Dopo alcune stagioni fuori dai playoffs, nel 1986 venne chiamato alla guida della squadra Buddy Ryan, architetto della leggendaria difesa dei Bears e uomo straordinario, che merita una breve digressione.

Nel 1982, dopo l’allontanamento dell’head coach Neil Armstrong, i giocatori dei Bears avevano scritto una lettera al loro owner Halas, pregandolo di promuovere al suo posto Buddy Ryan, che ricopriva la carica di defensive coordinator già dal 1978.
Halas preferì però puntare su Mike Ditka (ex TE proprio degli Eagles). Durante la preseason, questi provò ad intervenire durante un meeting difensivo, ma fu allontanato da Ryan che gli disse “Fuori di qui: questa è la mia squadra e questi sono i miei giocatori”.
I due proseguirono da separati in casa, senza che questo influisse sul buon andamento della squadra, capace di disputare quattro stagioni vincenti di fila, soprattutto grazie ad una difesa dominante (per molti la migliore in assoluto nella storia del gioco). Ditka voleva optare per una più conservativa 3-4 (allora di gran moda); Ryan inventò invece un nuovo sistema difensivo, molto aggressivo e molto rischioso, basato su complessi schemi di blitzaggio: la 46 defense, il cui nome deriva dal numero di maglia di Doug Plank, la safety che, nelle situazioni di terzo down, si trasformava in un blitzing linebacker.
La rottura definitiva tra i due tecnici arrivò nel 1985, in occasione di un match perso coi Dolphins. Ditka chiese a Ryan di togliere un linebacker per inserire un cornerback in più e seguire a uomo Ned Moore; ovviamente Buddy rifiutò e i due vennero addirittura alle mani. Dopo tale episodio, Ryan decise di accettare l’offerta di Philadelphia; ma prima di andare via si tolse la soddisfazione di vincere il Super Bowl e di vedere i suoi ragazzi dedicargli la vittoria.
Agli Eagles, Ryan portò la sua filosofia difensiva basata sulla pressione e sull’aggressività, ma soprattutto riuscì a costruire un attacco pirotecnico, assecondando il talento del giovane Randall Cunningham, prototipo dei moderni running quarterbacks alla Michael Vick.

Dotato di gambe esplosive e di un’eccellente braccio, Cunningham era straordinariamente preciso fuori dalla tasca e questo gli consentiva di inventare big plays a ripetizione anche da giochi rotti o mal eseguiti.
Guidò gli Eagles in yards su corsa per quattro anni (dal 1987 al 1990) e nel 1990 fu capace di correre per più di 1.000 yds, lanciando anche 30 TD passes. In un’era di pocket passer, rivoluzionò il gioco, costringendo i defensive linemen avversari a rincorrerlo per il campo e costituendo costantemente una doppia minaccia per la sua abilità di chiudere il down sia con le sue gambe sia grazie al suo braccio.
Attorno a lui si alternarono altri grandi attaccanti: il WR Fred Barnett, i RBs Herschel Walker e Ricky Watters, ma soprattutto una fantastica linea difensiva, formata da Jerome Brown, Clyde Simmons, Seth Joyner e Reggie White. Brown, formidabile DT da Miami University, riuscì a giocare da pro solo per quattro stagioni (con due convocazioni al Pro Bowl) prima di morire in un drammatico incidente stradale.

Reggie White fu invece uno dei più grandi defensive end nella storia della NFL. Soprannominato ‘The Minister of Defense’, nel 1987 riuscì a collezionare 21 sacks in dodici partite, guadagnandosi il titolo di Defensive Player of The Year e quello di MVP del Pro Bowl (pur giocando nella squadra perdente). Sebbene non velocissimo, era un pass-rusher formidabile, potente e molto tecnico (celebre il suo ‘hump move’ al quale deve una buona metà dei 176 sacks collezionati in carriera), ed era in grado di cambiare, da solo, gli equilibri di una partita, mettendo pressione sui QBs avversari anche con 2 o 3 offensive linemen addosso.
Straordinario esempio di longevità agonistica, riuscì ad essere decisivo anche dopo il suo passaggio ai Packers, nonostante avesse abbondantemente superato la trentina.
Ryan guidò gli Eagles a tre postseason consecutive tra il 1988 e il 1990, ma non riuscì mai a superare il Divisional e venne alla fine sostituito da Richie Kotite.
Durante il suo quadriennio alla guida tecnica, Philadelphia perse Reggie White nella free agency, e vide scemare il talento di Randall Cunningham, perseguitato dagli infortuni, provocati anche dal suo stile di gioco atipico. Con una sola apparizione ai playoffs (1992) al suo attivo, Kotite venne alla fine rimpiazzato da Ray Rhodes, che fu assunto nel 1994 dal nuovo owner Jeffrey Lure.
Rhodes partì benissimo, raggiungendo la postseason (e il titolo di Coach of The Year) nel suo primo anno e bissando il traguardo l’anno dopo, nonostante i cronici problemi di salute dei suoi QBs (prima Cunningham, poi Rodney Peete). Ma gli Eagles si fermarono sempre al primo turno, e nei due anni successivi fallirono i playoffs.
All’inizio del 1999, il front office decise per una svolta, e chiamò alla guida tecnica della squadra Andy Reid, uno degli assistenti di Holmgren ai Packers, che si trovò subito di fronte ad una scelta difficile. Nel draft, gli Eagles avevano la seconda chiamata assoluta, e la maggior parte dei tifosi caldeggiava la scelta del running back di Texas Ricky ‘I’m free’ Williams. Reid decise però di dare fiducia al giovane RB Deuce Staley (reduce da un’ottima stagione) e di puntare sulla giovane stella di Syracuse Donovan McNabb per trovare una risposta a lungo termine nella posizione di QB.

L’avvio di stagione fu faticoso (anche per la presenza di quattordici rookies a roster), ma nella seconda metà del campionato, dopo la promozione di McNabb nell’undici titolare, gli Eagles vennero fuori bene e chiusero 5-11.
Iniziò a brillare la stella di Jim Johnson, il nuovo defensive coordinator, sotto la cui guida i Birds capeggiarono la Lega per palle perse forzate agli avversari (ben 46).
Johnson giocava una difesa molto aggressiva, che ricordava da vicino la 46 di Buddy Ryan. Puntava molto sulla velocità e sulla fisicità dei suoi defensive backs, capaci di supportare le corse e di blitzare efficacemente, oltre che di coprire i WRs avversari. I suoi esotici schemi di blitzaggio confondevano le idee ai QBs avversari, forzando intercetti e passaggi incompleti a ripetizione. Leader di questa difesa erano due giovani defensive backs, che guadagnarono il loro primo viaggio alle Hawai: Troy Vincent e Brian Dawkins. Assieme a loro si allineavano altri giovani talenti come Bobby Taylor (DB) e Jeremiah Trotter (MLB) cui, l’anno dopo, si aggiunsero due ottimi uomini di linea (Corey Simon e Hugh Douglas).

Nel 2000, gli Eagles esplosero chiudendo la stagione 11-5, e il loro giovane QB superò le 4.000 yards all purpose. Nel match di Wild Card, Mc Nabb trascinò i suoi alla vittoria 21-3 contro la feroce linea dei Tampa Bay Buccaneers, ma al Divisional i New York Giants ebbero la meglio vincendo in casa 20-10, riportando cosi la terza vittoria su altrettanti confronti stagionali.
L’anno dopo, Philadelphia ebbe un avvio faticoso e si presentò a Meadowlands, nel Monday Night della quinta settimana, con un record di 2-2. I Giants dominarono la partita, ma la difesa dei Birds tenne duro e concesse solo 3 FGs. Nell’ultimo quarto, McNabb suonò la carica e ribaltò il 9-0 iniziale, trascinando i suoi alla vittoria 10-9. Gli Eagles si sbloccarono e si presentano al match di ritorno con NY (decisivo per l’accesso ai playoffs) con un record di 9-5. Ancora una volta, riuscirono a rimontare nel finale, colmando un disavanzo di sette punti negli ultimi due minuti e chiudendo sul 24-21. Per Philadelphia fu il primo titolo di Division dal 1988, che fece da preludio ad una splendida cavalcata nei playoffs, fermata soltanto dallo strepitoso attacco dei Rams nella finale della NFC.
Il 2002 sembrava l’anno del destino. Il 17 novembre, in un match casalingo contro i Cardinals, Mc Nabb si ruppe la caviglia, ma, giocando praticamente da fermo e zoppicando vistosamente, riuscì ugualmente a trascinare i suoi alla vittoria per 38-14 (con 20 su 25, 225 yards e quattro TD passes). Nel match successivo, lo sostituì il suo backup Detmer, ma anche questi si infortunò nel vittorioso match contro i 49ers. Gli Eagles si ritrovarono cosi a dover schierare il loro terzo QB (A.J. Feeley, poi passato ai Dolphins) nelle ultime cinque partite della regular season, ma ne vinsero ugualmente quattro e chiusero col secondo titolo divisionale consecutivo, mentre Reid fu nominato Coach of The Year. McNabb riuscì a rientrare nei playoffs, seppur in condizioni precarie. Nella postseason, gli Eagles si sbarazzarono facilmente dei Falcons al Divisional e si presentarono al Championship da grandi favoriti. Giocavano in casa con Tampa Bay, notoriamente in difficoltà col freddo della East Coast e già sconfitta tre volte nelle ultime due stagioni. Dopo un avvio promettente (TD di Staley dopo un solo minuto), vennero fuori i Bucs, che si portarono in vantaggio per 20-10. McNabb, colpito a ripetizione dalla strepitosa linea avversaria, giocò zoppicando, ma riuscì a riportare i suoi nella red zone avversaria a metà dell’ultimo quarto. Il suo passaggio per Freeman venne però intercettato da Ronde Barber, che lo riportò per 95 yards fino alla decisiva meta del 27-10 finale. Per gli Eagles fu una sconfitta bruciante, anche perchè era la gara che chiudeva la gloriosa carriera del Veteran Stadium.
La nuova stagione si sarebbe infatti disputata nel nuovissimo Lincoln Financial Field.

Quella del 2004 è stata certamente la miglior stagione nella storia moderna della squadra.
Gli Eagles sono stati una delle squadre di maggior successo nella Lega dopo l’inizio dell’era Andy Reid - Donovan McNabb nel 1999, giungendo ai playoffs per la quarta stagione di fila ed al Championship NFC nel 2001, 2002 e 2003.
Tuttavia, la squadra, fino a quel momento, non era riuscita a raggiungere il Super Bowl, pur essendo la favorita nelle finali di Conference.
Nella offseason, una squadra già poternzialmente da titolo è stata rinforzata sia in attacco che in difesa, pescando tra i free agents giocatori come il WR Terrell Owens, il DE Jevon Kearse ed il MLB Jeremiah Trotter.
Gli Eagles erano certamente la miglior squadra della NFC, e ne hanno dato prova da subito. Con un attacco stellare, che poteva vantare giocatori del calibro di McNabb, Owens e Brian Westbrook, ed una difesa spaventosa, guidata dai Pro Bowlers Jeremiah Trotter, Brian Dawkins, Lito Sheppard e Michael Lewis, le Aquile hanno seppellito gli avversari, portandosi sullo strepitoso parziale di 13-1.
Dopo aver fatto riposare i titolari nelle ultime due gare di campionato, gli Eagles si sono sbarazzati dei Minnesota Vikings e degli Atlanta Falcons nei playoffs, staccando il biglietto per il Super Bowl XXXIX di Jacksonville; avversari di turno, i Campioni del Mondo uscenti dei New England Patriots. La partita è stata combattuta, ma gli Eagles hanno perso di misura per 24-21, e la loro stagione magica si è conclusa ad un passo dall’agognata meta.

Dopo la sconfitta nel Super Bowl XXXIX, gli Eagles sembravano avere tutto l’occorrente per ritornare al Grande Ballo: ma i semi del disastro sono stati gettati non appena Terrell Owens ha iniziato a pretendere una rinegoziazione del contratto ed un aumento di stipendio da parte della società. Al rifiuto degli Eagles, Owens ha iniziato a prendersela con Donovan McNabb, ritenendo che quest’ultimo avrebbe dovuto sostenerlo nella lotta per un contratto migliore. Prima dell’inizio del training camp, l’agente di Owens, Drew Rosenhaus, ha sostenuto che il suo cliente avrebbe potuto essere una distrazione in caso di mancato rinnovo del contratto; la dirigenza degli Eagles ancora non sapeva quanto…
Pressochè dall’inizio, Owens ha ignorato coach Reid, tenendo il broncio ad ogni allenamento, così da venir sospeso per una settimana; il provvedimento disciplinare è stato trasformato dal WR in un vero e proprio show, allorquando T.O. è tornato a casa ed ha iniziato ad allenarsi in cortile ripreso dai media. Nonostante i troppi mal di testa per la squadra, all’avvio della stagione Terrell Owens ha dato il meglio di sè, totalizzando 112 yards su ricezione nel Monday Night della Week 1 perso per 14-10 contro gli Atlanta Falcons; la peggior notizia di quella sera è stata però l’infortunio rimediato da Donovan McNabb a causa di un colpo vizioso sferratogli da Rod Coleman. Quel colpo ha perseguitato il QB per tutta la stagione, provocandogli un’ernia, che ne ha fortemente limitato la consueta mobilità.
Nonostante l’infortunio al loro regista, gli Eagles sono sembrati comunque in palla, vincendo le successive tre gare, l’ultima delle quali in rimonta per 37-31 in trasferta contro i Kansas City Chiefs. Pur a fronte dei successi iniziali, i problemi con Owens dietro le quinte sono aumentati, anche a causa delle sue uscite contro McNabb fuori e dentro il campo; il ricevitore si è addirittura azzuffato negli spogliatoi con l’ex Eagle Hugh Douglas.
Dopo la sconfitta per 33-10 contro i Dallas Cowboys, gli Eagles hanno vinto nuovamente in rimonta per 20-17 contro i San Diego Chargers, grazie al FG bloccato e riportato in meta per 65 yards da Matt Ware. La vittoria ha portato il bilancio delle Aquile sul 4-2, l’ultimo raggio di sole prima che la tempesta chiamata T.O. si abbattesse sugli Eagles. In seguito alla sconfitta per 49-21 contro i Denver Broncos, Terrell Owens ha dichiarato in un’intervista che se il QB degli Eagles fosse stato Brett Favre, la squadra sarebbe stata ancora imbattuta. Quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, tanto che Owens e McNabb hanno avuto una furiosa discussione, portando gli Eagles a sospendere Owens per la successiva gara contro i Washington Redskins. Dopo l’annucio della sospensione, Owens ed il suo agente hanno messo in piedi un altro spettacolino in cortile: in quel caso, l’agente si è rifiutato di rispondere ad ogni domanda spinosa, dicendo ripetutamente ”La prossima domanda, prego”. Da quel momento in avanti, Owens non avrebbe mai più vestito in maglia verde: mentre storie di insubordinazione e di sabotaggi belli e buoni venivano a galla, gli Eagles l’hanno sospeso per quattro gare, mettendolo fuori rosa a metà stagione.
Con Owens ormai fuori causa, gli Eagles hanno cercato di salvare il salvabile, venendo però batutti in casa nel Monday Night per 21-20 dai Cowboys; McNabb si è visto intercettare e riportare in meta un passaggio a fine ultimo quarto. Quella è stata l’ultima gara stagionale del QB, che ha deciso di curare chirurgicamente l’ernia, la quale gli stava provocando un dolore ormai insopportabile e ne stava condizionando il rendimento.
Senza McNabb, gli Eagles sono riusciti a vincere solo due delle restanti partite in calendario, chiudendo all’ultimo posto con un deludente 6-10.
Al termine della stagione, gli Eagles hanno rilasciato il controverso Owens, che è passato da beniamino dei tifosi a nemico giurato: tanto per gettare ulteriore benzina sul fuoco, il ricevitore ha infatti firmato per gli arcirivali Dallas Cowboys.
Nel 2006, con il caso Owens alle spalle, gli Eagles speravano di tornare ai vertici della NFC East.
Le cose sono iniziate bene per le Aquile, che hanno vinto all’esordio in trasferta contro gli Houston Texans, con un Donovan McNabb in grande spolvero, capace di lanciare tre TD passes e trascinare i suoi alla vittoria per 24-10. Una settimana più tardi, nel primo incontro casalingo, gli Eagles sembravano pronti a concedere il bis, trovandosi in vantaggio per 24-7 nell’ultimo quarto contro i New York Giants. Inaspettatamente, questi ultimi hanno compiuto una furiosa rimonta, segnando 17 punti: con una difesa biancoverde capace di concedere qualcosa come 371 yards su passagio ad Eli Manning, questi ha messo la ciliegina sulla torta, imbeccando Plaxico Burress con un TD pass da 31 yards che ha regalato ai Big Blue il successo per 30-24 in overtime. Quello contro i Giants è stato solo un incidente di percorso, dato che gli Eagles hanno poi vinto le tre gare seguenti: McNabb è andato vicino alle 300 yards in ciascuna di quelle partite, nelle quali le Aquile hanno segnato 31 o più punti; in una di esse, vinta per 38-24 sui Dallas Cowboys, T.O. ha fatto ritorno a Philadelphia.
La striscia vincente ha avuto fine a New Orleans contro i Saints, in un altro incontro al cardiopalma perso per 27-24 grazie al FG di John Carney a tempo scaduto. Una settimana dopo, gli Eagles hanno perso nuovamente allo scadere grazie ad un FG (da 62 yards) a fil di sirena contro i Tampa Bay Buccaneers. Gli Eagles hanno fatto ritorno a casa, ma le difficoltà sono proseguite, tanto che le Aquile hanno perso la terza partita consecutiva per mano dei Jacksonville Jaguars, col punteggio di 13-6.
Una settimana dopo, la formazione di Philadelphia si è portata sul 5-4, sconfiggendo i Washington Redskins con un convincente 27-3. Sette giorni più tardi, gli Eagles hanno perso ben più di una partita: Donovan McNabb ha infatti terminato anzitempo la stagione a causa di un infortunio al ginocchio nella gara persa per 31-13 contro i Tennessee Titans. Le Aquile sono scese sotto quota .500 a una settimana di distanza, venendo sonoramente bastonate in trasferta nel Sunday Night contro gli Indianapolis Colts. Sul 5-6, con Jeff Garcia QB titolare, si poteva tranquillamente chiudere baracca e burattini. Tuttavia, l’ex Pro Bowler ha mostrato a tutti di avere ancora un pò di magia, lanciando tre TD passes nella vittoria in rimonta per 27-24 sui Carolina Panthers. Le tre gare seguenti sono state addirittura migliori per Garcia, che ha trascinato i suoi ad altrettante vittorie esterne contro le dirette rivali di Division, una delle quali per 23-7 sui Cowboys il giorno di Natale; grazie a quel successo, le Aquile sono balzate al primo posto.
Gli Eagles hanno chiuso la stagione con la quinta vittoria di fila, conquistando addirittura il titolo divisionale grazie al record di 10-6, dopo aver piegato per 24-17 gli Atlanta Falcons.
Nei playoffs, gli Eagles hanno affrontato i Giants per la terza volta: per un attimo, si è rischiato di assistere ad un replay della Week 2, con le Aquile capaci di farsi rimontare nell’ultimo quarto. Ma stavolta i ragazzi di Reid non hanno commesso lo stesso errore, vincendo allo scadere grazie ad un FG da 38 yards di David Akers.
Gli Eagles sono così approdati al Divisional, in cui hanno nuovamente sfidato i New Orleans Saints in trasferta. Le Aquile hanno dato ai propri tifosi qualcosa per cui brindare già dall’inizio della partita, allorquando Sheldon Brown ha portato un placcaggio violentissimo a Reggie Bush. Il primo tempo, sempre in bilico, si è chiuso col vantaggio di Philadelphia per 14-13, grazie alla corsa da una yard di Brian Westbrook. Gli Eagles hanno aumentato le distanze, portandosi sul 21-13 grazie ad una corsa vincente da 62 yards del solito Westbrook. Tuttavia, i Saints sono andati a segno due volte, ribaltando il punteggio in proprio favore (27-21) nell’ultimo quarto. Da lì in avanti, gli Eagles hanno faticato oltremodo, accorciando le distanze sul 27-24, ma non riuscendo mai a tornare in vantaggio.
Al termine della stagione, con una mossa a dir poco inspiegabile, gli Eagles non hanno rinnovato il contratto a Jeff Garcia, consentendogli così di firmare come free agent per i Buccaneers.

Il 2007 ha visto le Aquile festeggiare il loro 75° anno di vita, oltre al ritorno in campo di Donovan McNabb. Anche coach Andy Reid è stato felice di rientrare in azione, dopo una pubblica agonia dovuta ai guai con la legge di due dei suoi figli, implicati in affari di droga.
Nell’opener, gli Eagles hanno perso allo scadere per 16-13, grazie ad un FG di Mason Crosby da 42 yards, che ha così dato la vittoria ai Green Bay Packers. Una settimana più tardi, nel primo incontro casalingo, la frustrazione è aumentata, anche a causa della pessima prova di Donovan McNabb: Philadelphia ha così dovuto cedere ai Washington Redskins, impostisi per 20-12.
Cambiare i propri colori ha significato cambiare la propria fortuna: nella Week 3, infatti, gli Eagles hanno indossato una divisa blu e gialla per rendere omaggio alla squadra degli anni ‘30. Contro i Detroit Lions, McNabb ha disputato un incontro stellare, con 381 yards su passaggio e ben quattro TD passes, mentre il WR Kevin Curtis ha chiuso con 221 yards e tre mete.
Tuttavia, una settimana più tardi, in prima serata, gli Eagles ed il loro QB hanno fatto un passo indietro: un immobile McNabb ha subito qualcosa come dodici sacks (vero e proprio record), nella sconfitta rimediata per 16-13 contro i New York Giants.
Dopo la settimana di sosta, McNabb e gli Eagles hanno fatto ritorno a Meadowlands, comportandosi molto meglio, e piegando i New York Jets per 16-9.
Ma l’inconsistenza è persistita, tanto che le Aquile hanno perso due delle successive tre gare in calendario. Philadelphia è comunque riuscita a vendicare la sconfitta della Week 2 battendo i Redskins e poi i disastrati Miami Dolphins, tornando a quota .500; purtroppo per loro, hanno perso ancora Donovan McNabb causa infortunio prima della sfida con gli imbattuti New England Patriots. Pur a fronte di un passaggio intercettato e riportato in meta da Asante Samuel, il backup A.J. Feeley ha disputato un buon incontro; lui e gli Eagles hanno tenuto testa ai Patriots fino all’ultimo quarto. Ma i Pats si sono aggiudicati l’incontro per 31-28, ancora una volta con l’intercetto decisivo di Samuel. Quella sarebbe stata la prima di tre sconfitte consecutive per gli Eagles, le cui speranze di playoff sono sfumate rapidamente.
McNabb è tornato in campo, e gli Eagles hanno chiuso alla grande battendo in trasferta i Dallas Cowboys, e rovinando la festa a quei New Orleans Saints che l’anno precedente li avevano estromessi dai playoffs: pur a fronte di un record di 8-8, le Aquile sono state il fanalino di coda, mentre tutte e tre le altre squadre della NFC East hanno partecipato alla postseason.
Dopo il mancato approdo ai playoffs, gli Eagles hanno iniziato la stagione 2008 con molti interrogativi sul futuro; in particolare, qualcuno si chiedeva se Donovan McNabb sarebbe rimasto in cabina di regia e Andy Reid in panchina, specialmente dopo che i suoi figli erano finiti in prigione.
Entrambi hanno iniziato col piede giusto, piegando per 38-3 i disastrosi St. Louis Rams: in quella gara, McNabb ha passato per qualcosa come 361 yards e tre TD passes.
Dopo aver perso nel Monday Night contro i Cowboys a Dallas, gli Eagles hanno vinto la “Battaglia della Pennsylvania”, sconfiggendo i Pittsburgh Steelers in casa per 15-6. Ma McNabb ha stentato nelle due gare seguenti, entrambe perse.
Gli Eagles si sono poi ripresi con tre successi consecutivi, pronti a sfidare i New York Giants al Lincoln Financial Field nel Sunday Night. I Giants sono rimasti in controllo per quasi tutto l’incontro, ma gli Eagles hanno venduto cara la pelle, perdendo per 36-3, con Brian Westrbook placcato in situazione di 4° e 1 sulle proprie 45 yards a 1’55” dal termine. Una settimana più tardi, gli Eagles hanno ottenuto un umiliante pareggio per 13-13 con i derelitti Bengals in trasferta: Donovan McNabb ha giocato senza urgenza, e a distanza di tempo, ha sopreso tutti dichiarando in un’intervista di non sapere che una partita potesse concludersi con un pareggio… Ma l’umiliazione per McNabb sarebbe stata addirittura maggiore una settimana dopo, allorquando Reid l’ha panchinato nella partita persa per 36-7 contro i Baltimore Ravens.
Sul parziale di 5-5-1, in vista della sfida del Thanksgiving contro gli Arizona Cardinals, le speranze degli Eagles di tornare ai playoffs sembravano sul punto di svanire, ed i tifosi hanno iniziato a dubitare di McNabb e Reid. Ma McNabb ha disputato un’ottima gara, lanciando per 260 yards e quattro TD passes, trascinando i suoi alla vittoria per 48-20.
Le Aquile si sono vendicate dei Giants dieci giorni più tardi, sospinte da un Brian Westbrook capace di raccogliere 203 yards complessive, piegando i Big Blue a Meadowlands per 20-14.
Dopo una vittoria ed una sconfitta nelle due successive gare, gli Eagles sono giunti all’ultima di campionato ospitando i Dallas Cowboys, con in palio l’accesso ai playoffs. La partita non ha mai avuto storia, con gli Eagles autori di 41 punti nel secondo e terzo quarto, infliggendo ai texani un pesantissimo 44-6 finale, ed acciuffando il sesto seed della NFC col record di 9-6-1.
Vincendo quattro delle ultime cinque gare, gli Eagles erano la squadra più in forma della propria Conference: nella Wild Card, hanno affrontato i Minnesota Vikings. McNabb ha disputato un incotnro eccellente, con 300 yards lanciate, ma ad assicurare la vittoria è stato Brian Westbrook, con una corsa vincente da 71 yards nell’ultimo quarto, che ha fissato il punteggio sul definitivo 26-14, e portando le Aquile ad affrontare i Campioni del Mondo uscenti, i Giants.
La difesa degli Eagles è stata stellare, e David Akers ha calciato tre FGs: la vittoria per 23-11 sui Giants ha proiettato Philadelphia alla finale di Conference.
Gli Eagles erano dati per favoriti nell’incontro esterno con gli Arizona Cardinals, che metteva in palio il biglietto per il Super Bowl XLIII: una partita che nessuno poteva pensare si sarebbe disputata tra quelle due squadre. Le cose, tuttavia, hanno preso una brutta piega da subito per le Aquile: i Cardinals hanno infatti chiuso il primo tempo in vantaggio per 24-6.
Ma nel secondo tempo gli Eagles hanno risposto: Donovan McNabb ha cominciato a trovare il ritmo, lanciando per 375 yards e tre TD passes, uno dei quali da 62 yards per DeSean Jackson, che ha portato in vantaggio Philadelphia per 25-24 nell’ultima frazione di gioco. I Cards sono però tornati a condurre a 2’53” dallo scadere, completando anche una trasformazione da due punti, che ha rimesso una segnatura di distanza tra loro e gli Eagles. Questi ultimi hanno sì riavuto il possesso, ma il drive si è fermato a metà campo: la vittoria, per 32-25, è così andata ai Cardinals, che hanno partecipato al primo Super Bowl della loro storia.
http://www.sportsecyclopedia.com/nfl/philly/eagles.html
Il sopra riportato testo (a partire dalla stagione 2004) costituisce una traduzione dell’elaborato originale, i cui diritti di proprietà intellettuale spettano unicamente ed esclusivamente al relativo Autore.