I Dallas Cowboys, a detta di molti, hanno rappresentato e rappresentano il football ed il suo spirito nel mondo intero. Sarà per quella stella azzurra sul casco, o per la semplicità della divisa bianca blu e argento, o per il nome che evoca le leggende della Frontiera americana, o per l’aura che pervade la sua storia fatta di uomini e grandi imprese. Fatto sta che anche chi non conosce il football spesso conosce i Dallas Cowboys. Questo è, da parte nostra, un immodesto tentativo di accennare la storia di quello che è universalmente conosciuto come “The America’s Team”.

Dallo Swing Team a “The Catch”
La città di Dallas, Texas, ebbe la sua franchigia NFL il 28 febbraio 1960. All’espansione si era opposto più di qualche proprietario. Uno dei più fieri fu George Preston Marshall, proprietario dei Washington Redskins, ricordato anche come uno degli ultimi ad aprire il proprio team ai giocatori afro-americani. Cowboys e Redskins sono tuttora tra le più fiere rivalità in seno alla NFL.
I proprietari dei neonati Dallas Cowboys, Clint Murchison jr. e Bedford Wynne, assunsero alle loro dipendenze Tex Schramm, affidandogli il compito di costruire la nuova squadra dal nulla.
I Cowboys sarebbero stati uno “swing team”: nella prima stagione di vita, avrebbero infatti dovuto affrontare tutte le altre squadre, benché collocati nella Western Division.

Murchison, Wynne, Schramm e Landry
Texas Earnest Schramm (1920-2003), contrariamente a quanto potrebbe suggerire il suo nome, era un californiano di Los Angeles, discendente di immigrati tedeschi. Aveva lavorato per nove anni nei Los Angeles Rams, dimostrando notevoli doti di scopritore ed innovatore. Fu lui ad ingaggiare un giovane Pete Rozelle come PR degli Arieti, come fu anche uno dei promotori della fusione della NFL e dell’AFL nella NFL odierna. Grande comunicatore ed esperto di merchandising, tra le altre cose fondò le Dallas Cowboys Cheerleaders, introdusse l’informatica nello scouting e nei drafts, e promosse l’uso dell’instant replay.
Come prima mossa a favore dei Cowboys, Schramm ingaggiò il defensive coach dei New York Giants, Tom Landry, e gli affidò quello che la NFL aveva deciso di mettere a disposizione della nuova franchigia.
Dallas non partecipò al draft del 1960, quindi venne deciso che ogni squadra mettesse a disposizione dei Cowboys tre giocatori. Dallas si trovò ad essere la squadra contenente i peggiori giocatori NFL dell’epoca. Il 24 Settembre, i Cowboys ospitarono i Pittsburgh Steelers al Cotton Bowl, nella loro prima gara ufficiale. I texani, in vantaggio fino all’ultimo quarto, assistettero impotenti alla grande rimonta degli Acciaieri, guidati dal grande QB Bobby Layne: l’incontro si chiuse sul 35-24.
I Cowboys persero le loro prime 10 gare stagionali, fino al pareggio strappato ai Giants a New York, nella penultima gara di campionato. La formazione di Dallas perse l’ultimo incontro in calendario, e la sua prima stagione si chiuse senza alcuna vittoria, con un terribile 0-11-1.

Tom Landry sulla sideline dei Cowboys nel 1960
L’anno successivo, i Cowboys partecipano al loro primo draft, e la loro prima scelta fu un nome che scriverà la storia della franchigia e della lega: Bob Lilly, un defensive tackle da Texas Christian University. Dallas vinse anche la sua prima partita il 17 settembre, nel match inaugurale della stagione 1961, contro i Pittsburgh Steelers per 27-24, con un FG da 27 yards del PK Allan Green.
I Cowboys vinsero 3 delle prime 4 gare, sconfiggendo per 2 volte un altro expansion team, i Minnesota Vikings.
Tuttavia, Dallas tornò bruscamente alla realtà: la stagione si chiuse infatti con un pessimo 4-9-1.
Nel 1962, qualche incoraggiante progresso cominciò ad intravedersi: l’attacco di Dallas fu il secondo più produttivo della Lega (398 punti all’attivo). Ma la difesa texana fu la seconda peggiore in termini di punti concessi, ed i Cowboys, perdendo 5 delle ultime 6 partite, chiusero col record negativo di 5-8-1.
Nel 1963, la rivista “Sports Illustrated” pronosticò la vittoria dei Cowboys nella Eastern Division, ma fu un abbaglio colossale: i texani partirono col piede sbagliato, perdendo le prime 4 gare, e 6 delle prime 7. Allorquando i Cowboys cominciarono a giocare meglio, la città di Dallas piombò nell’oscurità, a causa dell’assassinio del Presidente John F. Kennedy. I Cowboys persero 3 gare di fila, prima di sconfiggere in trasferta i St.Louis Cardinals e chiudere con un pessimo 4-10.
Il draft 1964 avrebbe segnato profondamente il futuro della squadra: al secondo giro, i Cowboys scelsero il DB Mel Renfro ed il QB Roger Staubach al decimo.
Nonostante Staubach avesse vinto lo Heisman Trophy 1963 mentre era ancora all’Accademia Navale, l’averlo scelto era una vera e propria scommessa, dato che avrebbe dovuto prestare ancora 4 anni di servizio in Marina prima di poter essere stabilmente a disposizione del team. I Cowboys faticarono ancora, chiudendo con un record negativo di 5-8-1.
Tuttavia, nonostante da più parti ne fosse stato chiesto il siluramento, al coach Tom Landry venne esteso il contratto per la bellezza di 10 anni. Una scelta che si sarebbe rivelata decisiva.
Buon esordio quello della stagione 1965, con 2 vittorie in altrettante partite, entrambe contro rivali di Division. Ma gli inconsistenti Cowboys dovettero subito tornare coi piedi per terra, incappando in ben 5 sconfitte consecutive.La squadra seppe però riprendersi nel finale di stagione, e con 5 vittorie in 7 partite, portò il bilancio finale sul 7-7.
Durante quei primi anni ‘60, i Cowboys avevano continuato a costruire la loro squadra. Il quarterback “Dandy" Don Meredith ed il runningback Don Perkins si erano uniti al gruppo, e il 1966 vide il Presidente e GM Tex Schramm intensamente coinvolto nelle trattative tra AFL ed NFL per una futura fusione e per una finalissima tra le loro 2 migliori squadre.
I Cowboys sembrarono da subito i candidati numero uno per quell’incontro, vincendo alla grande le prime 4 gare stagionali. Vi fu però una serie di 4 incontri, che vide i texani conquistare una vittoria, perdere una partita e pareggiarne un’altra: per rimettersi in pista, i Cowboys superarono in trasferta, con un solo punto di scarto, i Washington Redskins.
Una settimana dopo, i Cowboys stabilirono un primato, mettendo a segno 12 sacks ai danni del QB degli Steelers in quel di Pittsburgh, passando sul 6-2-1. A soli 4 giorni di distanza, iniziò una gloriosa tradizione: i Cowboys ospitarono i Cleveland Browns nel primo incontro del Thanksgiving Day a Dallas.
Quella fu una partita chiave, che vide i Cowboys imporsi per 26-14 e staccare il biglietto per la finalissima NFL, quali Campioni della Eastern Division, grazie ad un record di 10-3-1.
I Cowboys ospitarono i Green Bay Packers al Cotton Bowl, gremito da ben 75.504 spettatori. I Packers si dimostrarono la squadra migliore quel giorno, ma i Cowboys lottarono fino alla fine: la partita si chiuse infatti con un intercetto lanciato da Don Meredith in endzone a 28 secondi dallo scadere. Gli ospiti si imposero così per 34-27. I Cowboys non avranno un’altra stagione perdente fino al 1985. Da questo momento in poi, saranno una delle forze principali della giovane NFL, mandando otto giocatori al Pro Bowl, tra cui le leggende dei Bob Hayes, Chuck Howley, Bob Lilly, Don Meredith, Don Perkins e Mel Renfro.

Il defensive tackle Bob Lilly
Allo stesso modo, i Cowboys diventano una parte importante per la vita della gente di Dallas. Nei loro primi anni, i Cowboys erano stati sempre considerati una specie di seconda scelta dietro i Dallas Texans di Lamar Hunt, dato che i Texans erano la squadra tradizionale ed avevano record migliori. Ma nel 1963 i Texans si spostarono a Kansas City prendendo il nome di Chiefs, ed i Cowboys diventarono l’unico team professionistico della città.
Nel 1967, nonostante 3 sconfitte nelle ultime 5 gare, i Cowboys veleggiarono verso il titolo di Campioni della neonata Capitol Division, con un solido 9-5. Nella finale della Eastern Conference, i Cowboys massacrarono i malcapitati Cleveland Browns per 52-14; quella fu la prima vittoria nei playoffs, e li proiettò alla finalissima NFL, per un rematch contro i Green Bay Packers, questa volta al Lambeau Field. La partita entrò nella leggenda, a causa delle temperature polari, tanto da venire soprannominata ”The Ice Bowl”. La temperatura ufficialmente registrata fu di -25°C, ma quella percepita dai giocatori ed arbitri in campo fu di -44°C. Il freddo paralizzò il modernissimo impianto per il riscaldamento del terreno, rendendolo duro come roccia e scivoloso come ghiaccio. Gli arbitri non poterono usare i loro fischietti per dirigere il gioco, dopo che quello del capo arbitro si era incollato alle labbra per il gran freddo. I giochi e i falli vennero chiamati a voce. Green Bay vinse quella mitica partita per 21-17, con una quarterback sneak del grande Bart Starr a 16 secondi dalla fine, contravvenendo alle istruzioni impartite da Vince Lombardi, che avrebbe voluto “congelare” la palla per un’altro down, per poi poter calciare il field goal del pareggio.

Il momento decisivo dell’ “Ice Bowl”
Splendida partenza quella della stagione 1968, con 6 vittorie consecutive: i Cowboys non fecero prigionieri e si assicurarono il titolo della Capitol Division con un record di 12-2.
L’attacco di Dallas fu il migliore della Lega, con la bellezza di 431 punti all’attivo, mentre la leggendaria ”Doomsday Defense” ne concesse solamente 186.
Tuttavia, la stagione si concluse con una delusione: i Cowboys vennero infatti piegati per 31-20 in trasferta dai Cleveland Browns nel Championship della Eastern Conference.
Il 1969, stante il ritiro dall’attività di Don Meredith, vide un cambio in cabina di regia: il signal caller chiamato a succedergli fu Craig Morton. I Cowboys conquistarono il titolo divisionale con un eccellente 11-2-1, impreziosito dalle prestazioni del RB Calvin Hill, nominato Rookie of the Year con 942 yards su corsa. La stagione si chiuse in modo identico rispetto alla precedente: furono ancora una volta i Browns a mettere i bastoni tra le ruote ai texani, sconfiggendoli per 38-14 nel Championship della Eastern Conference, disputatosi, però, tra le mura amiche del Cotton Bowl.
Agli inizi degli anni ‘70 la NFL subì un grande cambiamento, assorbendo la AFL e diventando così l’unica lega professionistica di football. Anche i Cowboys subirono importanti cambiamenti: Meredith e Perkins si ritirano nel 1969, e altri giocatori si unirono al gruppo, come Cliff Harris, LeeRoy Jordan, Rayfield Wright, Dan Reeves, Mike Ditka e Roger Staubach, finalmente libero dagli impegni del servizio militare. Il punto di svolta della stagione 1970 giunse per i Cowboys nel Monday Night del 16 Novembre, con la pesante sconfitta casalinga per 38-0 inflitta loro dai St. Louis Cardinals, che portò il parziale sul 5-4, mettendo a repentaglio la partecipazione ai playoffs.
Da quel momento in avanti, i Cowboys vinsero tutte e 5 le partite ancora in calendario, conquistando il titolo della NFC East col record di 10-4.
Nel Divisional Playoff, la formazione texana ospitò i Detroit Lions, in quella che fu la partita di postseason col più basso punteggio di sempre: la “Doomsday Defense” annichilì i Lions, ed anzi mise a segno 2 punti, che insieme ad un FG furono i soli a finire sul tabellone.
Nel Championship NFC, i Cowboys raggiunsero finalmente il Super Bowl, sconfiggendo in trasferta, col punteggio di 17-10, i San Francisco 49ers.
Nel Super Bowl V, svoltosi a Miami, gli avversari furono i Baltimore Colts. In una brutta partita, caratterizzata da un numero incredibile di turnovers (e perciò definita “Blunder Bowl”), i Cowboys si trovavano in vantaggio per 13-6 a metà dell’ultima frazione di gioco. Tuttavia, 2 intercetti lanciati da Craig Morton ed un FG di Jim O’Brien a tempo praticamente scaduto furono determinanti nella vittoria finale, col punteggio di 16-13, dei Colts. Nonostante la sconfitta, il titolo di MVP fu assegnato al LB Chuck Howley. Ma l’ennesima sconfitta in un incontro importante fece sì che i Cowboys venissero definiti impietosamente dalla stampa “The next day Champions”, i campioni del giorno che verrà.
Nel 1969, erano iniziati i lavori per un nuovo stadio che sostituisse il Cotton Bowl come “casa” dei Dallas Cowboys. Il Texas Stadium di Irving (un piccolo centro abitato nella Contea di Dallas) venne inaugurato il 24 Ottobre 1971. Non avendo lasciato il territorio della contea, la squadra non cambiò il suo nome, e per festeggiare degnamente l’evento, i padroni di casa bastonarono senza pietà i New England Patriots, con un sonoro 44-21.
Ma presto i Cowboys cominciarono a stentare, fino al parziale di 4-3, mentre Craig Morton e Roger Staubach continuavano a darsi il cambio in cabina di regia.
Il 07 Novembre i Cowboys diedero finalmente il posto di titolare a Staubach: i texani non si guardarono più indietro, vincendo le ultime 7 partite, e conquistarono il titolo della NFC East col record di 11-3.
Nel Divisional Playoff, i Cowboys sconfissero i Minnesota Vikings per 20-12, pronti al rematch del Championship NFC contro i San Francisco 49ers. Fu la “Doomsday Defense” a trascinare i texani, che si imposero per 14-3 e si qualificarono per il secondo Super Bowl consecutivo.
E’ con la nomea di perdenti che il 16 gennaio 1972 i Cowboys scesero in campo per il Superbowl VI contro i Miami Dolphins, a New Orleans. Roger Staubach aveva chiuso la stagione regolare con 1.882 yards, 15 touchdown e solo 4 intercetti. La difesa di Dallas, la famigerata “Doomsday Defense”, non aveva concesso un solo touchdown nei 25 quarti di gara precedenti il Superbowl.
Il leader indiscusso era Bob Lilly, con alle spalle i linebackers Chuck Howley, D.D. Lewis e LeeRoy Jordan, coperti dai cornerbacks Herb Adderly e Mel Renfro e dalle safeties Cliff Harris e Cornell Green: 21 intercetti in tutto. Dallas ottenne una vittoria strepitosa sui Dolphins per 24-3, stabilendo i records per le yards corse (273), i primi downs (23), il minor numero di punti concessi (3), e il minor numero di yards totali concesse (185), comprensive di uno spettacolare sack da -30 yards di Bob Lilly sul quarterback Bob Griese. I Cowboys sono tuttora l’unica squadra ad aver disputato una finale senza aver concesso nemmeno un touchdown agli avversari. Il trionfo fu completato dal titolo di MVP assegnato a Roger Staubach.

Landry portato in trionfo a New Orleans
E’ il momento in cui i Cowboys cominciarono a crescere in popolarità anche fuori dalla città di Dallas, in tutti gli States. Le loro apparizioni al Thanksgiving Day Game, iniziate nel 1966, li aiutarono a conquistare la notorietà nazionale. Sotto la capace guida di Tom Landry, la cosiddetta “Doomsday Defense” diventò una potenza dominante nel panorama della NFL, e veder giocare il loro attacco spumeggiante era un vero piacere per gli occhi.
Nel 1972, nonostante il grave infortunio alla spalla rimediato da Roger Staubach, i Cowboys non fecero una piega: sul parziale di 10-3, erano in corsa per il settimo titolo divisionale di fila, per il quale sarebbe stata sufficiente una vittoria. Le cose non andarono così: i texani vennero infatti sconfitti tra le mura amiche dai New York Giants per 30-28, il che mise fine al loro dominio nella NFC East. Il record di 10-4 assicurò comunque una Wild Card.
Nel Divisional, a San Francisco, i Cowboys erano in svantaggio per 28-16 nel terzo quarto contro i 49ers, quando Roger Staubach rimpiazzò Craig Morton alle spalle del centro. Staubach trascinò i suoi alla rimonta nell’ultima frazione di gioco, ed i texani si imposero per 30-28. Tuttavia, la stagione si chiuse una settimana più tardi, allorquando i Cowboys cedettero in trasferta per 26-3 ai Washington Redskins nel Championship NFC.
Nel 1973, dopo una partenza sul parziale di 4-3, i Cowboys vinsero 6 delle restanti 7 gare, conquistando il tiolo divisionale della NFC East con un ottimo10-4. Nel Divisional Playoff, i texani sconfissero i Los Angeles Rams per 27-16 al Texas Stadium, qualificandosi per il quarto Championship consecutivo. Tuttavia, nemmeno giocare tra le mura amiche potè evitare la sconfitta per 27-10 contro i Minnesota Vikings, che staccarono così il biglietto per il Super Bowl.
Il 1974 vide i Cowboys perdere 4 incontri consecutivi, dopo aver vinto solamente all’esordio. Sul parziale di 1-4, le speranze di postseason parevano compromesse. I texani vinsero 7 delle ultime 9 partite, chiudendo col record di 8-6, non sufficiente, però, per disputare la postseason. Si interruppe così una striscia di 8 partecipazioni consecutive ai playoffs. Il momento da ricordare di quella stagione fu la sfida del Thanksgiving, in cui il backup di Staubach, Clint Longley, guidò i Cowboys alla vittoria contro i Washington Redskins, al termine di una drammatica rimonta. Tuttavia alla fine di quella stagione i Cowboys effettuarono un draft eccellente, pescando due autentiche leggende come Randy White e Thomas “Hollywood” Henderson. Il primo dei due, soprattutto, ha incarnato lo stereotipo del difensore grintoso e tecnicamente ineccepibile per anni: detto “Manster” (half man half monster), seminerà il panico per 14 anni nei backfield avversari fino al suo ritiro, dopo 290 partite e 9 Pro Bowls consecutivi, ed avendo saltato in tutto solamente 14 incontri in carriera.

Randy White a caccia...
La stagione 1975 non si aprì sotto i migliori auspici: il DT Bob Lilly, il CB Cornell Green ed il RB Walt Garrison si ritirarono, mentre il RB Calvin Hill passò alla Lega rivale, la WFL. La formazione di Dallas vinse le prime 4 gare, ma ebbe una battuta d’arresto a metà stagione, perdendone 3 su 4. I Cowboys seppero però riprendersi con prontezza, vincendo 5 degli ultimi 6 incontri e chiudendo col record di 10-4; pur non essendo sufficiente a conquistare il titolo divisionale, valse loro una Wild Card.
Nel Divisional Playoff, giocato a Minneapolis, le speranze dei Cowboys stavano ormai esaurendosi: i texani si trovavano infatti sotto per 14-10 contro i Vikings allo scadere. A soli 24 secondi dal termine, Roger Staubach lanciò una bomba da metà campo, e la sua preghiera fu esaudita: il WR Drew Pearson vinse lo scontro con un difensore dei Vikings, afferrando il pallone in endzone e dando ai suoi una miracolosa vittoria per 17-14. I Cowboys utilizzarono l’espressione “Hail Mary” per definire quel lancio, e piegarono poi in trasferta i Los Angeles Rams per 37-7, qualificandosi per il Super Bowl X.
Al Grande Ballo di Miami, gli avversari di turno furono i Pittsburgh Steelers, alla caccia del secondo Lombardi Trophy. La partita fu tiratissima, ed i Cowboys giunsero all’ultimo quarto in vantaggio per 10-7. Ma l’incontro giunse ad una svolta quando il punt di Mitch Hoopes fu bloccato in endzone. Gli Steelers segnarono nei 3 possessi consecutivi, coronati dalla ricezione in TD da 64 yards di Lynn Swann. Tuttavia, i Cowboys decisero di vendere cara la pelle, ed infatti Roger Staubach imbeccò Percy Howard con un TD pass da 34 yards. I Cowboys rientrarono velocemente in possesso del pallone, con ancora 1’22” per tentare un altro miracolo. Ma stavolta l’Hail Mary Pass di Staubach fu intertercettato, ed i Cowboys persero per 21-17.

La copertina di Sports Illustrated sul Superbowl X
Partenza sprint quella della stagione 1976, con 5 successi consecutivi, che furono il prodromo al record finale di 11-5, con il quale i Cowboys conquistarono il titolo della NFC East. Ma la mancanza del gioco su corsa dei texani si rivelò decisiva nel Divisional Playoff, che vide il successo dei Los Angeles Rams per 14-12 al Texas Stadium. Nella offseason, i Cowboys cedettero diverse scelte nel draft ai Seattle Seahawks, per salire in graduatoria e selezionare il RB Tony Dorsett, fresco vincitore dello Heisman Trophy. Puntare su Dorsett, eletto Offensive Rookie of the Year, fu la scelta giusta: con lui ad occuparsi del running game, i Cowboys vinsero le prime 8 gare della stagione 1977, e chiusero la regular season col miglior record di tutta la NFC, un eccellente 12-2 al termine della stagione in cui Bob Ryan, un giornalista della NFL Films, conia la definizione di “America’s Team”, nomignolo che avrebbe seguito i Cowboys negli anni a venire fino ad oggi, attraverso la buona e la cattiva sorte. Nonostante fosse divenuto titolare soltanto alla decima partita di stagione, Dorsett fu il miglior corridore della franchigia con 1007 yards, 13 touchdown, ed altre 273 yards in 29 ricezioni, che ne fecero il terzo ricevitore della squadra. E se possibile, la “Doomsday Defense” sembrò essere addirittura più forte di quella schierata nel Superbowl X: la linea di difesa formata da Harvey Martin, Jethro Pugh, Ed “Too Tall” Jones e Randy White, è considerata da moltissimi ancora la linea più forte mai schierata da una squadra NFL nella storia della Lega.
Nei playoffs, i Cowboys continuarono a giocare alla grande, facendo letteralmente a pezzi i Chicago Bears per 37-7 nel Divisional. Nel Championship NFC, Dallas vinse agevolmente contro i Minnesota Vikings per 23-6 al Texas Stadium, staccando così il biglietto per il suo quarto Super Bowl, e stabilendo così un nuovo record NFL.
Il Super Bowl XII fu il primo ad essere disputato in un dome, quello di New Orleans; l’incontro vide i Cowboys opposti ai Denver Broncos. Quel Superbowl fu la partita tra il passato dei Cowboys, impersonificato da Craig Morton ora quarterback di Denver, ed il suo presente, Roger Staubach. Ancora una volta, i Cowboys mostrarono tutta la propria potenza, chiudendo il primo tempo in vantaggio per 13-0. Dopo un FG messo a segno dai Broncos, i texani misero una seria ipoteca sul titolo, con un TD pass da 45 yards di Roger Staubach per Butch Johnson. I Broncos risposero a loro volta con un TD, ma i Cowboys misero la partita in cassaforte con un’altra meta nell’ultimo quarto, che portò il punteggio sul definitivo 27-10. I difensori Randy White e Harvey Martin furono i co-MVP dell’incontro.

La spettacolare ricezione di Butch Johnson
L’inconsistenza fu il tratto dominante delle prime 10 gare della stagione 1978, che videro i texani soccombere per 4 volte, pur mantenendo il primo posto nella NFC East. Nelle ultime 6 gare, però, i Cowboys si decisero a giocare quel football solido e potente che avevano mostrato l’anno precedente, aggiudicandosi tutti e 6 quegli incontri, 5 dei quali per 18 o più punti di scarto.
Nel Divisional Playoff, i Cowboys provarono un pò di paura, essendo in svantaggio contro gli Atlanta Falcons all’intervallo. Tuttavia, seppero riprendersi e conquistarono la vittoria per 27-20, qualificandosi così per il settimo Championship NFC in 9 anni. In quell’incontro, i Cowboys vendicarono la sconfitta patita ad inizio stagione, infliggendo ai Rams un impietoso 28-0 a Los Angeles, guadagnandosi così l’accesso al loro quinto Super Bowl.
Dopo l’aumento delle partite da 14 a 16 e dei playoffs da 8 a 10 incontri, la NFL fu felicissima di vedere al Superbowl XIII le due franchigie più popolari del momento: Dallas e Pittsburgh, in una riedizione di quello che era stato il Superbowl X. Erano anche di fronte le due migliori difese della Lega, la “Doomsday Defense” e la “Steel Curtain”. Inoltre, Dallas era la prima squadra ad apparire in cinque Superbowl, e non si era mai verificato che due squadre si affrontassero per la seconda volta, in una sorta di rivincita, in finale.
La partita fu in equilibrio per tutto il primo tempo, fino al TD messo a segno dagli Steelers allo scadere del secondo quarto, che portò il punteggio sul 21-14. I Cowboys riuscirono a segnare solo un FG nel terzo quarto, e gli Steelers assunsero il controllo della partita nell’ultima frazione di gioco, segnando 2 TDs. Il TE dei Cowboys, Jackie Smith, avrebbe potuto riaprire l’incontro, ma droppò clamorosamente quello che sembrava un TD pass perfetto, nel bel mezzo della endzone.
Alcuni degli Steelers stavano già celebrando a bordo campo, quando Staubach tentò di orchestrare una di quelle rimonte che gli avevano valso il soprannome di “Captain Comeback”: guidò un drive di otto giochi per 89 yards chiuso da un passaggio in endzone di 7 yards per BillyJoe DuPree. Dopo aver recuperato il successivo onside kick, spazzolò il campo con un altro drive da 52 yards in nove giocate (compresi due lanci da 22 e 25 per Drew Pearson), chiudendo con un lancio da 4 yards per Butch Johnson che fissava il punteggio sul 35-31 a 34 secondi dal termine. Ad un passo dall’impresa leggendaria, però, Dallas non recuperò il secondo onside kick, che terminò la sua corsa tra le braccia di Rocky Bleier, spezzando il sogno dei tifosi dei Cowboys.

Tony Dorsett in azione
Nel 1979, i Cowboys si trovavano sul 7-1 al giro di boa, e sembravano destinati all’ennesimo Championship NFC. Tuttavia, i texani persero 4 partite su 5 a metà stagione, perdendo il primato. Ma l’America’s Team si riprese prontamente, vincendo le 2 successive gare contro rivali di Division ed agganciando così il treno playoff. Sul 10-5, i Cowboys si apprestavano a giocare l’ultima di campionato: una vittoria avrebbe garantito loro il titolo della NFC East. I Cowboys, però, erano in svantaggio contro gli arcirivali Washington Redskins per 34-21 al Texas Stadium allo scadere. Ma Roger Staubach aveva in serbo un miracolo: guidò infatti i suoi in 2 fantastici drives, che si conclusero con altrettanti TDs. Così, i Cowboys vinsero l’incontro per 35-34 ed il titolo divisionale.
Nel Divisional Playoff, tra le mura amiche del Texas Stadium, Staubach fu ancora una volta magico, conducendo i suoi dallo svantaggio per 14-5 al vantaggio per 19-14 contro i Los Angeles Rams. Ma alla fine furono gli Arieti californiani a spuntarla per 21-19.
I giorni di gloria dei Cowboys degli anni ‘70 si avviavano verso il loro tramonto. Roger Staubach si ritirò dopo quella sconfitta, lasciando alla guida dei Cowboys il suo backup Danny White, uno dei quarterbacks a torto meno considerato nella storia della franchigia, anche a causa dell’inevitabile confronto con l’autentica leggenda che l’aveva preceduto.
Con il ritiro di Roger Staubach, le aspettative per la stagione 1980 non erano granchè in quel di Dallas: persino lo stesso coach Landry sentiva che i suoi non avrebbero potuto far meglio di un 8-8.
Ma Danny White dimostrò di essere un valido sostituto, lanciando per 3.287 yards, e guidando i Cowboys ad un impressionante 12-4. Tuttavia, una sanguinosissima sconfitta rimediata per mano dei New York Giants a metà stagione costrinse i texani ad una Wild Card, dopo aver perso il titolo divisionale.
Nel primo turno dei playoffs, i Cowboys vendicarono il finale della precedente stagione, sconfiggendo i Los Angeles Rams per 34-13 al Texas Stadium: quella fu la 200ma vittoria in carriera per Tom Landry. La settimana successiva, i Cowboys volarono ad Atlanta, dove sconfissero in rimonta i Falcons per 30-27, qualificandosi per il Championship NFC di Philadelphia. Furono però gli Eagles ad imporsi, col punteggio di 20-7.
Nel 1981, i Cowboys iniziarono con 4 vittorie consecutive, prima di perdere 2 incontri di fila in trasferta; il secondo di questi, a San Francisco, vide i Cowboys distrutti per 45-14 dai 49ers. Quella pesante batosta fornì la giusta ispirazione ai texani, che bramavano di potersi vendicare nella postseason. I Cowboys vinsero ancora la NFC East col record di 12-4.
Nel Divisional Playoff, i Cowboys fecero a pezzi i Tampa Bay Buccaneers per 38-0 davanti al pubblico amico, guadagnandosi così il rematch contro i 49ers, ancora a San Francisco, con in palio il titolo di Campioni NFC.
Sin dall’inizio fu chiaro che i Cowboys non sarebbero stati bastonati un’altra volta. La partita fu combattutissima, ed i texani si trovavano in vantaggio per 27-21 verso la fine dell’ultimo quarto, ma Joe Montana condusse i suoi sulle 6 yard di Dallas, con ancora 58 secondi da giocare. Montana decise di giocare un lancio sul ricevitore Freddy Solomon, ma dopo lo snap si avvide che il suo compagno era coperto magistralmente dalla difesa di Dallas. E la pass rush texana stava facendo collassare la linea d’attacco dei 49ers. Ed Jones e D.D. Lewis braccarono Montana fino alla linea laterale, e il quarterback sembrò liberarsi della palla con un lancio alto e potente verso lo spigolo della endzone. Il receiver Dwight Clark compì un miracolo, inarcandosi e saltando altissimo per ricevere quel pallone impossibile, per poi ricadere con la punta dei piedi dentro la endzone.

“The Catch”
Quella ricezione diventò “The Catch”, la foto finì sulla copertina di Sports Illustrated, San Francisco vinse la partita 28-27 ed andò al Superbowl XVI, vincendolo contro i Cincinnati Bengals.
Ma quella ricezione segnò anche il punto di svolta per entrambe le squadre nei dieci anni successivi. I 49ers parteciparono ai playoffs per otto volte nell’arco degli anni ‘80, mentre Dallas non riuscirà più ad arrivare al Superbowl, interrompendo anche la sua striscia di stagioni vincenti durata 20 anni.
Grande Marcello.
Sono in trepidante attesa della seconda parte.
Sei un grandissimo!!!
grazie del bellissimo articolo!
sei bravissimo!
grazie ragazzi, bell'articolo !
so che fare delle richieste puo' non sembrare carino, ma se nella seconda parte vi scappa qualche notizia su cosa combinano attualmente gli ultimi cowboys vincenti (es. aikman commentatore, smith agricoltore, etc. ....) sarebbe un tocco in piu', ma avete fatto davvero un buon lavoro !