Cliff Battles

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Quando il nome di Cliff Battles spunta tra quelli delle stelle dei primi anni della NFL, la domanda che più spesso ci si pone è: perché?
Perché il patron dei Redskins, George Preston Marshall, si rifiutò di dargli un aumento di stipendio dopo la stagione 1937?
Battles, all’epoca 28enne, era all’altezza della sua carriera da Hall of Fame.
Aveva appena conquistato il secondo dei suoi 2 titoli NFL come miglior runner ed il suo terzo All-Pro, affermandosi come un ingranaggio fondamentale nei meccanismi dei Redskins del 1937, capaci di conquistare il titolo alla loro prima stagione nella Capitale.
Aveva corso per 3.542 yards in sole 6 stagioni – numeri spaventosi per quegli anni.

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Ci sono versioni diverse circa i quattrini guadagnati da Battles, nonché sull’entità dell’aumento richiesto.
Nel libro di Myron Cope, “The Game That Was: The Early Days of Pro Football”, dichiarò di aver guadagnato 4.000 $.
È stato anche riportato che venisse pagato 3.000 $ all’anno e che avesse chiesto un aumento modesto, o che avesse preteso un incremento da 2.500 a 4.000 $.
Sammy Baugh, compagno di squadra di Battles nel 1937 ed uno dei più grandi passatori nella storia della Lega, disse al “Redskins Weekly” che Battles guadagnava 2.750 $ e che aveva chiesto un aumento di soli 250.
Tuttavia Marshall, un vero e proprio spilorcio quanto a salari dei giocatori, si rifiutò di concedere quell’aumento, e Battles lasciò la squadra.
Noto per le sue esagerazioni, Marshall disse al “Washington Times-Herald”, il 15 Febbraio 1940, che Battles guadagnava più di 3.800 $, e che gli era stato offerto un contratto da 5.000 $.
Dovete tenere a mente che Battles giocava con una squadra che aveva perso 85.000 $ e, naturalmente, dev’essere stato strapagato, altrimenti avremmo fatto meglio”, aggiunse Marshall.
La pervicacia di quest’ultimo fece infuriare Baugh, che pareva guadagnasse sui 10.000 $.
Lasciò andare il miglior runningback della Lega per 250 maledetti dollari”, disse invece Sammy.
Quando lo scoprii, faticai a crederci. Maledizione, se l’avessi saputo all’epoca, gli avrei dato io i soldi. Non mi piaceva il modo in cui Mr. Marshall dirigeva la nostra squadra. A pochissimi giocatori piaceva Mr. Marshall”.

Battles divenne assistente allenatore alla Columbia University di New York City, dove guadagnò 4.000 $.
I Redskins si erano lasciati scappare il più grande.
Senza di lui nel backfield con Baugh (insieme definiti “le minacce gemelle”), i Redskins vinsero solo un altro titolo nel 1942, prima del ritiro di Baugh nel 1952.
Battles venne introdotto nella Pro Football Hall of Fame nel 1968, con queste statistiche:
– 6 stagioni giocate;
– 60 partite disputate;
– 839 portate;
– 3.511 yards conquistate su corsa;
– 4.2 yards di media a portata;
– 23 TDs su corsa;
– 38 ricezioni;
– 546 yards;
– 14.4 yards di media a ricezione;
– 4 TDs su ricezione;
– 190 punti totali;
– 157 passaggi tentati;
– 44 passaggi completati;
– 28 % di completi;
– 590 yards su passaggio;
– 3.76 yards per tentativo;
– 1 TD pass;
– 15 INTs;
– 5.3 di raring;
– 7 ritorni di punt;
– 63 yards su ritorno di punt;
– 9.0 yards di media a ritorno;
– 2 TDs su ritorno di punt;
– 1 TD su ritorno di kickoff
.

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Fu anche il primo giocatore di un piccolo college ad essere introdotto nella College Football Hall of Fame nel 1955.
Il giocatore nativo di Kenmore, Ohio, giocò per la piccola West Virginia Wesleyan dal 1928 al 1931.
Una tripla minaccia con una velocità abbagliante, venne più volte nominato All-America.
Gli venne dato il soprannome di “Gip”, probabilmente per l’ammirazione che nutriva verso il grande runningback ed All-American di Notre Dame George Gipp.
“Nel 1931, l’East produsse non solo uno dei migliori giocatori dell’anno, ma uno tra i migliori di sempre, Cliff Battles da West Virginia Weleyan”, scrisse Allison Danzig nel libro “The History of American Football”.
Tra coloro che osservarono attentamente il ragazzo al college vi fu anche un certo George Preston Marshall, imprenditore nel settore delle lavanderie di Washington, D.C., che acquistò una franchigia NFL e la portò a Boston nel 1932.
Quella squadra si chiamava Braves.

Nativo del West Virginia, Marshall aveva deciso di seguire da vicino la carriera di giocatori del suo Stato d’origine.
Il fascino esercitato su di lui da Battles crebbe dopo averlo visto all’opera contro squadre dell’area di Washington come Navy e Georgetown.
Dopo che Battles finì a West Virginia Wesleyan, Marshall mandò un talent scout, Jerry Corcoran, a metterlo sotto contratto.
Anche i New York Giants ed i Portsmouth Spartans, tra le altre squadre NFL, contattarono Battles.
Ma questi firmò per i Braves, che gli offrirono 175 $ a partita, contro i 150 al massimo offerti dagli altri team.
Scelsi i Braves perchè furono l’unica squadra a mandare un rappresentante personale per vedermi”, disse Battles nel libro di Bob Curran “Pro Football’s Rag Days”.
Mr. Marshall veniva dal West Virginia, e disse [a Corcoran], ‘Fai firmare Battles o vai dritto a sud e non tornare indietro’”.
Battles divenne da subito una stella.
Fu il migliore della Lega su corsa, con 576 yards all’attivo, nel 1932, e fu anche nominato All-Pro.
La stagione successiva, lui ed il fullback Jim Musick furono un terrificante uno-due per i Redskins, nuovo nome della squadra.
Musick fu il miglior runner della NFL con 809 yards, seguito proprio da Battles con 737: quest’ultimo fu ancora eletto All-Pro.
Battles conquistò 215 yards da solo in una partita contro i Giants, divenendo il primo giocatore NFL ad infrangere la barriera delle 200 yards.
Da allora, solo 3 giocatori dei Redskins hanno corso per più di 200 yards in un solo incontro: Gerald Riggs (221), George Rogers (206) e Timmy Smith (204).

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Dopo alcune stagioni di pausa, Battles tornò alla grande nel 1936.
Totalizzò 614 yards e 5 TDs, ed i Redskins si laurearono Campioni della Eastern Division superando per 14-0 i Giants.
Battles conquistò 80 yards in mezzo al fango ed alla pioggia ai Polo Grounds di New York, mettendo a segno il TD della sicurezza.
Ma un infortunio lo tenne fuori dalla finalissima, nella quale i Redskins si arresero a Green Bay, che si impose per 21-6.
Qualla fu l’ultima stagione dei Redskins a Boston.
Marshall, che aveva perso ben 100.000 $ a “Beantown” a causa della scarsa affluenza di pubblico, trasferì la squadra a Washington nel 1937.
Dopo 4 gare, i Redskins si trovavano sul parziale di 2-2; ma vinsero poi 6 delle ultime 7 partite, conquistando la Eastern Division e staccando il biglietto per la finalissima.
Washington fu trascinata da un attacco versatile e veloce.
Le armi principali della squadra furono un rookie con un braccio da cannone di nome “Slingin” Sammy Baugh, miglior passatore della Lega, e Battles, che corse per 874 yards (primato di Lega) e mise a segno 5 TDs.
Corse per 71, 65 e 60 yards in una sola gara, e ne corse 73 segnando una meta, ritornando in meta un intercetto per 76 yards nella vittoria per 49-14 sui Giants che valse agli ‘Skins il titolo divisionale.
Battles fu determinante anche nella finalissima, in cui i Redskins sconfissero i Chicago Bears per 28-21.
Segnò il primo TD di Washington con una reverse da 7 yards e, dopo aver ricevuto uno screen pass di Baugh, corse per 55 yards nella tundra ghiacciata del Soldier Field.

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Ma allo stesso modo, Battles se ne andò.
Quando Cliff accettò il lavoro alla Columbia, l’umorale Marshall si infuriò e divenne estremamente vendicativo, come lo stesso Battles disse nel libro “The Game That Was”.
Mi attaccò sui giornali e si rifiutò di parlarmi per 10 anni. Minacciò di far causa all’Università. Mandò un telegramma di fuoco al Presidente della Columbia, accusando l’ateneo di avergli rubato qualcuno sul quale aveva investito molto tempo e denaro. Per quanto ne so, il Presidente non confermò di aver ricevuto quel telegramma”.

Nel 1942, Battles lasciò la Columbia ed entrò nei Marines, nelle cui fila combatté durante la Seconda Guerra Mondiale.
Allenò gli El Toro Marines nel 1944, oltre ai Brooklyn Dodgers nella neonata All-America Football Conference nel 1946 e 1947.
In seguito, divenne socio della General Electric a Washington prima di ritirarsi nel 1979.

Battles morì il 28 Aprile 1981.
Art Bachtel, suo compagno di squadra alla West Virginia Wesleyan, lo ricordò così: “Era il più grande runner in campo aperto che io abbia mai visto”, come si legge nell’”Akron-Beacon Journal” del 13 Dicembre 1999.
Non correva, ma sembrava saltellare. Era il suo modo naturale di correre. Ogni volta che riuscivamo a farlo passare attraverso la linea, era un touchdown pressoché certo”.

Fonte: http://www.profootballresearchers.org/Coffin_Corner/26-02-1019.pdf

Autore: Michael Richman

Originariamente pubblicato su “The Coffin Corner

Il sopra riportato testo costituisce una traduzione dell’elaborato originale, i cui diritti di proprietà intellettuale ed economica spettano al relativo Autore.