LaDainian Tomlinson

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Il signor ‘tutto’. Così lo definiva il giornalista Paolo Leopizzi negli anni 2000 in occasione delle telecronache dei ‘suoi’ San Diego Chargers o nei commenti per uno dei tanti highlights passati sulle emergenti TV satellitari. Probabilmente nessun altro nickname coniato per LaDainian Tomlinson è mai stato altrettanto immediato per descriverne in estrema sinteticità le sue numerose qualità. Sì perché L.T. su un campo di football è stato davvero in grado di fare bene un po’ ‘tutto’: correre la palla ovviamente, dato che è stato un running back dalle movenze fulminee, con quei suoi magnifici tagli e cambi di direzione, ma anche ricevere, bloccare, e persino lanciare con grande efficacia.

Tomlinson ha annunciato pubblicamente il proprio ritiro lunedì 18 giugno al “Chargers park” di San Diego, firmando un contratto (simbolico) di 1 giorno con il proprietario e CEO dei Bolts Dean Spanos che gli ha permesso di ritirarsi come giocatore dei Chargers, franchigia nella quale è stato indiscutibilmente il running back più forte di ogni tempo e certamente uno dei migliori giocatori offensivi in assoluto. Ciò si è reso necessario perché L.T., seppur in un ruolo diverso (da ‘comprimario’ diremmo noi), aveva trascorso le ultime due stagioni (2010-2011) di una fantastica carriera con la maglia dei New York Jets nella evidente speranza, poi disattesa, di agguantare quel Superbowl e magari quell’anello che a San Diego gli era purtroppo sfuggito. In maglia Bolts “mister everything” ha trascorso 9 stagioni indimenticabili (2001-09), tanto per i risultati individuali ottenuti, quanto per le entusiasmanti giocate prodotte, quelle che hanno fatto innamorare i fans dei Chargers e non solo.

Dean Spanos ha sostanzialmente anticipato anche il ritiro della sua maglia, l’ormai mitica numero 21 (sarà organizzato un evento speciale per renderlo ufficiale – ndr), che resterà così per sempre nella leggenda dei “Destrieri”, specie dopo che Tomlinson avrà varcato, tra qualche anno (diverrà eleggibile nel 2017 – ndr), la soglia della Pro Football Hall of Fame.

Tra le tante attestazioni di stima pervenute in questo periodo da parte di grandi campioni, compagni e avversari, le più intriganti sono state forse quelle di Ray Lewis, uno dei più forti linebackers di ogni tempo, giusto il ruolo difensivo principale al quale sul campo è demandato il compito di frenare le evoluzioni di un RB: “LT changed the way the running back is looked at. You think about him being a complete three-down back and using that as a receiver as well. You hadn’t seen that many backs have that type of versatility. He was one of those backs that you had to get in position on all downs on the ball. I think that’s the way he really changed the game. It was almost impossible to defend him. Because he had hands like a receiver, he had feet like a ballet dancer and had a heart like a lion”.

Già, un gran cuore. LaDainian Tomlinson è nato a Rosebud (Texas) il 23 giugno 1979, piccolo centro di 1.500 anime della Falls County dove ha trascorso l’infanzia e parte dell’adolescenza prima di arrivare a frequentare la “University” Waco High School, scuola superiore statale della relativamente vicina (35 miglia) cittadina di Waco (125.000 abitanti circa, e sede della Baylor University – ndr), suppergiù a metà strada tra le metropoli di Dallas e Austin.

Ad occuparsi di lui, dopo la separazione dal padre Oliver avvenuta nel 1986 (dunque quando aveva appena 7 anni), fu la madre Loreane (della quale ho tra l’altro parecchio apprezzato la biografia “LT & Me – What rising a champion taught me”, libro che consiglio davvero a tutti, fans di LT e no – ndr) che ha cresciuto LaDainian e i suoi fratelli più piccoli, LaVar e Londria, infondendo loro i valori in cui ha sempre creduto ciecamente: fede (ha servito anche come “pastore” della “Greater Life Gospel Church” di Waco), integrità e duro lavoro.

LaDainian, dal canto suo, cresciuto più in fretta dei suoi stessi anni, ha cercato di aiutarla in ogni modo possibile. La sua grande disponibilità e il suo spirito di abnegazione per il bene della famiglia sono stati di enorme conforto per Loreane, che ha sempre potuto contare su di lui, perché sapeva di potersi fidare del figlio maggiore e che di certo avrebbe sempre fatto ciò che gli veniva chiesto.

I ricordi d’infanzia del padre Oliver (con il quale comunque si riavvicinò nel periodo dell’università) sono invece rimasti a lungo legati principalmente alla comune passione per il Football, specie quello NFL, con le domeniche pomeriggio trascorse insieme sul divano di casa a vedere le partite dei Dallas Cowboys, la squadra per cui LaDainian ha fatto il tifo sin da ragazzino.

Negli ‘eroi’ della palla ovale, tra i quali Walter Payton prima, Barry Sanders e soprattutto Emmitt Smith poi (draftato dai Cowboys nel 1990 – ndr), LaDainian ricercò anche quegli esempi da seguire per il raggiungimento dei traguardi prefissati, nello sport così come nella vita quotidiana, che l’assenza della figura paterna gli aveva tolto dal suo processo di crescita. In particolare, dall’ hard-noised rushing style del grande ex Florida Gators divenuto nuovo beniamino degli amati Cowboys, Tomlinson imparò ad apprezzare e a sviluppare gli aspetti ‘fisici’ del football. Già allora molto veloce e rapido nei movimenti, una sorta di dinamite in campo aperto, LaDainian scoprì che riuscire a correre magari per poche yards da first down in maniera dura come faceva Smith “between the tackles”, poteva dare altrettanta soddisfazione quanto un lungo sprint esterno da touchdown.

Il principale obiettivo di LaDainian una volta arrivato alla Waco HS era quello di riuscire a mettersi in mostra per ottenere una borsa di studio da uno dei principali programmi dello stato (come Texas e Texas A&M). Nella stagione sophomore (1994) riuscì ad ottenere un ruolo da titolare…come linebacker per coach Leroy Coleman, ma non ebbe mai spazio nella offense. Da junior invece (1995) riuscì a ritagliarsi un ruolo da Fullback. D’altronde la filosofia di coach Coleman era abbastanza semplice: per guadagnarsi il diritto di correre la palla nel backfield occorreva saper bloccare per un upper classman. Così LaDainian eseguì, bloccando e aprendo le linee di corsa per il senior Lawrence Pullen, un big-time halfback con aspirazioni da major college.

Cosciente di avere finalmente una chance da titolare a RB nel 1996, L.T. riuscì anche a persuadere la madre a non fargli cambiare scuola. Loreane aveva infatti trovato un lavoro presso un’agenzia immobiliare di Dallas e LaDainian dovette convincerla a farlo rimanere a Waco presso la famiglia di un amico, Jason Hughes. Nonostante fosse una decisione difficile da prendere, la signora Chappell acconsentì, soprattutto dopo aver capito quanto fosse importante per LaDainian giocare quella stagione alla “University High”.

Ma alla fine il più contento di tutti fu probabilmente coach Coleman, dato quello che Tomlinson produsse in quella sua senior season. Alla prima da titolare a RB segnò 5 touchdowns. A metà stagione superò le 1.000 yards, mentre era già diventato la storia principale di scrittori locali e sportscasters che celebravano le gesta del runner più prolifico che la città avesse mai prodotto. Alla fine dell’anno aveva accumulato 2.554 yards su corsa e 39 touchdowns, portando la scuola ad un record finale di 12-2-1, il migliore di sempre.

Nonostante questi numeri, Tomlinson non era abbastanza alto nelle recruiting list statali e non venne considerato dai principali programmi del Texas, probabilmente anche a causa del fatto che era stato un titolare per una sola stagione. Nei consueti All-Star Game liceali di fine anno tentò di mettersi in mostra, senza particolare successo. In compenso fece delle buone amicizie, specie quella con il giovane e promettente QB bianco della Westlake High School di Austin con la quale aveva appena vinto il titolo statale venendo nominato Texas High School 5A Most Valuable Offensive Player per il 1996, tale Drew Brees, che aveva scelto di frequentare i corsi di Ingegneria in una delle principali università americane da quel punto di vista, la Purdue University, in Indiana.

Tomlinson ricevette invece una scholarship, tra gli altri, da Kansas State e, nello stato del Texas, dai college di Baylor, North Texas, UTEP, e dalla Texas Christian University. Ma gli Horned Frogs all’epoca non erano ancora quella forza nel College Football che abbiamo conosciuto negli ultimi anni, arrivati persino al trionfo nel Rose Bowl del 1° gennaio 2011 (stagione record 14-0). TCU, nonostante avesse una ‘storia gloriosa’ alle spalle, quella del mitico quarterback Davey O’Brien (cui oggi è intitolato il premio attribuito al miglior QB della NCAA – ndr) che nel 1938 fu Heisman Trophy e condusse la squadra ad una perfect season e alla conquista del titolo nazionale, prima dell’arrivo di Tomlinson era un college ritenuto ‘minore’, appena ‘retrocesso’ in Western Athletic Conference dopo la dissoluzione della storica Southwest Conference della quale aveva fatto parte proprio fino al 1996, con appena due apparizioni ai bowls nei precedenti 34 anni (e una sola volta negli ultimi 12 anni).

LaDainian scelse Texas Christian soprattutto perché il campus di Forth Worth era a meno di un’ora d’auto dall’appartamento di sua madre Loreane a Dallas.

La season 1997 non fu migliore delle precedenti per TCU, che chiuse con il poco edificante record di 1-10 anche a causa di una difesa a dir poco disastrosa. Una delle poche note liete di quella stagione fu proprio il true freshman Tomlinson, che ebbe 538 rushing yards con 6 touchdowns pur non partendo mai da starter alle spalle del RB titolare, Basil Mitchell, un junior considerato il miglior elemento della squadra. Così alla fine dell’anno, i Frogs optarono per la sostituzione dell’Head Coach, licenziando Pat Sullivan e affidando la squadra a Dennis Franchione.

Sotto Franchione gli Horned Frogs ebbero un triennio in crescendo, anche grazie al miglioramento costante della difesa, impostata con un ‘nuovo’ fronte 4-2 aggressivo e al tempo stesso particolarmente efficace in run-defense e coordinata dal 38enne nuovo DC Gary Patterson (che come noto diverrà il nuovo HC alla fine del 2000, quando Franchione andrà ad Alabama). Dal 1998 in quella defense si mise in luce soprattutto il DE sophomore Aaron Schobel.

L’attacco invece era trainato dal rushing game, con il titolare senior Mitchell ed il sophomore Tomlinson a dividersi le portate. Nel corso della season L.T. ebbe sempre più spazio e alla fine collezionò 717 yards in 144 portate (rispetto alle 166 di Mitchell) con 8 touchdowns, il massimo di squadra. Eppure partì titolare in sole 4 occasioni, 2 da FB e 2 da RB. La stagione si chiuse con il record di 7-5 dopo che TCU sconfisse per 28-19 USC nel Sun Bowl di El Paso (Texas), prima vittoria in post-season dei Frogs dal 1957.

Nel 1999 Tomlinson ebbe finalmente l’occasione di guidare l’attacco da titolare. E lo fece in maniera a dir poco sorprendente. Dopo aver corso per 269 yards contro Arkansas State nella prima vittoria stagionale (25 settembre) ed essersi ripetuto correndo per 300 yards contro San José State (9 ottobre), LaDainian ebbe la prestazione più strabiliante di un running back nella storia della NCAA Division-I: il 20 novembre contro UTEP corse per 406 yards in 43 portate (media 9.44) con 6 touchdowns, un record tuttora imbattuto della College Football Subdivision. Tomlinson è stato finora l’unico running back a superare quota 400 yards nel corso di una partita di College Football Division I. Quell’impresa fini su tutte le riviste specializzate e sportive del paese. Sports Illustrated gli dedicò un ‘paginone’ doppio con un salto di schiena in endzone sopra il muro avversario ed il titolo “Leap, Frog!” (Salta, rana!ndr) una delle tante strabilianti evoluzioni di quella indimenticabile giornata.

La season finì con una vittoria nel Mobile Alabama Bowl contro i favoriti (n° 19 del ranking) East Carolina Pirates per 28-14. In quella partita L.T. corse per 124 yards e 2 touchdowns. TCU chiuse con il record di 8-4, il migliore degli ultimi 40 anni. Lui invece aveva corso per 1.850 yards, miglior risultato della nazione, con 18 TDs, e superando quota 100 yards in 7 occasioni. Era la prima volta che un RB di TCU guidava il paese in rushing yards. Il suo nome venne accostato a quello dei migliori runners del College Football, come Shaun Alexander di Alabama e Ron Dayne di Wisconsin, che guidavano le top lists dei prospetti NFL alla posizione.

Nonostante le sirene pro, Tomlinson decise di tornare a TCU per l’anno senior, probabilmente conscio del fatto che difficilmente sarebbe stato scelto nel corso del primo round al draft del 2000. Estremamente convinto peraltro di dover spartire con i compagni della linea offensiva il merito per i risultati raggiunti l’anno prima, appese nella sala riunioni della Offensive-line la placca che gli fu consegnata come vincitore della classifica nazionale delle rushing yards per il 1999. Quel gesto non passò di certo inosservato.

Nelle previsioni per l’Heisman Trophy del 2000, i favori del pronostico erano tutti per un gruppetto di quarterbacks, con un quartetto (Michael Vick di Virginia Tech, Eric Crouch di Nebraska, Chris Weinke di Florida State e Drew Brees di Purdue) a guidare pressoché tutti i polls. Difficilmente un RB si sarebbe potuto inserire nella lotta, a meno che proprio nell’anno bimillenario non fosse riuscito quantomeno a raggiungere quota 2.000 yards su corsa.

Da senior LaDainian Tomlinson corse per 2.158 yards con 24 touchdowns, con almeno 100 yards in ciascuna partita disputata, e superando in 5 di queste quota 200 yards. Si tratta del 5° miglior risultato di sempre nella NCAA D-I. Tuttavia solo Barry Sanders nel suo anno Heisman (1988, 2.628 yards) ebbe una media-portata migliore tra quelli che lo precedono in questa particolare classifica.

Come noto non riuscì a vincere l’Heisman trophy (arrivò 4° nelle votazioni, mentre TCU fu inopinatamente sconfitta da San José State per 24-27 il 4 novembre e dovette rinunciare al sogno di un BCS bowl) ma ovviamente venne premiato con il Doak Walker Award quale miglior running back del paese.

La sua carriera collegiale si chiuse con 5.263 rushing yards e 6.337 all-purpose yards.

Al draft NFL del 2001 fu selezionato come quinta scelta assoluta. Quell’anno i Chargers avevano la prima scelta assoluta, ma decisero di scambiarla con gli Atlanta Falcons (che come noto selezionarono Michael Vick) in cambio della quinta overall, della scelta numero 67 (terzo giro) di quell’anno (il CB Tay Cody da Florida State), del secondo round 2002 di Atlanta (il WR Reche Caldwell) e del giovane WR nonché eccellente ritornatore Tim Dwight (che nel Superbowl XXIII del gennaio 1999, quello perso contro i Broncos di Elway, aveva anche ritornato in TD un kickoff per 94 yards).

L’allora GM John Butler, che purtroppo morirà nel 2003 a causa di un tumore, dopo la trade disse al proprietario Dean Spanos che era intenzionato a selezionare alla n° 5 un forte RB da TCU che secondo lui avrebbe potuto fornire un contributo immediato alla causa dei derelitti Bolts di quegli anni. Alla solita domanda un po’ ingenua, ma se vogliamo tipica, dell’owner (“Is he any good?”), aggiunse schiettamente: “He’s gonna be something special”.

In quello stesso draft i Chargers selezionarono anche un quarterback con la 32ma scelta assoluta, la prima del secondo round: Drew Brees dai Purdue Boilermakers. I due talenti texani, ottimi amici ma anche ex rivali, potevano finalmente giocare nella stessa squadra.

Il rookie Tomlinson optò per la maglia 21 semplicemente perché quel numero si intersecava alla perfezione tra le casacche indossate da due dei suoi idoli di gioventù, Barry Sanders (20) ed Emmitt Smith (22).

Nel season opener al Qualcomm Stadium contro i Washington Redskins (9 settembre 2001) L.T. corse per 113 yards con 2 TD nella vittoria dei Chargers per 30-3. Due settimane dopo, nella seconda partita dell’anno, un’altra W dei Chargers (32-21) in quel di Dallas, Tomlinson corse 90 yards, 5 in più del suo idolo d’infanzia Emmitt Smith. Alla terza gara (e terza W consecutiva, 28-14) contro i Cincinnati Bengals, produsse 107 yards e 3 TDs. Anche se nel proseguo la season finì a Sud (i Chargers chiusero con il record 5-11), L.T. alla sua prima stagione professionistica totalizzò 1.236 rushing yards e 10 TDs. Con altre 367 yards su ricezione, superò quota 1.600 total yards, primo giocatore della storia dei Chargers a riuscirci.

Nel 2002 i Bolts cambiarono l’Head Coach (Marty Schottenheimer prese il posto di Mike Riley) e lanciarono il quarterback Drew Brees. Ancora una volta ebbero una buona partenza in stagione (6-1), ma poi purtroppo chiusero l’anno 8-8. Tuttavia il “super-sophomore” non deluse le attese, correndo per 1.683 yards, con 14 touchdowns. Nella partita del 29 settembre contro la forte difesa dei “campioni del mondo”, i New England Patriots, Tomlinson ebbe una prestazione da 217 yards in 27 portate (più di 8 yards di media a portata) con 2 TD da 37 e 58 yards rispettivamente che ribaltarono il risultato finale (21-14). Sempre al Qualcomm Stadium, il 1° dicembre contro i Denver Broncos, corse invece per 220 yards e 3 touchdowns.

Alcune decisioni a dir poco infelici da parte del management nella off-season del 2003 (con la partenza tra le altre dell’eroe locale, il LB Junior Seau, nonché del SAF Rodney Harrison) portarono i Chargers a disputare nuovamente una stagione perdente (record 4-12). Nonostante ciò, il “tuttofare” Tomlinson produsse ancora statistiche sensazionali: 1.645 yards su corsa con 13 touchdowns, più 725 yards su ricezione con altri 4 TD. Lanciò anche il primo td-pass della sua carriera con un trick play da 21 yards (…un numero a caso…) per il quarterback Brees nella gara di Oakland (28 settembre). Nell’ultima di regular season al Qualcomm, sempre contro i Raiders (L.T. è stato una sorta di ‘bestia nera’ per i “Predoni” – ndr), corse per 243 yards (record assoluto dei Bolts) e 2 touchdowns. Alla fine dell’anno aveva collezionato ben 100 ricezioni fuori dal backfield. Tomlinson è stato il primo e finora unico player della storia della NFL a correre per almeno 1.000 yards e ricevere 100 palloni in una stagione.

Al draft del 2004 i Chargers avevano di nuovo la prima chiamata assoluta e la utilizzarono per selezionare il quarterback di OleMiss, Eli Manning, talentuoso fratello minore di Peyton Manning, probabilmente il miglior quarterback della NFL. Prima del draft Eli, spalleggiato anche dal padre Archie (ex seconda scelta assoluta NFL nel 1971), aveva dichiarato pubblicamente che non voleva andare a San Diego e non avrebbe mai giocato per i Chargers qualora questi l’avessero scelto. Ma in realtà i Bolts erano già d’accordo per una trade con i New York Giants, che in cambio cedettero il quarterback Philip Rivers da N.C. State, appena draftato alla numero 4 assoluta, più altre scelte tra le quali una terza di quell’anno (usata per il valido kicker da Iowa Nate Keading) e la loro prima scelta dell’anno successivo (l’OLB Shawne Merriman). L’idea dei Chargers era quella di far crescere Rivers dietro Brees, sfruttando comunque la trade per rinforzare nel breve la squadra.

La season 2004 fu ottima per San Diego. I Chargers vinsero il titolo della AFC West con il record 12-4, anche se poi purtroppo cedettero per 17-20 al Wild Card Game dei Playoffs (prima apparizione dal 1995) contro i New York Jets. Un grandissimo contributo a quel risultato stagionale venne dal giovane TE Antonio Gates, che da sophomore (ex giocatore di basketball a Kent State era stato firmato undrafted nel 2003) ebbe 81 ricezioni per 964 yards con 13 touchdowns, un record per un tight end. Da allora Gates è stato sempre pro-bowler. Tomlinson corse per 1.335 yards in 15 partite (gli fu risparmiata l’ultima di regular season contro i Chiefs) e 17 TDs, in più ricevette per 441 yards con un altro TD.

Nel 2005 L.T. ebbe un’altra eccellente stagione, ma purtroppo poco aiuto da parte dei compagni, specie quando nelle due partite finali della regular season dovette giocare con una costola rotta. I Chargers (9-5) potevano ancora sperare nell’accesso ai PO, ma le sconfitte con Chiefs e Broncos li estromisero definitivamente dalla post-season. Tomlinson corse per complessive 1.462 yards con 18 touchdowns. “Mister everything” ebbe anche 2 receiving TD e 3 td-pass. Uno di questi lo mise a segno nella prima vittoria stagionale per 45-23 contro i New York Giants (25 settembre) con un lancio di 26 yards per il WR Keenan McCardell che diede una svolta al match nel 3° quarto. Quella fu la prima partita di Eli Manning al Qualcomm Stadium: disputò una buona prova (24/41 per 352 yards e 2 td-pass) considerando che venne letteralmente sommerso dai fischi assordanti dei tifosi dei Chargers ogni volta che si piegava sotto il centro. I fans dei Bolts non avevano dimenticato l’affronto dell’anno precedente. L.T. invece non si limitò a quel passaggio da touchdown, correndo per 192 yards con 3 TD.

Un altro td-pass Tomlinson lo mise a segno il 16 ottobre a Oakland, nella vittoria per 27-14 sui Raiders. Nel primo periodo di quella partita ricevette un passaggio da Brees per un TD da 35 yards e poi corse per un altro TD (7 yards). Tomlinson divenne così il settimo giocatore della storia NFL a realizzare un touchdown su ricezione, uno su corsa e uno su passaggio nella medesima partita.

Tra 2004 e 2005 L.T. riuscì inoltre ad eguagliare il record di 18 partite consecutive con almeno un touchdown su corsa.

Ma il meglio doveva ancora arrivare. Il 2006 fu l’anno dei record. Guidando i Chargers al record franchigia di 14 vittorie, Tomlinson corse per ben 1.815 yards (media di 113.4 yards a partita) e ricevette per altre 508 yards. Ma soprattutto stabilì con 31 touchdowns il nuovo record di segnature in una stagione (che appena l’anno prima era stato aggiornato a quota 28 da Shaun Alexander di Seattle). I suoi 28 TD su corsa furono anch’essi record (il precedente primato era di 27, stabilito da Priest Holmes dei Chiefs nel 2003 ed eguagliato da Alexander nel 2005). Il tutto per complessivi 186 punti realizzati, altro record NFL (Paul Hornung dei Packers ne segnò 176 nel 1960, in 12 gare, ma realizzando 15 TDs, 41 extra points e 15 field goals). Ovviamente, il suddetto record di TD non conteggia i 2 td-pass che comunque Tomlinson lanciò in quella annata.

Ebbe numerosi altri record per quella fantastica stagione, come ad esempio il numero di volte (6) in cui realizzò 3 o più TD nel corso di una gara. In 3 partite (contro San Francisco, Cincinnati e Denver) realizzò 4 touchdowns, un altro record eguagliato (Marshall Faulk, 2000). Ma soprattutto fu il più veloce giocatore della storia della NFL a segnare 100 touchdowns superando quel traguardo (102 TDs) il 19 novembre di quell’anno, dopo 89 partite disputate nella lega (Jim Brown ed Emmit Smith c’erano riusciti dopo 93 gare).

Il 5 gennaio del 2007 venne premiato come MVP della NFL ricevendo 44 voti su un panel di 50 votanti (tra giornalisti sportivi ed emittenti televisive nazionali). 4 voti andarono all’ormai ex compagno ma amico Drew Brees che nella free agency precedente era stato lasciato andare (ai New Orleans Saints) per dare spazio a Rivers e perché si temeva per un suo infortunio alla spalla di lancio. I restanti 2 voti andarono a Peyton Manning, che di lì a un mese avrebbe portato i Colts a vincere il Superbowl, l’unico peraltro sinora della sua stratosferica carriera (è l’unico giocatore della storia NFL ad aver vinto l’MVP per 4 volte – ndr).

La stagione però terminò in modo molto amaro, poiché i Chargers vennero sconfitti al Divisional Playoff dai Patriots di Tom Brady per 21-24. In quella partita Tomlinson corse per 123 yards, ricevette 2 passaggi per altre 64 yards, e mise a segno 2 touchdowns. Ma purtroppo l’effort risultò vano.

I primi di febbraio, L.T. venne colpito da un grave lutto: il padre Oliver (71 anni) ed il cognato Ronald McClain (48) persero la vita in un incidente automobilistico (il loro “pick-up” si ribaltò su una highway nei pressi di Waco).

L’11 luglio LaDainian fu premiato con l’ ESPY Award della ESPN come atleta dell’anno.

Nel 2007 Norv Turner, ex OC sotto Mike Riley proprio ai Chargers (dunque nella rookie season di L.T.), rimpiazzò Marty Schottenheimer come Head Coach. Norv is the perfect fit for our team. He will know exactly what to do with our team” dichiarò Tomlinson dopo l’annuncio. Nell’opener stagionale i Bolts affrontarono la difesa più forte della NFL, quella dei Chicago Bears vice campioni del mondo. Limitato ad appena 25 rushing yards in quella gara, e con il risultato inchiodato sul 3-0 per i Bears, verso la fine del 3° quarto Tomlinson lanciò “rollando” verso destra un td-pass (l’ultimo in carriera) da 17 yards per Antonio Gates nell’angolo della endzone che cambiò l’inerzia del match. Nell’ultimo periodo poi, mise a segno un TD su corsa alla sua maniera per il 14-3 conclusivo.

Nella vittoria per 24-10 a Kansas City del 2 dicembre, corse per 177 yards in 23 portate con 2 TD, arrivando a quota 111 e superando nella lista All-time dei rushing TD nientemeno che Walter Payton. Nella conferenza stampa del giorno dopo si presentò indossando la maglia numero 34 di “Sweetness” al chiaro scopo di onorarne la memoria. Nonostante la spartizione delle portate nel ‘ricco’ backfield dei Bolts (Michael Turner, Darren Sproles) alla fine dell’anno totalizzò 1,474 yards su corsa vincendo la classifica rushing per il secondo anno consecutivo. In totale ebbe 15 TD su corsa e 3 su ricezione, oltre al td-pass sopra decritto. E nessun fumble.

Purtroppo, a partire dalla seguente post-season iniziarono i guai fisici. Nel primo tempo del Divisional ad Indianapolis si slogò il legamento collaterale del ginocchio sinistro, un infortunio che di fatto lo costrinse a concludere anzitempo i playoffs. I Chargers portarono a casa un’esaltante quanto insperata W (28-24) ma nel corso dell’incontro persero anche Philip Rivers per infortunio (fu Billy Volek a subentrargli nell’ultimo quarto e a segnare il TD della vittoria con una 1–yard quarterback sneak). Con anche Gates alle prese con guai fisici, i Chargers dovettero cedere al Gillette Stadium di Foxborough nell’AFC Championship Game contro gli ancora imbattuti New England Patriots. L.T. fece 2 tentativi di corsa per 5 yards complessive prima di rimettersi mestamente il giaccone e dover assistere dalla sideline alla sua prima e unica finale di conference in maglia Bolts. Chissà come sarebbe potuto andare quel confronto, peraltro molto più combattuto di quanto espresse poi il risultato finale (12-21), se oltre a Rivers e Gates a “mezzo servizio” i Chargers avessero potuto disporre anche del miglior Tomlinson…

A causa dell’infortunio, nel 2008 L.T. non partecipò ai camp estivi dei Chargers. All’inizio della regular season il dolore al ginocchio era ormai passato, ma una dolorosa ferita all’alluce del piede destro lo limitò nel mese di settembre. Risultato: i Chargers persero le prime 2 gare della stagione e 8 delle prime 12. Ma a Dicembre i Bolts vinsero 4 partite consecutive, chiudendo al Qualcomm nel win-or-go-home game contro i Denver Broncos. Tomlinson corse per 96 yards e 3 touchdowns e nonostante tutto riuscì a raggiungere la doppia cifra nelle marcature stagionali (11 TD). Nonostante avesse superato quota 1.100 yards per l’ottavo anno consecutivo, alla fine le sue rushing yards complessive (1.110) furono il minimo in carriera.

I Chargers sconfissero ancora i Colts nel WC game dei P.O. giocato a San Diego, ma L.T. aggravò un infortunio all’inguine riportato nel finale della partita contro Denver. Senza Tomlinson (ancora una volta una sua mesta immagine in TV nel giaccone dei Chargers) i Bolts persero (24-35) all’Heinz Field di Pittsburgh nel Divisional contro gli Steelers.

In una off-season 2009 turbolenta, in cui si capì benissimo che il management non considerava più Tomlinson quale miglior elemento della squadra, si arrivò ad una ristrutturazione del suo contratto triennale in sostanza per evitarne il taglio anticipato. Ma le peggiori paure del team si realizzarono nell’opener di Oakland (quello del famoso ultimo drive vincente di Rivers) quando L.T. si infortunò alla caviglia. Fu costretto a saltare due partite. Da quel momento i Chargers ridussero progressivamente il suo impiego in campo diminuendo al contempo il suo ruolo in squadra: risultato furono le (appena) 730 yards corse, con sole 3.3 yards di media a portata. Ciononostante, Tomlinson restò una valida arma in red-zone con i suoi 12 touchdowns su corsa.

I Chargers erano però ormai la squadra di Rivers, che li condusse al record di 13-3 e ai Playoffs. Ma poi uscirono sconfitti contro i New York Jets nel Divisional giocato al Qualcomm Stadium (14-17).

Tomlinson venne tagliato in free agency. La sua carriera come giocatore dei Bolts si chiuse con 12.490 rushing yards e 138 TD su corsa, 3.955 receiving yards e 15 TD su ricezione, 8/12 passaggi completati di cui 7 in endzone (td-pass).

Come già detto, decise di firmare un biennale con i New York Jets per provare a vincere l’anello. Dopotutto, la squadra di Rex Ryan che aveva potuto vedere nell’ultima apparizione in maglia Bolts, grazie soprattutto ad una difesa dominante, sembrava avere le carte in regola per tentare la scalata al Superbowl. Nel 2010, sua prima stagione in maglia Jets, LaDainian corse per 914 yards (più del giovane sophomore Shonn Greene, con il quale divise le portate), con 6 TD. La season dei Jets finì 11-5 e ai Playoffs la squadra di Ryan sbancò prima Indianapolis nel Wild Card game e poi Foxboro nel Divisional. L.T. ebbe due buone prove, con 2 TD su corsa nel 17-16 sui Colts e 1 rec. TD nel 28-21 sui Patriots. Poi però il suo sogno di raggiungere il Superbowl venne spezzato dagli Steelers che si imposero a Pittsburgh per 24-19 in una gara subito incanalata nel primo tempo (24-3) e con il running game dei Jets impossibilitato a produrre.

L’ultima stagione di Tomlinson in NFL (2011) è stata vissuta in un ruolo assolutamente secondario, con 1 sola partenza da titolare, 75 portate complessive (con 1 TD) ma l’incredibile numero di 449 rec. yards in 49 ricezioni (con altri 2 TD), ovvero una media di 10.7 yards a ricezione. L’ennesimo inequivocabile segno della spaventosa poliedricità di questo grandissimo campione. Nell’ultima partita in carriera, a Miami contro i Dolphins il 1° gennaio del 2012, L.T. ha superato, per il 5° posto della classifica all-time di yards corse, il mitico “The Bus”, al secolo Jerome Bettis.

La sua carriera NFL si è chiusa con 13.684 rushing yards, 4.772 receiving yards, 145 touchdowns su corsa (secondo in assoluto dietro al solo Emmitt Smith, 164. Marcus Allen è terzo con 123 – ndr) e 162 TD complessivi (terzo ogni tempo, dietro Jerry Rice, 208 e Smith, 175).

Grazie davvero LaDainian per…TUTTO. Arrivederci con un busto di bronzo tra un lustro.

Anzi.. voglio urlartelo proprio come faceva Paolo quando ti involavi untouchable in endzone:

“ARRIVEDERCI…e GRAZIE!!!”


Questo articolo è stato pubblicato da Angelo il 29 giugno 2012

5 thoughts on “L.T. “mister everything”

  1. Grande Angelo, un bellissimo affresco per celebrare un grandissimo della storia di questo sport.
    Il motivo principale per cui ho preso a simpatizzare per i Bolts stato per l’ammirazione senza fine per il magico #21… stato uno degli atleti che pi mi ha entusiasmato seguendo questo sport…
    Ricordo ancora con commozione la conferenza stampa in cui dava l’addio ai Bolts…
    Peccato che la sua carriera non sia mai stata coronata da un anello ma ci non toglie che abbiamo potuto assistere all’epopea di un GRANDE… Non solo come atleta ma anche come uomo…
    Per lui solo una standing ovation ed un grande, immenso GRAZIE

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