Schianto ad alta quota: i B&G precipitano a Denver.

Il volo inaugurale degli Steelers finisce con un impatto a pochi chilometri di distanza ad est della Montagne Rocciose presso Denver, Colorado, a oltre 1600 metri di quota.
Di franchigie disperse da quelle parti ne ho viste parecchie ma per Pittsburgh sparire dai radar precipitando a rotta di collo fin dentro il “Mile High Stadium” sta diventando una realtà che si ripete ossessivamente come un terrificante déjà vu.
La “drammatica” sconfitta all’overtime del Wild Card di scorsa season ha guidato il mio istinto a fidarmi poco di questo Kickoff ’12. Troppi i fattori negativi congiunturali. E di fatto questa prima debacle esterna ha rafforzato in me l’idea di un “viaggio senza ritorno”, come se i miei ragazzi da Denver non siano mai rientrati dopo quel maledetto scontro dell’ 8 Gennaio scorso.

Gli Steelers si ripresentano in campo orfani dello starter HB Rashard “Bazooka” Mendenhall e del rookie starter RG David “The Buzz” DeCastro in attacco; dell’OLB James “Dobermann” Harrison e dello starter FS Ryan “Sentenza” Clark in difesa. Ancora, al pronti via, perdono per infortunio Marcus “Big House” Gilbert (iperestensione al ginocchio) e Ramon “Amon” Foster (emicrania ottica con appannamento della vista), rispettivamente starter RT e RG.

Le premesse sono tutt’altro che buone.

Di più c’è che a Denver è da qualche mese arrivato un QB “Vero” (ogni riferimento a cose o persone è del tutto non casuale) che di nome fa Payton e di cognome Manning. Un super uomo che domenica sera ha saputo raggiungere e superare i 400 TD pass in carriera riscrivendo ulteriormente, insieme ad un pugno ridottissimo di altri mostri sacri, la storia del Football.

Insomma, il preludio non è dei migliori.

Al di là dell’andamento cronistorico della gara, proviamo a vedere insieme cosa ha trasformato queste ipotesi di disfatta in disfatta (concreta).

 

– OFFENSIVE LINE B&G vs DEFENSIVE LINE BRONCOS –

Denver gioca una nuova “flexible” 4-3 Defense costruita sullo scivolamento di Von Miller sulla linea degli ILB e il mantenimento alle estremità della D-line dei due “professional rusher” Ayers e Dumervil. Il risultato è quello di avere incrementato di molto la pressione sulla tasca avversaria per mezzo delle ripetute folate in blitz del Defensive Rookie of the Year 2011 col #58 dalla seconda linea (che spesso si posiziona comunque a rush-OLB o a “pure” DE andando a prendere il posto di Ayers). In aggiunta, strepitose sono apparse le rush skills del rookie 2° rounder ’12, Derek Wolfe, che è sembrato disinvolto a 3-tech (DT in formazione 4-3), a 5-tech (DE in formazione 3-4) e ancora a 6-tech (base-End in formazione 4-3), a seconda delle circostanze di gioco e delle chiamate difensive. Un vero e proprio jolly che può andare in switch a seconda del Gap di copertura che gli viene chiamato/assegnato con una tranquillità e una qualità da veterano.

Queste sono le note tattiche che più di altre hanno messo parecchio in difficoltà la già gracile Offensive line B&G.
Questa difesa tanto aggressiva e mutevole a 3 o 4 uomini di linea ha percosso per lunghi tratti della partita, sia dal perimetro esterno che dall’interno, una OL che ha avuto non pochi problemi di lettura sopratutto dei blitz centrali (dando luogo, tra le altre cose, ad una marea di penalità gratuite, ingenue, spesso imbarazzanti).

Willie “Sciagura” Colon, rientrato dopo un anno di inattività, gioca incertamente la sua nuova posizione a LG facendosi a più riprese infilare dalle sortite feroci di Von Miller e Woodyard.
Dal lato opposto Doug “The Dog” Legursky combina se è possibile di peggio, dimostrandosi alternativa appena valida a Pouncey in Center position.
Sugli esterni il nostro redivivo LT, Max “Borderline” Starks, appare sovrappeso (eufemismo), totalmente fuori condizione (3-step-aback di una lentezza inenarrabile), e non riesce a mettere la museruola ai brevilinei e sguscianti rushatori della difesa Del Rio che saggiano l’edge B&G fino al cuore del backfield.
All’estremità contraria si stabilisce Mike “The Suite” Adams a seguito della prematura uscita di scena di Gilbert, e, giuro, ho cominciato a pregare. La nostra 2a scelta ’12 (56esima assoluta), che aveva fatto piangere tutti i suoi fans per le disastrose performances in Pre season, pare un bimbo spaventato dall’uomo nero sotto al letto. Anche quando riesce ad agganciare con il primo contatto l’avversario diretto, perde di forza la bull rush nemica che lo costringe ad indietreggiare pericolosamente a ridosso del povero Roethlisberger (il ricordo di quelle patetiche 19 ripetute sulla panca alla Combine mi è di colpo tornato alla mente cristallino). Consci del problema Tomlin e Haley orchestrano una copertura supplementare dal lato destro mandando in soccorso del disperso Tackle i TE, Miller e Pope a turno. Senza questo supporto non so se avremmo visto Big Ben in campo prossima week.

Secondo quanto su detto appare più che chiaro che la serata non sarebbe stata rosea per l’attacco Steelers.

Il Running Game si spegne ripetutamente sul nascere. Isaac “Redzone” Redman (11 tentativi di portata per 20 yards) abortisce le sue corse sulla LOS perchè, oltre a non essere coadiuvato da un quantomeno decente aiuto in blocco dei cinque manzi davanti a lui, è reduce da una serie di recenti problemi fisici ed è vistosamente lento e macchinoso allorquando prova ad aprire il gas sulle prime falcate.
Jonathan “Cannonball” Dwyer fa certamente di meglio (del resto la sua buona condizione fisica la si era osservata ampiamente in Pre season) anche se alla fine parliamo di 43 yards complessive per lui in stats. Niente di cui vantarsi con gli amici insomma.

Le chiamate in run play sono comunque monocorde: tutte centrali, costruite su una potenza che ancora sembra mancare. Da questo punto di vista il nuovo OC, Todd Haley, ci mette del suo. E’ vero, i nostri due work-horse RB non hanno la dinamite nelle gambe e nei piedi, ma provare qualche variazione esterna, un paio di run off-tackle (sempre in hand-off, niente toss o varianti per cortesia) avrebbero dato meno certezze alla concentratissima difesa Broncos.
“Bip bip” Rainey, che aveva fatto brillare gli occhi a tutto il coaching staff per tutte e quattro le gare di pre campionato, è stranamente messo in disparte, chiamato solo un paio di volte alla comparsata in campo. Lui sì avrebbe potuto dare al gioco offensivo qualche sussulto in più. Credo però che la sua scarsa partecipazione alla gara si stata catalizzata dalle sofferenze della OL a cui Haley ha risposto posizionando accanto a Roethlisberger un uomo di maggiore peso e migliore predisposizione al blocco sui blitz.

Ma tant’è. Alla fine della fiera non muoviamo la catena con le corse: guadagni minimi si susseguono costringendo sempre il nostro QB a giocare 3 down medio-lunghi in regime di una no-huddle offense tutta da sperimentare.
B7 urla e si agita come morso da una tarantola, protegge il nostro orologio con maestria, e alla fine, grazie anche alla sua stratosferica “escape ability”, riesce anche a distribuire bene la polvere da sparo per i suoi gingilli da battaglia aerea (chiude con 22/40 per 245 yards, 2 TD e intercetto). Le giocate in pass più importanti vengono da situazioni di “gioco rotto”; frangenti in cui l’istinto, l’esperienza e la perfetta conoscenza del compagno di squadra fanno tutta la differenza del mondo. Così deflagrano all’improvviso Brown, Sanders, Wallace , Miller e Johnson facendo fuochi d’artificio che alleviano i patemi che pure stiamo soffrendo in ogni dove sul campo.

Per il resto assistere ad un drive dei B&G è stato come leggere un romanzo di Dostoevskij: lungo, intricato, a volte fin troppo pesante. Dall’altra invece i drive costruiti da Manning parevano poesie ermetiche: semplici, immediate, dirette al nocciolo.

Potrei continuare questo excursus dentro la sconfitta di Pittsburgh analizzando anche la prova della difesa nel suo complesso, delle ristrettezze posizionali di Polamalu, dell’importanza delle assenze di Harrison e Clark, dei pochi snap giocati da Woodley, delle amnesie di Taylor e Lewis.
Potrei, ribaltando il punto d’osservazione, ancora proseguire mettendo a fuoco la meravigliosa prova di quel fuoriclasse col #18, le fiammate terminali di Thomas, le indicibili acrobazie di Porter e dell’inossidabile Bailey, ma mi fermo qui.

Sì, perchè tutto nasce dalla trincea, e i risultati delle prove di forza che lì maturano si distribuiscono “democraticamente” al di fuori di essa tra tutti i componenti sul terreno di gioco. Come una macchia in espansione che sporca o colora tutto il campo già a qualche millesimo di secondo dallo snap. Il gioco del Football nasce e muore lì, dove si fa la guerra, quella vera…

…ma ad avercela una Linea Offensiva che possa combatterla quella guerra.