Eagles 35-28 Patriots : recap

Abituati troppo bene

Una delle cose che i Patriots ed i loro tifosi sanno fare meno è perdere, non ci siamo proprio abituati. Per noi tifosi è come una sorta di eclisse lunare inspiegabile che ci fa riflettere sulla nostra intera esistenza, su cosa sia andato male o su cosa abbiamo fatto di male per meritarci questo; i coaches da tastiera poi sono i migliori, ho letto dai “firmiamo Terrell Owens”, fino ai “squadra indegna, giocatori indegni”, per finire con “difesa imbarazzante ” e potrei citarne altri, con qualcuno che rivendica la difesa “imbattibile” cit. dello scorso anno, che a conti fatti e numeri alla mano era di molto peggiore di questa, che primeggia nella NFL per punti concessi e altre statistiche. La verità è ben diversa.

La verità è che i Patriots hanno partecipato a 6 Super Bowls negli ultimi 14 anni, vincendone 4. Abbiamo il miglior coach ed il miglior QB di sempre, o poco ci manca, e siamo falcidiati dagli infortuni, pur arrivando da un estate di festeggiamenti, ed un record di 10-2 che è il migliore nella AFC in condivisione con Broncos e Bengals. Un altro degli aspetti fondamentali di queste 2 sconfitte con Broncos ed Eagles, è quello di essere accomunate da un fattore di gestione della gara psicologico-gestionale che ha fallito, ma chiunque abbia visto le gare può dire che le abbiamo perse noi; questa non deve essere una consolazione, ma deve però altrettanto far pensare a come siano state 2 gare che abbiamo buttato via noi e non 2 sconfitte che non lasciano margine di miglioramento o che condannano la squadra in qualche modo. Sotto questo punto di vista la sconfitta a Kansas City dello scorso anno fu molto più dura, dove Brady e co. non sembravano aver alcuna risposta.

Ogni anno in estate la NFL sbandiera ai 4 venti il concetto di essere uno dei campionati più equilibrati del mondo, dove tutti possono perdere con tutti, e secondo me è molto vero, motivo per il quale tendo a non sottovalutare mai nessun avversario; mi ha dato molto fastidio la supponenza con la quale i media americani prendevano sotto gamba questo match. Ad agosto, schedule alla mano, io ipotizzai un record di 11-5, o 12-4 per i nostri, dove davo come sconfitte la trasferta in Colorado, questa gara con gli Eagles, e mettevo sul piatto la possibilità (ancora esistente) di dividere la posta in palio con Jets e Dolphins nelle gare dirette concedendone almeno 1. Proprio Philadelphia, che in estate sembrava la nuova rivelazione del dio football sulla terra grazie a Chip Kelly, era facile immaginarla più temibile di come si è rivelata in stagione, ma proprio per come gioca la squadra della città dell’amore fraterno la temevo, ma lo riprenderò più avanti questo aspett. Queste sono sconfitte che pesano e fanno incazzare perchè avevamo entrambe le gare in pugno, ma devono servire da lezione, una doccia fredda di umiltà che deve obbligatoriamente riportarci sulla retta via già dalla prossima, ostica, trasferta di Houston.

 

Angry Birds

Come dicevo poc’anzi gli Eagles li ho sempre temuti, per il loro stile offensivo che non lascia respiro (sono nella top 3 degli attacchi per minor tempo impiegato per drive), per le loro numerose armi sul running game che tendenzialmente noi sappiamo arginare poco, e per Bradford che se non viene pressato a dovere può fare il suo sporco lavoro. Eagles però che hanno vinto questo match quasi da spettatori, anzi, quasi da Patriots. Perchè non mi stanco mai di ripeterlo, è un mantra tanto mio quanto della squadra, la prima cosa è non farsi male da soli. E di solito siamo noi ad entrare sottopelle, nella testa degli altri e a mandarli fuori giri, costringendoli a pensare e ripensare al playbook e cercare soluzioni assurde; invece ieri sera siamo stati noi la squadra sconclusionata che ha combinato pasticci, mentre Philadelphia ha giocato una gara attenta, ordinata, che non ha richiesto illuminazioni di alcun tipo, dove si è limitata a dominare con la palla in mano a Sproles, e a sfruttare ogni errore del nostro Special team e del nostro attacco. Running game ospite reso meno complicato dalle assenze di Hightower, Branch (era in campo ma è uscito subito per problemi di stomaco) e Dominique Easley, assenze forse passate sotto traccia per l’entusiasmo del rientro di Collins, ma rimangono 3 elementi fondamentali proprio per fermare le corse. Lo stesso Alan Branch al Super Bowl ha fatto un lavoro egregio su Lynch, anche se Sproles è un tipo di runner completamente diverso. Per quanto riguarda il nostro momento, torno a ripetere che noi è un mesetto circa che giochiamo malino, dalla gara coi Giants, ed averne perse solo 2 può essere positivo. Brady ieri ha fatto errori grossolani, spegnendo il cervello per mettere in campo una delle sue partite di cui vi parlavo qualche pezzo fa, dove si assenta mentalmente e gioca uno sport tutto suo, ma anche in questa situazione negativa e in un contesto dove è stato costantemente sotto pressione avversaria, si è reso protagonista di un comeback incredibile, strozzato sul più bello. Dobbiamo anche considerare che sul drive che avrebbe dovuto portare al pareggio i targets che hanno “droppato” i palloni decisivi sono comprimari che abitualmente non ricoprono ruoli così delicati in queste situazioni; un drop di Chandler che normalmente sarebbe andato a Gronk, un drop di Martin (poverino lo hanno frullato in 3 ) che presumibilmente sarebbe andato ad Edelman, e via dicendo. Il momentum della gara è girato sul 14-0 per noi, quando decidiamo non so come mai di far calciare a Nate Ebner (safety) un kick corto a sorpresa, recuperato senza remore dagli Eagles che andranno ad accorciare sul 14-7. Sul drive successivo, nulla di fatto per la nostra offense, e Patriots costretti al punt da posizione pericolosa, bloccato e recuperato dagli ospiti, con l’ovale riportato in touchdown.

Il lato positivo
Per noi tifosi sono 2 le strade più facili dopo che la nostra squadra è scesa in campo, gongolarsi per la vittoria, o buttarsi nella più totale depressione per una sconfitta. La cosa più complessa è affrontare il match con razionalità e cercare di prendere i vari aspetti per quello che sono, per nulla semplice ma ci provo. Torno a ribattere su un punto, le 2 sconfitte sono colpa nostra presumibilmente per un crollo mentale e per le assenze pesanti, con maggiore concretezza e concentrazione potevamo essere imbattuti. Ma la mentalità giusta devi averla a Dicembre/Gennaio, mentre se hai un crollo adesso ci può stare. Non dimentichiamo che, per la maggior parte delle squadre la stagione termina a Natale, o anche prima in certi casi. La nostra è terminata in primavera, con un dispendio di energie enorme, e meno tempo degli altri per recuperare la stanchezza, alcuni infortuni e concentrarsi sulla nuova stagione (e questo vale anche per Seattle e per la sua partenza non eccelsa). La cosa strana, la cosa davvero particolare, è essere partiti 10-0 con la fame di vincere, non l’aver perso qualche match per distrazione. Quello è strano perchè di solito a noi non capita, ma dopo che a 38 anni il tuo QB porta a casa il quarto anello, la cosa inspiegabile è la fame di partire 10-0 col sangue agli occhi, teniamolo presente. Nei lati positivi direi che rientra alla grande James White, che si è reso protagonista di ricezioni molto complicate soprattutto nel finale, in traffico tra i tackles avversari, e mi è piaciuto anche Martin perchè tolti i drops sanguinosi, ha sempre creato separazione dal suo ricevitore per farsi trovare aperto. Il rientro di Collins è stato fondamentale come quello di Amendola, come è stato fondamentale che non abbiano avuto ricadute. Lo stesso Collins ha creato il fumble che ci ha dato una speranza sul finale.

Articolo tratto dal blog PATRIOT REIGN