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La Storia dei Cardinals - Parte I

a cura di Diego Antonini aka warner75
Data dell'articolo 27/10/2005 | Categoria dell'articoloSquadre | Commenti all'articolo 1 Commento/i | Link permanente all'articolo Link

Le loro origini risalgono addirittura alla fine del XIX secolo: da Chicago all’Arizona, passando per St. Louis e Phoenix, questa è l’avventura dei Cardinals.

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Nel lontano 1898, un gruppo di giovani atleti si riunì nel South Side di Chicago, in una zona a maggioranza irlandese, per giocare a football: scelsero il nome di Morgan Athletic Club.
Chris O’Brien, un impresario nel settore delle decorazioni, acquistò in seguito il team, e presto il loro campo da gioco si spostò al vicino Normal Field, portando al mutamento del nome in Normals.
Nel 1901, la squadra assunse la propria fondamentale identità, allorquando O’Brien, grazie ad un accordo, acquistò maglie usate dalla vicina Università di Chicago.
Le divise erano sbiadite, passate ormai ad una colorazione marrone, ed allora O’Brien dichiarò ”Non è marrone, è rosso cardinale!”: nacque così, definitivamente, il nome della franchigia.
A quell’epoca, le squadre di Chicago erano formate esclusivamente da dilettanti, e nel 1906 il team si sciolse.
Nel 1913, O’Brien riorganizzò i Cardinals.
Quattro anni più tardi, furono in grado di comprare nuove uniformi e di ingaggiare un coach, Marshall Smith.
In quello stesso anno, persero solamente 2 gare, e si laurearono campioni della Chicago Football League.
Il primo conflitto mondiale ed un’epidemia di influenza negli Stati Uniti costrinsero tuttavia la squadra a sospendere nuovamente l’attività, nel 1918.
Dopo l’armistizio, O’Brien riorganizzò i Cards per la terza volta.
Da quel giorno in avanti, la franchigia è entrata nella storia del football professionistico americano.

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Il roster dei Cardinals del 1902

Nel 1920, i Racine Cardinals, molto conosciuti nell’area di Chicago, furono tra le 11 squadre a versare la somma di 100 $ per unirsi ad una nuova Lega, che sarebbe poi divenuta la NFL.
La loro prima partita ebbe luogo il 10 Ottobre, e li vide opposti ai concittadini Chicago Tigers.
L’incontro si chiuse sullo 0-0.
Il giorno di Halloween, i Cardinals giocarono la loro prima gara casalinga, sconfiggendo i Detroit Heralds col punteggio di 21-0.
La squadra chiuse col record di 3-2-2, vincendo anche 3 incontri non valevoli per il campionato.

Il 1921 vide l’arrivo di un grande halfback, John “Paddy” Driscoll, ingaggiato per l’iperbolica cifra (per quei tempi) di 3.000 $ all’anno.
Driscoll era una vera superstar, un runner straordinario, oltre che eccellente placcatore, punter, e forse il miglior drop kicker nella storia del football.
Venne ingaggiato anche per allenare la squadra, che però chiuse con un mediocre 3-3-2.

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John “Paddy” Driscoll”

Nel 1922, i Cardinals giocarono le loro partite casalinghe al Comiskey Park, e divennero ufficialmente i Chicago Cardinals, per non essere confusi con un nuovo team proveniente dalla città di Racine, Wisconsin.
Comiskey Park sarebbe stato il quartier generale dei Cardinals per ben 37 anni, fatta eccezione per un triennio (dal 1926 al 1928), quando fecero ritorno al Normal Field.
Il cambio di indirizzo sembrò giovare alla squadra, che realizzò un ottimo 8-3 e chiuse al terzo posto in classifica.

Partenza a spron battuto nel 1923, con i Cardinals che, nelle prime 4 partite, realizzarono ben 85 punti, lasciando a secco gli avversari!!!
Tuttavia, il resto della stagione non fu altrettanto brillante, ed il record di 8-4 valse solo il sesto posto. 

Lo stesso dicasi per la stagione 1924, caratterizzata da un football mediocre, che si concluse con un deludente 5-4-1.

Nel 1925, realizzando il record di 11-2-1, i Cardinals si aggiudicarono il loro primo titolo NFL. Tuttavia, vi furono notevoli controversie.
In quell’anno, venne permesso alle squadre di redigere il proprio calendario, e tutte le gare di campionato avrebbero pesato nella classifica finale.
Piena prova di ciò si ebbe nel “barnstorming tour” dei Chicago Bears di Red Grange, che iniziò con un pareggio senza segnature nel giorno del Ringraziamento.
I Cardinals, giunti sul 9-1-1, affrontarono una partita fondamentale contro i Pottsville Maroons il 06 Dicembre: una vittoria gli avrebbe assicurato il titolo.
Tuttavia, i Maroons si imposero per 21-7 al Comiskey Park, portandosi al comando sul 10-2. 
I Cardinals, che avevano già disputato tutte le partite del loro calendario, si trovarono perciò a giocare 2 partite in 3 giorni, contro formazioni NFL più deboli.
Il 10 Dicembre, affrontarono i Milwaukee Badgers, squadra ormai allo sbando.
Gli avversari, il cui roster ormai all’osso era stato imbottito, per l’occasione, di giocatori di liceo, vennero sonoramente castigati dai Cards per 59-0, in quella che molti definirono una “partita d’allenamento”. 
Due giorni dopo, i Cards chiusero con la vittoria contro gli Hammond Pros per 13-0, portandosi in vantaggio rispetto a Pottsville.
Tuttavia, i Maroons decisero di vendere cara la pelle, e programmarono una partita contro i Notre Dame All-Stars a Philadelphia, geograficamente entro i diritti territoriali dei Frankford Yellowjackets (squadra NFL), ma in palese violazione delle norme regolamentari della Lega. 
La protesta degli Yellowjackets pesò notevolmente sull’esito finale della lotta per il titolo.
La prestigiosa vittoria dei Maroons contro la formazione guidata dai Four Horsemen, la prima partita all-star mai giocata in America, sembrò spostare l’inerzia verso la formazione della Pennsylvania.
Tuttavia, il Commissioner Joe Carr aveva preventivamente informato i Maroons che, qualora la partita fosse stata disputata al di fuori dei confini loro assegnati, sarebbero state comminate pesantissime sanzioni.
Queste ultime vennero effettivamente applicate, portando alla sospensione dei diritti di Pottsville, tra i quali quello di competere per il titolo NFL.
Sette mesi più tardi, Carr reintegrò Pottsville per la stagione successiva, anche in considerazione della nascita dell’American Football League (AFL), creata da Red Grange e dal suo agente C.C. Pyle, nel 1926.
Secondo Carr, sarebbe stato assurdo lasciare che una buona squadra come i Maroons passasse alla Lega rivale.

I Cardinals superarono le polemiche sul loro titolo con un’eccellente avvio della stagione 1926, grazie ad un parziale di 5-1.
Tuttavia, la formazione perse 5 delle ultime 6 partite.
Pareggiando 0-0 contro i concittadini Bears nel giorno del Ringraziamento, i Cardinals chiusero con un deludente 5-6-1.

Altro buon avvio nel 1927, con 3 vittorie consecutive, che furono però le uniche della stagione, conclusasi con un terrificante 3-7-1.

Con sole 6 partite in calendario, i Cardinals ne vinsero appena una, terminando con un allucinante 1-5.

Dopo 28 anni come proprietario, nel 1929 Chris O’Brien cedette la squadra ad un fisico di Chicago, il Dottor David Jones.
Nel suo primo anno, richiamò il running back Ernie Nevers, in precedenza ritiratosi, affinché diventasse giocatore-allenatore dei Cardinals.
Ancora in gran forma, il 26enne Nevers realizzò un record NFL, mettendo a segno ben 40 punti, grazie a 6 touchdowns e 4 extra points, nella storica vittoria del giorno del Ringraziamento (40-6) contro i Bears.
Dopo 3 stagioni con records negativi, i Cards chiusero sul 6-6-1.

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Ernie Nevers

Nel 1930, i Cardinals continuarono a giocare un football inconsistente, terminando a centro classifica sul 5-6-2.

La medesima situazione si verificò nel 1931, con il record di 5-4.

Il 1932 vide un nuovo cambio di proprietà: il Dott. Jones cedette la squadra, per 50.000 $, a Charles W. Bidwell, Sr., vice presidente dei Chicago Bears.
Bidwell si sganciò completamente dagli Orsi, cedendo tutte le sue partecipazioni, dando così inizio ad una nuova era.
Quest’ultima, tuttavia, non si aprì nel migliore dei modi: Ernie Nevers ed i Cardinals terminarono infatti con un pessimo 2-6-2.

Seppero fare di peggio nel secondo anno di Bidwell, cominciando a farsi la nomea di “zerbini” della Lega, chiudendo sul 1-9-1.

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Charles Bidwell

Anche il 1934 non fu positivo, con i Cardinals che chiusero al quarto posto nella Western Division, terminando sul 5-6.

La fine della striscia perdente giunse nel 1935: sotto la guida del nuovo head coach Milan Creighton, la squadra chiuse sul 6-4-2.

Ma nel 1936 i Cardinals tornarono alle vecchie abitudini, terminando all’ultimo posto in classifca, con il pessimo record di 3-8-1.

Il record di 5-5-1, realizzato dai Cards nel 1937, valse loro il quarto posto.

La formazione di Chicago fu nuovamente fanalino di coda nel 1938, con sole 2 vittorie in 11 partite, rimanendo a secco per 3 volte e realizzando meno di 10 punti in 6 occasioni.
La stagione si concluse con un allucinante 2-9.

Sperando di dare una scossa alla squadra, nel 1939 i Cardinals ingaggiarono il loro ex RB Ernie Nevers come allenatore.
La mossa, tuttavia, non funzionò, tanto che i Cards terminarono sul 1-10.
Quella fu la seconda stagione negativa consecutiva, la terza in 4 anni, chiudendo un decennio nel quale i Cardinals avevano avuto record positivi in sole 3 occasioni. 

Bella vittoria per 21-13 il 25 Settembre 1940 contro i Bears.
Questi ultimi si aggiudicarono poi il titolo, mentre i Cardinals conclusero con un deludentissimo 2-7-2.

Non molto diversa fu la stagione 1941, terminata con un pessimo 3-7-1 che valse ai Cards il quarto posto in classifica.

Quella del 1942 fu la quarta stagione consecutiva di segno negativo per la formazione dell’Illinois, che chiuse al quinto posto con un pessimo 3-8.

Il 1943 fu assolutamente disastroso: i Cardinals non riuscirono a vincere nemmeno un incontro, perdendoli tutti e 10.
Solo 3 di essi vennero decisi da un TD o meno.

A causa del secondo conflitto mondiale in corso, nel 1944 i Cardinals si fusero con i Pittsburgh Steelers per dare vita ad una sola squadra, che prese il nome di Card-Pitt.
Allenata dal tandem Phil Handler (Cardinals) e Walt Kiesling (Steelers), ex guardia dei Cardinals, la squadra si divise tra il Comiskey Park ed il Forbes Field di Pittsburgh per disputare le partite casalinghe.
L’esperienza fu pessima: la squadra non vinse alcuna gara sulle 10 in calendario.

Il 14 Ottobre 1945, i Cardinals piegarono i Bears per 16-7 al Wrigley Field: quella fu la prima vittoria dei Cards in quasi 3 anni, a fronte di ben 29 partite perse (sia come Cardinals che come Card – Pitt), un vero record NFL.
Si trattò comunque di un fuoco di paglia, poiché a quel successo seguirono ben 9 sconfitte consecutive, e la squadra chiuse sul 1-9.

Nel 1946, il Coach Jimmy Conzelman decise di adottare la “T-formation” per cercare di rianimare l’attacco: quest’ultimo, guidato dal QB Paul Christman (al secondo anno da pro), dal fullback Pat Harder e dal halfback Elmer Angsman mise la parola fine alla serie di 8 stagioni consecutive perdenti dei Cards, che terminarono sul 6-5.

Nel 1947, in Aprile, Charles Bidwell morì, pochi mesi prima del più grande momento di gloria della squadra.
Sua moglie Violet gli succedette, installandosi al vertice della franchigia.
Prima di morire, Charles Bidwell aveva fatto notizia, ingaggiandosi il RB All-America Charley Trippi, prodotto dell’Università della Georgia, per l’iperbolica cifra di 100,000 $.
I Cards partirono col piede giusto, vincendo le prime 3 partite stagionali: importante fu il successo sugli odiati concittadini Bears per 31-7.
Nella quarta settimana, i Cardinals partirono alla volta di Los Angeles: quel viaggio fu assolutamente fuori dal comune.
Incapparono nella prima sconfitta della stagione, piegati per 27-7 dai Rams, ma persero qualcosa di ben più prezioso di una partita.
Il rookie punter Jeff Burkett fu colpito da un attacco di appendicite, e mancò l’appuntamento non solo con la partita, ma anche quello con il volo di ritorno per Chicago.
Passò diversi giorni in ospedale per recuperare dall’intervento, prima di salire su un DC-6 della United Airlines che l’avrebbe riportato a casa: ma non ci arrivò mai.
Il velivolo, infatti, si schiantò a Bryce Canyon, nello Utah, uccidendo la giovane stella, in quel momento il miglior punter della NFL, con 47.4 yards di media.
Ancora scioccati dalla morte di Burkett, i Cardinals riuscirono a portarsi sul 7-3; tuttavia, la decisiva trasferta a Philadelphia fu preceduta da due sconfitte consecutive.
In svantaggio per 7-3 all’intervallo, Chicago diede fuoco alle polveri nel secondo tempo; i Cards misero infatti a segno ben 6 touchdowns, 2 dei quali realizzati da Trippi, e limitarono il fortissimo Steve Van Buren a sole 44 yards su corsa, aggiudicandosi l’incontro per 45-21.
Giunti sul 8-3, i Cardinals si prepararono alla sfida finale con i concittadini Bears, anch’essi con il medesimo record stagionale: la vincitrice avrebbe staccato il biglietto per la finalissima NFL.
I Cardinals si portarono subito in vantaggio, sul primo gioco dell’incontro: Boris Dimancheff corse una traccia esterna, per poi accentrarsi. Bruciò il DB dei Bears, Mike Holovak, agguantò il perfetto passaggio di Paul Christman, e galoppò fino alla endzone, finendo anche sulla montagnetta del pitcher!!!.
I Cards “pizzicarono” per ben 4 volte i lanci del grande Sid Luckman, convertendo 2 intercetti in touchdown, e chiudendo sul 30-21.
Quella vittoria ebbe un particolare significato: per un anno, i Cardinals cessarono di essere “l’altra squadra” di Chicago.
Il 28 Dicembre, in un Comiskey Park sottozero, ebbe luogo la finalissima NFL.
L’andamento della partita fu da subito chiaro: i Cardinals andarono a segno per 3 volte, con 2 corse da 70 yards di Elmer Angsman ed una da 44 di Charley Trippi.
Quest’ultimo, nel terzo periodo, faticò a ricevere un punt di Joe Muha, arretrando fino alle proprie 25 yards.
Trippi, tuttavia, lasciò letteralmente sul posto 3 giocatori degli Eagles, correndo per 75 yards fino alla endzone, venendo oltretutto colpito per ben 3 volte.
Philadelphia non si diede per vinta, guidata dal quarterback Tommy Thompson (che aveva un solo occhio, n.d.r.), il quale realizzò due primati dei playoff, mettendo a segno 27 passaggi su 44 per ben 297 yards.
I Cardinals misero la partita ed il titolo in cassaforte grazie ad un intercetto di Marshall Goldberg, che portò il risultato finale sul 28-21.

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Coach Conzelman, Elmer Angsman (sx) e Charley Trippi (dx)

La regular season del 1948 fu davvero eccellente, chiusa sul 11-1 che valse ai Cards il secondo titolo divisionale consecutivo.
La formazione di Chicago giunse nuovamente alla finalissima contro gli Eagles a Philadelphia. Questa volta, tuttavia, furono i padroni di casa ad imporsi per 7-0, in una partita caratterizzata dal blizzard, forte vento che spira dal nord.
Una piccola curiosità: il pacchetto formato da Christman, Harder, Angsman e Trippi venne definito “The Dream Backfield”, in virtù della sua eccezionale produttività offensiva.

Nel 1949, la partenza del coach Jimmy Conzelman coincise con un mediocre 6-5-1, che segnò la fine del dominio biennale nella Western Division.

Il 1950 vide il passaggio dei Cards alla Eastern Division: la stagione si chiuse con un pessimo 5-7, che valse un misero quinto posto.

Di male in peggio: nel 1951 i Cardinals chiusero all’ultimo posto sul 3-9.
Due di quelle vittorie furono realizzate a danno dei Bears, il che fu ovvio motivo di orgoglio per “l’altra squadra” della città.

Bella partenza quella della stagione 1952, con 3 vittorie nelle prime 4 partite: si trattò, però, di un fuoco di paglia; i Cards, infatti, conquistarono solo un’altra vittoria, chiudendo con un pessimo 4-8.

I giorni di gloria erano ormai un lontano ricordo per i Cardinals, che nel 1953 stavano vivendo la loro quarta stagione negativa di fila, la quale rischiava di essere la terza senza vittorie nel caso in cui non avessero battuto i Bears nell’ultima di campionato al Wrigley Field.
I Cardinals entrarono in campo con un incentivo: il coach Joe Stydahar minacciò di trattenere i premi partita in caso di sconfitta.
Gli ispirati Cards la spuntarono per 24-17, chiudendo la stagione sul 1-10-1.

Ancora una volta, nel 1954 i Cardinals si piazzarono all’ultimo posto, giocando un pessimo football e chiudendo con un terrificante 2-10.

La stagione 1955 fu la sesta consecutiva di segno negativo per i Cardinals, che chiusero al quarto posto sul 4-7-1. 

La sfida del 14 Ottobre 1956 contro i Washington Redskins nell’ormai decrepito Griffith Stadium fu il momento clou della stagione.
Frank Bernardi infranse il record di franchigia, appartenente a Phil Sarboe da ben 21 anni, mettendo a segno un ritorno di punt in meta da ben 95 yards, che rimane ancor oggi il più lungo nella storia dei Cardinals.
In quello stesso incontro, il RB Ollie Matson riportò in meta un kickoff dal centro della propria endzone, eguagliando il primato NFL di 105 yards.
I Cards terminarono con il record di 7-5, mettendo fine ad una striscia negativa durata ben 6 stagioni.

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Ollie Matson

Il 1957 vide i Cardinals tornare alla loro consueta posizione, l’ultima in classifica: nonostante la bella vittoria esterna per 20-10 contro i San Francisco 49ers nella prima di campionato, quest’ultimo si concluse con un terrificante 3-9.

La stagione successiva fu quasi una fotocopia della precedente, con un 2-9-1 che valse ai Cards l’ultimo posto nella Eastern Division.

Nel bel mezzo di una stagione che si sarebbe conclusa sul 2-10, la nona in 10 anni, l’era dei Cardinals a Chicago stava per terminare con un lamento.
Era ormai diventato sin troppo chiaro che i Cards erano “l’altra squadra” della Città del Vento, e non c’era niente che potessero fare per cambiare quello stato di cose.
Le loro continue sconfitte gli avevano reso impossibile competere con i Bears, che erano invece tra le migliori formazioni della Lega sin dalla fondazione di quest’ultima.
Nella loro ultima stagione, i Cards disputarono 4 partite casalinghe al Soldier Field e 2 nel Minnesota, alla ricerca di una nuova casa.
La franchigia conquistò l’ultimo successo con il nome di Chicago Cardinals il 01 Novembre 1959 contro i Pittsburgh Steelers, prima di perdere le ultime 6 gare di campionato.
Poco dopo il termine della stagione, la proprietaria, Violet Bidwell, decise di trasferire la franchigia a St. Louis.

Gli anni ‘60 videro significativi mutamenti nella NFL, con l’arrivo di due nuove franchigie, i Dallas Cowboys nel 1960, ed i Minnesota Vikings nel 1961, mentre la rivale AFL era ai nastri di partenza. Tuttavia, la situazione dei Cards non era per nulla rosea, anzi stava virando verso il rosso intenso.
La proprietà decise quindi di cercare un nuovo nido per la più antica franchigia NFL.
Da uno studio realizzato prima dell’espansione, si evinse che St.Louis avrebbe potuto sostenere adeguatamente una squadra di football.
La AFL non faceva mistero di volersi accaparrare nuove fette di territorio e di mercato, così la NFL decise di assicurare una squadra a quell’area del Paese.
Così, il 13 Marzo 1960, i proprietari NFL autorizzarono all’unanimità i Chicago Cardinals a trasferirsi a St.Louis.
Al fine di evitare confusioni con la squadra di baseball, la dirigenza considerò addirittura la possibilità di cambiare il nome della franchigia, ma alla fine il nome Cardinals venne mantenuto.
Costretti a dividere il vecchio impianto dello Sportsmen’s Park (ora noto come Busch Stadium, n.d.r.) con l’omonima squadra di baseball, i Cards si trovarono ad affrontare notevoli problemi nella loro prima stagione nel Missouri. 
Anzitutto, le vendite dei biglietti precipitarono ben al di sotto dei 25.000 promessi dalle autorità cittadine.
In secondo luogo, dato che non c’era un apposita sede, la squadra dovette allenarsi nel parco cittadino.
Dopo aver piegato in trasferta i Los Angeles Rams per 43-21, i Cardinals debuttarono davanti al loro nuovo pubblico, venendo però sconfitti per 35-14 dai New York Giants il 02 Ottobre.
La prima vittoria interna giunse 3 settimane più tardi contro i neonati Cowboys, sconfitti per 12-10. La stagione si chiuse col record positivo di 6-5-1, il migliore negli ultimi 4 anni.

I Cardinals non seppero ripetersi nel 1961, giocando un football assolutamente mediocre e terminando con un 7-7, che valse loro il quarto posto.

Nel Gennaio del 1962, Violet Bidwell morì, dopo aver guidato la franchigia a partire dal 1947.
Toccò ai figli Charles W. Bidwell Jr. e William V. Bidwell assumere il controllo della più vecchia franchigia NFL.
Le prestazioni sul campo continuarono ad essere pessime, come dimostrò il record finale di 4-9.

I Cardinals diedero qualche segno di vita nel 1963, lottando per un posto ai playoffs per la prima volta in 15 anni.
Una bella vittoria esterna contro i Giants il 24 Novembre li mise in corsa per il primo posto nella NFL East.
Tuttavia, 2 sconfitte nelle ultime 3 gare portarono i Cards sul 9-5, record che valse loro solamente un terzo posto, 2 partite dietro ai Campioni della Eastern Division, i Giants.

Nel 1964, con la costruzione di un nuovo stadio ancora lontana, i Cardinals continuarono a faticare finanziariamente, e considerarono l’ipotesi di migrare altrove.
Nel mese di Luglio, i fratelli Bidwell vennero contattati da un gruppo di investitori di Atlanta, interessati ad ospitare la squadra.
La città della Georgia stava inoltre costruendo un nuovo stadio, e sembrava che la franchigia fosse sul punto di spostarsi nuovamente; tuttavia, quando le autorità di St.Louis pareggiarono l’offerta di Atlanta, e la cittadinanza mostrò di sostenere la squadra, i Bidwell furono convinti a rimanere nel Missouri.
I Cardinals partirono a spron battuto, con un ottimo 3-0-1 nelle prime 4 gare, tutte in trasferta; tra queste, un emozionante pareggio per 33-33 contro i Cleveland Browns.
La squadra fu tuttavia costretta a giocare un’altra partita esterna, poiché l’omonima formazione di baseball doveva disputare le World Series.
Nelle successive 6 gare, i Cardinals realizzarono un deludente 2-3-1, che infranse i sogni di titolo divisionale.
Tuttavia, i Cards non persero più, ed anzi si imposero negli ultimi 4 incontri della stagione, tra i quali la sfida del 06 Dicembre contro i Browns, che li portò ad un passo dal primo posto.
Furono proprio i Browns a rovinare i piani dei Cardinals, sconfiggendo i New York Giants nell’ultima partita di campionato.
I Cards giocarono la partita di consolazione contro i Green Bay Packers.
St. Louis piegò gli avversari per 24-17 in quella gara ormai senza significato, che il leggendario coach dei Packers, Vince Lombardi, definì ”una partita per perdenti”: la vittoria dei Cards, quindi, parve assolutamente adeguata.

Nel 1965, dopo una buona partenza, con un parziale di 4-1, i Cardinals persero 8 delle ultime 9 partite, terminando con un pessimo 5-9.
L’unico momento da ricordare fu la gara del 07 Novembre contro i Pittsburgh Steelers.
La FS Larry Wilson, che si era rotto la mano sinistra ed un dito della destra la settimana precedente, giocò la partita con il gesso su entrambe le mani.
Impossibilitato a circondare il portatore di palla con le braccia, decise di caricare a testa bassa, cercando di schiantare gli avversari.
Il difensore si rese protagonista dell’azione più incredibile della partita: dopo aver deviato il pallone con i pugni, riuscì a stringerselo al petto, riportando l’intercetto in meta per ben 35 yards!!!.
Il suo contributo fu fondamentale nella vittoria dei Cards per 21-17.

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Larry Wilson

Con il completamento del Busch Stadium, nel 1966 i Cardinals ebbero finalmente un terreno di gioco del quale andare fieri.
La novità sembrò dare la spinta giusta alla squadra, che partì con un esaltante 7-1-1 agli ordini del nuovo coach Charley Winner, piazzandosi al vertice della Eastern Conference.
Ma quando il QB Charley Johnson terminò anzitempo la stagione a causa di un grave infortunio, la situazione parve seriamente compromessa.
La sua defezione, insieme a quella di altri giocatori – chiave, fece precipitare i Cardinals in picchiata, tanto da totalizzare soli 52 punti in 5 partite, 4 delle quali terminarono con una sconfitta.
Il record finale di 8-5-1 valse ai Cards il quarto posto. 

Anche la stagione 1967 non fu brillante, e con il record tutt’altro che ragguardevole di 6-7-1, i Cardinals chiusero al terzo posto nella Century Division.

Nonostante la vittoria contro i Browns nell’ultima di campionato, il 14 Dicembre 1968, il record di 9-4-1 non fu sufficiente a conquistare il titolo divisionale, che fu appannaggio proprio della formazione di Cleveland.

Passo indietro nel 1969: il 4-9-1 finale valse solo il terzo posto ai Cardinals.

Il medesimo piazzamento nella NFC East venne ottenuto l’anno successivo, col record di 8-5-1.
La miglior partita della stagione fu un Monday Night contro i futuri campioni NFC, i Dallas Cowboys, il 16 Novembre.
I Cardinals, che avevano già battuto i texani per 20-7 ad inizio stagione, giocarono alla grande in difesa, dando spettacolo non solo per gli spettatori del Cotton Bowl, ma anche per quelli davanti ai teleschermi dell’intero Paese.
I Cowboys vennero sconfitti sotto tutti gli aspetti, e persero davvero male.

Nel 1971, i Cardinals disputarono una pessima stagione, chiusasi sul 4-9-1 che valse loro il quarto posto.

La medesima situazione si verificò l’anno successivo: stesso record e stessa posizione finale.
William Bidwell divenne l’unico proprietario della squadra, rilevando le quote del fratello.

Non c’è due senza tre: ed infatti, nel 1973, nonostante l’arrivo del grande Don Coryell in panchina, i Cards chiusero ultimi con un altro 4-9-1 per il terzo anno consecutivo. 

Le cose sembrarono cambiare nel 1974, con ben 7 vittorie in avvio di stagione.
Tuttavia, i Cardinals persero 4 delle successive 6 partite, rischiando di venire nuovamente estromessi dalla corsa ai playoffs.
Ma, conquistando la vittoria nell’ultima sfida di campionato, la formazione di St. Louis chiuse sul 10-4, che valse il titolo della NFC East davanti ai Washington Redskins.
Nella loro prima partita di post-season in 26 anni, i Cardinals vennero sconfitti in trasferta dai Vikings, futuri Campioni NFC. 
In quell’anno, Coryell venne nominato Coach of The Year, mentre il QB Jim Hart ed il RB Terry Metcalf furono eletti ex aequo Player of the Year.

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Jim Hart in azione

Il gioco di passaggio, la c.d. “Air Coryell”, fu il tratto dominante della stagione 1975: con giocatori quali il WR Mel Gray ed il RB Jim Otis (entrambi col primato in fatto di yards nei rispettivi ruoli), supportati da una linea che poteva vantare atleti del calibro di Dan Dierdorf e Conrad Dobler, i Cards conquistarono nuovamente il titolo della NFC East, chiudendo sul 11-3.
Tuttavia, con solo il terzo miglior record, furono costretti a giocare in trasferta, questa volta a Los Angeles contro i Rams.
I padroni di casa si imposero per 35-23, con i Cardinals mai realmente in partita.

Nel 1976, dopo 10 gare, i Cardinals erano sul 8-2, in prima fila per un posto ai playoffs.
Tuttavia, le sconfitte consecutive contro i Washington Redskins (per 16-10, con un TD all’ultimo secondo annullato dagli arbitri) ed i Dallas Cowboys nel giorno del Ringraziamento (19-14, con St. Louis sulla linea delle 8 yards avversarie allo scadere) infransero le speranze di post-season.
Le vittorie nelle ultime 2 giornate di campionato, ed il record di 10-4, non furono tuttavia sufficienti per qualificarsi ai playoffs.

La stagione 1977 vide una buona partenza, con un parziale di 7-3: tuttavia, i Cardinals persero le ultime 4 gare, chiudendo con un deludente 7-7.
Al termine della stagione, Don Coryell si trasferì a San Diego, dove sarebbe entrato nella storia alla guida dei Chargers, facendo scuola con il suo sistema offensivo.

Nel 1978, agli ordini del nuovo coach Bud Wilkinson, i Cardinals esordirono con ben 8 sconfitte consecutive.
Il finale di stagione fu migliore, con 6 vittorie in 8 gare, che portarono il record finale sul 6-10.

La stagione 1979 fu segnata da una tragedia ancor prima di cominciare: durante il training camp, il TE J.V. Cain morì a causa di un attacco cardiaco.
I Cardinals faticarono per tutto il corso del campionato, chiudendo all’ultimo posto con un pessimo 5-11.
Unica nota positiva, le eccellenti prestazioni del RB Otis Anderson, che totalizzò ben 1.605 yards e fu nominato Offensive Rookie of the Year.

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Otis Anderson

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Fonti dell'articolo:

http://www.sportsecyclopedia.com/nfl/az/cardsarizona.html

Il sopra riportato testo costituisce una traduzione dell’elaborato originale, i cui diritti di proprietà intellettuale spettano interamente ed esclusivamente al relativo Autore.

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