NFL all’insegna dell’incertezza
(15-10-2008) - Giornata al cardiopalma, ben 5 partite decise all’ultimo secondo o in overtime – Cadono anche i Giants, solo Tennessee imbattuta

Incertezza: è questa la parola chiave dopo sei giornate di football. Tutti gli anni gli analisti si affannano dalla offseason fino alle porte dei playoffs per trovare e proclamare le favorite alla vittoria finale del Vince Lombardi Trophy.
Ma quest’anno il compito sembra davvero improbo…. In un alternarsi di risultati più o meno a sorpresa, tutte le pretendenti dichiarate stanno cadendo, e trovare una favorita diventa sempre più difficile…
Si è partiti con i soliti noti, su tutti
New England e
San Diego. Ma già dopo la prima giornata i Patriots si sono trovati senza
Tom Brady e a seguire hanno perso un paio di partite solitamente “vincibili”, e con
Cassell in cabina di regia hanno perso i favori della vigilia. San Diego invece paga un avvio sfortunato e disastroso dal punto di vista dei risultati, che li ha subito visti dover rimontare all’interno della loro divisione nei confronti di
Denver, che sicuramente alla vigilia del campionato non era una delle più accreditate alla vittoria finale. Partenza difficile anche per
Peyton Manning e i suoi
Colts, e le lacune dimostrate in difesa fanno pensare che quest anno non sarà così assurdo pensare ad un cambio di leadership nella AFC South, specialmente dopo l’avvio esaltante dei
Titans di
Kerry Collins (si, avete letto bene, non
Vince Young).
Cadute fin da subito le corazzate della AFC, le luci della ribalta si sono spostate su due squadre della NFC East, i
Dallas Cowboys e i campioni uscenti dei
New York Giants.
Dopo un avvio convicente, ed un record di 3 – 0, tra gli addetti ai lavori c’era già chi parlava dei Dallas Cowboys come squadra in grado di emulare la stagione regolare passata dei Patriots, che hanno chiuso con il record di 16 – 0. Ma già alla quarta partita è arrivata anche per loro la doccia fredda: i poco valutati
Redskins hanno dominato la gara del Texas Stadium, e hanno portato a casa la vittoria. Via nel cassetto i sogni di una perfect season, e maniche rimboccate per andare avanti. Vittoria assai poco convincente contro i
Bengals (ancora senza vittorie) nel turno successivo, e altra inopinata sconfitta in overtime ad
Arizona domenica scorsa.
Delle Big, alla vigilia del Monday Night, imbattuta restava solo
New York. I Giants, nonostante siano i campioni in carica, non sono mai stati considerati una delle favorite, ma a suon di vittorie (e sconfitte altrui) hanno fatto ricredere gli scettici, e prima della partita contro i Browns erano nella prospettiva di un bel 5 – 0 come record e un allungo nei confronti degli altri rivali di divisione.
Ma la maledizione delle favorite ha colpito anche loro: i
Browns hanno giocato da Giants e
Manning & Company sono usciti ridimensionati dal match.
Dunque chi bisogna ora assumere nell’Olimpo e considerare squadra da battere? Attualmente solo i
Titans, che domenica riposavano, sono imbattuti, e domenica affronteranno la non proibitiva trasferta di
Kansas City. Ma attenzione, mai sottovalutare nessuno in NFL… Forse fra qualche settimana sapremo qualcosa in più, ma al momento è davvero difficile pronosticare chi approderà al Superbowl…
La stessa incertezza che c’è nell’individuazione di una favorita c’è stata domenica nell’assegnazione delle vittorie delle singole partite.
Ben quattro di esse si sono decise nei secondi finali, ed una in overtime.
Folle finale ad
Atlanta, dove negli ultimi otto minuti si visto di tutto: sul 19-10 per i Falcons i
Bears giocano e falliscono un quarto e goal sulla 1 yarda. Dopo un field goal di
Gould (19-13)
Norwood ritorna il kickoff 85 yards,
Elam ha la possibilità di chiudere il match con un field goal dalle 33 yards che avrebbe portato i Falcons di nuovo in vantaggio di 9 ma lo sbaglia. All’interno del two minute warning, sotto 19-13,
Kyle Orton orchestra un drive incredibile che si concretizza con il TD di
Rasheed Davis: Chicago avanti 20-19 e 11 secondi da giocare. Finita? Macchè. Dopo il ritorno di squib kick
Matt Ryan, con sette secondi sul cronometro, pesca
Michael Jenkins che fa una ricezione da circo ed esce dal campo sulle 34 di Chicago con un secondo da giocare. Field goal di Elam (stavolta buono) e vittoria ad Hot-lanta.
A Washington altro finale da brividi, che ha decretato uno degli upset più grandi della stagione.
I
Redskins giocano male, ma si trovano comunque in vantaggio nei minuti finali grazie ad una corsa di
Clinton Portis (17 – 16). I
Rams (con un ritrovato
Bulger e
Hasslett come coach ad interim) non si danno per vinti, e portano a termine un perfetto drive da “two minute drill” che li mette in condizione di calciare un filed goal vincente con il cronometro che va a zero. Da segnalare in questo drive una ricezione da circo del rookie
Donnie Avery, che si pensa possa, da qui al termine della stagione, diventare uno dei bersagli preferiti di Bulger.
A Houston si assiste alla risalita di
Matt Shaub dagli inferi al paradiso. I
Texans, che già più volte in stagione hanno subito sconfitte a dir poco rocambolesche, giocano, sbagliano, recuperano, si fanno travolgere, rientrano in partita a più riprese contro quei
Dolphins che oramai è ora di trattare come squadra “vera” e non come Cenerentola della lega. L’iter furibondo della gara porta ai minuti finali con i Texans sotto 28 – 23. L’attacco di Houston parte dalle proprie 24 yards, marcia bene per il campo, ma stalla in goal line. In un tipico finale NFL si arriva al quarto e goal, palla sulle tre yards di Miami e sette secondi al termine della partita.
Nessun uomo nel backfield di Houston, snap e palla in mano a Shaub, che indietreggia come per lanciare ma poi stringe a se l’ovale e con una quarterback draw varca la goalline, per poi sfogarsi insieme al pubblico di casa scagliandosi contro le protezioni assalito dai compagni. Vittoria (finalmente) per i Texans, e Shaub riconquista un po’ di favori del pubblico di Houston.
A Minneapolis il finale di partita tra
Vikings e
Lions ha ripagato in parte il pubblico per l’oggettivamente pessimo spettacolo che la partita ha mostrato per 55 minuti buoni di football. Basti pensare che il primo tempo si è concluso 3 – 2 (!!!) per i Lions per capire che la sfida del Metrodome non ha evidenziato un gioco d’attacco degno di tale nota. Comunque, nonostante la pessima prova dell’attacco e i demeriti dei Lions, i Vikings si trovano nel finale ad essere sotto 10 – 9, ma con palla in mano. Proprio quando più conta, Minnesota trova la forza di trovare il drive offensivo più lungo della partita (71 yards in 4.32 minuti) e mettere
Ryan Longwell in condizione di calciare il Field goal del 12 -10, lasciando sull’orologio solo nove secondi, insufficienti a Detroit per provare a reagire.
Cardianls e
Cowboys sono scesi in campo con obiettivi contrapposti: alla ricerca di una vittoria contro una squadra importante, per dimostrare di essere squadra vera i primi, alla ricerca di una conferma dopo due deludenti prestazioni consecutive i secondi. Arizona parte in quarta, Dallas risponde colpo su colpo. Dopo l'halftime, però, la situazione si squilibra, e i Cardinals prendono il largo andando in vantaggio di dieci punti, sul 24 - 14. Ma
Romo e i Cowboys non si scompongono, e prima trovano un bigplay da 70 con
Marion Barber, che trasforma un semplice screen in una galoppata in endzone, e poi, col cronometro a 0, terminano un buon drive con un field goal di
Nick Folk che manda le squadre in overtime. Il primo possesso è quello fatale per Dallas. Brutta posizione di partenza, drive che stalla e situazione di quarto e lungo all'interno delle proprie dieci yards. Punt? Si, ma viene bloccato dallo special team di Arizona, e il linebacker
Monty Beisel ricopre l'ovale in endzone, dando la vittoria ad Ariziona senza che l'attacco di
Kurt Warner entrasse in campo nell'overtime.
Ciò che rimane dalle partite di domenica è che, in una situazione in cui le varie squadre hanno più o meno tutte rivisto gli assetti iniziali, e in un momento in cui gli infortuni cominciano a diventare sempre più determinanti, sarà difficile assistere a veri e propri “blow-out”, con vittorie di trenta, quaranta punti di scarto come a volte succedeva gli anni passati, almeno quando ad incontrarsi erano la “superforza” di turno contro una “derelitta”.
Quest’anno superforze non sembrano essercene, e forse neanche vere e proprie deleritte. Ovviamente i tifosi saranno sottoposti a stress cardiaci notevoli, ma questo è un segnale più che positivo per una lega che, dall’avvento del Salary Cap, ha fatto dell’uguaglianza tra i team la sua forza mediatica. Uguaglianza che, per vari motivi, negli ultimi anni non sembrava più tale, ma che ora sembra ritrovata.
Buon football allora, e un augurio ai tifosi dei Titans che la “maledizione della favorita” non colpisca anche loro….
Commenti all'articolo
Che dire.....e' stata una giornata piena di sorprese e risultati impossibili da prevedere.Sinceramente dopo un'avvio
scintillante i Giants hanno avuto una battuta d'arresto conto i Browns(secondo me solo una giornata storta).I Cowboys dopo aver rimesso in piedi una partita gia' persa,perdono in un incredibile OT con un punt block riportato in TD(prima volta in assoluto in un OT).I Colts hanno ritrovato sia Manning che un'intramontabile Harrison,ma la difesa dei Ravens sembrava in vacanza.Per quanto riguarda i Pats,era palese che Cassel non potesse reggere l'attacco,ma non pensavo avesse tutti quei problemi in difesa.Forse riusciranno a vincere la Division,ma se non cambia qualcosa faranno poca strada nei playoffs.I miei Jets?Vittoria senza onore con i disastrati Bengals peraltro privi del QB titolare Palmer.Nella dfesa sulle corse siamo disastrosi,i cornerbacks e le SS offrono poche garanzie e gli special teams fanno errori su errori.L'anziano Favre puo' fare ben poco....Speriamo nel prossimo anno.Saluti