Week 12 recap: Chargers @ Jaguars

Dopo quasi due mesi dall’ultimo risultato positivo, la vittoria in casa contro i Cleveland Browns, arriva la terza vittoria stagionale per i Chargers, 31-25 in quel di Jacksonville. É stata una partita molto strana, soprattutto per le emozioni che ha fatto vivere a me e a tanti altri tifosi di San Diego. Con sole 2 vittorie in 10 partite, gran parte della fan base aveva accettato l’idea del tanking, ovverosia di sperare nelle sconfitte di una squadra che ormai non ha più nulla da dire alla propria stagione, se non l’obiettivo di finire quanto più in basso possibile e sfruttare il draft per aggiungere pezzi interessanti. Possibilmente ricominciando da un nuovo coaching staff. La vittoria di domenica ci tiene ampiamente in corsa per la prima scelta assoluta, ma al contempo fa sperare gli inguaribili romantici che questa stagione possa avere ancora un senso. Perché sì, i Chargers hanno ancora un lumicino di speranza di fare i playoff, ma a questo ci arriveremo dopo. É stato un successo liberatorio, per tutti i membri della squadra, giocatori e coaching staff: poco importa se è stata ottenuta contro, probabilmente, la peggiore squadra che i Bolts hanno in calendario. Il punteggio finale non racconta tutta la partita, che i Chargers, primo quarto a parte – terminato 6-0 per i padroni di casa – sono rimasti in controllo del match, gestendolo grazie ad un super Rivers da 300 yard e 4 mete pur senza il suo target principale, Keenan Allen. La secondaria dei Jaguars non è riuscita a trovare una benchè minima soluzione al trio Inman (5-65-1) – Stevie Johnson (7-92-1) – Gates (4-53-2), mentre Melvin Gordon ha giocato una partita discreta (14 portate per 60 yard), sicuramente la migliore della sua travagliata stagione da rookie. Più di una volta ha subito tackle for loss o si è andato a schiantare contro la d-line di Jacksonville, ma ha avuto anche più di uno spunto positivo, eludendo qualche tackle e mostrando forza nel romperne altri. Sta tenendo sotto controllo i ben noti problemi di fumble ed è tornato al top della depth chart dopo essere stato panchinato post – disastro a Green Bay. É andato molto vicino a segnare la sua prima meta in NFL – è il RB con più portate nella Lega a non aver ancora segnato un singolo TD stagionale – e, nonostante i suoi numeri siano tutt’altro che speciali, la sua è sicuramente una performance positiva. Quello che ha veramente stupito è la tenuta della difesa. Chiaro, l’attacco della squadra della Florida non è irresistibile, ma ha compiuto diversi passi avanti dalla scorsa stagione, con Bortles in particolare, ma anche grazie alla crescita del duo di WR Hurns-Robinson, giovani e promettenti, e alla presenza di un TJ Heldon, che poteva essere la carta in grado di far saltare il banco per i padroni di casa, vista la difficoltà della difesa di John Pagano nel fermare le corse: numeri eccellenti sono stati concessi a tutti i RB fin qui affrontati, e Yeldon, rookie da 147 portate per 585 yard e una meta (l’unica su corsa messa a segno dalla propria squadra) prima della partita, pareva essere l’ultimo di una lunga lista. E invece il rookie da Alabama non è mai riuscito a mettersi in partita, complice una difesa dei Chargers che, a sorpresa, si è rivelata più solida del previsto, non solo con la linea difensiva, ma anche – soprattutto – col contributo della coppia di MLB, formata da Denzel Perryman e Manti Te’o. Finalmente, gli snap di Donald Butler si stanno riducendo sempre più (siamo arrivati a 10 domenica), mentre aumentano quelli del rookie da Miami col numero 52, che già da subito può essere il miglior run stopper della squadra nonostante la giovane età e l’inesperienza. Chiariamoci. I Jaguars hanno comunque raccolto 5.3 yard a portata, ma perlomeno Heldon è stato tenuto a bada da Perryman che non ha mai mancato un tackle al secondo livello, aspetto nel quale i Chargers difettano drammaticamente. Proprio le prestazioni del numero 52 giustificano ottimismo, quello di aver trovato un difensore contro le corse che San Diego non ha da anni. Finalmente, come detto, gli snap di Butler si sono via via ridotti dopo la bye week, e non a caso. Quest’ultimo, in 605 snap giocati, ha messo assieme 22 tackle, 0.5 sack, 1 fumble forzato e 1 recuperato. Con 244 snap (quasi un terzo del collega di reparto), Perryman è a 29 con un sack e un fumble forzato. Abbiamo detto abbastanza, direi. Al suo fianco questa settimana ha giocato Manti Te’o, e così dovrà essere d’ora in avanti. Lui e l’ex Miami University sono due giocatori perfettamente complementari: se il primo è una macchina da tackle, il secondo è meno cattivo nei placcaggi ma ha doti di lettura in coverage molto migliori (un intercetto che, ritornato, ha permesso a Rivers di trovare Gates per il secondo TD di giornata in chiusura di primo tempo), e soprattutto ha voglia di imparare e migliorare. Butler ormai è un giocatore dannoso, e davanti a lui in termini di snap sarebbe opportuno vedere anche Kavell Conner. Questa settimana la pass rush è stata praticamente inesistente, e gli unici due sack – di Jimmy Wilson e Kendall Reyes – sono quelli che si definiscono “coverage sacks”, e riflettono l’abilità della secondaria di non fornire opzioni al QB, più che merito dei front seven. Contro la linea di Jacksonville che ha concesso ben 34 sack (quinto dato più alto della Lega) era lecito attendersi qualcosa di più ma, tra la gioventù di Attaochu e la discontinuità cronica di Melvin Ingram, le opzioni per John Pagano sono piuttosto risicate. Buonissimo lavoro della secondaria, invece, Eric Weddle a parte. Verrett e Patrick Robinson hanno messo la museruola alla coppia Robinson-Hurns dopo un primo quarto poco ben augurante, mentre Brandon Flowers è stato spostato nella posizione di slot corner dopo le recenti fatiche nella sua posizione originaria. Male Weddle, come detto. Il leader del reparto ha avuto una stagione travagliata dal punto di vista fisico, ma ormai i tackle mancati sono all’ordine del giorno, e la sua mancanza di cattiveria in occasione del TD concesso a Julius Thomas è evidente. I suoi rapporti con coaching staff/dirigenza sono ai minimi termini, dopo la decisione di separarsi a fine stagione. Certo che, se si sta risparmiando fisicamente per la sua nuova squadra, non sta certamente facendo un favore, né ai suoi compagni né tantomeno a se stesso.
Tornando al discorso iniziale dei playoff, sì, i Chargers sono ancora matematicamente in corsa, ma sono obbligati a vincere tutte le restanti partite e ad avere un record favorevole contro le avversarie divisionali, cosa che potrebbe metterli davanti alle altre contender per alla wild card. Comunque state tranquilli, è impossibile che accada. I Chargers non vinceranno altre cinque partite, e non andranno ai playoff. Quella contro i Jaguars è stata una sfida tra due brutte squadre, una delle qual doveva prevalere: è stata quella con più giocatori di impatto, noi, il che vuol dire ben poco. Detto questo, la partita contro Denver domenica sera alle 22:05 in quel di San Diego acquista sicuramente un minimo di interesse in più. In chiusura, complimenti a Philip Rivers per il traguardo raggiunto: con i 4 passaggi da TD messi a segno domenica si trova ora al dodicesimo posto in graduatoria con 274 TD pass, appena davanti al grande Joe Montana. Congratulazioni al nostro numero 17 per l’ennesimo riconoscimento personale.