Week 2: Miami Dolphins @ Jacksonville Jaguars

Dopo la sofferta e a tratti immeritata vittoria in casa Redskins, i Miami Dolphins incassano la prima sconfitta contro i Jacksonville Jaguars con il punteggio di 20 – 23.

La situazione comincia a farsi particolarmente spinosa: quello che doveva essere un inizio di Stagione tranquillo per accumulare vittorie in vista del rigido inverno, si sta dimostrando un parto distocico che preoccupa non poco la tifoseria. Pensiamo alla Preseason, quando la prima squadra appariva pronta a dominare qualsiasi avversario: più volte abbiamo assegnato un posto d’onore ai titolari perché, seppur protagonisti di poche azioni, trasmettevano l’idea di aver la situazione sotto pieno controllo; ora la Squadra appare disorganizzata, poco reattiva e incapace di mostrarsi superiore al rivale di turno, esattamente come l’anno scorso.

Nonostante un Roster dove i talenti piovono come banconote di piccolo taglio sul palcoscenico di una spogliarellista, la prestazione domenicale di ogni settore del Team è stata da mettersi le mani in testa.

Partiamo dalla O-Line: Ryan Tannehill ha visto di gran lunga giorni migliori, considerato che troppe volte i cinque pilastri che avrebbero dovuto proteggerlo hanno ceduto alla pressione del pass-rush di Jacksonville troppo rapidamente, obbligandolo a passaggi  che, per quanto precisi, non permettono di guadagnare le 10 Yard necessarie. Branden Albert in primis è un problema: qualitativamente parlando è un LT di indiscutibile talento, ma la sua salute comincia davvero a vacillare. Non solo è diventato raro vederlo al 100% per tutta la durata della partita, ma è la norma che per una buona fetta di cronometro sia sulla sideline a combattere con un infortunio. Jason Fox, sua riserva, ha avuto più bassi che alti: dopo un’azione deprimente esitata in un sack si è “riscattato” garantendo a Tannehill  lo spazio sufficiente per uno dei pochi passaggi spettacolari; nel complesso, comunque, il blind side senza il titolare è uno dei problemi maggiori per l’Offense, causa di drive buttati letteralmente nel cesso. Dallas Thomas e Ja’Wuan James sono stati responsabili di alcune penalità che hanno giocato pesantemente a sfavore della Squadra e, nel complesso, non hanno svolto correttamente il loro lavoro. Mike Pouncey come sopra, ha toppato, spesso raddoppiando dove non necessario. Tanto vale indossare una divisa da steward e descrivere il sentiero luminoso che porta al QB.

Lamar Miller, come Albert, non ha portato a termine la partita a causa di un infortunio, ma, a prescindere da ciò, non sembra che fosse destinato a sbarcare il lunario. Bill Lazor ce la mette tutta per rendere l’Offense più bilanciata, ma i risultati non sono quelli sperati: dopo la Stagione 2014 in cui ha macinato 1099 Yard sembra che quest’anno faccia fatica a trovare un buco attraverso cui farsi strada per poi seminare LB e DB avversari. Questa frustrazione si riflette poi sulla scelta degli schemi: i passaggi diventano la percentuale più consistente e tutto si fa prevedibile per il Difensive Coordinator di Jacksonville.

Ryan Tannehill è un caso particolare: numeri alla mano ha giocato una partita strepitosa. Video alla mano no. La precisione sul medio-corto è indubbiamente il suo forte, ma questo condiziona eccessivamente le scelte del target: le volte in cui la palla percorre distanze superiori a 15 Yard via aria si contano sulle dita di una mano e in percentuale troppo elevata mancano il bersaglio. Ad un minuto dal termine della partita senza più time out, passare al WR al di qua del primo down e, poco dopo, non vedere Jarvis Landry completamente smarcato, non sono  le scelte che ci si aspetta di vedere da un “franchise” QB.

Per quanto riguarda i WR e TE non abbiamo granchè da dire: Jarvis Landry è uno dei pochi motivi di gioia per i tifosi, e assieme a Rishard Matthews, ha messo su un valido spettacolo che ci permette di tirare un sospiro di sollievo sotto questo aspetto. Jordan Cameron e Jake Stoneburner, fresco di practice squad, hanno fatto la loro parte: Stoneburner, autore del TD che ha riportato il punteggio in parità, ha sostituito egregiamente Dion Sims, fuori per la commozione cerebrale della settimana scorsa, ma tutti loro, nessuno escluso, hanno poco valore se il “burattinaio”  Tannehill non gli esalta a dovere.

Dall’altra parte abbiamo la D-Line, a nostro parere la delusione #1: l’annunciata apocalisse Wake/Suh a malapena fa rumore. Cameron Wake, visibilmente non al 100% a causa di un infortunio, lascia presto il campo senza registrare alcuna modifica alla già magra lista di tackle. Ndamukong Suh guarda in lontananza i fortunati giorni con la casacca dei Lions quando ancora era considerato leader indiscusso tra i DT della lega: gli schemi proposti da Kevin Coyle gli vanno così stretti che, saggiamente, decide di fare di testa propria pur di realizzare qualcosa. Non è la prima volta la questione che balza agli onori della cronaca: già la scorsa stagione si è discusso della difficoltà di inserimento dei giocatori nella Difense dei Miami Dolphins capace di tagliare le gambe a pressoché tutti coloro che ne prendono parte. Non è un comportamento corretto, ma è impensabile che un animale della sua specie non sia stato in grado di attraversare la linea di una squadra capace di incassare 4 Sack a partita: se l’atleta non ha problemi di natura fisica il motivo di tale fallimento va ricercato altrove. Infine Olivier Vernon, tanto criticato per il fallo personale che ha avvicinato di 15 Yard l’ultimo calcio di Jacksonville, non lo biasimiamo più di tanto: a parte il fatto che, fallo o non fallo, il range di field goal era comunque già stato raggiunto dai Jaguars, erano evidenti segni di frustrazione per una partita che, per quanto detto ad alta voce porti sfiga, poteva essere vinta a mani basse.

I DB sono stati la ciliegina sulla torta. Brice McCain, dopo l’intercetto/spettacolo della scorsa settimana, su due marcature ha concesso la bellezza di 90 Yard al giovane WR Allen Robinson che, a fine partita, diventeranno 155. Che abbia toppato lo spiega anche il repentino ingresso di Jamar Taylor che, per quanto superiore rispetto al compagno di reparto in termini di performance, non è perdonabile per il fallo commesso sull’unica azione che ha portato al sack la pigra linea difensiva aqua&orange, mandandolo in fumo. L’unico che non ha deluso, come suo solito, è Reshad Jones, che assieme a Brent Grimes, ha tentato di sistemare gli errori dei compagni nel limite del possibile.

In sintesi è bene tornare a casa, ragionare su tutti i problemi che vengono a galla nel momento sbagliato e sistemarli una volta per tutte, perché le prossime non saranno altrettanto semplici sulla carta e, conoscendo i Miami Dolphins, possono essere il motivo di un’altra stagione gettata nel cesso. È solo la Week 2 e non ci fasciamo la testa, ma se il muro è sempre più vicino quando viaggi veloce, numerosi strati di garza possono aiutare a preservare l’integrità del cranio.

 

 

Luca Contu e Mattia Cabianca