NCAA Game Of The Week: Florida vs. Georgia

Jacksonville, l’ultima domenica di ottobre o la prima di novembre, dalle parti di quello che oggi si chiama EverBank Field, diventa una specie di immenso barbecue in attesa che inizi quello che viene simpaticamente chiamato dagli addetti ai lavori “World’s Largest Outdoor Cocktail Party” che in realtà altro non è che Georgia-Florida, da ottant’anni ospitato a Jacksonville quale campo neutro.

L’equilibrata rivalità (48-40-2) per gli organismi ufficiali nacque nel 1915 proprio a Jacksonville, tuttavia Georgia conta anche una fantomatica gara del 1904 giocata da un’altra University of Florida, e finita con un 52-0 per i Bulldogs. Quello che è palese è l’attuale leader della serie (Georgia) ed il fatto che nella storia recente questo comando sia stato fortemente eroso da Florida che nelle ultime 23 sfide ha vinto 18 volte.

Jacksonville non è sempre stata teatro super partes di questa sfida, la città è stata designata come campo neutro nel 1933 dopo che nei primi anni della rivalità, diversi impianti avevano ospitato la gara: Georgia era scesa in campo per gare casalinghe sia nell’impianto del campus ad Athens, sia a Savannah, Florida aveva eletto ad impianti di casa sia Gainesville che Tampa, oltre a Jacksonville. Il campo neutro rappresenta una grande fonte di guadagno per le due università che nel 2009 calcolavano di poter raccogliere, con le gare alternando i campi di casa, circa 2,2 milioni di dollari ogni due anni, mentre giocando all’EverBank Field, incassano 1,7 milioni di dollari all’anno per l’evento.  Il colpo d’occhio a Jacksonville, dopo la riapertura del vecchio Gator Bowl completamente rifatto ed ampliato, non è indifferente con i settori colorati in base ai tifosi distribuiti uniformemente con l’equa divisione dei biglietti tra le due università.

A riprova della bontà della decisione per il campo neutro, la partita rappresenta anche uno degli eventi clou del centro di Jacksonville, attirando folle enormi che si riuniscono intorno allo stadio con una ovvia ricaduta economica sulle imprese commerciali. Il termine World’s Largest Outdoor Cocktail Party fu coniato nel 1950 da Bill Kastelz, redattore sportivo di The Florida Times-Union, dopo aver visto con i suoi occhi un fan ubriaco e barcollante, che offriva da bere qualcosa di alcolico ad un agente di polizia in servizio. Il “Cocktail Party” divenne un soprannome così popolare che la stessa città di Jacksonville lo utilizzò per molti anni fino al 1988 quando la somma di diversi incidenti e scontri causati dai tifosi ubriachi, negli anni, divenne intollerabile. tra questi segnaliamo quelli dell 1984 , in cui i fan di Florida presero d’assalto il campo tirando giù i pali della porta dopo il 27-0 rifilato ai Bulldogs; e l’anno successivo, in cui i fan di Georgia resero pan per focaccia, con tanto di un bilancio finale di 65 arresti. Il giro di vite sul consumo di alcol, imposto dalla municipalità di Jacksonville fece decadere l’ubriachezza molesta ma anche il soprannome della gara, nel 2006 anche la SEC e le due università chiesero espressamente alla CBS di abbandonare i riferimenti a tale nomignolo, come conseguenza attualmente la rivalità non ha una definizione ufficiale ma è indicata nel materiale promozionale semplicemente come “Florida-Georgia Game”.

I pali della porta devono essere un’ossessione da quelle parti, tanto che la città di Jacksonville propose nel 1986, come trofeo per la gara, i pali della porta, onde evitare che si riproponessero i problemi dei due precedenti anni, ma l’idea venne scartata. Il cruccio del trofeo da assegnare alla squadra vincitrice fu risolto nel 2009 allorché i rappresentanti degli studenti dei due atenei annunciarono di aver creato il “Okefenokee Oar”, un remo lungo 10 piedi donato in forma anonima all’Università della Florida in cui su ognuno dei due lati era scolpito il simbolo delle due squadre, fatto con legno di cipresso delle paludi di Okefenokee, zona di confine (contestato) tra Florida e Georgia.

 

Tra le sfide che hanno segnato la storia di questa rivalità, segnaliamo quella del 1928 quando Charlie Bachman da Kansas State divenne il nuovo allenatore dei Gators, ereditando una squadra talentuosa ma in parte inespressa, e soprattutto ancora a digiuno di vittorie con Georgia. Guidati dall’All-American Dale Van Sickel, con il “Phantom Four” backfield di Carl Brumbaugh, Rainey Cawthon, Clyde Crabtree e Royce Goodbread, asfaltarono 26-6 i Bulldogs a Savannah, replicarono l’anno successivo e pareggiarono nel 1930. L’era di Bachman si chiuse nel 1932 e Florida tornò ad annaspare vincendo solo tre volte nei successivi venti scontri. Tra queste sconfitte risulta particolarmente umiliante quella del 1942 in cui i Gators si presentarono a Jacksonville con una squadra sventrata dal servizio militare dei suoi migliori ragazzi, Georgia invece era riuscita a trattenere molti suoi studenti-atleti grazie ai programmi legati ai corpi di addestramento riserve (ROTC), la partita fu un massacro e terminò con il punteggio di 75-0 per i Bulldogs che conclusero la stagione regolare 10-1, vincendo la Southeastern Conference, sconfiggendo gli UCLA Bruins 9-0 nel Rose Bowl e laureandosi campioni nazionali.

La potenza di Georgia in quell’immediato dopoguerra si chiuse nel 1949 quando i Gators di Raymond Wolf, che in campo schieravano il linemen Jimmy Kynes ed il runningback Chuck Hunsinger, fermarono l’armata di Wally Butts con una prestazione ineccepibile in difesa e nel bloccaggio per sprigionare le corse di Hunsinger (18 portate per 174 yards e tre touchdown) concludendo vittoriosamente 28-7 una striscia di vittorie di Georgia lunga sette anni.

Tra il 1952 ed il 1963 sotto Bob Woodruff prima e Ray Graves poi, Georgia subì un parziale di 10-2. La musica cambiò con l’arrivo di Vince Dooley come il nuovo capo allenatore ad Athens, e si presentò a Jacksonville con quello che serve sempre: un po’ di fortuna. In una gara bloccata sul 7-7 con il QB che si era fatto intercettare due volte segnando zero alla voce “passaggi completati”, Georgia andò al field goal con Bob Etter. Lo sciagurato snap, impossibile da calciare per Etter, fu semplicemente raccolto da quest’ultimo per una corsa che portò alla segnatura della vittoria 14-7.

La vita passata da Dooley sulla sideline dei Bulldogs, nell’ambito della rivalità, fu quella di un assoluto vincente: 17 vittorie, 5 sconfitte e un pareggio, tra queste vittorie spicca quella del 1966 quando Spurrier, accreditatissimo per l’Heisman, si fece intercettare tre volte e Georgia vinse 27-10, ma soprattutto quella del 1975 quando Dooley si avvalse di uno dei pochissimi “trick” della sua vita di allenatore con una finta corsa del TE Richard Appleby che lanciò Gene Washington per un improbabile touchdown da 80 yard che valse la gara 10-7.

L’anno dopo si presentò una situazione simile con Florida ancora a caccia del primo titolo SEC, il loro coach Doug Dickey decise di giocarsi un 4&1 sulle proprie 29 yard che si concluse con Earl Carr placcato dalla safety Johnny Henderson. Georgia colse il momento invertendo l’inerzia della gara, passando dall’essere sotto 27-20 alla vittoria per 41-27. Dopo la partita , Dickey dichiarò “We were not outplayed. We were outcoached. I made some dumb calls” contribuendo a quello che ancora oggi viene definito “4&dumb” ovvero la chiamata balorda sul quarto down.

Nel 1980 invece, fu Florida ad un passo dallo sgambettare Georgia #2. In un celebre terzo e lungo dalle proprie 7 yard, il quarterback dei ‘Dogs Buck Belue trovò il wide receiver Lindsay Scott vicino alle 25, Scott si bevve la secondaria di Florida con una corsa sulla sideline facendo letteralmente impazzire tifosi e, soprattutto, Larry Munson, commentatore radio di Georgia. Athens giunse al suo secondo e per ora ultimo titolo nazionale.

Le vicende più recenti parlano di una generale supremazia di Florida, dominatori della SEC negli anni ‘90 con quello Steve Spurrier che aveva patito i tre intercetti del 1966.

Sotto una torrenziale pioggia nel 1993 i Gators si imposero 33-26 annullando l’ultimo drive di Georgia a tempo scaduto: fu un provvidenziale timeout chiamato dal cornerback Anthone Lott a vanificare lo snap con cui Georgia aveva trovato il TD del possibile pareggio, nella ripetizione della giocata, il passaggio di Zeier finì incompleto e Florida volò verso il secondo titolo SEC della sua storia. Sotto Spurrier, Florida nel 1995 rifilò una lezione indimenticabile a Georgia: il Sanford Stadium fu espugnato 52-17 per quello che rimane il punteggio più alto mai segnato da una squadra in casa di Georgia.

In dodici stagioni come capo allenatore dei Gators, Steve Spurrier chiuse 11-1 contro i Bulldogs, il suo dente avvelenatissimo contro Athens dava a Florida il motivo per giocare quasi sempre gare di altissima qualità contro i Bulldogs. La sua partenza per la NFL dopo la stagione 2001 diede ai fan Georgia motivo per sperare di invertire questa infausta tendenza, specialmente dopo la partenza sprint 8-0 del 2002. Ma la zoppicante Florida di Ron Zook vinse 20-13 una gara dominata dalle difese, facendo perdere a Georgia il treno per il BCS Championship.

Si arriva ai giorni nostri, con il Gator Stomp del 2007, in cui furono protagonisti Knowshon Moreno (in positivo: 188 yard di portate) e Tim Tebow (in negativo: 6 sack subiti) ed i festeggiamenti di massa dell’intera squadra di Georgia nella endzone di Florida al primo TD, e la vendetta l’anno dopo per mano di coach Meyer che seppe motivare i suoi anche in memoria dello “sfregio” dell’anno prima, portando i Gators ad una imperiosa vittoria per 49-10: “Was it motivation for our players? Yeah, it was.” dichiarò laconicamente a fine gara, prima di involarsi verso il suo secondo titolo nazionale.

Il punto sulla situazione

Siamo a due terzi di stagione. Per molte squadre una stagione in cui si possono gettare le basi per ripartire, per altri inaspettati trionfi con cui dare nuova linfa ad un programma. Per qualcuno il tempo di fare delle valutazioni e forse, dei cambiamenti.

Ciò che non cambia è la leadership di Alabama, incontrastata regina del BCS con discreto margine: la truppa di Nick Saban è riuscita ad evitare le insidiose partite con Ole Miss e Texas A&M ma deve superare ancora tre ostacoli: Sabato in casa riceve LSU, poi la chiusura di stagione con l’Iron Bowl contro una rigenerata Auburn e la finale SEC contro una tra Missouri e South Carolina. Probabile che Alabama superi in scioltezza la concorrenza, ma mai dire mai nel college football…

Alle spalle dei Crimson Tide, si dividono le preferenze Florida State e Oregon, entrambe attese a test probanti.

I Seminoles saranno di scena contro Miami, una squadra che non è sembrata in forma recentemente e che ha avuto bisogno dell’ultimo drive per battere Wake Forest. L’attacco esplosivo, molto profondo nel reparto RB, ed un QB candidato all’Heisman Trophy come il freshman Jameis Winston guidano un reparto stellare in cui brilla la luce del TE Nick O’Leary, mentre la difesa è apparsa solida anche nella sfida contro la  ridimensionata Clemson. Florida State ha dalla sua un calendario abbordabile, in cui la sfida contro Florida a fine anno e l’ACC conference championship sembrano alla portata.

Di certo la lotta con Oregon sarà ancora intensa. I Ducks continuano a terrorizzare i campi della Pac-12 con il solito velocissimo attacco, ed una difesa che ha mostrato segni di miglioramento costanti sotto Nick Aliotti. Oregon ha però uno scontro difficilissimo Giovedì a Palo Alto contro Stanford. Una volta superato quell’ostacolo, potrebbero involarsi verso una stagione da imbattuti che con ogni probabilità li proietterebbe a Pasadena per il titolo nazionale.

Corsa al titolo nazionale che sembra chiusa a queste tre squadre, con Ohio State come quarto incomodo. I Buckeyes pagano alcune prestazioni opache nel reparto difensivo e una difficoltà del calendario inferiore alle altre contendenti. Anche loro devono superare uno scoglio importante a fine anno: la trasferta ad Ann Arbor. Hanno bisogno di una mano dalle prime tre del BCS: infatti solo se Ohio State fosse l’unica imbattuta, o ne restasse una sola oltre ai Buckeyes, Urban Meyer potrebbe festeggiare il terzo titolo nazionale della sua carriera.

La lotta al titolo nazionale sembrerebbe chiusa a queste quattro squadre. Mentre la corsa ai quattro BCS Bowl resta apertissima e prevede una miriade di combinazioni.

Di certo Stanford, a meno di clamorosi ribaltoni nel finale di stagione, dovrebbe guadagnare un posto “at-large” o sostituire Oregon nel Rose Bowl se i Ducks dovessero andare a Pasadena nella gara valevole per il titolo nazionale. Stanford continua ad essere trainata da un potente gioco su corsa e dalla difesa dominante che ha perso in settimana il DE Ben Gardner per tutta la stagione. Per i Cardinal la strada ad un BCS Bowl potrebbe paventarsi anche in caso di sconfitta con Oregon. Mentre, in caso di vittoria contro i Ducks qualsiasi discorso resta aperto, ma vale per loro la stessa considerazione fatta per Ohio State: a fine anno, non dovranno esserci due imbattute.

Altra squadra imbattuta che sta infrangendo ogni record per yard totali e punti segnati è Baylor. Il college privato di Waco sta sfruttando anni di programmazione studiata dal suo coach Art Briles architetto di un sistema offensivo inarrestabile. Che nella Big XII si passasse tanto era noto, che si passasse così bene no. Briles è riuscito a creare schemi in cui isolare i suoi velocissimi WR con matchup favorevoli e non disdegna il gioco su corsa carburato dalla presenza di due super RB come Seastrunk e Martin. Per Baylor le combinazioni sono ancora troppe: impossibile stabilire a cosa ambiscano a fine anno ma resta da sottolineare lo straordinario lavoro dei coach. La loro situazione per adesso li vede dietro alle top 5 per colpa di una schedule facilissima, che verrà inasprita dalle ultime partite di Big XII: Oklahoma, Texas Tech e Oklahoma State sono tutte nel ranking. Di sicuro ci sarà da divertirsi per gli amanti dei punteggi alti.

Ridimensionate dalle recenti prestazioni, Miami e Clemson si giocano il ruolo di secondo incomodo per la ACC, e anche un posto probabilmente nell’Orange Bowl che quest’anno sceglie per primo le “at-large”. I ragazzi di Dabo Swinney dopo la sconfitta con Florida State ripongono le loro speranze nella partita di fine anno con South Carolina e hanno dalla loro un vantaggio rispetto a Miami: non dover giocare il conference championship contro Florida State. Eventuale sconfitta che potrebbe costare agli Hurricanes il secondo posto fra le squadre ACC  nel BCS e quindi l’accesso ad un BCS Bowl.

Ancora in gioco Missouri e South Carolina, con la splendida sorpresa Auburn. Per loro impossibile determinare le prospettive, troppi gli incroci possibili in una SEC in cui anche Texas A&M cerca un posto nei BCS Bowl.

Stesso discorso per la Big XII, in cui Texas Tech, Texas, Oklahoma e Oklahoma State sono ancora in gioco per il titolo di conference oltre a Baylor. Interessanti in questo senso le prospettive del Longhorns che hanno un calendario decisamente facile (In casa con Texas  Tech e Oklahoma State, @ Baylor nell’ultima giornata).

Infine due parole per la AAC. Caduta Louisville per mano di UCF, restano in gioco entrambe per la posizione di automatic qualifier della conference. Ne sapremo di più nei prossimi quindici giorni, quando Houston sfida sia UCF che Louisville in trasferta. I Cougars potrebbero agire da terzo incomodo.

Chiudiamo con due bellissime realtà da conference minori: Fresno State e Northern Illinois.

I ragazzi Californiani guidati dal QB Derek Carr sono imbattuti nella MWC e sognano dall’alto del loro #16 nel BCS un posto in un BCS Bowl. Per loro le quattro gare residue sembrano alla portata e quelle passate hanno detto molto di un team che ha carattere e fortuna in alcuni momenti chiave. Ci sono quelle stagioni in cui ti va tutto per il verso giusto e a Fresno sembra che ne stiano vivendo una. Di certo i meriti di coach DeRuyter sono notevoli allo stesso tempo.

Northern Illinois invece si accomoda un gradino più in basso dei Bulldogs alla posizione #17 e sogna una storica doppietta dopo l’Orange Bowl del Gennaio 2013. Provenienti dalla MAC, gli Huskies dovranno essere bravi a restare imbattuti a partire dalle gara con Ball State e Toledo e sperare.

Ricordiamo infatti che sia per Fresno State che per NIU, molto dipenderà dagli altri. Essendo (possibili) campioni di due conference non automatic qualifier, per avere un posto in un BCS Bowl dovranno finire almeno #12 nel BCS o #16 se una delle campioni delle AQ conference finisce alle loro spalle, ipotesi possibile per la campione AAC.

Di certo sappiamo chi non sta tifando per Northern Illinois: gli organizzatori del Fiesta Bowl che quest’anno scelgono per ultimi. Portare una campione MAC in Arizona porterebbe loro meno ricavi rispetto ad una località geograficamente più vicina come Fresno capace di muovere masse di appassionati maggiori.

L’appuntamento con Florida vs. Georgia è fissato per Sabato 2 Novembre alle ore 20:30 sulla CBS.

Parte storica a cura di Gataz13.