49ers Bears Bengals Broncos Buccaneers Cardinals Chargers Chiefs Cowboys Dolphins Eagles falcons Giants Jets Oilers Packers Panthers Raiders Rams redskins steelers

SEAHAWKS00

Nel 1976, la tragedia si abbattè sui Seattle Seahawks prima ancora di esordire ufficialmente nella NFL: il proprietario, Lloyd W. Nordstrom, morì infatti a causa di un attacco cardiaco il 20 Gennaio, durante una vacanza in Messico.
L’impegno di Nordstrom era stato decisivo per portare una squadra NFL nel Nord-Ovest del Paese, e nella scelta del front office, ma sfortunatamente il patron non ebbe mai la possibilità di vedere giocare il proprio team.
I Seahawks, allenati da Jack Patera, giocarono la loro prima gara il 12 Settembre in un Kingdome completamente esaurito; la squadra giocò una partita solida, ma il passaggio finale della disperazione fu intercettato in endzone, ed il successo arrise ai St.Louis Cardinals, che si imposero per 30-24.
Il team perse le prime cinque gare in calendario, prima di sconfiggere l’altro expansion team di quell’anno, i Buccaneers, per 13-10 a Tampa il 17 Ottobre.
Tre settimane più tardi, i Seahawks, trascinati dal RB Sherman Smith, conquistarono il primo successo casalingocontro gli Atlanta Falcons, superandoli per 30-13.
Quelle due vittorie furono le uniche della stagione, chiusasi sul 2-12. rispettando in pieno il consueto trend degli expansion teams al primo anno di vita.

Immagine articolo

Jack Patera

Con una delle mosse di mercato più assurde nella loro storia, nel 1977 i Seahawks cedettero la loro prima scelta ai Dallas Cowboys, in cambio di tre scelte al secondo giro.
I texani spesero la scelta ricevuta per selezionare il RB Tony Dorsett, che avrebbe poi avuto una carriera da Hall of Fame.
Nella loro seconda stagione, i Seahawks passarono dalla NFC West alla AFC West, e persero cinque delle prime sei partite.
Il 30 Ottobre, i Seahawks conquistarono il secondo successo stagionale, allorquando il QB Jim Zorn rientrò dopo un infortunio e lanciò ben quattro TD passes, nell’incontro vinto per 56-17 contro i Buffalo Bills al Kingdome. Due settimane dopo, i Seahawks realizzarono il loro primo shutout, superando in trasferta i Jets per 17-0.
La stagione si chiuse con due successi consecutivi, che portarono il bilancio finale sul 5-9.

Immagine articolo

Jim Zorn al passaggio

Dopo aver alternato vittorie e sconfitte nei primi dodici turni del campionato 1978, i Seahawks piegarono i Raiders per 17-16 ad Oakland, battendoli per la seconda volta.
Non succedeva da tredici anni che tutte le dirette avversarie sconfiggessero i Predoni per due volte nella stessa stagione.
Quest’ultima si chiuse col record di 9-7, ed il WR Steve Largent visse una stagione eccezionale, totalizzando 1.168 yards su ricezione.

Immagine articolo

Il grande Steve Largent

Nel 1979, i Seahawks iniziarono col piede sbagliato, perdendo quattro dei primi cinque incontri. La squadra si riprese in tempo per superare in rimonta, col punteggio di 31-28, i Falcons in quel di Atlanta, in occasione del loro primo Monday Night.
Ma una settimana più tardi subirono la sconfitta più umiliante al Kingdome, dove totalizzarono solo yard negative, finendo per soccombere per 24-0 contro i Los Angeles Rams.
I Seahawks rientrarono in carreggiata e, vincendo cinque delle ultime sei gare stagionali, terminarono col record di 9-7 per la seconda stagione di fila.

L’inizio del campionato 1980 fu buono, con cinque vittorie nelle prime sette partite in calendario.
Tuttavia, la difesa si trovò in grave difficoltà, ed il team incappò in una striscia perdente di ben nove gare consecutive, che portaono il bilancio stagionale su un disastroso 4-12. La retroguardia di Seattle concesse qualcosa come 408 punti agli avversari, e in diverse occasioni la squadra perse per un TD o meno di scarto.

Pessimo esordio, invece, quello della stagione 1981, con sei sconfitte nei primi sette incontri, degno viatico ad un terribile 6-10 finale. Nonostante tutto, Steve Largent disputò un’altra stagione su livelli stratosferici, ricevendo per qualcosa come 1.224 yards.

Nel 1982, i Seahawks iniziarono con due sconfitte, prima che uno sciopero dei giocatori, durato due mesi, interrompesse la stagione.
Alla ripresa del campionato, i Seahawks si ritrovarono con un nuovo allenatore, dopo il licenziamento di Jack Patera. Agli ordini del coach ad interim Mike McCormick, i Seahawks totalizzarono quattro vittorie e tre sconfitte, terminando la stagione col record di 4-5.
Finito il campionato, McCormick fece ritorno al front office, e Chuck Knox fu nominato allenatore capo.

Nelle prime dodici giornate della stagione 1983, il football dei Seahawks fu assai altalenante; ad esempio, spazzarono via senza troppi patemi i Los Angeles Raiders, per venire poi bastonati sonoramente dai San Diego Chargers, portandosi così sul parziale di 6-6.
Con le speranze di playoff in serio pericolo, i Seahawks sconfissero i Kansas City Chiefs per 51-48 in overtime al Kingdome. La vittoria diede una spinta decisiva a Seattle, che vincendo tre delle ultime quattro partite chiuse la regular season col record di 9-7, sufficiente per accedere alla postseason.
Nella sfida di Wild Card, i Seahawks si affidarono ad un attacco equilibrato per superare i Denver Broncos col punteggio di 31-7 al Kingdome.
Una settimana più tardi, conquistarono 66 yards in cinque giochi alla fine dell’ultimo quarto, piegando i Dolphins per 27-20 a Miami nel Divisional.
Ma sette giorni dopo, nel Championship AFC, i Seahawks dovettero arrendersi ai Los Angeles Raiders, che li sconfissero per 30-14 nella Città degli Angeli.

Sfruttando l’inerzia della precedente stagione, nel 1984 i Seahawks ingranarono tutte le marce, vincendo dodici delle prime quattordici gare in calendario. Di quella striscia positiva vanno ricordati ben tre shutouts; uno in particolare, il perentorio 45-0 inflitto ai Chiefs il 4 Novembre al Kingdome, vide quattro TD su intercetto, due dei quali messi a segno da Dave Brown.
Ma i Chiefs si presero la rivincita, imponendosi per 34-7: il titolo della AFC West si sarebbe deciso all’ultima di regular season, con i Seahawks tra le mura amiche del Kingdome, opposti ai Denver Broncos.
La formazione di Seattle venne battuta per 31-14, terminando sul 12-4, ma la sconfitta costrinse i Seahawks ad accontentarsi della Wild Card. La difesa totalizzò tre turnover e sei sacks, che risultarono determinanti per la vittoria interna, col punteggio di 13-7, sui Los Angeles Raiders.
La stagione, però, si concluse sette giorni dopo a Miami, dove i padroni di casa dei Dolphins si imposero per 31-10.

Immagine articolo

Dave Brown

Il football giocato dai Seahawks nel campionato 1985 fu decisamente mediocre: non deve sorprendere, quindi, un deludente record finale di 8-8.
Durante la stagione, Seattle vinse solo due partite di fila, perdendone poi altrettante: un ritornello, questo, che si ripetè per ben quattro volte.
Tra le cose da salvare di quella stagione, le buone prove del QB Dave Krieg, che passò per ben 3.602 yards; nell’incontro vinto in casa in rimonta il 13 Ottobre contro gli Atlanta Falcons, lanciò addirittura per 405 yards.

Immagine articolo

Dave Krieg

Buon avvio dei Seahawks nel 1986, con cinque vittorie nelle prime sette gare, tra le quali il successo per 17-12 contro i New York Giants al Kingdome il 19 Ottobre.
Ma Seattle incappò in una striscia negativa di quattro incontri, che complicò la corsa ai playoff. Nonostante cinque vittorie consecutive nel finale di campionato ed il record di 10-6, i Seahawks fallirono l’appuntamento con la postseason per un tiebreaker.
Da ricordare, in quella stagione, il record di partite consecutive con almeno una ricezione stabilito da Steve Largent, ed il RB Curt Warner, che stabilì il primato personale in carriera con 1.481 yards su corsa.

Nel 1987, prima dell’inizio della stagione, i Seahawks riuscirono ad agigudicarsi il LB Brian Bosworth nel draft supplementare.
Sul parziale di 1-1, la stagione si fermò a causa di un’agitazione dei giocatori; le franchigie mandarono in campo delle riserve: quelle dei Seahawks vinsero due partite su tre.
Quando i titolari fecero ritorno in campo, i Seahawks giocarono un football solido, aggiudicandosi quattro vittorie nelle ultime cinque gare in calendario, e si portarono sull’ottimo parziale di 7-3. Il finale di stagione non fu altrettanto buono: Seattle, infatti, vinse solo due delle tre partite finali.
Nonostante tutto, il record di 9-6 fu sufficiente per una Wild Card: al contempo, Steve Largent entrò nella storia, infrangendo il record di ricezioni in carriera.
Nel primo turno di playoff, i Seahawks giocarono testa a testa con gli Oilers, ma alla fine furono questi ultimi a prevalere in overtime per 23-20 all’Astrodome di Houston.

Immagine articolo

Brian Bosworth

Steve Largent continuò a battere record anche nel 1988, stabilendo quello di yards ricevute.
I Seahawks vinsero le prime due gare stagionali; ma nel terzo incontro in calendario, il QB Dave Krieg subì un infortunio alla spalla, che lo mise fuori combattimento per circa due mesi. In sua assenza, i Seahawks riuscirono a fatica a rimanere a galla, portandosi sul parziale di 5-5.
Al ritorno di Krieg, i Seahawks si scatenarono, vincendo tre delle ultime quattro partite stagionali e conquistando il titolo della AFC West col record di 9-7. Ma nel Divisional Playoff, il team di Seattle uscì di scena, sconfitto per 21-13 dai Bengals a Cincinnati.

La stagione 1989 fu l’ultima di Steve Largent nella Lega: il WR si infortunò al gomito nella sconfitta all’esordio contro gli Eagles a Philadelphia. In quell’incontro, Largent ricevette un TD pass, portandosi ad una sola segnatura dal record NFL. Largent ritornò per eguagliare e poi infrangere quel primato, ma i Seahawks stentarono per tutto il campionato, che si chiuse sul 6–10.
Prima dell’ultimo incontro in calendario al Kingdome, i Seahawks resero i dovuti onori a Largent, che era stato con loro sin dalla fondazione della squadra, ritirando il suo numero di maglia ed inserendolo nel Ring of Honor del team.
Largent si ritirò con record in fatto di ricezioni, yards e touchdowns.
Anche se tali primati sarebbero stati battuti nel giro di pochi anni, Steve è stato ed è tuttora ricordato come uno dei migliori ricevitori di ogni tempo.

Nel 1990, i Seahawks iniziarono davvero male, con tre sconfitte di fila. Piano piano e con molta fatica, la squadra cominciò ad uscire dal tunnel, raggiungendo quota .500 dopo la 12ma gara stagionale.
Durante la risalita verso l’equilibrio in classifica, i Seahawks vinsero più volte in rimonta; da segnalare, a tale riguardo, il successo dell’11 Novembre a Kansas City, allorquando Dave Krieg riuscì a far dimenticare il record personale di sette sacks subiti in un solo incontro stabilito da Derrick Thomas, trascinando i suoi al successo per 17-16, grazie ad un TD pass da 25 yards per Paul Skansi nell’ultima azione della partita.
I Seahawks vinsero tre delle ultime quattro gare, terminando con un record di 9-7; ma la postseason sfumò a causa di un tiebreaker.

Vedendo in lui il QB del futuro, i Seahawks spesero la prima scelta del draft 1991 su Dan McGwire, fratello della stella del baseball Mark. Ma il giovane regista dovette attendere a lungo il suo turno, rimanendo sulla sideline per buona parte della stagione; i Seahawks giocarono in modo mediocre, e terminarono sul 7-9.
Al termine della stagione, Chuck Knox si dimise, tornando ai Los Angeles Rams. A rimpiazzarlo sulla panchina di Seattle venne chiamato il due volte vincitore del Super Bowl, Tom Flores.

Nel 1992, con la partenza di Dave Krieg, molti si aspettavano di vedere finalmente in campo Dan McGwire; ma dopo le sue stentate performance in preseason, il posto da titolare venne dato a Stan Gelbaugh. Quest’ultmo, però, faticò a sua volta in regular season, e gli fu preferito Kelly Stoufer. Nemmeno Stoufer seppe fare di meglio, e McGwire sembrava perdersi ogni volta che si trovava in campo.
I Seahawks realizzarono la miseria di 140 punti, in quella che fu la peggior stagione di sempre nella storia della franchigia, terminata con un disastroso 2-14.
Nonostante la pochezza dell’attacco, Cortez Kennedy brillò nel reparto arretrato, e fu nominato Defensive Player of The Year.

Evidentemente non troppo contenti di Dan McGwire, nel 1993 i Seahawks draftarono il “golden boy” di Notre Dame Rick Mirer. Quest’ultimo, che era stato paragonato al grande Joe Montana, venne subito nominato titolare.
Con Mirer in cabina di regia, i Seahawks persero le prime due gare in calendario, ma si ripresero vincendone quattro delle successive cinque, portandosi sul parziale di 4-3.
Tuttavia, Seattle non seppe sfruttare l’inerzia, e perdendo sette delle ultime nove partite terminò con un pessimo 6-10.

Immagine articolo

Nel 1994, costretti a giocare le prime tre gare casalinghe all’Husky Stadium, nel campus dell’Università di Washington, dopo che un blocco di cemento era caduto al Kingdome, i Seahawks partirono bene, con tre vittorie nei primi quattro turni.
Ma il ritorno tra le mura amiche coincise con l’inizio di una striscia negativa di sei incontri consecutivi.
I Seahawks chiusero sul 6-10 per la seconda stagione di fila, nonostante l’annata stellare del RB Chris Warren, che corse per 1.545 yards.
Al termine del campionato, Tom Flores lasciò l’incarico di HC per dedicarsi esclusivamente a quello di General Manager. A rimpiazzarlo fu chiamato Dennis Erickson, già allenatore dell’Università di Miami.

Immagine articolo

Chris Warren in azione

La gestione Erickson, nel 1995, non iniziò nel migliore dei modi: il nuovo allenatore venne infatti accusato di guida in stato d’ebbrezza. Erickson risolse tranquillamente i suoi problemi legali ma non quelli dei Seahawks sul campo: Rick Mirer continuava infatti a stentare, tanto che al giro di boa il parziale era di 2-6.
Con John Friez al posto di Mirer, i Seahawks vinsero sei delle ultime partite stagionali, terminando col record di 8-8.

Rick Mirer seguitò a giocare male anche all’avvio della stagione 1996, che vide i Seahawks perdere le prime tre partite.
Il bilancio finale fu di 7-9, e per l’ennesima volta la squadra mancò l’obiettivo playoff. 
Al termine della stagione, nella quale aveva lanciato qualcosa come dodici intercetti a fronte di soli cinque TD passes, Mirer fu rilasciato.

Nel 1997, dopo nove stagioni senza postseason, i Seahawks cominciarono a mostrare segni di impazienza: a riprova di ciò, misero sotto contratto un QB non certo giovane come Warren Moon. Quest’ultimo disputò una stagione da All-Pro, lanciando per 3.678 yards e 25 TD passes.
Tuttavia, una striscia negativa di quattro incontri sul finale di stagione portò il bilancio finale di Seattle sull’8-8, il che costrinse ancora una volta i Seahawks a guardare i playoff alla televisione.
I cambiamenti sembravano ormai all’orizzonte: la squadra venne ceduta al co-fondatore della Microsoft, Paul Allen. La prima conseguenza del suo arrivo furono le dimissioni del GM Tom Flores.

Immagine articolo

Warren Moon

Nel 1998, con una vera e propria spada di Damocle sulla testa di Dennis Erickson, i Seahawks partirono col piede giusto, vincendo le prime tre partite stagionali. Ma Warren Moon si infortunò, e con Jon Kitna in cabina di regia la squadra iniziò a stentare. Nonostante il rientro di Moon, i Seahawks continuarono a giocare un football mediocre, portandosi sul parziale di 6-6 dopo i primi dodici incontri.
Opposti ai Jets a Meadowlands, i Seahawks persero 32-31, allorquando il tuffo del QB Vinny Testeverde verso la endzone venne considerato come un TD valido, benché più replay avessero chiaramente mostrato che solo la sua mano nuda aveva varcato la goal line. Quella sconfitta fu una vera a propria mazzata per i Seahawks, che terminarono col medesimo record dell’anno precedente, e saltarono i playoff per una sola partita di scarto.
Al termine della stagione, Dennis Erickson venne silurato, ed al suo posto venne ingaggiato Mike Holmgren, già ai Green Bay Packers, chiamato a ricoprire sia il ruolo di GM che di allenatore capo.

Nella loto ultima stagione al Kingdome, i Seahawks partirono a spron battuto, vincendo otto delle prime dieci gare.
Il QB Jon Kitna disputò un buon campionato, lanciando per 3.346 yards; ma nel finale di stagione ebbe non poche difficoltà, e Seattle perse quattro delle ultime cinque partite.
Fortunatamente per i Seahawks, la buona partenza di inizio campionato fu sufficiente a conquistare il secondo titolo divisionale della loro storia, grazie al record di 9-7.
Nel primo turno di playoff, i Seahawks ospitarono i Miami Dolphins nell’ultimo incontro tra le mura del Kingdome. I Seahawks mantennero un vantaggio di 17-13 sugli avversari fino a metà dell’ultima frazione di gioco; ma Dan Marino orchestrò un drive eccellente, che diede ai Dolphins la vittoria per 20-17 a 5′ dalla fine.

Pochi mesi dopo la sconfitta contro Miami, nel 2000 il Kingdome venne abbattuto, per far posto ad un impianto nuovo di zecca. Ma durante la lunga fase di realizzazione dello stadio i Seahawks furono costretti a giocare per ben due stagioni al campus dell’Università di Washington. Senza un vero stadio casalingo, i Seahawks stentarono da subito, perdendo sette delle prime nove partite, mentre Jon Kitna uscì dalle grazie di Mike Holmgren e dei tifosi.
I Seahawks chiusero con un deludente 6-10. 
Al termine della stagione, i Seahawks tagliarono Kitna e posero in essere una trade per assicurarsi Matt Hasselbeck.

Immagine articolo

Matt Hasselbeck

Tuttavia, nel 2001 il giovane regista, giunto ai Seahawks dai Green Bay Packers, stentò dall’inizio, portando alla firma del QB veterano Trent Dilfer.
I Seahawks espressero un gioco mediocre per quasi tutta la stagione con Hasselbeck alle spalle del centro: nelle gare in cui giocò da titolare, la squadra vinse cinque gare e ne perse sette. Ogniqualvolta Dilfer fu messo in campo, i Seahawks giocarono con maggior convinzione, vincendo tutti e quattro gli incontri in cui era stato schierato da titolare.
A fare notizia c’era anche il RB Shaun Alexander, autore di una straordinaria performance in occasione del Sunday Night dell’11 Novembre contro gli Oakland Raiders all’Husky Stadium; il giocatore corse per ben 266 yards, trascinando i suoi alla vittoria per 34-27. Quella fu la quarta miglior prestazione su corsa di sempre in una singola partita: Alexander avrebbe poi terminato la stagione con 1.318 yards e 16 TDs all’attivo.
Per accedere ai playoff, i Seahawks dovevano assolutamente vincere nell’ultima di campionato e sperare nei risultati degli altri; Seattle fece la sua parte, superando i Kansas City Chiefs per 25-22. Ma non ottenne l’aiuto sperato, e fu la sola squadra col record di 9-7 a non approdare alla postseason.

Nel 2002, il nuovo impianto dei Seahawks aprì finalmente i battenti; la squadra fu nuovamente ricollocata nella NFC West, in cui aveva disputato la stagione d’esordio nel 1976. Anche il look del team cambiò: il casco passò dall’argento ad un blu scuro, come le divise.
Dopo aver perso l’opener in trasferta, i Seahawks inaugurarono il nuovo stadio con una deludente sconfitta per 24-13 contro gli Arizona Cardinals. La squadra perse cinque delle prime sei gare.
Le cose sembravano andare di male in peggio nella Week 7, allorquando Trent Dilfer si infortunò al tendine d’Achille in trasferta contro i Dallas Cowboys. Tuttavia, Matt Hasselbeck guidò i Seahawks alla vittoria per 17-14, rovinando la festa ad Emmitt Smith, che in quell’incontro stabilì il record assoluto NFL su corsa.
Con Dilfer fuori causa per il resto della stagione, Hasselbeck giocò molto bene, e la squadra terminò positivamente la stagione, vincendo le ultime tre gare e chiudendo col record di 7-9.
Anche le statistiche finali furono buone: Hasselbeck lanciò per 3.075 yards, mentre Shaun Alexander fu il miglior realizzatore della NFC, con 18 TDs all’attivo.

Il 2003 vide i Seahawks esordire alla grandissima, con tre vittorie consecutive, che consentirono loro di portarsi in vantaggio di due partite nella NFC West. Ma dopo il turno di riposo, i Seahawks apparvero arrugginiti nella sfida persa per 35-13 a Green Bay contro i Packers.
I ragazzi di Holmgren si ripresero vincendo il successivo incontro in casa: il nuovo nido dei Falchi di mare fu difeso alla grande per tutta la stagione; tra le nuova mura amiche la squadra di Seattle conquistò infatti otto successi.
Ma in trasferta fu tutt’altra storia: dopo un roboante 38-0 contro gli Arizona Cardinals nella Week 2, i Seahawks persero le successive sei gare esterne, tra le quali quella della Week 12 contro i Baltimore Ravens, in cui riuscirono a dilapidare un vantaggio di 41-24 nell’ultimo quarto. In quell’occasione, i Ravens si imposero in overtime col punteggio di 44-41.
Le difficoltà dei Seahawks lontano da casa costarono loro il primo posto: l’ultima di campionato si sarebbe disputata a San Francisco contro i 49ers, e solo la vittoria avrebbe garantito l’accesso ai playoff.
Dopo essere finiti sotto per 14-0 all’inizio del secondo quarto, i Seahawks ritornarono in partita segnando due TDs in rapida successione prima dell’intervallo. La squadra sfruttò l’inerzia anche nel secondo tempo, ed alla fine si impose per 24-17, terminando col record di 10-6 ed approdando alla postseason.
Nei playoff i Seahawks volarono a Green Bay, per una sfida che costituiva un ritorno a casa sia per Holmgren che per Hasselbeck: il primo era stato mentore dell’allora HC gialloverde Mike Sherman, mentre il secondo aveva funto da backup del grande Brett Favre.
Chiuso il primo tempo in svantaggio per 13-6, i Seahawks tornarono in campo con gli occhi iniettati di sangue, e passarono a condurre per 20-13. Il resto dell’incontro fu una continua altalena, ed i tempi regolamentari si chiusero sul 27-27.
In overtime i Seahawks vinsero il coin toss, ed Hasselbeck dichiarò che Seattle avrebbe vinto; mal gliene incolse, dato che un suo lancio venne intercettato da Al Harris e riportato in meta per il definitivo 33-27 in favore dei Packers.

Nel 2004, con grandi speranze di vittoria nella propria Division, Seattle iniziò col piede giusto, vincendo le prime tre gare in calendario. Ma la chance di sigillare anzitempo la NFC West venne clamorosamente sprecata dai Seahawks, che dilapidarono il vantaggio di 24-7 all’intervallo sui St. Louis Rams, perdendo ai supplementari in casa col punteggio di 33-27.
Quella fu la prima di tre sconfitte consecutive, ed i Seahawks iniziarono a giocare in modo inconsistente, frustrando non poco i propri tifosi. Nel tentativo di rafforzare un reparto ricevitori di non eccelsa qualità, la formazione di Seattle acquistò una leggenda vivente come Jerry Rice dagli Oakland Raiders. Ma l’arrivo di “World” non ebbe un impatto significativo sulla squadra, che navigò intorno a quota .500 per tutta la stagione, oltretutto perdendo ancora contro i Rams.
Seattle avrebbe comunque potuto ancora vincere il titolo divisionale, in caso di vittoria: inoltre, Shaun Alexander era in piena lotta con Curtis Martin per il titolo di miglior runner NFL, ed aveva già 20 TDs all’attivo.
Alexander chiuse la regular season ad una sola yard dal rivale, chiudendo a quota 1.696; ma i Seahawks, fermando i Falcons su un tentativo di conversione da due punti, riuscirono ad imporsi per 28-26, e si laurearono Campioni della NFC West col record di 9-7.
Nel playoff, i Seahawks si ritrovarono nuovamente opposti alla loro nemesi, i Rams. Ancora una volta, la partita fu una vera e propria battaglia; con i Rams in vantaggio per 27-20, Matt Hasselbeck orchestrò un ottimo drive, desideroso di cancellare l’inglorioso finale della precedente stagione. In situazione di 4° e goal, con un’ultima chance di mandare la partita in overtime, Hasselbeck vide libero Bobby Engram in endzone; ma il passaggio gli scivolò tra le mani, ed i Rams riuscirono a spuntarla per la terza volta in stagione, mentre un frustrato e furioso Matt Hasselbeck sbattè i pugni sul terreno di gioco.

Immagine articolo

Shaun Alexander

La stagione successiva dei Sehawks è stata certamente la migliore nella storia della franchigia, che mai era approdata al Grande Ballo in oltre trent’anni di vita nella NFL.
Il periodo tra la fine della deludente stagione del 2004 e l’inizio di quella del 2005 è stato contrassegnato da numerosi cambiamenti per i Seahawks, a cominciare dal front office. Il proprietario Paul Allen ha licenziato il General Manager Bob Whitsitt (a Seattle da otto anni) il 14 Gennaio, lo stesso giorno in cui Ted Thompson giungeva dai Green Bay Packers per prenderne il posto.
Da tempo circolavano voci sul deterioramento dei rapporti tra Whitsitt e Mike Holmgren (e più o meno chiunque altro); lo stesso Holmgren in seguito ha ammesso di aver pensato di lasciare la squadra dopo una stagione, come quella del 2004, decisamente logorante sul piano personale.
All’epoca del siluramento di Whitsitt, la situazione salary cap dei Seahawks era quantomai problematica, con ben sedici free agent non ancora ri-firmati a roster, tra i quali tre stelle del calibro di Matt Hasselbeck, Shaun Alexander e Walter Jones.
Il 3 Febbraio Mike Reinfeldt, che era stato cacciato da Whitsitt, è stato nuovamente assunto in veste di consulente, con l’incarico di sciogliere quel nodo gordiano. Reinfeldt è riuscito a far siglare a Jones ed Hasselbeck dei contratti a lunga scadenza, ed a mettere il franchise tag su Alexander, fissando alcuni punti certi in vista della rimanente parte della offseason.
Dopo un’attenta ricerca, il 23 Febbraio i Seahawks hanno puntato sull’esperto Tim Ruskell come nuovo responsabile della operazioni.
La prima mossa di Ruskell, nell’ambito di un più complesso progetto di riorganizzazione del roster, è stata quella di rilasciare o non rinnovare il contratto a ben sette giocatori (Ken Lucas, Anthony Simmons, Chad Brown, Orlando Huff, Chike Okeafor, Rashad Moore e Cedric Woodard), tutti titolari in una difesa che nel 2004 non era stata certamente all’altezza.
Nel resto della offseason e fino al training camp, Ruskell ha messo sotto contratto una serie di free agent per colmare i vuoti a roster, sia in attacco che in difesa, individuando nel carattere e nell’attitudine al lavoro i criteri ispiratori del processo di selezione.
Al primo giro del draft, i Seahawks hanno posto in essere una trade down, passando dalla 23ma alla 26ma posizione per selezionare il C Chris Spencer, prodotto dell’Università del Mississippi e ricevendo una scelta supplementare al 4° giro. Hanno ceduto due scelte al 4° giro, effettuando una trade up, per puntare sul LB Lofa Tatupu (prodotto di USC), che ha poi giocato tutte le partite della stagione successiva e partecipato al Pro Bowl al suo primo anno tra i pro.
Le altre scelte sono cadute sul QB David Greene (da Georgia), sul LB Leroy Hill (da Clemson), sull’OT Ray Willis (da Florida State), sul DE Jeb Huckeba (da Arkansas), sul RB Tony Jackson (da Iowa), sul LB Cornelius Wortham (da Alabama) e sull’OG Doug Nienhuis (da Oregon State).
La regular season di Seattle si è conclusa con un eccellente 13-3, che è valso ai Seahawks il titolo della NFC West ed il vantaggio campo nei playoff; la vittoria nella Division, peraltro, è stata conseguita dopo sole undici giornate, a causa della concomitante sconfitta dei Rams il 4 Dicembre, che ha dato a Seattle la matematica certezza del primato.
Una nota di colore: alla fine della regular season, l’utilizzo da parte dei Seahawks dell’espressione “12th man” (riferita ai propri tifosi, considerati come il 12° uomo in campo) è stata contestata dalla Texas A&M University, che detiene un apposito marchio commerciale. La controversia è stata poi definita stragiudizialmente l’8 Maggio 2006; in base all’accordo così raggiunto, ai Seahawks è stato permesso di continuare ad utilizzare lo slogan, con l’obbligo di riconoscerne la paternità in capo all’ateneo texano.
La postseason è cominciata con la sfida, nel Divisional Playoff, contro i Washington Redskins. Shaun Alexander ha subito un trauma cranico nel primo quarto, ma i Seahawks sono comunque riusciti ad imporsi col punteggio di 20-10. Quella vittoria ha spezzato un digiuno di ventun anni senza vittorie in postseason. 
Matt Hasselbeck ha completato 16 passaggi su 26 per 215 yards e un TD pass, segnando a sua volta una meta con una corsa da sei yards nella terza frazione di gioco. La più lunga corsa in carriera del FB Mack Strong (38 yards) ha portato alla segnatura finale, ovvero al FG da 31 yards di Josh Brown che ha fissato il punteggio sul 20-10 a 3′ dalla fine dell’incontro.
I Seahawks sono così approdati al Championship NFC, che li ha visti opposti ai Carolina Panthers, il 22 Gennaio 2006.
Seattle ha dominato la gara dall’inizio alla fine, totalizzando qualcosa come 393 yards contro le 212 degli avversari, di cui 190 su corsa, a fronte delle sole 36 di Carolina. La difesa di Seattle ha intercettato Jake Delhomme per tre volte, ed il DT Rocky Bernard ha messo a segno due sacks. Shaun Alexander ha corso per 134 yards su 34 portate, segnando anche due TDs; Matt Hasselbeck ha completato 20 passaggi su 28 per 219 yards e due TD passes. 
Sotto per 17- 0 , Steve Smith ha rimesso in gara i Panthers, riportando in meta un punt per 59 yards. Chiusi i primi due quarti sul 20- 7, Seattle ha avuto il primo possesso del secondo tempo, e Matt Hasselbeck ha lanciato un TD pass per Darrell Jackson. A metà dell’ultima frazione di gioco, Shaun Alexander ha segnato con una corsa da una yard, portando il punteggio sul 34-7 e sigillando, di fatto la partita; un TD dei Panthers, ormai inutile, ha fissato il punteggio sul definitivo 34-14.
Battendo Carolina, i Seahawks non solo hanno terminato con un eccellente 10-0 negli incontri casalinghi, ma soprattutto hanno staccato il biglietto per il Super Bowl XL, il primo della loro storia.
La finale, svoltasi al Ford Field di Detroit il 5 Febbraio 2006 , li ha visti opposti ai Pittsburgh Steelers. Sono stati questi ultimi, però, ad imporsi col punteggio 21-10. Pur avendo conquistato un minor numero di yards rispetto ai Seahawks, (339 contro 396), gli Acciaieri della Pennsylvania hanno saputo convertire tre big plays in altrettanti TDs.
Seattle, da parte sua, è stata penalizzata da alcune chiamate arbitrali a dir poco dubbie, oltre che da palloni droppati, da una cattiva gestione dell’orologio e da un intercetto in territorio avversario che ha messo la parola fine alla partita.
Le molte chiamate controverse effettuate durante quel Super Bowl sono state ferocemente criticate sia dai tifosi che da alcuni rappresentanti dei media: sono stati in molti a suggerire che gli arbitri avessero giudicato in modo errato alcune giocate decisive dell’attacco di Seattle. Jason Whitlock, cronista del Kansas City Star, ha sintetizzato al meglio le molte opinioni negative, scrivendo, il giorno dopo la partita, quanto segue: “Leavy ed il resto della sua crew hanno rovinato il Super Bowl XL. Sono l’unico che vorrebbe sentirli difendere la propria incompetenza?
In risposta a quelle voci cririche, il portavoce della NFL Greg Aiello ha rilasciato una dichiarazione del seguente tenore: “La gara è stata diretta correttamente, incluse, come nella maggior parte degli incontri NFL, alcune giocate che hanno suscitato disaccordo sulle decisioni prese dagli arbitri.”
La partita ha messo fine ad una grande stagione, condizionata dalle lamentele per l’arbitraggio.

Immagine articolo

Lofa Tatupu al placcaggio

Quella del 2006 è stata la 31ma stagione dei Seahawks nella Lega.
In occasione del draft, la franchigia dello Stato di Washington ha selezionato il CB Kelly Jennings (da Miami), il DE Darryl Tapp (da Virginia Tech), l’OG Rob Sims (da Ohio State), il FB David Kirtman (da USC), il P Ryan Plackemeier (da Wake Forest), il WR Ben Obomanu (da Auburn). Va segnalato, nel mercato dei free agents, un arrivo importante: quello del WR Deion Branch, già Campione del Mondo ed MVP del Super Bowl con i Patriots, passato ai Seahawks dopo un lungo holdout.
Grazie ad un record di 9-7, la formazione guidata da Mike Holmgren si è aggiudicata nuovamente il titolo divisionale, conquistando l’accesso ai playoff.
Nel turno di Wild Card, i Seahawks (con il quarto seed nella NFC) hanno dovuto fronteggiare in casa i Dallas Cowboys (che avevano il quinto). Nel primo quarto, Seattle ha aperto le marcature con un FG da 23 yards, cui ha risposto il kicker di Dallas Martín Gramatica, che ne ha piazzato tra i pali uno da 50.
Nella seconda frazione di gioco, Seattle si è riportata in vantaggio ancora con Brown, autore di un calcio da 30 yards. Ma Dallas è ripassata a condurre appena prima dell’intervallo, con un TD pass di Tony Romo per il WR Patrick Crayton.
Nel terzo quarto, i Seahawks sono tornati avanti grazie al lancio vincente da 15 yards di Matt Hasselbeck per il TE Jerramy Stevens.
Ma sul successivo kickoff, i Cowboys sono ripassati a condurre, grazie ad un prodigioso ritorno in meta da 93 yards del WR Miles Austin.
Nell’ultimo quarto, Dallas ha incrementato il vantaggio con Gramática grazie ad un FG da 29 yards. In seguito, Seattle è di nuovo tornata avanti: dapprima recuperando nella endzone avversaria un fumble commesso da Terry Glenn dopo un gran colpo sferratogli dal rookie CB Kelly Jennings, e poi grazie al secondo TD pass (stavolta da 37 yards) di Hasselbeck per Stevens (seguito da una mancata conversione da due punti).
I Cowboys si sono riportati in buona posizione per segnare verso la fine dell’incontro, ma Romo, schierato come holder in occasione di un FG, ha perso palla, cercando poi di correre per conquistare il primo down o varcare la goal line; ad impedirglielo, il placcaggio portato dalla SS Jordan Babineaux. I Seahawks hanno quindi cercato di consumare più tempo possibile sull’orologio.
Con 2” ancora da giocare, Dallas ha avuto ancora un’ultima possibilità: ma l’Hail Mary Pass di Romo è stato deflettato, e Seattle si è aggiudicata l’incontro.
Con la vittoria, i Seahawks hanno migliorato il record complessivo, passando sul 10-7 ed approdando al Divisional Playoff contro i Chicago Bears.
Reduci dalla vittoria contro Dallas, i Seahawks sono volati al Soldier Field per affrontare la miglior squadra della propria Conference.
Nella prima frazione di gioco, Seattle si è subito trovata in svantaggio: a portare avanti i Bears è stato il RB Thomas Jones, con una corsa da nove yards.
Nel secondo quarto, i Seahawks sono passati a condurre, con il TD pass da 16 yards di Hasselbeck per il WR Nate Burleson. Ma immediatamente dopo la segnatura, Chicago ha risposto con il TD pass da 68 yards di Rex Grossman per il WR Bernard Berrian.
I Seahawks sono ritornati in vantaggio grazie a Shaun Alexander, autore di una corsa vincente da quattro yards: ma Jones ha colpito nuovamente, con una corsa da sette yards.
Nella terza frazione, Seattle si è riportata in avanti col FG da 40 yards di Josh Brown, mentre Alexander ha messo a segno un’altra meta, correndo per 13 yards.
Tuttavia, nell’ultimo quarto, Chicago ha pareggiato con il FG da 41 yards messo a segno da Robbie Gould, e la partita è andata ai supplementari. In overtime, i Seahawks hanno vinto la coin toss e ricevuto per primi. Hasselbeck ha portato la squadra in prossimità della metà campo, ma nell’ultimo terzo down della gara, ha lanciato la palla fuori da campo.
In situazione di 4° down, i Seahawks hanno calciato il punt; i Bears sono riusciti a mettere Gould in condizione di calciare un FG da 49 yards, che ha dato loro la vittoria e li ha proiettati al Grande Ballo (poi perso contro i Colts, n.d.r.).
Con la sconfitta, il bilancio complessivo di Seattle è stato di 10-8.

La stagione 2007 dei Seahawks ha visto alcuni cambiamenti, a partire dall’offseason. Il DE Grant Wistrom, anziché chiedere di rinegoziare il proprio contratto, ha preferito ritirarsi, mentre il WR Darrell Jackson è stato ceduto ai San Francisco 49ers in cambio di una quarta scelta. Il TE Jerramy Stevens è stato rilasciato dopo l’arresto per guida in stato d’ebbrezza in Arizona, firmando poi per i Tampa Bay Buccaneers; l’altro TE Itula Mili è stato rilasciato in Gennaio per fare posto al WR Ben Obomanu. Infine, il C Robbie Tobeck si è ritirato il giorno successivo alla sconfitta nel Divisional Playoff contro i Chicago Bears.
Al draft, i Seahawks hanno speso la prima scelta sul CB Josh Wilson (prodotto di Maryland); gli altri giocatori selezionati sono stati il DT Brandon Mebane (California), il DE Baraka Atkins (Miami – Florida), la G Mansfield Wrotto (Georgia Tech), il LB Will Herring (Auburn), il WR Courtney Taylor (Auburn), il WR Jordan Kent (Oregon) e la G Steve Vallos (Wake Forest).
La squadra ha chiuso la stagione regolare con il record di 10-6, aggiudicandosi il quarto titolo divisionale consecutivo e la quinta apparizione di fila ai playoff. Inoltre, i Seahawks hanno stabilito un record NFL per il minor numero di penalità da quando la Lega è passata a 16 giornate, commettendone solo 59.
Nella sfida di Wild Card, Seattle si è trovata opposta ai Washington Redskins.
Gli uomini di Holmgren hanno battuto i Pellerossa, grazie ad un’ottima prova in attacco ed in difesa. Le segnature sono arrivate su corsa (Leonard Weaver), su ricezione (D.J. Hackett), su ritorno di intercetto (Marcus Trufant e Jordan Babineaux) e su FG (due di Brown). Per i Redksins, hanno segnato Randle El e Santana Moss; il punteggio finale è stato di 35-14 in favore di Seattle.
L’avventura in postseason dei Seahawks si è conclusa ancora una volta nella “Frozen Tundra” di Green Bay: sotto una nevicata fittissima e dopo una partenza stentata (due fumble di Ryan Grant in 69″), Brett Favre e compagni si sono ripresi alla grande, finendo per imporsi con un perentorio 42-20.

La stagione 2008 è sembrata la fine di un’era, con Mike Holmgren intenzionato a ritirarsi al termine del campionato. Anche il dominio dei Seahawks nella propria Division, che durava da cinque anni, è sembrato venir meno.
Prima ancora che la stagione iniziasse, Seattle ha trovato un nuovo RB, Julius Jones (proveniente dai Cowboys), chiamato a rimpiazzare Shaun Alexander.
Sin dall’inizio è parso chiaro che la stagione sarebbe stata difficile, dopo che i Seahawks sono stati maltrattati dai Buffalo Bills per 34-10 nell’opener in trasferta. Già privi di Deion Branch e Bobby Engram, i Seahawks hanno perso anche Nate Burleson per l’intera stagione, a causa di un infortunio al ginocchio.
Una settimana dopo, Seattle ha perso ancora, stavolta in overtime per 33-30 contro i diretti rivali dei San Francisco 49ers. La riscossa è giunta nella giornata successiva, con la vittoria per 37-13 contro i St. Louis Rams: i Seahawks speravano di riprendersi, approfittando del turno di riposo e del rientro di Branch ed Engram. Ma gli infortuni hanno continuato a falcidiare la squadra: con Hasselbeck fermato da problemi alla schiena, la squadra è precipitata in una spirale negativa, perdendo nove incontri su dieci e rimanendo esclusa dalla lotta per i playoff.
Seattle ha poi vinto due delle rimanenti tre gare in calendario, una delle quali per 13-3 sui New York Jets in una giornata nevosa al Qwest Field, che ha estromesso i biancoverdi dalla corsa alla postseason.
Quella deludentissima stagione si è chiusa per i Seahawks con un pessimo 4-12.

Dopo un decennio, nel 2009 le redini della squadra sono passate dalle mani di Mike Holmgren a quelle di Jim Mora Jr. L’esordio è stato positivo, con un perentorio 28-0 rifilato ai Rams tra le mura amiche del Qwest Field.
Dopo la sconfitta esterna per 23-10 per mano dei San Francisco 49ers, i Seahawks hanno fatto ritorno a casa, ma solo per essere sconfitti per 25-19 dai Chicago Bears; in quell’occasione, hanno indossato una divisa verde fosforescente, che da quel momento ha suscitato una diffusa ilarità in tutta la Lega, mentre Seneca Wallace ha fatto il suo esordio in cabina di regia al posto dell’infortunato Matt Hasselbeck.
Giunti alla terza sconfitta consecutiva con la batosta per 34-17 contro gli Indianapolis Colts, i Seahawks hanno finalmente vinto il primo incontro per 41-0 contro i Jacksonville Jaguars: il rientrante Hasselbeck ha lanciato ben quattro TD passes. Seattle, però, non è stata in grado di sfruttare l’inerzia, perdendo i due incontri successivi, inframmezzati dal turno di riposo.
Dopo la vittoria casalinga sui Detroit Lions, le difficoltà in trasferta sono proseguite, con le sconfitte esterne per mano degli Arizona Cardinals e dei Minnesota Vikings, che li hanno di fatto estromessi dalla corsa ai playoff.
La prima vittoria esterna è giunta contro i disastrosi St. Louis Rams, seguita dal successo casalingo contro i 49ers, grazie al FG da30 yards di Olindo Mare.
Quello è stato però l’ultimo momento positivo della stagione, dato che Seattle ha perso le ultime quattro partite in calendario, chiudendo con un pessimo 5-11.
La striscia perdente nel finale di stagione è costata il posto a Jim Mora Jr., per rimpiazzare il quale è stato ingaggiato l’ex HC di USC, Pete Carroll.

Immagine articolo
Il sopra riportato testo costituisce una traduzione dell’elaborato originale, i cui diritti di proprietà intellettuale ed economica spettano al relativo Autore.

Questo articolo è stato pubblicato da warner75 il 13 maggio 2008

One thought on “La Storia dei Seahawks

  1. Grazie! Mi sono un pò ricostruito i miei primi anni da tifoso di football, da sempre amante dei Seahawks, li avevo scelti da ragazzino per il loro spettacolare marchio. Grazie ancora!

    Reply
Click on a tab to select how you'd like to leave your comment

Leave a reply

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>