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La Storia dei Raiders - Parte I

Di Diego Antonini aka warner75 e Roberto Petillo aka The Snake - Inserito il 05/04/2005 nella categoria Squadre, 0 commenti

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“Impegno per giungere all’eccellenza”: questo, dal 1960, è il mantra dei Silver & Black.  Vi raccontiamo la loro storia.

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Nel 1960, l’ottava franchigia della AFL doveva originariamente giocare nel Minnesota, ma a causa di una trattativa sfumata, dovette cercarsi un’altra casa.
Pete Rozelle, l’allora commissioner della NFL, promise a quel gruppo di investitori di Minneapolis una ben più remunerativa franchigia nella sua Lega.
Dopo un breve flirt con Atlanta, si optò per la Bay Area.
La AFL scelse Oakland anche per accontentare l’allora proprietario dei Los Angeles Chargers, Barry Hilton, che minacciava l’abbandono qualora la Lega non avesse creato un’altra franchigia nella West Coast, in modo da creare una rivalità con gli stessi Chargers.
La tattica di Hilton ebbe buon fine, ed i vertici della AFL, timorosi di perdere uno dei proprietari più facoltosi, il 30 Gennaio 1960 affidarono la nuova franchigia ad un gruppo di 8 affaristi di Oakland.
I primi tempi furono a dir poco pioneristici: la biglietteria fu ricavata dai locali di una ex stazione di servizio, e gli uffici furono allocati in tre stanze d’albergo.
I colori sociali erano originariamente giallo-oro, e questa scelta non fu certo dettata da una strategia di marketing, ma da una necessità economica, dato che le divise erano di seconda mano.
Le partite casalinghe non si giocarono ad Oakland fino al 1962, poiché venne loro negato il permesso di sfruttare il Memorial Stadium di Berkeley, e così furono costretti a condividere il Kezar Stadium con i San Francisco 49ers.
Tra i 33 giocatori scelti dai Raiders nel draft del 1960 c’era Jim Otto, offensive lineman proveniente dalla University of Miami.
Otto diventò il centro titolare dei Silver & Black per i successivi 15 anni, nonché una vera e propria istituzione.
La prima gara ufficiale degli Oakland Raiders, allenati dal coach Eddie Erdelatz, si disputò al Kezar Stadium contro gli Houston Oilers l’11 Settembre, e la formazione texana si impose per 37-22. 
Due settimane dopo, si giocò la rivincita, e questa volta furono i Predoni ad avere la meglio, vincendo in trasferta per 14-13.
In difficoltà finanziarie, i Raiders chiusero la prima stagione col record negativo di 6-8, e con una media di 9.612 spettatori nelle partite casalinghe.

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Jim Otto

Nella stagione 1961, si trasferirono al Candlestick Park di San Francisco, e l’inizio fu tutt’altro che positivo: in 2 sole gare i Raiders incassarono la bellezza di 99 punti, senza metterne a segno alcuno!!!
Ciò portò al siluramento di Erdelatz, sostituito da Marty Feldman (N.D.R. è un omonimo, tranquilli…).
Ma le cose non migliorarono affatto, e la stagione si chiuse con un pessimo 2-12.

Il 1962 vide i Predoni trovare la propria definitiva sistemazione ad Oakland, al Frank Youell Field (ex impianto di high school), dopo aver giocato le gare interne negli stadi di Frisco (Kezar e Candlestick): ma il cambio di indirizzo non giovò alla formazione californiana.
Dopo le prime 5 sconfitte in altrettante partite stagionali, anche Feldman dovette fare le valigie; sotto la guida di Red Conkright, i Raiders riuscirono ad ottenere una sola vittoria (20-0 a Boston contro i Patriots), chiudendo con un record ancora peggiore del precedente, ovvero 1-13.

Nel 1963, apparve sulla scena un personaggio che avrebbe segnato per sempre (sino ad oggi) la storia della franchigia: Al Davis.
Quest’ultimo, assistant coach dei San Diego Chargers, venne ingaggiato in qualità di allenatore capo e general manager.
Il nuovo arrivato diede una svolta alla squadra, anzitutto in termini di look: fu Davis, infatti, ad introdurre le uniformi nero-argento.
Ma anche sul campo si cominciarono a vedere progressi: con la nuove divise, i Raiders sconfissero gli Oilers in trasferta all’esordio, col punteggio di 24-13.
Bissarono il successo una settimana dopo, ma una striscia perdente di 4 incontri li riportò immediatamente con i piedi per terra; con 8 successi di fila i Predoni chiusero sul 10-4, sospinti dalle 1.099 yds su corsa del grande Clem Daniels.
I Raiders chiusero la stagione al secondo posto, nonostante avessero battuto i Chargers, che chiusero davanti a loro.

Pessima partenza nel 1964, con 5 sconfitte in altrettante gare.
Benché le chances di approdare ai playoffs fossero ormai svanite, i Raiders giocarono un buon football, perdendo solo 2 delle restanti partite, chiudendo sul 5-7-2.

La stagione 1965, l’ultima disputata al Frank Youell Stadium, vide i Predoni giocare su ottimi livelli, terminando con un 8-5-1 che valse loro il secondo posto nella AFL West.
Al termine di quella stagione, coach Davis fu nominato Commissioner della AFL, e venne rimpiazzato da John Rauch.
Davis ricoprì il nuovo ruolo per soli 3 mesi, ma quel breve lasso di tempo vide cambiamenti epocali nel panorama del football professionistico.
A partire dal suo insediamento in Aprile, Davis convinse la metà dei migliori QBs della Lega ad unirsi alla NFL.
Quest’ultima fu allora costretta a legittimare definitivamente la AFL, e gli sforzi di Davis condussero a quella che sarebbe poi divenuta una fusione: le 2 Leghe avrebbero avuto un draft comune, ed una finale annuale.
Davis si dimise in Giugno, per tornare al front office dei Raiders, quando ormai la AFL era divenuta parte della NFL.

I Raiders inaugurarono il nuovo impianto dell’Oakland Alameda County Coliseum con una sconfitta per 32-10 contro i Kansas City Chiefs, davanti ad oltre 50.000 tifosi.
La stagione si chiuse ancora una volta con un record positivo (8-5-1), ma che valse nuovamente il secondo posto in classifica.
In quella post-season Al Davis acquisì il cornerback Willie Brown dai Denver Broncos, ingaggiò il super veterano George Blanda e scelse Gene Upshaw al primo giro del draft.
Questi 3 giocatori sarebbero tutti entrati a far parte della Hall of Fame.

Prima dell’avvio della stagione 1967, grazie ad una trade con Buffalo, i Raiders si assicurarono il QB Daryle Lamonica, in cambio di Tom Flores e di Art Powell.
L’acquisizione fu realmente azzeccata, tanto che il nuovo arrivato fu l’AFL Player of the Year, con 3.228 yds e ben 30 TD passes; ma vi è di più: i Raiders furono dei veri e propri rulli compressori, dominando in lungo ed in largo (record 13-1 in stagione), mettendo a segno 468 punti e subendone 233.
Nel Championship, i Raiders confermarono la propria schiacciante supremazia, distruggendo gli Houston Oilers per 40-7 ad Oakland, giungendo così alla finale contro i Campioni NFL.
Nel Superbowl II, i Predoni affrontarono i Green Bay Packers, i quali, consci del prossimo abbandono del coach Vince Lombardi, giocarono il loro miglior football, imponendosi per 33-14, in una partita senza storia.

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Daryle Lamonica, “The Mad Bomber”

Nel 1968, i Raiders partirono nuovamente a spron battuto con 4 successi consecutivi, ma una striscia negativa fece loro perdere il primato.
I Predoni vinsero le successive 3 gare, ma parevano spacciati contro i Jets, sotto per 32-29 all’ultimo minuto in casa.
Quell’incontro vide coinvolti 10 futuri Hall - of - Famers : Fred Biletnikoff, George Blanda, Jim Otto, Willie Brown, Art Shell, Gene Upshaw e Al Davis per i Raiders, l’head coach Weeb Ewbank, Don Maynard e Joe Namath per i Jets.
La partita sembrava ormai chiusa anche per la NBC, che interruppe il collegamento per trasmettere il film “Heidi”!!!
Ma Daryle Lamonica, in 2 giochi, fece guadagnare ai suoi ben 77 yards : dapprima completò un passaggio da 20 yards per il running back Charlie Smith, che subì un facemask da parte della safety dei Jets Mike D’Amato.
La penalità portò i Raiders sulle 43 yards dei Jets.
Quindi Lamonica trovò ancora Smith, che bruciò D’Amato per un touchdown da 43 yards.
L’extra point portò i Raiders a condurre per 36-32, con 42 secondi da giocare.
Sul successivo kickoff, il ritornatore dei Jets Earl Christy commise un fumble.
La palla fu recuperata e portata in touchdown da Preston Ridlehuber dalle 2 yards, consentendo ai Raiders di chiudere sul 43-32.
Quella partita passò alla storia come “The Heidi Game”, a causa della sconsiderata decisione della NBC, che suscitò sdegno e malumore in tutti gli States, dato che nessuno aveva potuto assistere all’eccezionale rimonta dei Predoni californiani.
Questi ultimi chiusero sul 12-2, a pari merito con i Kansas City Chiefs, poi sconfitti nel Divisional con un impietoso 41-6, che consentì ai Raiders di volare al Championship.
Ancora una volta opposti ai Jets, i Raiders furono autori di un’altra bella rimonta (vantaggio 23-20 nel 4° quarto), ma quel giorno “Broadway” Joe Namath aveva altri progetti: con un TD pass per Don Maynard, consentì ai suoi di scavalcare i Predoni 27-23.
Le chances di vittoria di Oakland si infransero definitivamente con l’intercetto di Johnny Sample su un passaggio di Lamonica.
Al termine di quell’incontro, John Rauch si ritirò, sostituito dall’assistente John Madden.

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Fred Biletnikoff

Nel 1969, la AFL venne nuovamente dominata dai Raiders, che conquistarono ancora una volta il titolo divisionale con un eccellente 12-1-1.
Venne tuttavia assegnato un ulteriore posto ai playoffs alle squadre seconde classificate.
Nel primo turno della post-season, i Raiders sotterrarono i malcapitati Oilers per 56-7 ad Oakland, staccando il biglietto per la loro terza finale.
Ma in quell’occasione i Chiefs, dopo essere stati in precedenza sconfitti per due volte nel Divisional, si presero la rivincita, imponendosi per 17-7 e conquistando l’accesso all’ultima finale nella storia della AFL.

L’esordio della stagione 1970 fu tutt’altro che positivo, con 3 sconfitte in altrettante partite. Ma i Predoni si ripresero prontamente, con ben 7 successi consecutivi.
Il 1970 fu decisamente l’anno di George Blanda, allora 43enne backup quarterback e kicker.
Nella sesta partita della stagione, i Raiders conducevano 7-0 sugli Steelers, quando Daryle Lamonica si infortunò alla schiena.
Blanda gli subentrò e lanciò 3 passaggi da touchdown, oltre a calciare un field goal da 27 yards: Oakland vinse 31-14.
La settimana seguente, a Kansas City, con i Raiders sotto 17-14 a 3 secondi dalla fine, Blanda calciò il field goal da 48 yards che fissò il punteggio sul 17 pari.
La domenica successiva, contro i Browns ad Oakland, i Raiders perdevano 17-13, quando Lamonica si infortunò alla spalla sinistra con 10 minuti da giocare.
A meno di 2 minuti dalla fine il punteggio era invariato, 4° down e 16 sulle 31 yards dei Browns. Blanda trovò Fred Biletnikoff sulle 14 yards per il primo down, dopodiché Madden chiamò timeout.
Il coach suggerì due corse: prima la “16 Bob Trey O” e poi la “69 Boom”.
George Blanda invece “garantì” la vittoria se gli avesse lasciato chiamare 3 slants per Warren Wells.
Madden acconsentì.
Sul 1° down, il passaggio fu corto. Ma sul 2°, George trovò Wells per un TD da 14 yards.
Blanda realizzò l’extra point per il 20 pari, con 1 minuto e 39 secondi ancora da giocare.
All’epoca, le partite di regular season potevano finire con un pareggio, ed i coach si erano quasi rassegnati all’idea quando Kent McCloughan intercettò un passaggio del QB di Cleveland Bill Nelson a metà campo con 34 secondi alla fine.
I Raiders cercarono di avanzare, ma arrivarono solo sulle 45 yards grazie ad un passaggio di Blanda per Hewritt Dixon.
Ci pensò ancora Blanda, che mise dentro il field goal da 52 yards con 3 secondi da giocare: Oakland 23, Cleveland 20.
La settimana seguente, a Denver, i Raiders erano sotto 19-17 a 3 minuti dal termine.
Lamonica aveva lanciato 2 TD ma la spalla sinistra gli dava ancora problemi, così Madden diede le chiavi dell’attacco a Blanda.
Quest’ultimo fece ancora miracoli: i Raiders erano piantati sulle loro 18 yards, 3° down e 12.
Blanda trovò Rod Sherman per un primo down sulle 45 yards, poi trovò Warren Wells sulle 20 dei Broncos e infine imbeccò Biletnikoff nella endzone.
Oakland vinse 24-19.
Un migliaio di persone si radunò all’aeroporto per accogliere i Raiders al loro ritorno ad Oakland. I cartelli erano tutti per Blanda : uno recitava ”Blanda for President”, un altro ”George l’ha fatto ancora”.
E la settimana successiva, George lo fece ancora una volta, l’ultima, realizzando a 7 secondi dalla fine un field goal da 16 yards, che permise ai Raiders di imporsi per 20-17 sui San Diego Chargers.
Sconfiggendo i Chiefs per 20-6, i Raiders conquistarono il loro quarto titolo divisionale consecutivo.
Con un record di 8-6-2, i Raiders affrontarono in casa i Miami Dolphins, battendoli per 21-14 e vendicandosi della sconfitta rimediata ad inizio stagione.
Tuttavia, nel primo Championship AFC, i Predoni dovettero inchinarsi ai Colts, che a Baltimora li sconfissero per 27-17.

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George Blanda

Nel 1971, dopo aver perso all’esordio contro i Patriots in trasferta, i Raiders realizzarono una striscia vincente di ben 9 partite, piazzandosi in vetta alla AFC West.
Tuttavia, 3 sconfitte consecutive furono determinanti, facendo perdere ai Predoni non solo il primato, ma anche l’accesso ai playoffs, con un record finale di 8-4-2.

Quella del 1972 fu una stagione altalenante: dopo aver disputato una prima metà di campionato assolutamente mediocre, i Raiders conquistarono 6 successi consecutivi, assicurandosi il quinto titolo divisionale in 6 anni.
Nel Divisional Playoff, disputatosi a Pittsburgh, i Raiders si trovavano sotto 6-0 contro gli Steelers, quando Ken Stabler, sostituto di Lamonica, mise a segno un TD, con una bootleg da 30 yds, portando i suoi a condurre 7-6.
Quella partita fu però decisa dalla “Immaculate Reception”: su un 4° e 10, Terry Bradshaw lanciò sotto pressione, e venne colpito duramente; il passaggio, inteso per John Fuqua, fu deviato da Jack Tatum, ma prima che toccasse terra venne miracolosamente raccolto da Franco Harris, che corse fino in endzone, dando la vittoria agli Steelers per 13-7.

Nel 1973, dopo una sconfitta nella partita inaugurale contro i Vikings a Minneapolis, i Raiders disputarono il primo incontro casalingo nella vicina Berkley contro i fortissimi Miami Dolphins, reduci dalla ”Perfect Season”.
La difesa dei Predoni salì in cattedra, ed ebbe un ruolo fondamentale nella vittoria per 12-7.
Dopo 10 giornate, i Raiders avevano un record di 5-4-1, ma con 4 vittorie nelle ultime partite conquistarono nuovamente la AFC West, chiudendo sul 9-4-1.
Nel Divisional, i Predoni si vendicarono della “Immaculate Reception”, sconfiggendo in casa gli Steelers con un rotondo 33-14.
Tuttavia, nel Championship AFC, dovettero cedere ai Miami Dolphins, che si imposero per 27-10.

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Ken Stabler e John Madden

Ancora una sconfitta all’esordio della stagione 1974, questa volta contro i Bills in trasferta; ma la reazione fu prontissima, con 9 vittorie di fila, ed i Raiders vinsero l’ennesimo titolo divisionale (il settimo in 8 anni).
Ken Stabler, inoltre, venne nominato sia NFL MVP che Offensive Player of The Year.
Nel Divisional Playoffs, la partita coi Dolphins (vincitori degli ultimi 2 Super Bowl) fu una vera e propria battaglia.
Una stazione radio di Oakland invitò chiunque fosse andato alla partita a vestirsi di nero: il Coliseum era un oceano di gente che agitava asciugamani neri (alcune fans sventolavano reggiseni di quello stesso colore!!!).
Ma la bolgia infernale divenne immediatamente silenziosa dopo 15 secondi dall’inizio della partita: kickoff ritornato in touchdown da Nat Moor e subito 7-0 per Miami.
La partita fu emozionante come poche, con il risultato sempre in bilico.
I Raiders trovarono il pareggio nel secondo quarto con un TD pass di Stabler per Charlie Smith.
I Dolphins, affidandosi principalmente alle corse con Larry Csonka, Jim Kiick e Benny Malone, si riportarono avanti con un field goal di Garo Yepremian, ed il secondo quarto si chiuse sul 10-7.
L’inizio del terzo quarto si aprì con un grande drive dei Raiders, conclusosi con una strepitosa ricezione ad una mano nella endzone di Freddie Biletnikoff: Raiders 14, Dolphins 10.
Miami tornò avanti 16-14 con un TD di Paul Warfield (l’extra point attempt di Yepremian fu deviato da Bubba Smith), per poi portarsi sul 19-14 con un FG di Yepremian all’inizio dell’ultimo quarto.
A 4’54” dal termine, Stabler prima trovò Biletnikoff per 11 yards, poi imbeccò Cliff Branch sulle 27 di Miami.
Branch si tuffò per ricevere il pallone ma nessun difensore lo toccò, così si rialzò e corse indisturbato nella endzone per un TD da 72 yards.
Raiders 21, Dolphins 19 con 4’37” da giocare.
A 2’08” dalla fine, Benny Malone, con una sweep verso destra, si liberò da un paio di placcaggi e segnò il TD che riportò di nuovo Miami avanti (26-21).
Ma Stabler orchestrò in maniera magistrale l’ultimo drive, partendo dalle proprie 32.  Passaggio per il TE Bob Moore per 6 yards, poi due lanci per Biletnikoff (da 18 e 20 yards rispettivamente).
Ad 1 minuto dalla fine, Stabler imbeccò prima Branch per 4 yards e poi Frank Pitts, che venne placcato sulle 14 yards.
Una corsa di Clarence Davis da 6 yards portò i Raiders sulle 8. Madden chiamò l’ultimo timeout.
Sul 1° e Goal, il QB di Oakland sembrava nei guai, avendo perso la protezione della tasca, ma anziché subire il sack, prima di cadere a terra placcato, riuscì a liberarsi della palla.
Quell’azione passò alla storia col nome di “The Sea Of Hands”: la palla, infatti, passò attraverso un mare di mani, quelle dei difensori di Miami, fino ad essere ricevuta da Clarence Davis, che diede ai Predoni il vantaggio per 28-26.
I Raiders misero definitivamente la partita in cassaforte con un intercetto realizzato da Phil Villapiano.
Tuttavia, una settimana più tardi, vennero sconfitti in casa dai Pittsburgh Steelers, nel Championship AFC, con il risultato di 24-13.

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Il miracoloso touchdown di Clarence Davis ("The Sea Of Hands")

L’avvio della stagione 1975 fu positivo, con una vittoria esterna a Miami per 31-21, in un Monday Night giocato all’ultimo sangue, che mise fine alla striscia vincente dei Dolphins di ben 31 successi interni consecutivi.
Ancora una volta, i Raiders conquistarono il titolo divisionale, con un record di 11-3.
Nell’ultima giornata di regular season, il PK George Blanda diede l’addio all’attività, mettendo a segno il suo 2000° punto in carriera, divenendo il primo atleta nella storia della NFL a realizzare un simile record.
Una settimana più tardi, i Raiders si sarebbero vendicati di una sconfitta di inizio stagione, battendo in casa i Cincinnati Bengals per 31-28 nel Divisional Playoff. 
Ma la settimana seguente, i Predoni trovarono nuovamente sulla propria strada gli Steelers, che li sconfissero per 16-10 nel Championship AFC in una giornata nevosa a Pittsburgh.

Il 1976 vide Al Davis installarsi da solo al comando della franchigia, allorquando Wayne Valley cedette tutte le proprie azioni.
Nella sfida d’esordio in casa contro gli Steelers, la safety George Atkinson mise fuori combattimento il WR Lynn Swann per 2 settimane, in seguito ad uno scontro casco contro casco, ed i Raiders la spuntarono 31-28.
Al termine di quell’incontro, il coach di Pittsburgh Chuck Noll definì Atkinson un criminale, il che condusse ad un contenzioso legale.
Quella gara fu importante, poiché da lì in avanti i Raiders si dimostrarono ancora più cattivi rispetto alle annate precedenti, e conquistarono il loro nono titolo divisionale in dieci stagioni, con un 13-1.
Tuttavia, nei playoffs i Predoni sembravano in difficoltà, sotto per 21-10 in casa contro i New England Patriots all’inizio dell’ultimo quarto.
I Raiders accorciarono le distanze a 21-17 con una segnatura veloce, ma furono di nuovo sulle spine quando i Pats giocarono un 3° e inches sulle 30 avversarie.
Ci pensò Phil Villapiano a bloccare l’iniziativa degli ospiti, che poi fallirono un FG.
I Raiders riuscirono a portarsi sulle 27 di New England, ma ci volle una penalità per pass interference per portarli vicino alla endzone avverdaria.
I Raiders capitalizzarono al massimo la chiamata arbitrale, vincendo l’incontro per 24-21.
Nel Championship AFC, i Raiders approfittarono dell’infermeria piena degli Steelers, sconfiggendoli per 24-7 ad Oakland, staccando così il biglietto per il Super Bowl XI.
I Raiders tornarono finalmente al Grande Ballo, affrontando i Minnesota Vikings a Pasadena, davanti ad una folla composta prevalentemente da loro tifosi.
Sapevamo dal mercoledì che avremmo vinto. Il difficile fu aspettare fino alla domenica” disse in un’intervista il lineabacker Phil Villapiano.
Nessun punto venne messo a segno nel primo quarto: i Raiders scamparono ad un punt bloccato (il primo in carriera per Ray Guy), e recuperarono con Willie Hall un fumble sulla goaline quando Phil Villapiano colpì il running back Brent McClanahan.
I Predoni dominarono il secondo periodo, portandosi sul 16-0: la difesa di Oakland continuò a provocare turnovers.
L’ultimo quarto si aprì coi Raiders in vantaggio 19-7; grazie al secondo TD della giornata di Pete Banaszak, i Predoni aumentarono il distacco.
Sul successivo drive dei Vikings, i Raiders chiusero definitivamente il conto, grazie ad un intercetto da 75 yards riportato in meta da Willie Brown.
I Vikings misero a segno il TD della bandiera, e l’incontro si chiuse sul 32-14.
Il WR Fred Biletnikoff venne nominato MVP della partita, ma la difesa e la linea offensiva (considerata la migliore di tutti i tempi da Paul Zimmerman di “Sports Illustrated") giocarono un ruolo chiave : il left tackle Art Shell annullò il defensive end Jim Marshall (nessun placcaggio per lui), il centro Dave Dalby controllò egregiamente il middle linebacker Jeff Siemon, e Gene Upshaw, George Buehler e John Vella furono ugualmente dominanti.

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La linea offensiva del 1976: Upshaw, Shell, Dalby, Buehler e Vella

Nel 1977, i Raiders partirono di nuovo alla grande, vincendo i primi 4 incontri, per terminare poi la stagione col record di 11-3.
Questa volta, però, i Predoni non conquistarono il titolo divisionale (perso per una sola partita in favore dei Denver Broncos), dovendo lottare per una Wild Card.
Nel Divisional Playoff a Baltimora, i Raiders lottarono strenuamente contro i Colts.
La partita rimase bloccata in OT sul 31 pari, fino a quando Kenny Stabler imbeccò il TE Dave Casper (soprannominato “The Ghost") con una post perfetta, 43 secondi dopo l’inizio del secondo supplementare.
Quella partita divenne nota come “Ghost To The Post”.
Tuttavia, il dominio dei Raiders cessò in occasione del Championship AFC, quando i Predoni vennero sconfitti per 20-17 dai Broncos a Denver, in una sfida al cardiopalma segnata da un episodio controverso (un fumble non visto del runningback dei Broncos Rob Lytle).

Nell’immaginario collettivo, il nome Raiders era ormai sinonimo di durezza e cattiveria; a fornirne una conferma giunse, purtroppo, un episodio davvero grave.
In una partita della preseason 1978 giocata ad Oakland contro i Patriots, la safety Jack Tatum colpì durissimamente il WR Darryl Stingley alla schiena; il giocatore avversario riportò lesioni spinali irreversibili, e rimase paralizzato a vita.
Quando il campionato ebbe inizio, i Raiders mantennero il proprio dominio, nonostante una stagione costellata di intercetti per il QB Kenny Stabler; dopo 12 partite, i Predoni avevano un parziale di 8-4.
Tuttavia, 3 sconfitte li estromisero dalla corsa ai playoffs.
Ci volle una vittoria per 27-20 contro i Minnesota Vikings all’ultima di campionato per chiudere con un record positivo (9-7).
Momento indimenticabile della stagione fu la vittoria all’ultimo secondo contro i Chargers a San Diego: la squadra di casa era avanti 20-14 a 1’07” dal termine della partita.
I Raiders cominciarono il drive della speranza dalle proprie 20 yards.
Stabler, fino a quel punto in giornata decisamente no (3 passaggi intercettati e numerosi incompleti), prese in mano la squadra e la portò sulle 14 yards dei Chargers quando mancavano solo 16 secondi.
Senza più timeouts a disposizione, Stabler poteva solo lanciare nella endzone, sperando in qualche ricevitore libero.
Dapprima cercò Biletnikoff, ma il passaggio risultò incompleto.
Secondo down con soli 10 secondi rimasti. Stabler rollò sulla destra, ma fu afferrato dal defensive end Fred Dean. Prima di essere scaraventato a terra, Stabler (ben sapendo che un sack avrebbe posto fine all’incontro) si liberò della palla commettendo volontariamente fumble. Il pallone fu avanzato fino alle 5 yards con le mani e con i piedi dal running back Pete Banaszak, dopodiché ci pensò Dave Casper a seguirne la traiettoria tuffandosi sulla palla quando questa oltrepassò la goal line.
Gli arbitri segnalarono il touchdown tra l’incredulità dei presenti, e l’extra point attempt messo a segno da Errol Mann fissò il punteggio sul 21-20 per i Raiders.
Quell’azione passò alla storia come “The Holy Roller” e dopo quell’episodio così singolare la NFL modificò le regole riguardo ai fumbles commessi negli ultimi 2 minuti di ciascuna metà tempo.
Al termine della stagione avvenne il ritiro del coach Madden, letteralmente bruciato dallo stress e tormentato da un’ulcera.
Madden chiuse con un record eccezionale in carriera: 103 vittorie, 32 sconfitte e 7 pareggi, in soli 10 anni da head coach.
Sarebbe diventato una delle voci della NFL in televisione e nei video games, conquistando maggior notorietà dopo il ritiro di quanta ne avesse avuta durante gli anni nei quali allenò.

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Dave Casper, “The Ghost”

Nel 1979, a rimpiazzare John Madden in qualità di allenatore capo, venne chiamata una vecchia conoscenza: quel Tom Flores che era stato QB dei Raiders agli esordi ed assistente dello stesso Madden.
Sotto la sua guida, i Predoni giocarono un football mediocre per quasi tutta la stagione, giungendo sul 6-6 dopo 12 incontri.
Tuttavia, con 3 successi di fila, i Raiders tornarono in corsa per i playoffs; ma una sconfitta casalinga per 29-24 contro i Seattle Seahawks costò loro l’accesso ai playoff, e la formazione californiana chiuse sul record stagionale di 9-7.

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Tom Flores

CONTINUA...

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a cura di Diego Antonini aka warner75 e Roberto Petillo aka The Snake
Fonti dell'articolo:

http://www.sportsecyclopedia.com/nfl/oakland/raiders.html

Il sopra riportato testo costituisce una traduzione dell’elaborato originale, i cui diritti di proprietà intellettuale spettano interamente ed esclusivamente al relativo Autore.

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