Steelers 21-28 Patriots : Recap

I presupposti per la partita erano di quelli importanti, che fanno venire la pelle d’oca; una cerimonia in pompa magna per celebrare il titolo che il team ha messo in piedi in maniera sfarzosa, a gridare contro la NFL e tutti i detrattori il proprio orgoglio per una tradizione vittoriosa che ha portato il quarto trofeo dell’era Kraft-Belichick tra le mura del Gillette Stadium. I beniamini locali Dropkick Murphy’s hanno fatto da apripista, con il rapper T-Pain, ormai vero e proprio giullare di corte in casa Kraft, a scaldare gli animi, qualora ce ne fosse bisogno, di tutti i presenti, intonando il suo classico brano “All I do is Win” che ha accompagnato l’ingresso di Kraft col Lombardi in mano. Bei momenti insomma, per tutti i tifosi di casa, non esattamente i presupposti migliori per scendere in campo per gli avversari invece, ma veniamo al match.

La Partita

Le difficoltà tecniche con i sistemi di comunicazione tra i coaches (la NFL è responsabile del funzionamento delle cuffie di entrambi i coaching staff) hanno da subito caratterizzato un inizio pasticciato dei Pittsburgh Steelers, anche se va detto che all’halftime le cuffie degli ospiti verranno sistemate mentre a detta di coach Belichick quelle dei Patriots non funzioneranno per quasi tutto il match. In tutta onestà il match viaggia su binari che era lecito aspettarsi, con molte assenze da entrambe le parti in ruoli chiave; sono assenti infatti i due centri titolari (Stork, Pouncey) i due runningbacks titolari (Blount, Bell) e due ricevitori titolari come LaFell e Bryant. Le attenzioni pertanto da parte delle due difese viravano sui playmakers Gronkowski e Brown, ed entrambi non hanno deluso le attese anche se il primo si rivelerà di granlunga inarrestabile.

Pittsburgh non ha difficoltà a muovere la palla, lo sapevamo che le scelte fatte da Belichick di rivoluzionare la difesa avrebbe portato alla mente ricordi della difesa che ” si piega ma non si spezza ” che ha caratterizzato i Patriots per lunga parte della gestione di coach Bill. Big Ben non ha problemi ad avanzare la sua offense, ma nel primo tempo la difficoltà è quella di produrre punti; se i ragazzi di coach Patricia concedono qualcosa sui lanci, va detto che in “red zone”, nelle ultime 15/20 yards, sono fenomenali e concedono quasi sempre solo field goals, addirittura (più avanti nel match) negheranno un touchdown dalla propria 1 yard.

Se la defense concede troppe yards ma non punti, la offense dei Patriots è in forma smagliante e riesce a mettere a referto 2 TD’s, mentre come detto in precedenza gli ospiti non riescono a produrre, e dopo ben 2 field goals falliti da Scobee, il terzo tentativo va a segno e si andrà a riposo sul 14-3. La difesa di Pittsburgh è, tra tutti i reparti scesi in campo, quello che ha funzionato certamente meno; certo, già è difficile fermare Brady quando è rilassato e sereno, immaginatevi di doverlo affrontare infuriato e desideroso di vendetta dopo tutte le malelingue subite in estate. Se a tutto questo aggiungiamo una copertura non esattamente da manuale sul tight end migliore della lega è chiaro che, cuffie funzionanti o meno, la difesa giallo-nera sia totalmente da rivedere.

Il gameplan messo sul tavolo da Belichick è perfetto; l’attacco va al massimo, lanci veloci sul medio/corto per non dare tempo alla giovane linea offensiva di subire troppo, soprattutto dal lato sinistro dove il cliente è di quelli brutti e cattivi e risponde a nome di James Harrison. Va spezzata a proposito una lancia, anzi due, a favore del centro rookie David Andrews; Uno dei tanti undrafted trasformati in giocatori di football da Belichick, Andrews dopo essere stato capitano per 3 anni consecutivi dei suoi Georgia Bulldogs al college, si è fatto trovare pronto quasi a sorpresa, perchè si sapeva che Stork non ci sarebbe stato (per lui designazione di IR to return, ovvero abile e arruolabile dopo circa 6 settimane) ma l’assenza del secondo centro in depth chart, Ryan Wendell, assente dell’ultima ora ha colto un pò tutti di sorpresa e il rookie ha risposto alla grande. Nella ripresa il tono del match cambia leggermente, la difesa di casa concede di più, la copertura sul profondo evidenzia ancora qualche incertezza sui compiti dei singoli, con alcuni defensive back che perdono l’uomo colpevolmente, come nel caso più eclatante, una ricezione in endzone di Heyward-Bay che fortunatamente per noi posa il piede destro fuori dall’area utile, ma che comunque riceve indisturbato. E’ chiaro che la secondaria abbia bisogno di più tempo, mentre la pass rush, anche se a sprazzi, conferma le ottime cose viste in pre-season.

Steelers che si riavvicinano pericolosamente vincendo i due quarti rimanenti, per 8 punti a 7 il terzo quarto, e per 10 punti a 7 il quarto finale, ma senza mai riacciuffare però in maniera decisa le redini del match, che sembra in mano ai patriots dall’inizio alla fine. Un intercetto lanciato nelle mani di Harmon sul finale taglia di fatto le gambe alle speranze degli ospiti che avrebbero matematicamente il tempo per cercare l’impresa, ma negli occhi si legge solamente una rassegnazione che fa pensare che i ragazzi di Tomlin siano già con la testa sotto la doccia. Ho detto una cosa inesatta e ingenerosa però; l’intercetto non è lanciato nelle mani di Harmon, ma è anzi la safety che legge benissimo il gioco e le intenzioni del #7 in maglia bianca e va a prendersi il pallone con uno scatto incredibile, molto simile all’azione che, con un suo intercetto appunto, chiuse le velleità tra Pats e Ravens negli scorsi playoffs.

Roethlisberger chiuderà la gara avendo completato 26 passaggi su 38, per un totale di 351 yards, 1 touchdown ed 1 intercetto, mentre il suo rivale Tom Brady coronerà la serata impeccabile con un 25 su 32 per 288 yards e 4 segnature. Le 21 portate di DeAngelo Williams hanno fatto sentire la mancanza di “Big Vince” Wilfork lì in mezzo, dove la difesa ha concesso al runner 127 yards, ma lo ha fermato quando più contava, nei metri finali. Antonio Brown si conferma un fenomeno e anche in una serata storta come questa mette a referto 1 TD su 9 ricezoioni valevoli per 133 yards complessive anche se a onor del vero il suo TD è arrivato in quello che comunemente si chiama “garbage time”.

Nel complesso in questi casi vale un pò la regola che quello che conta è il risultato. Anzi, a dire il vero non mi sarei mai aspettato un Brady e una offense così funzionali e produttivi ma, come mi tocca ripetere, va preso tutto con le molle, essendo Pittsburgh sopratutto in difesa, un test poco probante. Era importantissimo partire bene, e dimostrare ancora una volta il trend che vuole i patriots di coach Belichick con record di 91-15 in gare casalinghe.

Per Pittsburgh il rientro di Bell toglierà molte castagne dal fuoco, ma se la difesa rimane questa, dovrà giocare a farne sempre uno in più degli altri.

Questo articolo è tratto dal blog Patriot Reign