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Endzone Magazine

La Webzine dedicata al Football Americano

Articolo di warner75 9 aprile 2008
BUCCANEERS00

Per anni, sono stati la Cenerentola della NFL, fino alla straordinaria stagione 2002, culminata con la conquista del titolo di Campioni del Mondo: vi raccontiamo l’avventura dei Buccaneers.

Nel 1976, allenati dal leggendario coach di USC John McKay, i Buccaneers disputarono la loro prima stagione nella AFC, sapendo, però, che l’anno successivo si sarebbero definitivamente trasferiti nella NFC Central.
La prima scelta dei Bucs cadde sul LB Lee Roy Selmon, e la formazione della Florida pose in essere una trade per accaparrarsi un QB d’esperienza come Steve Spurrier.
Il 12 Settembre, i Buccaneers giocarono la loro prima gara di regular season a Houston contro gli Oilers, perdendo per 20-0.
Una settimana più tardi, disputarono il primo incontro tra le mura amiche del Tampa Stadium, opposti ai San Diego Chargers; ma anche stavolta rimasero a secco, piegati dai Bolts per 23-0.
Sette giorni dopo, i Bucs riuscirono finalmente a mettere punti sul tabellone, grazie a tre FGs di Dave Green; ma la partita si concluse ancora una volta con una sconfitta, stavolta per mano dei Buffalo Bills, che si imposero per 14-9.
I Bucs persero anche le successive due gare, trovandosi poi di fronte l’altro expansion team NFL, i Seattle Seahawks, al Tampa Stadium. Entrambe le squadre erano alla disperata ricerca della prima vittoria: alla fine, furono gli ospiti a spuntarla per 13-10 con un FG all’ultimo minuto.
Una settimana dopo, il copione fu sostanzialmente analogo: questa volta furono i Miami Dolphins a vincere per 23-20, benché i Bucs avessero tenuto loro testa per tutta la partita.
Quella fu l’ultima gara a chiudersi con uno scarto minimo: già con un pesante parziale di 0-7, i Buccaneers seguitarono a perdere, venendo lasciati a secco per quattro volte fino al termine di una stagione chiusasi con l’imbarazzante record negativo di 0-14.
A rendere ancor più amaro il bilancio finale fu il computo dei punti: 412 subiti e soli 125 segnati. I Buccaneers avevano chiuso la loro prima stagione, ed erano ancora in attesa della prima vittoria. 
Quella squadra sarà ricordata per sempre come la peggiore nella storia della NFL.

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Lee Roy Selmon

Passati alla NFC Central, nel 1977 i Buccaneers non fecero molto meglio, venendo lasciati a secco per sei volte, nell’ambito di una striscia perdente di dodici incontri consecutivi.
Nel complesso, i Bucs avevano perso qualcosa come 26 partite di fila, nelle quali solo tre volte erano stati sconfitti per meno di un TD. 
Tuttavia, l’11 Dicembre i Bucs spezzarono il digiuno in quel di New Orleans, sconfiggendo i Saints per 33-14 grazie a tre intercetti ritornati in meta. Quando la squadra fece ritorno a casa, ben 8.000 tifosi si riunirono per salutare i loro beniamini.
Una settimana dopo, la formazione della Florida conquistò il primo successo casalingo, piegando i St. Louis Cardinals per 17-7, terminando così la sua seconda stagione col record di 2-12.

Nel 1978, dopo aver perso le prime due gare, i Bucs ne vinsero altrettante di fila, portandosi a quota .500 per la prima volta nella loro storia.
Alternarono poi vittorie e sconfitte nelle successive quattro giornate, e grazie ad un football solido si trovavano sul 4-4; tuttavia, vennero falcidiati da numerosi infortuni, perdendo sette delle ultime otto gare e chiudendo con un deludente 5-11.

La quarta stagione dei Bucs nella NFL iniziò col piede giusto, grazie al successo casalingo per 31-16 contro i Detroit Lions.
Giunsero poi altre cinque vittorie consecutive, ma la squadra cominciò a stentare, e le speranze di playoff vennero messe a repentaglio, allorquando la squadra giunse all’ultima di campionato sul parziale di 8-7.
Giocando sotto un’autentica tempesta a Tampa, i Bucs superarono i Kansas City Chiefs per 3-0, conquistando il titolo della NFC Central col record di 9-7. 
Tra le stelle di quella stagione sorprendente, vi furono il RB Ricky Bell, che corse per 1.263 yards, ed il LB Lee Roy Selmon, nominato Defensive Player of the Year.
Nella prima partita di playoff nella storia dei Buccaneers, fu ancora Bell a brillare, mettendo a segno due TDs e correndo per 142 yards, portando i suoi alla vittoria per 24-17 contro i Philadelphia Eagles.
Solo due anni dopo aver terminato una striscia perdente di ben 26 incontri, i Bucs si preparavano ad affrontare i Los Angeles Rams al Tampa Stadium, con in palio un biglietto per il Super Bowl. Ma furono gli Arieti ad imporsi nel Championship NFC col punteggio di 9-0, sotto una pioggia battente.

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Ricky Bell placcato nella sfida contro i Chiefs

Anche la stagione 1980 si aprì positivamente per i Bucs, che vinsero le prime due gare in calendario. Ma i troppi infortuni condizionarono il prosieguo della stagione, che terminò con un pessimo 5-10-1.
Tuttavia, il QB Doug Williams disputò un campionato di alto livello, passando per 3.396 yards.

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Doug Williams al lancio

Pur giocando un football assai mediocre per tutta la stagione, nel 1981 i Buccaneers si ritrovarono coinvolti nella lotta per la vetta di una NFC Central assai debole.
Una striscia vincente di tre incontri nel finale di stagione, in uno dei quali Doug Williams totalizzò 336 yards, proiettò i Bucs in testa alla classifica. 
Ma, dopo una sconfitta per un solo punto in casa contro i San Diego Chargers, i Bucs dovevano assolutamente battere i Lions a Detroit per aggiudicarsi il titolo divisionale. E così fu: i Bucs si imposero per 20-17 nel finale, grazie ad una bomba di Doug Williams da 84 yards per il WR Kevin House.
La stagione dei Bucs terminò anzitempo, con una cocente sconfitta esterna per 38-0 da parte dei Dallas Cowboys.

Nel 1982, dopo due sconfitte di fila all’esordio, la stagione venne interrotta da uno sciopero dei giocatori, durato ben due mesi. Alla ripresa dell’attività, i Bucs persero ancora, battuti per 14-9 in trasferta a Dallas.
Sul parziale di 0-4, una settimana più tardi giunse finalmente la prima vittoria: i Bucs piegarono per 23-17 i Miami Dolphins nel Monday Night, tra le mura amiche del Tampa Stadium.
Quel successo fu la scintilla della quale i Bucs avevano disperatamente bisogno: la squadra della Florida vinse infatti cinque delle ultime sei gare, tre delle quali consecutive, qualificandosi per i playoff col record di 5-4.
Ma ancora una volta, si trovarono di fronte alla loro bestia nera, i Cowboys, che li superarono con un impietoso 30-17 a Dallas.
Al termine della stagione, i Bucs persero il QB Doug Williams, che passò alla USFL.

Privi del loro regista, nel 1983 i Bucs stentarono da subito, perdendo le prime nove gare di campionato, ed i loro tifosi ebbero i brividi, ripensando alla disastrosa stagione del 1976.
La prima vittoria giunse finalmente in trasferta contro i Minnesota Vikings, piegati per 17-12; in quell’occasione, il RB James Wilder stabilì il record di franchigia, correndo per 219 yards.
I Bucs si aggiudicarono solo un’altra vittoria fino alla fine della stagione, che si chiuse con un terrificante 2-14.

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James Wilder in azione

Pessimo esordio quello della stagione 1984 per i Buccaneers, con sette sconfitte nelle prime dieci giornate; inoltre, coach McKay annunciò che si sarebbe ritirato al termine del campionato. 
La stagione si chiuse con due successi consecutivi, ed il record finale fu di 6-10.
Da segnalare le prestazioni del RB James Wilder, che totalizzò 2.229 yards tra corse e ricezioni. Nella offseason, i Bucs misero sotto contratto il QB Steve Young, transfuga della USFL.

Nel 1985, giudati dal nuovo HC Leeman Bennett, i Buccaneers esordirono nel peggiore dei modi, inanellando ben nove sconfitte consecutive, fino al 16-0 rifilato in casa ai St. Louis Cardinals.
Di lì alla fine del campionato sarebbe arrivata solo un’altra vittoria, ed il bilancio conclusivo fu un disastroso 2-14 per la seconda volta in tre stagioni. Al contempo, Steve Young visse un’annata difficile, subendo la bellezza di 21 sacks.

Prima dell’inizio della stagione 1986, i Bucs vissero un momento di terrificante imbarazzo in occasione del draft: la prima scelta assoluta, Bo Jackson, già vincitore dell’Heisman Trophy, rifiutò di firmare per la formazione della Florida, preferendo giocare a baseball con i Kansas City Royals.
Sul campo, l’imbarazzo fu addirittura maggiore: non solo i Buccaneers chiusero ancora sul 2-14, ma Steve Young venne sackato per ben 47 volte e lanciò soli otto TD passes.
Al termine del campionato, coach Bennett venne silurato, ed al suo posto venne assunto Ray Perkins.

Nel 1987, i Buccaneers spesero la prima scelta per un altro vincitore dell’Heisman Trophy, che stavolta riuscirono a mettere sotto contratto: si trattava del QB Vinny Testaverde, il cui arrivo spinse i Bucs a cedere Steve Young ai San Francisco 49ers.
Ma Testaverde dovette attendere prima di ottenere il posto da titolare, dato che Steve DeBerg lanciò ben cinque TD passes nell’incontro inaugurale contro gli Atlanta Falcons al Tampa Stadium.
I Bucanieri iniziarono positivamente, con quattro vittorie nelle prime sette gare. Poi, però, persero le ultime otto partite in calendario, terminando con un disastroso 4-11, concludendo, così, con dieci o più sconfitte per la quinta stagione di fila.
Testaverde ebbe poco spazio, e lanciò per 1.081 yards.

L’anno successivo, il giovane Testaverde fu stabilmente in cabina di regia, ma faticò oltremodo, lanciando qualcosa come 35 intercetti a fronte di soli 13 TD passes. I Bucs terminarono con un pessimo 5-11.
A dimostrazione di quanto fossero scarsi quei Buccaneers, va sottolineato che furono capaci di perdere contro i Colts ad Indianapolis, in una partita nella quale Vinny mise a segno il record di franchigia su passaggio in una singola gara, lanciando per ben 469 yards.

Nel 1989, nonostante i miglioramenti di Testaverde, i Bucs chiusero ancora sul 5-11, terminando per la settima stagione consecutiva con dieci o più sconfitte.
L’unico motivo di soddisfazione furono le grandi performances del WR Mark Carrier, che stabilì un record di franchigia, ricevendo per 1.422 yards.

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Mark Carrier alla ricezione

Ottima partenza per i Buccaneers nel 1990, con quattro vittorie nelle prime sei gare. Poi, come al solito, precipitarono in una spirale negativa, venendo sconfitti per sei volte di fila.
La squadra mise fine alla striscia perdente con il successo esterno per 23-17 sui Falcons. Ma ciò non bastò a salvare il posto di Ray Perkins, che venne licenziato e sostituito da Richard Williamson. Con lui alla guida, i Bucs persero due partite su tre, chiudendo sul 6-10.

Nella prima stagione completa di Richard Williamson sulla panchina dei Buccaneers, questi ultimi iniziarono col piede sbagliato, perdendo le prime cinque gare, degno viatico di una stagione pessima, chiusa poi sul 3-13 ed all’ultimo posto in classifica.
Una delle maggiori delusioni dell’annata fu certamente Vinny Testaverde, che passò per 1.994 yards, lanciando solo otto TD passes e ben 15 intercetti.
Al termine del campionato, Williamson venne silurato e rimpiazzato da Sam Wyche.

Sotto la guida del nuovo coach, nel 1992 i Bucs vinsero tre delle prime quattro partite di campionato. Tuttavia, i Bucs entrarono poi nel consueto tunnel, perdendo cinque partite consecutive, e dieci su undici, terminando sul 5-11, per la decima stagione di fila con dieci o più sconfitte.
Finito il campionato, Vinny Testaverde venne rilasciato, dopo sei deludenti stagioni.; a rendere ancor più amara l’annata dei Bucs fu l’ex Steve Young, che venne nominato NFL MVP per le grandi prestazioni con la maglia dei San Francisco 49ers.

Nel 1993, nonostante le 3.054 yards lanciate dal QB Craig Erickson, i Buccaneers persero cinque delle prime sei gare in calendario, chiudendo infine con un pessimo 5-11.

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Craic Erickson

Il 1994 fu segnato da un grave lutto per i Buccaneers, che persero il loro patriarca e fondatore Hugh Culverhouse, il quale scomparve all’età di 75 anni. 
Cercando per l’ennesima volta di ripartire da zero, i Bucs draftarono, al primo giro, il QB Trent Dilfer. Nel poco tempo che ebbe a disposizione, il rookie stentò parecchio, lanciando un solo TD pass contro sei intercetti, ed i Bucs vennero sconfitti in nove delle prime undici gare.
I Buccaneers chiusero in crescendo, con quattro vittorie consecutive, impreziosite da una grande prestrazione del RB Eric Rhett, che corse per 192 yards in una di quelle partite.
Con la possibilità di mettere fine a dodici anni di frustrazioni, i Bucs persero anche l’ultima gara in calendario, venendo battuti al Tampa Stadium dai Green Bay Packers per 34-19, chiudendo così sul 6-10.

Prima dell’inizio delle stagione 1995, la franchigia venne ceduta al ristoratore Malcolm Glazer.
I Bucs iniziarono molto bene, con cinque vittorie nelle prime sette gare in calendario, e si ritrovarono sorprendentemente in vetta alla classifica a metà Ottobre.
Ma persero poi sette degli ultimi nove incontri, mettendo la parola fine ad una striscia di dodici stagioni consecutive con dieci o più sconfitte. Al termine del campionato, Sam Wyche fu licenziato e rimpiazzato da Tony Dungy.
Tra i motivi di maggiore insoddisfazione, le prestazioni di Trent Dilfer, che lanciò solo quattro TD passes e ben 18 intercetti.

Nella prima stagione di Tony Dungy sulla panchina di Tampa Bay, i Buccaneers si trovarono da subito in cattive acque, perdendo le prime cinque gare, e otto su nove complessivamente. Ma con un bel colpo di reni, la squadra vinse cinque delle ultime sette partite.
Col record di 6-10, i Buccaneers chiusero in passivo per la 14ma stagione consecutiva; ma i molti giovani talenti in squadra facevano ben sperare per il futuro.

Prima dell’inizio dell’ultima loro stagione al Tampa Stadium (rinominato Houlihan’s Stadium un anno prima), nel 1997 i Buccaneers sfoggiarono un nuovo look, mettendo in soffitta le vecchie maglie rosso-arancio con il pirata e puntando su divise più aggressive, recanti una bandiera rossa da pirati ed un casco color ottone.
I Bucs sfruttarono al meglio questo nuovo aspetto più aggressivo, vincendo le prime cinque partite stagionali. Ma la loro nave finì poi con l’incagliarsi: giunsero infatti tre sconfitte di fila.
Anziché andare a fondo come in passato, questa volta i Bucanieri corressero la rotta e strapparono una Wild Card, chiudendo sul 10-6. 
A rendere ancor migliore la positiva stagione della squadra vi furono Trent Dilfer (che lanciò ben 21 TD passes), il possente FB Mike Alstott (che scardinò le difese avversarie segnando sette TDs e conquistando innumerevoli primi down), oltre a Warrick Dunn, nominato Offensive Rookie of the Year.
Nella prima gara di playoff dei Buccaneers in quindici anni, i Pirati piegarono i Detroit Lions per 20-10, trascinati dalle corse di Alstott nell’ultima partita all’Houlihan’s Stadium. Tuttavia, la stagione si concluse una settimana più tardi, con la sconfitta per 27-7 nella “Frozen Tundra” di Green Bay.

Per rassicurare tutti circa il fatto che il loro nuovo stadio fosse davvero pronto, nel 1998 i Buccaneers iniziarono la stagione con due trasferte. Sfortunatamente, entrambe le gare li videro opposti a squadre che avrebbero poi disputato i playoff, ed i Bucs ne uscirono sconfitti.
I Buccaneers poterono finalmente aprire il Raymond James Stadium il 20 Settembre, sconfiggendo in rimonta, col punteggio di 27-15, i Chicago Bears.
Ma un calendario inizialmente molto difficile ed alcuni problemi in attacco contribuirono ad una prima parte di stagione decisamente travagliata. I Bucs si riportarono sul .500 infliggendo ai Minnesota Vikings l’unica sconfitta della stagione, vincendo in casa per 27-24.
Ma la squadra non seppe capitalizzare al meglio l’inerzia, perdendo le successive tre partite. Con la speranza di una postseason ancora possibile, i Bucs conquistarono tre successi di fila, ma la sconfitta per 20-16 contro i Redskins a Washington segnò il loro destino, dato che avrebbero dovuto vincere; invece, chiusero con un deludente 8-8.
Al termine della stagione, i Bucs spesero una seconda scelta sul PK Martin Gramatica: decisione dettata dai ben sette FGs decisivi sbagliati da Michael Husted.

Brutto esordio della stagione 1999 per i Bucs, con la sconfitta interna per 17-13 contro i New York Giants.
Una settimana più tardi, i Bucs recuperarono grazie alla difesa, che seppellì gli Eagles sotto il peso di ben nove sacks e contribuì alla vittoria per 19-5 a Philadelphia.
Il reparto arretrato dovette sobbarcarsi la maggior parte del lavoro per tutta la stagione, dato che l’attacco risultò spesso evanescente; prova ne fu il parziale di 3-4, nel quale la difesa concesse 20 punti in due sole occasioni.
L’attacco, invece, riuscì a mettere a segno 20 punti solo due volte, portando all’inserimento di Shaun King in cabina di regia. Il suo modo di giocare non poteva certo dirsi spettacolare, ma sembrò dare una qualche spinta al reparto offensivo; i Bucs vinsero sei partite di fila, portandosi al comando della propria Division.
Dopo il pesantissimo “cappotto” rimediato ad Oakland per mano dei Raiders (45-0!!!), i Bucs si agigudicarono gli ultimi due incontri in calendario, conquistando il titolo della NFC Central con il miglior record di sempre, un ottimo 11-5, che valse loro anche il bye al primo turno. Inoltre, Warren Sapp venne nominato Defensive Player of the Year.
Nel Divisional Playoff, i Bucanieri recuperarono uno svantaggio di 13 punti nel terzo quarto, battendo i Washington Redskins per 14-13 davanti ai 65.835 tifosi convenuti al Raymond James Stadium.
Nel Championship NFC, giocatosi a St. Louis, i Bucs si trovavano in vantaggio sui Rams per 6-5 verso la fine dell’ultimo quarto; ma gli Arieti passarono sul 11-5 con poco più di 2′ sul cronometro.
I Bucs si portarono in territorio avversario, e sembravano pronti al sorpasso, quando Shaun King imbeccò Bert Emmanuel con un passaggio decisivo per il primo down.
Ma l’instant replay rovesciò la chiamata, e la nave dei Bucanieri andò a fondo, anche se da varie angolazioni era chiaro che Emanuel aveva messo a segno la ricezione.


L’incontenibile Warren Sapp

Nel 2000, nel tentativo di dare una nuova dimensione al reparto offensivo, i Buccaneers acquistarono il WR Keyshawn Johnson dai New York Jets. La trade si dimostrò da subito un ottimo affare, dato che i Bucs vinsero alla grande le prime tre partite in calendario.
Tuttavia, il primo intoppo venne proprio contro i Jets; in quell’occasione, gli uomini di Dungy riuscirono a dilapidare un vantaggio di 17-3 nell’ultimo quarto, e precipitarono in una spirale negativa di ben quattro sconfitte di fila.
I Bucs si ripresero con un roboante 41-13 inflitto ai Minnesota Vikings al Pirate Ship; da lì in avanti, la squadra di Tampa Bay si aggiudicò sette partite su otto.
Sul parziale di 10-5, i Bucs avevano bisogno di una vittoria per conquistare il titolo della NFC Central. Ma quell’incontro si disputò a Green Bay in un freddo polare, condizione atmosferica nella quale i Bucs non avevano mai vinto prima; sembravano ormai aver conquistato la vittoria, allorquando Martin Gramatica si preparava a calciare un FG da 35 yards allo scadere dei tempi regolamentari. Ma il solitamente affidabile Gramatica fallì la trasformazione, ed i Packers vinsero poi ai supplementari per 17-14.
I Bucs dovettero quindi accontentarsi di una Wild Card, col record di 10-6. Nell’incontro svoltosi a Philadelphia, la colonnina del termometro andò nuovamente sotto lo zero; altrettanto fecero i Buccaneers, che vennero rimandati a casa dagli Eagles, impostisi per 21-3.

Con la speranza di dare nuova linfa all’attacco, nel 2001 i Bucs ingaggiarono il free agent QB Brad Johnson. Ma il reparto offensivo rimase stagnante, e giocando un football assai mediocre i Bucs si ritrovarono sul parziale di 4-5 dopo le prime nove gare stagionali.
Con le speranze di playoff che andavano vieppiù svanendo, i Bucs superarono i Rams per 27-24 nel Monday Night disputatosi a St. Louis. Quella fu la miccia che fece esplodere i Bucs, i quali vinsero tre gare di fila e cinque su sei, qualificandosi per la postseason con il seed numero 6 ed un record di 9-7.
Ma la stagione regolare veniva da più parti considerata come un fallimento, soprattutto sul versante dell’attacco, tanto che presero a girare voci di un possibile arrivo di Bill Parcells sulla panchina di Tampa Bay; era chiaro che Tony Dungy avrebbe conservato il posto solo in caso di vittoria contro gli Eagles in trasferta. Così non fu: la partita finì ancor prima di iniziare, ed i Bucs vennero bastonati con un sonoro 31-9. Di lì a pochi giorni, l’addio di Dungy divenne ufficiale.
Ma Parcells ebbe un ripensamento all’ultimo minuto, ed i Bucs furono costretti a cercare altrove. Nel giro di poche settimane, la franchigia si ritrovò completamente disorientata, non riuscendo ad individuare un valido sostituto. Persino Dungy riuscì a trovare una panchina prima dei Bucs, i quali alla fine conclusero un accordo con gli Oakland Raiders, che permise loro di mettere sotto contratto Jon Gruden come nuovo Head Coach.

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Brad Johnson

Nel 2002, con Jon Gruden in panchina, i Buccaneers iniziarono la stagione con rinnovate speranze, inseriti nella neonata NFC South.
Ma le vecchie abitudini, si sa, sono dure a morire: ed infatti i Bucanieri persero in casa all’esordio contro i New Orleans Saints, impostisi per 26-20 in overtime, dopo aver recuperato uno svantaggio di ben 17 punti.
I Bucs si ripresero prontamente, vincendo cinque gare di fila, trascinati da una grande difesa, che concesse solo un TD, mentre il LB Derrick Brooks andò a segno tre volte.
I Buccaneers giunsero all’importante scontro con i Philadelphia Eagles sul parziale di 5-1. Iniziarono alla grande, con Brooks che stabilì un record NFL per i linebacker, siglando il quarto TD su ritorno di intercetto; ma alla fine furono le Aquile a prevalere, col punteggio di 20-10 di fronte ai propri tifosi.
Quella sconfitta fu solo un incidente di percorso: il fortissimo reparto arretrato consentì ai Bucs di portarsi sull’8-2, in vista dello scontro con i Green Bay Packers in casa. Ed anche contro i gialloverdi la difesa mostrò tutta la sua impressionante potenza, mettendo a segno ben tre sacks ai danni di Brett Favre ed intercettandolo quattro volte; alla fine, furono gli uomini di Gruden ad imporsi per 21-7. La partita ebbe uno strascico polemico: al termine della gara, vi fu un infuocato scambio verbale tra Warren Sapp ed il coach dei Packers Mike Sherman; ciò in quanto Sapp aveva provocato l’infortunio del tackle Chad Clifton durante un ritorno di intercetto, con un colpo vizioso ma pulito.
Dopo una deludente sconfitta a New Orleans, ancora una volta la difesa dei Buccaneers mise il bavaglio ad uno dei migliori QBs della NFL: Michael Vick, signal-caller degli Atlanta Falcons, fu tenuto a sole nove yards su corsa e 125 su passaggio nella gara vinta dai Bucs per 34-10.
Battuti di misura i Detroit Lions, la strada dei Buccaneers verso il Super Bowl sembrò in pericolo dopo la sconfitta per 17-7 nel Monday Night contro i Pittsburgh Steelers, che vide Brad Johnson sulla sideline.
Sul parziale di 11-4, i Bucs giunsero all’ultima di campionato contro i Bears, dovendo vincere per assicurarsi il bye al primo turno di playoff. Ma per far ciò avrebbero dovuto interrompere una striscia perdente di 39 partite giocate nel freddo polare.
Giocando in attacco con Rob Johnson in cabina di regia, la difesa dei Bucs fece il proprio dovere: oltre alla retroguardia, l’eroe di partita fu Martin Gramatica, che mise a segno tutti i punti sul tabellone, e la gara si chiuse sul 15-0 per Tampa Bay.
Con quella vittoria, i Buccaneers terminarono la regular season sul 12-4, record di franchigia, mentre Derrick Brooks venne nominato Defensive Player of The Year, in un’annata contrassegnata da molti MVP difensivi, tra i quali il leader NFC quanto a sack, Simeon Rice.
Dopo le prestazioni stentate delle ultime due gare, era chiaro che il bye sarebbe stato necessario per riavere Brad Johnson in piena forma. Ma quest’ultimo non iniziò nel migliore dei modi il Divisional Playoff contro i San Francisco 49ers, poiché lanciò un intercetto nel primo possesso dei Bucs. Ancora una volta, fu la super difesa dei Bucanieri a salire in cattedra, impedendo ai ‘Niners di mettere punti a referto.
Brad Johnson non commise più alcun errore, ed i Bucs chiusero il primo tempo con un eccellente 28-6; la partita terminò con il definitivo 31-6, che valse alla formazione della Florida l’accesso al Championship NFC.
Tutto sembrava andare contro i Bucs, che avrebbero dovuto battere gli Eagles a Philadelphia, luogo in cui le due precedenti stagioni erano terminate in modo disastroso. La partita si aprì malissimo, con gli Eagles sul 7-0 a poco meno di 1’ dall’inizio, grazie ad un lungo ritorno di Brian Mitchell. I Buccaneers risposero con un FG di Gramatica al termine di un drive ben condotto
Dopo aver fermato gli Eagles nel successivo possesso, l’attacco di Tampa Bay mise a segno un big play: Joe Jerevicius, che stava giocando ugualmente nonostante la nascita prematura e le precarie condizioni di salute del figlio, convertì una ricezione da 3° down in un guadagno da 74 yards. Quella ricezione eccezionale fu il prologo al TD su corsa di Mike Alstott, che portò i suoi sul 10-7. Dopo un altro lungo ritorno di kickoff di Brian Mitchell, che portò al FG del pareggio, Keyshawn Johnson mostrò tutto il suo talento, ricevendo 32 passaggi (uno dei quali in TD) e dando ai Bucs il vantaggio per 17-10 all’intervallo.
Nel secondo tempo, la difesa di Tampa Bay dominò, ed i Buccaneers si portarono sul 20-10 grazie ad un altro FG. Mentre il tempo scadeva, Rhonde Barber diede il colpo di grazia agli Eagles, riportando in meta un intercetto lanciato da Donovan McNabb per 94 yards. Imponendosi per 27-10, i Buccaneers staccarono il biglietto per il primo Super Bowl della loro storia.
L’edizione numero XXXVII si svolse a San Diego: per Jon Gruden quella settimana fu un vero circo, dato che gli avversari sarebbero stati quegli Oakland Raiders che aveva allenato sino all’anno precedente.
Gruden conosceva così bene l’attacco dei Predoni che lui stesso a volte mimava il QB Rich Gannon in allenamento, utilizzando le stesse chiamate. Ma la difesa dei Bucs si ritrovò da subito con le spalle al muro, dato che Brad Johnson lanciò un intercetto nel primo possesso di Tampa Bay. Tuttavia, il reparto arretrato concesse solo un FG al miglior attacco della Lega.
I Bucs pareggiarono rapidamente nel possesso successivo.
La conoscenza del reparto offensivo avversario diede i suoi frutti: due intercetti di Dexter Jackson portarono infatti i Bucs sul 6-3.
Mentre la difesa di Tampa Bay imbrigliava l’attacco avversario, l’attacco dei Bucanieri prendeva a schiantare la difesa avversaria: un lungo drive venne coronato dal TD su corsa di Mike Alstott. I Buccaneers si portarono sul 20-3, grazia alla ricezione vincente di Keenan McCardell nell’ultimo minuto del primo tempo. La difesa dei Bucs aveva ormai spento la luce ai Raiders, concedendo la miseria di tre primi down e 62 yards di total offense.
I Bucanieri iniziarono alla grande il secondo tempo, portandosi sul 27-3 al termine di un drive da 14 giochi per 89 yards.
Con i Raiders nel panico, la difesa dei Bucs diede una mazzata spaventosa ai Silver & Black: Dwight Smith intercettò un lancio di Rich Gannon, riportandolo in meta dopo una galoppata da 44 yards; i Bucs passarono così sul 34-3. Ma i Raiders non si diedero per vinti, segnando tre touchdowns e rientrando in partita sul 34-21.
Le speranze di rimonta dei Predoni vennero definitivamente infrante da Derrick Brooks, che riportò in meta un altro intercetto di Gannon (ancora per 44 yards) e diede ai suoi il vantaggio per 41-21 con 1’18” ancora da giocare.
Ma la difesa non era ancora sazia: Dwight Smith mise a segno il secondo intercetto di serata (per 50 yards, stavolta) ed i Bucs vinsero il Lombardi Trophy con un sonante 48-21.
La ciliegina sulla torta fu il titolo di MVP dell’incontro, assegnato ai Dexter Jackson per i suoi due intercetti, che avevano dato la svolta alla partita, apponendovi un marchio indelebile.

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Lo spaventoso Derrick Brooks

Nel 2003, reduci dalla vittoria nel Grande Ballo, ci si attendeva molto dai Buccaneers. Questi ultimi partirono a spron battuto, rovinando ai Philadelphia Eagles la gioia di giocare nel loro nuovissimo stadio: i Bucanieri si imposero infatti con un perentorio 17-0 nel Monday Night; in quell’occasione, Joe Jerevicius mise a segno una ricezione da cineteca.
Ma la settimana successiva, i Bucs iniziarono ad incontrare le prime difficoltà: Jurevicius terminò anzitempo la stagione a causa di un infortunio al ginocchio nel primo incontro casalingo contro i Carolina Panthers. La partita fu ulteriormente frustrante, dato che i Bucs sembravano aver ormai conquistato la vittoria grazie ad un TD nell’ultimo gioco; ma l’extra point di Martin Gramatica venne bloccato, e si andò così ai supplementari sul 9-9; alla fine, furono i Panthers a spuntarla con un FG.
I Bucs si ripresero col successo sugli Atlanta Falcons sette giorni più tardi, e sembravano in gran forma contro gli Indianapolis Colts, in vantaggio per 35-14 con poco meno di 5’ da giocare. Tuttavia, i Colts realizzarono una rimonta straordinaria, siglando 21 punti di fila e costringendo i Bucs ai supplementari; anche stavolta gli avversari ebbero la meglio, chiudendo sul 38-35.
A rendere ancor più difficile la situazione, si aggiunsero gli infortuni a Mike Alstott e Brian Kelly, che misero la parola fine alla loro stagione. 
I Bucs rimasero a galla, vincendo in trasferta per 35-13 contro i Washington Redskins nella Capitale, ma ogni vittoria venne seguita da una sconfitta.
Alla fine, l’assenza di un gioco di corsa consistente si rivelò fatale per i Bucs, che andarono sotto quota .500 perdendo per 27-24 contro i Panthers; quella sconfitta, giunta nella Week 10, infranse definitivamente le speranze di vittoria del titolo divisionale.
I devastati Buccaneers continuarono a faticare, giocando un football mediocre e venendo nuovamente sconfitti per 20-13 in casa dai Green Bay Packers la settimana seguente.
Un paio di giorni dopo, la frustrazione dei Bucs divenne ancor più evidente: Keyshawn Johnson, a causa della propria incessante scontrosità, venne panchinato per il resto della stagione. Senza di lui, i Bucs piegarono i New York Giants nel Monday Night, superandoli per 19-13 e mantenendo vive delle speranze di playoff alquanto sbiadite. 
Ma una settimana dopo, l’attacco dei Bucanieri andò in stallo, ed il team della Florida fu superato per 17-10 dai conterranei Jacksonville Jaguars.
I Bucs alternarono vittorie e sconfitte negli ultimi quattro turni, chiudendo la stagione al terzo posto in classifica, con un deludente record finale di 7-9.

Il 2004 fu un anno di cambiamenti a Tampa: la dirigenza ingaggiò Bruce Allen come nuovo GM. Dopo il suo arrivo, Warren Sapp e John Lynch furono entrambi autorizzati a cercarsi un’altra squadra, mentre Keenan McCardell cercò di andarsene rimanendo in holdout: il che non fece di certo la gioia dei tifosi…
Quando la stagione iniziò, i Buccaneers partirono col piede sbagliato, perdendo le prime quattro gare in calendario; a rendere ancora più difficile la situazione, l’infortunio rimediato dal nuovo acquisto, il WR Joey Galloway, che lo tenne lontano ben otto settimane. Brad Johnson faticò a tal punto da venire panchinato. 
Nella Week 5, i Bucs si affidarono al giovane QB Chris Simms, al secondo anno tra i pro, che però si infortunò a sua volta; ciò portò all’impiego di Brian Griese, il quale si insediò in cabina di regia e condusse i suoi alla prima vittoria contro i New Orleans Saints, battuti per 20-17. Nelle successive otto partite, i Bucs giocarono meglio, portandosi sul 5-7; Griese mostrò buone cose, mentre il rookie WR Michael Clayton aveva fino a quel momento totalizzato 1.193 yards su ricezione e sette touchdowns. Ma, pur con una chance di ritornare nella corsa ai playoff, i Bucs persero tutte e quattro le restanti partite di campionato, il quale si chiuse con un pessimo 5-11 che valse loro l’ultimo posto in classifica.

Nel 2005, i Buccaneers sono partiti a spron battuto, grazie alla loro prima scelta, il RB Carnell “Cadillac” Williams; quest’ultimo ha disputato tre gare assolutamente incredibili, correndo per 434 yards su 88 portate, e trascinando i suoi sul 3-0. Ma nella Week 4 Cadillac ha mostrato qualche indecisione, correndo per sole 13 yards su 11 portate e lasciando il campo per infortunio; i Bucs hanno comunque superato i Detroit Lions per 17-13, passando sul 4-0.
Con Cadillac fermo ai box, la settimana seguente i Buccaneers sono stati piegati per 14-12 dai New York Jets. Williams è rimasto al palo anche nel turno successivo, ma Tampa Bay ha superato i Miami Dolphins per 27-13; il successo ha però avuto un sapore dolceamaro, in quanto Brian Griese ha chiuso anzitempo la stagione per infortunio.
Dopo il bye, con Chris Simms in cabina di regia, l’attacco dei Bucs è sembrato perso: il team della Florida è stato infatti superato per 15-10 dai San Francisco 49ers, pur senza concedere alcun TD.
Dopo la sconfitta per 34-14 contro i Carolina Panthers, che li ha portati sul 5-3, la stagione dei Buccaneers sembrava ormai compromessa; a riprova di ciò, i Bucs si trovavano sotto per 35-28 nell’ultimo quarto della sfida con i  Washington Redskins. Ma quella gara è invece diventata una festa per Chris Simms, che ha lanciato tre TD passes, uno dei quali da 30 yards per Edell Sheppard a 58″ dal termine. Gruden ha voluto tentare il tutto per tutto, ed ha avuto ragione: la conversione da due punti di Mike Alstott ha infatti dato il successo ai suoi per 36-35.
Galvanizzati dalla vittoria, i Bucs si sono ripetuti la settimana seguente contro gli Atlanta Falcons, trascinati dalle 116 yards su corsa di Cadillac Williams.
Dopo aver alternato vittorie e sconfitte nelle due gare successive, i Buccaneers hanno espugnato il campo dei Carolina Panthers, superandoli per 20-10, e raggiungendoli in vetta alla NFC South. Tuttavia, la trasferta contro i New England Patriots ha mostrato troppe smagliature della squadra, che è uscita con le ossa rotte dal Gillette Stadium, superata con un impietoso 28-0.
Ciò nonostante, grazie a due vittorie consecutive, i ragazzi di Gruden si sono aggiudicati il titolo divisionale col record di 11-5; ciliegina sulla torta, il titolo di Offensive Rookie of the Year assegnato a Cadillac Williams, capace di correre per 1.178 yards e di segnare sei mete.
Ma l’avventura in postseason è stata di brevissima durata: il giovane attacco dei Buccaneers ha stentato non poco. Williams ha conquistato solo 49 yards, mentre Chris Simms ha commesso ben tre turnover: il primo, un intercetto, ha portato alla prima segnatura dei Redskins; il successivo fumble è stato poi riportato in meta dai Pellerossa. I Buccaneers hanno perso per 17-10, pur avendo concesso agli avversari solo 120 yards di total offense.

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Carnell “Cadillac” Williams in azione

Sin dall’inizio della stagione 2006, gli infortuni hanno giocato un ruolo decisivo per i Buccaneers;  Cadillac Williams ha giocato per tutto il campionato in condizioni precarie, non riuscendo a tagliare il traguardo delle 1.000 yards su corsa.
Le cose sono andate anche peggio a Chris Simms, che ha rimediato la rottura della milza nella gara persa per 26-24 contro i Panthers allo scadere. Simms, operato d’urgenza, ha così dovuto saltare il resto della stagione: sul parziale di 0-3, Bruce Gradkowski gli è subentrato in cabina di regia.
Gradkowski ha giocato bene all’esordio, ma un’altra sconfitta sul filo di lana contro i Saints ha portato i Bucs sullo 0-4. Sotto per 13-7 contro i Cincinnati Bengals nell’ultimo minuto della Week 5, i Buccaneers hanno finalmente rotto il ghiaccio, grazie al TD pass di Gradkowski per Michael Clayton, che ha dato loro la vittoria per 14-13.
I brividi non sono mancati neppure la settimana dopo, quando i Bucs hanno piegato i Philadelphia Eagles per 23-21, grazie al FG da 62 yards di Matt Bryant a fil di sirena. Quel calcio è rimasto di una yard sotto il record NFL: riproposto in tutte le trasmissioni sportive, ha dato ai tifosi dei Buccaneers una piccola nota lieta in una stagione altrimenti da dimenticare.
Dopo quelle due vittorie, gli infortuni hanno ripreso a falcidiare la squadra, ed i Buccaneers hanno chiuso all’ultimo posto con un terrificante 4-12.
Al termine della stagione ci sono stati dei movimenti nel roster, con il ritiro di Shelton Quarles e il rilascio di Simeon Rice. Benché ci si aspettasse il ritorno di Chris Simms, i Buccaneers hanno acquisito Jeff Garcia dai Philadelphia Eagles.

Con Garcia in cabina di regia, i Buccaneers hanno iniziato male la stagione 2007, perdendo in trasferta per 20-6 contro i Seattle Seahawks.
All’esordio casalingo, Garcia ha trovato un’ottima intesa con il WR Joey Galloway, al quale ha lanciato due TD passes, uno dei quali da 69 yards, che hanno portato al successo per 31-14 contro i New Orleans Saints.
Una settimana più tardi, è stata la difesa a fare la differenza, spingendo i Bucs a sotterrare i Rams con un sonoro 24-3. Difesa ancora sugli scudi sette giorni dopo, con la prima vittoria esterna, sui Carolina Panthers, per 20-7; purtroppo per i Bucs, Cadillac Williams ha subito un serio infortunio al ginocchio, che ha messo la parola fine alla sua stagione.
Senza di lui, i Buccaneers sono sembrati persi, venendo sconfitti in tre delle successive quattro partite e ritrovandosi sul parziale di 4-4.
Alla disperata ricerca di una vittoria, i Buccaneers si sono affidati nuovamente alla propria retroguardia, che li ha portati al successo per 17-10 sugli Arizona Cardinals.
Tampa Bay si è riportata in vetta alla NFC South una settimana dopo, piegando per 31-7 i disastrosi Atlanta Falcons; da quella gara, Ernest Graham ha iniziato a riempire il vuoto lasciato dall’infortunio di Williams.
La striscia positiva si è allungata a tre gare, con il successo per 19-13 sui Washington Redskins, propiziato ancora una volta dalla difesa guidata da Ronde Barber, capace di provocare ben sei turnover; in quell’occasione, però, Jeff Garcia si è infortunato.
Senza di lui in campo, i Bucs hanno vinto anche la quarta gara consecutiva, sconfiggendo in trasferta i Saints per 27-23, grazie ad un TD pass del backup di Garcia Luke McNown per il TE Jerramy Stevens a 14″ dal termine. Con quella vittoria, i Buccaneers sono passati sull’8-4, ma i giochi nella Division non erano ancora fatti.
McNown non è riuscito a ripetersi per la seconda settimana di fila, e la striscia positiva di Tampa Bay si è arrestata con la sconfitta esterna per 28-14 contro gli Houston Texans.
Una settimana più tardi, i Buccaneers hanno visto terminare una striscia ancor più lunga, allorquando Michael Spurlock ha riportato in meta per 90 yards un kickoff nel primo quarto, che li ha portati sul 14-3 contro i Falcons. Per la prima volta, nei 32 anni di vita della franchigia, un Buccaneer era riuscito a riportare in meta un kickoff. Il ritorno vincente ed un intercetto messo a segno ad inizio gara da Ronde Barber hanno permesso ai Buccaneers di togliere pressione a Jeff Garcia: i Bucs hanno vinto agevolmente per  37-3, assicurandosi anche il titolo divisionale.
Con la corona della NFC South in tasca, e senza la possibilità di usufruire del bye al primo turno, i Buccaneers hanno fatto rifiatare molti dei loro migliori atleti nelle ultime due partite della regular season, entrambe perse; il record finale è stato di 9-7.
Opposti ai New York Giants nella Wild Card, i Buccaneers sono parsi solidi nella prima frazione di gioco, portandosi in vantaggio per 7-0 con una corsa vincente di Graham. Ma è stato un fuoco di paglia: i Giants hanno infatti dominato per tutto il resto dell’incontro, segnando 24 punti di fila. A rendere meno amaro il punteggio, il secondo TD dei Bucs, che ha fissato il punteggio sul 24-14, ma non ha impedito ai Giants di iniziare la loro incredibile corsa verso il Super Bowl.

Reduci da un deludente addio ai playoff, i Buccaneers si sono trovati alle prese con una QB controversy, allorquando Brian Griese è stato messo sotto contratto per giocarsi il posto da titolare con Jeff Garcia.
Dopo che quest’ultimo ha esordito perdendo l’opener in trasferta contro i New Orleans Saints per 24-10, Griese ha preso il suo posto, conducendo i Bucs alla vittoria per 24-9 sui Falcons nella prima gara in casa.
Griese è partito di nuovo titolare anche una settimana dopo, guidando Tampa Bay al successo in rimonta ai supplementari contro i Chicago Bears per 27-24.
Il terzo successo è giunto grazie alla difesa, capace di intercettare Aaron Rodgers per ben tre volte nella sfida vinta per 30-21 contro i Green Bay Packers.
Una settimana dopo, i Bucs hanno perso Griese a causa di un infortunio al gomito: la difesa dei Denver Broncos ha messo il bavaglio all’attacco dei Bucs, superandoli per 16-13.
Ma i Buccaneers si sono prontamente ripresi, con Jeff Garcia alle spalle del centro, vincendo tre delle successive quattro gare prima del bye.
Dopo il turno di riposo, i Buccaneers hanno continuato a giocare un football solido, vincendo tre gare di fila e portandosi al comando della NFC South col parziale di 9-3, pronti a veleggiare verso i playoff.
Con la chance di mettere in cassaforte il titolo divisionale, la difesa ha improvvisamente sbandato, concedendo 21 punti nell’ultimo quarto dell’incontro perso in trasferta contro i Panthers e perdendo così il primato in classifica.
Quella sconfitta ha creato una falla nella nave dei Bucanieri, che hanno perso in overtime contro i Falcons anche l’incontro successivo, col punteggio di 13-10.
Di ritorno a casa per le ultime due gare in calendario, le cose non sono migliorate granché: i Bucs hanno concesso 21 punti di fila nell’ultimo quarto ai San Diego Chargers, che hanno finito per imporsi per 41-24. Pur avendo perso tre incontri di fila, i Buccaneers avevano ancora una chance di agganciare il treno playoff, in casa contro gli Oakland Raiders. Tuttavia, hanno visto svanire un vantaggio di dieci punti negli ultimi 10′ della gara, perdendo il quarto incontro consecutivo per 31-24, con i Predoni capaci di mettere a segno 17 punti di fila.
La stagione si è chiusa con un deludente record di 9-7, non sufficiente per l’approdo ai playoff.
L’organizzazione si apprestava a dover apportare dei profondi cambiamenti, per rifondare la squadra. I problemi sono iniziati quando il DC Monte Kiffin ha annunciato di volersene andare per unirsi al figlio Lane nel coaching staff dell’Università del Tennessee. La difesa dei Bucs, una delle migliori della Lega, aveva giocato un pessimo football nella parte finale della stagione.
La striscia negativa ha messo la parola fine anche all’era Gruden: i Bucs, dopo sette stagioni, hanno deciso di separarsi dall’allenatore che li aveva portati al Super Bowl. A fare le valige sono stati anche Derrick Brooks, Jeff Garcia, Ike Hilliard, Joey Galloway, Warrick Dunn, e Brian Griese; a sostituire Gruden è stato chiamato Raheem Morris.

Quando la stagione 2009 ha avuto inizio sotto la guida di Morris, è stato chiaro sin da subito che i Buccaneers sarebbero stati un cantiere aperto: il loro roster ha fatto quasi pensare ad un expansion team.
Nell’opener, i Bucs hanno giocato bene per la maggior parte dell’incontro, ma hanno finito col soccombere in casa, per mano dei Dallas Cowboys, impostisi col punteggio di 34-21.
Il trend negativo è proseguito anche nelle due settimane seguenti, con le sconfitte contro i Buffalo Bills ed i New York Giants.
Dopo tre settimane, i Bucs hanno deciso di panchinare il QB Byron Leftwhich, preferendogli Josh Johnson. La mossa è parsa inizialmente positiva, dato che i Buccaneers hanno chiuso in vantaggio per 10-0 il primo tempo contro i Washington Redskins. Ma questi ultimi hanno poi messo a segno 16 punti di fila nel terzo periodo, infliggendo così la quarta sconfitta consecutiva a Tampa Bay.
I Bucs hanno continuato a stentare, perdendo anche le due partite successive, pronti a volare a Londra con un pessimo parziale di 0-6. Anche a Wembley il copione è stato il medesimo, con i Buccaneers bastonati per 35-7 dai fortissimi New England Patriots.
Sul parziale di 0-7, i Buccaneers hanno guardato al passato ed al futuro, alla ricerca della prima vittoria contro i Green Bay Packers dopo il turno di riposo. Il futuro era rappresentato dal QB Josh Freeman, draftato al primo giro con la 17ma scelta assoluta. Considerato un rookie grezzo ma talentuoso, Freeman è sceso in campo per la prima volta da titolare con i Buccaneers, che indossavano le vecchie divise arancioni per celebrare la squadra del 1979. Il debutto di Freeman è stato eccellente, con 14 passaggi completati su 31, 205 yards e tre TD passes a fronte di un solo intercetto: il giovane QB ha così guidato i suoi al successo per 38-28, sigillato da Tanard Jackson con un ritorno di intercetto in meta da 35 yards. Sette giorni più tardi, contro i Miami Dolphins, i Bucs hanno fallito per poco una grande rimonta, segnando due mete e portandosi sul 23-22 allo scadere dell’ultimo quarto. Ma alla fine sono stati i Dolphins ad aggiudicarsi l’incontro, grazie ad un FG da 25 yards di Dan Carpenter.
Dopo la sconfitta per 38-7 contro i New Orleans Saints, i Buccaneers sono stati nuovamente puniti allo scadere contro gli Atlanta Falcons, impostisi per 20-17 grazie ad un TD pass del backup QB Chris Redman per Roddy White negli ultimi secondi di gare.
La striscia negativa è proseguita con le sconfitte contro Carolina Panthers e New York Jets, che hanno portato il bilancio sull’1-12.
Dopo aver stentato in trasferta per tutta la stagione, i Buccaneers hanno giocato la loro miglior partita dell’anno, espugnando il Qwest Field di Seattle col punteggio di 24-7. E’ stato un risultato positivo per tutta la squadra, impreziosito dai ben quattro intercetti ai danni di Matt Hasselbeck.
Una settimana dopo è giunta la seconda vittoria esterna, contro i futuri Campioni del Mondo dei New Orleans Saints per 20-17, rimontando 14 punti nell’ultimo quarto (anche grazie al ritorno di punt da 77 yards di Michael Spurlock) ed imponendosi con un FG da 47 yards di Connor Barth ai supplementari.
I Bucs hanno chiuso la stagione perdendo per 20-10 contro gli Atlanta Falcons, e terminando col record di 3-13.

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Il sopra riportato testo costituisce una traduzione dell’elaborato originale, i cui diritti di proprietà intellettuale ed economica spettano al relativo Autore.

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3 commenti.

  1. giorgio scrive:

    Grazie Warner. Alcune cose le conoscevo, ma altre le ho scoperte solo dopo aver letto il tuo articolo.Meraviglioso!
    Grazie ancora di cuore e GO BUCS!

  2. MonteK scrive:

    Warner, sei un grandissimo. Articolo spaventoso, mi ha fatto piangere quasi da subito. Un incredibile contributo al football e in particolare alla mia squadra del cuore. Non ti ringrazier

  3. Shuler scrive:

    Grande Warner!!!

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