Dove osano le aquile
AFC East
La strada verso i playoff nella AFC East passa per Chicago. NE nella week 14 e NY nella week 16 andranno a trovare i Bears nel gelo del Soldier field invernale, in un triangolo cruciale anche per la squadra dell’Illinois. Altrettanto fondamentale per decidere il primato dell’AFC East lo scontro diretto del 6 dicembre prossimo al Gilette Stadium. Proprio perchè giocheranno in casa, i Patriots sembrano leggermente favoriti, aiutati anche da un calendario un po’ più facile rispetto ai Jets. Ovviamente, tutto è ancora da decidere, ma la vittoria di New England domenica a Pittsburgh è stata probabilmente cruciale nello snodo della stagione di Brady e compagni. Soprattutto dopo l’imbarazzante e inattesa sconfitta contro Cleveland. La serata di Brady è perfetta: 30 su 43 per 350 yards 3 TD pass, 0 int e una segnatura personale in casa della squadra NFL storicamente più vincente in casa propria. Sarà così, ma questa regola non vale per New England, che vince per la sesta volta su sette partite contro Pittsburgh, quarta su cinque all’Heinz Field.
In questo modo, i Pats tengono il ritmo dei Jets, che a differenza dei rivali bostoniani non si fanno sorprendere dai Browns (o meglio, ci vanno vicini ma la spuntano all’ultimo).
New York vince rocambolescamente a Cleveland trovando il guizzo vincente a 15 secondi dalla fine dell’OT.
Ci pensa un miracolo di Santantonio Holmes a togliere le castagne dal fuoco ai seguaci di Cicciobryan, ricevendo un passaggio da 37 yard con soli 16 secondi sul cronometro all’OT. E dire che i Jets sembravano destinati a perdere, avendo gettato al vento ben tre FG (giornataccia di Nick Folk). Invece, ancora una volta, la spuntano. Ottava vittoria fuori casa di fila per New York, che evidentemente ci mette parecchio di suo per conquistarsi le “doppie v”. Seconda consecutiva in OT, dopo quella coi Lions.
I Browns stavano per fare il terzo sgambetto a una “grande” , dopo Saints e Patriots, ma Ciccioryan oltre che bravo è anche fortunello, il ché non guasta.
Miami per la seconda stagione di seguito non riesce a giocare con l’attacco titolare, e per la seconda stagione di seguito dà l’idea di una squadra con un grande potenziale ma con ancora qualche elemento importante che manca. Manca prima di tutto un QB che faccia la differenza, sia perchè Henne prima non convinceva del tutto, sia perchè quando Sparano lo cambia (dopo la pessima prova con Baltimore), Pennington, supersfigato, si rompe nuovamente alla seconda azione. Mors tua vita mea, Henne torna in gioco ma si fa male pure lui nel quarto quarto. Con Thigpen lanciato nella mischia, Miami batte i Titans e sembra che la cocciutaggine e la mentalità della squadra riesca a superare anche le avversità del destino (e, lo ripetiamo, la mancanza di un QB che faccia fare il salto di qualità: non a caso, con Pennington sano, nel 2008 i Dolphins sono andati ai playoff come primi nella division). Poi arrivano i Bears, si rompe anche il centro dei Dolphins, si fa male Marshall e Thigpen non capisce una cippa dall’inizio alla fine del match. Sul 5-5, inutile per i tifosi di Miami farsi illusioni in una division che conta ben due squadre a 7-2. La stagione 2010, pure questa, è andata. L’anno prossimo, chissà, previo ampio uso di macumbe e riti scaramantici. E di un QB all’altezza, che si faccia l’intera stagione…
AFC North
I Ravens quasi vincono ad Atlanta, sfiorando l’impresa, ma alla fine devono cedere agli altri pennuti della Georgia. Braccoflacco si sveglia dal letargo di 3 quarti (si veda la sezione dedicata all’NFC south per qualche ragguaglio in più) per confezionare due TD pass che sembrano consegnare ai corvacci di Poe (il nome della franchigia è anche un riferimento al titolo di una poesia del grande scrittore) la settima vittoria della stagione, ma si fanno superare da un drive capolavoro di Ryan.
Pittsburgh soccombe come detto ai Patriots, franchigia che evidentemente gli Steelers soffrono particolarmente, sui quali non riescono a imporre il loro gioco e la prestazione di una difesa normalmente dominante.
Sembra continui la corsa in parallelo delle due pretendenti al titolo divisionale, che non devono guardarsi troppo alle spalle. Va detto che Cleveland oramai non può non essere presa sul serio, visto che anche contro i Jets rischia di vincere (e in OT ne ha avuto anche la possibilità avendo il possesso dell’ovale). Cincinnati è mestamente ultima, e sulla stagione dei Bengals c’è poco da dire se non che si respira aria di rifondazione e cambio dell’allenatore…La squadra si fa male (e molto) da sola, con 5 turnovers che regalano 13 punti ai Colts prima, e facendosi fermare due volte nei 3 minuti finali poi. Con questa, sono 6 le sconfitte consecutive per i Bengals. Palmer si fa intercettare due volte, e il fumble di Benson consegna altri 7 punti ai Colts che vinceranno poi 23 a 17. Bye bye Bengals..
AFC Sotuh
Vincono Colts e Jaguars, perdono Titans e Texans. Indianapolis riesce a regolare Cincinnati capitalizzando i turnover della franchigia dell’Ohio (vedi sopra), pur avendo un Manning non in stato di grazia (solo un’altra volta nella stagione il Megamanning non aveva messo a segno nemmeno un TD pass).
I Titani versione Nani perdono a Miami contro i coriacei Dolphins anche se questi ultimi avvicendano ben tre QB alla regia, e la sconfitta è di quelle che potrebbero pesare sul prosieguo della stagione. Nella fiera dei QB a pezzi, Tennessee fa partire Collins come titolare, che ottiene risultati francamente deludenti prima di infortunarsi. Entra allora Young, pur in condizioni fisiche non perfette, ma non fa molto meglio (92 yard e due turnover). E dire che, dall’altra parte, Miami aveva dovuto avvicendare ben 3 QB…(totale, 5 QB in campo, forse un record nell’NFL..) Deludente anche la prova del neotitano Randy “Vagabondo” Moss (terza squadra della stagione, dopo Pats e Vikings), che vede palla una sola volta in tutto il match.
Perde così terreno Tennessee, cui l’iniezione dello star player non riserva quel cambio di passo che alcuni tifosi speravano. La partita del giorno, almeno per il finale, è però Jacksonville-Houston, con l’Hail Mary pass da 50 yards allo scadere di Garrard: nell’affollamento della end zone, Glover Quin, CB di Houston, schiaccia a terra l’ovale in perfetto stile pallavolo, ma la palla finisce incredibilmente tra le mani di Mike Thomas sulla linea delle 1. Un passetto, nulla di più, quasi indisturbato sotto gli occhi increduli dei difensori avversari, e arriva il TD dell’insperata vittoria. Una beffa atroce per Houston in un’azione che, in ogni caso, resterà a lungo nella memoria dei tifosi. I Texans perdono per la terza volta consecutiva e precipitano così dalla cima al fondo della division, anche se la classifica qui è più corta che mai.
La division resta molto combattuta, ma se riusciranno ad ammortizzare l’ecatombe in attacco causata dagli infortuni, i Colts potrebbero riconfermarsi in cima come nel 2009. Dietro, lotta serratissima con Tennessee forse ancora in leggero vantaggio rispetto a Houston e Jacksonville, e con Indianapolis sempre nel mirino. I Titans restano a mio parere la seconda forza della division, soprattutto in considerazione delle potenzialità dell’attacco. Probabile che da questa AFC South esca una delle due wild card di Conference.
AFC West
Visto che il football ha logiche esoteriche, dopo aver perso 4 partite di seguito i Broncos stabiliscono il secondo record di tutti i tempi della franchigia quanto a score, seppellendo Kansas City sotto 49 punti. Orton lancia 4 TD pass e Moreno corre per 106 yard, costringendo Kansas City al secondo stop consecutivo dopo la dolorosa sconfitta coi Raiders della week 9.
A parte la prova in attacco di Denver, un dato comparativo sbalordisce e dà il senso di questa partita impronosticabile negli esiti: i Chiefs arrivavano all’appuntamento con Denver con una media di 180 yard su corsa, contro le 67 di Denver (ultima nel rank NFL). Domenica, Denver corre per 153 yard e Kansas City per 51. Più che una giornata storta, una giornata…al contrario!
San Diego e Oakland (entrambe in giornata di bye) osservano interessate.
Vista dal di fuori, la situazione della division sembra raccontare una storia che potrebbe avere questa parabola: iniziano i Chiefs, che per la prima parte del campionato rappresentano una delle grandi sorprese della stagione. Dopo un po’, altrettanto a sorpresa, fanno capolino dalle retrovie i Raiders che, partita dopo partita, colmano il gap, complice il rallentamento dei rivali, e si ritrovano in testa. Alla fine della stagione, un po’ come succede nelle gare di fondo in cui si avvicendano le lepri e poi, all’ultimo giro, vengono fuori quelli veramente forti, la spunta San Diego, complice il colpevole errore degli avversari di non mettere sufficiente spazio tra loro e il pronosticabile ritorno dei Bolts. Non mi stupirei affatto che finisse così, e che Oakland e Kansas City, pur sugli scudi per buona parte della stagione, rimanessero alla fine a bocca asciutta. Denver invece continua il suo andamento schizofrenico, alternando figuracce epocali ad altrettanto epocali e fragorose vittorie. Weird!
NFC East
Okay, lo dico, così poi potrò essere esposto al pubblico ludibrio per i mesi a venire se e quando le cose andranno diversamente. Ho visto giocare gli Eagles contro i pellerossa, e secondo me stiamo parlando di un team pronto per il Superbowl. E non solo per aver rifilato 28 punti in faccia a Washington nel solo primo quarto. I tifosi si toccheranno, gli scettici rideranno, rido anch’io perchè so che fare adesso questa previsione è un po’ fare come Bruce Willis che, in Die Hard 3, girava per Haarlem col cartello “I hate Niggers”, ma lo dico. Vick, almeno nella versione ultimo Monday Night, è semplicemente un supereroe con il casco da football, o se preferite uno Jedi con i paraspalle. Mostruoso. Inarrestabile. Carismatico, sembra avere la squadra in mano, lo scettro del predestinato. Classica storia americana di caduta e redenzione, dopo lo scandalo dei combattimenti clandestini tra cani (e la conseguente gaglioffa), viene preso da Philadelphia e traccia un nuovo limite al concetto stesso di QB. Non è solo un quarterback che corre all’occorrenza, la possibilità di segnare con le proprie gambe diviene un’opzione di gioco come le altre, che gli fa segnare 2 TD (oltre ai 4 su lancio che in totale fanno 6) nella stessa partita. Quando poi non corre, lancia. Bombe potenti come una V2 ma precise come un laser, fa a fette, anzi ridicolizza la difesa di Washington e il collega McNababbo. Astutamente firmatario di un contratto da qualche trilione di dollari PRIMA della partita con gli Eagles. Dubito che qualcuno possa rimpiangerlo, a Philadelphia. Tanto per non farci mancare niente, le cifre complete di Vick, per chi ancora non le avesse lette: 20 su 28 per 333 yard e 2 TD. Su corsa, 8 portate per 80 yard e 2 TD, ovvero 10 yard di media per ogni corsa. Per capirci, il top rusher di Philadelphia è stato il pur ottimo Harrison, con 11 corse per 109 yard (9,9 di media) e 1 TD, mentre sponda Washington chi ha corso di più è stato Williams (16 corse per 89 yards e 2 TD, 5.6 di media). In sostanza, tra lanci e corse, Vick da solo ha fatto più che tutto il resto del suo attacco più l’attacco di Washington messi insieme. Giocando con DeSean Jackson, la coppia non può non far sognare i tifosi degli Eagles, e spellarsi le mani tutti coloro che amano il bel football. Spettacolare.
Affiancati in cima alla division con gli Eagles, i Giants tornano improvvisamente sulla terra grazie alla gragnuola di mazzate che si beccano da Dallas. A testimonianza dell’importanza dell’allenatore non solo per le tattiche e gli schemi ma per l’approccio mentale alla gara. Avesse giocato così dall’inizio, Dallas poteva sì accarezzare il sogno di giocarsi il Superbowl in casa. Per quest’anno, it’s too late. Ma l’anno prossimo la loro voglia di rivincita potrebbe portrli lontano. E, per questo finale di stagione, saranno una mina vagante per tutti.
NFC North
Sulla stagione dei Bears, abbiamo riservato qualche riflessione in più nell’articolo “Chicago, l’amore e i pronostici”. La corsa nella division sembra ridotta a Chicago e Green Bay, entrambe con un calendario parecchio impegnativo. Come si diceva, alla fine lo scontro del 2 gennaio al Lambeau Field potrebbe essere decisivo per determinare la gerarchia in chiave playoff. Dietro, i Vikings stanno svanendo lentamente ma (sembra) irrimediabilmente, e solo un intero allevamento di conigli estratti dal cilindro potrebbe salvare nonno Favre da un ultimo anno mestamente fuori dal playoff. Sempre che non voglia giocare ancora, il nonnetto terribile…
A Chicago, Brett non riesce a ripetere le magie che avevano dato un’insperata vittoria contro i Cardinals. 3 intercetti, di cui due verso la fine della partita, tagliano le gambe ad ogni velleità di rimonta, ma i Vikings non perdono solo lì la partita: la difesa dei Bears contiene Peterson ad un totale di 51 misere yard, e Devin Hester ci mette del suo con due ottimi ritorni, uno dei quali da 68 yard. Buona la prova di Cutler, con 22 su 35, 237 yards, 3 TD e 2 intercetti. Il drakkar dei vichinghi, invece, continua ad imbarcare acqua da tutte le parti…
Benino Detroit, pur perdente a Buffalo, almeno nel senso che sta facendo intravedere diverse cose buone. In un futuro non lontano potrebbero esserci anche i Lions a contendersi il primato di Division. Chissà..
NFC South
A parte la (quasi) scontata vittoria di TB coi Panthers, è importante l’affermazione di Atlanta coi Ravens in una partita al cardiopalmo. Atlanta conduce per buona parte del match, portandosi sul 20 a 7 con meno di 12 minuti sul cronometro, ma non fa i conti con Braccoflacco, che con due TD pass porta in vantaggio i Ravens dopo tre quarti in cui l’attacco dei Ravens era sembrato davvero sterile. Il secondo passaggio in end zone trova Heap a ricevere con 1:05 sul cronometro: 21 a 20 Ravens e già sono pronti i titoli di coda. Sembra finita per Atlanta, ma ci pensa Ryan a portare a 18-1 il parziale delle vittorie in casa per i Falcons: drive da 80 yard in 45 secondi, concluso con una ricezione al limite della flag da parte di White per il definitivo 27 a 21. Incredibile.
In questa division, è davvero difficile capire cosa succederà, perchè New Orleans dopo alcun prove non convincenti sembra aver ritrovato un buon passo, ma Atlanta è maturata molto ed è capace oggi di vincere partite davvero ostiche, come quella ora raccontata. Solo 3 volte, in 45 anni di storia della franchigia, Atlanta si era ritrovata con un record di 7-2. Qualcosa vorrà dire.. Come se non bastasse, la simpatica anarchia di Tampa Bay continua a produrre i suoi frutti, e i Bucs sono lì, a 1 vittoria dalla vetta, senza nulla da perdere perchè hanno già dimostrato più di quello che gli si poteva chiedere a inizio stagione.
In ogni caso, gli scontri diretti in programma potrebbero essere decisivi, visti i calendari. NO ha forse una schedule un po’ più impegnativa, visto che tra gli altri dovrà incontrare anche i rinati Cowboys e i Ravens, mentre Atlanta come “top 10” si beccherà solo Green Bay e Tampa Bay andrà a Baltimore.
Unica comparsa in questa division di primattori, i panteroni spelacchiati che rischiano di fermarsi a un paio di vittorie nell’intera stagione.
NFC West
La division dei poveri, senza offesa per nessuno dei tifosi delle 4 squadre in questione. Tutte ancora in lizza,
nessuna convince. Nella settimana trascorsa, i due scontri divisionali decretano che Seattle al momento è decisamente più forte di Arizona, e che Frisco non vuole mollare, rompendo le uova nel paniere (in OT) a St.Louis che sperava nella prima mini-fuga. Chiunque esca vincitore da questa bolgia, avrà con ogni probabilità uno dei record meno positivi tra i playoff contenders rimasti, quindi giocherà fuori casa. Con le belve che si aggirano per l’NFC, non una bella prospettiva..
Seattle, forse, è quella con le possibilià migliori. Hasselbeck torna dopo una settimana di assenza dai campi di gioco e lancia per 22 su 34, 333 yard e un TD, mentre Williams riceve 11 volte per 145 yard. E così i Seahawks tornano alla vittoria, dopo due sconfitte consecutive (Oakland e Giants). Crisi nera per i Cardinals, alla quarta sconfitta consecutiva, con un passivo che poteva essere ben più pesante se Seattle fosse stata più efficace nella red zone (5 i FG del mitico Olindo Mare, il kicker in bermuda..). Ma, se non altro, hanno un calendario sulla carta più facile delle altre tre concorrenti divisionali.
Nell’altro match, Frisco batte St.Louis soprattutto con un’ottima prova di Troy Smith. L’ex Heismann Trophy da Ohio State lancia per 356 yards e un TD, raggiungendo i Rams nel quarto quarto e consentendo poi a Joe Nedney di realizzare il FG di 29 yard della vittoria. Singletary probabilmente mangerà il panettone…
Articolo di Antonio Portanova, foto NFL.com

