Il Football Italiano

Endzone ha aperto, in questa nuova veste, al football in Italia. Ed oltre a farlo con sezioni dedicate espressamente alle news, ha anche aggiunto una sezione italiana alla sua Endzonepedia, sacrario del football NFL in cui tutto ciò che esulava dalle stelle e dalle striscie era considerato una interference.
Evidentemente tutto ciò non deriva certo dal desiderio di allargare il nostro bacino di utenti: in realtà questa novità è frutto del fatto che sempre più persone si interessano, incuriosite, anche alle realtà nostrane. Una buona spinta a questa curiosità l’ha fornita, nei mesi scorsi, il grande John Grisham con il suo Playing for Pizza (titolo italiano “Il Professionista”), che ha fatto balzare in alto il numero dei contatti stranieri sui siti delle squadre italiane di football: ad esempio, dall’uscita del libro, il sito dei Gladiatori Roma può vantare un numero di contatti “esteri” pari al 10% circa dei contatti totali. E’ evidente che occorrerebbe, da parte dei nostri dirigenti, far tesoro di questa “onda lunga” di interesse… ma purtroppo, come al solito, le cose non sembrano andare in questo modo. Converrebbe mettere da parte testosterone e ambizioni nel nome del bene del movimento, ma questo – storicamente – avviene molto di rado nel nostro ambiente.
E’ evidente che il football nostrano non potrà mai avere lo stesso appeal di quello NFL, ma vi invito a riflettere su una cosa: quanto è importante la scelta di uno sport cosiddetto “minore” per un giovane. E’ vero che sfondare nel calcio porta a tanti soldi e notorietà, ma come si sa la piramide di questo sport ha una base talmente ampia che quelli che “arrivano” realmente sono una percentuale così esigua da potersi considerare risibile.
Va meglio per altre discipline di secondo piano, come basket, volley e rugby, i quali grazie ad una capillare organizzazione a livello giovanile e scolastico, hanno una utenza abbastanza vasta da assicurare un costante ricambio generazionale. E poi ci sono gli sport di élite come tennis, sport motoristici e golf, che vivono di lampi di luce grazie alla nascita – una tantum – del talento naturale che si fa beffe della carenza di impianti e della difficolta di accesso agli stessi, autosponsorizzandosi fino ai massimi livelli. La pletora di sport olimpici vive il suo momento di gloria ogni quattro anni… e poi c’è il football.
Il football non ha una base, anzi è una piramide rovesciata, dove i giocatori sono tutti arrivati, e sotto non c’è nulla!
Ad onor del vero, molte società lavorano bene sui giovani, ma la maggior parte di loro si perdono irrimediabilmente per strada, vittime di incidenti, studi, famiglie apprensive o molto più semplicemente della loro gioventù, e della superficialità che la contraddistingue. Sì, perchè la scelta di giocare a questo sport non dà nulla di effimero, ma toglie soltanto: toglie tempo ed energie, e restituisce solo dolore e fatica. Ma per coloro i quali avranno la costanza di amarlo, ed appassionarsi ad esso, regalerà valori inestimabili come l’amicizia, l’orgoglio, la disciplina (fisica e mentale) e la consapevolezza di aver fatto parte di qualcosa di unico ed irripetibile. E a volte soddisfazioni al di là di ogni immaginazione, com’è successo a due giocatori dei Gladiatori che sono andati due anni fa negli USA per disputare diverse partite di campionato in una lega minore di Arena Football…
I nostri racconti e le nostre storie vogliono far capire, a chi ancora non capisce, quanto può essere importante la scelta di questo sport per la crescita di una giovane personalità. Parlando dei suoi allenatori, un grandissimo come Randy White ha detto: “mi hanno insegnato cose importanti sulla vita e come vivere. Mentre giocavo non ho dato loro troppa importanza, ma con il passare degli anni hanno via via iniziato ad assumere il loro giusto significato. Sono felice di aver avuto l’opportunità di avere avuto intorno a me queste persone non solo nello sport, ma anche nella vita“.
Buona lettura a tutti…