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Bruce Malpica

Accendiamo ancora una volta i ricordi del  Capitano. Eccoci catapultati indietro di appena 26 anni, dentro  i piccoli, grandi eventi di una storia sportiva e, prima ancora, umana.

Ricordo quella stagione ’86 come l’anno dell’arrivo di Bruce Malpica. Eravamo tornati in serie A e lo avevamo fatto alla grande,  anche se era mancata la ciliegina del Silverbowl , ma il campionato era subito iniziato bene!!

Personalmente, per la prima volta da quando sul campo esistevano i Gladiatori, mi ritrovai a dover gestire un problema di non poco conto: erano in discussione il mio ruolo di quarterback ma soprattutto, quello di capitano!

E a mettere in discussione tutto questo fu proprio l’arrivo di Malpica!

Lui era un leader, come del resto lo era Mobley, ma quest’ultimo era “cresciuto” nel football italiano con me e poi… eravamo (e siamo) amici, due fratelli. Con Bruce era diverso: era arrivato a Roma con una gran voglia di fare ed in effetti bisogna dire che anche grazie a lui i Gladiatori furono in grado di fare un grande salto di qualità in quella stagione, ma all’inizio, fra me e lui ci fu profonda incomprensione, al punto che accadde qualcosa che forse non tutti sanno…

Mi allontanai dalla squadra!

Sì, seppur per un breve periodo, me ne andai “sull’Aventino”, al punto che saltai la rocambolesca partita interna contro i Towers. Non ho alcun problema nel riconoscere che quella mia reazione fu profondamente sbagliata, anche perché rischiò di creare una spaccatura all’interno della squadra.

Rammento bene le facce di alcuni fra i miei compagni di squadra come Mobley o “Poncho” Palladino, che meditava assieme a più di qualcun altro di lasciar passare le linee difensive avversarie, così da far “uccidere” lui,  Bruce! Si era messo in testa di fare tutto e  di giocare anche da QB, pur partendo nella posizione di running back, relegando il ruolo del vero quarterback  a quello di un semplice “smistatore” di palloni per la sua persona.

Fu il Generale Adamo, padre di Enzo, a persuadermi a riprendere il mio posto e dimostrare sul campo che ancora potevo dare un contributo giocando!

Mi allenai più di quanto non avessi mai fatto, mi sottoposi a una dieta ferrea, persi 6/7 chili, così arrivammo a quella partita, a Grosseto: avevamo più di qualche sassolino da toglierci dalla scarpa per via della stagione ’84.

Ricordo il mio ingresso in campo nel 2° o 3° quarto di gioco, non rammento bene, ma quello che certamente ho ancora in mente furono una serie di azioni irresistibili, con Bruce che correva e la situazione piuttosto insolita di un QB a proteggerlo con il resto della squadra.

Vincemmo alla grande, con un’immensa difesa ed un monumentale Mobley!!

Al ritorno, i miei compagni di squadra si dimenticarono di Bruce ed io lo portai a casa da me per cenare, assieme a Mobley che si era prenotato la poltrona per vedere l’incontro del meraviglioso Marvin Hagler in televisione.

Ci sono un paio di cose che non ho mai raccontato di quella sera : “Mob” che mi disse  “fratello mio, i Gladiatori sono la tua casa e tu non lasciare mai il comando ad un altro dentro la tua casa!” e Bruce che mi chiese scusa per il comportamento che aveva avuto fino a quel giorno con me, cosa di cui in fondo non c’era certo bisogno.

Diventammo amici io e Bruce, anche se  la sua presenza ai Gladiatori durò poco. Fu proprio lui, nel 1989, ad aiutarci durante l’ormai celebratissima Seamen vs Gladiatori: si prodigò per accompagnarci al negozio per acquistare una muta di maglie bianche ed in fondo contribuì anche lui a quella mai dimenticata vittoria… ma questa è già tutta un’altra faccenda!”.

Riprenderemo e riannoderemo questo filo più avanti. Nel frattempo raccogliamo ancora le sensazioni della stagione 1986. Ci aspetta un’altra tappa.


Questo articolo è stato pubblicato da Fausto Batella il 31 maggio 2012

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