NCAA Game Of The Week: Michigan State @ Notre Dame

Quando si dice Michigan St. vs. Notre Dame si pensa subito alla gara del 1966 quando i Fighting Irish di Parseghian, rank #1 lasciarono trascorrere i 70 secondi finali della gara contro gli Spartans rank #2, senza tentare di guadagnare sufficiente campo per calciare il field goal della vittoria.

La gara ha fatto scaturire fiumi di parole, sintetizzabili nel concetto “pareggio = campione nazionale comunque”. E questo per gli amanti del gioco per il gusto e la bellezza del giocarlo, specialmente quando si parla di un gioco rude ma tutto sommato leale, ha tanto l’aria di una stilettata tra le scapole, tuttavia la delicatezza della situazione e la concretezza della panchina determinarono il ritorno al titolo di Notre Dame dopo 15 anni di digiuno.

L’origine della rivalità invece va indietro di parecchi anni, fino al 1897 quando a South Bend iniziarono le sfide tra queste due scuole con l’allora State Agricultural College, alla seconda stagione di esistenza mentre i padroni di casa vantavano un programma già attivo da dieci anni.

Le prime gare tra i due college furono a netto appannaggio della compagine di casa, fino al 1909 infatti i ragazzi del Michigan andarono a tabellone solo nella partita inaugurale persa per 38-6, le altre sette sfide videro prevalere Notre Dame di punteggi spesso larghi, più stiracchiati con il passare del tempo.

Nel 1910 si svolse la prima gara ad East Lansing, sul campo dell’Old College Field, a pochi passi da dove ora sorge l’imponente Spartan Stadium, la vittoria 17-0 dei padroni di casa guidati da Chester Brewer, a quell’epoca Michigan Agricultural College (M.A.C.) rappresentò non solo la prima sconfitta nella serie per ND, ma anche il primo shutout e fu seguito da una piccola pausa nelle sfide tra i due college. La gara fu riproposta sei anni dopo sempre a East Lansing, e Notre Dame si prese la rivincita chiudendo la gara 14-0.

Nel periodo fino al 1921, la sfida si ripetè a cadenza annuale con prevalenza dei Fighting Irish ad esclusione del 1918, poi a causa anche dell’uscita di Notre Dame dalla Western Conference, seguita alla polemica con il plenipoteziario Yost, il match non si disputò più fino alla fine del secondo conflitto mondiale quando nel 1948 si ricominciò da dove si era finito e da due vittorie consecutive dei blu-oro.

Poi si fecero gli anni ’50 e per gli appassionati di college football, questa decade è rappresentata degnamente dai Michigan State Spartans (o meglio Michigan State College of Agriculture and Applied Science fino al 1955, poi Michigan State University of Agriculture and Applied Science fino al 1962, poi finalmente solo Michigan State University) che si fregiarono di quattro titoli nazionali e due partecipazioni vincenti al Rose Bowl guidati prima da Clarence Munn fino al 1952 e poi da Duffy Dougherty. Per i loro rivali di Notre Dame furono tempi magrissimi, in cui cadde l’ultimo bastione ovvero l’imbattibilità casalinga nella serie il 28 ottobre 1950, quando a South Bend gli Spartans vinsero una battaglia 36-33. Fino al 1962 gli Spartans vinceranno tutte le gare, ad esclusione del tiratissimo 20-19 del 1954. Tra queste gare spicca sicuramente quella trasmessa da NBC nel 1951 in cui i biancoverdi schiantarono i Fighting Irish 35-0 salendo alla ribalta della scena sportiva che culminerà con il titolo nazionale.

Gli anni ’60, marchiati indelebilmente dal 10-10 del ’66, furono una decade in cui le squadre si alternarono nella vittoria del Megaphone Trophy, un megafono riverso, dipinto da un lato con i colori di Notre Dame e dall’altro con quelli di Michigan State, ma la decade finì con le avvisaglie di una nuova stagione colorata di blu e di oro: i Fighting Irish dominarono gli anni settanta lasciando agli Spartans solo la gara del 1975 a South Bend, e non andò certo meglio dopo, perché fino alla metà degli anni ’90 Michigan State vincerà la sfida solo nel 1983 e 1986.

Sulla sideline di Michigan State poi arrivò Nick Saban, che diventò capo allenatore nel 1995 portando la squadra a tre stagioni moderatamente positive, chiuse nel 1997 con la vittoria nella gara con Notre Dame, ripresa dopo tre anni di interruzione. Iniziò così un periodo particolarmente fortunato, la seconda e per ora ultima striscia positiva dei biancoverdi, durata dal 1997 al 2001 con cinque gare vittoriose consecutive di cui tre a South Bend, tra cui va ricordata quella del 1998 in diretta nazionale ABC con Michigan State andata al riposo sul 42-3 e quella del 2000 quando Herb Haygood prese un passaggio teso di Smoker e corse per un touchdown da 68 yard su 4th down che permise agli Spartans di vincere 27-21.

Dopo questa striscia positiva di Michigan State, le squadre hanno dato vita a diversi match con scarti molto ridotti (6 punti, il massimo divario tra il 2002 e il 2006), mentre nei due appuntamenti del 2007 e del 2008 gli Spartans sono apparsi superiori, specialmente nella gara del 2008 ad East Lansing, dove i padroni di casa ruppero una striscia di otto gare con vittorie esterne nella rivalità, lasciando a Notre Dame appena 16 yards su corsa.

Le ultime quattro gare tra le due squadre hanno visto prevalere i Fighting Irish tre volte, mentre la quarta, terminata 34-31 rimane celebre per il “Little Giants”, un fake field goal dell’holder Aaron Bates (quarterback alle scuole superiori, va detto) che anziche fermare la palla per il calcio di Conroy, la giocò al tight end Charlie Gantt per il touchdown della vittoria in overtime.

Notre Dame Goal-Line Defense

Il 2012 è stato un anno di largo successo per Notre Dame. Una stagione regolare con un calendario difficile chiusa sul 12-0 salvo poi subire la sconfitta nel BCS National Championship da Alabama. Da molti definita come la stagione che ha riportato Notre Dame a prominenza nel panorama nazionale dopo qualche anno di anonimato.

Notre Dame si è basata su un attacco solido guidato dal freshman Everett Golson, chiamato in alcune circostanze a drive di emergenza come contro Pittsburgh, ma soprattutto su una difesa eccellente, gestita in campo da Manti Te’o e sulla sideline dal DC Bob Diaco.

I numeri spesso lasciano il tempo che trovano per cui non li citiamo, ma agli occhi di tutti quella di Notre Dame è parsa una delle migliori unità della nazione sotto molti aspetti. Salta agli occhi però un dato significativo: nelle dodici partite di stagione regolare, Notre Dame ha concesso un solo TD su corsa in situazioni di goal-line. Sicuramente una questione di uomini, ma anche di schemi. Eventi che si sono rivelate fondamentali nelle sfide con USC e Stanford, vediamo perché.

Solitamente in situazioni di goal-line, le difese preferiscono mandare in blitz i propri LB mentre una safety viene lasciata dietro la linea di scrimmage a leggere la situazione: spostarsi a destra o sinistra contro un passaggio veloce ad un TE, oppure buttarsi sul mucchio di uomini in caso di corsa centrale, pronto a contrastare il “second effort” del Runningback.

Notre Dame invece ha avuto successo con uno scambio di responsabilità fra S e LB. Infatti Diaco preferiva lasciare il suo LB con qualità di lettura migliori, Te’o, a controllare la situazione alle spalle della linea di scrimmage, mentre le due safety andavano in blitz, per prevenire le corse esterne del RB. Il lavoro sulla linea di scrimmage all’interno viene svolto principalmente dalla linea difensiva. Bob Diaco ha solo adattato uno schema agli uomini che aveva a disposizione: se la tua linea difensiva è composta da Lewis-Moore, Tuitt e Nix, allora questi tre uomini saranno sufficienti per scoraggiare qualsiasi avversario a correre fra i tackle. Nella gara con USC il QB Wittek è stato fermato su una sneak per due volte principalmente dalla linea difensiva di Notre Dame, capace di battere i blocchi avversari (andare contro il giocatore di linea avversario sotto l’altezza del paraspalle, cercando di guadagnare il giusto angolo di ancoraggio, spingendolo all’indietro) e permettere ai Linebacker, fra cui lo stesso Te’o, di fare la giocata in caso di corsa centrale.

ND Goal-Line Stand 1

Quando invece la corsa era off-tackle, le safety Zeke Motta e Matthias Farley erano in grado di pattugliare la zona con un blitz, di fatto annullando anche questa possibilità per gli avversari.

ND Goal-Line Stand 2

E se l’attacco non corre in situazione di goal-line, spesso è una finta di play-action volta a liberare un giocatore “pesante” (un FB, un TE, persino un OT eleggibile) nella zona cosiddetta flat, cioè quella immediatamente esterna a dove si posiziona la linea difensiva.

Il blitz esterno delle safety toglie all’attacco anche questa possibilità, forzando il QB ad un lancio in corsa o comunque a mettere palla in aria prima del tempo stabilito a tavolino nel momento in cui si disegna lo schema. Ma per quanto siano veloci, due safety in blitz non possono fermare il passaggio una volta che è in aria. E qui rientra in gioco l’abilità del LB di saper leggere al volo la situazione chiamata dall’attacco avversario: l’ILB deve saper scivolare verso il passaggio in modo da impedire la ricezione quando la palla è in aria. Una caratteristica, quella di leggere al volo la chiamata avversaria, che Te’o possedeva in larga misura e che spesso è risultata decisiva nell’arrestare queste situazioni. Il termine americano “float”, pressochè intraducibile, è quello che meglio identifica questa richiesta all’ILB.

All’ILB con questa lettura è richiesto di saper colpire con forza il ricevitore nel momento in cui questi è girato di schiena per ricevere il passaggio, in modo da non consentire la ricezione: un aspetto fondamentale nel 4th down contro USC e che evidenziamo nell’immagine sottostante.

ND Goal-Line Stand 3

Ora alcuni degli uomini che hanno reso al massimo in questi schemi sono andati: Te’o, Motta. E nelle prime tre gare del 2013 Notre Dame ha già subito due TD su corsa in situazioni di goal-line defense segno che la questione riguarda sia gli uomini in campo, sia gli schemi. Ma è innegabile il buon lavoro di Diaco con la difesa di Notre Dame che potrebbe essere un ostacolo troppo grande per un attacco di Michigan State tutt’altro che trascendentale.

L’appuntamento con Michigan State @ Notre Dame è per Sabato alle ore 21:30.

Per la prossima settimana NCAA Game Of The Week si trasferirà a Sud, per raccontare Texas A&M vs. Arkansas. Sfida che era stata messa in secondo piano, ma che con il ritorno degli Aggies nella SEC si giocherà di nuovo con una base annuale.