Goodbye coach Philbin, welcome coach Campbell

Una sconfitta. Una sconfitta per i Dolphins, una sconfitta per il titolare della Franchigia che non più tardi di gennaio 2015 gli rinnovò il contratto, una sconfitta per me che quando fu assunto esultai e credetti davvero che i “Fins” avessero trovato l’Head Coach che dopo anni li avrebbe riportati in auge.
Sono deluso. Sono deluso da come questo brav’uomo, colpito in questi ultimi anni da tragedie familiari pesantissime come la morte del padre e ancor più grav del primogenito, non sia riuscito a dare stabilità e costanza di rendimento ad un team da lui stesso forgiato in un trienni in cui, colpevolmente, ha messo come prima caratteristica l’abnegazione e come peggior difetto il carattere forte di un suo atleta. Pian piano i vari Marshall, Dansby, Barnette, Bush, Incognito, Long, Davis, Smith… venivano mandati via,colpevoli di avere menti pensanti invece di essere semplici robottini agli ordini.
Purtroppo per Coach Philbin nella NFL il carisma, la forza mentale e la leadership dei capitani stanno alle vittorie come il cacio sui maccheroni o, come dicono a Vicenza, come l’arna sui bigoli.

Così una continua altalena di risultati buoni e pessimi, con vittorie contro team più quotati e sconfitte contro compagini sulla carta più deboli, sintomi di una squadra poco concentrata negli impegni più “facili”, ha portato a records (7-9, 8-8, 8-8, 1-3) che non hanno mai permesso alla Franchigia del sud della Florida di vedere, annusare, assaporare i Playoffs.

Resteranno negli annali le 2 sconfitte contro NY Jets e Buffalo Bills, entrambe già fuori dalla post-season, che impedirono di centrare il traguardo nella stagione 2013-2014; sarebbe bastata una vittoria su 2 partite alle quali l’avversario aveva nulla da chiedere.

Ha fatto delle scelte coach Philbin e le ha pagate. A dire il vero le abbiamo pagate tutti noi tifosi che vediamo, partita dopo partita, un talento ottimo non espresso. E la domanda che quasi obbliga ad una risposta sul sottile confine tra il pensare bene e il pensare male affiora in ogni mente: è stato un complotto? C’è stato un accordo tra i giocatori più importanti, stufi di essere allenati da Coach P, per avere un cambio di capitano della nave che stava affondando?

Ne nasce un’altra. Peggiore. Infame. Bastarda: può essere stato un piano ordito dal nuovo Vice Presidente Tannenbaum per poter mettere un suo HC a partire da gennaio 2016?

Posso personalmente azzardare che se Olivier Vernon a breve avrà un milionario rinnovo di contratto la risposta è: SI’.

Perchè? Perchè ci sono 4 giocatori che io, sempre personalmente, ho notato giocare al di sotto delle proprie possibilità: C Pouncey, DT Suh, DE Wake e DE Vernon. L’ultimo è l’unico che alla fine della stagione 2015 non avrà un contratto.

Ora le redini del Team vanno a Dan Campbell, fino a ieri TE Coach, che in pratica diventa capo del suo ex capo (l’OC Bill Lazor). Tipico casino alla Dolphins. Tipico casino alla Ross.

Dan Campbell, 39 anni, ha giocato come TE in NFL per 11 anni in squadre come Lions, Cowboys, Saints e da 5 anni è TE’s coach nei Miami Dolphins.E’ un duro, uno che affronta le cose con forza e carattere. Magari non un fine stratega ma sicuramente quel motivatore che a Miami mancava.
Il nuovo Head Coach ad interim nella conferenza stampa di presentazione ha usato frasi dure, tipiche di chi sa che per cambiare rotta ci vuole fermezza, volontà, abnegazione; ne riporto alcune, tradotte come ho potuto, perché il mio inglese è maccheronico anche nell’ascolto:

“Sono stato parte di 5 squadre. Quella di Ross è quella che ha investito più soldi”

“Sono stato con squadre al top e con squadre in fondo alla classifica. Conosco tutte le realtà”

“Alcuni giocatori vanno presi a calci in culo, con altri bisogna parlare. Ogni giocatore è fatto a suo modo e va capito”.

“Voglio cambiare la cultura. Non mi importa se ti chiami Pouncey, Misi, Landry, devi essere sfidato ad ogni allenamento. Devi essere messo alla prova. Ci sono molti modi diversi di sfidare questi giocatori.”

“Non sto giudicando il loro carattere (dei giocatori), ma dobbiamo tornare alle basi. Tornare a capire come combattere per vincere”

“Non puoi andare agli allenamenti e prenderli sottogamba per poi la domenica andare in campo convinto di vincere. C’è una cultura da cambiare e io sono qui per cambiarla”

“Non voglio giocatori che vanno in campo per fare il loro lavoro, voglio gente che va a dominare”

“Devi battere l’uomo che hai davanti. Non devi bloccarlo, non devi placcarlo, DEVI PASSARCI ATTRAVERSO!”

“C’è una sottile differenza tra il giocare duro e commettere una penalità. Io non voglio una squadra che commette il record di falli, voglio una squadra che arriva a quel limite e fa preoccupare gli avversari!”

Il football non è uno sport di contatto, il ballo è uno sport di contatto, il football è uno sport di collisione e solo i duri ci possono giocare.
Il messaggio è chiaro: non mi interessa chi sei, non mi interessa quanto guadagni, se non vedo che fai il tuo dovere al 110% ti siedi e verrà data una possibilità a qualcun altro.

I vari Suh, Mitchell, Vernon, Misi, Pouncey, Tannehill, sono avvisati.

Ora, dopo la dipartita di Coach Philbin si attendono decisioni anche per quanto riguarda Offensive Coordinator e Defensive Coordinator, colpevoli anche loro di una debacle che ha dell’incredibile.

Chiudo con un sincero in bocca al lupo ad un coach scarso ma ad un grande uomo: ciao Joe, che la vita ti sorrida.