28-24.
L’avventura ai playoffs terminò una settimana più tardi a Dallas.
Benché passati in vantaggio per 3-0 nel primo quarto, i Packers non riuscirono a contenere l’incredibile attacco dei Cowboys, che si imposero per 27-17.
Il 1994 vide la conferma di Brett Favre come uno dei migliori Quarterbacks della Lega, con 3.882 yards su passaggio e ben 33 TD passes.
I Packers furono falcidiati dagli infortuni, e giunti sul 6-7 dovevano necessariamente vincere le ultime 3 gare per accedere ai playoffs.
Nonostante l’infortunio al collo di Sterling Sharpe, la formazione di Green Bay resistette e continuò la corsa alla postseason seppellendo i Chicago Bears al Lambeau Field con un perentorio 40-3.
Una settimana dopo, mettendo fine ad una tradizione durata ben 61 anni, i Packers disputarono l’ultimo incontro interno a Milwaukee, dovendo necessariamente vincere contro gli Atlanta Falcons, cosa che fecero, imponendosi per 21-17.
I Packers vinsero anche l’ultima partita stagionale in trasferta contro i Buccaneers, chiudendo con un 9-7 che valse loro la qualificazione ai playoffs.
Nell’incontro di Wild Card, i Detroit Lions giunsero al Lambeau Field. I padroni di casa avrebbero dovuto giocare quella partita senza Sterling Sharpe, cui era stato diagnosticato un infortunio al collo che ne aveva stroncato la carriera.
Grazie al RB Dorsey Levens, i Packers controllarono la palla per 37 minuti, imponendosi infine per 16-12 e contenendo meravigliosamente il grande Barry Sanders, che realizzò – 1 yard su corsa!!! Tuttavia, furono ancora una volta i Cowboys a mettere i bastoni tra le ruote ai Packers, sconfiggendoli a Dallas per 35-9.

Sterling Sharpe, bravo e sfortunato WR
Nel 1995, col ritiro forzato di Sharpe, in molti credevano che Favre avrebbe faticato.
Ma Brett dimostrò di essere realmente il miglior regista della Lega, passando per la bellezza di 4.413 yards e lanciando 38 TD passes, numeri che gli valsero la conquista del titolo di NFL MVP.
Vi è di più: sospinti dal loro QB, i Packers tornarono a vincere la loro Division per la prima volta in 23 anni, chiudendo sul 11-5.
Nonostante il record positivo, i Packers non riuscirono ad ottenere il bye, dovendo affrontare al primo turno gli Atlanta Falcons.
Dopo essere passati subito in svantaggio per 7-0, i Packers diedero fuoco alle polveri, mettendo a segno ben 27 punti, chiudendo il primo tempo sul 27-10.
La sfida si concluse sul 37-20 in favore di Green Bay.
Ma, per continuare il proprio cammino, i Packers avrebbero dovuto detronizzare i Campioni uscenti, i San Francisco 49ers.
In trasferta in California, la squadra del Wisconsin mandò un chiaro messaggio alla NFL, dapprima portandosi in vantaggio per 21-0, e chiudendo poi col punteggio finale di 27-17, avanzando al Championship NFC per la prima volta in 27 anni.
La partita si svolse a Dallas, teatro delle precedenti 2 sconfitte dei Packers ai playoffs.
Le due squadre si diedero battaglia per 3 quarti, con i Packers in vantaggio 28-24 all’inizio dell’ultimo periodo.
Ma la formazione di Green Bay esaurì le energie, ed i Cowboys misero a segno 14 punti, staccando il biglietto per il Super Bowl XXX.
Al termine di quella stagione, in Maggio, Brett Favre annunciò il suo ricovero presso la Menninger Clinic di Topeka, in Kansas, per una terapia di disintossicazione.
Nel 1996, un solo obiettivo era nella mente dei dirigenti, degli allenatori, dei giocatori e dei tifosi di Green Bay: il Super Bowl.
Dopo 10 partite stagionali, i Packers avevano collezionato 8 vittorie e 2 sconfitte; giunsero così alla sfida contro i Cowboys nel Monday Night, giocatosi a Dallas.
I padroni di casa si imposero nuovamente, grazie a ben 7 FGs che consentirono loro di battere i Packers 21-6.
Quella sconfitta avrebbe potuto definitivamente schiantare i Packers, ma li rese invece ancor più determinati, tanto da conquistare le ultime 5 partite stagionali e chiudere sul 13-3, che valse loro non solo il titolo della NFC Central, ma anche il vantaggio campo nei playoffs.
Brett Favre fu MVP per il secondo anno consecutivo.
Nel Divisional, i Packers si sbarazzarono facilmente dei San Francisco 49ers, piegati per 35-14.
Le speranze di rivedere l’ennesima sfida coi Cowboys svanirono con la sconfitta rimediata dai texani per mano dei Carolina Panthers, al loro secondo anno di vita nella NFL.
Le Pantere diedero qualche grattacapo ai Packers, intercettando Favre per due volte all’inizio di partita e portandosi sul 10-7.
Ma i Packers risposero prontamente, con un drive vincente da ben 71 yards, che diede loro il vantaggio sul 14-10; grazie ad un FG realizzato appena prima dell’intervallo, Green Bay portò il divario a 7 punti.
Dopo un FG a testa, all’inizio del terzo periodo Favre imbeccò Antonio Freeman con una bomba da 66 yards, che portò i Packers sul 27-13.
La formazione giallo-verde chiuse sul 30-13, avanzando al Super Bowl XXXI.
Quell’edizione della finalissima si tenne a New Orleans.
I Packers venivano accreditati di 14 punti di vantaggio nei confronti dei loro avversari, i New England Patriots.
La formazione del Wisconsin si portò subito in vantaggio per 10-0, ma i Pats non si persero d’animo, e passarono addirittura a condurre 14-10 nel secondo quarto.
Ma i Packers si riportarono nuovamente in avanti, con uno splendido TD pass da ben 81 yards di Favre per Antonio Freeman.
Le due squadre andarono negli spogliatoi sul 27-14 in favore di Green Bay.
Allo scadere del terzo periodo, i Patriots accorciarono le distanze, portandosi sul 27-21.
Tuttavia, sul kickoff successivo, i Packers sferrarono un colpo micidiale agli avversari, con un ritorno in meta da ben 99 yards messo a segno dal MVP della partita, Desmond Howard; Green Bay mise a segno anche la conversione da 2 punti, portandosi a 2 segnature di distanza, con ancora 15 minuti da giocare.
Nell’ultimo quarto, i Packers schiantarono definitivamente gli avversari, con Reggie White che mise a segno ben 3 sacks ai danni del QB di New England, Drew Bledsoe.
La partita si chiuse sul 35-21, e per la prima volta in 29 anni il Vince Lombardi Trophy fece ritorno a Green Bay: quello fu anche il dodicesimo titolo conquistato dalla franchigia del Wisconsin.
Un piccolo flashback: dopo sei settimane di terapia in quella clinica del Kansas, Favre aveva dichiarato: “Quest’anno, o il Super Bowl, o il fallimento“.
La promessa era stata mantenuta.

Brett Favre, da oltre un decennio leader indiscusso dei Packers
Nel 1997, i Packers non ebbero alcun problema a conquistare il loro terzo titolo divisionale consecutivo, con un eccellente 13-3; Brett Favre non fu da meno, meritandosi per la terza volta di fila la nomina ad MVP, passando per 3.867 yards.
Il Divisional Playoff fu una vera e propria sfida tra le Baie, dato che i Packers ospitarono i Buccaneers.
Imponendosi per 27-7, i Packers giunsero al loro terzo Championship NFC consecutivo.
Per poter accedere nuovamente al Super Bowl, i Packers avrebbero dovuto vincere in trasferta a San Francisco.
Sin dall’inizio, era ormai chiaro che quello doveva essere il giorno dei Packers: all’intervallo, erano in vantaggio per 13-3. Dopo un terzo periodo privo di segnature, i Packers allungarono sul 16-3, grazie ad un FG di Ryan Longwell.
Fu Dorsey Levens a mettere la parola fine all’incontro, con un TD su corsa.
I 49ers segnarono sul kickoff seguente, riportando il pallone in meta, ma i Packers ricoprirono l’on-side kick e fecero scadere il tempo; imponendosi per 23-10, staccarono il biglietto per il loro quarto Super Bowl.
La 32a edizione del Grande Ballo si svolse a San Diego, e vide i Packers opposti ai Denver Broncos.
Questi ultimi erano determinati a cancellare le delusioni del passato, con ben 4 Super Bowls persi. La gara fu combattutissima: all’intervallo, i Packers erano in svantaggio per 17-14 ma, approfittando di un fumble dei Broncos, pareggiarono velocemente.
Tuttavia, i Broncos andarono nuovamente a segno allo scadere del terzo periodo, portandosi sul 24-17.
I Packers non si demoralizzarono, riuscendo a pareggiare all’inizio dell’ultima frazione.
La partita rimase bloccata su quel punteggio fino al 2-minute warning, quando Denver passò in vantaggio con un TD dalla linea delle 1 yard di Green Bay.
I Packers tornarono in attacco, portandosi nella metà campo avversario; ma la difesa dei Broncos serrò le fila, placcando ferocemente Robert Brooks, che tentò di ricevere un passaggio in situazione di terzo down.
A soli 24 secondi dalla fine, i Packers giocarono il tutto per tutto: Favre vide libero Mark Chmura, ma il suo passaggio per il compagno venne deviato, ed i Broncos, al quinto tentativo, diventarono Campioni del Mondo.
La stagione 1998 si aprì per i Packers con 4 vittorie consecutive.
La loro striscia casalinga si allungò sino a 25 vittorie di fila, ma si interruppe bruscamente in un piovoso Monday Night contro i Minnesota Vikings.
L’impresa di conquistare il quarto titolo divisionale consecutivo non riuscì ai Packers, falcidiati dagli infortuni, che colpirono in modo particolare due giocatori chiave, il C Frank Winters ed il RB Dorsey Levens.
Ma la formazione di Green Bay riuscì comunque ad agganciare la postseason, grazie ad un ottimo 11-5.
Nella sfida di Wild Card, i Packers affrontarono i 49ers al Candlestick Park.
La partita fu molto equilibrata, fino all’ultima frazione, quando i Packers si portarono in vantaggio per 27-23.
Ma furono i 49ers a spuntarla, con un TD pass di Steve Young per Terrell Owens a soli 3 secondi dalla fine.
Quell’incontro segnò anche la fine dell’era di Holmgren a Green Bay; il coach, infatti, si trasferì a Seattle, per sedere sulla panchina dei Seahawks, dei quali divenne anche il GM.
Fu Ray Rhodes, nel 1999, a prendere le redini della squadra: i Packers partirono con un 3-1, vincendo tutti e 3 quegli incontri all’ultimo minuto.
Green Bay incappò però in 4 sconfitte nelle successive 5 partite, anche a causa di un infortunio al pollice rimediato da Brett Favre.
I Packers, con 3 sconfitte consecutive, furono estromessi dalla corsa ai playoffs; vincendo la loro ultima partita stagionale, chiusero sul 8-8.
Il GM Ron Wolfe, il quale disse che i Packers non avevano mostrato la forza e la determinazione che si aspettava, sollevò Rhodes dall’incarico la sera stessa dell’ultima di campionato, silurando anche tutti gli assistenti allenatori.
Nel 2000, fu Mike Sherman, prima assistente di Mike Holmgren a Seattle, a vedersi assegnato il ruolo di head coach dei Packers.
La sua gestione non cominciò nel migliore dei modi, con 2 scontitte consecutive.
Con un buon finale di stagione, i Packers chiusero sul 9-7, record che però non consentì loro di accedere ai playoffs.
Al termine della stagione, Ron Wolfe si ritirò dall’attività, e Sherman assunse altresì l’incarico di GM.
La stagione 2001 si chiuse sul 12-4, ma un simile record non fu sufficiente alla conquista della NFC Central, soprattutto a causa delle sconfitte contro gli Atlanta Falcons ed i Tennessee Titans.
Nell’incontro di Wild Card, i giallo-verdi ospitarono i San Francisco 49ers.
I californiani chiusero sul 7-6 all’intervallo, ma i Packers rimontarono nel secondo tempo, imponendosi alla fine per 25-15, rimanendo così imbattuti al Lambeau Field nella postseason. Tuttavia, una settimana più tardi, il cammino dei Packers si interruppe bruscamente a St. Louis; in una serata nera per Brett Favre, che si fece intercettare per ben 6 volte, i Rams schiantarono gli avversari per 45-17 di fronte al pubblico estasiato dell’Edward Jones Dome.
Eccellente avvio della stagione 2002 per i Packers, che vinsero 8 delle prime 9 partite, assicurandosi già a metà stagione il titolo della neonata NFC Northern Division.
Ancora una volta, Brett Favre fu il vero trascinatore della squadra, passando per 3.658 yards, giocando tutte le partite per l’undicesima stagione consecutiva.
Dopo aver perso in trasferta contro i Minnesota Vikings ed i Tampa Bay Buccaneers, ai Packers sarebbe bastata una vittoria contro i New York Jets per assicurarsi il vantaggio campo.
Contro ogni pronostico, furono i Jets a spuntarla per 42-17; i Packers, con un 12-4 finale, non solo persero il vantaggio campo, ma anche il bye al primo turno dei playoffs.
Il record casalingo dei Packers in regular season svanì nella neve, che ricoprì il terreno del Lambeau Field nella sfida contro gli Atlanta Falcons, i quali si imposero per 27-7, in quella che fu la prima sconfitta casalinga nei playoffs nella storia della franchigia del Wisconsin.
Nel 2003, il Lambeau Field venne completamente rinnovato, ma i Packers furono sconfitti all’esordio dai Minnesota Vikings per 30-25.
I giallo-verdi si ripresero alla grande, imponendosi a Detroit contro i Lions, ma una settimana più tardi vennero sconfitti in trasferta dagli Arizona Cardinals per 20-13; dopo 7 partite, il parziale dei Packers era un deludente 3-4.
Le cose sembrarono volgere al peggio, con una frattura al pollice per Brett Favre.
Ignorando il dolore, il QB continuò a giocare, e caricandosi la squadra sulle spalle, la condusse al successo per 30-27 in trasferta contro i Vikings.
Dopo aver perso un piovoso Monday Night per mano dei Philadelphia Eagles, Favre guidò i Packers ad un importante successo esterno contro Tampa Bay, mantenendo vive le speranze di post-season sul parziale di 5-5.
Due sconfitte consecutive costrinsero i Packers a vincere tutti i restanti incontri, pena l’esclusione dai playoffs.
Dopo 2 vittorie, un grave lutto familiare colpì Brett Favre, il cui padre morì d’infarto la notte prima di un decisivo Monday Night, che avrebbe avuto luogo ad Oakland contro i Raiders.
Ma il QB dimostrò una volta di più tutta la sua grandezza; dimenticando per un attimo il dolore e la sofferenza per la grave perdita subita, disputò una delle migliori partite della sua carriera, lanciando per ben 399 yards, guidando i Packers ad una schiacciante vittoria per 41-7.
Per poter accedere ai playoffs, Green Bay doveva necessariamente vincere, e sperare contemporaneamente nei risultati delle contendenti.
I Packers fecero il loro dovere, superando agevolmente i Denver Broncos per 31-3; in quel momento, però, i Vikings stavano vincendo contro i disastrati Cardinals per 17-6 nell’ultimo quarto.
Ma il destino arrise a Green Bay, dato che i Cardinals realizzarono un’eccezionale rimonta, imponendosi per 18-17, grazie ad un miracoloso TD all’ultimo gioco dell’incontro.
Quell’azione venne mostrata sul megaschermo del Lambeau Field, che esplose letteralmente; grazie a quel risultato, i Packers conquistarono il titolo divisionale, col record di 10-6.
Al primo turno dei playoffs, i Packers affrontarono in casa i Seattle Seahawks, allenati dal grande ex Mike Holmgren.
La partita fu combattutissima, ed i tempi regolamentari si chiusero sul 27-27.
Grazie ad uno splendido intercetto messo a segno da Al Harris, e riportato in meta per ben 52 yards, furono i Packers a spuntarla.
Nel Divisional, i Packers partirono a spron battuto, portandosi sul 14-0 contro i Philadelphia Eagles alla fine del primo quarto.
Ma l’attacco di Green Bay andò in stallo, consentendo agli Eagles di rimontare e pareggiare nell’ultimo quarto.
I Packers si riportarono in vantaggio 17-14, con un FG di Ryan Longwell a 4’38″ dal termine.
La difesa di Green Bay sembrava avere ormai ingabbiato le Aquile, costrette a giocare un 4° e 26.
Quell’impresa, che pareva impossibile, riuscì agli Eagles, i quali pareggiarono e portarono l’incontro ai supplementari.
Un passaggio sparacchiato da Favre servì agli Eagles su un piatto d’argento la possibilità di vincere l’incontro, cosa che fecero grazie ad un FG.
I Packers si risvegliarono bruscamente dal sogno del Super Bowl, sconfitti per 20-17.
Quella appena trascorsa è stata una stagione a due volti per i Packers: dopo la vittoria all’esordio contro Carolina, i Packers hanno inanellato ben 4 sconfitte consecutive.
La fine della striscia perdente si è avuta con il successo esterno contro i Detroit Lions per 38-10.
La rimonta è proseguita in casa contro i Cowboys, schiantati per 41-20; in quella partita, il RB Ahman Green ha realizzato un TD su corsa da ben 90 yds.
La cavalcata vincente degli uomini di Sherman si è conclusa con la meritata conquista del titolo divisionale, grazie ad un record di 10-6, ed un Favre su altissimi livelli.
Ma l’avventura di Green Bay si è conclusa inaspettatamente nella sfida di Wild Card contro i Minnesota Vikings: Favre è incappato in una delle peggiori serate della carriera, facendosi intercettare per ben 4 volte, e gli ospiti si sono imposti per 31-17.
Nonostante la mesta uscita di scena, ci si può solo inchinare davanti a Favre, e non solo per quanto ha fatto vedere sul campo: la malasorte sembra infatti essersi accanita contro la sua famiglia; dapprima, suo cognato ha perso la vita in un incidente, poi alla moglie è stato diagnosticato un cancro alla mammella.
Brett ha stretto i denti, ed ha comunque raddrizzato una stagione che ormai pareva compromessa.
La off-season ha visto molte partenze da Green Bay: tra gli altri, le G Marco Rivera e Mike Wahle, nonchè le S Bhawoh Jue e Darren Sharper.
Tra i nuovi arrivi, la G Matt O’Dwyer, il DB Todd Franz ed il T Adrian Klemm.
Ma la notizia più importante, dopo le moltissime voci di un suo possibile ritiro, è stata la conferma della vera grande stella, dell’anima dei Packers: Brett Favre.

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Lavoro immenso, bellissimo articolo, grande Diego
Grande Warner grandissimo articolo!!
Go Packers Go!!!
bene. bravo. bel lavoro. se vogliamo aggiornarlo al 4°anello……grazie.!!
go pack!!!
[...] sconfitte più inattese ed amare della storia della franchigia in due finali NFL, entrambe contro i Green Bay Packers di coach Vince Lombardi: nel 1966 a Dallas (34-27) e nel tanto celebrato e famigerato Ice Bowl a [...]