Dallas [email protected] Redskins recap

Essere pessimisti è una buona cosa, quando tifi Redskins. Sei sempre preparato al peggio. E sì perché se al peggio non c’è mai fine, significa che la squadra borgogna e oro ha ancora infiniti modi per farsi sconfiggere e per far perdere la pazienza ai propri tifosi. Essendo realisti, anche in una Division come la East della National di quest’ anno i Washington non sono pronti ad andare ai Playoff. Non si può non pensarla in questo modo, quando affronti e perdi contro una squadra maltrattata da tutti, senza Romo, capace di perdere sette partite consecutive e con in campo il quarterback backup n°3. E’ sembrata una partita in cui le due contendenti sono quanto di più lontano c’è dal football della post season.
Non era possibile, alla vigilia, giocando in casa, pensare che l’attacco degli Skins cominciasse con 6 punti in carniere nell’ultimo quarto affrontando la 18esima difesa della NFL ( per indice di efficienza difootballoutsiders), con il corpo ricevitori che si ritrova. Cousins ha finito sette drive in territorio di Dallas ed ha raccolto un TD a 90 secondi dalla fine, e per la prima volta quest’anno, è riuscito a perdere una partita anche se non ha subito intercetto. Adesso è il turno di vincere qualche partita anche quando è intercettato. La verità è che stavolta la OL ha consentito troppa pressione e i Blitz e gli stunt di Marinelli sono stata una spina nel fianco costante a cui i coach dei Redskins non sono riusciti a trovare un antidoto. La OL dei Redskins è ben piazzata in sacks concessi, ma è un dato di fatto che in presenza di sistemi diversi d’attacco al quarterback la pass blocking va in difficoltà e Cousins non riesce a gestire lo stress da pressione. Con una squadra che fa pressione con una linea che arriva a cinque o a sei giocatori, è il quarterback che fa la differenza, con la visione di gioco e la possibilità di rilasciare velocemente la palla. Ecco, appunto. La differenza tra un buon quarterback e uno mediocre è quanto del suo gioco dipende da ciò che gli si svolge intorno, difesa e attacco. Già solo nel primo drive sono andati in difficoltà Le Ribeus e Scherff, e per il centro e Lauvao è stato un continuo stillicidio. Ha giocato particolarmente bene il linebacker Sean Lee e ha blitzato, senza che Reed abbia messo una pezza, Barry Church. Ha corso poco e male Washington, 73 yards, e senza running game contro una difesa aggressiva che anticipa le corse nel backfield è difficile creare qualcosa anche sul pass. Magari si poteva provare qualche volta di schierare insieme i due back, sullo stile dei Panthers. Prevedibile invece il gioco sui pass. Pochi bootleg poche play action ma soprattutto prevedibili per schieramenti e giocatori in campo, ed è quello che non si può fare in questi tipi di set. Poco coraggio nelle aperture lunghe, un po’ perché non sono proprio nelle corde di Cousins, un po’ perché con poco tempo per lanciare è fatale cercare tracce medie e corte. Saro’ prevenuto ma non riesco a non pensare alle colpe di Gruden in tutto questo. Ad ultimo i Redskins hanno pagato il gioco sciagurato di DeSean Jackson sul ritorno del punt. Non è il fatto che abbia provato di sfondare la linea arretrando, il fatto è che un ritornatore, in quella situazione, non deve mai perdere il pallone. Mai. Ad ultimo il Kicker Dustin Hopkins ha le sue belle quote di colpa. Una partita nata male dall’inizio e giocata malissimo, soprattutto dall’attacco. Corriamo il rischio possa diventare costosissima nella futura lotta per i playoff, che finiscono per essere come la stella alpina sul dirupo per lo scalatore incosciente. La prossima a Chicago. Già vincere in trasferta è un sogno. Se Forte, Jeffery, la banda di Fox e soprattutto Cutler hanno voglia di giocare, non abbiamo scampo. Ma in fondo l’unica cosa che ci resta, ora, è sognare.