Che cosa sta succedendo a Chiplandia?

Sembra che in un attimo tutti gli incubi dei tifosi Philadelphia si siano confermati. Una serie di azzardate scommesse in offseason che girano tutte nella parte sbagliata e fanno affondare la nave. Ma è veramente così, e quante colpe devono ricadere direttamente sul padre putativo di questa squadra? E come queste colpe vanno divise nel suo ruolo da GM e in quello da head coach?

Facciamo un passo indietro. Ieri è arrivata una netta sconfitta, non tanto per il punteggio, ma per come è stata maturata. Il nulla cosmico del primo tempo di Atlanta si è riproposto qui per l’intera lunghezza della partita. Il punto centrale è sicuramente la mancanza di consistenza dell’attacco che ha collezionato 3&out con una costanza incredibile, lasciando la propria difesa in campo per 40 dei 60 minuti totali.

Tra i tanti demeriti della squadra molte delle colpe vanno sicuramente addossate ad una inesistente OL. E’ vero la coppia di guardie a cui Kelly ha dato fiducia in primavera si è rivelata non degna di calcare il campo da starter. Nè Barbre nè tanto meno Gardner hanno dato alcuna garanzia in run block, mente si si sono quanto meno difesi in pass protection. Paradossalmente le preoccupazioni alla vigilia erano ben diverse: I due parevano quanto meno decenti in run block ma deficitari nel difendere Bradford dalla pass rush avversaria. Ma, colpe oggettive a parte, sono stati erroneamente usati come capri espiatori anche dopo questa week 2.

Purtroppo non meglio hanno fatto tre giocatori del calibro di Jason Peters, Jason Kelce e Lane Johnson. Peters non ha creato un singolo spiraglio per i propri RB ed è stato più volte scherzato dalla pass rush. Kelce da parte sua ha infilato una serie di sciocchezze dietro l’altra (lo snap anticipato con conseguente palla persa, blocchi sul secondo livello mancati, pass protection ridicola ecc..) che quasi quasi c’era da chiedersi se stesse giocando un UDFA qualunque invece di uno del suo calibro. Lane Johsnon non ha brillato ma è stato, comunque al di sotto dei suoi standard, il più decente.

In quella che sembra sempre più una sindrome da Space Jam in chiave NFL pure il TE Brent Celek quando chiamato come lineman aggiunto ha fatto pena, lui che sulla sua duttilità estrema ci ha costruito una carriera. Insomma se è vero che c’è della responsabilità nella scelte delle due guardie titolari e nel taglio di Evan Mathis, c’è sicuramente un problema mentale-sportivo che sta assalendo della OL a cui non so quante colpe dare a Kelly in chiave di head coach. Credo che questo obrobio vada oltre ogni sua concezione.

Lo scorso anno con formazioni improbabili in OL (con i soli Peters e Herremans titolari), si son viste prestazioni sicuramente molto più dignitose. E non regge il dito puntato sulle guardie quando 3/5 della linea dovrebbe (sottolineato quattro volte) giocare a livelli di Pro Bowl (8 partecipazioni in 3).

Altro indagato dopo questo tonfo è Sam Bradford che ha finito una impalpabile partita con altri 2 INT. Anche qui il dito accusatorio è giusto solo se contestualizzato. L’errore imperdonabile in redzone, che ha chiuso di fatto una partita incredibilmente ancora aperta, ha ricordato i punti bassi dell’era Foles ma per tutta la partita i compagni ce l’hanno messa tutta per non farlo entrare in ritmo. Un gioco di corse che lo metteva in situazioni disperate di 3&long, WR e TE che hanno droppato su una valanga di terzi down che, non solo non hanno permesso di muovere la catena, ma non hanno nemmeno permesso di mettere in ritmo Bradford. Ad Atlanta sono bastati un paio di drive decenti a inizio secondo tempo per scaldare il braccio di Bradford che ha finito salendo di colpi.

Jordan Matthews poi, che si è preso al camp lo spot di WR#1, non ha ancora fatto lo step mentale per colmare il gap con quel Jeremy Maclin che è andato a sostituire e che spesso lo scorso anno ha tolto le castagne dal fuoco di un atacco stagnante. Speriamo sia solo questione di tempo. D’altronde anche lo scorso anno fece fatica ad entrare nei panni del suo nuovo ruolo ma poi finì alla grandissima.

Ridicoli poi le dita puntate contro DeMarco Murray e i giudizi lapidari dopo appena 120 minuti di gioco. Ieri non ha avuto una singola possibilità di correre. Il giudizio deve essere obbligatoriamente sospeso fino a che non avrà condizioni minime accettabli per poter correre e dimostrare se e quanto vale in questo contesto.

Ultimo indagato è il playbook di Kelly sempre più striminzito e standardizzato rispetto al primo anno. Già lo scorso anno si era evidenziata questa tendenza, oggi aggravata. Non guasterebbe mischiare un po’ le carte in un attacco dove nulla ad ora ha funzionato.

Alla luce di queste considerazioni si fa fatica a dividere oggettivamente le colpe. Se sulla partita contro i Falcons le colpe del coaching staff sono state palesi, in questa seconda partita la colpa è di una esecuzione latente in qualsivoglia fase di gioco. E’ facile dare la colpa Kelly per le mosse di offseason, ma a mio modo di vedere preoccupano più le condizioni dei due T e del C più che delle 2 modeste G. Preoccupa il periodo di adattamento di un reparto di ricevitori che con la perdita di Maclin (non voluta da Kelly) deve ritrovare leadership e punti fermi. Preoccupa il running game ma non per gli interpreti scelti da Kelly, di livello assoluto, ma come fase di gioco ad oggi inutlizzabile.

Insomma ad oggi Kelly pare paradossalmente avere problemi di coaching, ed è troppo presto dare giudizi sulla gestione da GM.

Manuel Tracia