Chargers, il momento delle scelte.

Signori eccoci. Ormai siamo a due settimane dal prossimo draft NFL. E considerato che, nonostante gli insoliti buoni propositi dirigenziali (Dean Spanos: “sarà una grande off-season per i Chargers”) e l’arrivo programmato o già opzionato (Bob Sanders) di nuove possibili star, è ancora tutto fermo in contumacia free agency a causa del “lock-out”, per tutti i tifosi dei Bolts, ancora una volta, questo appuntamento si presenta come il momento più atteso della lunga stagione di football non giocato.

Il tempo dei “mock” sta per chiudersi e presumibilmente verrà spazzato via dallo “tsunami” AJ Smith che ancora una volta si infrangerà contro speranze, sogni e desideri dei sostenitori dei Destrieri.

Ma se centrare i nomi dei reali selezionati dei Chargers sembra come al solito impresa titanica alla stregua di una vincita al superenalotto, pensare quantomeno di individuare le needs a roster è giochino coinvolgente, che può aiutarci persino a capire il perché di una scelta, o di una mancata chiamata.

Beh, occorre considerare davvero tanti fattori quest’anno, senza contare l’arcinota predilezione di Smith per salire e scendere nel board, soprattutto nel corso dei primi tre rounds, alla caccia dei suoi giocatori “preferiti”, come dimostrano le 9 selezioni da trades messe in piedi dal nostro GM dal 2003 ad oggi (vale a dire in 8 edizioni di draft) considerando soltanto le scelte dei primi due giorni, secondo il nuovo standard dell’evento newyorkese.

Oltre ad alcune lacune evidenti, specialmente nel front-seven difensivo, bisogna infatti tenere a mente la possibilità che si verifichino selezioni “polizza” a fronte dell’eventuale probabile scelta di non rifirmare alcuni dei titolari dell’ultima stagione (che potrebbero pure ritrovarsi “liberi” sul mercato ad accordi conclusi per il rinnovo del CBA) e nell’incertezza di trovare sostituti adeguati tra coloro che sono o che si ritroveranno nel calderone degli unrestricted free agents. È sì, perché una delle prime cose che il nuovo CBA dovrà svelarci, è se ai giocatori già certi di essere UFA (citiamo su tutti il QB Volek, il RB Sproles ed i LBs Cooper e Burnett), si dovranno aggiungere anche quelli restricted che da 4 o 5 anni giocano nella nostra franchigia, stante il fatto che il nuovo accordo potrebbe pure prevedere una riduzione dei limiti temporali (6 anni nel vecchio CBA) necessari ad ottenere lo status di unrestricted free agent per i giocatori senza contratto. Nel frattempo, ad alcuni di questi, basandosi sulle regole vigenti nel precedente accordo, è stato comunque offerto un tender annuale, vale a dire un’offerta di salario (“qualifying” offer) in base al livello di compensation pick required attribuito dal team di appartenenza. In buona sostanza, il giocatore che firma il tender è sicuro quantomeno di ricevere un ammontare annuale predeterminato corrispondente alla eventuale scelta di compensazione (ad es. per una “first pick” un salario garantito di 2,5 milioni di $ o giù di lì), salvo potersi accordare (entro un determinato periodo) per un accordo pluriennale anche con un’altra franchigia. In quest’ultimo caso, il tender firmato, consente al suo vecchio club il “right of first refusal”, vale a dire innanzitutto il diritto di pareggiare l’offerta contrattuale proposta al giocatore, per trattenerlo. Viceversa, ha la possibilità di ricevere, quale compensazione per la perdita del player RFA, una o più draft picks per il draft successivo da parte del team che ha messo il giocatore sotto contratto.

Tra i players a roster in questa situazione ci sono il WR Malcom Floyd (tender massimo: first & third; lui è da 5 anni con i Chargers), l’OT Jeromey Clary (second; è da 4 anni con i Bolts), il LB Brandon Siler (seventh; 4 anni), i SAF Eric Weddle (first; 4 anni) e Paul Oliver (fourth; 4 anni), che dunque potrebbero, tra gli altri, pure essere aggiunti alla lista degli unrestricted free agent (ovviamente le probabilità sono più elevate per Floyd, che ha già cinque anni con il team).

Partiamo allora dalle poche certezze, vale a dire dalla squadra attuale e dalle situazioni contrattuali note, con le quali possiamo provare a proporre dei nomi per il draft, tra i quali poi magari, ma se saremo veramente fortunati, troveremo il nostro lotto di rookies per il prossimo torneo, sperando che questo si giochi già dal settembre del 2011.

Dicevamo del front seven difensivo. Nonostante la sostituzione del Defensive Coordinator (Ron Rivera è diventato HC dei Carolina Panthers, Greg Manusky è ora il nostro uomo) l’impianto non cambia, con l’impostazione della ben conosciuta 3-4 della quale lo stesso Manusky è stato linebackers coach dal 2002 al 2006, prima di avere possibilità di guidare a sua volta la defense dei 49’ers dal 2007 al 2010, sicuramente uno dei pochi reparti che si può dire abbiano davvero funzionato in quel di San Francisco.    

La difesa aggressiva che sarà impiantata da Manusky può senz’altro darci una prima chiave di lettura che si appaia alle lacune evidenziate dai tifosi sui forum dedicati alla franchigia. Con Manusky si dovrebbe infatti rivedere quella pressione dall’esterno sul pocket dell’era Wade Phillips, che soltanto saltuariamente è stata eseguita con la “no-name” defense di Rivera (che altresì attuava molto spesso cambiamenti tattici, compreso l’utilizzo della cover 2 su base 4-3 tanto cara all’ex DC dei Bears), e anche un maggior numero di blitz da parte dei linebackers, almeno riflettendo da un lato sul periodo precedente trascorso a San Diego dal nuovo DC (Merriman ebbe la stagione migliore in carriera proprio nel 2006), dall’altro su quanto visto a San Francisco  nelle ultime quattro stagioni (anche se è evidente che la presenza di un “mostro” come Patrick Willis aiuta).

Un altro aspetto da tener presente nella defense di Manusky è la presenza di una linea efficace non solo nell’impegnare i c.d. double-teams avversari sulla LOS (ovvio presupposto per efficientare la pericolosità dei LBs), ma anche nell’essere produttiva tanto in run-stuff quanto in pass-rush. E la presenza, tra i 3 linemen dello schieramento, di almeno un difference-maker è la prassi: basta raffrontare la produttività media del DE Justin Smith negli ultimi 3 anni a San Francisco (21,5 sacks totali, 7 di media) con quella di Luis Castillo nel 2006 (7.0 sacks) guarda caso mai più in grado di raggiungere quei livelli nelle successive stagioni ai Chargers. Per carità, parliamo dell’elitè nel ruolo e soprattutto di due prime scelte, ma c’è da meditare su questo.

Tali premesse infatti ci portano alla conclusione che il front three dei Bolts dovrà essere ringiovanito e possibilmente rinforzato, innestando tecnica e atletismo. Se nel ruolo di NT dietro Garay c’è già depth giovane con la presenza di Ogemdi Nwagbuo e dell’ultimo arrivato Cam Thomas, a 3-4DE la situazione è un filino diversa, con il solo Castillo (28 anni, ora nel pieno della maturità) sicuro partente a sinistra, mentre a destra la speranza è quella di poter lanciare finalmente il possente Vaughn Martin (a 330 lbs possibile sostituto pure a NT), atleta jamaicano proveniente dal football universitario canadese (primo underclassman in assoluto ad essere selezionato per la NFL) scelto al 4° round nel 2009, finora utilizzato con il contagocce poiché da sgrezzare e probabilmente non ancora in grado di offrire un contributo da titolare. Considerato poi che i vari Jacques Cesare (31 anni) e Travis Johnson, oltre ad essere a loro volta degli UFA, per età ed infortuni non paiono in grado di offrire più di un parziale contributo alla causa, e soprattutto che il ruolo specifico si presenta molto ricco nel draft di quest’anno, con almeno 4 giocatori in grado di ricoprire lo spot e di costituire il “five-technique” ricercato, ecco che la prima opzione possibile per quella scelta n°18 sembrerebbe indirizzare proprio verso la defensive line.

Da questo punto di vista, i primi due nomi alla posizione sembrerebbero quelli di J.J. Watt da Wisconsin e Cameron Jordan da California, ma considerato che potrebbero anche essere andati alla 18 vista anche la loro versatilità, non costituirebbe assolutamente un ripiego Cameron Heyward da Ohio State (al cui workout pro-day c’era tra i più attenti in attendance proprio Smith, assieme ai coaches degli Steelers) probabilmente il miglior “ibrido” tra i DE/DT. Forse solo qualche “inches” indietro è Muhammad Wilkerson monumentale DT da Temple, un muro contro le corse ma po’ meno valido in pass-rush, che verosimilmente si può prendere anche scendendo di qualche spot. L’altro nome accostato ai Bolts dai (troppi) analisti è quello di Adrian Clayborn, DE da Iowa che però in mia personale opinione non è in assoluto elemento ideale (per peso e qualità tecniche) a ricoprire quel ruolo in “30 front” tra i professionisti. Per assicurarsi uno dei primi tre nomi, non va altresì scartata l’opportunità di salire di qualche spot, in considerazione della presenza sopra di noi di altre franchigie (come ad es. i Patriots che, grazie all’ennesimo “regalo” dei Raiders, hanno giusto la pick n°17), almeno sulla carta con le medesime needs dei Chargers, tanto a 3-4DE quanto a OLB.

Se davvero il 3-4DE sarà l’obiettivo del first round pick di quest’anno, alcune scelte successive di sicuro andranno infatti verso i Linebackers. I Bolts hanno necessità tanto nella depth a OLB quanto nel mezzo, fermo restando che da un lato non si vorrà ancora bruciare la prima scelta 2009 (n°16 overall: Larry English) per la quale come noto si sarebbe potuto e dovuto pescare meglio (n°26: Clay Matthews da Southern California!), dall’altro occorrerà verificare la possibilità di rifirmare almeno uno degli ILB titolari (Kevin Burnett?) nella speranza che il third rounder 2010 Donald Butler abbia recuperato appieno dal grave infortunio dell’anno scorso, il che di fatto lo relega al ruolo di rookie per la prossima stagione nella quale potrebbe avere pure la chance di partire direttamente come titolare alla posizione. Ecco perché è assolutamente preventivabile (salvo auspicabili arrivi via Free Agency) almeno una se non due selezioni nel reparto tra 2° e 3° round, che sia all’esterno (Brooks Reed da Arizona, Justin Houston da Georgia, Chris Carter da Fresno State) e/o all’interno (Greg Jones da Michigan State, Mason Foster da Washington, Casey Matthews da Oregon, Mike Mohamed da California) della linea mediana.

L’opzione 2 prevedrebbe invece l’immediata caccia al nuovo BIG pass-rusher. Qui peraltro il nuovo Ware (Von Miller da Texas A&M) e il nuovo Merriman (Robert Quinn da North Carolina) sembrano due top-10 picks fuori portata. Vero che con Smith possiamo attenderci di tutto, ma la scelta di salire così tanto appare molto dispendiosa in termini di value chart (per ottenere ad esempio la n°9 di Dallas, non è detto basti un pacchetto comprendente la 18, più una delle due scelte di 2° round, più una delle due di 3°, dato che i giocatori non potranno essere oggetto di trades in questo draft particolare senza CBA). L’alternativa sarebbe quella di andare su un altro tweener (Aldon Smith da Missouri, Ryan Kerrigan da Purdue, Jabaal Sheard da Pittsburgh) che tuttavia va valutata sia alla luce proprio della presenza di English nel ruolo, sia nell’ottica di non sbagliare di nuovo (come in parte avvenuto proprio con l’ex Northern Illinois) e pescare l’elemento in grado di essere tanto un fattore in pass-rush quanto in drop-coverage nello switch alla 3-4 OLB position.

A quel punto, si dovrebbe ripiegare su una “secondary selection” in D-line (Christian Ballard da Iowa, Marvin Austin da North Carolina, Allen Bailey da Miami, Drake Nevis da LSU) ma, almeno dal mio punto di vista, questa scelta avrebbe senso solo conseguendo l’obiettivo massimo con la first round pick, ovvero l’ottenimento di una nuova SuperStar difensiva ad impatto immediato. Chissà che ne pensa il nostro GM…

Per chiudere il discorso difesa, altrettanto probabile è l’arrivo di un defensive back, più un cornerback che un safety, considerando che si cercherà qualcuno da far crescere dietro all’ormai 32enne Quentin Jammer. In questo ruolo, con una delle scelte attualmente a disposizione tra 2° e 3° giro, si potrebbe davvero puntare a qualche buon prospetto (Ras-I Dowling da Virginia, Curtis Brown da Texas, Brandon Burton da Utah, Davon House da New Mexico State, Richard Sherman da Stanford). Altra soluzione, più complicata, quella di aspettare una late selection su cui lavorare (ad es. James Dockery da Oregon State) tenuto comunque conto che i Chargers non possiedono allo stato scelte di 4° e 5°giro, come noto cedute come parziali contropartite nelle trades del draft 2010 per arrivare a Butler e Thomas).     

Personalmente invece non credo tanto all’arrivo di un safety, specie dopo la firma di Bob Sanders. Il first round tender proposto al rising FS Eric Weddle (scelto al 2° giro nel 2007) è segnale che i Bolts non lo lasceranno andare tanto facilmente. Con Darrell Stuckey altro “rookie de facto” e soldatino Steve Gregory elemento di sostanza (senza nemmeno contare il già citato Oliver o altri figuranti a roster) il quadro pare già abbastanza dipinto. A questo punto, considerata pure la non eccelsa qualità della classe, un reale upgrade alla posizione via draft potrebbe avvenire esclusivamente attraverso la scelta del miglior prospetto disponibile (FS Rahim Moore peraltro in uscita dalla vicina UCLA), ma tale ipotesi dovrebbe restare disattesa, a meno che una rinuncia a Weddle non abbia davvero profili realistici. Il suo agente, David Canter, nei giorni in cui è stato firmato Sanders si è detto sconcertato che i Chargers non avessero ancora intavolato una conversazione col giocatore per un accordo pluriennale. La risposta di Smith fu esilarante a dir poco: “sono sconcertato che siano sconcertati”… La verità è che Weddle è safety giovane (26 anni) con la giusta dose di esperienza nei nostri schemi difensivi, che sta aumentando anche la sua produttività: finora coi Chargers ha “droppato” un po’ troppi palloni che avrebbero invece potuto tramutarsi in un numero più significativo di intercetti (solo 6 picks in 4 anni per lui, a fronte di 28 pass defended) eppure è uno dei soli 8 giocatori NFL, nonché l’unico safety, ad aver riportato in TD almeno un intercetto in ciascuna delle ultime due stagioni. E tutto questo Smith lo sa. Solo, come sempre, è lui che vuole dettare modi e tempi dei rinnovi, e con Weddle (RFA con 4 anni pro) probabilmente a scelto di giocare d’attesa, verificando così l’effettivo interesse sul giocatore.

Per quanto riguarda invece la offense, dopo le ultime significative stagioni (statisticamente sempre ai primi posti in total offense, l’anno scorso al primo) è ormai tesi condivisa che negli schemi di coach Norv Turner l’elemento imprescindibile è il nuovo Dan Marino, al secolo Philip Rivers: poco importa se a ricevere il pallone c’è l’undrafted free agent Seyi Ajirotutu piuttosto che l’impeccabile professionista (7° round) Patrick Crayton o il finora deludente ex first rounder Buster Davis, l’attacco comunque “gira”, funziona, produce. Ecco dunque che anche quest’anno ci si chiede se realmente i Chargers intendano selezionare presto un WR, magari nella prospettiva di sostituire di qui ad un anno il franchise player Vincent Jackson oppure nel breve termine sopperire all’eventuale, ma comunque possibile, rinuncia a Malcom Floyd (come anticipato, è al momento un restricted free agent di 5 anni al quale è stato sottoposto un “first & third” tender) sul mercato.

In tal senso, dato che nella passing offense delle ultime stagioni un’arma tattica è stata quella di ricercare mis-match attraverso l’utilizzo di elementi alti, rapidi e pure atletici (VJ e Floyd misurano entrambi 6-5, ovvero più di 195 cm, Antonio Gates è 6-4, lo stesso Ajirotutu è un 6-3, dunque sopra il metro e novanta), l’eventuale selezione di un ricevitore potrebbe far pensare ad un prospetto con tali caratteristiche, magari un “cavallo pazzo” (Jonathan Baldwin da Pittsburgh, Greg Little da North Carolina, Austin Pettis da Boise State), piuttosto che quel “razzo” (Titus Young da Boise State, tra l’altro nato e cresciuto a Los Angeles) in grado di fungere da deep-threat, slotR e returner con la stessa efficacia. Quest’ultima nondimeno sarebbe al contempo soluzione diversa e probabilmente in grado di elettrizzare i tifosi: dopotutto, alzi la mano chi non vorrebbe un nuovo DeSean Jackson (il fenomenale receiver di Phila, nato proprio a Los Angeles, fece il college a California) nella nostra squadra… Al secondo giro potrebbe forse arrivare anche Randall Cobb da Kentucky, altro fenomenale slot receiver e ritornatore in grado di giocare pure QB (è mancino) specie nelle wildcat formation e affini. Cobb, è peraltro il cugino di Shannon Mitchell, TE nei Chargers dal 1994 al 1997. Altri prospetti da valutare, che dovrebbero essere ancora disponibili alla fine del 3° giro, sono i due prodotti locali Vincent Brown da San Diego State e Ronald Johnson da USC, quest’ultimo in grado di essere anche efficace returner.

A proposito di WR-QB non è così peregrina l’ipotesi che sia draftato un vero signal caller da svezzare dietro a Rivers. Dopo la cessione di Whitehurst a Seattle (l’ex “third string” fu scambiato l’anno scorso per una contropartita sembrata ai più quasi inverosimile: switch delle scelte di 2° giro 2010 e cessione della 3° round Seahawks 2011) e con il sempre verde back-up Billy Volek (compirà 35 anni proprio il 28 aprile, giorno del draft) anche lui UFA, ci si è messo pure Legedu Naanee (WR listato a terzo QB, ruolo che aveva ricoperto al liceo) che l’ha combinata davvero grossa in off-season (arrestato ubriaco fradicio con aggravante di resistenza a pubblico ufficiale sulla scena di un delitto – due uomini sparati, uno in modo letale – davanti a un bar di Indianapolis), il che gli è costato l’allontanamento dal team (RFA è diventato automaticamente UFA dopo che i Chargers si sono guardati bene dal sottoporgli un tender). Di conseguenza, visto anche l’esperimento (fallito) dell’anno scorso con Jonathan Crompton da Tennessee (fu scelto al quinto giro), non è da escludersi che ci si riprovi ancora con una delle late rounds picks mirando evidentemente a ragazzi con background pro-style (Nathan Enderle da Idaho sarebbe un ottimo colpo se arrivasse al sesto giro, ma più probabile sia necessario salire per lui, Mike Hartline da Kentucky, Ryan Colburn da Fresno State).

Qualche considerazione andrebbe fatta anche nel ruolo di RB, fermo restando che la conferma di Mike Tolbert (RFA cui è stato offerto un tender da second round) ed il lancio definitivo di Ryan Mathews non sono in discussione. Con Darren Sproles unrestricted che chiama tanti soldi è abbastanza verosimile un saluto all’ex Kansas State, che peraltro nell’ultima season ha deluso non poco anche nel ruolo di returner. E proprio in tale ottica, oltreché da third down back (ma mi piace da matti l’espressione “change-of-pace”…), che potrebbe essere selezionato nei giri alti uno speedster (Derrick Locke da Kentucky, Da’Rell Scott da Maryland, Graig Cooper da Miami-FL, DuJuan Harris da Troy), se non addirittura davvero il clone di Sproles (Jock Sanders da West Virginia, stessa taglia 5-6, scatback, slotR e returner), da valutare poi in allenamento rispetto al fortunatamente recuperato (ricorderete che gli spararono in auto nei sobborghi di Philadelphia nel luglio 2009) Curtis “Boonah” Brinkley, sensazionale liceale all’High School (corse più di 300 yards in cinque occasioni), che dopo il college a Syracuse fu pescato undrafted da San Diego proprio nel 2009.

Già gli undrafted. Tutto si può dire a Smith e soci tranne che non siano in grado di scovare talento tra i non selezionati: Kris Dielman, Antonio Gates, Stephen Cooper, Kassim Osgood, Jacques Cesaire, Wes Welker, Malcom Floyd, Jyles Tucker, Mike Tolbert, Seyi Ajirotutu. Chissà che dal “cappello magico” non possa uscirne qualcun altro, magari nel ruolo di tackle tra quelli firmati nel 2010 (Nick Richmond da TCU, Ryan Otterson da Wyoming). Per appurare questo tuttavia, bisognerà attendere un po’ di tempo, visto che il ruolo, già di per se molto importante in NFL, è ancor più delicato nella pass-happy offense di Turner, dove anche al RT viene chiesta una buona pass-protection oltre ai canonici compiti in run-blocking. Per entrare bene nei meccanismi della OL serve esperienza, quella per esempio che oggi ha accumulato Jeromey Clary, lungimirante 6° round pick nel 2006, da 4 anni ormai titolare nei Chargers, praticamente dall’avvento dell’era Turner nel 2007. Clary, che nel 2010 è stato in campo per 1.105 snaps, ovverosia tutti quelli giocati dalla offense con i Bolts, è di nuovo RFA e non sa ancora dove giocherà l’anno prossimo. Ma non lo sapeva nemmeno nelle due stagioni precedenti, dalle quali è uscito sempre come Free Agent. E’ un buon elemento di sistema, ma ovviamente c’è di meglio in giro ed è difficile che un’altra franchigia voglia svenarsi per lui (con un tender da 2° giro poi). Insomma, non dovrebbe essere un problema rifirmarlo, visto pure che il suo agente è uno dei pochi buoni amici di Smith…

Quella stessa esperienza, la sta facendo Brandyn Dombrowski, altro undrafted (2008) che dopo aver iniziato a scendere in campo anche da starter nel 2009, è finito col diventare un improbabile left tackle titolare nel 2010, quando è toccato sopperire all’assenza di Marcus McNeill per le note beghe contrattuali. Dombro, non sarà il vostro tackle ideale, ma ha dimostrato di poter giocare da RT, e pure da G. Aggiungiamo alla sua versatilità quella di Tyronne Green e il quadro mi sembra abbastanza completo.

Un upgrade alla posizione è sempre possibile, ma ritengo poco probabile che i Chargers (e Smith) si giochino la carta Tackle al primo giro del prossimo draft, a meno che l’infatuazione per un Tyron Smith o un Gabe Carimi non sia totale… Al più potrei credere in una selezione successiva (l’ultimo nome accostato è quello di Jason Pinkston da Pittsburgh), vedremo.

Il draft di quest’anno sarà quindi importante anche per il futuro di GM e Head Coach, il cui operato è ormai sotto osservazione. I Chargers non possono fallire di nuovo. Stavolta “The Lord of NO rings” è atteso al varco.