Terrell Davis, o più semplicemente T.D.

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A volte il Draft non è una scienza esatta e la Combine può essere fuorviante, la dimostrazione vivente? Terrell Davis.
Terrell Lamar Davis nasce il 28 ottobre 1972 nei sobborghi di San Diego, in una di quelle classiche periferie californiane dove droga, armi e criminalità la fanno da padrone. Terrell è il più piccolo di sei fratelli e vive assieme a tre di loro con il padre Joe, mentre i due fratelli maggiori vivono con la madre Kateree in un’altra zona periferica della città. I genitori si separano nel 1980 a causa soprattutto del pessimo carattere e della predisposizione ad alcool e droghe del padre, l’affidamento dei figli viene deciso in base alla vicinanza delle relative scuole che i ragazzi frequentano.
Joe Davis è un uomo molto duro, finito anche in galera per rapina e desidera, nella sua allucinazione, che i suoi figli crescano pronti a tutto e capaci di sopravvivere nella criminalità come era riuscito a lui. I suoi insegnamenti vanno dal come caricare e usare una pistola e come utilizzare un coltello in una rissa a come lottare a mani nude. Le violenze, psicologiche e a volte anche fisiche, a cui Joe sottopone i figli sono innumerevoli; una volta Terrell racconta che in una macabra prova di coraggio, lui e i suoi fratelli sono costretti a rimanere immobili in salotto mentre il padre punta contro di loro la sua pistola calibro 38 e spara colpi appena al di sopra della loro testa. Mentre il padre sbarca il lunario in modi più o meno legali ed è protagonista di sparatorie persino con amici e parenti, la madre fa due lavori onesti e trova anche il tempo di diplomarsi cosa che, una volta rimasta incinta a 16 anni non aveva potuto fare. Dopo la morte del padre avvenuta per una malattia legata ai suoi abusi di alcool e droghe quando Terrell aveva solo 14 anni, è Kateree sola, con grande forza a prendersi cura di tutti i figli.
In questa poco rassicurante atmosfera Terrell frequenta con discreto profitto le scuole elementari e medie e nel tempo libero guadagna qualche dollaro distribuendo giornali a domicilio.
Finora la sua vita non si incrocia mai con il football. Pur essendo amante del gioco, Terrell non mette piede su un campo fino al suo penultimo anno di liceo distinguendosi però nel frattempo come un eccellente lanciatore del disco. Una volta indossato il casco, la sua versatilità e grinta gli consentono di giocare per la squadra della sua scuola, la Lincoln Prep., in una miriade di ruoli tra cui anche nose tackle e kicker, contribuendo al record di 12 vittorie e 2 sconfitte nel suo ultimo anno e facendogli guadagnare il soprannome di “Boss Hogg”.
Il passaggio al college di Long Beach State è influenzato dalla presenza di uno dei fratelli maggiori, Reggie, che è già membro del roster della squadra. Dopo un solo anno però, il college, in gravi difficoltà finanziarie, è costretto a cancellare il programma di football. Georgia e UCLA intravedono in quel ragazzo delle potenzialità, ma solo la prima gli offre una borsa di studio.

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Sbarcato in Georgia, Terrell è costretto alla panchina dalla presenza da titolare di Garrison Hearst, runningback dal talento straordinario, falcidiato dagli infortuni nella NFL.
L’anno successivo quando Hearst passa professionista, Terrell diventa il titolare dei Bulldogs correndo per 824 yards. L’anno da senior però è una nuova delusione, un infortunio sottovalutato nella partita contro Tennessee gli fa saltare quasi tutta la stagione. Gli scout NFL lo bollano come troppo incline agli infortuni, per di più la sua tutt’altro che esaltante velocità (Davis non scende mai sotto i 4,6 secondi nelle 40 yards anche al top della carriera) compromette definitivamente la sua reputazione.
Nel Draft del 1995 195 giocatori vengono scelti prima del nostro eroe, solo al sesto giro l’head coach dei Broncos, Mike Shanahan, lo seleziona. Tra i 20 runningback selezionati prima di Terrell “spiccano” nel primo round nomi come quello di Ki-Jana Carter (1° scelta assoluta), Napoleon Kaufman (18° assoluta) e Rashaan Salaam (21° assoluta).

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Davis è il 6° runningback nella depth chart dei Broncos e durante il training camp non sembra avere chance per scalare posizioni, finchè i Broncos affrontano i 49ers in un match di pre-season a Tokio nell’agosto del 1995. Terrell, nel frattempo, si trova sempre peggio e in quel weekend confida ad alcuni compagni che intende prendere il primo aereo per tornare a casa. Alla fine decide di restare per la partita e schierato nello special team mette a segno quello che passa alla storia come “The Tokio Hit”. Durante il kickoff di apertura, Davis vola verso il ritornatore avversario e lo pialla letteralmente con una placcaggio durissimo. Da quel momento cambia tutto. Terrell ritrova fiducia in sé stesso e i compagni cominciano ad apprezzare la sua attitudine al lavoro e al sacrificio. Mike Shanahan capisce quello che sta succedendo e lo promuove a runningback titolare alla terza partita della stagione 1995.
Nella sua prima stagione, giocando solo 14 delle 16 partite previste, Davis corre per 1.117 yards (4,7 yards a portata) e 7 td, oltre a 367 yards e 1 td su ricezione, diventando il rookie da 1.000 yards su corsa scelto più in basso nel draft, nella storia NFL. I Broncos finiscono 8-8 e non vanno ai playoffs, ma la ricostruzione del coach Shanahan fa ben sperare, altre bassissime scelte dei draft vengono valorizzate, come il WR Rod Smith addirittura non scelto nel draft del 1994, Shannon Sharpe 192esima scelta del 1990 che si consacra come il TE più forte della Lega. In più la difesa da 20 anni il tallone d’Achille della squadra comincia a dare segnali importanti. Finalmente guidati dal mitico John Elway, i Broncos possono tornare a pensare in grande.

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Nella stagione 1996 Davis corre per 1.538 yards e 13 td aggiungendo 310 yards e 2 td su ricezione, guadagnadosi così il suo primo Pro-Bowl e l’Offensive Player of the Year. I tifosi sono euforici e ormai lo chiamano solo T.D. come le iniziali del suo nome, ma soprattutto come Touch Down. Ad ogni segnatura il runningback numero 30 eccita la folla con il “Mile High Salute” un saluto militare che T.D. usa per festeggiare i touchdown e che tutta la squadra fa proprio.

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Con il miglior record della AFC 13-3, i Broncos si candidano come aspiranti al titolo. Purtroppo nel Divisional Game contro i Jacksonville Jaguars, dopo essere stati in vantaggio 12-0, la difesa dei Broncos torna al passato concedendo di tutto agli avversari. Il 30-27 finale condanna i Broncos, ma Terrell produce 91 yards su corsa, incluso uno strepitoso td da 47 yards. Questo rimarrà l’unico match di playoff in cui T.D. non salirà oltre le 100 yards su corsa!

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Dopo aver firmato un nuovo e meritato contratto da 7 milioni di dollari in 5 anni, Davis si presenta alla stagione 1997 con grandi aspettative. I Broncos appaiono meno spettacolari in attacco, ma più solidi in difesa e ottengono un ottimo 12-4 a fine stagione, grazie soprattutto alle 1.750 yards e 15 td su corsa del nostro eroe. A causa di un paio di sconfitte evitabili però, sono i Kansas City Chiefs a ottenere il miglior record della Conference e, vincendo la AFC West, relegano i Broncos a dover giocare la Wild Card. Per quei casi che solo il destino può proporre, gli avversari sono ancora i Jacksonville Jaguars. L’anno prima la squadra della Florida era stata responsabile della seconda sconfitta casalinga nella storia dei playoff per i Broncos, causando una sorta di dramma cittadino. Questa volta i Broncos sono concentratissimi e l’acquisizione di qualche free agent d’eccezione come il DE ex-Chiefs Neil Smith ha potenziato la retroguardia. Terrell umilia la difesa avversaria ammassando 184 yards e 2 td che portano i suoi al Divisional.
Quest’ultimo si gioca in un gelido Arrowhead Stadium, dove i Broncos hanno già perso l’incontro di regular season. La difesa dei Kansas City Chiefs, guidata dallo straordinario linebacker Derrick Thomas, è una delle migliori della Lega e la partita non decolla dal punto di vista dello spettacolo. I Broncos hanno alla fine la meglio vincendo 14-10, Terrell corre per 101 yards e segna entrambi i td della vittoria.
Il Championship si disputa al Three Rivers Stadium di Pittsburgh. Gli Steelers dei linebackers Gregg Lloyd e del monumentale Levon Kirkland promettono di fermare T.D. e grazie a questo conseguire la vittoria. I Broncos in una partita tiratissima condizionata dai turnovers, la spuntano per 24-21, nonostante gli sforzi di Kirkland e compagni, Terrell corre per 139 yards e un td.

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Il Superbowl XXXII che si gioca a San Diego, città natale del nostro eroe, vede i campioni in carica dei Packers favoriti di 11 punti e Brett Favre in forma straordinaria dopo il suo terzo MVP stagionale. T.D. è totalmente inarrestabile, guadagna 157 yards e segna 3 td su corsa (record del Superbowl). La cosa incredibile è che per tutto il secondo quarto il numero 30 deve sdraiarsi in panchina a causa di un fortissimo episodio di emicrania, patologia della quale Davis soffre fin dall’infanzia. La difesa custodisce il lavoro di Elway e Davis portando i Broncos alla vittoria 31-24, T.D. viene eletto MVP del Superbowl. Gli 8 td costituiscono un record di 48 punti segnati nella post-season, record che verrà battuto solo anni dopo, ma da un kicker: Adam Vinatieri.
In quella off-season in base ad una clausola contrattuale Davis si guadagna un mega rinnovo di 9 anni a oltre 56 milioni di dollari. Perfino John Elway, che a Denver è una sorta di imperatore, dopo aver deciso al termine di molte speculazioni di tornare per l’ultima stagione, decide di guadagnare qualcosa meno pur di mantenere la maggior parte dei titolari dell’anno precedente, compreso T.D. e il suo principesco rinnovo.

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Terrell da grande professionista lavora duro per migliorarsi, il suo pessimo tempo sulle 40 yards non sembra risultare reale quando in campo sprinta seminando spesso addirittura i cornerback avversari. Insieme ad un grande agilità e ad un’eccellente forza fisica, Terrell punta su una straordinaria intelligenza tattica, che gli consente di leggere alla perfezione i blocchi di una linea d’attacco che in quegli anni è certamente di altissimo livello.
I risultati non tardano ad arrivare T.D. corre per oltre 1000 yards nelle prime 7 partite stagionali firmando un nuovo record NFL. Contro Dallas guadagna oltre 100 yards nel primo quarto, contro Philadelphia 168 nel primo tempo, ma coach Shanahan gli nega la possibilità di un record imbattibile relegandolo in panchina a risultato acquisito, terrorizzato dall’eventualità di infortuni. John Elway per altro quell’anno salta 4 partite a causa di uno stiramento. Nell’ultima partita di regular season contro Seattle, Davis diventa il quarto runningback della storia a correre per oltre 2.000 yards in una stagione, arrivando a 2008 yards e 21 td più 217 yards e 2 td su ricezione.
Acquisito il terzo Pro-Bowl consecutivo, e i titoli di Offensive Player of the Year e NFL MVP, T.D. guida i suoi a dei playoffs straordinari, stavolta sempre tra le mura amiche del Mile High Stadium.
Nel Divisional contro i Dolphins, che in regular season a Miami avevano prevalso, T.D. è devastante, corre per 199 yards e 2 td e guida i suoi alla facile vittoria per 38-3.
Nel Championship contro i Jets, dopo una partenza pessima in cui i Broncos vanno sotto 10-0, a inizio terzo quarto T.D. prende in mano la situazione e aiutato da una difesa che crea 6 turnover, guida i suoi alla vittoria per 23-10, correndo per 167 yards e un td.

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Il Superbowl XXXIII in cui i Broncos sono strafavoriti contro i Falcons, è la partita di John Elway che si guadagna il titolo di MVP, ma Terrell è comunque fondamentale correndo per 102 yards e ricevendo per altre 50 per il definitivo 34-19.
La stagione 1999 si apre con molti interrogativi a Denver. Il mitico John Elway ha deciso di ritirarsi, la difesa ha perso giocatori importanti tra cui il CB Darrien Gordon e la FS, bandiera dei Broncos, Steve Atwater a causa del salary cap, mentre il nuovo quarterback Brian Griese combina più guai che altro.
La svolta della stagione e forse della storia recente dei Denver Broncos arriva il 3 ottobre 1999. I Jets sono ospiti al Mile High Stadium, T.D., nel generoso tentativo di placcare un difensore avversario dopo un intercetto di Griese, si scontra in modo agghiacciante con un compagno devastandosi i legamenti crociato anteriore e collaterale mediale del ginocchio destro. Nessuno in quel momento si rende conto che la carriera di Terrell Davis è finita. L’infortunio lo mette in injured reserve per tutto l’anno, mentre i risultati dei Broncos senza di lui precipitano, la squadra campione in carica termina ultima nella AFC West con un imbarazzante 6-10.
Nella stagione 2000 i Broncos grazie soprattutto ad una grande difesa tornano ai playoff dopo un 11-5 stagionale, ma vengono umiliati 21-3 nella wild card dai futuri campioni dei Baltimore Ravens. Il rookie Mike Anderson corre per quasi 1.500 yards in regular season, ma contro Baltimore si capisce che è più merito della linea d’attacco che suo. T.D. dopo 4 partite a spezzoni in cui segna gli ultimi 2 td della sua carriera, è costretto da una serie di infortuni da stress, derivanti dall’intervento al ginocchio dell’anno precedente, a perdere quasi tutta la stagione.
Il 2001 sembra essere l’anno della rinascita, il nuovo stadio di Denver, l’Invesco Field è pronto, e Terrell gioca le prime 8 partite da titolare guadagnando oltre 700 yards, ma i dolori lancinanti lo condizionano. Si rende necessario un nuovo intervento ad entrambe le ginocchia per limitare i danni di un’artrite cronica sviluppatasi in conseguenza dell’infortunio del 1999. Mentre T.D. si ritrova per il terzo anno consecutivo in injured reserve, i Broncos finiscono 8-8 mancando i playoff di nuovo.
Nel training camp in vista della nuova stagione T.D. ce la mette tutta allenandosi duramente, ma non c’è niente da fare, i dolori insopportabili e la totale mancanza di stabilità delle ginocchia, nonostante i numerosi interventi chirurgici, continuano a perseguitarlo. I Broncos consultano i migliori specialisti e tutti danno lo stesso responso, Terrell Davis non tornerà mai come prima e anzi rischia danni permanenti alle articolazioni se continua a giocare.
Il 19 agosto del 2002 all’Invesco Field sono ospiti per una partita di pre-season i San Francisco 49ers, quei 49ers che, sempre in un pre-season game, erano stati i testimoni involontari del “The Tokio Hit” e della nascita di una stella. A 7 anni di distanza da quell’evento che cambiò la storia dei Broncos, quella stella percorre per l’ultima volta il tunnel che porta dagli spogliatoi al campo, indossa la maglia numero 30 e la sua andatura denuncia le precarie condizioni delle sue ginocchia. Dopo il coin toss in cui è solo a fare le veci del capitano, gli 80.000 dell’Invesco Field in rappresentanza di tutti i tifosi dei Broncos, in un misto di commozione e delirio lo acclamano: “T.D. T.D. T.D….” . Lui col suo classico smagliante sorriso, smorzato questa volta da un nodo alla gola, alza lo sguardo e regala l’ultimo “Mile High Salute”, prima che i compagni lo portino in trionfo fuori dal terreno di gioco per l’ultima volta.

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CIFRE DA PROFESSIONISTA
• 7607 yards su corsa
• 4,6 yards di media a portata
• 60 touchdown su corsa
• 1280 yards su ricezione
• 5 touchdown su ricezione
• 2008 yards su corsa in una stagione (4° all-time)
• 1000 yards su corsa raggiunte in sole 7 partite, 1998 (record NFL)
• Rushing leader per 1 stagione (1998)

PLAYOFFS (8 partite)
• 1140 yards su corsa
• 5,6 yards di media a portata
• 12 touchdown su corsa
• 131 yards su ricezione
• 7 partite consecutive di playoff oltre le 100 yards su corsa (record NFL)
• 48 punti segnati nei playoff di una stagione, 1997 (2°all-time, record NFL per “non kicker”)
• 3 touchdown su corsa in un Superbowl (record NFL)

RICONOSCIMENTI DA PROFESSIONISTA
• 3 volte convocato al Pro-Bowl (dal 1996 al 1998)
• 2 volte NFL Offensive Player of the Year (1996-1998)
• NFL MVP (1998)
• 2 Superbowl (1997/98-1998/99)
• Superbowl MVP (1997/98)