Da zimbelli della AFL a due volte Campioni del Mondo, passando per 4 sconfitte al Grande Ballo: una squadra che, nel bene e nel male, ha catturato l’attenzione di milioni di tifosi. Questa è la storia dei Denver Broncos.

Nel 1960, i Denver Broncos furono tra le 8 squadre ai nastri di partenza dell’American Football League, giocando nella Western Division.
Il 09 Settembre, i Broncos, che indossavano calzettoni a strisce verticali, sconfissero in trasferta i Boston Patriots per 13-10, nel primo incontro ufficiale della AFL.
Dopo un’altra vittoria ed una sconfitta esterna, i Broncos fecero il proprio debutto casalingo, davanti ai 18.732 spettatori radunatisi al Bears Stadium, vecchio impianto di Minor League di baseball: in quell’occasione, la formazione di Denver si impose sugli Oakland Raiders, portandosi sul 3-1.
Tuttavia, avrebbe poi conquistato un solo successo nelle restanti gare in calendario, chiudendo col peggior record di tutta la AFL, uno sconfortante 4-9-1.
Anche l’anno successivo fu contrassegnato da una preoccupante mediocrità, della quale fu specchio il record negativo di 3-11, nonostante le eccellenti prestazioni del WR Lionel Taylor, primo giocatore a ricevere 100 passaggi in una stagione da professionista.
Al termine della stagione, il coach Frank Filchock venne silurato, e rimpiazzato da Jack Faulkner.

Lionel Taylor
Inizio strepitoso quello del campionato 1962, con un parziale di 7-2, ed il primo posto in classifica. Ma 5 sconfitte consecutive portarono il bilancio sul 7-7.
Nonostante il pessimo finale di stagione, Jack Faulkner venne nominato Coach of the Year.
La stagione 1963 vide i Broncos perdere tutte e 10 le ultime partite, chiudendo con un pessimo 2-11-1.
Nonostante una stagione terrificante, il FB Billy Joe venne nominato AFL Rookie of the Year.
Nel 1964, dopo una partenza sullo 0-4, Jack Faulkner venne silurato, e sostituito da Mac Speedie.
La mossa parve inizialmente funzionare, dato che i Broncos vinsero il primo incontro con il nuovo coach in panchina.
Ma l’entusiasmo si spense in fretta: la formazione di Denver vinse ancora una sola partita, chiudendo, per la seconda volta consecutiva, con un orripilante 2-11-1.
Pur continuando ad essere lo zimbello della AFL, chiudendo la stagione 1965 con un pessimo 4-10, i Broncos seguitarono a creare uno zoccolo duro di tifosi, superando agevolmente il traguardo dei 20.000 abbonamenti venduti.
Nel 1966, dopo 2 sconfitte consecutive, il coach Mac Speedie venne sostituito da Ray Malavasi. Sotto la sua guida, i Broncos faticarono ancora, e chiusero col medesimo record perdente dell’anno prima.
Al termine della stagione, i Broncos ingaggiarono Lou Saban, un coach vincente, e lo nominarono sia come allenatore che GM.
Il 1967 vide uno stanziamento di fondi volto a rinnovare il Bears Stadium, affinché lo stesso diventasse un impianto conforme ai migliori standards del pro football.
Inoltre, i Broncos riuscirono ad assicurarsi il RB Floyd Little, rendendolo la prima scelta mai firmata dalla franchigia.
La stagione si aprì con la vittoria contro i Boston Patriots, ma seguirono ben 9 sconfitte consecutive: il bilancio finale fu un disastroso 3-11.

Floyd Little in azione
Indossando nuove uniformi, che recavano l’immagine di un Bronco imbizzarrito all’interno di una D, nel 1968 la formazione del Colorado mostrò segni di miglioramento, ciò anche grazie all’aumento della capienza dello stadio (portata a 50.000 spettatori).
La stagione si chiuse sul 5-9.
Prima dell’ultima gara di campionato, il Bears Stadium assunse la denominazione di Mile High Stadium.
Il primo decennio di vita dei Broncos si chiuse con un segno negativo: la stagione 1969 terminò con un record perdente di 5-8-1.
In 10 anni di AFL, i Broncos furono l’unico team a non conquistare il titolo divisionale, né a vivere alcuna stagione con record vincente.
Nel 1970, primo anno di fusione tra AFL ed NFL, i Broncos partirono con un buon 4-1.
Ma la pacchia non durò a lungo: riuscirono infatti a conquistare un solo successo nelle successive 9 gare, piazzandosi all’ultimo posto della AFC West con un pessimo 5-8-1.
Il 1971 vide le dimissioni di Lou Saban, sul parziale di 2-6-1.
Agli ordini del coach ad interim Jerry Smith, i Broncos non seppero fare di meglio, e terminarono con un deludente 4-9-1.
Nel 1972, guidati dal nuovo coach John Ralston, i Broncos continuarono ad essere una delle peggiori squadre della AFC, chiudendo la stagione sul 5-9.
Nonostante le pessime prestazioni del team, l’affluenza e gli abbonamenti furono sempre da record.
Nel 1973, dopo una partenza sul 2-3, i Broncos ospitarono gli Oakland Raiders, nel cosiddetto “Orange Monday”, in diretta televisiva nazionale.
I Broncos rimontarono alla grande, e pareggiarono grazie ad un FG da 35 yards del PK Jim Turner. Il pareggio diede il via ad una striscia positiva di 6 gare, che portò i Broncos in vetta alla Division sul 6-3-2.
Dopo aver perso contro i Dallas Cowboys, i Broncos piegarono i Chargers per 42-28 a San Diego, chiudendo con un record positivo per la prima volta nella loro storia.
Tuttavia, con il titolo divisionale in palio, la stagione dei Broncos finì anzitempo, a causa della sconfitta esterna per 21-17 contro i Raiders.
Il 1974 vide una crescente richiesta di biglietti; così, i Broncos portarono la capienza del Mile High Stadium a 75.000 posti.
Dopo una sconfitta all’esordio, i Broncos ospitarono i Pittsburgh Steelers, nella prima partita di regular season ad andare in overtime.
Tuttavia, i supplementari non portarono a nulla, dato che il punteggio rimase sul 35 pari per 15 minuti.
Dopo aver perso nella settimana successiva, sul parziale di 0-2-1, i Broncos si riscattarono e chiusero sul 7-6-1, vivendo così la seconda stagione vincente consecutiva.
Nel 1975, ultima stagione di Floyd Little, i Broncos giocarono un football all’insegna della mediocrità, chiudendo con un deludente 6-8.
Diametralmente opposta l’attitudine della squadra nel 1976: trascinati dalle 1.008 yards del RB Otis Armstrong, i Broncos giocarono un football solido per tutta la stagione, chiusa con un impressionante 9-5.
Tuttavia, il record non fu sufficiente per disputare i playoffs.
Nonostante le buone prestazioni, il coach John Ralston si dimise al termine della stagione.
Nel 1977, agli ordini del nuovo allenatore capo Red Miller, i Broncos divennero una macchina da guerra, conquistando la AFC West con un impressionante 12-2, e staccando il biglietto per i loro primi playoffs.
Alla base del successo di Denver, un potente reparto difensivo, soprannominato “The Orange Crush.”
Con giocatori come il DE Lyle Alzado ed i LBs Randy Gradishar e Tom Jackson, la “Orange Crush” sotterrò letteralmente gli attacchi avverari, concedendo soli 148 punti in stagione.
Il primo impegno in postseason fu contro i Pittsburgh Steelers, nel Divisional Playoff.
Le due squadre si diedero battaglia per tutto l’incontro, fino a quando il PK Jim Turner ruppe l’impasse (21-21) con un FG da 44 yards
I Broncos vinsero la partita per 34-21, conquistando l’accesso al Championship AFC.
Il Mile High Stadium era un oceano arancione, che vide i Broncos ospitare gli Oakland Raiders. Dopo essersi portati sul 14-3 all’intervallo, i Broncos si imposero per 20-17, volando per la prima volta al Super Bowl.
L’edizione numero XII del Grande Ballo si svolse, per la prima volta, in un Dome, quello di New Orleans.
Gli avversari di turno furono i Dallas Cowboys.
In svantaggio per 13-0 all’intervallo, i Broncos commissero ben 8 turnovers, perdendo il titolo per 27-10, in un incontro che non li vide mai in partita.
Altra stagione su altissimi livelli quella del 1978, specie sul fronte difensivo: a riprova di ciò, il LB Randy Gradishar conquistò il titolo di Defensive Player of the Year, e la “Orange Crush” concesse la miseria di 198 punti.
Non solo: i Broncos si aggiudicarono per la seconda volta il titolo divisionale, grazie ad un ottimo 10-6.
Tuttavia, nel Divisional Playoff, la formazione di Denver vide il proprio cammino arrestarsi anzitempo per mano degli Steelers, che si imposero in casa per 33-10.

Randy Gradishar
Nel 1979, i Broncos partirono alla grande, con un eccellente 9-3, candidati numero 1 per il terzo titolo divisionale di fila.
Ma 3 sconfitte nelle ultime 4 gare di regular season, contro rivali di Division, portarono il bilancio sul 10-6.
Nonostante un brutto finale di stagione, i Broncos riuscirono comunque a qualificarsi ai playoffs, agganciando una Wild Card.
I Broncos avrebbero dovuto vedersela con gli Oilers in quel di Houston; all’intervallo, erano in svantaggio per 10-7.
L’incontro, dominato dalle difese, si chiuse sul 13-7 per i padroni di casa, che rispedirono i Broncos a Denver a mani vuote.
CONTINUA...

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Il sopra riportato testo costituisce una traduzione dell’elaborato originale, i cui diritti di proprietà intellettuale spettano interamente ed esclusivamente al relativo Autore.
Grazie Diego, da tifoso dei Broncos non posso far altro che ringraziarti per aver raccontato la nostra vicenda in maniera così intensa ed appassionata... Ho letto l'articolo tutto d'un fiato e con estremo piacere.
Grande!!
Complimenti, l'articolo è davvero molto bello.
Se è possibile vorei poter segnalare degli errori.
Ho guardato il sito da cui hai tradotto, e gli errori sono presenti anche lì...e poi d'altronde quel Superbowl l'ho rivisto almeno 50 volte...
Comunque l'articolo è molto bello!!!
Leonardo, ci mancherebbe altro, se ci sono degli errori segnalameli pure, anzi!!!
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Un'altra appassionante storia di football magistralmente presentata!
Complimenti Diego, un ringraziamento per la passione che ci metti e che ci consente di saperne ogni volta un pò di più...