Il buono e il cattivo – 3a parte
Archiviata con il Pro Bowl di Honolulu anche questa stagione 2006, proviamo assieme a tirare le somme in casa Cowboys su quello che è andato bene e quello che è andato male, e come gli indovini nella loro sfera di cristallo, cerchiamo di traguardare attraverso le nebbie del tempo per indovinare i piani di Dallas e del suo padre-padrone Jerry Jones, almeno in chiave draft e free agency.
IL DRAFT
I Cowboys avranno la 23a scelta assoluta del draft di aprile, almeno finchè non decideranno di muoversi sul mercato scambiando la loro scelta verso l’alto o verso il basso. Ma di cosa la squadra avrebbe davvero bisogno?
In cima alle necessità, come lo scorso anno, ci sarebbe una linea d’attacco: ma i Cowboys non scelgono una linea di attacco al primo giro dal 1981. L’unica “draft pick” al momento che è titolare in linea di attacco è il center Andre Gurode, che sarà free agent. Anche la sua riserva Al Johnson, scelto al secondo giro nel 2003, diventerà un free agent.
Nell’era-Parcells i Cowboys hanno sempre avuto draft positivi, partendo da Terence Newman, Jason Witten e Bradie James nel 2003, passando per Julius Jones nel 2004, DeMarcus Ware, Marion Barber, Marcus Spears e Chris Canty nel 2005 fino a Bobby Carpenter, che è riuscito a ritagliarsi meritatamente la sua fetta di spazio a fine stagione 2006.
C’è da capire cosa avrà in mente Wade Phillips, se vorrà lavorare sull’ottimo materiale lasciatogli, integrandolo con giovani promesse di talento, o se preferirà far accorrere alla corte dei Cowboys qualcuno dei suoi fidi, come già fece Bill Parcells a suo tempo…
LA FREE AGENCY
I Cowboys avranno un sacco di soldi da spendere quando il mercato dei free agent si aprirà, in marzo. La società si è mossa bene rinnovando per tempo i contratti del tight end Jason Witten, della safety Roy Williams e del linebacker Bradie James.
La proiezione economica dei Cowboys si dovrebbe aggirare su quasi 25 milioni di dollari sotto i 109 milioni di salary cap, e potrebbe addirittura aumentare ristrutturando alcuni contratti e rilasciando qualche giocatore.
Ma siamo sicuri che i Cowboys vogliano spendere tutto questo denaro? Nel suo spazio radiofonico settimanale, Jerry Jones ha detto che la società rivaluterà la sua strategia nell’ambito della free agency dopo aver praticamente perso i signing bonus dati a giocatori che non hanno giocato (Rocky Boiman, 1 milione di dollari), che non hanno contribuito in modo decisivo (Jason Fabini, 1.1 milioni) o che sono stati addirittura tagliati (Mike Vanderjagt, 2.5 milioni).
Jones non ha paura di spendere i propri soldi, ma vuole ottenere dei profitti di propri investimenti. A chi lo accusava di aver scelto in Wade Phillips un allenatore che gli permettesse di avere più controllo sulle scelte tecniche della squadra, ha ribattuto risentito: “E’ una sciocchezza: io sono un uomo d’affari, ed il profitto è lo scopo che perseguo in tutto ciò che tratto nei miei affari. E anche per tutto ciò che riguarda i Dallas Cowboys è esclusivamente una questione di affari!“.
Certo, passione sportiva a parte…
3 – fine
