Bruce Smith

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Fedele al valore dell’amicizia, un ragazzo riservato, sempre sorridente e generoso con chiunque. Fuori dal rettangolo verde una persona davvero eccezionale, dal cuore grande, com’è raro trovarne.
Ma qualunque quarterback abbia solcato i campi della NFL dal 1985 al 2003, si ricorda bene chi è Bruce Smith.
La carriera di uno dei più grandi, terribili e feroci difensori che il football americano abbia mai visto ruota tutta intorno ad una parola, un termine che in questo sport significa tantissimo; è sinonimo di ferocia, perdita di terreno, intimidazione, l’azione più grande e prestigiosa per un difensore, l’essenza della difesa: il sack!
Per 19 lunghi e gloriosi anni, questa è stata l’arma con cui Bruce Smith ha terrorizzato i quarterback avversari.
Il termine sack risale al 1966, anno in cui David “Deacon” Jones, allora defensive end dei Rams, a detta di molti il miglior defensive lineman della storia del football, riuscì a mettere a terra per ben 26 volte il QB avversario. In un’intervista, Jones dise: “You sack a city, you devastate it”.
Fu proprio così che nacque questo termine; nel 1982 il sack (placcaggio al quarterback avversario dietro la linea di scrimmage prima che questi si liberi della palla) divenne statistica ufficiale per l’NFL.
E il 18 giugno 1963, a Norfolk, in Virginia, nasceva colui che avrebbe battuto ogni record riguardante questa statistica, Bruce Bernard Smith.

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Come spesso accade ai ragazzini neri del profondo Sud degli Stati Uniti, nati con il dono del talento nel gioco della palla ovale, Smith non varcò i confini statali, e all’università giocò per uno dei migliori college nell’ambito del football, il famigerato Virginia Tech.
Già al college Smith dimostrò di essere uno dei migliori giocatori difensivi di sempre. Terminò il suo anno da junior con 22 sack, dominando la relativa classifica di tutto il continente e conquistando il premio di primo team All-American.
La stagione successiva si chiuse con la sconfitta della sua squadra all’Independence Bowl, che tuttavia non oscurò né la grandezza né il valore di Bruce, il quale terminò con 66 placcaggi e 16 sack.
Alla fine dei suoi quattro anni, “The Sack-Man”, venne premiato con il prestigioso Outland Trophy, come il miglior giocatore di linea dell’intero panorama universitario USA e come All-American.
Le sue incredibili statistiche parlavano chiaro: 78 placcaggi dietro la linea di scrimmage, per 508 yarde perse dagli avversari, 46 sack, 21 fumble forzati, 9 fumble ricoperti, tra cui uno riportato in TD per 41 yards.

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Nel 1985 venne scelto dai Buffalo Bills come prima scelta assoluta del draft.
Tuttavia, l’arrivo a Buffalo non fu certo semplice. I tifosi, abbastanza scettici e delusi, dal momento che avrebbero preferito un quarterback, misero da subito in dubbio le potenzialità di Smith e la scelta della dirigenza.
Ma al traing camp, il ragazzone (1.94 per 136 chili) dimostrò subito il suo valore, e l’apporto che avrebbe potuto dare all’imbarazzante difesa dei Bills, grazie alla sua grande agilità e rapidità, oltre al suo innato istinto da pass-rusher, tanto che si guadagnò fin da subito il posto da titolare, come RE.
Purtroppo l’inizio non fu facile, in regular season le prime due partite in NFL non furono grandi prestazioni per Smith: contro i Chargers riuscì ad avvicinarsi a Dan Fouts solo tre volte, senza mai placcarlo; contro i Jets fu addirittura umiliato dal RB Freeman McNeil, che corse per 192 yarde, in un incontro nel quale Smith non riuscì mai a superare la linea offensiva.
A seguito di un inizio di stagione così deludente fu panchinato per la prima volta in carriera, tra la rabbia e l’amarezza dei fans, che iniziarono a considerarlo un bidone.
Alla quarta partita di campionato, dopo un avvio stentato da parte dei Bills, gli fu data un’altra chance, che Bruce non si fece scappare.
Fu al Metrodome di Minneapolis, contro i Vikings, che Smith registrò i primi due sack, ai danni del QB Tommy Kramer, il primo di una lunga serie di passatori finiti sotto i suoi colpi. La sua stagione da rookie non fu eccezionale, e finì con 6.5 sack.
Ma fu nel 1986 che i Bills cominciarono a scalare le vette della NFL, grazie ad una nuova granitica difesa, guidata dai 15 sack del proprio leader difensivo.
Non era che l’inizio: Bruce Smith divenne uno dei più temuti pass-rusher della Lega, e la sua fama iniziava a crescere, diventando sempre più un incubo per i quarterback avversari.
La cosa che più faceva paura non era la sua velocità, ne la sua forza, ne la sua potenza”, disse di lui Marv Levy. “La cosa che faceva più paura era la sua ferocia! Bruce era devastante, riusciva ad incutere agli avversari timore, prima dello snap fissava il QB avversario negli occhi, e cercava di abbatterlo non solo fisicamente, ma anche mentalmente! Smith era un mostro! Non ho mai visto un DE così feroce, quando si lanciava verso il passatore non gli importava la perdita di terreno, non gli importava di forzare un fumble, a lui importava che non si rialzasse più. Voleva quasi togliere di mezzo il quarterback avversario, e questo mi spaventava parecchio. Non oso immaginare cosa provava chi ne subiva la ferocia!

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Nell’anno successivo Smith disputò una stagione eccezionale, e nonostante la riduzione dei match stagionali a causa dello sciopero mise a segno ben 12 sack, grazie ad uno stato di forma fisica formidabile (durante il traing camp aveva perso ben 18 chili).
Nel 1988 fu sospeso per quattro partite per abuso di sostanze stupefacenti (di eroina in particolare ), ma una volta in campo fu ancora la strepitosa macchina da sack, e ne registrò 11 a fine anno, in altrettanti match disputati.
Quell’anno Buffalo finì la stagione in testa alla AFC; unica nota di rilievo arrivò dall’offseason di quello stesso anno, allorquando Smith divenne free agent, e rischiò di finire ai Broncos.
Tuttavia, Marv Levy riuscì a trattenere il prodigioso lineman, che esplose letteralmente nella stagione successiva, guidando la Lega in fatto di sack (ben 19): le sue prestazioni non calarono più, permettendo ai Bills di diventare la squadra che dominò la AFC fino al 1993.

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L’unica notizia negativa arrivò alla fine della regular season, allorquando venne multato a causa dell’atteggiamento da “dirty player” che teneva in campo; quell’anno, infatti, ben 3 quarterback avversari finirono in infermeria causa i suoi colpi.
Ma ai playoff Buffalo, grazie ad una difesa cannibale, volò fino al Super Bowl, dopo le vittorie per 44-34 e per 51-3, rispettivamente contro Dolphins e Raiders.
Al Grande Ballo, Smith gioca una delle partite migliori di sempre, mettendo a segno 2 sack ai danni di Jeff Hostetler, tra cui uno in endzone per una safety, e fermando l’attacco dei Giants su un cruciale quarto down.
Tutto svanì però quando Scott Norwood fallì il FG della vittoria, e i Big Blue uscirono trionfanti dal rettangolo di gioco.
Nella stagione successiva, un problema al ginocchio sinistro lo tenne fuori per quasi tutto il campionato; riuscì però a rientrare per i playoffs e disputò il suo secondo Super Bowl contro i magnifici Redskins, che quell’anno vinsero ampiamente il Lombardi Trophy. La delusione fu enorme, il numero 78 voleva a tutti i costi vincere l’anello.
Chiuse entrambe le stagioni 1992 e 1993 con 14 sack, più di 100 placcaggi e un intercetto, ma i Bills si dovettero inchinare per due volte allo strapotere dei Cowboys di Emmitt Smith, Michael Irvin e Troy Aikman, e dal 1993 non tornarono mai più al Super Bowl.

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Da quella stagione non furono più la squadra dominante di inizio anni ’90, e la difesa iniziò a sgretolarsi: uno dei punti fermi era comunque Smith, che continuò a piegare i quarterback avversari e nel 1997 guidò ancora una volta la NFL per numero di sack, con 14.
Un’altra stagione grandiosa, che gli diede nuovamente quella voglia di essere il migliore, e che lo portò al comando della classifica di tutti i tempi riguardante i sack in regular season, primato che si contese, fino al ritiro, con “The Minister of Defense”, il leggendario Reggie White.
All’età di 37 anni firmò per i Redskins un contratto biennale, ed in quella stagione mise a segno 10 sack, dimostrando ancora una volta il suo valore; nel 2002, quando tutti lo davano per finito, riuscì a mettere a terra i lanciatori avversari ben 9 volte, partendo da titolare solo in 7 occasioni.
La sua corsa al primato finì nel 2003, quando alla 13ma partita stagionale stese Drew Bledsoe per due volte, record che gli permise di superare Reggie White e di diventare il DE più prolifico nella storia del football.

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Fu l’ultimo meritato premio per la carriera di Smith, che chiuse con il football giocato a 40 anni, i suoi incredibili numeri in 19 stagioni giocate rimarranno per sempre scolpiti nei libri dei record.
Bruce Smith è stato un grande, uno dei migliori difensori di ogni tempo, colui che ha dominato per anni e anni gli attacchi avversari; sfortunatamente, ha fatto parte, nel bene e nel male, di una squadra destinata ad entrare nella storia del football americano dalla parte sbagliata, sconfitta per quattro volte al Super Bowl.
Ma “The Sack-Man” non ha mai mollato, ha sempre lottato, e anche se non è mai stato idolatrato ed eloggiato da fan e media come Kelly, Thomas o altri suoi compagni con cui ha condiviso lo spogliatoio dei Bills, è stato il leader e il trascinatore di quella squadra.

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Nel 2009 sarà eleggibile per la Pro Football Hall of Fame, e ci entrerà di diritto, dalla porta principale, come colui che ha battuto tutti i record per un uomo di linea difensiva.
Avrà il suo busto in bronzo a Canton, come gli altri atleti che hanno reso il football lo sport più bello, e ricco di eroi, del mondo.

Statistiche di Carriera di Bruce Smith:
Stagioni NFL: 19
Partite disputate: 264
Tackle: 1224
Sack: 200
Fumble forzati: 46
Fumble ricoperti: 15
Intercetti: 2
TD difensivi: 2

Premi e riconoscimenti:
11 Pro Bowl
11 volte All-Pro
1980 NFL All Team
1990 NFL All Team
2 volte AFC Defensive Player of the year
4 volte NFL Defensive Lineman of the year
6 volte AFC Defensive Lineman of the year
1987 Pro Bowl Mvp
2 volte All-American
1984 Outland Trophy, come miglior Lineman della nazione
Buffalo Bills Hall of Fame

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