Phillip Dorsett: tra i motivi di una 1^ scelta controversa.

La scelta del wide receiver Phillip Dorsett (5-10, 185 pds) al primo giro, 29^ chiamata assoluta, del draft 2015 da parte di Indianapolis ha fatto un po’ di scalpore. Ha provocato reazioni contrastanti tra gli stessi tifosi dei Colts (anche sul nostro forum), dovute in larga misura all’idea prevalente che sarebbe stato meglio per Indy, una potenziale contender, intervenire sulla difesa (cui peraltro sono state dedicate le successive 4 scelte del draft) oppure eventualmente mirare ad un altro uomo di linea offensiva in grado di portare ulteriore protezione al “bene più prezioso della squadra” (indovinate chi?), piuttosto che selezionare un altro elemento in un reparto ritenuto già abbastanza “affollato”. Al fenomenale TY Hilton (per alcuni Dorsett è una sorta di “clone” del numero 13) e al prodotto da OleMiss 3° round 2014 Donte Moncrief, Indianapolis aveva infatti già aggiunto in free agency nientemeno che Andre Johnson (ex bandiera degli Houston Texans, nonché 3^ scelta assoluta del draft 2003), l’intrigante Duron Carter (figlio di Cris, proveniente dall’esperienza biennale ai Montreal Alouettes della CFL) e l’ex terzo giro 2011 dei San Diego Chargers Vincent Brown (Oakland Raiders nel 2014).

Il giocatore che la maggior parte dei tifosi pensava potesse arrivare con la numero 29 era senza ombra di dubbio lo strong safety Landon Collins da Alabama (chiamato poi alla n. 33, la prima del 2° round, dai N.Y. Giants che hanno fatto trade-up per prenderlo) sceso di parecchio rispetto ai mock di qualche tempo fa, in considerazione di alcuni limiti emersi – soprattutto in pass coverage – nello scouting pre draft, eppure probabilmente accentuati dal modello di giocatore che Collins rappresenta in ottica NFL, vuoi per il ruolo specifico ricoperto a Tuscaloosa in un sistema difensivo abbastanza peculiare come quello di Nick Saban (dove ricopriva la c.d. “rat” position), vuoi per la delusione che al piano di sopra, almeno finora, ha rappresentato l’ultimo suo insigne predecessore nei Tide alla posizione: Mark Barron (ex 7^ scelta assoluta dei Bucs 2012, tradato l’anno scorso ai Rams per un 4° e 6° round proprio di questo draft). Il tutto evidentemente valutata la necessità dei Colts di selezionare in un ruolo rimasto palesemente scoperto nel roster dopo il taglio inevitabile di LaRon Landry, altra ex prima scelta top10 parecchio deludente, (infatti è poi arrivato al 4° giro lo SS Clayton Gaethers da UCF) e dopo la rinuncia anche al FS Sergio Brown, ma quasi certamente senza tener conto del fatto che in tutta l’era moderna della NFL (l’era del Superbowl) i Colts non avevano mai selezionato un safety al primo giro.

Ma a storcere il naso a quanto pare non sono stati solo diversi tifosi, bensì anche alcuni dei giocatori a roster, verosimilmente uno in particolare tra gli stessi nuovi compagni di reparto di Dorsett, non soltanto in virtù del contratto da first rounder che il nostro andrà a firmare con Indianapolis, ma anche dell’assunzione che un ricevitore prima scelta non può non vedere il campo in tempi abbastanza rapidi, togliendo giocoforza il posto a qualcun altro, senza contare che in proiezione futura va a rappresentare un’eccellente alternativa per GM e staff nel caso in cui dovesse risultare più complicato del previsto almeno un importante rinnovo contrattuale, ovvero quello dello stesso T.Y. Hilton, oggi sensational pro bowler e principale terminale offensivo della squadra, ma da domani potenziale nodo da sciogliere in termini di offerta in milioni di presidenti defunti da elargire. Anche perché il pur sempre gonfio portafoglio dell’owner Jim Irsay nel 2016 dovrà affrontare tra gli altri anche i rinnovi del left tackle titolare Anthony Castonzo e dei tight-end Coby Fleener e Dwayne Allen, quest’ultimi due scelti nello stesso draft di Hilton ancorché prima di lui.

Ovviamente questo quadro generale non esclude a priori la possibilità che i Colts possano rifirmare il funambolo da Florida International o ritenere che lui e Dorsett possano convivere e magari diventare la nuova supercoppia di ricevitori dell’attacco, tuttavia bisognerà far quadrare bene i conti, visto che si è appena scelto di rimandare di un anno (al 2017, esercitando la fifth year option sul rookie contract – ndr) il rinnovo dei rinnovi, vale a dire quello del QB Andrew Luck, che proprio del draft 2012 è stato prima scelta assoluta.

Molto meglio quindi avere in casa e già svezzato un ricevitore che possa a Dio piacendo rappresentare il futuro, anche prossimo, di una franchigia che si appresta a vivere (e i tifosi veri facciano pure gli scongiuri) un decennio importante della propria storia. Questo dev’essere stato il pensiero di Grigson e compagnia quando hanno selezionato con la numero 29 Phillip Dorsett dai Miami Hurricanes. Già, proprio quella “TheU” dalla quale con tanta soddisfazione i Colts avevano portato a casa nell’ormai lontano 2001 (n. 30 overall) nientemeno che Reggie Wayne, di modo da accoppiarlo a Marvin Harrison.

E pazienza se Dorsett non avrà una carriera così longeva e produttiva tra i pro come quella di Reggie, vero “mostro sacro” che proprio nel 2014 ha avuto la sua ultima season con Indianapolis. Nella scelta di un player al draft viene fatta una stima ragionata di ciò che “si spera possa diventare”, tenendo in debito conto le caratteristiche del giocatore ma anche le sue statistiche al college. E così può capitare di leggere che Wayne nell’anno senior (2000) ebbe a Miami (43 ric. per 755 yard) 10 touchdown, mentre Dorsett, seppur indubbiamente più burner e deep threat ma pur sempre ricevitore dalle ottime mani, nell’ultimo anno ha messo a segno (36 ric. per 871 yard)… anche lui 10 TD! È ovvio che parliamo di un paradosso, perché risulta molto difficile paragonare due interpreti che hanno giocato in realtà così diverse come ad esempio erano gli Hurricanes del 2000 rispetto a quelli odierni. All’epoca coach Butch Davis guidava uno squadrone che di lì a poco avrebbe rivinto il titolo NCAA, con giocatori fantastici sia in attacco che in difesa poi divenuti affermati campioni in NFL, e con un reparto ricevitori che poteva contare pure sul recordman Santana Moss, anche lui scelto nel draft 2001 e prima di Wayne (16^ assoluta, Redskins) e forse per caratteristiche fisiche e tecniche più simile allo stesso Dorsett e altrettanto speedster come lui.

L’importante comunque è capire che Dorsett non è solo un fulmine di velocità (4.33 nel 40 dash della Combine al Lucas Oil, poi 4.28 nel pro day in Florida) ma possiede anche delle mani eccellenti ed un ottimo controllo del corpo. Dato il fisico non potremo mai paragonarlo a ricevitori split-end o X come il nuovo compagno nonché altro ex “TheU” Andre Johnson (che in quel 2000 era un true freshman a Miami), ma al contempo non stiamo mica parlando di Trevis Benjamin, tanto per intenderci. Di sicuro i Colts lo proveranno anche come returner, almeno per quest’anno e come fecero all’inizio anche con Hilton. Non a caso hanno rilasciato Joshua Cribbs nelle ore del draft. Il numero 4 che ha indossato a Miami ad alcuni ha ricordato invece quello che fu di Devin Hester (recordman all-time sui ritorni in NFL), ma rispetto al numero 23 ex Bears dei Falcons, Dorsett non ha la stessa elusività nel traffico, pur risultando numeri alla mano più veloce sul dritto. Eppure nei drills specifici sui cambi di direzione il cronometro ha evidenziato tempi davvero interessanti, dunque non resta che verificare sul campo se potrà essere efficace anche sui ritorni, visto che al college ha ritornato meno di quello che faceva lo specialista Hester.

Di sicuro Dorsett ritroverà ad Indianapolis un vecchio compagno in Duron Carter, dato che i due ricevitori si conoscono dai tempi della St. Thomas Aquinas High School di Fort Lauderdale, città natale di entrambi. Nel mito di Michael Irvin (ex St. Thomas Aquinas e poi Miami Hurricanes) scelto nel draft di 20 anni prima (1988) dai Dallas Cowboys, Carter e Dorsett hanno vinto insieme il titolo statale (Florida 5A) nel 2008. Poi Dorsett, di due anni più giovane, bissò quel successo nel 2010, con 806 yard ricevute per 12 touchdown, più altri 4 TD su kick return.

I Colts che finalmente hanno firmato un workhorse-back come Frank Gore per la loro power-run, e che ad un possession receiver di grande esperienza come A. Johnson sperano di poter accoppiare la freschezza atletica di Moncrief e Carter, nel 2015 avranno anche due velocissime frecce in Hilton e Dorsett per aprirsi il campo. Potrebbero anche essere schierati in contemporanea, come flanker e slot receiver, e allora nessuna difesa avversaria non potrà non restare onesta sul profondo se non vuole essere bruciata viva. Sono davvero pochi i defensive back anche in NFL che possono restare con quei due in one-on-one.

Vediamo cosa ha detto Ryan Grigson: “Easy when we looked at our board, who to take, we were looking, ‘Now OK, is there anyone there that has something special?’ He obviously has that game-breaker type speed.” Se non lo è uno che corre sotto i 4.3 sulle 40 yard ditemi voi chi. Ma Dorsett non è solo un game-breaker. “He’s kind of unique in the fact that usually guys who are this fast, usually they’re straight-liners, usually they don’t have clean hands, and a lot of times, they lack toughness, and this guy happens to have all those things.”

Alla St. Thomas Aquinas High Phillip Dorsett ha avuto un WR coach d’eccezione, un vero e proprio mentore di nome Cris Carter, Pro Football Hall of Famer e 8 volte Pro Bowler da giocatore nei Minnesota Vikings. “He taught me a lot. Coming in and out of breaks faster. Catching the ball in traffic. High-pointing the ball. Using body control. I wouldn’t be the receiver I am today if I didn’t have him.”

A questo punto di grandi campioni ne abbiamo citati pure troppi. Ora tocca dunque a lui meritare sul campo che il suo nome sia stato anche solo citato nel medesimo articolo. Dato che al liceo aveva la maglia numero 4, poi anche all’Università (con la U maiuscola) la 4, ha pensato bene di scegliere ai Colts la numero 16. E infatti 4×4 fa 16. Ma soprattutto se-dici “è davvero veloce”, lui ti ha già bruciato.