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La Storia dei Bills - Parte I

Di Vittorio aka Buffalo78 - Inserito il 09/07/2005 nella categoria Squadre, 1 commenti

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Il legame tra la città di Buffalo e il football professionistico è antico, sebbene la fondazione dell’odierna franchigia sia relativamente recente.
Già nel 1920 infatti il centro sul lago Erie poteva vantare una propria squadra nella nuovissima American Professional Football Association, gli All-Americans.
Nel ’22 nasce la National Football League, che deve subito fare i conti con la concorrente American Football League.
Gli All-Americans cambiano nome, divenendo Bisons prima e Rangers poi, ma finendo per estinguersi nel ’29.
La palla ovale torna in città nel ’40, quando gli Indians aderiscono all’AFL. Già nel ’41 la franchigia scompare, non prima però di aver mutato il nome in Tigers.
Terminata la seconda guerra mondiale, la voglia di football dilaga in America e Buffalo non fa eccezione.
Nel ’46 nascono i Buffalo Bills, solo omonimi degli attuali, che giocheranno fino al ’49 nella All America Football Conference.
Passeranno 11 anni prima che il football professionistico torni a Buffalo, ma stavolta lo farà definitivamente.
Qui inizia l’incredibile racconto di una franchigia inattesa, in altalena tra la dinastia e il fallimento, la vena thriller dell’Nfl, questa è la storia dei Buffalo Bills.
Nel 1959 rinasce dalle ceneri dei tentativi precedentemente falliti l’Afl, col dichiarato intento di ostacolare l’espansione dell’ormai consolidata Nfl.
Tra quelli che per primi si dicono interessati vi è un giovane uomo d’affari di Detroit, Ralph Wilson Jr.
Il possesso di quote di minoranza dei Detroit Lions non lo soddisfa, vuole una sua squadra da inserire nella lega nascente.
Fallito un tentativo per sbarcare a Miami, gli vengono proposte 5 sedi possibili: St. Louis, Cincinnati, Atlanta, Louisville e Buffalo.

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Ralph Wilson Jr. a bordo campo

A sorpresa, la scelta cade sull’ultima e nell’ottobre del ’59 vengono fondati i Buffalo Bills.
Il nome è ispirato alla franchigia preesistente nel ’46 ed al soprannome di un’icona del selvaggio West, William Frederick Cody, il mitico cacciatore di bisonti.
La prima partita nella storia dei Bills ha luogo l’11 Settembre 1960 sul campo dei New York Titans.
Il coach è Buster Ramsey, ex giocatore dei Cardinals, per 8 anni allenatore della difesa dei Lions.
Il risultato è una dura sconfitta per 27-3, ed anche l’esordio casalingo al War Memorial Stadium riserva una delusione, stavolta con i Broncos per 27-21.
Pochi giorni dopo arriva però la prima storica vittoria della nuova franchigia, un 13-0 sul campo dei Boston Patriots che fa ben sperare per il proseguo.
Al termine della stagione, il record sarà di 5 vittorie 8 sconfitte ed 1 pareggio.
Beniamini dei tifosi sono il runningback Wray Carlton, che segna ben 7 TDs, il ricevitore Elbert Dubenion, destinato a divenire la prima bandiera dei Bills e il Qb Rich Lucas, il primo giocatore della storia ad essere scelto dai Bisonti.

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Il War Memorial Stadium

Il 1961 riserva poche soddisfazioni.
Tre sconfitte nelle prime quattro partite del campionato relegano i Bills a cercare un piazzamento mediocre, e neppure un finale in crescendo riesce a salvare la panchina di Ramsey.
Lo score finale dice 6- 8.
In quell’anno, giunge a Buffalo un futuro Hall of Famer, la guardia Billy Shaw.
Scelto al secondo giro del draft, resterà nel roster fino al 1969 e verrà introdotto nella HoF nel 1999.
Il ’62 è l’anno della svolta.
Due nuovi arrivi trasformano l’attacco dei Bills e lo pongono tra i migliori della Afl: il Qb Jack Kemp ed il fullback Carlton Chester Gilchrist, meglio noto come Cookie.
Kemp è già una stella. Dopo aver brillato nella Nfl, passa nel ’60 all’Afl tra le fila dei Los Angeles Chargers, che guida per due stagioni consecutive al Championship. In entrambi i casi a negargli il titolo sono gli Houston Oilers, che limitano un Kemp irriconoscibile.
Nel ’62, in seguito ad un infortunio, Kemp viene ceduto, ed i Bills, con un ingaggio record di 1200 $ alla settimana se lo aggiudicano.
Anche il talento di Gilchrist è noto agli osservatori, ma altrettanto famigerato è il suo carattere “difficile”. Corridore dominante nella Canadian Football League, sopporta a fatica le limitazioni di una carriera professionistica, distinguendosi per bravate e bagordi.
Poco tranquillizzante inoltre è il suo hobby preferito…tuffarsi nei laghi canadesi da un elicottero.

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Cookie Gilchrist

La vicinanza col suo amato Canada e la fame di vittorie di Buffalo portano alla buona riuscita del trasferimento.
Per guidare la squadra viene scelto Lou Saban, fino a quel momento direttore del personale tecnico, un Head Coach che lascerà il segno.
Nonostante 5 sconfitte iniziali, la stagione ’62 è la prima dei Bills sopra .500, con ben 8 vittorie nelle ultime 9 partite, per un record finale di 7-6-1. Gilchrist, con 1096 yds corse, è eletto giocatore dell’anno ed il rookie Mike Stratton si dimostra linebacker di grande talento.

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Jack Kemp in azione

Il 1963 ripete l’andamento altalenante dell’anno precedente, e con lo stesso record finale i Bills si qualificano alla loro prima postseason.
Protagonista indiscusso è ancora Cookie, che in stagione regolare, nella vittoria sui Jets, corre per 243 yds e segna 5 TDs, stabilendo uno dei suoi 7 record all-time in carriera.
Ai playoffs, Buffalo trova sulla sua strada gli ostici Boston Patriots, che dall’alto di una maggiore esperienza si impongono in trasferta per 26-8.
La sfida riparte la stagione seguente, e stavolta i Bills fanno sul serio.
Il Qb Daryle Lamonica, scelto nel draft del ’63, è la rivelazione dell’anno, giocandosi alla pari con Kemp la maglia da titolare. Il K ungherese Gogolak, col suo stile calcistico, diviene l’arma in più, ed il veterano Paul McGuire alza sensibilmente l’efficacia degli special teams.
9 vittorie in 9 partite sono il biglietto da visita, eppure qualcosa non va. Lo spogliatoio è lacerato dalle tensioni che coinvolgono le due grandi stelle.
Gilchrist è fuori rosa dopo un duro contrasto con Saban, mentre Kemp pare oscurato dall’astro nascente di Lamonica.

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Il mitico coach Saban

Il Rb torna in squadra solo dopo lunghe e sofferte mediazioni tra Saban e lo spogliatoio, ma per il Qb la situazione alla vigilia del decisivo scontro con i Patriots è tutt’altro che serena.
La stagione di Kemp è stata pessima, per ben 8 volte infatti Lamonica lo ha sostituito a partita iniziata, riuscendo a trasformare in vittorie partite apparentemente compromesse.
Sembra quindi scontato che sarà il giovane Qb da Notre Dame a scendere in campo da titolare nell’ultima partita di regular season.
In un pomeriggio nevoso, all’ingresso delle squadre in campo, i 40.000 del War Memorial Stadium, accorgendosi che Kemp è titolare, intonano all’unisono “Vogliamo Lamonica!!!”.
Jackie Boy quel pomeriggio comincia a scrivere la sua leggenda. Completa 286 yds di passaggi, abbatte i Patriots 24-14 e porta al primo titolo divisionale i Bills.
Il record finale di 12 vinte e 2 perse consegna la prima finale Afl ai Bills .
Per la terza volta Kemp arriva al Championship e gli avversari sono i suoi Chargers, trasferitisi nel frattempo a San Diego.
La partita è a senso unico, i Bills lanciano, ricevono, corrono, placcano e intercettano con facilità irrisoria…il risultato finale è 20-7 e Buffalo è Campione.
Nel ’65, i Bills perdono Gilchrist, ormai ai ferri corti con Saban ed al suo posto arriva Billy Shaw, Rookie of The Year nella stagione precedente.
Seppure campioni in carica, il pronostico non arride ai Bisonti, a causa di una sequela infinita di infortuni che sembra escluderli dalla corsa al titolo.
Un acciaccato Kemp guida Buffalo ad un positivo 10-3-1 conclusivo e alla seconda finale in due anni, avversari ancora i Chargers.

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Costa imbeccato da Kemp

Il 26 Dicembre 1965 a San Diego ci si aspetta un incontro tirato, la rivincita dei Chargers ad un anno di distanza dalla batosta subita.
Ma quel giorno i Bills giocano la partita perfetta.
Il finale è 23-0, un massacro. La foga dei Bisonti non si spegne neppure nell’ultimo quarto, quando, a risultato acquisito, bloccano il field goal della bandiera per San Diego.
Buffalo è ancora la miglior squadra dell’Afl.
Il 1966 è anno di profondi cambiamenti nel football americano.
Nfl ed Afl accettano di confrontarsi ufficialmente sul campo, istituendo la partita delle partite, il Superbowl, la finale tra le vincitrici delle due Leghe.
Le partenze di Gogolak, Billy Joe e Bo Robertson, unite all’addio di Saban, preoccupano i tifosi e l’inizio del campionato conferma i timori.
Il mediocre 3-3 sembra avvalorare i pronostici negativi, ma 5 vittorie consecutive riportano i Bisonti ai vertici divisionali e fanno respirare il nuovo coach Joe Collier.
Il 38-21 sui Broncos nell’ultima partita del campionato consegna ai Bills la terza finale in tre anni, e stavolta in palio c’è il lasciapassare per il primo Superbowl della storia.
Gli avversari sono i Kansas City Chiefs e la sede è il War Memorial Stadium, ampliato nel frattempo di 8.000 posti.
Dopo 1 minuto e 43 secondi i Chiefs sono già sul 7-0 grazie ad un drive lampo del Qb Len Dawson.
Cinque giochi dopo i Bills rispondono. Kemp trova Dubenion per un TD di 69 yds…7-7.
Buffalo riconquista il pallone, ma comincia ad inanellare una serie terribile di errori.
I Chiefs ne approfittano portandosi 14-7 nel secondo quarto, e nel drive successivo Kemp si fa intercettare nella redzone di Kansas, causando pochi giochi dopo il 17-7.
Il 31-7 finale umilia le aspettative dei tifosi e dà il via al processo di smembramento del team.
E’ la fine di una dinastia e l’inizio di un’interminabile attesa.
Inizia il periodo più cupo per la franchigia.
Dal ’67 al ’72 i Bills non riescono a vincere più di 4 partite a stagione, tornando protagonisti solo al momento del draft. In quegli anni si aggiudicano grandi talenti, senza però mai riuscire a costruire un progetto solido e vincente.
Nel ’67, dopo la vittoria nella prima partita di campionato, segue una disastrosa seria negativa, che porta ad un record finale di 4-10.
Decisiva la lunga assenza di Kemp per infortunio e le discutibili scelte di mercato, in particolare lo scambio Lamonica-Flores.
Nella preseason del ‘68 i Bills si aggiudicano la prima sfida contro un team Nfl, battendo i Lions per 13-9, ma il campionato riserverà solo delusioni.
L’ 1-12-1 finale è il risultato di una squadra profondamente rinnovata e di una grande confusione tecnica. Collier viene esonerato infatti dopo due partite, lasciando il posto ad Harvey Johnson, che a sua volta non verrà confermato al termine del campionato.
Il ’68 porta però il titolo di miglior rookie dell’anno, conquistato con sole 8 partite giocate dalla guardia Bob Kalsu. Su di lui Buffalo vorrebbe costruire la squadra del futuro, ma il destino decide diversamente. Kalsu si arruola alla fine del ’68 e parte per il Vietnam, dove morirà il 21 Luglio 1970.

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Il compianto Bob Kalsu

Si parte nuovamente da zero, unica speranza la prima scelta assoluta nel Draft del ’69.
Dalla University of Southern California arriva Orenthal James Simpson, runningback due volte All-America e vincitore dell’Heisman Trophy.
Il rookie porta a termine una stagione solida, correndo per 1.040 yds con 5 TDs.
Per Buffalo però è ancora notte fonda, ed il 4-10 finale conferma il trend negativo.
Head coach è Johnny Rauch, che nonostante la cattiva stagione viene riconfermato.
Il ’70 si apre con la notizia della morte di Kalsu e prosegue con un Simpson limitato dagli infortuni, tanto che in stagione correrà solo per 120 volte.
Inevitabile il fallimento con il 3-10-1 finale, che dà inizio all’ennesima ricostruzione.
Nel 1971 nasce l’attuale formato Nfl, con la fusione definitiva tra le due Leghe rivali.
Durante il camp di quell’anno, Rauch, poco amato dall’ambiente, si dimette, costringendo la dirigenza ad affidarsi ad Harvey Johnson per una soluzione interna.
Ne scaturisce il peggior campionato nella storia della franchigia, con una sola vittoria e 13 sconfitte.
In 5 anni, i Bills sono passati dal ruolo di favoriti a quello di squadra materasso, naturale quindi che per la stagione ’72 venga richiamato in panchina il fautore dei successi negli anni ’60.
Lou Saban è di nuovo Head Coach.
Il campionato del 1972 è per Saban un’occasione di studio.
Le 1.251 yds corse da Simpson lo rendono il miglior corridore del campionato, ma non regalano a Buffalo una stagione positiva.

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Slalom di OJ

Il muro delle quattro vittorie a stagione non viene abbattuto nemmeno in occasione dell’ultima partita giocata al War Memorial Stadium contro i Lions. Il 21-21 finale costringe Simpson e compagni a fare ancora da spettatori in postseason, con un deludente record finale di 4-9-1.
Nella prima giornata del campionato ’73 i Bills partono col botto. Il campo dei Patriots è espugnato per 31-13, ed O.J. infrange la barriera delle 250 yds corse in una partita, ovviamente record Nfl.
Ad aumentare l’entusiasmo dei tifosi contribuisce l’innesto del Qb Joe Ferguson e l’inaugurazione del nuovo stadio. Dal draft arriva anche Paul Seymour, ragazzone di 260 libbre che Saban sposta nel ruolo di TE, procurando parecchi mal di testa alle difese avversarie. Col Fb Jim Braxton, infine, i Bills possono vantare un attacco scintillante, presto ribattezzato come l’Electric Company.
Per l’incontro casalingo con i Jets, il nuovissimo Rich Stadium fa registrare il sold out. I 77.425 spettatori presenti non vengono delusi, e Buffalo si impone per 9-7.
I Bisonti sono protagonisti sul campo dopo lunghi anni d’attesa, ma tutto sembra svanire quando incappano in 4 sconfitte nelle successive 5 partite. Saban riesce a prendere per le corna l’orgoglio smarrito dei suoi ragazzi, e grazie ad uno sprint impetuoso concludono l’anno con un incoraggiante 9-5 finale.
Dopo 6 anni, i Bills tornano ad avere un record positivo, seppure non sufficiente per approdare ai playoffs. Simpson conclude l’anno con 2.003 yds corse, primo runningback di sempre a superare quota 2.000 yds, unico in un campionato a 14 partite. E’ eletto MVP della stagione e viene convocato al Pro Bowl.

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OJ alle soglie del record

Il ’74 è l’anno del ritorno ai playoffs.
Saban ha costruito un giocattolo finalmente efficace.
All’attacco fenomenale sulle corse aggiunge il ricevitore che mancava, Ahmad Rashad, mentre nel ruolo di guardia Joe DeLamielleure, futuro Hall of Famer, è ormai una certezza.
Lo spirito del team è espresso anche dal nuovo logo che campeggia sui caschi, un bisonte furente che carica.
L’inizio è travolgente, con 7 vittorie in 8 incontri.
Simpson è però limitato dagli infortuni e l’attacco perde di fluidità.
Il 9-5 finale regala ai Bills la loro prima partita di Wild Card, ma sul campo degli Steelers non ci sarà scampo, 32-14 la sonora sconfitta.
La stagione ’75 vede Buffalo tra le favorite per la postseason, ma dopo un inizio con 4 vittorie consecutive la luce si spegne all’improvviso.
Una marea di infortuni colpisce la difesa ed in particolare le secondarie, tanto che un Simpson formato Guinness dei Primati non basta.
“The Juice”, con 23 TDs in stagione, abbatte l’ennesimo record, ma l’8-6 finale non è abbastanza per accedere ai playoffs.
La pazienza di O.J. finisce nella preseason del 1976, quando chiede di essere ceduto.
Rams e 49ers sono ad un passo dall’accontentarlo, ma vedendo la squadra allo sbando Wilson Jr. decide di tenere duro e concedergli un adeguamento del contratto…. Alla prima di campionato il 32 è al suo posto.
Il draft porta in dote giocatori di buon livello come Mario Clark, Ken Jones e Joe Devlin, ma la squadra non reagisce. Dopo 5 squallide giornate, Saban getta la spugna, lasciando l’onere a Jim Ringo.
Il cambio è tutt’altro che fortunato, i Bills concludono la stagione con 9 sconfitte consecutive ed un record finale di 2-12. Le 1.500 yds corse valgono a Simpson il quarto ed ultimo titolo di miglior corridore del campionato.
La stagione ’77 è l’ultima di O.J. a Buffalo, ma è anche la più travagliata.
Dopo poche partite, un serio infortunio lo ferma a 557 yds corse senza TDs: non indosserà più la casacca dei Bisonti.

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Simpson infortunato

Al termine della stagione, infatti, i Bills lo lasceranno andare.
Nel frattempo Ringo è il comandante di una nave che affonda, ed il 3-11 di fine anno non sorprende nessuno.
Il 1978 è quindi l’anno della rifondazione.
Come allenatore capo viene chiamato dai Los Angeles Rams Chuck Knox.
Dopo aver vinto per cinque stagioni consecutive il titolo NFC della Western Division, Knox accetta la sfida di plasmare i Bills nell’era post-Simpson, partendo dal taglio dei giocatori simbolo di quell’ultimo periodo.
Paul Seymour va a Pittsburgh in cambio del veterano Wr Frank Lewis, mentre Jim Braxton è scambiato a stagione in corso per scelte al draft con Miami.
Ma è l’affare Simpson a sconvolgere il mercato.
I Bills ottengono 5 scelte al draft dai 49ers, tra le quali una al primo giro dell’anno seguente.
Buffalo cambia volto e diventa un allevamento di rookies.
Il posto del 32 è preso da Terry Miller, runningback proveniente da Oklahoma State, autore di una stagione da incorniciare con oltre 1.000 yds corse e 7 TDs realizzati.
In difesa arrivano Dee Hardison e Scott Hutchinson, come Fb Dennis Johnson e nel ruolo di Lb Luscius Samford. Knox prende anche il recordman dei field goals Tom Dempsey, con le sue incredibili 63 yds di primato.
Nella prima stagione a 16 partite, il branco dei giovani Bisonti ottiene un discreto 5-11, ma le buone notizie vengono dalla Baia.
I 49ers, infatti, incappano in un’annata disastrosa, e con sole 2 vittorie in stagione regalano a Knox la prima scelta assoluta nel draft dell’anno seguente.
Dal draft del ’79 i Bills ottengono tra gli altri: il 2 volte All-America Tom Cousianeau, il Wr Jerry Butler, l’affamato Lb Jim Haslett, il bloccatore Jon Borchardt e la Fs Jeff Nixon.

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“Lo squalo” Jim Haslett

A dare esperienza al gruppo arriva dai Rams Isiah Robertson, Lb già convocato al Pro Bowl.
Per dissapori contrattuali, Cousineau lascerà l’Nfl per la Cfl canadese, dove risulterà miglior difensore del campionato.
A guidare la squadra l’inossidabile Joe Ferguson, ormai ultima lampadina rimasta dell’ Electric Company.
Il 7-9 conclusivo, con 3 sconfitte consecutive nel finale, elegge Buffalo rivelazione dell’anno, ed il merito va ad un attacco equilibrato e ad una difesa che fa dell’aggressività il proprio credo.
Premio del lavoro svolto è il titolo di miglior rookie difensivo dell’anno allo “Squalo” Jim Haslett.
Gli anni ’70 vanno in archivio come la decade più disgraziata nella storia dei Bills, lasciando in eredità una macchia da cancellare al più presto. In quei 10 anni, infatti, i Bisonti hanno collezionato 20 sconfitte consecutive con gli arcirivali dei Miami Dolphins, senza mai batterli.
Dopo una lunga e gloriosa militanza se ne va Joe LaDamielleure, e con lui il Wr Bobby Chandler, oltre ai DEs Dokes e Greene.
Al draft prosegue la pesca miracolosa dei RBs, stavolta al secondo giro viene preso Joe Cribbs. Con lui arriva pure il Te Mark Brammer, completando un attacco finalmente all’altezza della difesa.
L’esordio è rabbioso. Al Rich Stadium, i Dolphins cadono 17-7, asfissiati da una difesa cannibale e castigati da un attacco finalmente cinico: è la fine della loro decennale imbattibilità.
Con una prestigiosa vittoria sul campo dei 49rs, i Bills chiudono con un eccellente 11-5, conquistando dopo 15 anni un nuovo titolo divisionale.
Avversari nel primo turno dei playoffs sono i San Diego Chargers, che sfruttando il fattore campo si impongono per 20-14 in una partita tiratissima. I Bills sembrano ipotecare la vittoria portandosi sul 14-3, ma il prepotente ritorno del gioco aereo di San Diego ed un’enormità di occasioni perdute condannano Buffalo all’eliminazione.
Al termine dell’anno saranno ben 7 i ragazzi di coach Knox convocati al Pro Bowl, in buona parte protagonisti della miglior difesa della Lega.
Nel 1981 si insegue la continuità.
Nel draft prosegue l’opera di rifinitura, con l’acquisizione del Fb Booker Moore, del Wr Byron Franklin e del Cb Chris Williams. Moore, in particolare, è considerato una carta vincente, la spalla ideale di Cribbs per un gioco di corse finalmente ai livelli dell’era Simpson-Braxton.
Ancora una volta la sorte decide diversament,e e per problemi al cervello il giovane Fb è fuori per tutta la stagione.
La gravità della perdita è però limitata dalla miglior stagione di Ferguson in maglia Bills.
Con 3.652 yds lanciate, il Qb tiene in corsa Buffalo per il titolo divisionale, in un testa a testa serrato con i Dolphins. Stavolta, però, i Delfini hanno la meglio, e nello scontro diretto si impongono per 16-6, costringendo i Bisonti alla WildCard sul campo dei Jets.

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Joe Ferguson al lancio

Allo Shea Stadium molti s’aspettano una squadra abbattuta e condannata all’eliminazione, ma non è così. In una partita dominata dagli attacchi, i Bills vincono con un epico 31-27, ed approdano per il secondo anno consecutivo al primo turno dei playoffs.
Sul campo dei Cincinnati Bengals tutto sembra finire nei primi 12 minuti, nei quali i padroni di casa si portano sul 14-0. Ferguson e compagni reagiscono e coronano la rimonta a 14 minuti dalla fine, impattando sul 21-21. Sul 28-21 per i Bengals, i Bills hanno la grande occasione, ma sulle 20 dei Tigrotti una penalità rovina tutto; la stagione termina così con parecchi rimpianti.
L’ 82 per l’Nfl è l’annus horribilis.
Tutto inizia quando Donald Trump ed altri magnati dell’economia decidono di fondare l’ennesima Lega concorrente, la United States Football League. Nuove franchigie invadono il mercato, offrendo ingaggi spesso inarrivabili per i team dell’Nfl. Ad aggravare la situazione si unisce lo spauracchio dello sciopero dei giocatori, che si realizzerà dopo due partite di regular season.
Buffalo soffre più di altri la situazione.
Cribbs e Butler vanno in holdout prima della preseason, rientrando a stagione in corso, mentre Kobler e Kadish vengono rilasciati.
Torna Moore, seppure in tono minore, mentre dal draft arrivano il Wr Perry Tuttle e il Qb Matt Kofler.
L’inizio di stagione è promettente, con due vittorie in altrettante partite, ma lo sciopero interrompe la magia. Alla ripresa del campionato, dopo due mesi, il meccanismo si è inceppato, ed il 4-5 finale preclude ogni sogno di postseason.
Chuk Knox rassegna le dimissioni accasandosi a Seattle, ed al suo posto arriva Kay Stephenson, suo assistente.
Che il momento non sia dei più fortunati lo si capisce nel draft del 1983.
Con le prime due scelte, Buffalo si aggiudica il Te da Notre Dame Tony Hunter ed il promettente Qb da Miami University Jim Kelly.
Se qualche anno prima fu la CFL a soffiare il promettente Cousineau a Wilson Jr., stavolta tocca alla neonata USFL insidiare i talenti in rossoblu.
Kelly cede alle proposte degli Houston Gamblers, migrando nella nuova Lega, mentre per trattenere Hunter i Bills sono costretti a blindarlo con un ingaggio faraonico.

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Kelly in maglia Gamblers

Un Ferguson a mezzo servizio trascina Buffalo ad un incoraggiante 7-4 dopo undici partite, calando vistosamente però nella parte finale della stagione.
Nelle ultime 5 partite la squadra di Stephenson colleziona 4 sconfitte, e con l’8-8 finale si accontenta di guardare i playoffs in tv.
Cribbs corre per 1.131 yds ed è anche il miglior ricevitore della squadra, ma a fine stagione se ne scapperà in USFL per giocare con i Birmingham Stallions, dando il via all’inevitabile fase di declino della franchigia.
Stephenson è confermato, e gli viene dato il compito di far fronte all’ennesima rivoluzione.
Con il ritiro di Frank Lewis, il grave infortunio di Jerry Butler e la cessione di Tuttle a Tampa, il reparto ricevitori è pressoché azzerato. A rimpiazzarli arrivano il veterano Preston Dennard e il rookie Eric Richardson.
Da rifondare anche il reparto corse, che dopo Cribbs perde pure il Fb Leaks.
Come sempre la risposta arriva dal draft, questa volta sotto le spoglie del talentuoso Greg Bell.
In cabina di regia l’esausto Ferguson non è più protetto a dovere dalla linea offensiva, e Kofler risulta un rimpiazzo insufficiente.
Nota positiva è l’innesto del giovane Lb Darryl Talley, in sostituzione del tagliato Parker.
Le 11 sconfitte consecutive di inizio anno quindi non sorprendono nessuno, così come il record finale di 2-14 che riporta Buffalo nell’inferno della mediocrità.
Unico sorriso di quella stagione è la vittoria interna sui Dallas Cowboys, nella quale Greg Bell si rende protagonista di una prestazione imponente, con 206 yds corse e 2 TDs segnati contro una delle migliori difese della Lega.
L’85 si apre allora col sapore dolce-amaro della prima scelta al draft.
La scelta pare ai più scontata, con Buffalo che pare obbligata a prendere il piccolo grande uomo da Boston Doug Flutie, il Qb illusionista dal fisico da fantino con gambe e braccia di platino.
Ma l’appuntamento con Doug è rimandato: i Bills si fiondano sul miglior De del lotto, il vincitore dell’ Outland Trophy Bruce Smith.
Gli avvoltoi dell’USFL tentano d’inserirsi, ma stavolta il boccone è troppo ghiotto, Smith firma un quadriennale per 2.6 milioni di $ l’anno.
L’85 rappresenta anche l’addio del grande Joe Ferguson, per 12 anni guida sicura di una squadra non sempre alla sua altezza.
Designato a sostituirlo è Vince Ferragamo, esperto Qb da Los Angeles, al quale si aggiunge dal draft un rookie pescato al terzo giro, Frank Reich.
Il draft ‘85 è una vera e propria manna, traducendosi negli anni nel miglior investimento mai fatto dai Bills. A Smith e Reich vanno aggiunti il Wr Andre Reed, il Cb Derrick Burroghs, l’Ol Mark Traynowicz e il Lb Hal Garner.
Dalla USFL arriva il K Scott Norwood, mentre, attraverso una trade, i Bills prendono l’ottimo Te Pete Metzelaars.
Come se non bastasse, torna il figliol prodigo Cribbs, che sarà però solo una spalla per l’esplosivo Bell.
Buffalo ha cambiato pelle, ponendo le basi di un progetto ambizioso, ma per i risultati occorrerà ancora attendere.
A farne le spese è coach Stephenson, esonerato dopo quattro sconfitte consecutive a inizio stagione e sostituito dall’assistente Hank Bullough.
Con lui le cose non migliorano, ed alla fine sarà ancora 2-14.
Negativa soprattutto la stagione di Ferragamo, mentre Bell, Cribbs e Reed rendono decenti le cifre di corsa e ricezione.

Continua...

a cura di Vittorio aka Buffalo78

Articolo inserito da Buffalo78 e letto da 691 visitatori

Il 29/07/2005 warner75 ha scritto:

Posso dire che ho visto nascere questo articolo... Un bravo a Vittorio, grande lavoro di ricerca, e ora sotto con la seconda parte!!! ;-P

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