Alabama Crimson Tide Boise State Broncos Fiesta Bowl Nebraska Cornhuskers Oklahoma Sooners Oregon Ducks TCU Horned Frogs Utah Utes

Boise State

E ancora una volta, caos fu .

Si sa, il college football ha un fascino molto particolare, tutto suo, che può essere interpretato attraverso una duplice via: se le squadre forti continuano a vincere con costanza e più d’una riesce a terminare imbattuta ci si diverte, perché esiste la certezza matematica che si avranno dei Bowl assolutamente di alto livello, godibili tecnicamente e tatticamente, e magari con un bel finale tirato, ma in fondo, diciamocelo, il divertimento è più che assicurato anche quando le costanti calano e le variabili impazzite dettate dai continui stravolgimenti del ranking spadroneggiano ovunque, facendo ballare le squadre appartenenti ai primi posti su valutazioni umane e tecnologiche.

Proprio questa settimana, non a caso, è stato ufficializzato il primo ranking BCS stagionale, diverso da quello compilato a livello “umano” e che tiene conto di tutta una serie di fattori di calcolo per mettere in fila le migliori 25 università d’America, compito reso un po’ più macchinoso dalle recenti sconfitte patite in settimane consecutive dalle numero uno in assoluto.

Se un anno fa, di questi tempi, si sbadigliava attendendo la finale della Sec per capire chi tra Alabama e Florida sarebbe andata al National Championship consolandosi con la grande qualità che quello scontro avrebbe proposto, vista la sua unicità e presunta la forza equiparabile delle due compagini messe in campo, ad oggi la situazione rispecchia più da vicino quella di qualche campionato addietro, dove si videro squadre a quota 2 sconfitte godere del diritto di disputare la finalissima, lasciando fuori dal giro del titolo tutte quelle squadre provenienti da conferences minori che avevano concluso il loro cammino senza inciampare mai, ma con un calendario di coefficiente di difficoltà assai inferiore rispetto a quelli proposti da Sec e Big XII.

Il dibattito è acceso anche in questo periodo, a maggior ragione dopo aver visto South Carolina porre fine ad una serie di 19 vittorie consecutive di Alabama nell’upset dell’anno, avvenuto due settimane fa, per poi arrivare ai giorni più recenti con la sconfitta di Ohio State, cui evidentemente il possedere la testa del ranking ha dato un po’ le vertigini, ad opera di Wisconsin in una gara perfetta sotto molti punti di vista. La conseguenza del concatenarsi degli eventi, complicati dalla sconfitta di un’emergente e già menzionata South Carolina contro quella Kentucky contro la quale mai in carriera Steve Spurrier aveva perso, testimonianza che non basta solo battere Alabama per dire di aver fatto una grande stagione, è stata vedere Oregon ed Oklahoma tra le nuove accreditate al titolo nazionale, ma anche squadre come Boise State, Utah, e TCU, alzare nuovamente la voce per far presente a tutti la loro candidatura per la partita dell’anno, evento che farebbe leggenda da un lato, e che andrebbe a gettare ulteriore benzina sul fuoco in termini di ricorrenti polemiche sul diritto di partecipazione all’evento da parte di università che, nelle varie WAC e Mountain West, non devono certo preoccuparsi di sudare sette camicie per vincere tutte le settimane, anzi.

Quindi, il dilemma si ripete, e come ogni anno, ricominciamo a ragionare da punto a capo.

Non sarà facile per nessuno arrivare in fondo senza rischiare il passo falso, perché Oregon ha comunque un calendario Pac 10 impegnativo e, seppure non alto come quello di Sec e Big XII, un livello competitivo assai diverso rispetto ai raggruppamenti non BCS. E dal canto suo, Oklahoma potrebbe anche tranquillamente vincere la sua division, ma se perdesse la finale della Big 12 contro una Nebraska qualunque, avendo già gli Huskers una sconfitta, ci si chiede se sarebbe moralmente corretto lasciar fuori dalla finalissima una di queste due squadre. Sarebbe molto difficile, forse quasi impossibile. Stesso discorso per i Crimson Tide, che hanno ampiamente in pugno la possibilità di giocare la finale della Sec, che se vinta restituirebbe loro il prestigio tolto da quell’inopinata sconfitta contro i Gamecocks, comunque preservato in parte dalle affermazioni arrivate contro Florida ed Arkansas, squadre che sono o che sono state a ranking. E tutto questo non può non avere un peso nelle valutazioni per il ranking finale.

Le piccole, che negli anni, a dire il vero, spesso si sono comportate da grandi, tentano di fare la voce grossa, ma non vi riusciranno facilmente. Non con il computer che stila la classifica BCS, perlomeno. Finalmente qualcuno aveva capito come farsi notare, ovvero inserendo delle partite di alto coefficiente di difficoltà nel proprio calendario, rischiando di perdere ed essere eliminati già alla prima giornata dai discorsi per i Bowl a gennaio, ma trovandosi spediti in orbita in caso di vittoria, che in sostanza è ciò che sta capitando a Boise State e Texas Christian.

I Broncos di coach Petersen hanno dimostrato oramai in più occasioni di essere una squadra costante per giocare ad alti livelli, chi pensa a loro solamente come la squadra che battè in maniera epica Oklahoma in quel famoso Fiesta Bowl di qualche anno fa ha una visione a dir poco limitata di ciò che questo programma di football rappresenta ed ha conseguito negli anni, avendo ottenuto un’altra affermazione molto importante a livello BCS sconfiggendo, nella medesima manifestazione, proprio TCU, in una battaglia tra unbeatens che tutto sommato aveva fatto contente anche le piccole, che si erano scontrate in un evento di grande rilievo facendo passare in secondo piano il fatto di non essere state selezionate per la finale nazionale.

Boise State ha inserito Virginia Tech proprio alla prima giornata del presente campionato, ed alla fine i fatti hanno dato ragione ai Broncos, nonostante le difficoltà poi incontrate dagli Hokies, che sono stati sconfitti a sorpresa da James Madison facendo apparire quella vittoria di Boise State meno esaltante, ma che all’attualità sono ancora in lizza per potersi aggiudicare la Acc, una conference nobilmente decaduta, e che quindi potrebbero ancora dire la loro, indirettamente, sull’esito finale delle votazioni. Male invece per i Broncos che Nevada, fino a sette giorni fa presente a ranking, abbia deciso di perdere la propria imbattibilità questo weekend, facendo perdere un po’ di quotazioni all’attesissimo scontro diretto che avrà luogo il prossimo 26 novembre.

Paragonabile la situazione di Texas Christian, che ha battuto Oregon State (avversario BCS, ma non irresistibile) ad inizio campionato e che ora sta veleggiando tranquillamente verso un campionato perfetto grazie ad una difesa che tiene sempre in gara la squadra, ed un attacco che si può permettere il lusso di svegliarsi a gara in corso, con il solo punto interrogativo rappresentato dallo scontro determinante che vedrà i Frogs incrociare caschi e paraspalle contro i rivali di conference di Utah (6 novembre), presenti a ranking al numero 9 e desiderosi di poter anche loro fornire delle buone credenziali ai selezionatori dei Bowl più importanti. Proprio gli Utes hanno deciso di effettuare la mossa forse più sensata di tutte, dando adesione all’espansione prossima della Pac 10 e ponendosi di conseguenza nelle condizioni di poter giocare quasi ogni settimana contro avversarie molto più qualificate e titolate, fatto che darà loro un’esposizione sicuramente maggiore a livello nazionale e garantirà loro, in caso di vittoria di conference, un possibile accesso alla finalissima senza tutte le complicazioni e gli impedimenti attuali.

E proprio in quel momento, parte delle polemiche che stiamo vivendo oramai da anni, non avranno più ragione d’esistere.


Questo articolo è stato pubblicato da davelavarra il 20 ottobre 2010

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