Quali sono i veri Giants?

 

Chi sta leggendo “A Song of Ice and Fire” (o chi segue la sua trasposizione televisiva, “Game Of Thrones”) è senz’altro familiare con la figura degli “Uomini senza volto”, gilda i cui adepti sono in grado di cambiare a piacimento i propri connotati. I Giants di quest’anno potrebbero tranquillamente farne parte.

Partite vinte che in qualche modo sono state perse, partite quasi perse vinte al fotofinish, partite che ci vedevano sfavoriti finite con una vittoria e, viceversa, partite che affrontavamo da favoriti e ci hanno visto tornare a New York con la coda tra le gambe. Insomma, i volti dei Giants sono infiniti: ogni settimana si trova un modo diverso e mai banale per vincere o perdere la partita.

 

L’ultima vittoria contro i Tampa Bay Buccaneers (vittoria più sofferta di quanto il punteggio possa far credere), prima partita dopo il giro di boa di metà stagione, ci permetterà di affrontare sul 5-4 i finora imbattuti Patriots in week 10, con la consapevolezza perciò di arrivare al bye con un record sicuramente non negativo. A inizio stagione si è parlato spesso di quanto questa squadra possa essere indecifrabile: un team con il potenziale per terminare la stagione con un ottimo, ad esempio, 11-5, ma contemporaneamente con tanti punti interrogativi che renderebbero altrettanto plausibile un record finale di 5-11. Finora le aspettative non sono state disattese: questi Giants potrebbero essere tranquillamente 8-1 (con la sola sconfitta contro gli Eagles realmente arrivata per merito degli avversari e le altre tre invece occorse in modo rocambolesco a partita praticamente vinta, in seguito a colossali dormite collettive), per poco non si sono ritrovati 3-6 ed arriveranno invece al bye molto probabilmente sul 5-5 (nessuna partita è persa in partenza, ma è innegabile che il pronostico sia tutto dalla parte dei Patriots).

 

Quali sono perciò i veri Giants? Cosa è lecito aspettarsi da loro? Cosa servirà per proseguire in modo positivo la stagione? Ecco qualche personalissima considerazione:

1.Gli infortuni ci daranno tregua? L’ultimo “caduto” è Jonathan Hankins: placcando un avversario, e forzando il fumble che ha generato il primo turnover a nostro favore contro i Buccaneers, il braccio si è iperesteso rimanendo incastrato alle protezioni dell’avversario, muscolo pettorale rotto e stagione finita. Qui la preparazione conta poco, ancora una volta siamo stati sfortunatissimi. Ma quello di Hankins è solo l’ultimo infortunio di una lista lunghissima. Negli ultimi 10 giorni infatti sono finiti in IR anche Owa Odighizuwa e soprattutto Jon Beason. IR che, parlando solo di titolari, già vedeva tra le sue file tutto il terzetto di giocatori che doveva giocarsi il posto da FS titolare. Oggi poi è stato inserito ufficialmente in IR anche il LT Will Beatty, finora in Pup List, che quindi quest’anno non scenderà proprio in campo. Ma non è finita qua, domenica infatti, a fronte del rientro di JPP, ci siamo ritrovati comunque a giocare senza gli starter e lungodegenti Cruz, Beatty, Amukamara, Uani Unga (MLB backup di Beason) e JT Thomas. Il numero medio di starter che salta ogni partita è elevatissimo. Ma le cose sembrano un po’ diverse dagli anni scorsi, perché…

2.Quest’anno possiamo sperare di recuperare in corso d’opera qualche infortunato chiave. Per fortuna, a differenza delle stagioni passate, a fronte di comunque tantissime assenze in questa prima metà di stagione, in IR ci sono meno starter. Dunque si può sperare di recuperare qualche infortunato per il rush finale. Jason Pierre-Paul ha esordito questa settimana, fornendo una prestazione di altissimo livello (e c’è da sperare che entrando in ritmo partita il livello si alzi ancora). Prince Amukamara dovrebbe fare il suo ritorno già domenica contro i Patriots. Sempre domenica, ma il condizionale è d’obbligo, potrebbero rientrare anche Uani Unga e JT Thomas. Di Cruz invece ancora non si sa nulla, sicuramente non rientrerà prima della settimana di pausa.

3.Questa squadra sembra avere delle solide fondamenta. Gli infortuni nel football giocano un ruolo importantissimo e quando si costruisce un roster bisogna tenerne conto. Se le ultime due stagioni sono state molto deludenti, è anche (ma non solo!) perché i backup che si sono ritrovati a rimpiazzare i titolari non sono stati all’altezza. Durante l’offseason l’abbiamo detto (link), quest’anno il GM Jerry Reese ha lavorato molto per dare profondità al roster. Finora sembra averlo fatto bene. Infatti se abbiamo un record positivo, nonostante la ormai consueta pioggia di infortuni che ci contraddistingue, lo dobbiamo proprio al fatto che chi è entrato in campo si è quasi sempre fatto trovare pronto. Domenica Japser Brinkley, MLB riserva della riserva di Beason, è stato il migliore in campo, ed anche Casillas, chiamato a sostituire Thomas, è stato molto positivo. Prima di Brinkley è stato Unga, un UDFA, a fare bella figura guidando la difesa in assenza del titolare. Sostituire un giocatore col carisma e la classe di Victor Cruz è quasi impossibile, eppure Dwayne Harris ancora non lo ha fatto rimpiangere. Newhouse, il RT che ha preso il posto di Beatty, non è un fenomeno, eppure pur concedendo sempre qualcosa è bravo a limitare i danni: Eli Manning sa che tipo di pressione arriverà da quel lato e può muoversi di conseguenza. Insomma, ovviamente non sono certo mancate partite negative qua e la da parte di vari giocatori (se così non fosse, sarebbero titolari da qualche parte), ma per la prima volta da anni a questa parte i Giants hanno un roster profondo in cui anche i sostituti sono in grado di dare un contributo di qualità.

4.Non stiamo regalando il pallone agli avversari. Bisogna continuare così. In nove partite il nostro attacco ha commesso 9 turnover (6 INT e 3 Fumble), la nostra difesa però ne ha conquistati 20 (13 INT e 7 Fumble). Con un differenziale di +11, al momento guidiamo la lega in questa particolare classifica (con i Patriots, che affronteremo domenica, secondi a +7). Questi numeri hanno un duplice significato positivo: il nostro attacco finora è stato molto bravo a non regalare palloni, infatti solo quattro squadre (New England, Green Bay, Cincinnati e Kansas City) su questo frangente hanno fatto meglio di noi; la nostra difesa, pur concedendo molto (troppo) agli avversari in termini di punti e yarde, è la migliore della lega (insieme a quella degli Eagles) nel generare turnover (guidando la classifica degli intercetti insieme a Carolina), riuscendo spesso a sfruttarli per generare punti (guidiamo anche la classifica dei TD difensivi, 4, insieme a Denver ed Atlanta).

5.Bisogna trovare una soluzione all’assenza di pass rush. 9 sack in 9 partite, ultimi nella lega. La partita contro Tampa Bay, coincidente con il rientro di Jason Pierre-Paul, è stata quella della svolta? Non sono stati messi a referto sack, ma Jameis Winston si è trovato ad affrontare la pressione dei nostri rusher oltre il 40% delle volte che ha tentato un passaggio. La nostra media stagionale prima di questa partita era un misero 20%. E’ arrivata la tanto attesa inversione di tendenza o è stata solo una prestazione sottotono dell’OL dei Buccs? Le prossime partite forniranno una risposta. Inutile sottolineare quanto una secondaria che gioca così aggressiva sul pallone, pur concedendo molto in termini di yarde, possa beneficiare di un QB avversario costretto a lanciare sotto pressione.

6.L’attacco deve chiudere le partite. La difesa non deve perderle.  Quando si parla di attacco o difesa, la statistica che conta davvero è solo una: i punti, segnati o concessi. In questa categoria, in attacco i Giants occupano un più che dignitoso quinto posto, con 27.4 punti segnati a partita, in difesa invece siamo al diciannovesimo con 25.1. Andando ancora più nello specifico, siamo ancora quinti per punti segnati nel quarto quarto (9.1), per quanto riguarda i punti subiti nel medesimo quarto invece occupiamo un poco onorevole trentesimo posto (10.0). In questo caso la statistica non fa che evidenziare quello che è sotto gli occhi di tutti: l’attacco è molto buono (più di quanto pensiamo), la difesa invece regge per gran parte della partita ma poi rischia crollare sul finale. Il fatto che il nostro attacco segni molto nel quarto quarto, non significa però abbia sempre mosso bene il pallone, spesso infatti la gestione del cronometro è stata discutibile, dando quindi la possibilità all’attacco avversario di rientrare in partita (ed in tre delle quattro sconfitte così è stato). Fin dall’inizio dell’anno si è detto che doveva essere l’attacco a guidare il team, mentre alla difesa si chiedeva semplicemente di non affondare. Tutti i reparti devono fare un salto di qualità, perché gran parte del nostro destino in questa stagione passa da qui.