L’ULTIMO DEI NEURONI (BLU)

Lo so, lo so… Da tempo latito e trascuro il blog. Mea culpa. Gli impegni, certo. La voglia, che ogni tanto sfuma. I risultati degli ultimi tre anni, non nascondiamocelo, che avrebbero fatto passare l’ispirazione anche a Dumas. Ma soprattutto la stanchezza perché, sapete, ripetere sempre le stesse cose alla fine è spossante.
Quindi, il ritorno a scrivere perché? Presto detto: non si tratta della vittoria contro i 49ers, né perché (facile Electric, vero?) quando s’imbroccano tre vittorie di fila la voglia torna. Lo ammetto, oggi mi gira la testa e tutto è dovuto al fatto che più o meno da tre anni non vedevamo la cima della classifica divisionale in beata solitudine, e l’evento andava ricordato e festeggiato. Quanto durerà, non lo so, ma intanto per una settimana me lo godo, che un po’ d’aria fresca fa bene.

1) Parto subito dall’elemento che quest’anno mi fa disperare di più: l’attacco. Dopo una vittoria è dura, ma se questa partita è arrivata in quel modo alla fine, è anche perché in redzone siamo spesso catatonici. Escludendo quell’ultimo drive, abbiamo portato a casa un TD, un FG (grazie OC per quella corsetta centrale da una yard, telefonatissima e finita contro il sedere della nostra OL) e un intercetto. E nelle precedenti partite non è che le cose siano andate diversamente, tanto che siamo diventati specialisti nella sagra del FG, mentre spesso gli altri segnano dei TD. Ammetto però che si sono visti dei segnali positivi (un ravvedimento McAdooniano?) tipo un maggiore utilizzo di Vereen e dei TE. Le corse sono sempre il punto dolente perché malgrado a RB non è che siamo proprio messi male tra Jennings, Williams e Vereen (e ci metto pure Darkwa che a me piace molto), sul terreno i nostri schemi fanno proprio una fatica bestia a svilupparsi. La colpa?
2) Abbiamo sempre saputo come la nostra OL sia un cantiere tra infortuni e spostamenti di ruolo, però permettetemi di dire che se con le corse ha difficoltà ad aprire buchi, i nostri cetacei zeppi di rookies o quasi e di gente che gioca fuori ruolo, sta mettendo in piedi prestazioni di tutto rilievo quanto a protezione sui lanci. E ne approfitto per lodare un Flowers che tutti etichettavano come grezzo e non pronto, e due autentici idoli come Pugh e Richburg, ormai sicurezze inamovibili malgrado siano ragazzini.
3) TE più coinvolti dicevo. Dopo l’orribile notizia su Fells per il quale penso la carriera si sia conclusa e un Cunningham acciaccato, affrontavamo la partita con Donnell e Tye (direttamente dalla practice squad) messosi in luce domenica scorsa grazie a un inguardabile drop. Bene, entrambi hanno preso tutto quel che passava dalle loro parti, fino alla ciliegina finale di Donnell. Sì, avete visto bene. McAdoo, invece della solita corsa centrale o lancio negli angolini, ha chiamato una traccia sul TE in endzone. Da sbronza immediata.
4) La difesa ha fatto un passo indietro. Certo, gli assenti, non pochi, e quelli che sono saltati durante la partita, ma i 49ers restano sempre un team con un attacco asfittico, da 15 punti di media a partita e solo grazie alla prima di stagione perché nelle ultime tre ne avevano segnati 28 in totale, e noi ne abbiamo concessi 27 e fatto apparire Kaepernick (che arrivava con un record di 2 td e 5 int) come il nuovo Montana. Poi da 12 anni ci fracassano i cosiddetti con Eli…
5) A proposito, il fratello scarso della famiglia Manning ha messo sul palcoscenico un’opera monumentale (segnatevi i numeri: 41 su 54 per 441 yds, 76% di completi, 3 td e un int). Perfetto? No, basti pensare all’intercetto con lancio orribile e ad altri due lanci al limite e solo per un soffio non pescati dagli avversari, ma il capitano ha dato l’idea di una solidità ritrovata, e se la squadra segue, lui gira. fatelo voi l’ultimo drive col quale dovete vincere la partita lanciando, con il quinto o seto WR a roster, un WR rookie da sesto giro e un WR direttamente dalla practice squad perché durante la partita tutti gli altri si erano infortunati. Eli niente, una maschera. Penso che se l’avessero piazzato a galleggiare in mezzo al mare ai tempi del Titanic, l’esito di quella storia sarebbe stato lo stesso.
6) Per un attimo ho pensato che il ruolo di slot receiver fosse maledetto. Dopo i drop in sequenza di Parker, costatigli il posto, ecco finalmente esordire a tempo pieno Harris (pagato un botto)… Pronti, via e due drop di fila, facili facili. Da tempo speravo che il coaching staff lo buttasse nella mischia, perché finché Cruz non si sa né come, dove e quando, serviva qualcuno di peso e a me Harris ha dato sempre l’impressione di uno con le mani buone. E infatti dopo i due episodi sciagurati non ha più sbagliato una virgola. Riprenditi tranquillo, Victor.
7) Il draft si sta rivelando azzeccato. Reese ha piazzato colpi davvero interessanti e che stanno rivelandosi di grande impatto. Se nel 2014, solo per citarne tre, abbiamo portato a casa Beckham, Richburg e Kennard, quest’anno Flowers, Collins e Odighizuwa stanno già, chi più chi meno, mostrando quanto valgono, e non sottovalutiamo la FA, perché Unga è una di quelle perle che capitano di rado. In due anni è arrivata una bella trasfusione di sangue fresco, sangue blu. E forse i risultati cominciano a vedersi.
8) Soltanto io ho riso leggendo la schermata pubblicitaria “Volkswagen Postgame report” a fine partita?
9) I 49ers. Indubbiamente sono una squadra con notevoli difficoltà, e non si affronta a cuor leggero un campionato con tutte le perdite che hanno dovuto subire, sia in campo che fuori. Le prime partite sono state abbastanza traumatiche, e non solo per i risultati, ma bisogna dire che i rosso oro visti al Metlife sono sembrati squadra vogliosa e disposta a lottare. Quell’1-4 può sembrare fasullo per quel che ho visto, ma essere in ricostruzione vuol dire anche ingoiare amaro per un po’, e nella Grande Mela lo sappiamo.
10) Alla fine, tirando le somme, la partita di ieri mi ha lasciato insoddisfatto sotto alcuni aspetti ma, a parte la goduria che solo una partita vinta all’ultimo secondo può darti, molto appagato per un elemento semplice quanto importante: da quanti anni non vedevo una squadra lottare, crederci e agguantare la vittoria sul filo di lana? Ecco, forse ciò è la misura dei nuovi Giants di quest’anno, con uno Spagnuolo che ha saputo rivitalizzare (mentalmente soprattutto) una difesa che da tre anni aveva fatto ridere chiunque, e in generale una nuova consapevolezza legata al fatto che i giocatori ci sono e anche se sembriamo l’Armata Brancaleone in molte fasi della partita, molto del personale che abbiamo in campo è capace di fare la giocata, e la vuole fare. Differenza non da poco rispetto al passato. Se i semi che Reese sta piantando da un paio d’anni daranno chissà quali frutti in un futuro immediato, lo vedremo.
Dunque siamo quasi a un terzo di stagione e sfido chiunque a raccontarmi la favola dei Big Blue in testa alla division dopo lo 0-2 iniziale, me compreso. Sì, abbiamo avuto degli infortuni eccellenti, ma quanto a mancanze da infermeria forse in questo momento Dallas è la squadra che sta pagando lo scotto maggiore, altrimenti credo proprio starebbe lassù, davanti a noi. Washington è abbastanza sorprendente e Philadelphia forse è un cantiere a cielo aperto peggio di noi. I prossimi due turni ci diranno molte cose perché incontreremo gli aquilotti e di nuovo i Cowboys, freschi di sosta, e la cosa non mi piace neanche un po’ perché con ogni probabilità testeremo l’ingresso in campo da titolare di Cassel, o qualcuno vuol farmi credere che saranno così scemi da regalarci Weeden?