Cinquanta sfumature di Marrone

Chissà da quanto erano incrinati i rapporti tra Doug Marrone ed i Buffalo Bills, e chissà quanto erano incrinati. Semi di malcontento pare fossero stati seminati già lo scorso maggio, quando i Bills fecero trade up di cinque posizioni al Drat 2014 per giungere a Sammy Watkins, cedendo una sanguinosa prima pick del Draft 2015.

Secondo alcune fonti, Doug Marrone non la prese bene, non era a favore della cessione di una futura prima scelta e quarta scelta ai Cleveland Browns, a meno che questa non comprendesse un quarterback. Non si sa bene se uscì sbattendo la porta o chiudendola educatamente, la sostanza rimane quella di un allenatore scontento,

Marrone, che ha optato per uscire dal suo contratto con i Bills la settimana passata intascando i 4 milioni di dollari garantiti grazie alla clausola sul cambio di proprietario fatta valere grazie alla cessione della franchigia a Pegula la scorsa primavera, non ha rilasciato dichiarazioni sul motivo per cui ha lasciato la squadra, lasciando spazio alle varie illazioni che si sono rincorse.

Abbastanza chiaro appare, comunque, che Marrona fosse un coach che a Buffalo era rispettato ma non “amato” dai giocatori, le litanie sul cambio di quarterback ne sono state una dimostrazione lampante. Le motivazioni per la dipartita, secondo il Buffalo News, dovevano essere ricercate nella struttura della franchigia con l’avvento dei Pegula e l’inserimento di un nuovo “strato” tra la proprietà ed il coach, e per il rapporto con i media locali, a quanto pare deteriorato nonostante le sviolinate incassate dopo la vittoria contro Green Bay.

Marrone, probabilmente scottato dalla vicenda Watkins, ed avendo in mente come un buon rapporto con la proprietà si costruisca con la vicinanza alla proprietà stessa, probabilmente ha chiesto più “potere” non è un mistero che si sia scontrato molto durante la stagione con Whaley, il GM, colpevole di aver dissanguato il Draft 2015 per arrivare a Watkins quando in giro c’erano altri WR per lo meno paragonabili.

Poi, la questione Kyle Orton, ed il suo ritiro, che ha ricacciato Buffalo nella situazione di dover decidere ancora la posizione di signal caller partendo da un punto non molto “fermo” come EJ Manuel, il perenne “talentuoso ma acerbo” scelto da Buddy Nix (dimissionario pochi giorni dopo quel draft) e Whaley, ma che il coach non ha mai enormemente amato.

Ritrovarsi in tutto questo e non poter direttamente porre rimedio non deve essere stato facile. Presentarsi e chiedere di più di quanto avuto finora, in virtù di una consapevolezza di sé stessi e delle proprie capacità che vanno oltre il coaching, data l’esperienza a livello NCAA, deve essere stata la successiva mossa. Ma “di più” significa più potere per lui in fasi cruciali come il Draft? Un contratto più lungo per avere più tempo per limare cosa non andava? Nessuno strato tecnico a dividerlo dalla dirigenza, come era ben chiaro nei suoi pensieri quando informò lui stesso i Pegula del ritiro di Orton? Blindare il coaching staff onde evitare il ripetersi di una situazione come quella che ha visto partire Mike Pettine dopo appena un anno da DC?

Non si sa, anzi, probabilmente sarà un giochino da offseason quasi meglio del sudoku, quello che è sicuro è che la richiesta fosse troppo per la dirigenza che però era intenzionata, a quanto pare a continuare con lui almeno un altra stagione, con la medesima situazione, senza ritoccare nulla di sensibile. La clausula messa li 2 anni fa, che gli consentiva di uscire dal contratto in caso di cambio di owner era la scappatoia perfetta, che il coach ha usato ben sapendo che il suo lavoro non è passato sotto silenzio né nei pressi di Buffalo  (Domenica si è visto con i New York Jets, la squadra che molti considerano essere la favorita per assumerlo) sia ben più lontano (Atlanta Falcons, lunedi, e probabilmente i Chicago Bears).

Il fatto che dopo l’intervista con i Jets, siano uscite notizie che riportano il colloquio come negativo, si aggiunge alle dichiarazioni di un ex assistente ai tempi di Syracuse, Bob Casullo, che lo definiscono:

“Self-centered, selfish, greedy . . . He’ll get a job because there aren’t enough quality people with head coaching experience to get these jobs […]”

tutto, in questi giorni, trama contro un allenatore che, solo pochi mesi fa non sembrava essere sul punto di avere così tante grane tutte assieme. Temo tuttavia che non ci sarà molto da aspettare per poter vedere il destino di Doug: ancora si sta giocando ma le squadre già in postseason devono affrettarsi a sistemare tutto in vista della free agency e del Draft, questa parola che potrebbe essere indigesta a chi sostituirà Marrone ai Bills.