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La Storia dei Bears - Parte II

a cura di Diego Antonini aka warner75
Data dell'articolo 19/04/2005 | Categoria dell'articoloSquadre | Commenti all'articolo 1 Commento/i | Link permanente all'articolo Link

Se il record finale della stagione 1980 fu deludente (7-9), molti furono però i momenti da ricordare in quell’annata.
Il 6 Ottobre, Walter Payton infranse il primato assoluto di franchigia in termini di yards su corsa, superando le 9.462 totalizzate in carriera da Gale Sayers. Il secondo momento indimenticabile fu l’incontro giocatosi nel giorno del Ringraziamento a Detroit: David Williams riportò in meta il kickoff che aveva dato il via ai supplementari, correndo per ben 95 yards, e stabilendo un record nella NFL per la durata più breve di un overtime.
L’ultima perla della stagione fu il “cappotto” rifilato il 7 Dicembre ai Green Bay Packers, piegati per 61-7.

Al termine della stagione 1981, chiusasi sul 6-10 ed all’ultimo posto, Neil Armstrong venne licenziato, ed al suo posto, il 20 Gennaio 1982, fu chiamata una vecchia e leggendaria conoscenza: Mike Ditka.
Come si concretizzò il ritorno di “Iron Mike” in quel di Chicago? Grazie ad una lettera che il coach spedì a George Halas. Nella stagione precedente, Ditka allenava i TEs per i Dallas Cowboys, ed aveva visto con preoccupazione lo stato dei Bears quando avevano giocato in Texas nel giorno del Ringraziamento. Ditka aveva detto a chiare lettere al suo ex patron di sentirsi un Bear nel profondo del cuore, e che allenare la squadra nella quale aveva esordito sarebbe stato il concretizzarsi del sogno di un’intera vita.
Sin dal training camp, tenutosi a Tempe, Arizona, il nuovo coach mise le cose in chiaro: avrebbe portato quella squadra al Super Bowl, invitando chiunque non se la sentisse ad andarsene subito. Ed infatti, in quell’anno, Ditka fece strage di veterani con problemi di attitudine. 

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Mike Ditka, gicatore e coach da Hall Of Fame

La prima stagione di Ditka in veste di head coach durò meno del previsto, a causa di uno sciopero dei giocatori che durò due mesi, e che ebbe significative ripercussioni: portò infatti ad una decurtazione del campionato a sole nove gare, ed otto formazioni furono ammesse ai playoffs. I Bears non riuscirono però ad agganciare la postseason, chiudendo con un pessimo 3-6.

Parafrasando il vecchio brocardo latino, potremmo dire ”Talis filius, talis pater”.
Proprio come suo figlio “Mugs” quattro anni prima, anche George Halas, fondatore della franchigia e salvatore della NFL negli anni ‘20, se ne andò a causa di un attacco cardiaco, il 31 Ottobre 1983, all’età di 88 anni.
Halas, soprannominato “Papa Bear”, aveva vissuto una vita ricchissima prima di cominciare la propria carriera professionistica nel football. Aveva giocato a baseball per i New York Yankees, venendo poi rimpiazzato nientemeno che dal mitico Babe Ruth nel 1920. I Bears cercarono di onorare la memoria del loro leader, ma la stagione si chiuse con un mediocre 8-8.

Walter Payton entrò nella storia il 7 Ottobre 1984, allorquando superò il primato assoluto di Jim Brown per yards su corsa.
I Bears chiusero la stagione sul 10-6, conquistando il titolo divisionale per la prima volta in 21 anni. Ma una sconfitta di troppo costò loro il vantaggio campo al primo turno di playoff. Nel Divisional, i Bears misero la parola fine al sogno dei Redskins di giungere al terzo Super Bowl, sconfiggendoli a Washington per 23-19. Nel Championship NFC, tuttavia, ad imporsi furono i padroni di casa dei San Francisco 49ers (poi Campioni del Mondo), che piegarono i Bears per 23-0.

Quella del 1985 fu una stagione assolutamente straordinaria per i Bears: la squadra era spavalda, ed assolutamente imbattibile.
La formazione di Chicago vinse ben dodici partite consecutive, divenendo una vera ossessione per l’intero Paese, in parte grazie ad un videoclip intitolato ”The Super Bowl Shuffle”, da loro registrato quando la stagione era pressoché finita. Diversi giocatori ottennero ricchi contratti di sponsorizzazione; tra di loro, il rookie William “The Refrigerator” Perry.
A Dicembre, la domanda non era più ”Ce la faranno i Bears a vincere il Super Bowl?”, ma ”Vi giungeranno imbattuti?”. La risposta giunse il giorno 2 di quello stesso mese, quando i Miami Dolphins, chiamati a difendere il loro record di unica squadra imbattuta nella storia della Lega, sconfissero gli uomini di Ditka per 38-24. Quello fu l’unico incidente di percorso in tutta la stagione, conclusa sul 15-1.
Per la prima volta in 22 anni, i Bears avrebbero giocato una partita di playoff in casa, ovvero il Divisional contro i New York Giants. La gara non ebbe storia, ed i Bears si imposero per 21-0, in un pomeriggio freddo e ventoso. In quella partita, cominciò una querelle tra il QB dei Bears, Jim McMahon, e la NFL: il Commissioner Pete Rozelle inflisse al giocatore 5.000 $ di multa, per aver indossato una fascia per capelli recante il logo della Adidas.
Nel Championship NFC, gli avversari furono i Los Angeles Rams; il copione non cambiò. Superando gli Arieti per 24-0 tra le mura amiche del Soldier Field, i Bears staccarono il biglietto per il Super Bowl XX, il primo della loro storia. La sfida a distanza col Commissioner continuò, e stavolta McMahon indossò una fascetta con la scritta “Rozelle”. Quest’ultimo scrisse al giocatore, dicendo di aver riso per la trovata, ma precisandogli che non avrebbe revocato la sanzione.
Dopo aver rifilato ben 45 punti alle proprie contendenti nei playoffs, i Bears erano gli ovvi favoriti per la vittoria finale. Quella del Super Bowl era un’atmosfera da circo, e McMahon decise di comportarsi di conseguenza.
Dapprima accusò le donne di New Orleans di non essere propriamente delle educande (chi ha orecchie per intendere intenda… ), poi, durante gli allenamenti, mostrò il fondoschiena alle telecamere installate su un elicottero di un network televisivo. Infine, come ciliegina sulla torta, indossò un’altra fascia, questa volta con la scritta “Pluto” (soprannome del suo migliore amico): la NFL disse basta.
Tornando al football giocato, in avvio di gara i Bears partirono col piede sbagliato, ed i New England Patriots si portarono sul 3-0.
Gli uomini di Ditka dovettero però ringraziare gli Dei del football, dato che i Pats non furono in grado di capitalizzare un fumble commesso da Payton nel proprio territorio, fallendo un corto FG. Da quel momento in avanti, i Bears non si guardarono più alle spalle, mettendo a segno ben 46 punti. Per i Pats, oltre al danno, la beffa: persino William “The Refrigerator” Perry riuscì a mettere a segno un TD!!!
L’incontro si chiuse col trionfo di Chicago per 46-10, ed il DE Richard Dent venne nominato MVP della manifestazione.

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Lo “striptease” di McMahon durante gli allenamenti prima del Super Bowl

Reduce dall’apparizione al Super Bowl, la difesa dei Bears si dimostrò ancora più forte nel 1987, concedendo agli avversari la miseria di 187 punti, in una stagione che vide la squadra di Chicago conquistare nuovamente il titolo della NFC Central, con un impressionante 14-2.
Tuttavia, un infortunio subito da Jim McMahon, a causa di un colpo sporco a gioco fermo da parte del difensore dei Packers Charles Martin, diede seri problemi al reparto offensivo. Se i Bears volevano ripetersi, avrebbero dovuto affidarsi a Doug Flutie in cabina di regia. Ma la sua inesperienza innervosì sempre più coach Ditka, che addirittura gli tirò uno schiaffo attraverso il facemask in occasione di un intercetto.
Nonostante tutto, i Bears raggiunsero i playoffs, dai quali vennero però estromessi per mano dei Washington Redskins, che li sconfissero 27-13 in un Soldier Field gremito in ogni ordine di posto.

Nel 1987, in una stagione caratterizzata da uno sciopero dei giocatori durato un mese, che aveva costretto le franchigie NFL ad utilizzare dei rincalzi per tre partite, i Bears continuarono a dominare la c.d. ”Black and Blue Division”, conquistando per la quarta volta consecutiva il titolo della NFC Central. 
Nel Divisional Playoff, i Bears affrontarono nuovamente i Redskins al Soldier Field. La squadra di casa si portò sul 14-0, per poi assistere al sorpasso dei Redskins, che passarono in vantaggio per 21-17 verso la fine dell’incontro. Il tempo scorreva impietoso, ed i Bears dovevano necessariamente segnare.
In situazione di 4° down, la palla giunse tra le mani di Walter Payton, che cercò di prolungare sia la stagione dei suoi che la propria carriera; ma “Sweetness” venne spinto fuori dal campo a pochissime yards dal marker del primo down, consentendo ai Redskins di riprendere palla ed inginocchiarsi. Payton si portò sulla sideline, e guardò il resto dell’incontro in lacrime.
Quella partita, tuttavia, segnò la fine di un’era: dopo ben tredici stagioni ad altissimo livello, Walter Payton, soprannominato “Sweetness”, si ritirò dall’attività professionistica. Nella sua straordinaria carriera, il grande RB corse per ben 16.726 yards.

Nel 1988, con Payton ormai ritiratosi, i Bears non fecero una piega, conquistando il loro quinto titolo divisionale consecutivo con un eccellente 12-4, assicurandosi anche il vantaggio campo in vista della postseason.
Il Divisional Playoff, i cui biglietti avrebbero dovuto essere rimborsati ai tifosi per i motivi che si andranno ora a spiegare, venne disputato il 31 Dicembre tra i Bears ed i Philadelphia Eagles, guidati dall’ex di turno, Buddy Ryan. Quella gara passò alla storia col nome di “Fog Bowl.” Verso la fine del secondo periodo, infatti, la nebbia cominciò ad invadere il Soldier Field; all’inizio del terzo quarto, la coltre era così spessa da rendere la visibilità pressoché impossibile. I Bears emersero dalla nebbia imponendosi per 20-12, ma la corsa al titolo si arrestò nel Championship NFC, in occasione del quale i Bears vennero sconfitti in casa per 28-3 dai 49ers, che si sarebbero poi aggiudicati il Super Bowl.

Il 1989 vide la partenza di Jim McMahon in direzione San Diego, nell’ambito di una trade. Da un lato, il QB non era più nella grazie di Mike Ditka, dall’altro la dirigenza era ormai stanca dei suoi modi di fare.
Mike Tomzack divenne quindi titolare, ruolo al quale era ormai abituato, visto che nelle ultime stagioni, McMahon aveva saltato regolarmente diverse partite a causa di infortuni. Tuttavia, quella stagione fu decisamente frustrante, e si chiuse con un deludente 6-10.

Nel 1990, Mike Ditka entrò nella leggenda, tornando in panchina a soli dieci giorni da un attacco di cuore che lo aveva colpito a metà stagione.
Dal 6-10 della stagione precedente, i Bears passarono ad un eccellente 11-5, che valse loro il primo posto. Tuttavia, la formazione dell’Illinois fu costretta a disputare una partita di Wild Card per accedere al Divisional Playoff. Nel primo incontro di sempre a veder opposta la terza (Chicago) e la sesta classificata della NFC, i Bears sconfissero i New Orleans Saints per 16-6. Nel Divisional, disputatosi a Meadowlands, i Giants (poi Campioni del Mondo) fecero letteralmente a pezzi gli uomini di Ditka, piegati con un sonoro 31-3. 

Anche nel 1991 i Bears chiusero sul 11-5, e Mike Ditka conquistò la sua 100a vittoria in carriera come allenatore.
Come nella stagione precedente, il record non fu sufficiente per conquistare il titolo divisionale, ed i Bears dovettero nuovamente disputare la Wild Card. In quel match, la squadra di Ditka fu sconfitta in casa dai Dallas Cowboys per 17-13.

La stagione 1992, conclusasi con un pessimo 5-11, segnò nuovamente la fine di un’era: da un lato, Mike Singletary, due volte Defensive Player of the Year e leader della difesa dei Bears, si ritirò; dall’altro, Mike Ditka venne silurato dopo il pessimo risultato conseguito. A ciò si giunse anche per i continui contrasti tra il coach e l’allora GM Michael McCaskey, che si era più volte ingerito nella gestione tecnica.

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Mike Singletary in azione

Nel 1993, in panchina sedette Dave Wannstedt, ed i Bears chiusero sul 7-9. Quella stagione vide anche i Bears disputare il loro 1000° incontro, vinto per 6-0 contro gli Atlanta Falcons il 3 Ottobre al Soldier Field.

L’anno successivo, i Bears chiusero la stagione regolare sul 9-7, sufficiente per disputare l’incontro di Wild Card. In quella partita, gli Orsi sconfissero i Vikings in trasferta per 35-18, ma dovettero poi arrendersi ai futuri Campioni del Mondo: i 49ers si imposero in casa per 44-15.

Stesso record anche nella stagione 1995, ma a giungere ai playoffs furono gli Atlanta Falcons.

Il 1996 vide un passo indietro, con un record di 7-9 che valse al team dell’Illinois un mediocre terzo posto.

Le cose andarono ancor peggio nel 1997, con sette sconfitte in altrettante partite; la stagione si chiuse con un pessimo 4-12. L’unica nota positiva fu la conquista del 600° successo di franchigia, ottenuto il 23 Novembre con la vittoria per 13-7 contro i Tampa Bay Buccaneers.

Anche nel 1998, la stagione si chiuse con un record negativo di 4-12, che portò alle dimissioni di Dave Wannstedt. Quell’annata fu un fiasco su tutti i fronti, con una conferenza stampa nella quale nessun coach venne presentato, e l’ingaggio di Dick Jauron, che portò all’estromissione di Michael McCaskey, nipote di George Halas. Il siluramento di McCaskey fu voluto da sua madre Virginia, convinta che la squadra stesse andando nella direzione sbagliata.

Nel 1999, i Bears continuarono ad arrancare, e guidati dal nuovo coach chiusero sul 6-10. A peggiorare le cose, la triste notizia della precoce scomparsa di Walter Payton il 1 Novembre, a soli 45 anni. I Bears gli intitolarono l’impianto indoor di allenamento.

L’unica nota positiva della stagione 2000, chiusasi con un deludente 5-11, furono le eccellenti prestazioni del rookie LB Brian Urlacher, scelto al primo turno del draft, e proveniente dall’Università del New Mexico.
Urlacher fu da subito paragonato al grande Dick Butkus, venendo nominato Defensive Rookie of the Year.

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Brian Urlacher

Non ci si aspettava molto dai Bears nel 2001, l’ultimo anno al Soldier Field prima che l’impianto venisse rinnovato. Ma gli Orsi erano una squadra giovane, costruita su un forte reparto difensivo.
Dopo aver perso all’esordio, i Bears vinsero le successive 4 partite, installandosi al vertice della NFC Central. I due incontri seguenti sarebbero entrati nella leggenda.
Una furiosa rimonta contro i 49ers nell’ultimo quarto fu coronata da un intercetto di Mike Brown, riportato in meta per un TD che mise fine ai supplementari ed all’incontro. Una settimana dopo, opposti ai Cleveland Browns, i Bears erano in svantaggio di ben 14 punti a meno di 2 minuti dal termine; un TD ed un onside kick ricoperto portarono ad un incredibile pareggio, grazie ad un “Hail Mary pass” che portò la gara in overtime. Brown seppe nuovamente ripetersi, portando i suoi sul 6-1.
I Bears persero solo altre due partite nel resto della stagione, che si concluse con la conquista del primo titolo divisionale in dodici anni, grazie ad un record di 13-3. Il RB Anthony Thomas venne nominato Offensive Rookie of the Year, e Dick Jauron fu il Coach of the Year. Quella straordinaria cavalcata si interruppe, tuttavia, in occasione del Divisional Playoff, allorquando i Bears vennero sconfitti per 33-19 dai ben più esperti Philadelphia Eagles.

Con il Soldier Field in corso di ristrutturazione, nel 2002 i Bears furono costretti a disputare le partite interne a Champaign, nell’impianto dell’Università dell’Illinois, a più di 136 miglia da Chicago. I Bears vinsero le prime due gare stagionali rimontando nell’ultimo quarto. Tuttavia, la mala sorte colpì pesantemente la squadra, con infortuni in pressoché tutti i reparti; inoltre, la stanchezza per i continui e lunghi trasferimenti si fece decisamente avvertire, ed i Bears persero ben otto partite di fila, chiudendo al terzo posto nella NFC North con un allucinante 4-12.

Pessima partenza quella del 2003, con due umilianti sconfitte in trasferta. Dopo il turno di riposo, i Bears ritornarono a Chicago, in un impianto decisamente riammodernato.
Nella loro prima gara interna al Soldier Field II, i Bears ospitarono Green Bay in occasione di un Monday Night. Quella partita si concluse, tuttavia, con una sconfitta per 38-23.
Una settimana più tardi, i Bears conquistarono finalmente la loro prima vittoria, sconfiggendo in casa gli Oakland Raiders per 24-21, rimontando ben 18 punti nell’ultima frazione.
Ma le difficoltà della squadra dell’Illinois non cessarono, tanto che i Bears persero le successive due partite, ed il QB titolare, Kordell Stewart, venne messo in panchina. Qualche miglioramento si vide con Chris Chandler in cabina di regia; grazie a due vittorie casalinghe consecutive contro i Detroit Lions ed i San Diego Chargers i Bears si portarono sul 3-5. Dopo due sconfitte di fila, Stewart fece ritorno in campo, dapprima guidando i suoi alla vittoriosa rimonta contro i Denver Broncos nella Week 12, ed in seguito al successo contro i disastrati Arizona Cardinals.
Tuttavia, con un occhio al futuro, i Bears schierarono il rookie QB Rex Grossman nelle ultime tre gare. Grossman condusse i suoi a due vittorie, ed i Bears chiusero sul 7-9, vincendo quattro degli ultimi sei incontri.
Quelle prestazioni non furono però sufficienti a salvare il posto a Dick Jauron, che al termine del campionato venne silurato e sostituito da Lovie Smith, in precedenza defensive coordinator dei St. Louis Rams.

Sotto la guida del nuovo allenatore capo, la stagione 2004 si è aperta in modo deludente, con una sconfitta casalinga per mano dei Detroit Lions, impostisi 20-16. Ma una settimana dopo, ecco il pronto riscatto, col successo esterno per 21-10 sui Green Bay Packers. Nella Week 3 i Bears hanno dato battaglia in trasferta ai Minnesota Vikings per tutto l’incontro, ma quest’ultimo si è chiuso con la sconfitta di Chicago per 26-22; a rendere ancor più amara la sconfitta, l’infortunio al ginocchio subito da Rex Grossman, che ha messo fine alla sua stagione. Nel resto della stagione, i Bears hanno inutilmente cercato di trovare stabilità in cabina di regia, continuando ad alternare Craig Krenzle, Jonathan Quinn e Chad Hutchinson, ma senza risultati. Il pessimo record di 5-11 è valso l’ultimo posto in classifica.

Gli interrogativi sul QB sono proseguiti anche nella stagione 2005: il titolare, Rex Grossman, ha infatti cominciato in panchina a causa dell’ennesimo infortunio, costringendo i Bears a gettare nella mischia il rookie Kyle Orton. Nell’opener, l’attacco non ha mai girato correttamente, beneficiando però di una grande prova della difesa; quest’ultima non è tuttavia stata in grado di evitare la sconfitta contro i Washington Redskins, che si sono imposto per 9-7. Una settimana dopo, nel primo incontro casalingo, i Bears hanno puntato sul gioco di corsa, affidandosi a Thomas Jones; questi ha corso per 139 yards e messo a segno due TDs, mentre la difesa ha ancora una volta fornito un’ottima prova; sugli scudi, Mike Brown, autore di un intercetto riportato in meta, che ha contribuito al successo per 38-6 sui Detroit Lions. Le due settimane seguenti hanno visto altrettante sconfitte consecutive, ed i Bears sono precipitati sul parziale di 1-3. Tuttavia, nonostante il pessimo reparto offensivo, la difesa, guidata da Brian Urlacher, ha iniziato ad assomigliare ai “Monsters of the Midway”; Chicago ha infatti iniziato a vincere grazie al proprio reparto arretrato, capace di concedere non più di 17 punti per le successive otto settimane, totalizzando statistiche vicine a quelle del glorioso team del Super Bowl XX, che è stato celebrato per tutta la stagione. Dopo la fine della striscia vincente, con la sconfitta per 21-9 contro i futuri Campioni del Mondo, i Pittsburgh Steelers, Kyle Orton è stato panchinato in favore di Rex Grossman; questi ha guidato il team a due vittorie consecutive, grazie alle quali i Bears hanno conquistato il ventesimo titolo divisionale della loro storia, col record di 11-5, impreziosito dai titoli di Defensive Player of The Year per Brian Urlacher e di NFL Coach of the Year per Lovie Smith. Dopo il bye al primo turno di postseason, i Bears hanno affrontato i Carolina Panthers, con in palio l’accesso al Championship NFC. Durante la regular season, i Bears avevano battuto i Panthers per 13-3. Ma da subito i Panthers hanno fatto capire che non sarebbe stata così facile questa volta: dopo soli 55” dal fischio d’inizio, Steve Smith è andato a segno con una ricezione da 55 yards. Carolina si è portata sul 13-0, finché i Bears si sono svegliati verso la fine del secondo quarto. Tuttavia, la solitamente impenetrabile difesa di Chicago è parsa in palese disarmo, tanto che i Panthers hanno messo a segno il 16-7 con un FG da 37 yards allo scadere del primo tempo. I Bears si sono portati a -2 con una ricezione vincente da una yard di Desmond Clark, ma i Panthers hanno risposto, finendo per imporsi per 29-21.

Nel 2006, con un Rex Grossman in salute e pronto all’azione, i Bears sembravano aver risolto i problemi in cabina di regia: la stagione si aperta in modo positivo, con una vittoria esterna per 26-0 sui Green Bay Packers. I Bears hanno dominato anche la settimana successiva, bastonando i Detroit Lions per 34-7 all’esordio casalingo. Dopo una vittoria in rimonta contro i Minnesota Vikings, Chicago ha sconfitto per 37-6 i Seattle Seahawks nel Sunday Night in diretta nazionale. Dopo essere passati sul parziale di 5-0 grazie al roboante 40-7 inflitto ai Buffalo Bills, i Bears sembravano sul punto di perdere il primo incontro stagionale, trovandosi in svantaggio per 23 contro gli Arizona Cardinals nel terzo periodo di un Monday Night esterno, in cui un disastroso Grossman aveva lanciato ben quattro intercetti. Ma la partita ha avuto la svolta alla fine di quel terzo quarto, allorquando Mike Brown ha recuperato un fumble di Matt Leinart, riportandolo in meta. Nell’ultima frazione di gioco, la difesa dei Bears ha colpito nuovamente con Charles Tillman, che ha riportato in endzone un fumble di Edgerrin James per 40 yards a 5’ dal termine, portando il risultato sul 23-17. Dopo che la difesa era riuscita a fermare l’attacco di Arizona, a portare in vantaggio i Bears sono stati gli special teams: il rookie ritornatore Devin Hester ha riportato in meta un punt per 83 yards, che è valso a Chicago il successo per 24-23 ed il parziale di 6-0. Le cose sono andate molto meglio la settimana successiva: dopo aver terminato il primo tempo in vantaggio per 41-0, i Bears si sono imposto per 41-10 sui malcapitati San Francisco 49ers.
La miglior partenza dei Bears dal 1985 ha avuto fine con l’arrivo dei Miami Dolphins, all’epoca sul parziale di 1-6: la difesa di Miami ha messo a segno tre intercetti ai danni di Grossman, riportandone uno in meta, e contribuendo al successo finale per 31-13. Gli Orsi si sono ripresi prontamente, vincendo i successvi due incontri a Meadowlands, prima contro i New York Giants e poi contro i concittadini Jets. Tuttavia, nonostante il record di 9-1, permanevano grossi dubbi sul QB, dopo l’ennesima prova non convincente di Grossman. Una settimana dopo, in trasferta contro New England, la difesa dei Bears non è riuscita a rimediare ai pasticci del proprio QB (altri tre intercetti), finendo per soccombere per 17-13 per mano dei Patriots. Grossman ha continuato a stentare anche la settimana seguente, in casa contro i Vikings, anch’essi capaci di “pizzicare” tre lanci del QB di casa, che ha totalizzato la miseria di 34 yards su passaggio. Ma grazie ad un ritorno vincente di punt di Devin Hester e di un intercetto di Ricky Manning Jr., i Bears sono comunque riusciti a spuntarla per 23-13. Hester ha brillato anche sette giorni dopo, riportando in meta due kickoff per oltre 90 yards, stabilendo un record in fatto di ritorni in TD per un rookie; i Bears hanno così chiuso la regular season col record di 13-3.
Pur avendo il migior record della NFC, i tifosi hanno espresso serie riserve sul gioco di Rex Grossman, il quale ha avuto un rating mediocre (73.2). Nei playoffs, i Bears hanno nuovamente incrociato i caschi con i Seahawks: le cose non sono state così facili come nel primo incontro, tanto che i Campioni NFC uscenti hanno dato il massimo contro i Bears, portandosi sul 24-21 nell’ultimo quarto. I Bears sono riusciti a pareggiare grazie al FG da 41 yards di Robbie Gould. Ai supplementari, la difesa di Chicago ha contenuto i Seahawks: Gould è stato l’eroe di giornata, calciando il FG vincente da 49 yards, che ha proiettato i Bears al loro primo Championship dal 1988.
Opposti alla Cenerentola New Orleans, i Bears si sono rapidamente portati in vantaggio grazie a tre FGs calciati da Robbie Gould. Dopo aver esteso il vantaggio a 16-0 verso la fine del secondo quarto, la difesa di Chicago è calata di intensità, tanto che i Saints hanno velocemente percorso tutto il campo, portandosi sul 16-7 all’intervallo. I Saints si sono ulteriormente avvicinati grazie ad una splendida catch and run da 88 yards del RB Reggie Bush. Ma la retroguardia dei Bears è tornata in cattedra, forzando una penalità in endzone tramutatasi in safety, e riprendendo così il controllo della partita. Mentre la neve cadeva sempre più copisa, nell’ultimo quarto i Bears hanno definitivamente preso il largo, segnando 21 punti e staccando il biglietto per il Super Bowl XLI con la vittoria per 39-14.
A farla da padroni nella settimana del Super Bowl di Miami sono stati Lovie Smith ed il suo mentore Tony Dungy, coach degli Indianapolis Colts: erano infatti i primi allenatori di colore nella storia della manifestazione.
La partita si è aperta col botto per i Bears: Devin Hester ha infatti riportato in meta per 92 yards il kickoff iniziale. I Colts si sono portati sul 7-6 con un TD pass da 53 yards di Peyton Manning; il successivo tentativo di trasformazione è stato però fallito dal kicker di Indianapolis a causa della pioggia. Quest’ultima ha portato ulteriore scompiglio pochi istanti dopo, quando Gabe Reid ha commesso fumble su uno squib kick. Tuttavia, i Bears si sono ripresi prontamente, forzando un fumble di Manning nel primo gioco dalla linea di scrimmage. Chicago si è portata nuovamente avanti grazie ad una lunga corsa di Thomas Jones, chiudendo il primo tempo sul 14-6. Ma da lì in poi le cose sono radicalmente cambiate: i Colts hanno preso le redini dell’incontro, segnando dieci punti di fila nel secondo quarto. Sotto una pioggia battente, l’attacco dei Bears è andato completamente in tilt, ed i Colts si sono portati sul 22-14. Chicago è tornata a mettere punti a referto con il FG da 44 yards di Robbie Gould alla fine del terzo quarto. Ma a mettere la parola fine all’incontro è stato un ritorno di intercetto da 56 yards di Kelvin Hayden ai danni di Grossman, che ha dato ai Colts il successo per 29-17.

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Devin Hester

Reduci dalla sconfitta nel Super Bowl, nel 2007 i Bears speravano di poter migliorare l’attacco e di continuare a progredire: Cedric Benson è stato nominato RB titolare, dopo la partenza di Thomas Jones alla volta di New York, sponda Jets. Ma nell’opener il reparto offensivo ha seguitato a stentare, ed i Bears sono stati sconfitti dai San Diego Chargers per 14-3. All’esordio casalingo, l’attacco, guidato da un Rex Grossman coperto di fischi dai tifosi, non ha saputo fare di meglio; tuttavia, grazie ad un ritorno di punt da 73 yards di Devin Hester, i Bears sono riusciti a battere i Kansas City Chiefs per 20-10. Dopo l’ennesima prestazione incolore di Grossman, nella partita persa per 34-10 contro i Dallas Cowboys, il QB è stato panchinato e sostituito da Brian Griese. Ma il backup non ha saputo invertire la tendenza, venendo intercettato tre volto all’esordio da titolare: i Bears hanno finito per perdere contro i Detroit Lions col punteggio di 37-27. Griese si è ripreso nell’incontro succesivo, in cui la difesa ha messo il bavaglio ai Green Bay Packers, forzando ben cinque turnovers nel successo esterno in prima serata per 27-20. Ma sette giorni dopo, la difesa ha stentato paurosamente, consentendo al rookie RB dei Minnesota Vikings, Adrian Peterson, di correre per qualcosa come 224 yards e tre TDs; gli avversari si sono imposti per 34-31. Col rischio di finire sul 2-5, Griese ha orchestrato un drive da 97 yards, battendo i Philadelphia Eagles per 19-16, con un TD pass per Mushin Muhammad a 9” dal termine. Le cose sono andate diversamente sette giorni dopo al Soldier Field: Griese ha infatti subito ben quattro intercetti, ed i Bears hanno dovuto nuovamente soccombere ai Lions per 16-7. Griese ha continuato a stentare nel turno successivo contro gli Oakland Raiders, prima di essere costretto a lasciare il campo a causa di un infortunio alla spalla. L’incidente ha così portato al ritorno in campo di Rex Grossman: questi ha portato in vantaggio i Bears con una bomba da 59 yards per Bernard Berrian, cui sono seguiti altri due TDs negli ultimi tre minuti, che sono valsi il successo per 17-6. Grossman si è così ripreso i galloni da titolare, ma i Bears sono stati sconfitti dai Seattle Seahawks per 30-23. L’attacco continuava a faticare e la difesa era a chiamata a mantenere le attese, con l’imminente arrivo dei Denver Broncos a Chicago. Ma grazie a Devin Hester i Bears sono riusciti a vincere in overtime per 37-34: lo specialista di Chicago è stato protagonista di un incontro stellare, segnando su un ritorno di kickoff, un ritorno di punt e mettendo a segno il primato di 232 yards su ritorno. Sul parziale di 5-6 all’inizio di Dicembre, i Bears avevano ancora un’esile chance di partecipare ai playoffs, ma la squadra ha seguitato a faticare sia in attacco che in difesa, perdendo tre partite di fila e dando l’addio ai sogni di postseason. Con Kyle Orton nominato titolare in cabina di regia nelle ultime gare stagionali, i Bears hanno chiuso con due vittorie ed un deludente 7-9

Nel 2008, dopo una pessima stagione, i Bears pensavano di poter tornare al Super Bowl, preparandosi ad affrontare gli Indianapolis Colts per la prima volta dopo aver perso la partita delle partite diciannove mesi prima. Con una grande performance difensiva, i Bears hanno imbrigliato i Colts, rovinando l’opener ai tifosi del Lucas Oil Field, imponendosi per 29-13 nel Sunday Night. Ma le due successive gare hanno visto i Bears perdere con lo scarto di soli tre punti: in una di esse, all’esordio in casa contro i Tampa Bay Buccaneers, gli Orsi sono stati capaci di sprecare un vantaggio di 24-14 nell’ultimo quarto, finendo col perdere ai supplementari per 30-27.
L’inconsistenza è stato il tratto dominante della stagione dei Bears, trovatisi sul parziale di 6-6 in vista dell’ultimo mese di campionato. Vincendo tre gare consecutive, di cui due in overtime, i Bears sono giunti all’ultima di campionato con i playoffs ancora a portata di tiro. Ma la sconfitta per 31-24 contro gli Houston Texans ha chiuso la stagione dei Bears sul 9-7.
Al termine del campionato, nel tentativo di risolvere l’annoso problema della cabina di regia, la squadra ha ceduto ai Denver Broncos Kyle Orton e due prime scelte in cambio di Jay Cutler.

Fonti dell'articolo:

http://www.sportsecyclopedia.com/nfl/chicago/bears.html

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