Patriots 10-20 Dolphins – recap

Se io dovessi cercare di entrare nelle trame di questa gara finirei per ripetere le stesse cose scritte da un mese a questa parte, dove la squadra ha prodotto un football davvero povero e dove le idee sono mancate, mi annoierei io a scriverlo, e voi a leggerlo. Invece oggi si cambia, la partitia a Miami era l’ultima di stagione e quindi ho deciso di impostare il pezzo come un resoconto della stagione che è si terminata, ma per noi e altre 11 fortunate prosegue almeno di altri 15 giorni. Mi piace partire con una citazione del veterano Deion Sanders che ieri sera analizzava la gara per NFL network :

“ Quando ci troviamo ad elencare i problemi e i difetti di una squadra che è campione in carica e che ha terminato 12-4, fa capire quanto siamo abituati alla loro grandezza..”.

E’ proprio così, se a Maggio ci avessero detto che dopo aver vinto il Super Bowl saremmo arrivati a Gennaio con mezza squadra fuori per infortunio, con un record di 12-4 ed il bye ai playoffs, credo che non avremmo messo tutti solo la firma, ma anche una bella preghiera. Non solo non sembriamo aver patito il cosiddetto “SuperBowl hangover”, ovvero la sbornia classica che prende alle squadre vincitrici, che dopo aver raggiunto un obiettivo tendono a rilassarsi e ad avere meno fame la stagione successiva, ma anzi stiamo assistendo ad una delle stagioni milgiori di Tom Brady, che con tutte le difficoltà del caso, ovvero una linea offensiva che non riesce a proteggerlo e dei ricevitori diversi ogni gara, ha messo su numeri incredibili e se la gioca per il titolo di MVP con un certo Cam Newton che quest’anno sembra inarrestabile.

Nella stagione regolare però ci sono state 2 squadre : Quella esplosiva e fulminea che colpiva gli avversari al ventre, con Dion Lewis/Julian Edelman/ Danny Amendola che quando sani hanno fatto faville, e quella senza di loro; non a caso New England era imbattuta fino alla gara con Denver, quando senza Lewis, e con Edelman infortunato quasi subito, ha subito la prima sconfitta. Basti pensare che la forza di quei Patriots era proprio il liberarsi del pallone velocemente da parte di Brady, solo 2 secondi e rotti prima del lancio. Ma questo come mai accadeva? Accadeva perchè Dion Lewis e Julian Edelman sono due elementi che nello stretto riescono a creare separazione dall’avversario e ti permettono di completare anche quei passaggi da 2 o 3 yards che per New England fungono da corse brevi. Da quando Edelman è uscito dal campo nel Colorado, i Pats sono 2-4 e molta gente prende troppo alla leggera il peso specifico sia degli infortuni in generale ma soprattutto quello del numero 11. Venendo meno tutta una serie di soluzioni, Brady ha dovuto sviluppare un feeling coi suoi “nuovi” ricevitori, durante le partite di fatto, e ha dovuto tenere di più il pallone in mano, mentre i propri uomini di linea cadevano come foglie; Solder lo abbiamo perso subito, e si sa quanto conti il left tackle nel football americano, insieme al fullback Develin che in fase di blocco è un ottimo elemento. Dopo di loro perdemmo Wendell, che non sarà un elemento che cambia il gioco ma se non altro sono anni che sta in NFL e conosce molto bene il sistema di Brady, e più recentemente Vollmer che però dovrebbe tornare per la post-season. Capite dunque che il dover ragionare di più col pallone in mano ha coinciso con una peggiore performance della linea offensiva rimaneggiata, e il gioco è fatto.

 

Le armi offensive poi sono diminuite vertiginosamente; tralasciando il fatto del ruolo di tight end, dove dietro a Gronkowski c’è il deserto visto che Chanlder si è rivelato inutile e Michael Williams ha un fisico da uomo di linea e lo usano solo per bloccare. James White e Brandon Bolden sono gli unicisuperstiti in un reparto runner che aveva visto una delle promesse più interessanti, J.Gaffney, fermarsi già in pre-season, e poi ci ha visti costretti a rinunciare alla coppia titolare Lewis (prima) e Blount (dopo). A ricevere il pallone un cast di comprimari come Martin, Harper, capitanati da LaFell che in questo stretch di 6 partite ha dimostrato solo una cosa, quanto manchino i titolari.

 

Anche la difesa è stata colpita da qualche brutto infortunio, col veterano TaRell Brown che non ha mai visto il campo, o il giovane Dominique Easley che ci ha lasciati di nuovo a metà stagione, dopo aver mostrato un progresso notevole e ci ha fatto capire di cosa è capace.

Al contrario dell’attacco però, la difesa ha sempre fatto vedere cose egregie, salvo perdere qualche colpo sul finale di stagione, dove però l’attacco stava meno in campo e i difensori svolgevano lavoro doppio. L’investire sulla front 7 ha ripagato alla grande, se pensiamo agli acquisti di Sheard e Hicks che hanno stra-funzionato, a Chandler Jones che è stato selezionato per il suo primo Pro-Bowl, assieme a Jamie Collins, vero e proprio baluardo. La secondaria è tra le prime in NFL ed evidentemente, ancora una volta, il coach aveva ragione quando ha lasciato partire Browner e Revis, che i playoffs li guarderanno dal divano per la cronaca.

 

Non è da me cercare scuse e non lo sto facendo ora, nessuno si dispiace per noi e va trovata subito una soluzione con gli uomini che abbiamo, però è anche giusto cercare di analizzare cosa ha funzionato e cosa no, e alcune assenze stanno pesando in maniera troppo evidente per non indicarle come cause. Un dato che farà riflettere : nell’ultima gara a Miami i Patriots hanno vestito solo 44 giocatori contro i 53 che ogni team ogni domenica porta a bordo campo.

 

Quanto dobbiamo preoccuparci?

 

Dipende da cosa ognuno di voi si aspettava da questa stagione. Io ho pochissime certezze nella vita, ma una di queste è che i campioni del Super Bowl 99 volte su 100 non si ripetono, ed è proprio per questo che quando lo facemmo noi, infilando Panthers prima e Eagles poi, si trattò di un qualcosa di storico, mentre dopo il primo titolo del 2001, la stagione 2002 fu negativa. Basti pensare ai Baltimore Ravens (unica squadra a vincere il titolo dopo aver perso 4 gare delle ultime 6 di stagione) che nell’anno dell’addio di Ray Lewis hanno vinto contro i 49ers, adesso i Ravens sono mediocri e i ‘Niners sono una barzelletta. Pensiamo anche ai Packers, che sono sempre lì a giocarsela ma negli ultimi anni vantano 1 titolo. E’ molto difficile, e se alcuni pensavano che sarebbe stata una passeggiata tornare sul grande palco questa stagione può servire da insegnamento come una doccia fredda che ti riporta alla realtà.

Per quanto riguarda il gioco espresso dalla squadra io ne ho sentite tante, alcune assurde, come i calcoli per mandare determinate squadre avanti, oppure un McDaniels che non ci capisce nulla, oppure che di colpo siamo diventati una squadra di m…. e via così. Ma come al solito a mio avviso, la verità sta nel mezzo, il football è uno sport complessissimo non riducibile a nessuno dei concetti sopra espressi.

E’ vero che l’atteggiamento è stato troppo conservativo, si è giocato spesso sulle corse anche quando non funzionavano in maniera evidente, ma questo è stato un rischio calcolato che non ha pagato. il sogno era battere Jets e Dolphins facendo il football più banale mai visto, ma non ha funzionato (e per poco aggiungo); i Jets hanno avuto bisogno di un overtime per batterci e Miami ci ha tenuto lì fino alla fine, mentre noi in queste gare ci siamo limitati a fare il compitino giocando a livelli di pre-season.

Volevamo perderle? assolutamente NO.

Non esiste un centimetro nel mio cervello che lo abbia anche solo pensato, ci è andata male perchè la squadra che schieriamo in campo non è sufficiente a vincere le partite così. Gli elementi che formano i Patriots in queste settimane non sono sufficienti per battere squadre al completo, che si chiamino Jets, Jaguars, Dolphins o chiunque altro. Belichcik lo sa bene, e (sempre a mio avviso per carità) ha deciso, una volta conquistato il “bye”, di cercare di non mettere più nessuno nella condizione di farsi male, mettendo sulla bilancia un posizionamento meno favorevole ai P.O. ma da giocarsi con più uomini decisivi in campo.

Questa decisione pagherà? e chi lo sa…ma era inutile andare a giocarsi queste partite alla morte usando Amendola (mezzo rotto), un Martin che per quanto migliorato non è Edelman, e via dicendo.

 

il tabellone playoffs

 

Dopo la vittoria di Denver, che ci ha consacrati al secondo seed, le combinazioni dicono che l’unico team che non affronteremo saranno gli Steelers, e qui i maligni complottisti penseranno ad una “missione compiuta”. Le alternative sono Cincinnati Bengals, che ospitano Pittsburgh nelle wildcard, oppure una tra Chiefs e Texans, con questi ultimi che giocheranno in casa.

A me spaventano tutte, ma mi spaventerebbero pure i Buccaneers perchè ai playoffs in gara secca può succedere di tutto. I Bengals si diceva avessero il problema del QB di riserva ma McCarron sta giocando a livelli altissimi e non sembrano avere tutta questa fretta di recuperare Dalton, e la difesa non la scopriamo oggi, un adelle migliori in circolazione, ma ai playoffs sono soliti sciogliersi e vanno monitorati. I Chiefs sono la squadra più in forma del momento, non perdono da 10 gare, sono imbattuti, (per chi segue il baseball) da quando i Royals hanno vinto le World Series, che sembra si parli di 1 anno fa ormai; attacco esplosivo e difesa tenace, gli ultimi di queste 3 che mi augurerei di trovare. Houston inutile nascondersi è la più debole, una delle poche che è riuscita a perdere contro questi Patriots, che arriva ai playoffs per aver vinto una division ridicola, ma va anche spezzata una lancia al loro coaching staff che usando 3 QB non certo di razza ha raggiunto questo traguardo e da qui in poi in gare secche chi lo sa…tutto è possibile nella NFL.

 

Articolo tratto dal blog PATRIOT REIGN