I giochi si complicano

AFC East

Situazione interessante con due squadre che, verosimilmente, si contenderanno la leadership fino in fondo. I Jets hanno dimostrato, qualora ce ne fosse bisogno, la loro forza e tenacia, rimontando una partita che sembrava oramai persa, complice anche (ma non solo) una discutibile chiamata di pass interference al termine del match. Una squadra solida in ogni reparto, con la giusta cattiveria e malizia agonistica per fare di New York una candidata seria per andare fino in fondo. Ma attenzione ai Patriots: la partenza di Moss sembra già archiviata e anzi, Deion Branch, anziché limitarsi a sostituire il ricevitore approdato nella NFC sponda Minnesota, sembra addirittura aver aggiunto qualcosa ai giochi offensivi della squadra di Belichick.
Brady infatti, nella vittoriosa partita con Baltimore, ha lanciato per 292 yards (record stagionale per lui) contro la terza difesa della lega, e New England è stata capace di miscelare in maniera molto efficiente Branch con Welker. Se si aggiunge l’arrivo del running back Danny Woodhead, la squadra di Foxboro pur perdendo un top player come Moss ha adesso un attacco ancora più equilibrato e versatile, che sfrutta al meglio le grandissime capacità di Brady. Insomma, New England potrebbe dar fastidio a molti, nelle partite a venire.
Come già si diceva la settimana scorsa, Miami resta comunque in corsa, anche se sembra non aver trovato ancora quella continuità necessaria per dare un senso compiuto alla stagione. I Dolphins hanno approfittato con la giusta dose di cinismo del brutto momento di Green Bay, gravata da numerosi infortuni di alcuni giocatori chiave, per prendersi una vittoria fuori casa che, comunque, resta decisamente significativa.
Due domeniche fa Miami aveva perso in primis per la prestazione disastrosa dello special team, a Green Bay la sorte ha risarcito almeno in parte i Dolphins: oltre all’egregia prestazione del kicker Carpenter , che ha messo a segno tra l’altro un FG dalle 53, la squadra di Sparano ha beneficiato di una costosissima penalità affibbiata ai Packers per illegal formation su punt di Miami, riaprendo un dive oramai compromesso.
Ma, nel complesso, i Dolphins hanno meritato la vittoria e qualche rimpianto possono già cominciare ad averlo. Dopo le due sconfitte (di misura l’una, netta l’altra) con le dirette avversarie NY e NE nelle due domeniche precedenti, nel corso di questa giornata le cose sembravano sorridere per i Dolphins anche sugli altri campi. E’ vero che la storia non si fa coi se e coi ma, ma se New York e New England non l’avessero spuntata rispettivamente all’ultimo minuto e in Over Time con Denver e Baltimore, in teoria Miami avrebbe avuto la possibilità di trovarsi appaiata alle rivali con un record di 4-2 (la squadra della Florida ha infatti giocato una partita in meno, come conseguenza della pausa nella week 5). Sembra una Division tra le più difficili e competitive, in cui gli scontri diretti saranno con ogni probabilità decisivi. Vedremo se New York terrà a livello di forza mentale, visto che gli arcirivali Patriots sono in scia malgrado lo sfavillante avvio della squadra di Rex Ryan. E se i Dolphins non assesteranno qualche colpo di coda…

AFC North

Qui la corsa a due appare quasi scontata: Pittsburgh e Baltimore difficilmente concederanno a Cincinnati la possibilità di rientrare nei giochi. I Bengals, tra i vari problemi, patiscono le prestazioni altalenanti di Palmer, che ha lanciato per 6 TD passes contro 7 intercetti. Troppo poco, in una division agguerrita come questa.
Cleveland, dal canto suo, non è certo in grado di rifarsi sotto, salvo miracoli che appaiono al momento difficilmente pronosticabili, anche se i Browns non stanno facendo esclusivamente da starring partners.
Gli Steelers hanno capitalizzato al meglio il rientro di Big Ben dopo la sospensione, avendo facilmente la meglio sui Browns, ma aspettiamo di vederli domenica a Miami per un test più significativo.
Roethlisberger ha lanciato per 16 su 27, 257 yards e 3 touchdowns senza subire nemmeno un sack (l’anno scorso, Cleveland aveva messo le mani 8 volte sul QB di Pittsburgh nel corso di una singola partita…), dando l’impressione che la sua assenza abbia consentito a Pittsburgh di lavorare più e meglio sulle corse, completando e perfezionando il gioco d’attacco. Che non tutto il male venga per nuocere?
Baltimore invece ha perso una grande occasione di battere New England su un campo che tradizionalmente li ha sempre visti sconfitti, se si eccettua la wild card della scorsa stagione. Scintille in campo e anche fuori dal campo, con il linebacker Terrell Suggs e Tom Brady che si sono punzecchiati anche nel dopo partita ai microfoni di alcuni media locali. Che dire? Personalmente, mi sembra che Baltimore non riesca a trovare la cattiveria agonistica giusta per assestare il colpo decisivo quando ne ha l’occasione (mancanza di una mentalità fino in fondo vincente, o semplice casualità? Difficile dirlo), cosa di cui invece è capace New England, senz’altro più avvezza a gestire partite come questa, che già odorano di playoff.

AFC South

Nello scontro divisionale del Monday Night, Tennessee ha comodamente fatto a tocchetti Jacksonville, dimostrando che al momento il gap tra le due squadre è superiore a quello che indicherebbe la classifica (4-2 il record dei Titans contro il 3-3 di Jacksonville).
La franchigia del Tennessee appare solida in tutti i reparti: terza dell’NFL per punti segnati per partita (27), e per yards corse (140,7), prima per sacks (24) pur avendo ben 9 giocatori autori di almeno un placcaggio sul QB avversario, i Titani saranno un pessimo cliente per tutti nel corso della stagione.
Houston invece ha imposto il secondo stop consecutivo a Kansas City, rimontando da un parziale sfavorevole (buon segno), e dopo aver incassato 31 punti (pessimo segno). Per i texani, il vero problema è in difesa: con la concorrenza spietata di questa Division, lo spumeggiante attacco guidato da Shaub potrebbe non bastare per andare avanti.
Certo, l’incredibile recupero contro i Chiefs nel quarto quarto, con la ciliegina sulla torta del TD a 28 secondi dalla fine firmato Andre Johnson, sono una chiara indicazione circa il potenziale di questa squadra. Ma i Texans hanno concesso agli avversari quasi 230 yards su corsa, hanno permesso per la quinta volta in sei partite che un ricevitore avversario superasse quota 100 yards in una singola partita (Houston vanta il triste primato di essere la peggiore squadra NFL su passaggi…), e non hanno causato nemmeno un turnover. L’attacco non potrà sempre riempire queste lacune. Come se non bastasse, Houston avrà fuori per il resto della stagione il MLB DeMeco Ryans, infortunatosi proprio contro Kansas City (rottura del tendine d’Achille).
Sorniona, Indianapolis ha vinto una difficile partita a Washington contro una squadra dal doppio volto (buon attacco, pessima difesa), che è in piena corsa nella propria Division. Mai dare per morti Manning e soci. Ma Indianapolis deve ringraziare anche la buona sorte, tradottasi in questo caso nell’occasione sprecata da Washington di passare avanti partendo dalle proprie 38 con 2:13 sul cronometro e tutti e tre i timeouts ancora a disposizione. Uno special thanks è dovuto anche alla secondaria di Washington, che almeno in due occasioni si è lasciata scappare la possibilità di intercettare Manning.
Malgrado la vittoria, Indianapolis lascia la capitale con diverse preoccupazioni, in particolare per gli infortuni che cominciano a diventare un problema serio per i vice campioni in carica. Dopo Joseph Addai e Dallas Clark (ovvero non due signori qualunque), anche Austin Collie, secondo ricevitore per yards e primo per TD dei Colts, è ora indisponibile (il giocatore in settimana è stato operato al pollice). Per il TE di Manning, un infortunio al polso per il quale non sono ancora certi i tempi di recupero; per Addai invece, fatale è stato il duro colpo subito dal linebacker dei Redskins London Fletcher, che ha comportato un infortunio alla spalla in conseguenza del quale il RB da LSU, alla sua quinta stagione NFL, dovrà stare a bordo campo diverse settimane.

AFC West

Situazione bizzarra: dopo il grande inizio, Kansas City è stata ridimensionata da Indianapolis prima (week 5) e da Houston poi, ma in entrambi i casi ha perso di misura due partite fuori casa. E’ presto per dire che si tratta di un fuoco di paglia, insomma… I Chiefs mantengono la leadership provvisoria della Division grazie alla complicità di San Diego, che perde abbastanza clamorosamente con St.Louis, e Denver, cui manca il colpo del KO con i Jets.
I “Bolts”, in particolare, permangono in una situazione di crisi che però, a differenza di altre grandi “deluse” di questo primo scampolo di stagione, potrebbe essere meno drammatica grazie alla situazione favorevole della Division. Ma la squadra di Norv Turner deve cominciare a proteggere meglio il suo talentuosissimo QB, che ha subito ben sette sacks contro i Rams.
I Broncos hanno da recriminare sulla chiamata arbitrale decisiva che ha consegnato la partita ai Jets, ma non è solo per questo che hanno perso la partita. Ottime le cifre di Orton, all’altezza dei più elogiati colleghi Manning e Brady, ma Denver corre troppo poco (similmente a Green Bay).
Appaiata in fondo alla Division, con lo stesso record (2-4), anche Oakland, che ha perso il derby della baia con San Francisco, alla prima vittoria stagionale. Domenica l’incrocio Denver-Oakland darà qualche nuova, importante indicazione.

NFC East

Bell’intreccio in una division che, a giudizio di chi scrive, regalerà colpi di scena fino alla fine. New York continua la progressione, dopo il brutto inizio che l’aveva portata a due sconfitte nelle prime tre partite, anche se la vittoria su Detroit (più forte di quanto non dica il record) non è delle più indicative. Washington, ancora in gestazione come squadra, alterna sprazzi di ottimo football con passaggi a vuoto preoccupanti. Probabile che, nel corso della stagione, possa uscire dalla lotta per i playoff, soprattutto se non riuscirà a registrare un po’ la difesa, che concede troppo agli avversari. Benissimo Philadelphia, che ha ridimensionato pesantemente le ambizioni di Atlanta impartendo ai Falcons una lezione di football. A far notizia però è stato l’infortunio a DeSean Jackson (fuori almeno una settimana), dopo un terrificante casco-contro-casco con Dunta Robinson, CB di Atlanta (per questo intervento, il difensore è stato punito con una multa salata). Drammatica (e anche un po’ grottesca) la situazione di Dallas. Partiti con il favore dei pronostici, i Cowboys stanno riuscendo in un’impresa al limite del paradossale: perdere (quasi) sempre pur giocando bene (anzi, spesso meglio degli avversari). Dallas resta un mezzo mistero anche per gli analisti NFL, che in queste settimane hanno dissezionato in lungo e in largo la squadra per trovare il bug. Due elementi su tutti hanno concorso a precipitare i texani in fondo alla loro Division: mancano di personalità nei momenti importanti (Romo ha sulla coscienza due intercetti sanguinosi che sono costati una buona fetta di vittoria con Minnesota) e continuano a riempirsi di penalità a volte ridicole. Un problema di testa, insomma, certo non di potenziale, vista e considerata la sovrabbondanza di talento sia in attacco che in difesa dei mandriani.

NFC North

Guida Chicago, inseguita da Green Bay e Minnesota, con Detroit staccata ma non del tutto da buttare via. Anche qui la situazione è abbastanza peculiare, visto che ad inizio stagione in molti consideravano Green Bay e Minnesota le due vere contendenti per i playoff. Entrambe sono ancora in corsa, ma con molte più domande irrisolte di quante non siano le risposte. Procediamo con ordine: Chicago ha perso in casa con Seattle, piuttosto clamorosamente seppur di misura, sciupando banalmente l’opportunità di staccare le avversarie. L’enorme problema dei Bears è la linea offensiva, incapace di proteggere il QB (Cutler era al rientro dopo le mazzate prese a casa dei Giants il 3 ottobre scorso), al punto che i Bears sono desolantemente ultimi nella lega con 27 sacks subiti in 6 gare. Il QB dei Bears anche contro i Seahawks è stato sackato 6 volte; inoltre, la pochezza della OL di Chicago crea non pochi problemi anche sul gioco di corse, al punto che per certi versi è sorprendente vedere la compagine dell’Illinois al comando della propria division. Anche la secondaria ha i suoi problemi, e se i Bears non troveranno qualche aggiustamento è assai probabile che vengano risucchiati dalle avversarie nella seconda metà della stagione, vanificando i buoni risultati ottenuti fino ad oggi.
Green Bay è un’altra squadra che ci mette parecchio di suo per perdere le partite. Gli infortuni che la stanno flagellando sono un’indubbia scusante (il tight end Jermichael Finley e il linebacker Clay Matthews, tra gli altri), ma come già detto la settimana scorsa sono le chiamate offensive che spesso destano non poche perplessità. Se il lancio è la tua scelta offensiva nove volte su dieci, concedi alla difesa avversaria un grosso vantaggio tattico diventando fatalmente troppo prevedibile. Non solo: continui ad esporre il tuo QB alla pass rush avversaria (5 i sacks totali subiti da GB), con il risultato che, contro Miami, mezza partita l’ha vinta da solo Cameron Wake, che ha messo le mani 3 volte su Rodgers in situazioni cruciali del match.
E l’enorme talento del quarterback di Green Bay (18 su 33 per 313 yds, 1 TD e 1 INT le sue statistiche) non sempre basta: da solo è riuscito a raddrizzare la partita con una QB sneack su un 4° and goal a 13 secondi dal termine (!), ma alla fine i “Packs” hanno perso la seconda partita consecutiva all’OT.
Minnesota ha vinto il “panic bowl” con Dallas, ma è tutt’altro che guarita. La linea difensiva, che l’anno scorso ha dominato la linea di scrimmage, è assai meno efficace (Allen ha all’attivo un solo misero sack in cinque partite), ma è soprattutto l’attacco a destare grandi perplessità. I Vikings hanno segnato una media di 17.4 punti contro i 29.4 dell’anno scorso: da sola, la difesa non può sempre raddrizzare le partite. Difficile prevedere come si evolverà questa Division, indicazioni importanti arriveranno dal caldissimo match previsto domenica al Lambeau Field, con Favre nella tana della sua vecchia squadra…

NFC South

Il destino di questa division sembrava apparentemente delineato, con i Falcons finalmente maturi e capaci di spodestare gli appagati campioni di New Orleans, in flessione nelle prime partite. Con Tampa Bay in agguato ad un’incollatura. Ma Atlanta è andata a farsi triturare dagli Eagles, mentre i Saints hanno demolito i bucanieri dimostrando che sono tutt’altro che morti.

La perdita di Reggie Bush e Pierre Thomas aveva creato non pochi problemi all’attacco dei Saints, ma l’ottima prestazione di Chris Ivory (158 yards in 15 corse, oltre 10 yards di media) ha dato una mano importante all’attacco che, l’anno scorso, demoliva gli avversari seppellendoli di TD. Certo, per decretare la completa guarigione di NO, bisognerà attendere prove più severe di quella rappresentata dai Buccaneers.
Per Tampa Bay, la prossima partita contro St.Louis non si prospetta affatto facile, visto anche il grande momento che sta attraversando il rookie QB dei Rams Sam Bradford, contro il quale i Bucs potranno opporre la peggiore difesa della lega quanto a pass rush (4 sacks in 6 partite). Non va meglio contro le corse, dove TB può “vantare” la penultima difesa dell’NFL. E domenica Steve Jackson, RB dei Rams, potrebbe fare molto male alla malandata difesa della Florida. Di questo passo, la squadra potrebbe presto defilarsi dalla lotta per il titolo divisionale, dato il calibro delle altre pretendenti. Carolina? I Panthers, ahi loro, al momento fanno numero…

NFC West

Qui arriveranno alcune delle sorprese più inaspettate della stagione, o almeno questi sono gli indizi che stanno emergendo da questo avvio di stagione. Seattle e St.Louis stanno facendo meglio del previsto, Arizona è in crescita, San Francisco probabilmente già fuori dai giochi (prudenza è d’obbligo, visti i precedenti anche recenti, ma questo l’abbiamo già detto la settimana scorsa…). A mio parere, sono i Rams la squadra con il più ampio margine di miglioramento, visto che il loro QB rookie Bradford sta facendo davvero bene e, ragionevolmente, dovrebbe diventare more confident partita dopo partita.
La franchigia allenata da Steve Spagnuolo ha già eguagliato il record di vittorie della stagione scorsa, e tutto sembra suggerire che non si fermerà qui. Bradford ha talento da vendere e, cosa ancor più importante, freddezza e personalità, cosa che i Chargers hanno potuto verificare a loro spese. Ma le note positive per i Rams provengono anche da una buona difesa, capace di reagire alla batosta coi Lions e forte di una pass rush tra le migliori della lega (17 sacks totali).
Ma tutti i giochi sono ancora abbondantemente aperti. Seattle ha compiuto una piccola impresa andando a vincere a Chicago, con il record stagionale del proprio attacco che ha collezionato 353 yards totali ed una buona prova sia sulle corse che sui lanci.
Hasselbeck in particolare ha lanciato per 242 yards, 1 TD e nessun intercetto, stabilendo la sua migliore performance stagionale. Staremo a vedere se Seattle sarà capace di infrangere la consuetudine negativa di questa stagione, che li vede sempre sconfitti dopo una vittoria.
Sarà molto interessante la sfida di domenica con Arizona. I Cardinals, fermi la settimana scorsa per il turno di riposo, sono reduci dalla roboante affermazione contro i campioni in carica di New Orleans. Il fatto che la vittoria sia maturata schierando in cabina di regia il QB rookie Max Hall, non è un segnale da sottovalutare (non capita a tutti di esordire nell’NFL battendo i detentori del Vince Lombardi Trophy…). Il QB da Brigham Young ha completato 17 passaggi su 27 per 168 yards e un intercetto e avrà l’occasione di migliorarsi contro una delle peggiori difese della lega su passaggio.
La sensazione è che nella NFC West ci saranno ancora molte sorprese…

Articolo di Antonio Portanova
Foto: NFL