New York Giants: Valutazione dei Rookie

Finito il SuperBowl (con i Giants che si confermano l’unica squadra capace di separare il sempre più leggendario Tom Brady, ed i suoi Patriots, da un anello) è ufficialmente finita la stagione NFL e dunque è tempo di bilanci.

In questo articolo daremo un primo giudizio sulla classe di rookie draftata e firmata a maggio 2014. Prossimamente, invece, cercheremo di analizzare reparto per reparto il roster con cui i Giants si presentano alle porte dell’offseason 2015.

 

Round 1, Pick 12: Odell Beckham Jr., WR, LSU

Stagione stellare, grazie alla quale si è guadagnato i due principali riconoscimenti come rookie migliore dell’anno, quello attribuito dalla PFWA e quello “ufficiale” dell’NFL attribuito dall’AP. Nessun rookie WR dai tempi di Randy Moss (e scusate se è poco!) ha avuto un impatto del genere. Carattere e talento da vendere, i Giants scegliendo Beckham hanno fatto jackpot. [per un’analisi più approfondita su OBJ rimando all’articolo dedicatogli: http://www.endzone.it/2015/01/22/beckham-legendary-capitolo-uno-rookie-year/]

 

Round 2, Pick 11: Weston Richburg, C, Colorado State

La scelta di Richburg è stata una delle tante mosse operate dal nostro FO nel tentativo di ricostruire un’OL ormai invecchiata ed orfana di quei giocatori (gli ultimi a dire addio sono stati Diehl e Snee) che avevano contribuito attivamente alla conquista dei due SuperBowl dell’era Coughlin.

Considerato praticamente all’unanimità il miglior centro del draft, nei piani di Coughlin il ragazzo avrebbe dovuto fare un periodo d’apprendistato sotto la guida di McAdoo e Pat Flaherty, prima di potersi giocare le sue chance sul campo.  Gli infortuni che hanno falcidiato l’OL (i primi caduti sono stati le guardie titolari Snee, poi ritiratosi, e Schwartz, seguiti dai backup Mosley e Snyder), hanno costretto il coaching staff a fare di necessità virtù, così Richburg, grazie alla sua versatilità, si è ritrovato a giocare tutte e 16 le partite come LG. La stagione è stata ricca di alti e bassi, forse più bassi che alti, ma bisogna considerare che non ha giocato nel suo ruolo principale, per di più sottopeso (una guardia pura dovrebbe pesare qualche libbra in più). Altalenante in pass protection, ha avuto difficoltà ad aprire varchi per le corse (cosa che invece, giocando da centro, è tra i suoi punti di forza, grazie alla naturale capacità di arrivare a bloccare al secondo livello). Bisogna comunque riconoscere che ha chiuso la stagione in crescendo.

Coughlin ha già dichiarato che lo starter nel ruolo di centro il prossimo anno sarà lui, il giudizio quindi è sospeso, ma la fiducia è tanta, così come sono tante le aspettative.

 

Round 3, Pick 10: Jay Bromley, DT, Syracuse

Non sarebbe un draft dei Giants se non venisse scelto qualcuno da Syracuse o Boston College. Vero oggetto misterioso del draft, in campo per meno di 10 snap a partita, con una concorrenza tutto tranne che eccellente. Ci sarebbe da preoccuparsi se non fosse che, come spesso accade, i defensive linemen draftati dai Giants passano un anno in naftalina prima di vedere il campo e Bromley non ha fatto eccezione.  Ogni giudizio è quindi rimandato all’anno prossimo.

 

Round 4, Pick 13: Andre Williams, RB, Boston College

Dicevamo? Non sarebbe un draft dei Giants se non venisse scelto qualcuno da Syracuse o Boston College. Finalista per l’Heisman Trophy, vinto poi da Jameis Winston, e vincitore del Doak Walter Award (premio assegnato al miglior RB del college fooball), si è presentato al draft con la fama di un RB potente, affidabile ma monodimensionale: in tutta la sua carriera universitaria non aveva mai ricevuto un passaggio.

Dal punto di vista statistico non è stata certo una stagione esaltante, avendo messo a referto solo 3.3 yarde a portata. Le attenuanti del caso ci sono tutte, giocare dietro un OL improvvisata e priva di run blocker non l’ha di certo aiutato, però ci ha messo anche del suo: peccando un po’ di impazienza nella lettura dei varchi, pochi in verità, che l’OL ha provato a creare. Quando però riesce a lanciarsi in campo aperto è semplicemente devastante, dimostrando di avere un’innata capacità di correre “attraverso” gli avversari (chiedere al malcapitato difensore degli Eagles della seguente GIF).

 

La stagione del RB, che nel tempo libero scrive libri di filosofia, andando oltre i numeri comunque nel complesso è stata sufficiente: ha segnato 6 TD, ha chiuso la stagione in crescendo mettendo a referto anche un paio di partite con più di 100 yarde corse e, soprattutto, si è guadagnato la fiducia del coaching staff grazie alle sue doti di pass blocker ed un’eccellente ball security (un solo fumble in 217 portate). Diversi aspetti del suo gioco devono migliorare, ma già nel prossimo futuro potrà essere un decisivo contribuente alla causa dei Giants.

 

Round 5, Pick 12: Nat Berhe, S, San Diego State

“The Missile”. Pochi snap difensivi all’attivo, solidissimo invece negli special team, tanto da meritarsi un posto nello Special Team ideale di Pro Football Focus. Tutte le safety, ad eccezione di Cooper Taylor (altro giovane promettente, altro giocatore che al college ha giocato da ibrido LB-Safety), saranno free agent, quindi è lecito aspettarsi un aumento del minutaggio. Giocatore, a mio modo di vedere, di un’intelligenza tattica abbondantemente superiore alla media, sono sicuro che l’ex Aztech non tradirà la fiducia che verrà riposta in lui. Vederlo placcare, poi, è semplicemente uno spettacolo.

 

Round 5, Pick 34, Devon Kennard, LB, USC

Se quanto fatto vedere nelle sei partite giocate da starter verrà confermato, potremmo avere tra le mani uno degli steal del draft 2014 ed uno dei migliori colpi della carriera di Reese. Kennard ha subito impressionato tutti sin dal training camp, guadagnandosi un posto da starter poi perso a causa di un infortunio. Ma quando è tornato, schierato come OLB, la sua presenza si è fatta sentire: in sei giornate, 4.5 sack, 2 FF, 1 PDef, 43 placcaggi e gli onori di NFC Defensive Player of the Week (senza contare il contributo negli special team, anche lui si è guadagnato un posto nell’undici ideale di PFF).  Capacità atletiche secondo me sottovalutate, solido placcatore, pass rusher naturale, il tutto coronato da un’intelligenza tattica di primissimo livello che gli permette di essere sempre nel posto giusto, al momento giusto, nel modo giusto. Se riuscirà a rimanere sano, il ragazzo ci farà divertire parecchio.

 

Round 6, Pick 11, Bennett  Jackson, CB, Notre Dame

Prospetto acerbo e tutto da costruire, sembrava impossibile che potesse trovare spazio nei 53 (soprattutto con un reparto composto da Rodgers-Cromartie, Amukamara, Thurmond, McBride e Bowman) e infatti si è dovuto accontentare di un posto in practice squad. Quando poi sono finiti in Injury Reserve tre dei cinque CB sopra citati, sembrava potesse essere arrivato il suo momento, invece ha raggiunto i compagni di reparto in IR. Durante il prossimo camp si giocherà un posto nel roster, che al momento appare tutto tranne che garantito, c’è chi ipotizza che il coaching staff tenterà di trasformarlo in una safety.

 

UDFA, Corey Washington, WR, Newberry College

Firmato come undrafted da un college di seconda divisione ed autore di una pre-season sensazionale, conquista un posto nei 53. Il pallone, per gran parte della stagione, lo vede solo col binocolo, ma nell’unica partita in cui viene veramente chiamato in causa, risponde presente e mette a referto 48 yarde ricevute ed 1 TD. Il coaching staff è stato chiaro, il talento naturale non basta e per guadagnarsi spazio deve migliorare ancora tanto, soprattutto ampliando il suo route tree. Il prossimo camp sarà decisivo per il suo futuro.

 

UDFA, Kerry Wynn, DE/DT, Richmond

Entrato a sorpresa nei 53, rimane tra gli inattivi per quasi tutta la stagione. Complice l’interminabile serie di infortuni, nel finale di stagione riesce a ritagliarsi un po’ di spazio e si mette da subito in mostra, cercando di sfruttare al massimo ogni snap concessogli e riuscendo a mettere a referto anche un sack ed un intercetto. Ha tutte le carte in regola per poter dare un solido contributo nelle rotazioni della linea difensiva (e chissà, magari in futuro anche qualcosina in più).

 

 

Il GIUDIZIO COMPLESSIVO non può che essere abbondantemente positivo. Già la sola scelta di un giocatore del calibro di OBJ basterebbe per giudicare positivamente questa classe di rookie, poi se si aggiunge l’impatto positivo ed il potenziale di Richburg, Williams, Berhe e degli undrafted, e la ciliegina sulla torta rappresentata da Kennard, allora il voto schizza alle stelle. L’unica pick discutibile è quella di Bromley, perché è lecito aspettarsi un minimo contributo da un terzo giro, ma è troppo presto per bocciarlo e solo il tempo ci dirà se ancora una volta Reese ci avrà visto lungo.

Comunque se le premesse verranno mantenute, probabilmente in futuro parleremo di questo draft come del capolavoro del nostro GM.