Chicago sbarca in Florida in attesa del “Grande Ballo”.
Chicago arriverà oggi in Florida per preparare l’ultima settimana di lavori verso il Super Bowl XLI. Come da tradizione le dichiarazioni sono sempre al massimo dell’entusiasmo, con nessuna delle due squadre impegnate a rilasciare interviste dove si noti anche la minima possibilità di essere inferiori all’avversario. E’ giusto così, crederci sempre, e convincersi delle proprie opportunità, dei propri mezzi, dei propri pregi, sono le carte migliori da giocare durante la spasmodica attesa; ma chi è davvero più forte? Certamente l’attacco dei Colts fa paura, quello visto nel secondo tempo del Championship AFC poi è una macchina offensiva perfetta.
Chicago parte dalla difesa, tornata immensa contro New Orleans, ma che non potrà basarsi sulla più classica Cover 2; in primo luogo perchè Peyton Manning e soci sono abituati ad affrontare difese di questo tipo, in secondo luogo perchè servirà doppia copertura costante sui temibili receivers avversari da parte di tutte le secondarie lasciando ai linebacker il gioco di bloccare le corse.
Punto fondamentale sarà la linea difensiva, la quale dovrà a tutti i costi togliere le capacità di ragionare e agire in fretta che contraddistinguono da sempre il fenomenale passer di Colts. Non sarà facile, ma sembra scontato che i turnover ed il tempo di possesso faranno una differenza enorme sull’economia della gara, così come la possibilità di non trovarsi di fronte ad un passing game troppo disinvolto da parte della squadra di Tony Dungy la quale, visto l’evento, non vorrà sfidare troppo la forte difesa dei Bears a cielo aperto.
Il possesso palla dipenderà quindi anche, e soprattutto, da Rex Grossman e da come questi farà girare il pallone in attacco. Il signal caller di Chicago è da mesi sulla graticola, in modo assolutamente ingiustificato. Giunto alla sua prima “vera” stagione NFL dopo che si era affacciato non come prospetto dal talento assoluto, ma come giocatore da curare e crescere, ha pagato sulla propria pelle ogni errore, subendo polemiche e sarcasmi che nemmeno se si fosse presentato come nuovo Joe Montana avrebbe meritato. Da sottolineare come al solito la stampa americana preferisca puntare il dito sugli head coach o direttamente sui giocatori piuttosto che su assistenti e coordinatori. Al solito quindi non si capisce perchè Ron Turner, offensive coordinator dei Bears, non sia mai stato messo in discussione nonostante proprio il suo tipo di gioco sia spesso risultato inadatto alle caratteristiche e all’esperienza – poca – di Rex.
Il game plan studiato per questi playoffs non è cambiato granché nonostante i proclami, al contrario ha mantenuto una ricerca quasi ossessiva del big play via lancio, togliendo ritmo a tutto il gioco e spingendo spesso la squadra dell’Illinois a rischiare intercetti. Grossman ha avuto abbastanza sangue freddo, ha cercato di non subire troppo la pressione e di non buttare via palloni, riuscendo sempre a passare indenne ai momenti dove Seattle prima e New Orleans poi riuscivano ad avere miglior gioco.
Dopo le prime partite di regular season Grossman è via via crollato in una situazione psicologica davvero drammatica, cercando di concentrarsi comunque sempre e solo sul proprio lavoro; non ha dato adito a polemiche, non ha creato disordini coi media, ha incassato e risposto sempre e solo sulla partita giocata, assumendosi ogni volta le proprie responsabilità e sempre difeso a spada tratta dal suo head coach Lovie Smith. Richiamato nella Halas Hall in settimana per una conferenza, Grossman si è limitato a parlare dei nuovi palloni con il logo del Super Bowl XLI, accennando appena a come si stia evolvendo il gioco d’attacco di Chicago in questa postseason e mostrandosi euforico, rilassato e ben distante dall’idea di discutere di qualcosa di troppo differente dal sentimento di attesa per l’evento che si avvicina. Era di buonumore Rex, ma tutti sanno che Turner dovrà puntare sulla coppia Thomas Jones-Cedric Benson per fiaccare la difesa avversaria sulle corse e mantenere più alta la possibilità di far correre il tempo.
Grossman potrebbe così risultare quel qualcosa in più per Chicago, ma non certo il fulcro attorno al quale far girare le chance di vittoria. Servirà ritmo, e per questo serviranno corse e lanci non forzati, su distanze medie, cercando solo sporadicamente di aggredire il down field.
Un altro fattore saranno gli special teams, con Devin Hester pronto a testare le squadre avversarie cercando di dare buone posizioni di campo ai suoi, posizioni che risulterebbero fondamentali per il buon andamento della gara, mettendo se non altro Robbie Gould ad una distanza valida per il infilare il goal post. Dall’altro lato, però, ci sarà Adam Vinatieri, kicker fenomenale che ha già vinto tre anelli e calciato decine di ovali pesanti come il piombo, il primo proprio al suo esordio in una finalissima. Difficile non mandare a punti una squadra che conta su questo attacco e che, in caso di drive non eccellenti, potrà contare sul miglior cecchino della NFL.
Sarà una gara dura, ruvida, dal pronostico difficile checché ne dica ESPN, come al solito già schierata e, come spesso capita, in buona misura contro Chicago. Il risultato a finale inoltre potrebbe variare da una miriade di punti a una gara giocata su poche mete, entrambe le squadre, infatti, punteranno a non spingere troppo sull’acceleratore, in quanto benché l’esperienza Colts ai playoffs sia maggiore, le batoste sono state tante e un Super Bowl è l’occasione prima per quasi tutti gli atleti impegnati, nonché un’occasione da considerarsi sempre unica.
