Ma i Cowboys non stavano a Dallas???

I Las Vegas Cowboys militarono per sole due stagioni nell’instabile Continental Football League, trasformandosi da fanalino di coda a primi della classe, e sfiorando l’ultima finale nella storia della Lega.
Sfortunatamente per loro, i Cowboys erano anche un team che godeva di scarsa attenzione, in una città non particolarmente avvezza al pro football.
Era una squadra composta di giovani, ansiosi di mettersi in mostra, e pur essendo la migliore della Division, non ebbe mai davvero la possibilità di dimostrare appieno le proprie qualità.
I Cowboys del 1969 furono un’entità del tutto diversa da quella della stagione precedente. C’era una nuova dirigenza, un nuovo coaching staff e, con l’eccezione di otto giocatori, un roster completamente rinnovato. La loro fu la svolta più importante nella breve storia della Continental Football League.
La squadra della stagione 1968 era stata in qualche modo “indesiderabile”. Passati alla ContFL dopo che i Quad Cities Raiders avevano chiuso i battenti, i Cowboys non riuscirono a vincere nemmeno una partita in casa, si accaparrarono pochi giocatori di livello e non conquistarono molti tifosi.
Non sorprende, quindi, il record finale di 1-9: la vittoria che evitò il “cappotto” fu quella per 14-6 contro i Sacramento Capitols.
La regular season 1969 si chiuse invece con un ottimo 8-4, alla pari con i Capitols in vetta alla Pacific Division.
Nel Divisionall Playoff, i Cowboys stesero i californiani con un perentorio 31-0. Una settimana più tardi, persero contro i San Antonio Toros per 21-17 all’Alamo Stadium, nella gara che metteva in palio l’accesso alla finalissima della Continental Football League.
Il team era allenato e gestito da Paul Massey, che era stato assistant coach di Lou Saban sia a Maryland che ai Denver Broncos.
Larry Luongo, uomo d’affari della East Coast, venne ingaggiato per occuparsi degli aspetti manageriali e delle pubbliche relazioni dei Cowboys. Aveva esperienze come scout e reclutatore con Massey, sia a Maryland che a Denver: ed allenò anche gli stessi Cowboys.
Due degli assistenti di Massey avevano giocato nella AFL.
Jim McMillin, che aveva intercettato 14 passaggi in una carriera di 6 anni sia per i Broncos che per gli Oakland Raiders, fungeva da Defensive Coordinator. Max Leetzow, che aveva giocato a Idaho, era stato una quarta scelta dei Broncos.
Si era guadagnato il posto da titolare a Denver nel 1965, ma gli infortuni al ginocchio subiti nel 1967 e nel 1968 avevano messo la parola fine alla sua carriera. Un terzo assistente, Dick Pruitt, era nativo di Las Vegas, e nel 1968 aveva giocato nei Cowboys come quarterback.
I giocatori arrivavano da ogni parte del Paese. Alcuni dal college, altri dalla AFL e perfino dalla NFL.
Ciò dimostrò che giovani e bravi atleti erano pronti a giocare per qualunque cifra, desiderosi di cogliere la chance di militare in una Lega più grande. Era un gruppo di giovani uomini che cercavano di aiutarsi vicendevolmente a salire di livello.
La squadra si amalgamò rapidamente, e divenne una forza riconosciuta da tutti in quella stagione. Avevano un attacco stratosferico sui passaggi, una difesa tosta ed un ex PK della AFL.
Allora, che accadde? Perché la squadra chiuse i battenti dopo quella stagione? Per soldi, principalmente.
Un milionario di nome Thomas M. Redmond, di Anderson, Indiana, che aveva fatto fortuna con le assicurazioni, era il proprietario dei Cowboys. Decise di divenire proprietario di una squadra nella Città dei casinò, con la speranza, un giorno, di fare altrettanto nella NFL. In buona sostanza, non era diverso dai giocatori che pagava. Era qualcuno che cercava di raggiungere la vetta giocando ad un livello inferiore.
Alla fine della stagione, il suo sogno era ormai infranto; ciò perché il boss si era accorto che essere proprietario di un team di professionisti richiedeva tempo, sforzi e clienti che pagassero: categoria, quest’ultima, ben difficile da trovare a Las Vegas.
La capitale del Nevada è un posto difficile per il football. Altre squadre professionistiche, come i Las Vegas Calvary della CFL ed i Las Vegas Outlwas della XFL l’avrebbero scoperto più tardi: a loro spese… Sembra ci siano sempre troppe cose da fare.
All’epoca, tutti nella comunità locale volevano un favore per i loro servizi. Le unità di soccorso non venivano fornite alla squadra, a meno che la dirigenza pagasse un prezzo consistente.
Nessuno avrebbe accettato biglietti in cambio delle proprie prestazioni; tutto e tutti sembravano volere denaro o ricevere compensi.
Ciò non significa che Massey e Luongo non si dessero da fare nei rapporti con la comunità. Blocchetti di biglietti venivano venduti al Caesar’s Palace, e che venivano a loro volta forniti a circoli giovanili della zona. Ingaggiarono la banda giovanile di Las Vegas, ed indissero un concorso per eleggere “Miss Cowboy” ed una squadra di cheerleaders.
Massey fece dei controlli sull’industria del gioco, e scoprì che la maggior parte degli addetti avevano il giorno di riposo il Martedì, così scelse quella sera per le gare interne, dopo aver inizialmente puntato sulla Domenica. Venne scelto quel giorno per non interferire con il football liceale, con le partite della UNLV o con “Il combattimento della settimana” del promoter Bill Mille.
Ma nonostante tutto, non c’era il benché minimo sostegno.
I Cowboys non avevano alcuna visibilità sui media, né in TV né alla radio, anche se l’emittente KLAV si offrì di trasmettere gli incontri casalinghi alla radio per un costo totale di 1.800 $ (200 $ per ciascuna delle nove partite interne).
L’emittente, di proprietà dell’eccentrico Howard Hughes, offrì persino spazi pubblicitari gratis per eventuali sponsor. Tutto quello che dovevano fare era pagare i costi della linea. Nessuno si fece avanti.
Le operazioni di Hughes sembrarono riscuotere un certo successo, quando fu annunciato che un blocchetto di 400 biglietti era stato acquistato per tutti i dipendenti per le gare casalinghe. “Se porti un vincente“, venne promesso alla dirigenza, “riempiremo lo stadio“.
Quest’ultimo, se così lo si vuol chiamare, era quanto di più lontano potesse esservi da un impianto per il football.
Il Cashman Field, utilizzato per rodei e corse di stock car, aveva sedili di cemento, bagni piccoli e fatiscenti: per non parlare degli spogliatoi, un vero disastro.

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L’attuale versione del Cashman Field

Massey era giunto direttamente dai Broncos ed aveva notizie di prima mano su giocatori che venivano tagliati o rilasciati dal team del Mile High. Non meno di nove giocatori venivano dai Broncos.
Ogni uomo a roster aveva partecipato ad un qualche tipo di camp – AFL, NFL, Canadian e Continental Football League.
Tutti avevano delle qualità che avevano attratto le “grandi Leghe”, ed in cambio gli era stata data “un’occhiata”.
I Cowboys avevano giocatori di esperienza.
Il QB titolare Dewey Warren aveva giocato con i Cincinnati Bengals nel 1968, disputando 6 partite da titolare con la loro maglia.

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Dewey Warren

Ron McCall, LB All-American a Weber State, era stato draftato dai Chargers al secondo giro, ed aveva passato 2 stagioni a San Diego.
Larry Cox, tackle All-American ad Abilene Christian, aveva giocato tre stagioni con i Broncos.
Jim Boudreaux ne aveva giocate altrettante con i Boston Patriots.
Sette altri giocatori avevano passato almeno una stagione con una formazione AFL o NFL.
I Cowboys avevano a roster il Rookie of The Year AFL del 1966, il RB Bobby Burnett. Quest’ultimo, il quale aveva messo a segno il TD della vittoria nel Cotton Bowl del 1965 che aveva dato il titolo nazionale ad Arkansas, aveva giocato due stagioni con i Buffalo Bills, prima di un serio infortunio al ginocchio che ne aveva minato la carriera. Era rientrato dopo quasi due stagioni di inattività, per far parte del roster dei Broncos all’apertura della stagione 1969. Firmò per i Cowboys dopo cinque partite di campionato: quella del 1969 sarebbe stata la sua ultima stagione.

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Bobby Burnett in azione

Las Vegas schierava anche il minuscolo CB Marvin Pettaway, che giocò a football dal 1966 al 1975 in quattro diverse Leghe, dalla West Coast alla sponda atlantica, e venne poi introdotto nell’American Football Association’s Minor League Football Hall of Fame.
In dieci stagioni, ritornò 123 punts per 1.266 yards (10.3 di media) e 140 kickoffs per 3.706 yards (26.4 di media), record di ogni tempo di tutte le Leghe minori.
Un altro giocatore interessante era Teddy Washington, poi noto come Sultan Salaam. Aveva giocato con i Bengals nel 1968, dopo essere uscito da San Diego State. E’ il padre di Rashaan Salaam, stella di Colorado e vincitore dell’Heisman Trophy, nonché prima scelta dei Chicago Bears (nel draft 1995, n.d.t.).
Las Vegas si trovò a giocare in un’epoca nella quale non esistevano gli specialisti – niente “third down backs”, niente nickelback, e niente pass rushers.  A quei tempi, la AFL e la NFL avevano solo 40 giocatori a roster.
Nel 1968, i Cowboys avevano perso all’incirca 140.000 $ durante la stagione, e Redmond sapeva di dover necessariamente apportare dei cambiamenti nel front office, al fine di creare una “nuova” immagine dei Cowboys, che potesse attirare i tifosi del posto.
Ingaggiare Massey fu il primo passo. Con i suoi soldi e gli agganci di Massey con squadre AFL teams, Redmond sentiva di non poter perdere.
Il training camp iniziò il 14 Luglio al Cashman Field con 45 giocatori.
I Cowboys avevano un nuovo coaching staff, un roster pressoché nuovo, ed una nuova vita davanti.
Allenandosi due volte al giorno con oltre 40° di temperatura, i “nuovi” Cowboys erano in buona forma per la prima gara, contro i Mexico Golden Aztecs, in programma a Monterrey il 2 Agosto. Due giorni prima della partenza per il Messico, Massey mise sotto contratto due ex giocatori AFL, che in precedenza avevano giocato per i Broncos, e che avrebbero dato ai Cowboys una leadership da veterani.
Bob Humphreys, ai Broncos nel 1967 e nel 1968, fu scelto per il ruolo di place-kicker. Bob Scarpitto, con 8 stagioni AFL sulle spalle, fu ingaggiato per giocare da WR e punter. Era il giocatore più esperto a roster. Nel 1968, Scarpitto era stato ceduto dai Broncos ai Boston Patriots. Dopo quella stagione Scarpitto, che aveva interessi economici nell’area di Denver, si era ritirato ed aveva fatto ritorno in Colorado. Ingaggiato da Massey, avrebbe dovuto calciare i punt per i Cowboys e dare un apporto rilevante nella posizione di flanker. La sua trasferta in Messico fu l’ultima con Las Vegas. Poco dopo l’incontro, i Patriots annunciarono che Scarpitto era ancora contrattualmente obbligato nei loro confronti, ed essendosi ritirato dal football non poteva giocare con nessun’altra squadra. Ancora una volta, Scarpitto si ritirò.

Humphreys, altro ex giocatore dei Broncos, non ebbe simili problemi, divenendo il kicker dei Cowboys per quella stagione.
Giocando spezzoni di due stagioni a Denver, il prodotto di Wichita State aveva segnato 19 extra points su 20 ed 8 FG su 20 con i Broncos. All’età di 29 anni, era il più vecchio tra i Cowboys.

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In occasione della gara contro i Golden Aztecs, i Cowboys furono accolti da ben 18.276 tifosi, che assistettero ad una furiosa battaglia in un caldo asfissiante. La formazione messicana aveva già disputato un’amichevole contro i Chicago Owls, finita sul 14-14.
Gli Aztecs Mexico erano un expansion team, composto da molti giocatori di origine texana ed erano di proprietà di un uomo d’affari di San Antonio.
Las Vegas aveva due rookie QBs, Terry Stone (dall’Università di New Mexico) e Bill Casey (da UNLV). Entrambi erano in piena lotta per il posto da titolare.
Stone era stato il miglior passatore della Nazione nel 1967 con i Lobos. Casey aveva giocato una stagione con i Rebels, portandoli al record di 8-1 nel 1968. Sfortunatamente per lui, non poté giocare la prima partita a causa di un’infezione ad un orecchio.
Stone giocò tutto l’incontro, completando 9 passaggi su 22 per 153 yards nella sua prima gara da professionista.
Sei di quei completi giunsero nell’ultimo quarto, e consentirono ai Cowboys di rimontare. I messicani guidavano per 7-0, quando i Cowboys pareggiarono nel terzo periodo. Dopo tre completi di Stone, il RB Mike Vogel, da San Fernando Valley State, corse in endzone per 11 yards.
I Cowboys sembravano sul punto di vincere l’incontro verso la fine dell’ultimo quarto, con la palla sulla linea delle 4 yards dei Golden Aztecs. Humphreys entrò per tentare una conversione da 11 yards, ma la palla sfuggì di mano a Stone, ed il calcio venne parzialmente bloccato. James Gibson recuperò il pallone e corse per 97 yards, segnando il TD del 13-7.
Las Vegas aveva ancora una possibilità, e Stone riportò i suoi in avanti, fino in raggio da segnatura, ma tutti e quattro i tentativi di passaggio finirono incompleti, con i Cowboys sulle 14 avversarie.
Dopo la sconfitta, i Cowboys si prepararono alla partita successiva contro i Portland Loggers, già Orange County Ramblers, che avevano disputato le due precedenti finalissime della ContFL. In due stagioni avevano un record complessivo di 21-3.
Casey giocò la sua prima gara da titolare, di fronte ai tifosi di casa. Il ragazzo di Las Vegas non deluse le aspettative, e si rivelò molto preciso, completando 11 passaggi su 14 per 131 yards e tre TDs, cui si aggiunse una sneak nel secondo quarto.
Humphreys mise a segno 2 FGs – da 44 e 25 yards – ed i Cowboys piegarono i Loggers per 34-7.
Portland non entrò mai in partita, ed i Cowboys intercettarono tre passaggi, concedendo un solo drive vincente, dopo aver chiuso il primo tempo sul 31-0.
Il 12 Agosto, i Cowboys ingaggiarono probabilmente la persona più importante per trasformare una “buona squadra” in una “grande squadra”: si trattava del QB Dewey Warren. Il giocatore, soprannominato “Swamp Rat” (topo di palude, n.d.t.) era stato appena rilasciato dai Bengals, dopo l’arrivo di Greg Cook al training camp.
Dal tosto ex All-American da Tennessee ci si aspettavano grandi cose, ed un valido contributo ai Cowboys in una posizione rilevante, che solo l’esperienza poteva dare. Warren aveva riscritto il libro dei record su passaggio ai tempi di Knoxville, completando 258 passaggi su 440 per 3.357 yards e 27 TDs.
Nelle sue tre stagioni come QB dei Volunteers, aveva guidato questi ultimi al record complessivo di 25-6-2 ed al titolo della Southeast Conference nel 1967.
L’arrivo di Warren non significava né automaticamente assegnargli il posto da titolare, né che tutti i giocatori dei Cowboys fossero lieti che a ciò avesse provveduto la stampa locale. Un compagno di squadra si spinse oltre, dichiarando in un editoriale apparso su un quotidiano che Casey e Stone “meritavano una chance di giocare da titolari“, per il fatto di essere in squadra sin dalla metà di Luglio
Con i quotati Fort Worth Braves in arrivo a Las Vegas, tutti e tre i giocatori avrebbero avuto la possibilità di mettersi in mostra.

Fort Worth aveva giocato nella Texas Football League, che si era fusa con la ContFL nel 1969. Erano dati come contendenti per il titolo della Texas Division, e quando l’ex All-American dei Texas Longhorns Chris Gilbert firmò per loro, ebbero da subito grande credibilità.

Ma a brillare fu il passing game di Las Vegas: tre diversi QBs lanciarono complessivamente 245 yards in 17 completi.
L’attacco dei Cowboys totalizzò 347 yards e 17 primi down.
Casey partì da titolare e lanciò bene, con 5/10 per 72 yards ed un touchdown, con un TD pass da 34 yards per Hendricks che portò in vantaggio i Cowboys.
Warren giocò solo un quarto per intero, con 8/10 per 111 yards, incluso il TD pass della vittoria da 24 yards per Lindsey all’inizio del’ultima frazione di gioco.
Stone completò otto passaggi per 69 yards e lanciò due intercetti, l’ultimo dei quali, riportato in meta, diede ai Braves la segnatura della bandiera. I Cowboys vinsero per 20-7 e chiusero la preseason sul 2-1.
Ad una settimana dall’inizio della regular season, a Warren fu assegnato il posto da titolare.
Casey, che aveva fatto un ottimo lavoro nelle 2 gare giocate, divenne il backup e Stone passò alla “taxi squad”.

Il primo incontro stagionale ebbe luogo a Spokane il 23 Agosto. Gli Shockers erano allenati da Hugh “Bones” Taylor, ex DE dei Washington Redskins.
Warren mostrò ai 9.876 spettatori del Joe Albi Stadium perché era stato nominato titolare dai Cowboys. Completò 17 passaggi su 28 per 220 yards e 2 touchdowns; ma la gara non fu facile per i Cowboys.
Las Vegas si portò rapidamente sul 7-0 grazie al FB Jim Hageman, veterano della ContFL, che corse per 6 yards fino in endzone.
Verso la fine del secondo quarto, il vantaggio salì a 14-0, quando Warren imbeccò Washington con un TD pass da 24 yards.
Gli Shockers tornarono in vita nel secondo tempo, e si riportarono a -1 a metà dell’ultimo quarto. Ma Warren ed i Cowboys misero il risultato in cassaforte a 4’34” dal termine, con il suo TD pass da 28 yards per Lindsey.
I Cowboys avevano giocato bene in attacco, e messo a segno delle ottime giocate difensive quando era stato necessario.
Jim Lavrusky, forte LB che aveva giocato per Massey a Maryland, e proveniente dall’area del fiume Ohio (PA.), intercettò due passaggi.

Gli avversari successivi erano i San Antonio Toros, miglior formazione della Texas Division. Erano una squadra tosta, che aveva dominato la TFL nelle 2 precedenti stagioni.
Las Vegas si trovava opposta al team più forte che avesse mai affrontato. All’incirca 6.585 tifosi si presentarono all’incontro (si seppe poi che, in realtà, erano solo 3.750), in occasione del primo Tuesday Night stagionale.
I Toros si portarono sul 14-0 nel primo quarto, controllando molto bene il pallone. I Cowboys rimontarono nel secondo quarto, pareggiando grazie a Warren ed alla propria difesa.
Warren segnò con una sneak da 2 yards, poi imbeccò il suo TE Rick Carlson verso la fine del primo tempo con un TD pass da 7 yards.
Nessuna delle squadre riuscì a segnare mete nel secondo tempo, ma i Cowboys, grazie a due FGs di Humphreys (da 23 yards nel terzo quarto e da 36 nell’ultimo) si portarono sul 20-14.
I Toros tentarono fino all’ultimo di vincere, ma Bob Burton recuperò un fumble in territorio di Las Vegas.
San Antonio aveva conquistato ben 344 yards in attacco, ma non era riuscita a segnare nel secondo tempo.
I Cowboys si portarono sul 2-0 nella Pacific Division.

Nello stravagante mondo della ContFL, volarono a Seattle per affrontare i Rangers solo quattro giorni dopo.
In quel periodo, i Cowboys avevano ingaggiato Mike Tomasini, da poco rilasciato da Denver. Tomasini era stato All-American in 2 diverse discipline al Colorado State College (l’attuale Università di Northern Colorado) e selezionato al 10° giro dagli Atlanta Falcons nel 1968. Il massiccio lineman venne schierato in posizione di DE per la gara di Seattle, anche se poi venne spostato a tackle nelle settimane seguenti, dopo la firma di altri linemen. Stanchi per il poco riposo di cui avevano fruito, i Cowboys esaurirono la fortuna, venendo piegati per 20-3 dai Rangers.
Davanti a 5.590 tifosi, i Rangers corsero per 207 yards e fecero pagare caro ogni errore a Las Vegas. I Rangers concessero solo un FG da 12 yards di Humphrey nel secondo quarto. Warren cedette il posto a Casey nel terzo periodo.

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I Cowboys avevano solo undici giorni prima della partita successiva, fissata per il 16 Settembre in casa contro Sacramento, squadra sul 2-0 ed in vetta alla Division.
La AFL e la NFL avevano cominciato a rilasciare giocatori dopo l’ultima serie di tagli, e Massey, grazie ai suoi molti contatti, ne approfittò. Nei giorni successivi alla partita contro Seattle, mise sotto contratto cinque giocatori provenienti dalle Leghe maggiori.
I più importanti erano due DL ed un LB.
Larry Cox, ex Broncos, era stato l’ultimo giocatore tagliato a Denver. Cox si rivelò da subito un’ottima scelta, divenendo uno dei DT più dominanti della ContFL, e fu eletto All- Pacific.
L’altro DL era Lew Kamanu, che aveva giocato per due stagioni con i Detroit Lions ed era stato una stella di Weber State. Giocava da DE, ed il suo ingaggio permise ai Cowboys di spostare Tomasini in posizione di DT.
La linea difensiva dei Cowboys era stata un pò sospetta ad inizio stagione; la stazza c’era, ma non la velocità.
Fatta eccezione per il DE Steve Booras, i DL di Las Vegas erano modesti. Con la firma di Tomasini, Cox e Kamanu, i Cowboys potevano vantare il miglior “Front Four” della Lega.
Booras, l’unico giocatore che rimase per tutta la stagione, giocò un buon football, e nel 1970 passò alla CFL, dove venne eletto All-Eastern Division con la maglia dei Montreal Alouettes.
Cox fu nominato All-League nel 1969, mentre Tomasini e Kamanu dominarono il lato destro della linea di scrimmage.
Con quei quattro, Las Vegas poteva vantare la linea difensiva più esperta della ContFL.
McCall, ex linebacker di Weber State, veniva direttamente dai San Diego Chargers; era stato un grande giocatore dei Wildcats al college, ed aveva disputato l’East-West Shrine Bowl. Giunto a Las Vegas, gli fu assegnato il posto da titolare fin dal primo incontro.

I Capitols arrivarono a Las Vegas da favoriti, dopo aver sconfitto Seattle e West Texas. Se ne andarono al secondo posto, dietro i Cowboys; questi ultimi furono però la squadra migliore quel Martedì sera, ed infatti li spazzarono via con un perentorio 24-7.
Grazie al contributo dei neo-acquisti Cox e Kamanu, concessero sole 33 yards su corsa agli avversari, e misero a segno quattro sacks ai danni dei QBs di Sacramento.
Warren giocò un’altra buona gara, completando 16 passaggi su 31 per 158 yards e 2 touchdowns.
Imbeccò Ace Hendricks 5 volte per 85 yards ed un TD verso la fine del secondo quarto, portando i Cowboys sul 21-7.
Henry Jones, proveniente da Denver ed ingaggiato dai Cowboys all’inizio di quella settimana, conquistò 40 yards su 11 portate. Poco dopo l’incontro, Jones fece ritorno ai Broncos a causa di un infortunio subito da Floyd Little.
Quella fu però una mossa sfortunata per la sua carriera: Jones, infatti, portò palla una sola volta per tre yards a Denver,e non giocò più nella NFL dopo la stagione 1969.

I Cowboys andarono in trasferta a Midland, Texas per affrontare i West Texas Rufnecks, allenati da Lou Rymkus, già AFL Coach of the Year nel 1960. La partita si annunciava interessante: i Rufnecks, infatti, avevano appena rilevato dodici giocatori dei Mexico Golden Aztecs, che avevano chiuso i battenti.
Con la perdita del loro nuovo runner, tutto il peso della gara finì ancora sulle spalle di Warren. Ed ancora una volta, questi non fallì: completò 24 passaggi su 46 per 248 yards e tre TDs, tutti lanciati nel secondo tempo.
L’inizio dell’incontro fu una battaglia a colpi di FG tra i 2 kickers, Humphreys da una parte e Tim Vinyard, ex di Texas Tech (già primatista della Southwestern Conference con un calcio da 55 yards); il punteggio si fissò sul 6-6.
Improvvisamente, i Rufnecks si svegliarono, segnando due TDs nel secondo quarto e chiudendo sul 20-6 all’intervallo.
Nel secondo tempo, Warren si mise all’opera, imbeccando Lindsey con due TD passes da 13 e 8 yards, cui seguì un FG di Humphreys.
Ma i Rufnecks risposero con un altro TD verso la fine della partita, ripassando in vantaggio per 27-23.
Warren salì in cattedra: anzitutto lanciò un TD pass da 40 yards per Hendricks, che però fu considerato incompleto perché apparentemente ricevuto fuori dal campo.
Dopo un altro completo buono per un primo down, Warren sfuggì in scramble alla pass rush dei Rufnecks e lanciò un TD pass che tagliò tutto il campo, venendo ricevuto da Hendricks, solo soletto in endzone.
Il TD giunse a 1’27” dal termine, ed i Cowboys tornarono dal Texas con la vittoria per 30-27.
Diretto da arbitri del Texas, l’incontro vide moltissime penalità contro Las Vegas, per un totale di ben 119 yards.
Molte chiamate non vennero effettuate; altre, assolutamente ovvie, vennero ignorate e quasi costarono la vittoria ai Cowboys
La dirigenza di Las Vegas rimase così frustrata da mandare una lettera agli uffici della ContFL, chiedendo, in caso di ulteriori partite in Texas, che non venissero più impiegati arbitri del posto.
La partita del 1° Novembre contro gli stessi Rufnecks a Midland venne cancellata.

Sacramento tornò a far visita ai Cowboys la settimana dopo, ed ancora una volta fu la squadra di casa ad imporsi.
I Cowboys avevano messo sotto contratto Bobby Burnett in settimana, per migliorare un attacco su corsa asfittico. Nelle loro prime cinque partite, solo in un’occasione i Cowboys erano riusciti a correre per 100 o più yards; 137 erano state, infatti, quelle conquistate il 16 Settembre contro i Capitols.
Ne guadagnarono solo 48, ma Warren giocò un altro incontro stellare, con 22 completi per 327 yards e 2 TD pass per Hendricks, che ne ricevette sei per 111 yards.
Dapprima ricevette il TD pass da 51 yards con cui si aprirono le segnature, poi uno da 34 che fissò il punteggio sul 21-0.
Vogel mise a segno un TD con una corsa da due yards nel terzo periodo.
La partita fu una sorta di “prima uscita” per Vogel, che aveva giocato alle spalle di Washington per la maggior parte della stagione fino a quel momento. Giocò anche da punter, corse per 52 yards su 10 portate e ricevette altri 10 passaggi per 65 yards.
La difesa fu ancora una volta dominante, concedendo all’attacco di Sacramento sole 81 yards su corsa e 74 su passaggio, provocando anche quattro turnovers.
Le due squadre non furono mai vicine nel punteggio: anzi, il distacco avrebbe potuto essere anche più ampio, dato che due segnature dei Cowboys vennero annullate.

La successiva gara, fissata per l’11 Ottobre a Tulsa contro i Thunderbirds fu cancellata, e diede ai Cowboys due settimane per prepararsi alla sfida contro i Portland Loggers, in quel momento sul 2-5 ed all’ultimo posto in classifica.
Giocando al freddo a Las Vegas, i Cowboys sotterrarono i Loggers con un roboante 42-13.
Per tre quarti, Portland rimase in partita, fin quando Las Vegas non segnò tre mete nell’ultima frazione di gioco.
Il neo-acquisto, il LB Mike Foote, proveniente dai Rams, intercettò 2 passaggi, mettendo i suoi in condizione di segnare.
La difesa concesse al forte attacco su corsa di Portland solo 80 yards, mentre i Cowboys ne conquistarono 108.
Ancora una volta, Vogel fu il migliore tra i Cowboys, con 46 yards in otto portate.
Warren fu nuovamente un flagello per la difesa avversaria, completando 20 passaggi su 36 per 274 yards e due TDs.
Con quella performance, divenne il miglior passatore della Lega. Inoltre, distribuì i suoi passaggi a ben 6 diversi ricevitori.
Hendricks ne ricevette 5 per 84 yards, Carlson altrettanti per 63 e Mike Oslin, che aveva giocato al college di San Diego State insieme a Washington, ne ricevette 4 per 76 yards.
Pettaway giocò una partita strepitosa in posizione di CB, e mise i primi punti a referto con un ritorno vincente di punt da 65 yards nel primo quarto.

A quel punto della stagione, era ovvio che, sotto il profilo economico, le cose non andassero bene per i Cowboys. I tifosi non andavano a vedere una squadra, seppur buona. Era sì un buon football, ma molto più da ‘lega minore’ di quanto volesse la comunità di Las Vegas. I Cowboys avevano uno zoccolo duro di tifosi, ma non moltissimi, o comunque sufficienti per trarne profitti.
Il Sabato prima della successiva gara casalinga contro Spokane, il Memphis Press-Scimitar sostenne che i Cowboys stavano pensando di trasferirsi a Memphis per la stagione 1970, e che l’ex assistant coach di Memphis State ed assistant coach dei Broncos, Ray Malavasi, sarebbe divenuto il nuovo coach. Malavasi sarebbe poi diventato allenatore capo dei Rams, guidando gli Arieti fino al Super Bowl XIV, perso contro i Pittsburgh Steelers.
Massey e Redmond sembrarono ignari di tali voci, ed affermarono di voler rimanere nel Nevada. In realtà, i Cowboys avevano perso così tanti soldi a quell’epoca, che stavano cercando aiuto nella comunità finanziaria per tentare di restare in vita ed in città.
Sfortunatamente per la dirigenza, nessuno si fece avanti.
Le tensioni razziali, oltre ad un tempo insolitamente freddo ed umido, non fecero certamente bene ai Cowboys. Per quasi due settimane, Las Vegas ebbe problemi con sparatorie e forti disagi nella minoranza afro-americana. La pioggia durante le partite serali non aiutò, anzi. In una città che non era sicura di quale football si stesse giocando, quella combinazione non diede molta visibilità alla squadra.

Spokane era la squadra che aveva segnato i maggiori miglioramenti in tutta la Division, ed aveva giocato un football estremamente competitivo nelle settimane precedenti. Giunse a Las Vegas con l’idea di fare il colpaccio, e per poco non ci riuscì.
Warren fu messo sotto pressione, con molti blitz. Venne sackato cinque volte in partita, per 48 yards di perdita.
La difesa dei Cowboys, al contempo, fu altrettanto efficace nel mettere pressione al QB avversario: anche i sack messi a segno dai padroni di casa furono cinque, e tre di essi portarono la firma di Tomasini.
Dopo aver pareggiato 7-7 con una corsa di Vogel da una yard, i Cowboys passarono a condurre quando Kamanu intercettò un pallone vagante e lo riportò in meta per 31 yards.
Improvvisamente, l’inerzia dell’incontro si spostò verso Las Vegas, che si portò sul 21-7 grazie al TD pass da 12 yards di Warren per Vogel.
Le cose andarono bene fino a metà dell’ultima frazione di gioco, quando Bill Ackman intercettò un lancio di Warren e lo riportò in meta per 25 yards. Poco dopo, Warren si fece intercettare di nuovo, e gli Shockers pervennero al pareggio sul 21-21, a 1’27” dal termine.
Alla ricerca del tocco magico, Warren partì dalle proprie 29. Nel primo gioco, imbeccò Hendricks, che giunse fino alle 40 avversarie: questi si liberò di un difensore e corse intoccato per le restanti 30 yards, siglando il TD della vittoria a 62″ dal termine.
Ancora una volta, la combinazione Warren / Hendricks era stata determinante per il successo dei Cowboys.

Le due partite successive sarebbero state contro i Capitols in California, dato che Sacramento aveva rimpiazzato West Texas in calendario.
Las Vegas vantava un parziale di 7-1 e sembrava agevolmente controllare la Division, dato che i secondi in classifica, i Seattle Rangers erano sul 5-4, con Sacramento sul 4-4.
Il numero magico dei Cowboys ora era il tre, ed il titolo divisionale era nelle loro mani.
I Capitols misero però il bavaglio ai Cowboys: di fronte ai loro 7.826 tifosi, capitalizzarono al meglio ogni errore avversario, finendo per imporsi con un sonoro 31-10.
Warren non riuscì a mettere in pratica il proprio game plan sin dall’inizio, ed i Capitols ne approfittarono intercettando quattro suoi passaggi, due dei quali riportati in meta; i Cowboys vennero letteralmente dominati.
Una settimana dopo, con altri 7.026 spettatori allo Hughes Stadium, le due squadre si diedero battaglia in una sfida dal basso punteggio, che le vide alternarsi al comando grazie ai propri special teams.
Sotto per 6-3, i Cowboys passarono a condurre verso la fine dell’incontro, quando Warren pescò il solito Hendricks con un TD pass da 34 yards.
Ma pochi istanti più tardi, il QB di Sacramento John Goodman imbeccò Hugh Oldham con un TD pass da 35 yards a soli 1’12” dalla fine, dando la vittoria in rimonta ai Capitols per 13-10.

All’improvviso, il vantaggio in classifica di Las Vegas non era più al sicuro.
Sul 7-3, i Cowboys si ritrovavano alle spalle Sacramento sul 6-4 e Seattle sul 6-5. E con i Rangers in arrivo a Las Vegas, i Cowboys si giocavano il tutto per tutto.
Giravano voci che i Cowboys avrebbero potuto vincere a tavolino sui Rangers, quando venne diffusa la notizia che la franchigia di Seattle doveva versare alla Lega una somma di 40.000 $, pena l’estromissione dalla stessa. L’importo venne pagato, ed i Rangers giunsero nel Nevada più agguerriti che mai.
Furono 3.500 i tifosi che si presentarono al Cashman Field, ed assistettero ad una partita dura e dominata dalle difese.
I Rangers avevano la seconda miglior retroguardia della ContFL, i Cowboys la quinta: conseguentemente, non ci si poteva aspettare punteggi da videogame.
Seattle chiuse il primo tempo sul 5-0, grazie al FG da 24 yards di Don Martin ed alla safety messa a segno ai danni di Vogel in endzone.
I Cowboys si erano portati due volte in territorio avversario, ma altrettanti fumbles avevano vanificato le chances di mettere punti sul tabellone.
I Rangers aumentarono il vantaggio, portandosi sul 12-0 grazie al TD pass da 36 yards di Tom Kennedy (ex QB della NFL) per John Bledsoe nel terzo quarto.
Verso la fine dell’incontro, dopo un fumble recuperato da Kamanu, i Cowboys andarono a segno, grazie alla corsa vincente da una yard di Burnett.
Humphreys fallì la conversione dell’extra point, ma i Cowboys avevano ancora una possibilità di vincere.
Partendo dalle proprie 33 a 1’54” dal termine, Warren imbeccò Hendricks con un lancio da 20 yards, poi Burnett per altre 9 ed Oslin per ulteriori 7. Burnett ne conquistò altre 3 fino alle 28.
Nel gioco successivo, Warren fu messo sotto pressione dalla difesa avversaria, e commise un fumble nel tentativo di lanciare lateralmente il pallone. Il fumble fu recuperato da Seattle, che fece scorrere i rimanenti 65 secondi sul cronometro e portò a casa la vittoria per 12-6.
Per Las Vegas, quella poteva essere anche la fine della stagione: Warren si era infatti infortunato alla caviglia in quell’ultimo gioco, e non sarebbe stato disponibile per la gara conclusiva della regular season contro Portland.
Contro Seattle, Warren era tornato sui propri standards, completando 27 passaggi su 49 per 265 yards, ma era stato bersagliato ferocemente dalla difesa dei Rangers.

Casey tornò quindi in cabina di regia per la sfida esterna contro Portland.
I Cowboys si trovavano sul 6-4, alla pari con Sacramento, mentre Seattle aveva concluso sul 7-5. I Loggers, ormai spacciati, vantavano un pessimo 3-8, ed aspettavano in grazia la fine di quella disastrosa stagione.
Las Vegas doveva vincere per andare allo spareggio valevole per il titolo divisionale.
I Cowboys arrivarono a Portland pronti a giocare sotto la pioggia ed al freddo del Multanomah Stadium. A sorpresa, ben 4.688 tifosi dei Loggers giunsero allo stadio, sperando in un colpo a sorpresa dei loro beniamini.
Ma Las Vegas si aggiudicò l’incontro per 34-10.
Casey guidò un attacco ben controllato, ed i Cowboys guadagnarono qualcosa come 222 yard su corsa (record stagionale per loro).
Burnett fu il miglior runner, con 62 yards su 14 portate.Lindsey conquistò 60 yards in 14 tentativi, Vogel 42 su 13 portate e Washington 41 su 7 portate. Casey completò otto passaggi su 17 per 120 yards senza intercetti. Fino a quel momento, l’ex backup aveva lanciato solo quattro passaggi.
Burnett portò in vantaggio i Cowboys, allorquando corse per tre yards fino in endzone all’inizio dell’incontro.
Vogel mise a segno la sua prima meta successivamente ad un FG di Portland, dopo che i Cowboys erano andati negli spogliatoi sul 14-3. Nel secondo tempo, Humphreys piazzò tra i pali 2 FGs da 12 yards. Casey aggiunse una QB sneak nel terzo periodo, poi Vogel segnò l’ultimo TD nella quarta frazione di gioco, con una dive da 1 yard.
I Loggers realizzarono il TD della bandiera a tempo quasi scaduto, ma la partita era ormai segnata.

I Cowboys ed i Capitols avevano chiuso con l’identico record di 8-4, e la vincente della Pacific Division sarebbe uscita dalla sfida di playoff a Sacramento, dovendo poi scontrarsi con San Antonio in semifinale.
Warren era di nuovo in forma e pronto a giocare.
I Capitols erano reduci da una striscia vincente di 4 gare consecutive, e avrebbero potuto contare su un pubblico numeroso.
Non furono certamente delusi dai 10.000 fans che si presentarono allo stadio. Ma ciò che questi ultimi videro fu un dominio totale di Las Vegas, che si impose con un perentorio 31-0.
Humphreys calciò un FG da 9 yards nelle prime fasi del secondo quarto. Burnett, poi, incrementò il vantaggio con una corsa da una yard.
Pettaway mise a segno il primo dei suoi 2 TDs difensivi, intercettando un passaggio e riportandolo in meta per 80 yards a 1’02” dalla fine del primo tempo, fissando il punteggio sul 17-0.
In seguito, riportò in meta per 92 yards un FG sbagliato nel secondo tempo, e l’ultimo TD fu segnato da Lindsey con una corsa da una yard.
La pungente difesa di Las Vegas aveva concesso sole 120 yards ai Capitols, mentre i Cowboys ne avevano conquistate 237.

San Antonio era lo scoglio successivo, che separava i Cowboys dalla finalissima ContFL.
Le squadre erano abbastanza speculari, dotate di un buon attacco sui passaggi e di una difesa forte.
La sfida fu davvero eccezionale, ed i 7.194 tifosi non rimasero certo delusi dallo spettacolo offerto dalle due formazioni in campo.
I Toros, come già avevano fatto nel primo incontro, passarono subito a condurre, per 14-0, prima che i Cowboys potessero addirittura scaldarsi. Poi, a 6’32” dall’intervallo, i Cowboys accorciarono le distanze con una bomba da 40 yards di Warren per Oslin.
San Antonio rispose prontamente, riportandosi a due mete di vantaggio, segnando con una corsa da una yard allo scadere del primo tempo.
Il secondo tempo fu un monologo di Las Vegas.
I Cowboys si portarono a -7 ad 1’56” dal termine della terza frazione di gioco, allorquando Warren pescò il solitamente poco utilizzato Gene Cabading sulle 30 dei Toros, e l’ex giocatore degli Utah Utes corse per 80 yards fino in endzone.
Humphreys segnò il FG da 34 yards che valse il 21-17: fermati i Toros, i Cowboys avevano ancora un drive a disposizione per cercare di vincere.
A 27″ dalla fine, Warren imbeccò nuovamente Oslin in endzone, ma il passaggio fu considerato come ricevuto fuori dal campo.
Nel gioco successivo, Warren fu intercettato sulle 19 di San Antonio: la partita, la stagione e l’esperienza dei Cowboys a Las Vegas erano finite.
Warren aveva giocato un’altra eccellente partita, con 22 completi su 38 tentativi per 264 yards. Cabading aveva messo a segno cinque ricezioni per 128 yards, mentre Oslin aveva chiuso con sei prese per 70 yards. Washington era stato il migliore tra i runners, con 40 yards su otto portate.
In quello stesso weekend, quattro giocatori dei Cowboys vennero nominati All-Division: Warren come quarterback, Cox come defensive tackle, Bobby Webb come offensive guard e Foote come linebacker.
Ben difficilmente quegli atleti ci pensarono: dopo essere rientrati in aereo, quasi tutti i giocatori se ne tornarono a casa.

Tre giorni dopo, l’11 Dicembre, venne diffusa la notizia che la franchigia dei Cowboys era stata venduta ad un gruppo di Memphis.
La Mid-South Sports Action Inc. comunicò di aver acquistato il team per una cifra stimata, tra contanti ed azioni, intorno ai 300.000 $. Ma l’operazione fu sostanzialmente inutile, dato che nella primavera del 1970 la ContFL avrebbe chiuso i battenti, e molti allenatori e giocatori dei Cowboys si trasferirono agli Orlando Panthers, che all’epoca erano diventati membri dell’Atlantic Coast Football League.

Quello che era iniziato come il sogno fantastico di un giovane milionario e di giovani atleti, come una chance per fare il grande passo verso la NFL, terminò senza il supporto finanziario della comunità di Las Vegas e quello dello spettatore pagante medio, più interessato a seguire alla TV i Dallas Cowboys anziché la squadra della sua città.

Si disse, all’epoca, che Redmond avesse perso circa 600.000 $: un sacco di soldi, se si pensa che quella non era una “grande Lega”.
Sfortunatamente, la gente di Las Vegas non diede mai ai Cowboys di quella “Lega minore” una vera chance.
Erano un team giovane, affamato ed energico; ma anche una squadra con dei problemi finanziari.
Alcuni giocatori si ritrovarono con gli ultimi assegni scoperti.
Ancora oggi, ad alcuni atleti ed allenatori sono dovuti dei soldi.
In mancanza dell’appoggio della comunità e di visibilità da parte dei media, i Cowboys non avrebbero mai potuto farcela in quel deserto, e a metà Dicembre erano già nel dimenticatoio.

Fonte: http://www.profootballresearchers.org/Coffin_Corner/25-04-992.pdf

Autore: Ace Hendricks

Originariamente pubblicato su “The Coffin Corner

Il sopra riportato testo costituisce una traduzione dell’elaborato originale, i cui diritti di proprietà intellettuale ed economica spettano al relativo Autore.