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Quest’ultimo, però, non fu sufficiente per conquistare il titolo divisionale, ed i Rams furono costretti a lottare per una Wild Card, venendo però sconfitti per 34-13 dai Cowboys a Dallas.
L’anno successivo, Wendell Tyler corse per 1.074 yards, pareggiando il record di franchigia di Elroy Hirsch di 17 TDs in una singola stagione.
Ciò nonostante, i Rams faticarono decisamente, e fallirono l’appuntamento con la postseason per la prima volta in 9 anni, terrminando sul 6-10.
Nel 1982, prima dell’inizio della stagione, i Rams acquisirono Bert Jones dai Baltimore Colts.
Ma il nuovo arrivato fu da subito in difficoltà, e gli Arieti erano fermi sullo 0-2 quando la NFL scese in sciopero.
Alla ripresa dell’attività, due mesi più tardi, Jones non fece molto meglio, e dovette gettare la spugna dopo che la sua squadra giunse sul 1-4.
Con 1 vittoria e 5 sconfitte, i Rams fecero ritorno al Coliseum per la prima volta in 3 anni, per affrontare i Raiders, alla loro prima stagione in quel di Los Angeles.
Al termine di una gara combattutissima, furono i Predoni ad imporsi per 37-31.
Una settimana più tardi, Vince Ferragamo lanciò per 509 yards all’Anaheim contro i Chicago Bears, seconda migliore prestazione nella storia della Lega, che però non servì ai Rams, nuovamente sconfitti.
L’ultima vittoria giunse una settimana dopo, ma i Rams terminarono sul 2-7, il peggiore record della NFC.
Al termine della stagione, coach Malavasi fu licenziato.
Nel Febbraio 1983, Georgia Frontiere assunse l’ex allenatore di USC, John Robinson; al contempo, il front office studiò una dozzina di trades nella off-season, ed il grande Eric Dickerson venne preso al primo giro del draft. John Robinson introdusse un nuovo attacco (single back) ed una nuova difesa (3-4-4), ed i Rams terminarono sul 9-7, sufficiente per giocarsi una Wild Card.
I Rams sconfissero per l’ennesima volta i Cowboys a Dallas per 24-17, ma vennero poi battuti, al turno successivo, dai Washington Redskins, col pesantissimo punteggio di 51-7.
Nella stagione successiva, guidati da Dickerson (che stabilì il record, tuttora imbattuto, di 2.105 yds corse in regular season), i Rams giunsero nuovamente ai playoffs con un eccellente 10-6.
Nella sfida di Wild Card (prima partita in postseason all’Anaheim Stadium), i Rams vennero sconfitti dai New York Giants per 16-13, davanti ad oltre 67.000 spettatori.

Eric Dickerson, uno dei più forti RBs di sempre
Nel 1985, con un reparto difensivo migliorato e special teams determinanti, i Rams tornarono alla vittoria nella NFC West, con un record di 11-5.
Tra i molti momenti da ricordare, la straordinaria prestazione di Ron Brown nella Week 12 contro i Packers; il giocatore fece esplodere l’Anaheim Stadium riportando in meta 2 kickoffs, eguagliando il record della Lega.
Nel Divisional Playoff, i Rams strapazzarono i Dallas Cowboys per 20-0, conquistando la prima vittoria all’Anaheim nella post-season, con Eric Dickerson che realizzò il nuovo record di yds su corsa nei playoffs (248). Ma una settimama più tardi, i Rams furono gli agnelli sacrificali degli inarrestabili Bears, che li batterono 24-0 a Chicago nel Championship NFC.
Il 1986 vide l’arrivo del rookie QB Jim Everett dagli Houston Oilers, prima dell’inizio della stagione.
Everett fece il proprio debutto nella Week 10: nonostante i suoi TD passes, i Rams vennero sconfitti 30-28 davanti al proprio pubblico, per mano dei New England Patriots.
Jim fu titolare nelle ultime 5 partite stagionali, vincendo le prime 3 prima di venire sconfitto all’overtime da Dan Marino ed i suoi Miami Dolphins.
I Rams persero anche l’ultimo incontro stagionale, ma con un record di 10-6 giunsero ai playoffs per la quarta volta consecutiva.
Nell’incontro di Wild Card, disputato in trasferta contro i Redskins, i Rams dovettero cedere per 19-7: quello fu un colpo veramente duro per Jim Everett, alla sua prima partita di playoff da professionista.
Nel 1987, i Rams persero le prime 2 partite stagionali, prima che uno sciopero dei giocatori costringesse la NFL ad utilizzare dei rimpiazzi.
Le riserve dei Rams vinsero 1 partita e ne persero 2.
Quando i titolari rientrarono, le cose non andarono meglio: la squadra andò sull’1-5 con una sconfitta per 30-17 a Cleveland contro i Browns.
Ma il colpo di grazia giunse pochi giorni dopo, quando i Rams cedettero Eric Dickerson agli Indianapolis Colts, nell’ambito di una trade che coinvolse 3 squadre, e che fece acquisire ai Rams 6 scelte nel draft.
I Rams persero le successive due partite e giunsero sull’1-7, ma vinsero 5 incontri di fila, con Charles White a riempire il vuoto lasciato da Dickerson, tanto da conquistare il titolo NFL di miglior runner, correndo per ben 1.374 yards.
Gli Arieti mancarono l’appuntamento con i playoffs, terminando col record negativo di 6-9.
I californiani cominciarono benissimo la stagione 1988, vincendo le prime 4 partite.
Dopo averne conquistate 3 delle successive 5, i Rams si piazzarono al primo posto, con un record di 7-2. Tuttavia, 4 sconfitte di fila misero a repentaglio il primato e l’accesso alla postseason.
Ma i Rams seppero rimettersi in carreggiata, e con 3 successi consecutivi ed un record di 10-6 si giocarono una Wild Card in casa dei Vikings, i quali però non diedero loro scampo e li sconfissero 28-16.
Nel 1989, i Rams partirono nuovamente a spron battuto, vincendo le prime 5 partite stagionali, tra i quali una vittoria esterna contro i 49ers.
Tuttavia, come nella precedente stagione, gli Arieti persero i successivi 4 incontri; ancora una volta, i Rams dovettero recuperare per agganciare i playoffs, vincendo 6 delle ultime partite e dovendo lottare per una Wild Card.
Quest’ultima venne ottenuta battendo gli Eagles a Philadelphia per 21-7.
Una settimana dopo, i Rams sconfissero i New York Giants in overtime: Flipper Anderson ricevette un lunghissimo TD pass di Jim Everett, che ammutolì il pubblico di Meadowlands e mandò i Rams a San Francisco per il Championship.
Quella partita, però, non ebbe storia: i 49ers si imposero con un eloquente 30-3.

Jim Everett in azione
Alla vigilia della stagione 1990, i Rams venivano considerati tra i favoriti per il Super Bowl.
Ma una partenza 1-4 riportò tutti coi piedi per terra.
A differenza di quanto accaduto in precedenti stagioni, i Rams non rimontarono; al momento di sfidare i 49ers a San Francisco, le speranze di postseason degli Arieti non erano del tutto svanite (3-7).
In un impeto di orgoglio, i Rams infllissero alla formazione della Baia l’unica sconfitta stagionale, ma conclusero con un deludente 5-11.
Nel 1991, i Rams partirono con un 1-3. Vincendo le successive 2 partite, si portarono sul 3-3.
Ma quelle furono le ultime vittorie della stagione, dato che gli Arieti persero tutti e 10 i restanti incontri, chiudendo con un allucinante 3-13.
Al termine della stagione, John Robinson venne silurato, ed al suo posto venne richiamato l’ex coach Chuck Knox.
Dopo un’assenza di 15 anni, nei quali aveva allenato i Buffalo Bills ed i Seattle Seahawks, Knox ritornò ai Rams, e la sua giovane squadra mostrò qualcosa di buono, terminando sul 6-10.
Il momento migliore fu la gara del 15 Novembre a Dallas, allorquando i Rams inflissero ai Cowboys la loro unica sconfitta casalinga stagionale.
Il 1993 vide l’arrivo, dall’Università di Notre Dame, di un interessante rookie HB, un certo Jerome Bettis: quello che sarebbe divenuto “The Bus” mostrò da subito le sue qualità, guadagnandosi il titolo di Offensive Rookie of the Year, correndo per 1.429 yards.
Tuttavia, i Rams fecero un passo indietro, chiudendo col record negativo di 5-11.
Prima dell’avvio della stagione 1994, i Rams cedettero Jim Everett ed ingaggiarono il QB Chris Miller dagli Atlanta Falcons.
Questo fu un altro cambiamento che suscitò le preoccupazioni dei tifosi.
Stante il calo di affluenze all’Anaheim Stadium, le voci di un trasferimento della franchigia cominciarono a diffondersi.
Nel bel mezzo di quella che sarebbe stata una stagione da 4-12, dalle ipotesi si passò ai fatti: la proprietaria Georgia Frontiere annunciò ufficialmente le proprie intenzioni di voler abbandonare la California.
La vigilia di Natale, meno di 30.000 tifosi si presentarono all’ultima gara dei Rams all’Anaheim Stadium, nella quale i padroni di casa furono sconfitti per 24-21 dai Washington Redskins.
Dopo qualche iniziale resistenza, il trasferimento venne approvato dagli altri proprietari della NFL, ponendo così fine ai 49 anni di storia dei Rams a Los Angeles.
Ma la Città degli Angeli, pochi mesi più tardi, dovette subire un altro brutto colpo: i Raiders di Al Davis, infatti, fecero ritorno nella loro città natale di Oakland, lasciando il secondo mercato televisivo del Paese senza alcuna franchigia NFL.
Nel 1995, pertanto, i Rams entrarono ancora una volta nella storia, come il primo team della NFL a spostarsi dall’Ovest all’Est.
La città di St. Louis, Missouri, era stata abbandonata dai Cardinals nel 1988; vennero mantenuti il logo, la divisa ed i colori della franchigia (anche se il giallo sarebbe poi divenuto oro, e si sarebbe passati ad un blu più intenso).
In attesa dell’inizio di stagione, fervevano i lavori per la costruzione di un nuovo impianto al coperto, dove i Rams avrebbero disputato le proprie partite casalinghe, nel centro di St. Louis.
Nonostante gli sforzi, il nuovo Trans World Dome (oggi Edward Jones Dome) non fu approntato in tempo, ed i Rams furono costretti a ripiegare sul Busch Stadium per le prime 2 gare interne.
Dopo aver sconfitto i Packers a Green Bay per 17-14 il 03 Settembre, i Rams tornarono a casa per la loro prima partita ufficiale a St. Louis.
L’entusiasmo dei fans era alle stelle, dopo 7 anni avrebbero potuto tifare per una nuova squadra, ed il Busch Stadium registrò il tutto esaurito; il team non tradì le attese, battendo i New Orleans Saints col punteggio di 17-13.
I Rams vinsero anche le successive 2 partite, con un parziale positivo di 4-0.
Dopo la sconfitta esterna per 21-18 contro i Colts, gli Arieti inaugurarono il Trans World Dome affrontando gli Atlanta Falcons, e lo fecero nel migliore dei modi, imponendosi per 21-19.
Giunti sul 5-1, arrivò il momento della verità per i Rams: la sfida contro i San Francisco 49ers.
Sfortunatamente per gli Arieti, quella partita mostrò tutte le loro debolezze, delle quali costituì piena prova l’impietoso risultato di 44-10 in favore dei californiani.
Sul 5-2, i Rams erano ancora in corsa per i playoffs, ma la sconfitta contro i ‘Niners fu solo l’inizio di una pesante striscia perdente: gli Arieti, infatti, vinsero solo 2 delle restanti 9 partite, chiudendo con un deludente 7-9.
Uno scorcio dell’Edward Jones Dome
Nel 1996, i Rams diedero una scossa alla squadra, cedendo gli scontenti Jerome Bettis e Shawn Gilbert.
Per rimpiazzare “The Bus”, gli Arieti pescarono nel draft la stella di Nebraska, Lawrence Phillips.
L’esordio stagionale fu positivo, con una vittoria per 26-16 contro i Cincinnati Bengals al Trans World Dome.
Ma i Rams persero le successive 4 partite, con un Phillips in evidente difficoltà al suo primo anno da pro.
Dopo una vittoria contro i Jacksonville Jaguars, i Rams continuarono a faticare, con un parziale di 3-9.
La squadra vinse 3 delle ultime 4 gare, concludendo con un record negativo di 6-10.
Il coach Rich Brooks venne silurato al termine della stagione, nella quale Phillips corse per sole 632 yards, mettendo a segno 4 TDs.
Il 1997 vide l’arrivo di Dick Vermeil (che nel 1981 aveva guidato i Philadelphia Eagles al Super Bowl) come allenatore capo, oltre ad un completo rinnovamento del coaching staff.
Una delle prime mosse del nuovo coach fu quella di pescare nel draft l’OT Orlando Pace, che avrebbe costituito la pietra angolare sulla quale costruire una forte linea offensiva.
I Rams di Vermeil vinsero all’esordio contro i New Orleans Saints per 38-24.
Ma la striscia positiva non durò a lungo, poichè i Rams persero 10 delle successive 11 partite.
Ancora una volta, i Rams disputarono un buon finale di stagione, aggiudicandosi 3 degli ultimi 4 incontri, chiudendo sul 5-11.
Nella off-season, i Rams furono costretti a rilasciare Lawrence Phillips, e non solo per le sue scarse prestazioni sul campo.
Alla partenza del campionato 1998, i problemi dei Rams continuarono, con un record finale di 4-12.
Al termine della loro nona stagione perdente consecutiva, gli Arieti rilasciarono Tony Banks, QB troppo incline ai turnovers.
Molti esperti, alla vigilia della stagione 1999, pensavano che, con un QB sconosciuto, i Rams avrebbero vissuto la loro decima stagione negativa; Dick Vermeil veniva considerato un coach incapace, che aveva fatto ormai il suo tempo.
Guidati dal QB Kurt Warner, i Rams partirono col piede giusto, vincendo le prime 3 partite e realizzando ben 100 punti.
Nessuno prendeva i Rams sul serio, specie a pochi giorni dalla sfida contro i San Francisco 49ers, squadra che li aveva in precedenza ridicolizzati, e che gli Arieti non battevano da ben 9 anni.
Non solo i Rams vinsero quell’incontro, ma il sonante 42-20 costrinse il pubblico e gli addetti ai lavori ad annotarsi il nome del QB degli Arieti.

Kurt Warner
Due vittorie consecutive portarono i Rams ad un incredibile 6-0.
Nella Week 7, i Rams persero la loro prima partita stagionale per 24-21 in trasferta contro i Titans.
Vennero sconfitti nuovamente una settimana più tardi a Detroit, con i Lions che si imposero per 31-27.
Quando tutti cominciavano a pensare che i Rams stessero tornando alle vecchie abitudini, la squadra si riprese alla grande, vincendo le successive 7 gare e realizzando il miglior record della NFC.
Warner venne nominato MVP, lanciando per ben 4.353 yards e 41 TD passes; Marshall Faulk fu l’Offensive Player Of the Year, con 2.429 yards di total offense.

Marshall Faulk in azione
A Dick Vermeil fu attribuito il titolo di Coach Of the Year, dimostrando che i vecchietti avevano ancora qualcosa da dire.
I Rams persero l’ultima partita stagionale, peraltro ininfluente, e giunsero ai playoffs per la prima volta in 10 anni, con un eccellente record di 13-3.
Il 16 Gennaio 1999, la città di St. Louis ospitò per la prima volta una partita di postseason, che vide i Rams opposti ai Minnesota Vikings nel Divisional Playoff.
I 2 migliori attacchi della Lega battagliarono per tutto il pomeriggio, ed alla fine furono gli Arieti a spuntarla, con un impressionante 49-37.
A differenza di quanto accaduto contro i Vikings, il Championship NFC fu una sfida tra difesa ed attacco, dato che i Rams si trovarono di fronte il miglior reparto difensivo della Conference, quello dei Tampa Bay Buccaneers.
Non solo l’attacco, ma anche la difesa degli Arieti seppe farsi valere.
Verso la fine dell’ultimo quarto, i Rams si trovavano ancora in svantaggio per 6-5, quando Kurt Warner pescò libero il WR Ricky Proehl con un TD pass da 31 yds, che li portò in vantaggio per 11-6.
I Bucs si rifecero sotto, e sembravano in buona posizione per segnare il TD della vittoria, ma un passaggio decisivo in situazione di 3° down venne giudicato incompleto dopo l’instant replay.
Nel gioco successivo, i Rams fermarono definitivamente i Buccaneers, e staccarono il biglietto per il Super Bowl XXXIV.
La prima finalissima del nuovo millennio ebbe luogo ad Atlanta, ed i Rams si trovarono nuovamente di fronte i Tennessee Titans.
A differenza di quanto accaduto in regular season, la partita si sarebbe giocata al coperto, la condizione prediletta dai Rams.
Questi ultimi conducevano 16-0 nel terzo quarto, quando i Titans si rifecero sotto con un TD allo scadere della penultima frazione di gioco.
Dopo aver fallito una conversione da 2 punti, i Titans continuarono a giocare bene, giungendo al pareggio a 2’15” dalla fine del match.
La partita sembrava indirizzata sui binari dell’overtime, ma i Rams passarono nuovamente in vantaggio con un autentico missile da 73 yards, lanciato da Kurt Warner e ricevuto da Isaac Bruce, che portò gli Arieti a condurre per 23-16, con 1’54” sul cronometro.
La partita era ben lungi dall’essere finita, ed i Titans continuarono a guadagnare terreno.
A 7 secondi dalla fine, partendo dalle 7 yds dei Rams, i Titans avevano ancora una possibilità di pareggiare.
Steve McNair imbeccò Kevin Dyson a 3 yds dalla end zone, ma quando il TD sembrava ormai cosa fatta, Mike Jones placcò l’avversario a pochi centimetri dalla goal line, ed il tempo scadde.
I St. Louis Rams divennero così Campioni del Mondo; Kurt Warner completò il suo lungo viaggio dall’anonimato al titolo di MVP del Super Bowl, e Dick Vermeil si ritirò (temporaneamente, dato che divenne poi head coach dei Kansas City Chiefs) con il Vince Lombardi Trophy tra le mani.

Agli ordini del nuovo coach Mike Martz (in precedenza Offensive Coordinator di Dick Vermeil), nel 2000 i Rams vinsero le prime 6 partite stagionali, realizzando 37 o più punti in ognuna di esse
Ma a preoccupare fu la difesa, che concesse almeno 20 punti a partita.
La prima sconfitta stagionale giunse a Kansas City contro i Chiefs, che si imposero per 54-34, e ad aggravare la situazione vi fu la frattura ad un dito riportata da Kurt Warner.
Gli Arieti vinsero solo 3 delle successive 8 partite, nonostante le eccellenti prestazioni dell’Offensive Player of the Year, Marshall Faulk, del QB back up Trent Green, e di Kurt Warner, al suo rientro.
Il problema maggiore era rappresentato dal reparto difensivo, che concedeva più di 30 punti a partita.
La squadra giunse all’ultima giornata sul 9-6, ed aveva assoluto bisogno di vincere a New Orleans per aggiundicarsi l’ultimo posto disponibile per i playoffs.
I Rams la spuntarono per 26-21, ed una settimana dopo affrontarono nuovamente i Saints nella sfida di Wild Card: la difesa porosa degli Arieti concesse la bellezza di 31 punti, ed un coraggioso Kurt Warner non riuscì a condurre al successo i suoi, che furono sconfitti col punteggio di 31-28.
Dopo una stagione nella quale la difesa aveva affossato la squadra, nel 2001 il reparto venne completamente rivoluzionato; Lovie Smith divenne il nuovo Defensive Coordinator, e 7 dei 12 titolari vennero rimpiazzati.
La difesa mostrò evidenti progressi, ed i Rams partirono con 6 vittorie e 0 sconfitte.
Una battuta d’arresto giunse inaspettata in casa, con la sconfitta per 34-31 contro i New Orleans Saints.
I Rams si aggiudicarono le succesive 2 partite, prima di venire sconfittti dai Buccaneers in un combattutissimo Monday Night.
Gli Arieti rialzarono immediatamente la testa, vincendo le ultime 6 partite stagionali, chiudendo con un incredibile 14-2; Marshall Faulk vinse per la terza volta consecutiva il titolo di Offensive Player of the Year, e Kurt Warner fu MVP per la seconda volta in 3 anni.
Il sentiero verso il Super Bowl era tracciato; ciò di cui i Rams avevano bisogno erano 2 vittorie casalinghe.
I primi avversari furono i Green Bay Packers, e tutti si aspettavano una grande sfida tra gli attacchi: invece, i Rams dominarono su entrambi i fronti, forzando ben 6 turnovers e chiudendo con un sonante 45-17.
Nel Championship NFL, i Rams sconfissero i Philadelphia Eagles per 29-24 e volarono al Grande Ballo di New Orleans.
Gli Arieti avevano il favore dei pronostici, e venivano accreditati di ben 14 punti di vantaggio.
Ma la sorpresa era dietro l’angolo: l’attacco dei Rams faticò decisamente, e la fine del terzo quarto vedeva i Patriots avanti per 17-3.
Nell’ultima frazione, i Rams si risvegliarono, e con due TDs impattarono il punteggio sul 17-17.
Con 2 minuti sul cronometro, l’inerzia era tutta dalla parte dei Rams, ed i supplementari sembravano ormai scontati.
Tuttavia, la difesa di St. Louis permise ai Patriots di entrare in raggio da FG, che Adam Vinatieri mise a segno, ponendo fine all’incontro e dando inizio alla dinastia di New England.
Gli strascichi negativi della sconfitta nel Super Bowl si fecero decisamente sentire, dato che i Rams persero le prime 4 partite della stagione 2002.
Ad aggravare una situazione già pesante, si aggiunse la frattura alla mano di Kurt Warner.
Con Jamie Martin in cabina di regia, i Rams precipitarono a 0-5, dopo essere stati sconfitti per 37-13 in trasferta dai San Francisco 49ers.
Nella sfida della Week 6 contro gli imbattuti Oakland Raiders, i Rams decisero di affidarsi ad un altro quarterback, Marc Bulger, sperando di dare una svolta positiva alla stagione.
Con grande sorpresa, Bulger guidò la squadra a 5 vittorie consecutive, cominciando con un 28-13 contro i Predoni.
Sul 5-5, i Rams erano tornati improvvisamente in corsa per la post-season, e Kurt Warner tornò in azione tempestivamente, dato che anche Bulger aveva riportato un infortunio alla mano.
Ma Warner continuò a faticare, ed i Rams persero 2 partite consecutive, prima che una frattura da stress ponesse fine alla stagione di Kurt.
Il Rookie Of the Year del 2001 non aveva vinto nemmeno una partita in 7 apparizioni nel 2002, lanciando soli 3 TD passes e ben 11 intercetti.
Le cose peggiorarono ulteriormente la settimana successiva, allorquando i Rams (con Jamie Martin nel ruolo di QB) vennero maltrattati dai Chiefs, che si imposero per 49-10.
Bulger ritornò una settimana più tardi, e migliorò il suo record come titolare, passando a 6-0.
Ma la sua striscia positiva si arrestò sette giorni dopo, quando i Rams vennero sconfittti in trasferta dai Seattle Seahawks per 30-10.
Nell’ultimo Monday Night della stagione, Jamie Martin fu protagonista di un’eccezionale rimonta nell’ultimo quarto contro i 49ers.
Tuttavia, i Rams chiusero con un deludente record di 7-9
Ed eccoci al recente passato: la stagione 2003 si è chiusa con l’amaro in bocca per i Rams ed i loro tifosi, per varie ragioni.
La squadra ha vinto ancora una volta il titolo divisionale, con un record di 12-4 in regular season, e Torry Holt è divenuto il miglior ricevitore della Lega: ma questi bei risultati sono stati oscurati da un alone negativo per tutta la stagione, rivelatasi decisamente tumultuosa.

Isaac Bruce e Torry Holt, grande coppia di ricevitori
All’inizio, Martz aveva dichiarato che Kurt Warner sarebbe stato il QB titolare, e che sarebbe rimasto tale anche in caso di prestazioni non esaltanti.
Come tutti sanno, Kurt ha ‘ciccato’ la prima partita dell’anno, rimediando pure un trauma cranico per non essere stato protetto adeguatamente dalla linea, letteralmente travolto da una pass rush feroce.
Chi avrebbe mai immaginato che quella sarebbe stata l’ultima apparizione di Warner nei Rams nel 2003? Martz non ha mai spiegato, nè a Kurt nè ai tifosi, il perchè della sua esclusione, dopo che lo staff medico della squadra l’aveva ritenuto perfettamente guarito.
Marc Bulger è divenuto titolare, ed i Rams hanno vinto la maggior parte delle restanti partite affidandosi al reparto difensivo e/o alla gamba potente e precisa di Jeff Wilkins. I tifosi sono rimasti decisamente spiazzati, alle prese con la dicotomia Warner / Bulger per tutta la stagione.
Quello che doveva essere il QB pronto per i playoffs, cioè Bulger, ha invece dimostrato la propria inadeguatezza ed incapacità di reggere a simili pressioni, lanciando, nella sfida contro i Carolina Panthers, 3 intercetti decisivi e ritrovandosi senza la fiducia del suo allenatore, il quale si è peraltro rifiutato di gettare nella mischia un due volte MVP come Warner per provare a vincere, arrivando all’overtime e perdendo miseramente.
Definire la stagione 2004 altalenante è un blando eufemismo.
Ma andiamo con ordine: Kurt Warner ha lasciato St. Louis con destinazione N.Y. Giants, ma a metà stagione ha dovuto cedere il posto di titolare al giovane Eli Manning, che però ha avuto un impatto decisamente difficile con la NFL.
Marc Bulger è divenuto, pertanto, il titolare in posizione di QB, ed ha disputato una buona stagione, mostrando freddezza e capacità di leadership, ma anche una certa tendenza all’intercetto.

Marc Bulger
In attacco, Torry Holt si è confermato ancora una volta su livelli stratosferici; piacevole sorpresa è stato Kevin Curtis, autore di eccellenti prestazioni.
Nel backfield, va segnalato il primo anno da pro del HB Steven Jackson, che si è alternato con Marshall Faulk.
Il reparto che ha dato le maggiori delusioni è stato, tanto per cambiare, quello difensivo, complici anche numerosi infortuni (es. Archuleta e Williams), ma anche gli special teams si sono resi protagonisti di pessime prestazioni.
La squadra ha alternato gare eccellenti, come la vittoria esterna in OT contro i Seahawks (con una rimonta straordinaria nell’ultimo quarto) ed altre sinceramente imbarazzanti (la sconfitta casalinga contro i Saints, partita gettata al vento con alcune chiamate sciagurate di Martz).
Del tutto inaspettatamente, i Rams sono riusciti ad agganciare la post-season, dopo una rocambolesca vittoria in casa contro i Jets, nell’ultimo turno di regular season (record di 8-8).
Per la terza volta in stagione, gli Arieti si sono dovuti confrontare con Seattle, ed anche questa volta hanno avuto la meglio; tuttavia, una settimana più tardi, nulla hanno potuto contro i fortissimi Atlanta Falcons di Michael Vick, che li hanno schiantati con un impietoso 47-17.

Steven Jackson
La stagione 2005 dei Rams è iniziata col piede sbagliato.
Gli Arieti hanno infatti perso all’esordio contro i loro avversari storici, i San Francisco 49ers, per 28-25.
Il record è tornato in parità col successo esterno, per 17-12, contro i diretti rivali di Division degli Arizona Cardinals, capitanati dal grande ex, Kurt Warner.
La striscia positiva si è allungata a 2 partite, col successo interno contro i Tennessee Titans, battuti per 31-27.
Gli Arieti sono poi precipitati in una spirale negativa, perdendo i 3 successivi incontri in calendario. Dapprima, sono stati sonoramente bastonati dai futuri Campioni della NFC East, i New York Giants, che si sono imposti per 44-24. Poi, non solo hanno perso in casa contro i diretti rivali, i Seattle Seahawks (37-31), ma a Mike Martz è stata diagnosticata un’infezione cardiaca.
Joe Vitt è stato così nominato head coach ad interim.
Nella sua prima partita sulla panchina di St.Louis, i Rams sono stati schiantati per 45-28 dai futuri Campioni del Mondo, gli Indianapolis Colts; ma ad aggravare la situazione è giunto anche l’infortunio a Marc Bulger nel secondo quarto.
Il suo backup, Jamie Martin, ha poi trascinato gli Arieti nei vittoriosi incontri casalinghi contro i New Orleans Saints (28-17) ed i Jacksonville Jaguars (24-21).
Dopo il turno di riposo nella Week 9, pur con il rientro di Bulger nella formazione titolare, i Rams sono stati piegati per 31-16 in trasferta a Seattle dai Seahawks.
Tornati a casa, i Rams hanno perso la gara di ritorno contro i Cardinals (38-28), nella quale Kurt Warner si è preso la rivincita contro la sua ex squadra; ed in quell’occasione Bulger ha rimediato un altro infortunio alla spalla. Tuttavia, esso si è rivelato così grave da mettere la parola fine alla sua stagione.
Anche Jamie Martin si è a sua volta infortunato, nella successiva gara contro gli Houston Texans; il trauma cranico da lui subito ha così costretto il rookie QB Ryan Fitzpatrick a gettarsi nella mischia, nella sua prima partita di NFL.
Sulle prime, sembrava che i Texans potessero portare a casa il secondo successo stagionale, trovandosi in vantaggio per 24-3 all’intervallo; ma i Rams sono riusciti a rimontare alla grandissima, pareggiando il punteggio sul 27-27 e costringendo i padroni di casa all’overtime.
Alla fine, sono stati gli Arieti a spuntarla per 33-27, grazie ad un TD pass da 56 yards di Fitzpatrick per il WR Kevin Curtis.
Ma in seguito, Fitzpatrick non è stato all’altezza delle aspettative, ed i Rams (pur con il ritorno di Martin) hanno perso 4 gare di fila; dapprima contro i Washington Redskins in casa (24-9), poi in trasferta contro i Vikings (27-13) ed i Philadelphia Eagles (17-16), infine in casa per 24-20 contro i 49ers.
Ma la stagione si è chiusa con una nota positiva, grazie all’insperato (quanto inutile) successo esterno contro i Cowboys nel Sunday Night, col punteggio di 20-10.
Al termine del campionato, Mike Martz è stato licenziato.
I Rams si sono quindi messi alla ricerca di un nuovo head coach; dopo lunghi colloqui con vari allenatori, quando il favorito sembrava ormai essere il DC dei Bears, Ron Rivera, il 19 Gennaio 2006 la scelta è inaspettamente caduta su Scott Linehan, già offensive coordinator dei Miami Dolphins e dei Minnesota Vikings.
Il successivo 24 Gennaio Jim Haslett, ex allenatore capo dei Saints, è stato ingaggiato come defensive coordinator, firmando un triennale.
Un contratto della medesima durata è stato poi siglato, il 17 Marzo, dall’ex QB di Dolphins e Vikings, Gus Frerotte (fortemente voluto da Linehan).
In occasione del draft 2006, i Rams hanno speso la loro prima scelta per il CB di Clemson Tye Hill; sono stati poi selezionati il TE Joe Klopfenstein (da Colorado), il DT di LSU Claude Wroten, il TE di USC Dominique Byrd, il LB di Stanford Jon Alston, il DE di Indiana Victor Adeyanju, il WR di Virginia Marques Hagans, il LB di Northwestern Tim McGarigle, la guardia di Minnesota Mark Setterstrom e quella di Missouri Tony Palmer.
Il 1° Settembre 2006, i Rams hanno messo sotto contratto per un anno l’ex RB dei Carolina Panthers Stephen Davis.
L’esordio stagionale, in casa contro i Denver Broncos, è stato positivo, con la vittoria per 18-10. In quell’occasione, Jeff Wilkins ha messo a segno tutti i punti di St.Louis, con 6 FGs alll’attivo (record di franchigia per una singola gara), diventando il primo Rams a segnare 1.000 punti in carriera. Wilkins ha pure eguagliato un record di squadra di 7 FG tentati in una partita (già di Bob Waterfield)
La difesa ha concesso un solo TD, forzando ben 5 turnovers; 3 di questi ultimi sono stati intercetti, lanciati da una squadra che nel precedente campionato ne aveva consessi solo 7.
Il rookie Tye Hill ha intecettato un passaggio di Jake Plummer, mettendo così a segno il primo intercetto in carriera. Plummer ha anche subito 4 sacks, 2 dei quali da parte di Leonard Little.
Purtroppo, il centro Andy McCollum si è infortunato al ginocchio sinistro, e ha dovuto saltare l’intera stagione.
La settimana successiva, i Rams hanno fatto visita ai 49ers che, battendoli per 20-13, hanno allungato la loro striscia positiva contro gli Arieti, portandosi a 3.
In quell’incontro, si sono registrati altri infortuni, al tackle Orlando Pace (trauma cranico) ed al linebacker Pisa Tinoisamoa (gomito).
Nella Week 3, i Rams hanno espugnato il nuovo stadio dei Cardinals: al termine di un rocambolesco incontro, è stato Will Witherspoon, ricoprendo il fumble di Warner, a dare la vittoria ai suoi per 16-14.
Una settimana più tardi, Mike Martz, divenuto OC dei Detroit Lions, ha fatto ritorno all’Edward Jones Dome; i Rams hanno sconfito gli avversari, grazie al piede di Wilkins, alle corse di Jackson, al primo TD in carriera di Joe Klopfenstein ed alla meta del grande veterano Isaac Bruce.
Sette giorni più tardi, i Rams sono entrati nella Frozen Tundra di Green Bay; ed anche stavolta un fumble ricoperto (da Butler) ha dato la vittoria finale agli Arieti, impostisi per 23-20.
Sperando di poter continuare la striscia positiva, i Rams hanno fatto ritorno a casa per la sfida divisionale contro i Seattle Seahawks; ma stavolta la differenza l’ha fatta un FG di Josh Brown allo scadere, che ha dato la vittoria alla formazione di Mike Holmgren; da segnalare, in quell’incontro, un incredibile TD su passaggio di Torry Holt, che è riuscito miracolosamente a mantenere la palla in aria e a ad afferrarla evitando l’incompleto.
Dopo il turno di riposo, i Rams sono volati al Qualcomm Stadium di San Diego, per affrontare i Chargers.
Il grande protagonista dell’incontro è stato LaDainian Tomlinson, che ha trascinato i Bolts alla vittoria; la free safety di San Diego Marlon McCree ha riportato un fumble in meta per 79 yards.
Il record dei Rams è così passato sul 4-3.
Gli Arieti hanno quindi affrontato i conterranei Kansas City Chiefs: sono stati questi ultimi ad imporsi, grazie alle grandi prove di Tony Gonzalez e del QB Damon Huard.
Decisi ad interrompere la striscia negativa, gli Arieti sono volati a Seattle per il rematche contro i Seahawks: ma anche stavolta si sono dovuti inchinare ai diretti rivali, che si sono aggiudicati l’incontro. Come all’andata, il sigillo della partita è arrivato dal piede di Josh Brown.
Ed il record è ulteriormente peggiorato, con lo shutout (15-0) rimediato in Carolina per mano dei Panthers. in un incontro davvero bruttissimo.
I Rams hanno messo la parola fine alla striscia di sconfitte imponendosi in casa contro i 49ers, ma non senza faticare. La vittoria è infatti giunta con un TD pass di Bulger per Curtis allo scadere.
Il rematch contro Arizona ha invece avuto un esito opposto: guidati da Matt Leinart, al suo primo anno tra i pro, gli avversari hanno espugnato l’Edward Jones Dome, soprattutto grazie alle mani di Fitzgerald ed al piede di Rackers.
Ma la mazzata peggiore era dietro l’angolo: dopo anni di assenza, i Rams hanno avuto a disposizione la ribalta nazionale, ovvero il Monday Night, contro i fortissimi Chicago Bears.
Dopo un primo quarto senza segnature, i Rams hanno messo i primi punti a referto con il TD pass da 1 yard di Bulger per Torry Holt; ma gli Arieti hanno fallito la trasformazione dell’extra point a causa di un pessimo snap.
L’entusiasmo è svanito in una frazione di secondo: Devin Hester ha infatti riportato in meta il successivo kickoff, al termine di una cavalcata da ben 94 yards.
I Rams non si sono abbattuti, ripassando in vantaggio con una corsa in meta da 2 yards di Steven Jackson; i Bears hanno risposto colpo su colpo, pareggiando col TD pass da 34 yards di Rex Grossman per Bernard Berrian.
Appena prima dell’intervallo, St. Louis ha provato a riportarsi avanti, ma il FG di Wilkins è terminato largo a destra.
Nel terzo quarto, tutte le magagne difensive dei Rams sono venute allo scoperto: dapprima con la corsa vincente da 30 yards di RB Thomas Jones, e poi con il TD pass da 14 yards di Grossman per Muhsin Muhammad.
L’ultimo quarto ha visto i Bears prendere ulteriormente il largo, grazie alla corsa in TD del RB Adrian Peterson.
St. Louis ha tentato la rimonta, con il TD pass da 6 yards di Bulger per Holt; ma ci ha pensato nuovamente Hester a spegnere qualunque velleità, con il secondo kickoff riportato in meta della serata (stavolta per 96 yards). L’ultima, inutile segnatura dei Rams, il TD su corsa da 2 yards di Jackson.
Dopo 2 partite perse, i Rams hanno ritrovato la vittoria, superando in trasferta gli Oakland Raiders; grande protagonista, Steven Jackson, con 2 mete all’attivo.
Imponendosi per 20-0, gli Arieti hanno ottenuto il loro primo shutout dal 2003.
E la striscia positiva è proseguita anche la settimana dopo, con il successo casalingo contro i Washington Redskins.
In bella evidenza Jackson (1 TD su ricezione da 64 yards e quello decisivo su corsa da 15 yards), Jeff Wilkins e Stephen Davis.
Tuttavia, le speranze di playoffs dei Rams sono state spazzate via dalla vittoria, all’ultima giornata, dei Giants contro i Pellerossa.
Desiderosi di chiudere la stagione in modo positivo, i Rams hanno affrontato i Vikings al Metrodome di Minneapolis.
I Rams si sono alla fine imposti, grazie all’intercetto riportato in meta da Ronald Bartell, al piede di Wilkins, oltre che alle gambe ed alle mani di Stephen Jackson (3 TD su corsa ed uno su ricezione)
Grazie al successo sui Vichinghi, i Rams hanno terminato col record di 8-8.
Nella off-season, Scott Linehan ha operato diversi cambiamenti nel coaching staff.
In occasione dell’apertura della free agency, i Rams hanno scambiato una quinta scelta con i Detroit Lions per aggiudicarsi il DE James Hall.
Sono poi arrivati il forte WR Drew Bennett, il TE Randy McMichael, la safety e special teamer Todd Johnson, il punter Donnie Jones ed il WR/KR/PR Dantè Hall.
Il 26 Marzo, Marshall Faulk ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dall’attività.
Al draft, iniziato il 28 Aprile, con la 13ma scelta assoluta i Rams hanno puntato sul forte DE Adam Carriker, prodotto di Nebraska; la squadra ha fatto sapere che sarebbe passato a Defensive Tackle per aiutare nella difesa sulle corse. La seconda scelta degli Arieti è caduta sul fullback Brian Leonard, uscito da Rutgers, il cui stile di gioco ricorda quello di Jim Taylor.
Il secondo giorno si è aperto con la scelta del CB Jonathan Wade da Tennessee, del C Dustin Fry da Clemson, del DT Clifton Ryan da Michigan State, dell’OTackle Ken Shackleford da Georgia.
Con i compensatory picks, i Rams hanno preso il DT di Arkansas Keith Jackson ed il WR Derek Stanley da Wisconsin-Whitewater.
La stagione 2007 è stata un lungo incubo, inizato in casa contro i Carolina Panthers, impostisi per 27-13.
Sperando di riprendersi, i Rams hanno ospitato i 49ers nella Week 2. Pur essendo passati in vantaggio per primi, gli Arieti hanno finito per soccombere col punteggio di 17-16.
I Rams, con un pessimo 0-2 in avvio di campionato, sono volati a Tampa per la sfida interconference con i Buccaneers.
Ma gli Arieti sono tornati con le pive del sacco anche dalla Florida, battuti per 17-3.
La Week 4 ha visto i Rams ancora in trasferta, stavolta al Texas Stadium contro i Dallas Cowboys.
Questi ultimi, dopo un primo quarto privo di segnature, sono passati in vantaggio con un TD su corsa di Julius Jones. I Rams hanno poi pareggiato grazie ad un ritorno vincente di punt di Dante Hall da 85 yards.
Dopodichè, i Cowboys hanno messo la parola fine all’incontro: dapprima con una corsa vincente del QB Tony Romo da 15 yards, poi con 2 TD di Patrick Crayton ed uno di Jason Witten.
Senza alcuna segnatura negli ultimi 30 possessi in attacco, i Rams sono precipitati sullo 0-4.
Ancora alla ricerca della prima vittoria in campionato, nella Week 5 gli Arieti hanno ospitato gli Arizona Cardinals, senza però Marc Bulger, fuori con un paio di costole incrinate.
La partita, ricca di emozioni, ha visto il ritorno in campo, in quel di St.Louis, dell’indimenticato Kurt Warner, che ha portato i Cards al successo per 34-31.
Con un pessimo 0-5 in stagione, i Rams speravano di battere in trasferta i Baltimore Ravens, dotati di un attacco non certo irresistibile, pur a fronte di un’ottima difesa.
La trasferta ha avuto ancora un esito negativo per gli uomini di Linehan, sconfitti per 22-3 e ancora privi di Bulger.
Con quella sconfitta, i Rams sono passati sul 0-6 per la prima volta dal 1962, e per la seconda volta nella loro lunghissima storia.
In quell’occasione, St. Louis ha commesso 6 turnovers, 5 dei quali costituiti da intercetti di Frerotte.
Insieme ai Miami Dolphins, per la prima volta dal 2000 (Bengals e Chargers) due squadre hanno iniziato con un parziale di 0-6.
Nella Week 7, gli Arieti hanno affrontato in trasferta i Seattle Seahawks, che si sono imposti per 33-6; per la prima volta nella loro storia, i Rams hanno esordito con 7 sconfitte stagionali.
La Week 8 ha visto i Rams ospitare i Cleveland Browns. Quell’incontro ha visto il ritorno in campo di Steven Jackson dopo un infortunio all’inguine, ed è stato proprio lui a portare in vantaggio gli Arieti con una corsa vincente da 2 yards.
Ma alla fine sono stati gli ospiti a prevalere, col punteggio di 27-20, trascinati da un ottimo Derek Anderson.
Perdendo la partita, non solo i Rams sono arrivati al turno di riposo con un disastroso 0-8, ma sono diventati anche la prima squadra dal 2001 (Detroit Lions) ad iniziare con un simile parziale dopo aver concluso la precedente stagione sul .500 o meglio.
Reduci dal bye, i Rams, ancora a secco di vittorie, sono volati a New Orleans per affrontare i Saints, che avevano vinto 4 partite di fila.
E la tanto sospirata prima vittoria è finalmente arrivata: grazie a Steven Jackson, Randy McMichael, Isaac Bruce, Drew Bennett e Jeff Wilkins, i Rams hanno espugnato il Superdome col punteggio di 37-29.
Reduci dal primo successo stagionale, i Rams hanno fatto visita ai San Francisco 49ers. Ed anche stavolta sono stati gli Arieti a prevalere, grazie al TD di Holt ed al piede di Wilkins, che hanno dato ai Rams la vittoria per 13-9. Da segnalare anche la prestazione della difesa (2 INT).
La striscia vincente si è però bruscamente interrotta nella Week 12: i Seahawks hanno infatti espugnato l’Edwards Jones Dome col punteggio di 24-19.
Gli Arieti si sono ripresi la settimana successiva, superando, tra le mura amiche, gli Atlanta Falcons per 28-16.
Nella Week 14, i Rams, ospiti dei Bengals, sono stati sconfitti per 19-10.
La striscia negativa è continuata nella Week 15, con la sconfitta interna per 33-14 per mano dei Green Bay Packers del mitico Brett Favre, e poi nella Week 16, sempre in casa, contro i Pittsburgh Steelers per 41-24.
Questa partita va mezionata per un motivo diverso dal pesante passivo rimediato; in occasione di un quarto tentativo giocato alla mano, il lancio di Bulger è stato intercettato e riportato in meta dagli Steelers; in quell’occasione, un giocatore solitamente pacato come Torry Holt è sbottato, mandando testualmente a quel paese il proprio coach.
Segno, questo, di una tensione ormai ad altissimo livello, e dell’incomunicabilità tra Linehan (sempre troppo sicuro di sè, ma senza grandi risultati) ed i suoi giocatori.
Ma l’incontro va ricordato anche per la cerimonia, tenutasi nell’intervallo, nel corso della quale i Rams hanno ufficialmente ritirato la maglia n. 28 di Marshall Faulk, che ha così salutato il pubblico che per anni lo ha osannato.
La lunga via crucis bluoro si è conclusa con l’ennesima sconfitta, rimediata in Arizona per mano di Kurt Warner e dei suoi Cardinals, vittoriosi col punteggio di 48-19.
Lineha, nonostante la disastrosa annata, è stato riconfermato dal Presidente Shaw, e ci sono stati degli avvicendamenti nel coaching staff: licenziato Greg Olsen, Al Saunders è stato scelto come nuovo offensive coordinator.
La off-season si è però aperta con una triste notizia per i Rams ed i loro tifosi: è infatti scomparsa la proprietaria del team, Georgia Frontiere, che aveva guidato la squadra dopo la morte del marito Carroll Rosenbloom.
Fonti dell'articolo:
http://www.sportsecyclopedia.com/nfl/crams/clevrams.html
http://www.sportsecyclopedia.com/nfl/larams/larams.html
http://www.sportsecyclopedia.com/nfl/stlrams/stlrams.html
http://planetrams.5u.com/ramshistory.html
http://www.cris.com/~cyberdad/stlrams/history.html
http://en.wikipedia.org/wiki/2006_St._Louis_Rams_season
http://en.wikipedia.org/wiki/2007_St._Louis_Rams_season
Il sopra riportato testo costituisce una traduzione dell’elaborato originale, i cui diritti di proprietà intellettuale spettano interamente ed esclusivamente al relativo Autore.
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