Week 3: Buffalo Bills @ Miami Dolphins

È andato tutto come previsto, cioè tutto per il verso peggiore: il debutto casalingo dei Miami Dolphins si conclude con un umiliante 41 a 14 a favore dei Buffalo Bills.

Da quando Philbin è entrato nella cabina di regia di Miami i Bills e Rex Ryan sono sempre stati la sua nemesi, rovinando per due stagioni di fila il tanto agognato ingresso in post-season.

Quest’anno le due nemesi si sono unite per formare un unico buco nero che ha demolito la squadra in maglia Aqua Orange in tutte e tre le fasi di gioco, disputando una partita ineccepibile. Philbin è stato – per l’ennesima volta – demolito dal piano di gioco di Rex Ryan.

I DB’s di Miami sono stati imbarazzanti: Tyrod Taylor, il giovane QB di Buffalo preparato a dovere dal saggio Ryan, ha immediatamente inquadrato l’anello debole Brice McCain, costantemente fuori posizione, indirizzando l’80% dei suoi passaggi ai ricevitori da lui marcati, e macinando una quantità di yard impressionante via aria. C’è da dire che la colpa non è tutta del CB, considerato che gli schemi di Kevin Coyle fanno acqua da tutte le parti. Assieme a Michael Thomas e Walt Aikens, chiamati a coprire il ruolo di FS, hanno dato vita a una partita scadente, dimostrando che questo reparto, al pari della O-Line, deve rappresentare una priorità nella prossima offseason.

Elettrocardiogramma piatto anche per quanto riguarda la  linea difensiva di Miami. Talvolta sezionata in maniera chirurgica dal gioco di corsa avversario, altre volte semplicemente presa a schiaffi dall’O-Line, non è stata sostanzialmente in grado di fermare alcuna iniziativa dei Bills: Cameron Wake, evidentemente rallento dall’infortunio, e Ndamukong Suh, costantemente raddoppiato e neutralizzato, faticano ad ingranare e totalizzare le statistiche che chiunque si sarebbe aspettato a questo punto. In tre partite, con due fuoriclasse del genere, non è pensabile totalizzare un solo sack o, ancor peggio, non riuscire a creare una pressione sul QB superiore a quella che creerebbe una cucciolata di gattini. Và rivisto tutto, perché non si vince se gli avversari non sono messi in una posizione di difficoltà.

Prestazione ancora più tragica è stata quella della linea offensiva. Tutti, nessuno escluso, hanno lasciato che il proprio QB, capitano e direttore della squadra, venisse strapazzato e scaraventato al suolo più e più volte, azzerando rapidamente  il suo tempo di sicurezza nella tasca e costringendolo a lanci fuori traiettoria o, ancora peggio, dritti nelle mani della difesa avversaria. A ciò si aggiunge la tendenza ingiustificata di commettere fallo anche quando da ciò dipende il destino del drive. L’assenza di Branden Albert si è fatta sentire a gran voce: Jason Fox ha dato probabilmente tutto se stesso per riempire il vuoto, ma davanti ad una delle D-Line più forti della Lega non è bastato. Ju’Wuan James e Mike Pouncey, che dovrebbero essere motivo di vanto per la Squadra, hanno fallito nel proprio compito e a pagarne le conseguenze è il bilanciamento dell’attacco: poco importa se Bill Lazor faccia di tutto per non azzerare le occasioni di Lamar Miller se gli spazi a lui dedicati per guadagnare yard sono pressoché inesistenti

Ryan Tannehill, dal canto suo, ha mostrato tutti i suoi limiti: gioco un po’ troppo conservativo e carenza di visione. Il primo ha permesso ai DB’s e LB’s di Buffalo di giocare in maniera aggressiva nelle tracce brevi dei ricevitori di Miami senza preoccuparsi della minaccia del lancio lungo, di fatto paralizzando l’intero attacco. Il secondo è stato responsabile di numerosi errori, il più evidente di tutti al 3° intercetto della serata in cui il QB non è stato in grado di interpretare il doppio blitz dal lato cieco, lanciando verso Jordan Cameron, coperto da un double coverage, invece di connettere con il ricevitore wide open per un TD facile. Entrambi mostrano la distanza che ancora lo separa dall’elite dei QB, e sono stati resi ancora più evidenti dall’efficacia del giovane, inesperto QB dei Bills.

Per spezzare una lancia a favore di Tannehill, non si capisce per quale motivo siano così ostinati a tenerlo dentro la tasca quando la O-line è l’anello più debole dell’intero team ed suddetto QB è uno dei più bravi della lega nel lanciare in movimento. Le play action, che dovrebbero essere una delle carte più utilizzate da una West Coast Offense come quella proposta dai Dolphins, sembrano scomparse dal playbook, lasciando spazio a brevi lanci facilmente prevedibili anche dai DB più inesperti Ma questa è un’altra storia..

Ad oggi le uniche note positive per i Dolphins, che dopo queste tre partite affronteranno la settimana prossima in “must-win-mode” gli storici rivali New York Jets, sono in ordine sparso Jarvis Landry, Rishard Matthews (al limite dell’offensivo il fatto che continui a risultare titolare Stills anziché lui), Reshad Jones e Brent Grimes.

Per concludere, viene difficile prendere in antipatia il caro vecchio Rex Ryan, che giustamente nomina come co-capitani Charles Clay e Richie Incognito. Philbin battuto anche sul piano comico.

 

di Mattia Cabinata e Luca Contu