Clicca qui per visitare la Endzone Madden Football League!
Tutte le news di Endzone.it disponibili per il tuo aggregatore o per il tuo sito (RSS 1.0)
Tutte le news di Endzone.it disponibili per il tuo aggregatore o per il tuo sito (RSS 2.0)
Tutte le news di Endzone.it disponibili per il tuo aggregatore o per il tuo sito (Atom)
Get Firefox!
@Endzone.it

DISCLAIMER

La proprietà intellettuale degli articoli e dei commenti inseriti nel sito http://www.endzone.it (d'ora in poi Endzone) appartiene ai rispettivi autori. Tuttavia Endzone si riserva il diritto di mantene online e/o nel proprio archivio gli articoli già pubblicati con il consenso dell'autore, anche nel caso in cui questi decidesse di sospendere la propria collaborazione con il sito. La riproduzione parziale o integrale del materiale contenuto in Endzone può avvenire esclusivamente dietro consenso di Endzone e citazione delle fonti. Le foto appartengono ai proprietari citati negli articoli.

La Storia dei Colts - Parte I

a cura di Diego Antonini aka warner75
Data dell'articolo 08/04/2006 | Categoria dell'articoloSquadre | Commenti all'articolo 1 Commento/i | Link permanente all'articolo Link

Da Baltimora a Indianapolis, da Johhny Unitas a Peyton Manning: ecco a Voi la Storia dei Colts.

Immagine articolo

Tra il 1947 ed il 1952, nella Lega rivale della NFL, la All-American Football Conference, alla città di Baltimora venne garantita una franchigia, dopo l’abbandono dei Miami Seahawks.
Il team prese il nome di Colts in onore della lunga tradizione ippica della città. 
Tuttavia, dati gli scarsi introiti economici, la formazione diede forfait dopo una sola stagione.
Nel frattempo, anche i New York Yankees, altra squadra AAFC (passata nel 1950 alla NFL), erano alle prese con notevoli problemi, e sembravano sul punto di essere venduti ad un gruppo di investitori di Baltimora nel 1951.
Tuttavia, fu la stessa Lega ad acquistare la franchigia, collocandola a Dallas.
I Texans furono un sonoro fallimento, ed a metà stagione avevano la propria sede appena fuori da Hershey (Pennsylvania), giocando tutte le partite in trasferta.
La squadra chiuse i battenti alla fine della stagione.
Tuttavia, Baltimora ebbe una seconda chance, e rimpiazzò i Texans; alla città fu garantita una franchigia, che avrebbe reso omaggio alla vecchia squadra, portando il nome di Colts. 

Nel 1953, la seconda incarnazione dei Colts fece il suo esordio al Memorial Stadium il 27 Settembre, agli ordini del coach Keith Molesworth, nella sfida contro i Chicago Bears.
I padroni di casa piegarono gli ospiti per 13-9, una partenza positiva.
La squadra del Maryland, dopo 5 gare, stava sul parziale di 3-2; ma l’inesperienza giocò un ruolo determinante, ed i giovani Colts persero tutte e 7 le restanti partite, chiudendo sul 3-9.
Al termine della stagione, Molesworth fu nominato direttore degli scouts, mentre Weeb Ewbank venne ingaggiato come allenatore capo. 

La prima stagione sotto la guida del nuovo coach fu una fotocopia della precedente, e si chiuse col medesimo record negativo.

Il 1955 vide la bellezza di 12 rookies tra i titolari.
Risultava chiaro che si stava lavorando in prospettiva, anche se, per un attimo, si pensò che il futuro fosse già segnato: i Colts partirono infatti con un positivo 3-0.
Ma si trattò del classico fuoco di paglia: gli uomini di coach Ewbank, infatti, conquistarono solo altri 2 successi, chiudendo con un deludente 5-6-1.

Nel 1956, i Colts, sul parziale di 1-3, furono costretti a correre ai ripari in cabina di regia, a causa dell’infortunio rimediato dal QB titolare, George Shaw.
Il backup era stato in precedenza draftato dai Pittsburgh Steelers, ma non aveva convinto il coaching staff, venendo così rilasciato.
Prima di essere ingaggiato dai Colts, aveva giocato da semi – professionista: all’epoca nessuno conosceva il suo nome, ma lo avrebbe fatto presto.
Quel ragazzo si chiamava Johnny Unitas, ed avrebbe intrapreso una delle più straordinarie carriere nella storia del football professionistico, assurgendo al rango di vera e propria leggenda di questo sport.
Guidati dal loro giovane QB, i Colts chiusero con un record di 5-7.

Immagine articolo

Johnny “The Master” Unitas

Nella prima stagione di Johnny Unitas da titolare, i Colts partirono con un parziale di 3-0, giocando un ruolo determinante nella corsa al titolo della Western Division.
Dopo 3 sconfitte consecutive, i Colts si riscattarono con 4 successi di fila: sul 7-3, la vittoria nella Division pareva ormai cosa fatta; tuttavia, le 2 sconfitte rimediate nelle ultime gare di campionato si rivelarono determinanti.
Con il record finale di 7-5, i Colts persero il titolo per una sola gara di scarto.

Nel 1957, l’avvio dei Colts fu decisamente eccellente, con 6 vittorie in altrettante gare, che costituirono il viatico per il titolo della Western Division.
La formazione di Baltimora giunse alla finalissima, pur dopo aver rimediato 2 sconfitte consecutive in regular season.
Il 28 Dicembre, i Colts sfidarono i New York Giants allo Yankee Stadium, incontro trasmesso in diretta televisiva nazionale.
Da anni la NFL stava aspettando questo momento, per essere finalmente conosciuta dal grande pubblico.
Nel corso degli anni 50, la NFL era sì cresciuta, ma non in misura tale da attrarre le masse, e quindi nutriva grandi aspettative da quell’incontro.
I Colts giunsero alll’intervallo in vantaggio per 14-3 , dopo aver realizzato 2 TDs nel secondo quarto. Tuttavia, i Giants rimontarono, e si portarono avanti per 17-14, anche grazie ai due errori del PK dei Colts Steve Myhra.
Il tempo correva inesorabile, e Johnny Unitas sospinse i Colts in avanti, consentendo a Myhra di realizzare un FG da 20 yards che portò il punteggio in parità a 7 secondi dallo scadere.
L’ultimo quarto si chiuse sul 17-17: per la prima volta nella storia della NFL, si giunse all’overtime.
La regola era molto semplice: il primo a segnare si sarebbe aggiudicato l’incontro.
Il primo possesso fu dei Giants, ed i Colts sapevano che avrebbero dovuto fermarli ad ogni costo. La difesa di Baltimora costrinse l’attacco avversario al three-and-out ed al conseguente punt.
I Colts riconquistarono palla, ma dopo una perdita di 8 yards a causa di un sack su Unitas, il drive sembrava ormai compromesso, in situazione di 3° e 15.
Ma Unitas imbeccò il WR Raymond Berry con un passaggio da primo down in territorio avversario. I Colts continuarono ad avanzare, finché un lancio del loro QB li portò sulle 1 di New York.
Baltimora non voleva accontentarsi del FG, così Unitas consegnò palla ad Alan Ameche, che si tuffò oltre la goal line e diede ai Colts la vittoria per 23-17, in quella che da molti è stata definita la più grande partita di ogni tempo.
Quell’incontro fu il vero trampolino di lancio per la NFL, che visse un incredibile boom in termini di popolarità. 

Grazie ad una striscia vincente di 5 gare consecutive sul finale di stagione, nel 1959 i Colts si aggiudicarono il secondo titolo divisionale consecutivo, con un record di 9-3.
La formazione del Maryland si trovò nuovamente di fronte i New York Giants, ma stavolta la finalissima si giocò tra le mura amiche del Memorial Stadium.
I tifosi dei Colts vissero 3 quarti in stato di shock, con i Giants avanti per 16-7.
Ma Johnny Unitas trascinò i suoi alla rimonta nell’ultima frazione di gioco, con 24 punti all’attivo, ed i Colts vinsero il secondo titolo NFL di fila, imponendosi col risultato finale di 31-16.

Anche nel 1960, grazie ad un parziale di 6-2, la franchigia di Baltimora fu una seria candidata alla conquista del titolo divisionale.
Ma 4 sconfitte misero fine ai sogni di tripletta, ed i Colts chiusero con un misero 6-6.

La mediocrità fu il tratto dominante nella prima metà della stagione 1961, che si chiuse sul 8-6, record insufficiente per partecipare ai playoffs.

Nel 1962, condizionati dagli infortuni e dalle ormai molte primavere di numerosi giocatori, i Colts faticarono per tutta la stagione, conclusasi sul 7-7.
Al termine del campionato, Weeb Ewbank venne silurato, e fu sostituito da Don Shula, che aveva indossato la maglia di Baltimora nella stagione inaugurale, quella del 1953.

Nella prima stagione agli ordini del nuovo coach, i ringiovaniti Colts faticarono per buona parte del campionato, ma chiusero con 3 vittorie nelle ultime gare, che valsero il record finale di 8-6.

Nel 1964, dopo aver perso all’esordio in Minnesota contro i Vikings, i Colts conquistarono 10 successi consecutivi, grazie ai quali si assicurarono il titolo della Western Division, con un record di 12-2.
A completare l’opera, il QB Johnny Unitas venne nominato NFL MVP, con 2.824 yards di passaggio all’attivo.
Nella finalissima, i Colts affrontarono i Cleveland Browns, che li sconfissero con un impietoso 27-0.

Anche nel 1965, i Colts parevano in grado di lottare per la Western Division .
Ma gli infortuni subiti da Johnny Unitas e dal suo backup Gary Cuozzo costrinsero la squadra di Baltimora a puntare su Tom Matte, in una sfida da vincere ad ogni costo a Los Angeles contro i Rams.
Indossando un polsino di plastica recante impressi gli schemi di gioco, Matte guidò i suoi alla vittoria per 20-17, che portò i Colts, sul 10-3-1, a giocarsi il titolo divisionale con i Green Bay Packers.
Le due squadre si diedero battaglia fino all’overtime, con il punteggio bloccato sul 10 pari.
Tuttavia, fu la formazione del Wisconsin a spuntarla, grazie ad un FG realizzato a poco più di un minuto dall’inizio del secondo supplementare. 

Altra stagione positiva quella del 1966, con un record di 9-5, che vide però ancora i Packers prevalere nella lotta per il titolo divisionale. 

Nel 1967 Johnny Unitas conquistò il titolo di NFL MVP, grazie a 3.428 yards su passaggio.
Guidati dal loro signal caller, i Colts conquistarono la bellezza di 13 successi consecutivi, con un impressionante 11-0-2.
Tuttavia, la formazione del Maryland avrebbe dovuto superare i Los Angeles Rams per vincere la Coastal Division.
Furono però gli Arieti ad imporsi per 34-10 e ad accedere alla postseason, nonostante il record di 11-1-2 dei Colts.

Gli ormai cronici problemi al gomito costrinsero Johnny Unitas a saltare quasi tutta la stagione 1968.
Ma i Colts non si persero d’animo: il backup Earl Morrall fu ampiamente all’altezza, tanto da guadagnarsi il titolo di MVP, conducendo i suoi ad un eccellente 13-1, che valse il titolo divisionale.
Morrall guidò alla i suoi in attacco, ma anche la difesa di Baltimora non fu da meno: lasciò infatti a secco gli avversari in 3 occasioni e concesse soli 144 punti, un vero e proprio record.
Nel Divisional Playoff, i Colts sconfissero i Minnesota Vikings per 24-14 in un Memorial Stadium esaurito in ogni ordine di posto.
Nella Championship, la formazione del Maryland incontrò i Browns a Cleveland, sperando di vendicare la sola sconfitta stagionale: così fu, e grazie ad uno schiacciante 34-0, i Colts staccarono il biglietto per il Super Bowl III di Miami. 
La formazione di Baltimora era data per favorita, con un margine di addirittura 18 punti sui New York Jets, allenati da una vecchia conoscenza, Weeb Ewbank.
Molti vedevano la AFL come una Lega minore, e vincere il Super Bowl era solo una pura formalità per i Colts.
Tuttavia, il QB dei Jets, Joe Namath, garantì la vittoria dei suoi.
I primi 2 quarti della gara furono una battaglia tra difese, con i Jets a sbloccare il risultato (7-0) a pochi minuti dall’intervallo.
I Colts cominciarono finalmente a guadagnare terreno, ma in un gioco chiave Earl Morrall non riuscì a vedere un liberissimo Jimmy Orr, e lanciò ad un compagno sotto grande copertura, venendo intercettato da Johnny Sample.
Quello fu il primo dei 3 intercetti di Morrall in partita, capitalizzando i quali i Jets si portarono sul 16-0 all’inizio dell’ultimo quarto.
I sempre più disperati Colts gettarono Johnny Unitas nella mischia, ed al termine di un lungo drive andarono a segno.
Con meno di 4 minuti da giocare, riuscirono a recuperare un onside kick; ma nemmeno il grande Unitas fu sufficiente, ed i Jets si assicurarono un’inattesa vittoria per 16-7. 

Immagine articolo

Earl Morrall

Nel 1969, ancora storditi dalla sconfitta rimediata nel Grande Ballo, i Colts esordirono perdendo i primi 2 incontri e chiudendo la stagione col record di 8-5-1, mai in corsa per il titolo della Coastal Division.
Nella off-season, al coach Don Shula, ormai senza la fiducia del proprietario Carroll Rosenbloom, venne data l’autorizzazione a dimettersi, così da poter accettare l’incarico di head coach dei Miami Dolphins.  L’assistente Don McCafferty prese il posto di Shula sulla panchina di Baltimora.

Nel 1970, i Colts furono una delle 3 squadre spostate nella AFC, dopo la definitiva fusione tra NFL ed AFL.
La formazione del Maryland non ebbe problemi ad aggiudicarsi il titolo della Eastern Division, con un impressionante 11-2-1.
In stagione, i Colts vendicarono la sconfitta al Super Bowl III, superando i New York Jets, che a partire da quell’anno avrebbero affrontato 2 volte.
Nel Divisional Playoff, i Colts piegarono per 17-0 i Cincinnati Bengals in un Memorial Stadium gremito.
Nel Championship, sempre davanti al proprio pubblico, i Colts affrontarono e sconfissero per 27-17 gli Oakland Raiders, accedendo così al Super Bowl V.
Fu ancora una volta Miami il teatro della finalissima, ed i Colts erano decisi a non ripetere gli errori del recente passato.
Questa volta, gli avversari furono i Dallas Cowboys, che stavano cercando di cancellare la reputazione di perdenti in finale.
I Texani si portarono sul 6-0 grazie a 2 FGs, prima che i Colts pareggiassero grazie ad un TD pass da 75 yards di Johnny Unitas per John Mackey; ma l’extra point venne blocato ed il punteggio rimase invariato.
I Cowboys si riportarono in vantaggio ed iniziarono l’ultimo quarto sul 13-6.
Earl Morrall prese il posto dell’infortunato Unitas nel secondo tempo.
Le due squadre seguitarono a commettere fumbles a ripetizione, in quello che venne soprannominato “Blunder Bowl”, a causa dei ben 11 turnovers complessivamente commessi dai teams in campo.
I Colts pareggiarono verso la fine, grazie ad una corsa da 2 yards del RB Tom Nowatzke.
Con meno di 2 minuti sul cronometro, il RB dei Cowboys Dan Reeves commise l’ennesimo fumble, ridando palla agli avversari in territorio texano.
I Colts non si fecero sfuggire l’occasione, conquistando il titolo NFL grazie ad un FG da 32 yards di Jim O’Brien a 5 secondi dal termine.

Nonostante l’ovvio declino di Johnny Unitas ed Earl Morrall, nel 1971 i Colts parevano sul punto di conquistare nuovamente il titolo della AFC East, dopo aver piegato i Miami Dolphins per 14-3 nella penultima sfida di campionato.
Ma una sconfitta nell’ultima gara di regular season contro i New England Patriots costrinse i Colts ad accontentarsi di una Wild Card sul 10-4.
Nel Divisional, i Colts piegarono in trasferta i Browns per 20-3, accedendo al Championship per il secondo anno consecutivo.
Tuttavia, i sogni di titolo vennero infranti dai Dolphins, allenati dall’ex Don Shula , che si imposero per 21-0.

Nel 1972, il 26 Luglio per l’esattezza, Carroll Rosenbloom e Robert Irsay (da poco divenuto proprietario dei Los Angeles Rams), permutarono reciprocamente la proprietà delle 2 franchigie, mantenendo intatti rosters e coaching staffs.
Ma i Colts erano una squadra ormai in là con gli anni, e su un parziale di 1-4, il coach Don McCafferty venne silurato.
Nelle ultime 9 partite, i Colts totalizzarono 4 vittorie e 5 sconfitte sotto la guida di John Sandusky, terminando con un pessimo 5-9, primo record negativo in 16 anni.
Al termine della stagione, si chiuse un’era: Johnny Unitas venne infatti ceduto ai San Diego Chargers. 

Il 1973 vide l’arrivo di Howard Schnellenberger sulla panchina di Baltimora.
I giovani Colts furono da subito in difficoltà, con il QB Marty Domres in cabina di regia: prova di ciò fu la pessima partenza (2-10).
Ma negli ultimi incontri stagionali, il rookie Bert Jones rimpiazzò Domres, e condusse i Colts a due belle vittorie, la prima contro i Miami Dolphins e la seconda contro i Patriots; grazie a quei 2 successi, i Colts chiusero sul 4-10.

Nel 1974, sul parziale di 0-3, il coach Howard Schnellenberger venne silurato e rimpiazzato da Joe Thomas; ciò tuttavia non giovò in alcun modo ai Colts, che chiusero, con un terrificante 2-12, una stagione realmente da dimenticare.

Fu Ted Marchibroda il prescelto per guidare i Colts nel 1975, ma anche stavolta l’inizio fu tutt’altro che brillante; dopo una vittoria esterna contro i Bears, seguirono ben 4 sconfitte consecutive.
Tuttavia, le vittorie cominciarono a giungere quando Bert Jones ed il RB Lydell Mitchell salirono in cattedra, guidando la formazione di Baltimora a ben 7 successi consecutivi.
Questa striscia positiva li portò a giocarsi il titolo divisionale, in una sfida all’ultimo sangue contro i Miami Dolphins al Memorial Stadium.
L’incontro fu prettamente difensivo, e si giunse all’overtime col punteggio bloccato sul 7-7; fu il kicker dei Colts, Tom Inhjart, a dare il successo ai suoi, che si assicurarono il titolo divisionale col record di 10-4.
Ma nel Divisional la squadra del Maryland non ebbe scampo a Pittsburgh contro gli Steelers, che misero fine alla loro stagione imponendosi per 28-10. 

La stagione 1976 pareva ormai compromessa ancor prima di iniziare: una feroce disputa tra il proprietario Robert Irsay ed il coach Ted Marchibroda si chiuse infatti con le dimissioni dell’allenatore.
Quest’ultimo, tuttavia, venne prontamente reintegrato, dopo che i giocatori avevano minacciato l’ammutinamento.
I Colts disputarono una stagione eccezionale: Bert Jones conquistò il titolo di NFL MVP, con 3.104 yards di passaggio all’attivo, guidando i suoi alla conquista della AFC East col record di 11-3.
Ma furono ancora gli Steelers a mettere i bastoni tra le ruote ai Colts: nel Divisional, la formazione della Pennsylvania sconfisse infatti i padroni di casa per 40-29.

Immagine articolo

Ted Marchibroda

Nel 1977, dopo una partenza a spron battuto, sul parziale di 9-1 i Colts persero 3 incontri consecutivi; si trovarono quindi costretti a giocarsi il titolo divisionale con i New England Patriots nell’ultima gara di campionato al Memorial Stadium.
La partita fu combattutissima, ed i Colts conquistarono per la terza volta consecutiva la AFC East imponendosi per 30-24 e chiuendo sul 10-4.
Nel Divisional, i Colts ospitarono gli Oakland Raiders, in un incontro tiratissimo che giunse fino al secondo supplementare.
Ancora una volta la formazione di Baltimora rimase a mani vuote, sconfitta dai Predoni per 37-31.

Nel 1978, i Colts parevano destinati a vincere il quarto titolo divisionale di fila; ma la marcia trionfale si arrestò ancor prima di iniziare, allorquando il QB Bert Jones si infortunò, ed i Colts persero le prime 2 partite stagionali con un punteggio negativo di 80-0!!!
Jones tornò a disposizione, ma si fece nuovamente male: la difesa concesse la bellezza di 421 punti, e la stagione si concluse con un pessimo 5-11.

Il 1979 vide il QB Greg Landry prendere il posto da titolare di Bert Jones, me i Colts continuarono a faticare, chiudendo col medesimo record negativo della stagione precedente.
Al termine del campionato, Ted Marchibroda venne silurato, e sostituito da Mike McCormick.

CONTINUA...

Immagine articolo

Fonti dell'articolo:

http://www.sportsecyclopedia.com/nfl/balticolts/baltcolts.html

http://www.sportsecyclopedia.com/nfl/indy/icolts.html

Il sopra riportato testo costituisce una traduzione dell’elaborato originale, i cui diritti di proprietà intellettuale spettano interamente ed esclusivamente al relativo Autore.

« Articolo precedente | Articolo successivo »

< Torna indietro | 558357 letture | ^ Torna su