NCAA Game Of The Week: Oklahoma vs. Texas

Il Red River è un fiume lento, pieno di anse, che attraversa gli stati delle Grandi Pianure del sud degli Stati Uniti. Texas, Oklahoma, Arkansas, Louisiana, Mississippi, prima di gettarsi nel pigro fiume per eccellenza, il Mississippi. Un rivo che spesso demarca gli stati, ed in special modo tra Texas e Oklahoma, dove percorre più di seicento miglia come confine.

Negli anni ‘30, due ponti che congiungevano questi stati all’altezza di Denison e Durant, diedero luogo ad una guerra incruenta tra i due Stati che ebbe una certa eco internazionale e che fu immediatamente soprannominata Red River Bridge War.

Analogamente alla guerra del fiume, la rivalità del Red River oppone le università di Texas e Oklahoma, ed è considerata una delle rivalità sportive più sentite degli Stati Uniti tanto da essere oggetto di sponsorizzazione della singola gara già dal 2005.

Sin dal suo esordio nel 1900, quando l’Oklahoma non faceva ancora parte dell’Unione come stato, ma semplicemente come territorio organizzato, e Texas non aveva ancora mutuato il nickname di Longhorns ma veniva generalmente indicata come Varsity, la sfida venne proposta con frequenza venendo giocata tutte le stagioni fino al 1919, con addirittura due gare di andata e ritorno nello stesso anno nel 1901 e nel 1903.

Texas dominò le prime quattro gare, ma gli fu imposto il pareggio 6-6 in casa nel 1903, mentre per la prima vittoria di Oklahoma non occorre attendere molto: l’11 marzo 1905 è un risicato 2-0 che lascia per la prima volta senza punti i Longhorns nella serie. Alla prevalenza negli anni ‘10 di Oklahoma, vittoriosa sei volte contro le tre di Texas, è succeduta una decade in cui le sfide tra i due college si sono rarefatte, per poi tornare in auge negli anni ‘30 quando il match diventò un appuntamento fisso a Dallas, ed i Longhorns si imposero per ben sei volte, oltre al pareggio del 1937.

Dagli anni ‘40 la sfida ha assunto un peso diverso soprattutto per la caratura delle due università: in ben 62 incontri sui 67 disputati dal 1945, almeno una delle due squadre era nella top 25 del ranking nazionale. La decade dei ‘40 ebbe un andamento simile a quella precedente, con una forte supremazia di Texas, calata verso la fine dall’imporsi anche alla ribalta nazionale di Oklahoma che, dal 1947 al 1950 si presenterà alla sfida sempre avanti nel ranking. Proprio del 1950 è una delle sfide più interessanti di quegli anni, con Oklahoma vittoriosa 14-13 con un touchdown del futuro Heisman Trophy Billy Vessels ed una conversione del nativo Jim Weatherall nel finale di gara. Per il resto, la decade dei ‘50 fu largamente dominata dai Sooners di Bud Wilkinson che vinsero tre titoli nazionali, quattro Orange Bowl e tutti i dieci titoli di Big Seven a disposizione del decennio.

A mettere fine a questo strapotere nella serie fu Darrell K. Royal, ex QB di Oklahoma e poi capo tecnico di Texas, che nel 1958 inflisse l’unica sconfitta ai Sooners 15-14, compromettendo la corsa al titolo nazionale della squadra di Wilkinson. Così come gli anni ‘50 furono a favore di Oklahoma, così gli anni ‘60, anticipati a quel 1958, furono stagione di grandi vittorie di Texas, compresa quella del 1963 quando i Sooners si presentarono a Dallas #1 e vennero sconfitti sonoramente 28-7 dai Longhorns di Royal, poi futuri campioni nazionali.

Anche le due altre stagioni da campione nazionale di Texas, nel 1969 e 1970, guidata da Royal, segnarono due sconfitte per Oklahoma, che uscì da questa striscia solo nel 1971 quando fece suo il primo di una serie di cinque incontri vincenti, conclusasi nel memorabile 1976 non tanto per l’esito della sfida (6-6) e nemmeno per la presenza del presidente americano Gerald Ford in tribuna, quanto per la storiaccia degli allenamenti di Texas spiati da Oklahoma, come poi confermato dallo stesso Switzer, e che se possibile inasprì ulteriormente la rivalità tra i due college. Molto più divertente ed imponderabile fu la gara dell’anno successivo quando Texas si vide mettere KO due quarterback nella prima mezz’ora di gioco, ma un esplosivo gioco di corsa ed una inaspettata prova del terzo QB Randy McEachern, diedero la vittoria ai Longhorns per 13-6. Altra gara thrilling fu sicuramente, qualche anno dopo nel 1984, quella che vide scendere in campo sotto la pioggia Texas #1 e Oklahoma #3 con i primi che chiusero il primo tempo davanti 10-0 per poi essere ripresi e passati dai Sooners 15-12 e ritrovarsi con la palla in mano agli sgoccioli della gara ed in raggio da field goal. La decisione di effettuare una ulteriore giocata per rendere il field goal più facile rischiò di essere disastrosa quando la palla fu intercettata da Keith Stanberry in endzone. Questo per il replay, mentre per i referee fu passaggio incompleto e Texas ebbe modo di calciare il field goal del pareggio 15-15 in una stagione finita poi in maniera anonima con la sconfitta al Freedom Bowl.

Dieci anni dopo invece tutti videro bene Stoney Clark fermare il runningback di Oklahoma James Allen al quarto down sulla linea della yarda, con una spallata da treno in corsa, chiudendo il match 17-10 per Texas.

Negli ultimi anni la sfida ha avuto altri momenti significativi. Nel 2008 Colt McCot guidò gli Horns ad una vittoria per 45-35 contro i #1 Sooners, salvo poi compromettere la propria stagione a Lubbock, quando un touchdown all’ultimo secondo di Michael Crabtree diede la vittoria a Texas Tech.

Nel 2009 Texas si impose per 16-13: dopo un tackle di Colt McCoy su un suo intercetto decisivo per salvare la gara, fu Earl Thomas ad intercettare Landry Jones nel finale, lanciando Texas fino alla gara valevole per il titolo nazionale con Alabama, sonoramente persa dopo l’infortunio dello stesso McCoy.

Quella del 2009 rappresenta anche l’ultima vittoria di Texas nella serie: dal 2010 dominio totale dei Sooners, un aggregato di 118-38 nelle ultime due sfide, con ben 8 turnover dei Longhorns che già iniziavano a palesare una carenza nella guida tecnica che si rifletterà nelle stagioni 2011-2013.

Quale futuro per Texas?

Mack Brown - Texas

Tutto è più grande in Texas. Tutto è ancora più grande quando in Texas sei il capo allenatore dei Longhorns. Lo ha imparato a sue spese Mack Brown, HC dei Longhorns da quindici anni.

La parabola di Mack Brown a Texas inizia nel 1998, quando Brown lascia North Carolina per sedersi sulla panchina di Texas, uno dei posti più ambiti nella NCAA. Texas ha una tradizione ricca, si poggia su una delle zone più dense di talenti di High School ed è un nome capace di attirare i migliori prospetti da tutta la nazione. Tutto ciò contribuì in modo non indifferente all’assunzione di Mack Brown, considerato uno dei migliori recruiter della nazione. La sua proverbiale affabilità, una gentilezza nei modi unita all’attenzione dei piccoli dettagli del recruiting lo hanno reso celebre. E Mack Brown è stato decisivo per indirizzare tanti ragazzi verso Austin, uno su tutti Vince Young.

Le prime due stagioni di Mack Brown non furono esaltanti, condite da sconfitte contro avversari di categoria superiore come Oklahoma, Kansas State e rovinate da sciagurati upset. Tuttavia si rafforzava l’idea di Brown come leader degli Horns appoggiato dal supporto incondizionato del club di booster più potente del mondo, tra cui spiccava Tom Hicks (proprietario dei Dallas Stars, dei Texas Rangers e del Liverpool per alcuni anni).

Sul campo, Ricky Williams consentiva vittorie insperate come quelle su Nebraska e Texas A&M nel 1998 mentre nel 1999 Major Applewhite guidava dalla cabina di regia Texas ad un’altra buona stagione. Proprio nella stagione 1999 iniziarono i problemi per Brown quando decise di alternare come QB titolari Applewhite e Chris Simms che bene aveva fatto nella partita contro Texas A&M nonostante la sconfitta. L’instabilità nel ruolo, unità alla convinzione di Brown che la cosa potesse andare avanti senza scontentare nessuno favorì un finale di stagione deludente. La stagione successiva fu quella del disastro annunciato: una sconfitta contro Stanford (ben lontana dai fasti di oggi…) in cui nessuno dei QB aveva avuto tempo sufficiente per entrare in ritmo, iniziò a insinuare qualche dubbio nella gestione di Brown, carburato dal 42-0 subito da Oklahoma in 26 minuti qualche settimana dopo.

A posteriori questo fu l’inizio di un declino di Texas nelle sfide contro Oklahoma che si rifletterà negli anni successivi. La gara terminerà 63-14, Oklahoma vincerà quel titolo nazionale scatenando paragoni fra Brown e Stoops, giunto sulla panchina dei Sooners un anno dopo Brown. Solo che Stoops in due anni aveva portato Oklahoma al titolo, mentre Brown non si avvicinava neanche lontanamente all’obiettivo.

I primi tre anni di Brown furono rappresentativi della sua gestione: tante vittorie contro avversari modesti, due gare ogni anno in cui Texas veniva umiliata di cui una quasi sempre contro i Sooners. E fu così fino al 2004, quando gli Horns terminarono 11-1 vincendo il Rose Bowl: erano stati eliminati gli upset clamorosi, restava il problema Oklahoma. Nell’anno successivo con la guida di Vince Young Texas tornò al titolo nazionale dopo un digiuno di trenta anni ma da allora una serie di stagioni mediocri. Ritorno agli antichi fasti solo sotto la guida di Colt McCoy, sfiorando il titolo nazionale in due occasioni (Nel 2008 l’unica sconfitta con Texas Tech all’ultimo secondo, nel 2009 il titolo perso con Alabama).

Texas recentemente ha trovato sempre più bassi e meno alti. Clamorosa la stagione 2010 conclusa con un 5-7 e l’addio dell’OC Greg Davis, fedele collaboratore di Brown per un decennio circa; impresso nella mente il celebre discorso di Brown dopo la partita con Iowa State, un meltdown in cui l’HC sparò a zero su tutti pronunciando la famosa frase “You can’t trust your team, you can’t trust your coaches”.

Da quel momento Brown ha avuto meno credibilità fra i giocatori e la pressione dei booster è salita.

L’alternanza di Ash e Case McCoy non ha fornito risultati e la carenza di un QB di livello ha influenzato il resto della squadra, assieme ad una OL insufficiente da anni e che non ha fornito negli ultimi cinque draft nessun giocatore alla NFL. Eppure il talento non manca: fra i ricevitori atleti come Shipley, Goodwin, Davis, RB ottimi come Gray, Bergeron, Brown con la solita difesa che sforna ogni anni defensive back da NFL.

Segno che forse anche la qualità del coaching staff è calata soprattutto in attacco. Bryan Harsin e Major Applewhite non sono riusciti a dare una dimensione solida all’attacco dei Longhorns, troppo ancorati al gioco su terra e non ancora avvezzi alla up-tempo offense installata quest’anno.

Viceversa la difesa sembra essersi leggermente registrata grazie al ritorno di Greg Robinson dalla gara con Kansas State, ma manca di playmaker che non siano il DE Jeffcoat ed il LB Hicks. Nelle due sconfitte con Ole Miss e BYU, Texas aveva concesso più di 800 yards su corsa mostrando palesi difficoltà nel difendere la option.

Anche il recruiting nelle ultime stagioni è stato meno stellare del solito. La rilocazione di Texas A&M nella SEC, unita ad un attacco affascinante guidato da Manziel ha ridato lustro al marchio degli Aggies, di fatto relegando Texas a ruolo di secondo incomodo nello stato.

E resta il problema Oklahoma, che anche in un anno di ricostruzione come il 2013 parte favorita di 14 punti nella sfida di domani. Nella Big XII poi, anche il ritorno ad alti livelli di Baylor, Oklahoma State e Kansas State continua a dare problemi ai Longhorns, che sembrano destinati ad un altro anno di anonimato. Anche in caso di vittoria contro Oklahoma, per i problemi sovracitati il cammino come HC di Mack Brown sembra segnato. L’addio dello storico direttore atletico Dodds è un segnale secondo tanti esperti. Il nuovo AD vorrà quasi sicuramente ripartire da una nuova guida tecnica nonostante Brown sia sotto contratto ancora per diversi anni. L’unica salvezza per Brown potrebbe essere una stagione conclusa con un BCS Bowl, obiettivo che appare improbabile dopo le sconfitte con BYU ed Ole Miss, oltre alle risicate vittorie con avversari non certo irresistibili come Kansas State e Iowa State.

L’appuntamento con la Red River Rivalry è fissato per Sabato 12 Ottobre alle ore 18:00 sulla ABC.

Per la prossima settimana, NCAA Game Of The Week si trasferirà a South Bend, per parlare della sfida fra i Fighting Irish ed USC, che attraversa un momento di crisi alla guida tecnica simile a quello di Texas.

Parte storica a cura di Gataz13