Stanford – Ucla 24-10

Vittoria meritata dei Cardinal sui Bruins nel re-match del Pac-12 Championship Game 2012, nonché nel confronto tra le due formazioni californiane meglio piazzate nel primo BCS Standings della season 2013.

Stanford sale così 6-1 nel computo stagionale W-L (4-1 in Pac-12), appena una settimana dopo l’opinata sconfitta di Salt Lake City contro Utah e alla vigilia del doppio difficile confronto con le università dell’Oregon (Oregon State Beavers a Corvallis sabato 26 ottobre e Oregon Ducks a Palo Alto giovedì 7 novembre) che segnerà non solo il cammino nella North Division di Pac-12, ma definirà anche le residue possibilità di partecipazione dei Cardinal ad uno dei Bowl principali in quest’ultima annata di FBS College Football con il sistema “BCS” in vigore.

Ucla invece è alla prima sconfitta dell’anno (5-1) e, nonostante una seconda terribile trasferta consecutiva in quel di Eugene già domani notte, dovrebbe presumibilmente giocarsi con Arizona State l’accesso alla finale di Pac-12 nella South Division, con i Sun Devils che sono sì attesi da un calendario migliore, ma che dovranno anche presentarsi a Pasadena per lo scontro diretto in programma il prossimo 23 novembre.

I ragazzi di coach David Shaw hanno avuto la meglio grazie ai “marchi di fabbrica” del loro sistema di gioco, vale a dire da un lato un’efficace, a tratti persino dominante, “power-run offense”, dall’altro una pressante e di nuovo impermeabile difesa.

In attacco si è capito sin dal primo snap il tipo di impronta che Stanford voleva dare alla gara: i Cardinal si sono infatti presentati sul terreno di gioco con una “jumbo formation” che lasciava ben poche interpretazioni ad avversari e spettatori. Davanti al QB Hogan si sono schierati 8 uomini, vale a dire i 5 titolari della OL (da sinistra: Peat, Yankey, Wilkes, Danser, Fleming), due blocking TE ai loro lati (il primo tackle di riserva Kyle Murphy e l’ex DE convertito “Y”, ora n° 1 alla posizione, Charlie Hopkins), più un altro OL aggiunto (il G Josh Garnett), con nel backfield l’immancabile fullback (Ryan Hewitt) ed ovviamente il running back Tyler Gaffney, autore alla fine di un’altra eccellente prestazione (171 yard in 36 portate – career high – con 2 TD, e senza alcuna perdita di terreno – ndr).

Ovviamente l’attacco non si è basato esclusivamente sulle corse, ma come sempre ha fatto perno su queste per innescare le consuete, improvvise, play-action. Alla fine, delle 419 yard di total offense prodotte, 227 sono state quelle lanciate da Kevin Hogan, con una percentuale di completi pari al 72% (18/25), compresi 1 sensazionale passaggio da touchdown e 1 intercetto comunque non imputabile al quarterback (un lancio in redzone sul WR Cajuste, effettuato in corsa a seguito di un roll-out sulla sinistra, è letteralmente rimbalzato sulle braccia del ricevitore dei Cardinal proteso in tuffo per afferrare l’ovale ed è stato lestamente recuperato dal CB Ishmael Adams – ndr).

Play-action di Stanford che avrebbe potuto dare subito i suoi frutti se, dopo 5 corse consecutive che hanno prodotto 2 primi down, un missile da oltre 50 yard dello stesso Hogan per Ty Montgomery non fosse stato droppato per un niente da quest’ultimo sulla 1 yard line avversaria. Così, dato l’evidente primeggiare delle rispettive difese nel corso del primo tempo, il punteggio è rimasto inchiodato addirittura sul 3-0 (!), sbloccato solo da un field goal da 31 yard messo a segno a fine primo quarto dal redshirt frershman K Conrad Ukropina, schierato in sostituzione dell’infortunato titolare Jordan Williamson.

Fantastica la giocata che, dopo il momentaneo pareggio degli ospiti, sempre su calcio piazzato (3-3), ha permesso a Stanford di siglare il primo TD del match a metà del terzo periodo. Un lancio di oltre 30 yard direttamente in endzone da parte di Hogan è stato afferrato in aria con una sola mano dal sophomore WR Kodi Whitfield che con il braccio destro in torsione tra due difensori è riuscito ad agguantare il pallone e a trattenerlo portandolo al corpo… una presa davvero entusiasmante e di certo imperdibile per gli amanti del genere, tanto che è doveroso mostrarla a chi se la fosse persa…

http://youtu.be/82Be_-X_AIg

Tra le parole di elogio spese dei compagni per il clamoroso gesto tecnico, riporto quelle di chi il pallone gliel’ha lanciato sul campo, il QB Kevin Hogan: “Unbelievable. He just went up and made a play. I can’t wait to see it on SportsCenter.”

Ad indirizzare la contesa verso un eventuale successo dei padroni di casa, ci ha pensato poco dopo una giocata difensiva: lo SS Jordan Richards (10 tackles, 2 intercetti e 1 PBU), forse alla migliore prestazione in carriera, ha intercettato un lancio sulla sideline di sinistra del QB Hundley riportandolo direttamente in endzone, anche se il relativo touchdown è stato poi annullato dalla crew arbitrale per un holding fischiato al linebacker James Vaughters. Tuttavia, tre azioni più tardi Hogan ha nuovamente pescato nel mezzo, con un altro splendido lancio da 34 yard, il WR Cajuste. E così, dalla 2-yard line avversaria, ci ha pensato il RB Gaffney a segnare il TD del 17-3, al terzo tentativo.

I Bruins sono immediatamente riusciti a ricucire lo strappo, grazie ad un ottimo drive (ancorché l’unico dell’intero incontro) orchestrato dal QB Brett Hundley (24/39 per 192 yard, 1 td-pass e 2 int.) che con ben 8 passaggi consecutivi completati, l’ultimo un 3 yard td-pass per il WR Shaquell Evans, più una corsa da primo down, ha permesso ai suoi di accorciare le distanze all’inizio dell’ultimo periodo (17-10).

Più tardi però è salita di nuovo in cattedra la difesa di Stanford, che ha mantenuto invariate le distanze nonostante un (prevedibile) errore del giovane kicker Ukropina che ha fallito un tentativo di FG da 46 yard. Richards ha intercettato di nuovo Hundley con uno splendido tuffo sulle 32 di Ucla, e successivamente la “power-run” dei Cardinal ha messo al sicuro il risultato, ancora grazie alle corse di Gaffney, l’ultima da 4 yard in endzone per il TD del definitivo 24-10.

Per Stanford va registrato l’infortunio al WR Devon Cajuste che, nell’ultimo periodo di gioco a seguito di uno scontro in tackle su un passaggio completato al centro, ha tenuto in apprensione tutto lo staff e i tifosi tenendosi, urlando, la gamba destra (non si è capito bene se, nella dinamica del contatto “a tenaglia”, sia stato interessato solo il ginocchio, oppure anche la caviglia – ndr). Il ragazzone (6-4, 232 pds) proveniente dalla Holy Cross High School di Flushing (N.Y.) è stato aiutato ad uscire dal campo e poi, dopo una prima analisi sulla sideline, è stato trasportato negli spogliatoi con la gamba distesa e fasciata sul veicolo elettrico utilizzato in questi casi per il soccorso dei giocatori.

Fortunatamente, dopo che gli esami specifici che non hanno registrato danni strutturali alle articolazioni, l’HC Shaw ha detto: “No ligament damage, MRI was pretty clean, X-rays pretty clean. It’s probably a little more than a hard-to-deal-with bone bruise, but he’s feeling better, actually ran a little bit yesterday…If he can’t go, he should be ready for Oregon.”  Due giorni dopo, il coach ha confermato che il giocatore non sarà disponibile per la gara di Corvallis contro i Beavers, ma proverà a rientrare per il 7 novembre contro i Ducks. Bene comunque così, perché nell’attuale roster Cajuste è un elemento unico, una pedina insostituibile nello scacchiere dei Cardinal. Listato come wide receiver, la sua posizione in campo è in realtà la “F” position, vale a dire quella ricoperta dai TE Coby Fleener (2010 e 2011) e Zach Ertz (2012), oggi entrambi in NFL, nell’arco delle ultime esaltanti stagioni. Il match-up con i defensive backs avversari fornito dalla sua combinazione di stazza e rapidità sarà difficile da rimpiazzare e la sua assenza contro Oregon State peserà tanto, soprattutto nella conversione dei terzi down.

Dall’altra parte si registra invece lo stranissimo episodio che ha fermato all’intervallo l’ILB Eric Kendricks. Autore di ben 9 placcaggi al termine del primo tempo, causa un “problema ad un rene”, è stato trasportato d’urgenza in ospedale per accertamenti. Tuttavia i primi test clinici non hanno evidenziato alcun guaio serio, tanto che in serata il giocatore è rientrato a Los Angeles con la squadra.

A distanza di una sola settimana dalla brutta sconfitta subita nello Utah, la defense di Stanford ha prodotto una prestazione all’altezza delle sue migliori performance dell’anno scorso, annullando sul nascere la “up-tempo” di Ucla che, impossibilitata a produrre via terra o con i tipici swing pass, è rimasta senza TD per ¾ di gioco ed è riuscita a varcare l’endzone solo grazie ad un impeccabile drive di passaggi in WCO da parte del suo giovane QB, che tuttavia nel resto dell’incontro è stato assillato da una pressione costante (4 sack, 2 del solito Trent Murphy, gli altri di Shayne Skov e Ben Gardner, oltre a 9 qb hurries – ndr) non riuscendo così ad entrare in ritmo con i suoi pur validi ricevitori ed incappando invece nei due turnover decisivi.

E’ la seconda volta in questa stagione che la difesa di Stanford lascia a zero (shutout) gli avversari nel corso del primo tempo. La prima è stata nella partita contro Arizona State del 21 settembre. In pratica, con forze fresche in campo, almeno per 30 minuti, i due attacchi più accreditati di South Division, entrambi fondati sulla “spread offense”, non sono riusciti a mettere punti a tabellone contro i Cardinal. Viceversa, nella sciagurata gara persa in altura contro gli Utes, è stata proprio questa tipologia di offense a creare i maggiori grattacapi ed i presupposti della sconfitta, d’altra parte contro un avversario con il quale ci si aspettava probabilmente qualcosa di diverso (l’OC di Utah, Dennis Erickson, è infatti un “guru” della 1-back offense, le cui tipiche soluzioni sono inside zone runs e una maggiore attitudine alle vertical routes nel passing game – ndr). Un aspetto quest’ultimo da sottolineare, perché fa riflettere: se da un lato, infatti, è indicatore della bontà complessiva del reparto e della valida preparazione settimanale alle partite e agli avversari volta per volta incontrati, dall’altro tuttavia rileva un certo grado di difficoltà nel sapersi adattare “in corsa” a situazioni impreviste, alle ‘novità’.

Un elogio va, infine, alla linea offensiva di Stanford, da sempre fiore all’occhiello della squadra e tra le prime della nazione, che non solo è risultata fondamentale nell’aprire varchi per le corse, ma è stata anche un fattore in pass protection, con nessun sack concesso al comunque pregevole front seven difensivo dei Bruins, che annovera tra le sue file anche giocatori dal sicuro avvenire pro (come l’OLB Anthony Barr).