Jungle Zone Preview Week 1, Jackson vs Kubiak; Cincinnati Bengals @ Baltimore Ravens,

Ebbene ci siamo, dopo 7 mesi passati a seguire combine,draft, siti vari di scouting, training camp e le noiosissime e inutili partite di preseason, il campionato più bello del mondo apre nuovamente i suoi battenti ed è pronto ad emozionare milioni di spettatori sparsi nel globo.
Avevamo lasciato le tigri dell’Ohio a gennaio, nella tristissima ecatombe del Paul Brown Stadium, dove per l’ennesima volta la squadra locale non ha saputo giocare come in stagionale regolare, lasciando il campo sconfitta da un team che aveva battuto in trasferta poche settimane prima dei playoff, gettando ancora una volta i propri tifosi nello sconforto totale, una piaga quella della postseason che affligge i tifosi di Cincinnati dal 1990, quando batterono per 41 a 14 in un match di wild card gli Oilers.
La stagione 2014 si apre come le ultime due precedenti con un difficile match lontano dalla propria città, i Bengals sono infatti davanti al proprio passato, un passato chiamato Baltimore Ravens, una franchigia che al pari di Pittsburgh ha dominato largamente la division per molti anni, facendo spesso passare Cincinnati e Cleveland come due franchigie incapaci di cambiare e uscire dal proprio limbo di risultati negativi.
Non è un caso che abbia adoperato il termine “passato”, questo perché Baltimore è cambiata parecchio rispetto alla squadra campione del mondo di due anni fa, soprattutto dal punto di vista difensivo che da sempre è un marchio di fabbrica in Maryland, un cambiamento però che ha portato un netto calo di prestazioni e di conseguenza l’esclusione dai playoff nella passata season.
Nonostante questo, anche l’anno scorso all’interno del M&T Bank Stadium è arrivata una sconfitta in OT e quindi l’errore più grande che possono fare le tigri è quello di sottovalutare una squadra in parziale ricostruzione ma con un dna da vincente e un coaching staff di grandissimo valore, dove spicca il nome di Gary Kubiak, ex HC di Houston, arrivato a Baltimore per aiutare Flacco e compagni, rivestendo il ruolo di offensive coordinator.
Cominciando dunque un analisi della gara non possiamo non partire dai due attacchi, entrambi infatti dispongo di nuovi allenatori con filosofie differenti, mentre Kubiak intende mettere al centro del proprio progetto il qb da Delaware e impostare un pesante gioco aereo, vedi acquisizioni free agent di Owen Daniels e Steve Smith, Cincinnati con Jackson vuole impostare un vero e proprio power football, fatto di concreti giochi di corse e variando molto nel gioco aereo sul breve, un ideologia di gioco frutto anche degli ultimi due draft che hanno portato in Ohio lo “sprinter” Giovani Bernard e il “roccioso” Jeremy Hill, un dinamico duo tra i più completi nella lega.
Da un certo punto di vista, Cincinnati tenta di ripercorrere una formula che ha portato proprio grandi risultati a Ravens e Steelers nel recente passato, due squadre che infatti hanno sempre fatto pesare la loro forza nel running game e nella difesa, una formula a volte sottovalutata e dimenticata, ma che se andiamo a vedere anche nella Nfc, è la basa sulla quale sono nati gli ultimi squadroni della lega, vedi Seattle e San Francisco.
Non è un caso che il recente calo dei Ravens è legato al declino di un suo uomo di punta in attacco, ovvero Ray Rice, un giocatore con numeri straordinari e che spesso ha letteralmente trascinato la squadra fuori da situazioni dove il solo Flacco non bastava, ed è qui che possiamo assegnare il primo vantaggio ai Bengals, dato che il rb da Rutgers deve scontare la sua squalifica per violenza domestica e il suo naturale sostituto (Bernard Pierce) non ha mostrato al momento di possedere un talento pari al suo compagno di squadra.
Per quanto riguarda invece il passing game, dobbiamo segnalare una pesante assenza per la squadra ospite, Marvin Jones è stato infatti operato ad un piede e tornerà solo a ottobre, lasciando il proprio team orfano di un ricevitore che l’anno scorso ha segnato 10 td, mentre l’attacco aereo dei Ravens non registra pesanti assenze, anzi, il ritorno di Pitta e le acquisizioni free agent che abbiamo elencato precedentemente aiuteranno Baltimore, un aiuto che potrebbe risultare decisivo, dato che l’anno scorso Flacco poteva contare concretamente sul solo Torrey Smith.
Anche le due rispettive OL hanno cambiato qualcosa rispetto alla passata stagione, i Bengals infatti registrano il ritorno della guardia Clint Boling, ma soprattutto al cambiamento nel ruolo di centro, dove l’allenatore della linea ha puntato forte sul rookie Russell Bodine, proveniente da North Carolina, un ragazzo che ha mostrato grandi qualità atletiche alla combine e che ha giocato tutta la preseason come titolare nel ruolo.
Per i Ravens invece il centro Gradwoski lascia il posto all’ex Tampa Bay Jeremy Zuttah, un buon giocatore arrivato tramite trade; cambia pure il RT con il lancio del giovane Ricky Wagner, già impiegato l’anno scorso da rookie in rotazione, ma soprattutto da registrare è il ritorno a pieno regime di Osemele, una delle migliori giovani guardie della lega, anche lui come per Boling a Cincinnati, si tratta di un ritorno da un grave infortunio.
Passiamo quindi alle rispettive difese, Cincinnati ha perso il proprio coordinatore e uno dei due DE starter, ma nonostante questo è difficile pensare che la miglior difesa AFC della scorsa stagione possa crollare improvvisamente, anche perché il successore al ruolo di Zimmer è stato suo stretto collaboratore ai Bengals per diversi anni e non a caso quando Zimmer è diventato HC a Minneapolis, il primo nome nella lista per il ruolo di DC era proprio quello di Paul Guenther. Inoltre dobbiamo considerare la mole di talento che Cincinnati ha raccolto negli anni proprio in difesa e tra questi non è da escludere che giocatori come Iloka,Lamur e Hunt possano letteralmente “esplodere”, aiutando il team a fare un ulteriore salto di qualità; dobbiamo inoltre non dimenticare il ritorno di Atkins al centro della DL e quello di Hall nelle secondarie.

Dalla parte di Baltimore invece, molto si attende dal nt Brandon Williams, dal rookie Cj Mosley e dalla prima scelta della scorsa stagione Matt Elam, in linea i nomi sono quelli della stagione passata,  come anche tra i lb, fatta esclusione per il rookie da Alabama che giocherà dal primo minuto, mentre nelle secondarie dobbiamo registrare la partenza di Ihedigbo, safety starter l’anno scorso e autore tra l’altro di due int in altrettante partite proprio contro Cincinnati. Ed è proprio nelle secondarie a mio avviso, che i Ravens hanno il loro punto di forza, la coppia infatti Smith e Webb è molto affidabile, anche se il primo soprattutto soffre di alcuni cali di rendimento, l’apporto quindi delle due safety risulterà decisivo per rendere le secondarie di Baltimore impenetrabili o piuttosto fragili.

In conclusione, nonostante consideri il roster di Cincinnati superiore in diversi reparti, tranne nel ruolo di K dove Tucker è a mio avviso il migliore del campionato, la partita risulterà certamente combattuta e penso che l’ago della bilancia lo faranno le due rispettive linee offensive, se infatti Flacco non è certamente un qb dotato di grande mobilità è altrettanto vero che Dalton cade spesso nel panico quando la linea non lo protegge a dovere e questo potrebbe causare una serie infinità di turnover e come abbiamo constatato nel 2013, quando l’attacco dei Bengals entra nel pallone non è mai in grado di cambiare il corso della partita, nonostante la difesa non conceda molto; si potrebbe dunque dire che il vero match risulterà essere Jackson vs Kubiak, l’attacco che prenderà il sopravvento sulla rispettiva difesa vincerà la gara e forse non solo quello.

Personalmente in questi anni non ho mai risparmiato critiche nei confronti di Dalton quando questi sbagliava completamente o perdeva le redini della squadra, risulterà quindi molto interessante osservare il suo gioco, perché quella di domenica non è una semplice partita per lui, è anche un primo esame, un test che alcuni analisti hanno già cominciato ad evidenziare e che potrebbe portare alla risoluzione di un enigma, ovvero, i limiti di Dalton in questi anni erano solo suoi oppure anche Jay Gruden aveva le sue grandi colpe (vedi le chiamate offensive troppo rischiose in alcuni momenti chiave)? Forse l’allenatore responsabile del suo arrivo in Ohio è anche il principale responsabile di alcuni suoi fallimenti.