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La Storia dei Redskins - Parte II

a cura di Dave Lavarra
Data dell'articolo 10/06/2005 | Categoria dell'articoloSquadre | Commenti all'articolo 2 Commento/i | Link permanente all'articolo Link

Il 1971 fu la prima stagione di George Allen alla guida della franchigia: Allen aveva alle spalle una lunga militanza come defensive coordinator dei Chicago Bears, dove lavorò diversi anni con il leggendario George Halas; assieme a lui arrivò un 31enne quarterback che al college aveva giocato come running back a Ucla, tale Billy Kilmer.
Kilmer partì da titolare da subito, in quanto il 37enne Sonny Jurgensen si infortunò prima della stagione lasciando via libera al nuovo arrivato, dimostrandosi uno dei quarterbacks più duri e combattivi della storia dei Pellerossa. Non importava quanto fosse acciaccato o quanti colpi avesse preso in una partita, lui non mollava per niente al mondo.

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Billy Kilmer

I Redskins vinsero le prime 5 partite della stagione, terminata al secondo posto nella Nfc East con un record di 9-4-1, che valse la prima qualificazione ai playoffs in ben 26 anni di sofferenza.

Il record fu infatti sufficiente per raggiungere una partita di wild card contro i San Francisco 49ers, che però i Redskins persero per 24-20 dopo essersi fatti rimontare un vantaggio iniziale di 10-3; la prematura uscita dai playoffs non mise tuttavia in secondo piano una stagione che segnava l’inizio di una nuova era, lontana dalle 26 annate consecutive senza partite di postseason.
Billy Kilmer concluse il primo anno a Washington con 166 passaggi completi e 2.221 yards lanciate, mentre il running back Larry Brown, giunto al suo terzo anno, raggiunse gli onori di All-Pro correndo 100 o più yards in 6 partite, tenendo una media di 4.7 yards per portata e collezionando 1.125 yards, diventando il primo running back nella storia della franchigia ad infrangere la barriera delle 1.000 yards.

Nel 1972 il casco di Washington subì la trasformazione definitiva: il colore diventò burgundy come la maglia ed il logo della freccia lasciò il posto ad un cerchio contente la testa di un indiano con tanto di penne a chiudere il cerchio stesso, lo stesso casco che possiamo vedere indossato dai giocatori attualmente.
Billy Kilmer fu nominato titolare per il secondo anno consecutivo, nonostante Jurgensen avesse recuperato dagli acciacchi, e l’attacco era molto solido, in quanto composto dal duo di ricevitori più pericoloso di allora, Charley Taylor e Roy Jefferson, ed un tight end eccellente in fase di ricezione come Jerry Smith.

La stagione partì sulla falsariga di quella precedente con 4 vittorie nelle prime 5 partite, nelle quali i Pellerossa sconfissero i Vikings, i Cardinals due volte e gli Eagles, perdendo solamente la partita contro i Patriots a causa di un field goal sbagliato negli ultimi secondi da Curt Knight.
Nella sesta settimana di gioco, in vista del “derby” contro i Cowboys, Allen decise di lasciare in panchina Kilmer che non lo aveva soddisfatto contro New England per lasciare spazio al vecchio Jurgensen.

Dopo un pessimo inizio Washington riuscì a rimettere in piedi la partita grazie ai TD di Larry Brown e del fullback Charlie Harraway: il 24-20 durò fino alla fine della partita, in quanto la forte difesa degli ‘Skins, battezzata da Allen la “Over The Hill Gang” non concesse più nulla agli avversari avverando la previsione prestagionale del coach, il quale aveva dichiarato che i Redskins avrebbero dettato il ritmo della Division ed i Cowboys sarebbero restati dietro.

In seguito arrivarono 6 vittorie consecutive, grazie alle quali il record diventò un impressionante 11-1 e la Nfc East venne vinta matematicamente con due giornate da giocare, facendo diventare le sconfitte contro Bills e Cowboys in chiusura di stagione prive di significato.
Nel frattempo Billy Kilmer si riguadagnò i gradi di titolare, a causa anche di un infortunio che mise fine alla stagione di Jurgensen nella Week 7; Kilmer concluse la regular season come quarto miglior quarterback della Lega nelle statistiche.
Charley Taylor registrò 673 yards su 49 ricezioni, mentre Roy Jefferson ne guadagnò 550 in 35 prese; Larry Brown corse per 1.216 yards, record di franchigia del tempo, segnando 12 TDs nelle prime 11 partite e correndo per 191 yards in una partita contro i Giants.
La difesa non fu da meno e concesse 218 punti agli avversari, prima in tutta la Nfc.
Brown, Kilmer, e Taylor furono convocati per il Pro Bowl assieme a Chris Hamburger, Speedy Duncan e Len Hauss; Ken Houston, safety prelevata dagli Oilers due anni prima, pur senza andare alla partita delle stelle giocò una grande stagione, in cui si confermò arma perfetta contro i Cowboys, affrontando i quali sembrava avere il vizio di effettuare sempre grandi giocate, spesso decidendo delle partite.

I Redskins affrontarono la prima gara di playoffs all’Rfk contro i Green Bay Packers, vincitori della Nfc Central con un 10-4: per Green Bay si trattò del secondo incontro giocato nella Capitale quell’anno, dopo che nel primo erano stati sconfitti per 21-16.
George Allen vide realizzarsi il suo piano di gioco da subito: la difesa ridusse al minimo il gioco di corsa avversario concedendo solo un field goal nel secondo quarto, ovvero gli unici punti che subirono quella sera, mentre l’attacco dominò il ground game lanciando per lo stretto necessario. L’unico TD della partita arrivò proprio da un passaggio di 32 yards di Kilmer per Jefferson, mentre il lavoro offensivo fu completato da 3 field goals di Knight.
Finì 16-3 per i Redskins, con la difesa che concesse due primi downs su corsa ai Packers, i quali registrarono sole 78 yards di total offense.

Per la prima volta dal 1945 Washington si qualificò per il Championship della Nfc, dove incontrarono i rivali di sempre, i Cowboys, che avevano sconfitto i 49ers per 30-28 nel round precedente: davanti a più di 53.000 spettatori i Redskins dominarono quell’incontro, concedendo solamente un field goal per la seconda partita consecutiva e vincendo per 26-3.
Le segnature arrivarono grazie a 2 passaggi da TD di Kilmer per Charley Taylor, uno di 15 e l’altro di 45 yards, mentre l’opera fu completata dai calci piazzati da Knight; la vittoria valse il biglietto per andare a disputare il Super Bowl al Los Angeles Coliseum, avversari i Miami Dolphins di Don Shula e Bob Griese, ancora imbattuti in stagione.

I Dolphins avevano un attacco aereo esplosivo, un running game potente e la miglior difesa della Lega, che quell’anno aveva concesso solo 12 punti a partita.
I Redskins si trovarono di fronte ad una squadra che aveva delle caratteristiche molto simili alle sue, e la prima fase della partita lo dimostrò in pieno, quando ci vollero 5 cambi di possesso prima di vedere un drive movimentato.
Sul finire del primo quarto, infatti, i Dolphins misero in piedi il drive che portò al 7-0: Bob Griese prese lo snap dalla linea delle 28 yards e con un lancio perfetto trovò Howard Twilley per i primi punti della contesa.
Poi difese presero nuovamente il sopravvento e specialmente l’attacco di Washington soffrì molto nel muovere il pallone. I Redskins terminarono il primo tempo senza impensierire la difesa di Miami, che a due minuti dall’intervallo fece una giocata fondamentale: il linebacker Nick Buoniconti intercettò un passaggio di Billy Kilmer facendo rientrare Bob Griese che, con due giocate in scramble e due passaggi completati, lanciò il secondo TD di giornata, questa volta nelle mani di Jim Kiick.
Il terzo quarto fu altrettanto infruttuoso per i Pellerossa, a causa anche di un field goal sbagliato da Knight; se non altro la difesa tenne alto il morale di squadra portando a casa un intercetto in endzone ai danni di Griese.
I Redskins trovarono il drive più lungo di giornata, 79 yards, solo nell’ultimo quarto arrivando sulla linea delle 10 avversarie: Kilmer, però, si fece intercettare in area di meta.
L’intercetto venne riportato fino a metà campo, ed un paio di giochi dopo ci fu un tentativo di field goal da parte di Miami: il calcio di Garo Yepremian venne bloccato da Bill Brundige e la palla tornò in mano al kicker dei Dolphins che, in confusione, la gettò direttamente nelle mani del cornerback Mike Bass, il quale riportò l’ovale per 49 yards riducendo il distacco a 7 punti.
I Redskins ebbero poi un’ultima possibilità per tentare il pareggio, ma la difesa di Miami non concesse più nulla ed il 14-7 finale diede ai Dolphins la perfect season ed ai Redskins una grossa delusione dopo una grandiosa stagione.

Nei due anni successivi arrivarono altrettante qualificazioni consecutive ai playoffs, con l’identico record di 10-4 ottenuto sia nel 1973 che nel 1974; nel primo caso i Redskins vennero sconfitti nella Wild Card dai Minnesota Vikings per 27-20, mentre l’anno successivo l’uscita fu nuovamente prematura ma stavolta causata dai Rams, che eliminarono Washington vincendo per 19-10 a Los Angeles.
Il 1974 fu l’ultimo anno della carriera di Jurgensen, che giocò dividendosi gli snaps con Kilmer, lanciando per 1.185 yards con 11 TD e 5 intercetti.
Alla fine di quella stagione ebbero luogo due eventi storici: i Redskins acquisirono dalla Cfl un giovane quarterback, Joe Thiesmann, e furono acquistati da Jack Kent Cooke, un altro distinto signore con molta personalità.

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Joe Theisman

Il finale di stagione del 1975 fu alquanto convulso: Washington aveva un record di 8-4 ed il calendario impose a due partite dal termine il classico scontro con Dallas, a pari record, e con le stesse ambizioni di arrivare ai playoffs; Charley Taylor, inoltre, aveva bisogno di 2 ricezioni per infrangere il record di ogni epoca di palloni ricevuti di quel tempo. 
I Cowboys però prevalsero quel giorno per 31-10 e Taylor non riuscì a prendere nemmeno un passaggio, riuscendo solamente la settimana successiva a superare il record di ricezioni; i Pellerossa vennero nuovamente sconfitti, e con il record di 8-6 rimasero esclusi dai playoffs, arrivando al terzo posto nella Nfc East.
La nota positiva fu rappresentata dal running back Mike Thomas, scelto proprio in quell’anno, che guidò le statistiche di corsa della squadra con 919 yards, aggiungendovi 483 yards su ricezione, guadagnandosi il premio di Rookie Of The Year. Thomas ebbe un modo singolare di segnare la sua prima partita da 100 yards: semplicemente, le guadagnò tutte nel secondo tempo, in quanto nel primo era stato tenuto in panchina.
Sempre nel 1975 i Redskins firmarono un tackle dalle dimensioni enormi, che per i successivi 14 anni sarebbe stato l’ancora della linea difensiva ed il terrore degli attaccanti avversari: Dave Butz, “The Master of Intimidation”.

Nel 1976 i Redskins tornarono ai playoffs vincendo le ultime 5 partite della regular season, terminando per la terza volta in quattro anni con il record di 10 vittorie e 4 sconfitte, e raggiungendo il posto per la Wild Card: ottenero dunque l’accesso ai playoffs per la quinta volta in sei anni, dopo due decenni e mezzo senza riuscirvi; purtroppo l’esito fu ancora quello delle annate precedenti, ed alla prima partita di postseason i Pellerossa furono eliminati nuovamente dai Minnesota Vikings, che vinsero per 35-20.
Mike Thomas concluse la stagione superando le 1.000 yards diventando il secondo giocatore a riuscirvi nella Capitale, e la sua stagione lo vide correre per 195 yards in una sola partita, contro i Cardinals, ovviamente record di franchigia.
Alla fine della stagione, Larry Brown annunciò il suo ritiro, concludendo come migliore di sempre nella franchigia nelle statistiche su corsa con 5.875 yards: a ciò aggiunse 19 partite da 100 o più yards, 2.485 yards su ricezione e 55 TDs, dei quali 35 su corsa. 

Il 1977 fu l’ultima stagione in cui la squadra venne allenata da George Allen: nonostante l’attitudine vincente che aveva riportato a Washington, con 7 stagioni consecutive con un record positivo, fu infatti sollevato dall’incarico dopo che la squadra non si era qualificata per la postseason.
Il suo posto vene preso da Jack Pardee, ex linebacker titolare e componente della “Over The Hill Gang”.

Joe Thiesmann fece finalmente il suo esordio nella stagione 1978, dato che Kilmer e Jurgensen avevano rispettivamente 34 e 40 anni ed anche in considerazione delle attitudini totalmente nuove portate da Pardee alla squadra. Era infatti noto l’attaccamento di Allen ai veterani, mentre il nuovo coach decise di puntare, oltre che su Thiesmann, su un running back arrivato in città nel 1976, che veniva usato come backup del titolare Mike Thomas o come suo bloccatore.
Quel running back, John Riggins, avrebbe scritto pagine di storia della squadra di lì a breve…

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John Riggins

Washington vinse le prime 6 partite di quel campionato, seconda miglior partenza dopo il 7-0 dei tempi di Slingin’ Sammy Baugh, ma nella seconda parte ottenne solo 2 vittorie, compilando un record in pareggio con 8-8 e rimanendo fuori dai playoffs.
John Riggins diventò il terzo running back nella storia della franchigia a superare la barriera delle 1.000 yards con 1.014, mentre Thiesmann completò 187 passaggi per 2.593 yards, compilando la miglior performance degli ultimi 8 anni per un quarterback dei Redskins.

Il 1979 fu un anno beffardo: i Pellerossa si trovarono all’ultima giornata a doversi scontrare con i Cowboys con in palio il titolo della Nfc East, dato il record alla pari delle due franchigie.
Nel quarto periodo sembrava che le cose si fossero messe per il verso giusto, con Washington avanti per 34-21 grazie anche ad una corsa vincente di Riggins da 66 yards; Dallas, guidata da Roger Staubach, trovò però il modo di rimontare ed i Redskins terminarono il campionato secondi nella division a 10-6, e fuori dai playoffs a causa del tiebreaker.

L’annata terminò così bruscamente, nonostante il secondo maggior numero di punti ammassati in stagione, 348, con Thiesmann a lanciare 233 completi per 2.797 yards e 20 TD, oltre a segnarne 4 lui stesso su corsa; John Riggins terminò con 1.153 yards su corsa, diventando il primo Redskin a guadagnare più di 1.000 yards in 2 stagioni consecutive, evento che gli fece richiedere un aumento anno di $ 500.000. Non avendo ottenuto una risposta positiva alla sua richiesta, Riggins decise di saltare interamente la stagione 1980 per protesta.

Quel campionato finì con un poco felice 6-10 e con il licenziamento di Jack Pardee, che venne sostituito dalla leggenda per eccellenza: Joe Gibbs. Nel primo round del draft 1980, inoltre, la dirigenza scelse un ricevitore che avrebbe riscritto in seguito molti dei records della Nfl, Art Monk.

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Art Monk in azione

Il primo anno di Gibbs fu contornato dalle polemiche dei fans, che si aspettavano un immediato ritorno ai playoffs: Washington, però, terminò con un bilancio in pareggio (8-8) dopo una terribile partenza (0-5) ed una buona seconda parte di campionato.
Le uniche buone notizie furono i 293 passaggi completati da Thiesmann, allora record di franchigia, con 3.566 yards lanciate, seconda miglior prestazione di sempre, ed il ritorno in campo di Riggins dopo l’anno di inattività con il risultato di essere numericamente ancora il miglior running back di squadra.

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La grinta di Joe Gibbs sulla sideline

Il 1982 fu un anno da ricordare: i Redskins partirono forte vincendo le prime 2 partite prima che il campionato fosse fermato da uno sciopero dei giocatori che durò ben 2 mesi.
Al ritorno in campo, fortunatamente, le cose non cambiarono: i Pellerossa vinsero 5 volte su 6 terminando al primo posto della Nfc East con il record di 7-1 ed il kicker Mark Moseley venne eletto Mvp della lega, evento straordinario dato il ruolo ricoperto dal giocatore; Moseley fu determinante in 4 delle 7 vittorie di Washington ed in 2 partite consecutive segnò gli unici punti dell’attacco, guadagnandosi quindi l’ambìto premio.

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Mark Moseley

Nei playoffs, i Redskins non si arrestarono davanti a nessuno, eliminando i Lions vincendo per 31-7, sbarazzandosi dei Vikings per 21-7 nel secondo turno e vincendo anche la finale della Nfc contro i Cowboys per 31-17. In queste 3 partite Riggins corse rispettivamente per 119, 185 (record di franchigia per i playoffs) e 140 yards.

Quel Championship non fu ricordato solo per l’ennesima prestazione gradiosa di Riggins, ma anche per quella decisiva del defensive end Dexter Manley: scelto un anno prima al quinto round del draft, Manley stese il quarterback titolare di Dallas Danny White, procurandogli una commozione celebrale che lo costrinse a lasciare la partita e deviò un passaggio del suo sostituto Gary Hogeboom nelle mani di Darryl Grant, che grazie a questo intercetto riportato in meta segnò i punti decisivi della contesa.

Il Super Bowl XVII si disputò al Rose Bowl di Pasadena in California, e fu l’occasione per Washington per vendicarsi della sconfitta di dieci anni prima dovendo fronteggiare i Miami Dolphins, i vincitori della Afc dopo una regular season da 11 vittorie ed una sola sconfitta.
Era lo scontro tra la migliore difesa del 1982, quella di Miami, chiamata “Killer Bees”, contro la storica linea offensiva dei Redskins, formata dai mitici “Hogs” con elementi quali Joe Jacoby, Russ Grimm, Jeff Bostic, Fred Dean e George Starke, insomma uno scontro da sogno che sarebbe diventato realtà di lì a poco.

La partita vide Washington cominciare con l’imposizione del gioco di corsa e con Thiesmann a lanciare passaggi a corto raggio ad alta percentuale, ma i primi a segnare furono comunque i Dolphins, grazie ad un passaggio in profondità del quarterback David Woodley da 76 yards per il receiver Jimmy Cefalo.
I Redskins riuscirono a muovere bene il pallone, ma non furono in grado di arrivare in posizioni interessanti per segnare: solo una giocata di Dexter Manley nel secondo quarto diede loro la prima segnatura della giornata.

Manley arrivò a mettere le mani addosso a Woodley facendogli perdere il possesso dell’ovale, che venne ricoperto da Dave Butz sulle 46 yards avversarie, posizione dalla quale l’attacco produsse guadagni per 32 yards, che permisero a Moseley di mettere i primi 3 punti a referto per i suoi colori.
I Dolphins risposero con un lungo drive che si fermò sulla linea delle 3 yards di Washington, che fruttò un field goal di Uwe Von Schamann per il 10-3 provvisorio, ma nel drive successivo gli Hogs cominciarono ad annullare la pass rush avversaria ed a permettere a Thiesmann di cominciare a guadagnare terreno consistentemente.

La serie finì con il passaggio vincente di Thiesmann da 4 yards per il receiver Alvin Garrett che pareggiò le sorti dell’incontro, ma sul kickoff successivo le cose cambiarono ancora, quando Fulton Walker riportò in meta il pallone per 98 yards ridando l’immediato vantaggio ai Dolphins sul finire del primo tempo, senza sapere che Miami non avrebbe più segnato.

I Redskins aprirono le segnature del secondo tempo con un field goal di Moseley settato da una reverse di 44 yards di Garrett, quindi, recuperato il possesso, Thiesmann fece una delle giocate più importanti della partita: il quarterback vide un suo passaggio alzato in aria dal defensive tackle Kim Bokamper e riuscì comunque a deviare il pallone dalle mani del difensore mentre l’ovale ricadeva a terra, trasformando un intercetto sicuro in un passaggio incompleto.

Nel quarto periodo Washington prese il comando della partita per la prima volta: su un 4° e 1 sulle 43 yards di Miami, Gibbs chiamò un gioco di corsa e Riggins, anziché guadagnare solo il primo down, riuscì ad arrivare quasi indisturbato in meta andandosene sul lato sinistro anziché andare nel mezzo come pensava la difesa avversaria.
Quindi Riggins con le sue portate trasportò l’attacco sulle 6 yards avversarie e Theismann chiuse la partita con un passaggio per Charlie Brown, fissando il punteggio finale sul 27-17, con una difesa che non concesse nessun passaggio completato a Woodley.

I Redskins vinsero il loro primo Super Bowl, nonché il loro primo titolo dal 1942: John Riggins, avendo corso per 166 yards in 38 portate, allora record per la manifestazione, ed avendo prodotto più di 100 yards per la quarta partita di postseason consecutiva, fu nominato MVP della finale all’unanimità.

L’anno successivo, il 1983, vide due aggiunte molto importanti in difesa, ed infatti nel draft vennero scelti il defensive end Charles Mann ma soprattutto il cornerback Darrell Green, colonna della difesa per due decenni.
La regular season finì con un ottimo 14-2 grazie al record di punti segnati in una stagione con 541 (infranto poi dai Rams nel 1999), e con Joe Thiesmann nominato Mvp offensivo della Lega.
La difesa concesse ben 332 punti in un’annata che vide molte partite vicine nel punteggio, come la sconfitta inaugurale contro Dallas per 31-30, come la vittoria emozionante sui Raiders per 37-35, oppure come la sconfitta per mano di Green Bay per 48-47; ancora una volta John Riggins superò se stesso, correndo per 1.347 yards in 347 portate, records di franchigia resistiti fino a pochi anni fa. 
I playoffs cominciarono con una netta vittoria ai danni dei Los Angeles Rams per 51-7, con sole 16 yards su corsa concesse ad Eric Dickerson, e proseguirono con la disputa del Championship contro i San Francisco 49ers di Joe Montana.

Davanti al 113mo tutto esaurito consecutivo, i Redskins cominciarono forte: dopo un primo quarto senza segnature, Washington segnò 21 punti consecutivi con 2 passaggi da TD di Thiesmann per il tight end Clint Didier e per Charlie Brown, e con una corsa da 1 yarda di Riggins propiziata da un fumble forzato e recuperato da Darrell Green.
La partita sembrò in ghiaccio, ma con Joe Montana in campo tutto era possibile: Golden Joe portò i 49ers a segnare in 3 drives pareggiando di fatto la partita con due passaggi vincenti per Mark Wilson ed uno per Freddie Solomon lasciando di stucco l’ammutolito Rfk Stadium, ormai sicuro di avere il biglietto per il Super Bowl già in tasca.
Thiesmann ingegnò quindi un drive perfetto, che vide i Niners sanzionati con due penalità sospette ma che si concretizzò con il field goal di Mark Moseley per il 24-21: Moseley si dimostrò calmo e freddo, nonostante avesse avuto la sua peggior giornata in carriera avendo sbagliato in precedenza ben 4 calci.

Il Super Bowl XVIII vide Washington andare contro i Raiders, già affrontati in regular season, a Tampa, Florida. Fu una disfatta.

I Raiders colpirono per primi segnando un TD con Derrick Jensen, che bloccò un punt calciato dall’interno della endzone di Washington e ricoprì il pallone per la prima segnatura di Los Angeles; quindi Jim Plunkett e Cliff Branch segnarono un’altra meta portando il parziale sul 14-0 nel primo quarto.
I Redskins faticarono parecchio in attacco e non riuscirono ad impensierire veramente gli avversari; per tutto il primo tempo riuscirono ad affacciarsi per sole due volte nei pressi del territorio favorevole e ne vennero fuori solamente con 3 punti, a causa di un 1/2 di Moseley.
Sul finire del primo tempo, Thiesmann commise un errore grave: anziché far terminare il tempo (mancavano 12 secondi) fintò un handoff sul running back per poi lanciare in direzione di Joe Washington, ma il linebacker avversario Jack Squirek non cadde nella finta intercettando il passaggio e riportandolo in meta per il 21-3 che chiuse la prima frazione.

L’unico TD di giornata dei Pellerossa venne segnato da John Riggins in apertura di terzo quarto dopo un drive da 70 yards: a conferma che le cose non andavano bene Moseley si vide bloccare il tentativo di extra point.
I Raiders chiusero la partita poco dopo: nel drive successivo Marcus Allen segnò con una corsa da 5 yards, replicata poco più tardi dalla storica galoppata dello stesso per 74 yards, record per il Super Bowl resistito fino al 2006, che diede il 35-9. I giochi erano dunque fatti, Los Angeles segnò altri 3 punti nell’ultimo quarto come punto esclamativo su una vittoria che al tempo fu eclatante, perché ottenuta con il più ampio divario di punti della storia.

Nel 1984 i Redskins si qualificarono nuovamente per i playoffs dopo una regular season incerta, fatta di alti e bassi, con 2 sconfitte nelle prime 2 partite, 5 vittorie consecutive, poi un parziale di 2-3 ed infine altre 4 vittorie di fila, che portarono il bilancio ad 11-5; Washington giocò all’Rfk Stadium contro i Chicago Bears quell’anno e fu sconfitta per 23-19, perdendo la possibilità di giocare il terzo Championship consecutivo.

Nel 1985 i Pellerossa persero 3 delle prime 4 gare e si ritrovarono a giocare un’importante partita nel Monday Night Football il 18 novembre con il record in pareggio, 5-5.
La contesa fu fatale a Joe Thiesmann: al fine di sorprendere la difesa newyorkese, il quarterback eseguì assieme a John Riggins una flea-flicker, con il running back che dopo l’handoff restituì l’ovale a Thiesmann; tre difensori dei Giants non caddero nella trappola e schiantarono il quarterback a terra provocandogli una frattura della gamba, che fece terminare proprio quel giorno la carriera del regista, il quale venne sostituito così dall’esordiente Jay Schroeder. Thiesmann uscì di scena con 2.044 passaggi completati, 25.206 yards (ambedue records di franchigia), e con un rating in carriera di 77.4.
La regular season finì con un record di 10-6, con l’esclusione dalla postseason per il tiebreaker e con l’annuncio del ritiro di John Riggins dal football. 

Schroeder fu il titolare per la stagione 1986, e produsse dei numeri molto interessanti grazie ad un braccio equivalente ad un cannone e a due solidi ricevitori come Art Monk ed il nuovo arrivato Gary Clark, mai scelto dalla Nfl e firmato come rookie free agent da Washington.
Schroeder registrò 420 e 378 yards in partite consecutive contro Giants e Vikings, e finì quell’anno con il record di franchigia per yards passate in singola stagione con 4.109, diventando il primo Redskin della storia a superare la soglia delle 4.000 yards.
La regular season regalò un record di 12-4, e nella wild card Washington ebbe ragione dei Rams con una vittoria per 19-7; quindi i Redskins sorpresero i campioni in carica di Chicago al Soldier Field vincendo per 27-13 dopo aver concesso sole 87 yards di total offense nel secondo tempo, ma vennero poi eliminati nel Championship, dove uscirono sconfitti per 17-0 dai Giants in un giorno freddo e ventoso a New York.

L’anno seguente fu quello buono per tornare al Super Bowl, nonostante la decisione dei giocatori Nfl di scioperare, così le squadre iniziarono il campionato ugualmente, ma con dei rincalzi al posto dei titolari; i Redskins vinsero 6 delle prime 7 partite e le riserve terminarono il loro operato sconfiggendo i Cowboys per 13-7, prima della fine dello sciopero.
Al ritorno in campo, Jay Schroeder si infortunò subito, e finì per perdere il posto a vantaggio di un quarterback di colore che sarebbe stato presto ricordato nella storia dei Pellerossa: Doug Williams. La stagione regolare si concluse con la vittoria di Washington nella Nfc East, grazie al record di 11-4, e la prima partita di playoffs li vide contro i Chicago Bears: sotto per 14-0 con Williams titolare, i Redskins tornarono in partita nel secondo tempo grazie anche ad un punt return di Darrell Green da 52 yards, finendo col vincerla per 21-17 e qualificandosi per il Championship contro i Minnesota Vikings.

In quella gara, in costante parità a 5 minuti dal termine, Williams trovò il TD della vittoria grazie alla decisiva ricezione di Gary Clark in endzone e preservando il vantaggio grazie ad un placcaggio decisivo ancora di Green, che giocò quella partita con una costola incrinata e garantì l’accesso al Super Bowl che si sarebbe disputato a San Diego, avversari i Denver Broncos di John Elway.

Washington, al terzo Super Bowl in sei anni, iniziò male la gara non riuscendo a fare nulla nel primo quarto e ritrovandosi sotto per 10-0, senza sapere che i punti segnati dai Broncos sarebbero stati gli ultimi di tutta la serata e che sarebbero finiti seppelliti dai Pellerossa della capitale in una prova senza precedenti.

I Redskins infransero un record del Super Bowl ammassando 35 punti nel solo secondo quarto con 4 passaggi da TD di Williams ed una corsa vincente da 58 yards dello sconosciuto Timmy Smith, una scelta di quell’anno di quinto round da Texas Tech, che ripetè la segnatura nel secondo tempo e terminò la partita con 204 yards su corsa, record della manifestazione. Ricky Sanders ricevette per 193 yards, altro record, mentre Doug Williams, un giocatore fino ad allora considerato mediocre, si aggiudicò il titolo di MVP della gara con 340 yards e 4 TD lanciati (ennesimo record battuto).

Il secondo Vince Lombardi Trophy approdò trionfalmente a Washington.

Reduci dalla vittoria al Super Bowl, i Redskins non riuscirono a qualificarsi per i playoffs né nel 1988 né l’anno successivo a causa di alcuni infortuni e di un calo generale nelle prestazioni di Williams.
Nella seconda delle due annate concessero a Dallas l’unica vittoria stagionale della franchigia, che terminò quell’annata 1-15.

Nel 1990, partì in maniera continuativa da titolare Mark Rypien, salvo fermarsi dopo 3 settimane di gioco per infortunio dovendo lasciare il posto al backup Stan Humpries, che condusse la squadra attraverso non poche difficoltà anche a causa di alcune sue prestazioni non eccezionali.
Il ritorno di Rypien coincise con 5 vittorie nelle ultime 7 partite di regular season, ed un record finale di 10-6 con una qualificazione ai playoffs che li vide affrontare tutte le gare in trasferta.
La prima partita andò sorprendentemente bene, in quanto Washington riuscì a battere i favoriti Eagles al Veterans Stadium in un giorno di pioggia che aveva reso il terreno sintetico molto scivoloso imponendosi per 20-6, ma nei Divisional Playoffs i 49ers li sconfissero con un deciso 28-10. La gloria, però, era ancora dietro l’angolo. 

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Mark Rypien al lancio

Il 1991 è da sempre ricordata come una delle migliori annate della franchigia: con una squadra sostanzialmente confermata dall’anno precedente e con presenti a roster giocatori chiave come Mark Rypien, Art Monk, Earnest Byner, Don Warren, Brian Mitchell, gli Hogs, Wilber Marshall e tanti altri, i Redskins vinsero consecutivamente le prime 11 partite, imponendosi per 45-0 contro i Lions e perdendo solo il 23 novembre contro Dallas. In queste 11 partite arrivarono vittorie altisonanti e convincenti, come quella contro i Cowboys per 33-31 dopo essere stati sotto per 21-10, come i due shut outs ai danni di Cardinals ed Eagles per 34-0 e 23-0, come il 42-7 casalingo ottenuto contro i Browns che, alla settima settimana di gioco, diventarono la prima squadra a segnare in quella stagione all’Rfk Stadium. Dopo la sconfitta contro Dallas nella seconda partita, i Redskins vinsero 3 gare consecutive contro Rams, Cardinals e Giants , prima di perdere la più insignificante delle sfide contro gli Eagles nel finale di regular season, conclusa con un dominio assoluto ed un record di 14-2.

Il primo avversario dei playoffs furono gli Atlanta Falcons, ai quali i Redskins avevano già inflitto 56 punti in stagione regolare. I Falcons avevano poi vinto 6 partite consecutive per arrivare alla postseason, ma neanche quel giorno vi fu molta storia, e Washington vinse per 24-7 una partita dall’esito già segnato. La finale della Nfc li oppose nuovamente ai Lions, cancellati nell’opener, ma per loro non ci fu scampo neanche stavolta: Barry Sanders guadagnò quel giorno sole 41 yards su corsa grazie alle particolari attenzioni a lui rivolte dalla difesa, come 41 furono i punti messi sul tabellone da parte dei Pellerossa, a differenza dei 10 messi dagli avversari. A questo punto della stagione i Redskins si ritrovarono dove tutti li avevano pronosticati: di nuovo al Super Bowl, contro Marv Levy, Jim Kelly ed i Buffalo Bills, che arrivavano da una clamorosa sconfitta nel Super Bowl precendete contro i New York Giants con il famoso calcio sbagliato da Scott Norwood.

Sul terreno del Metrodome di Minneapolis la partita fu inizialmente molto dura: nel primo quarto Washington sprecò una ghiotta occasione dalla linea delle 2 yards favorevoli, con Art Monk a ricevere un pallone in endzone poi sanzionato incompleto dall’istant replay e quindi con il field goal maltrattato nel tentativo successivo; quindi Brad Edwards intercettò Jim Kelly per restituire immediatamente il possesso agli Indiani, ma Rypien si fece intercettare due azioni più tardi facendo terminare il primo quarto senza segnature.

Nel secondo quarto, l’attacco si mosse: dopo un field goal di Chip Lohmiller da 41 yards Rypien trovò infatti Earnest Byner per la prima meta della gara, quindi sulla linea della yarda, Gerald Riggs fissò il risultato sul 17-0 all’intervallo; tra le due segnature, Darrell Green intercettò Kelly in una serie che sembrò essere molto positiva per i Bills.

L’inerzia si spostò definitivamente dalla parte di Washington con l’intercetto che Kelly subì in apertura di secondo tempo ad opera di Kurt Gouveia, che riportò il pallone fin sulle 2 yards di Buffalo, da dove Riggs entrò per la seconda volta in endzone; il terzo quarto, dopo una mini-rimonta dei Bills, vide ancora i Redskins protagonisti con un drive di 79 yards, che terminò con un passaggio da TD di 30 yards di Rypien per Gary Clark, chiudendo di fatto la competizione.

Il risultato finale fu 37-24, con Rypien a registrare 18/33 per 292 yards e 2 TD meritandosi il trofeo di MVP, con Clark e Monk a combinare per 14 ricezioni per 227 yards e con la difesa ad intercettare Kelly per 4 volte ed a limitare Thurman Thomas a 13 yards in 7 portate.

I Redskins vinsero quindi il terzo Super Bowl della loro storia e Joe Gibbs diventò il terzo coach della storia Nfl a vincere tre titoli, accostandosi ai nomi di Chuck Noll e di Bill Walsh.

Il 1992 cominciò con un lungo holdout di Mark Rypien, alla ricerca di un nuovo contratto, fatto che gli fece saltare il training camp; la prima parte di stagione andò tuttavia bene, con 6 vittorie nelle prime 9 partite. La costanza però non fu una qualità che accompagnò i Redskins di questa edizione, che persero da allora 3 partite consecutive, ne vinsero poi altrettante, ma terminarono la stagione con altri 2 passi falsi e con un record di 9-7, sufficiente per disputare i playoffs con l’ultimo posto disponibile. Nella Wild Card Washington vinse a sorpresa in trasferta contro i Vikings per 24-7, ma la stagione finì la settimana successiva sul campo dei lanciati 49ers, che li sconfissero per 20-13. Dopo quella partita, Joe Gibbs annunciò il suo ritiro come allenatore di football, intento a concentrarsi esclusivamente sulle corse automobilistiche del suo team in Nascar. 

Il triennio che ne seguì fu uno dei peggiori nella storia della squadra, anche a causa dell’abbandono di molti dei protagonisti delle annate d’oro: nel 1993, con Richie Petitbone come head coach, i Redskins vinsero per 35-16 l’opener contro Dallas ma persero 12 partite anche a causa dell’infortunio che tenne fuori Rypien, poi rilasciato a fine stagione; nel 1994 sostituirono Petitbone con Norv Turner, scelsero Heath Schuler al primo round del draft poi rivelatosi un clamoroso bust e terminarono la stagione con un miserabile 3-13; quindi nel 1995, con Gus Frerotte nel ruolo di quarterback, migliorarono leggermente finendo con 6 vittorie e 10 sconfitte, con l’unica soddisfazione di battere per 2 volte i Dallas Cowboys.

Il 1996 fu un’annata particolare: Washington aprì la stagione con 7 inaspettate vittorie consecutive dando l’illusione di poter raggiungere i playoffs ma l’illusione svanì bruscamente di fronte a 6 sconfitte nelle successive 7 partite, che li eliminarono dalla corsa alla postseason nonostante le 1.353 yards corse da Terry Allen, nuovo record di franchigia.
Il 22 dicembre di quell’anno rimase comunque nella storia: con una sonante vittoria contro Dallas per 37-10 si consumò l’ultima partita disputata nel mitico Rfk Stadium, che venne sosituito l’anno seguente da un nuovo stadio situato a Landover, nel Maryland. 

Il Jack Kent Cooke Stadium aprì i battenti il 14 settembre del 1998: costruito e nominato in onore dell’owner dei Redskins, lo stadio non fu mai visto completo da Cooke, che purtroppo morì 5 mesi prima dell’inizio del campionato. La stagione fu ancora negativa, con Frerotte a trovarsi sostituito da Trent Green come titolare e con sole 2 vittorie nelle prime 11 partite, per un record finale di 6-10.

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Jack Kent Cooke

Il 1999 fu l’anno dei cambiamenti: la famiglia Cooke, alle prese con problemi finanziari, vendette il team a Daniel Snyder, un investitore di New York, che acquisì la proprietà dei Redskins e cambiò il nome del nuovo stadio in FedEx Field. La stagione andò bene grazie all’acquisizione di Brad Johnson come quarterback, che terminò la stagione con 4.005 yards, 24 TD ed un rating di 90.0 e grazie alle gambe di Stephen Davis, che corsero per 1.405 yards battendo il recente record stabilito da Allen solo 3 anni prima. I Redskins terminarono in testa alla Nfc East ottenuta in virtù di una decisiva vittoria contro i 49ers in overtime, quindi affrontarono e batterono i Detroit Lions per 27-13 in casa; la settimana successiva andarono in trasferta a Tampa per giocarsela contro i Buccaneers ma, in vantaggio per 13-0, si fecero rimontare da due TD di Mike Alstott e nel gioco finale Dan e Matt Turk, rispettivamente long snapper e holder, maltrattarono lo snap che decretò la fine dei sogni di Washington.

I due anni seguenti videro l’arrivo di rookies d’impatto come LaVar Arrington, Chris Samuels e Champ Bailey, nochè di molti free agents attratti dai dollari di Snyder, senza tuttavia incidere sui risultati di squadra: due stagioni consecutive vennero chiuse con il record in pareggio, 8-8, nonostante le potenzialità del team fossero ben più alte visti gli arrivi di talenti quali Deion Sanders, Bruce Smith, Jeff George ed Iring Fryar, tutti abbastanza stagionati e con gli anni migliori di carriera alle spalle.
Il 2000 fu l’ultimo anno di Norv Turner sulla panchina dei Pellerossa in quanto il coach venne sollevato dall’incarico sul 7-6 e sostituito dall’offensive coordinator Terry Robiskie; nel 2001 ci fu l’avvento di Marty Schottenheimer, apparente salvatore della patria ma rimasto in città solamente un anno.

Il 2002 ed il 2003 furono altre due stagioni promettenti ma molto deludenti: arrivò ad allenare Steve Spurrier,che si portò dietro la sua Fun ‘n’ Gun di Florida rivelatasi poi inapplicabile nella Nfl, ed i risultati furono evidenti, 7-9 nel primo anno, 5-11 nel secondo con Patrick Ramsey titolare e Laveranues Coles arrivato nella offseason, e con Bruce Smith a chiudere la sua storica carriera quale leader di ogni epoca in fatto di sacks messi a segno.

Il 2002, l’anno del 70mo anniversario, fu l’ultimo della carriera leggendaria di Darrell Green: il cornerback si ritirò con 20 anni passati a giocare con i Redskins, 263 partite all’attivo delle quali 250 da titolare (più di qualsiasi altro), e con un record Nfl molto significativo, quello di almeno un intercetto preso in 18 stagioni consecutive e con records di franchigia per intercetti con 53, per riporti in endzone con 6 assieme a 7 partecipazioni al Pro Bowl. 

Durante la offseason, Snyder decise di riportare a Washington l’allenatore che l’aveva resa grande: iniziò dunque la seconda gestione dei Redskins da parte di Joe Gibbs che, come prima mossa, approvò lo scambio che portò Champ Bailey a Denver facendo arrivare nella Capitale Clinton Portis.

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Clinton Portis

Dopo un 2004 con Ramsey e Mark Brunell a spartirsi il ruolo di titolare, nel 2005 i Redskins sono finalmente ritornati ai playoffs dopo una partenza di 3-0 e vincendo le ultime 5 gare consecutive di regular season contro St. Louis, Arizona, Dallas (battuta 2 volte dopo 9 anni), New York e Philadelphia.
La stagione è terminata con il record di 10-6, i Redskins hanno poi sconfitto Tampa Bay in trasferta per 17-10 nella Wild Card e perso contro Seattle il Divisional Playoff per 20-10, con i Seahawks che avrebbero poi disputato il Super Bowl.

La stagione 2005/2006 si è rivelata dunque superiore alle attese, con numeri da ricordare e che gettano le premesse per ritornare grandi; esempi sono le 1.483 yards e 9 Td su ricezione di Santana Moss, arrivato dai Jets in cambio di Coles, le 1516 di Clinton Portis arricchite da 11 mete, le 774 yards di Chris Cooley con 7 viaggi in endzone, oltre agli importanti contributi difensivi di Lemar Marshall, Marcus Washington, Philip Daniels, Shawn Springs e di Sean Taylor, attualmente alle prese con problemi giudiziari. 

Questo è tutto. Presto ci sarà dell’altra storia da scrivere, ma quella deve ancora venire. Speriamo che questa, tra i suoi capitoli, possa annoverare ancora delle vittorie al Super Bowl.

Gli allenatori:
Ray Flaherty 1937-1942
Dutch Bergman 1943
Dudley DeGroot 1944-1945
Turk Edwards 1946-1948
John Whelchel 1949
Herman Ball 1949-1951
Dick Todd 1951
Curly Lambeau 1952-1953
John Kuharich 1954-1958
Mike Nixon 1959-1960
Bill McPeak 1961-1965
Otto Graham 1966-1968
Vince Lombardi 1969
Bill Audtin 1970
George Allen 1971-1977
Jack Pardee 1978-1980
Joe Gibbs 1981-1992
Richie Petibtbon 1993
Norv Turner 1994-2000
Terry Robiskie 2000
Marty Schottenheimer 2001
Steve Spurrier 2002-2003
Joe Gibbs 2004-oggi

I numeri ritirati:
33 Sammy Baugh QB 1937-1952

Hall of Famers:
George Allen Coach 1971-1977
Cliff Battles RB 1937
Sammy Baugh QB 1937-1952
Bill Dudley 1950-1951, 1953
Albert Glen “Turk” Edwards (1969) OT 1937-1940
Ray Flaherty Coach 1937-1942
Joe Gibbs Coach 1981-1992, 2004-Present
Ken Houston CB 1973-1980
Sam Huff LB 1964-1967, 1969
David “Deacon” Jones DE 1974
Stan Jones DT 1966
Sonny Jurgensen QB 1964-1974
Paul Krause S 1964-1967
Curl Lambeau Coach 1952-1953
Vince Lombardi Coach 1969
George Preston Marshall Owner 1937-1969
Wayne Milner WR 1937-1941, 1945
Bobby Mitchell WR 1962-1968
John Riggins RB 1976-1979, 1981-1985
Charley Taylor WR 1964-1975, 1977

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