“Steelering” (Parte II)

Dopo aver esaminato le disfunzioni relative al gioco in run nel primo segmento di questa analisi a tre capitoli (“Steelering” Parte I la trovate qui), passiamo, come largamente anticipato, a zoomare le lacune difensive che, prima di ogni altra causa, hanno costretto i Pittsburgh Steelers al già pericoloso record negativo di 1-2.

A seguito della pesantissima debacle esterna in quel di Oakland e in vista del temibile scontro con i Philadelphia Eagles di domenica prossima, non c’è da perdersi in inutili chiacchiere, quindi andrò dritto al sodo cercando di snocciolare i problemi di cui sopra.

La cosa importante è che questa lunga settimana di astinenza da football B&G vi abbia aiutato a migliorare o correggere la teatrale posa in “Steelering” descritta con perizia e minuzia nella Parte I. Vi potrebbe, ahimè, tornare utile prestissimo.

 

-Defensive Inefficacy –

 

Le nostre 3 giornate di regular season giocate in 4 settimane hanno dimostrato quanto regresso sia il gioco difensivo giallo-nero rispetto allo scorso anno. In soli otto mesi la Difesa Lebeau sembra non essere più quella corazzata che custodiva i risultati e/o vinceva da sola le partite.

La squadra agli ordini del nostro DC mai come oggi è apparsa debole ed insicura sopratutto nella gestione dei momenti topici delle gare. In particolare – come ricorda il Tribe Live di Pittsburgh – si è potuta osservare una cattiva lettura ed interpretazione dei second half, che hanno pesantemente penalizzato quanto di buono l’attacco, pur immerso in mille problematiche, comunque costruiva per mano di B.Roethlisberger & co.

La percentuale di chiusura dei third down avversari pare aumentare esponenzialmente quanto più ci si addentra nella partita. Più le lancette dell’orologio avanzano verso il sessantesimo minuto, più la nostra difesa sembra sviluppare vulnerabilità come un corpo affetto da un dormiente virus disabilitante.

In questo senso le stats B&G sono impietose: i nostri avversari hanno convertito il 48% dei loro terzi down giocati (ben 16 di 33), e prima che i riflettori si accendessero sulla 4 week di regular questo rate era il quinto più alto del campionato. Di fatto questa stessa incredibile percentuale aumenta ancora sensibilmente quando si analizzano le statistiche del gioco offensivo avversario dal 3° quarto in avanti.

Appare chiaro che il grosso del problema sta nella “protezione dal gioco in rimonta veloce”.

Fin quando le carte sono nascoste tra le mani del gioco e della partita riusciamo a elaborare schemi difensivi convincenti poiché D.Lebeau è un maestro del camuffamento e del bluff, ma quando salta il banco e il gioco è scoperto non riusciamo paradossalmente a reagire rilanciando con una azione difensiva imbrigliante. Quindi, sempre per paradosso, più ci portiamo avanti nel punteggio con l’attacco, più siamo esposti alla terminale azione di rimonta avversaria sul finale di gara.

A raccontarla così il tutto parrebbe assurdo ma non è un caso se Payton Manning alla prima stagionale ha macinato yards fino a mettere punti sul tabellone in ognuno dei tre drive gestiti nella seconda metà di gara e se Carson Palmer ha condotto ben cinque scoring drive tutti nel secondo tempo di Oakland.

Se a tutto questo aggiungiamo poi l’incasso passivo di big play come quello prodotto sempre a Denver dal WR Demaryius Thomas ( TD pass da 71 yards) e ancora quello del RB Darren McFadden (TD run da 64 yards) ad Oakland, ci rendiamo presto conto che il volto della vera difesa B&G non lo abbiamo ancora visto (sempre che non si sia smarrito totalmente).

Mi sono posto per voi una facile domanda prima di scrivere questo pezzo: cosa in positivo caratterizza da anni la difesa dei Pittsburgh Steelers?

Perchè per capire cosa c’è che non va bisogna anche chiedersi cos’era che andava.

Risposta elementare: grande difesa contro le corse, mostruosa aggressività sul backfield avversario tramite multipli schemi in blitz, limitazione del gioco in pass avversario sul medio-lungo, impedimento di realizzazione di big play, creazione di turnovers, gestione degli stress nei momenti importanti della partita.

Beh, cosa abbiamo oggi di tutto questo? Le macerie. Ecco cosa abbiamo.

Perchè se guardiamo alle prestazioni finora realizzate dai nostri 11 difensivi non sfugge come quasi tutti i punti presenti nella “risposta elementare” siano del tutto ribaltati. Guardate:

– Difesa contro le corse: 303 yards incassante in 3 gare, concesse 101.0 run yards di media per partita, average di 4.3 (14esimi in ranking).

– Aggressione del backfield: solamente 5 sack prodotti (due dei quali inutili e messi a segno in partite già morte).

– Impedimento dei big play: le su ricordate giocate di Thomas e McFadden mi pare dicano tutto.

– Creazione di turnovers: 1 solo intercetto (ad oggi quartultimi in ranking) , 1 solo fumble forzato (penultimi in ranking).

– Gestione dei momenti critici e importanti: mi pare che quanto su descritto coi numeri circa il controllo delle seconde frazioni di gara racconti bene la situazione anche in questo specifico caso.

Questo e quanto. Incredibile ma vero.

Se fossi un altro potrei anche chiudere il pezzo in questo modo, come fanno del resto negli USA dove raramente si prova a fornire al lettore una chiave interpretativa tecnico-tattica delle questioni poste, ma siccome a noi italiani testardi e appassionati piace entrare nelle viscere delle cose (sopratutto quando queste sono negative), cercherò ora di fornire in sintesi un minimo di logica spiegazione a questo disastro apocalittico attraverso singoli contributi che, sommati, dovrebbero (mi auguro) riuscire a rendere più chiaro il quadro complessivo.

 

– Incidenza della D-line sugli handicap difensivi –

 

Lo starter front-3 B&G è praticamente rimasto immutato da scorso anno e sia Hood che Keisel sono garanzie assolute di sostanza, qualità e personalità. Ma avere ancora a NT un logoro 35enne come C.Hampton – per di più uscente da un infortunio gravissimo e quindi non al meglio dal punto di vista fisico – è roba che destabilizza un intero comparto. Il nostro “Big Snack” non sembra più capace di tenere il double team avversario e chiudere i centrali Gap-A (destra e sinistra del Center) con l’autorità di un tempo. Sopratutto nello stage di difesa anti-corsa dovrebbe catalizzare con il suo impulso in spinta lo slittamento dell’intera LOS dalla parte in cui nasce e si materializza il play. E invece anche nel man-to-man pare soffrire non poco e difatti non è stato raro fin qui vedere la duplice marcatura posta su di lui allo snap disarmarsi velocemente per netta superiorità di forza.

Questo porta naturalmente al gioco meno costretto, più libero se volete, di una Guard, che sulla LOS va a guadagnare l’uso di un braccio e una gamba dentro il Gap-B (destro o sinistro in base allo sviluppo del gioco) dove si muove e opera il nostro DE.

Questa falla tecnica, che di per se già inficia il lavoro dei nostri Defensive Tackle, diventa ancor più decisiva a livello tattico poiché preclude alternativamente (a seconda che si giochi sul QB o sul RB) l’innesco del blitz o la difesa pulita in stuff sulla run-line da parte di uno degli ILBs.

Nel primo caso – ossia nella difensiva caccia al QB dal centro – la Guardia, una volta diagnosticata la folata in inside blitz, può disancorarsi con relativa tranquillità e rapidità dalla doppia marcatura sul NT e raggiungere il LB con tempestività chiudendolo in block. Nel secondo caso – ossia nella difensiva imbucata dell’HB hole – la stessa G può già allo snap smuoversi per raggiungere il secondo livello e spazzolare il corridoio per il suo Running back senza temere la perdita di controllo da parte del suo Centro sul NT.

Insomma, da qualunque punto di vista si analizzi il gioco sulla linea di scrimmage in queste fasi, è chiara la deficienza tattica che la nostra prima e seconda linea difensiva deve affrontare ogni benedettissimo snap.

Il problema a NT si pone anche da un altro punto di vista: quello del “refresh” durante la gara.

Seppure al trascorso Draft Pittsburgh abbia tradato per salire a prendersi al 4° round alto Alameda Ta’amu, NT da Washington, le enormi speranze che lo staff e tutti noi fans riversavamo sulle possibilità immediate del ragazzo di mettersi in luce sono state tradite sin da subito già nelle primissime fasi del Training Camp ’12. Ta’amu è apparso in ritardo dal punto di vista fisico, tecnico e dell’assimilazione del play-book difensivo, e questo ha sottratto un’alternativa importante a Lebeau per ossigenare il suo prediletto cicciobomba in questa prima fase della stagione.

In questo senso, ad onor del vero, sono anche calate le quotazioni di S.McLendon, che non è mai stato un Nose Tackle puro – verissimo – ma che pure avrebbe da dire la sua in campo forse meglio del veteranissimo Hampton.

Complessivamente osservo come il nostro pur mitologico DC stia davvero turnando pochissimo i nostri uomini di linea difensiva. Eppure C.Heyward viene su che è uno spettacolo e fa vedere cose da pazzi ogni qual volta è chiamato in campo, e anche A.Woods comincia a prendere le forme di un 5-tech DE da Steelers. Non si capisce il motivo per il quale si debba mandare in apnea critica il nostro “30” front pur avendo in roster materiale più che valido. Un mistero.

 

– Incidenza degli OLB sugli handicap difensivi –

 

In Outside Linebacker position abbiamo patito troppo l’assenza di J.Harrison a ROLB (finora KO per infortunio al ginocchio con ricaduta. Dalle ultime è dato rientrante domenica prossima). E’ lampante che in questo momento ci siano solo 2/3 players in giro per la Lega che possono competere in quanto a produttività ed incisività con il nostro “Dobermann” a rush-OLB spot – ergo il #92 non si può sostituire – ma è altrettanto vero che come suo immediato backup gli Steelers non posseggono ancora un giocatore maturo capace quantomeno di non far rimpiangere la sua assenza tra imprecazioni di ogni tipo.

Tralasciando la questione legata ai sack tragicamente mancanti tra le stats difensive Pit (perchè sarebbe fin troppo puerile visto che trattiamo di un uomo che è stato capace di piantarne 58 in praticamente 4 stagioni di sack), l’azione congiunta di C.Carter e J.Worilds è stata deficitaria in particolare in run-stop.

Worilds esce fuori anche lui da un guaio muscolare che lo ha escluso dalle 4 partite di Pre season (che sarebbero state per lui un’importante officina per rodare il motore, vista la già ufficiale assenza di Harrison) e dalle prime 2 gare stagionali di Regular. Si è materializzato timidamente ad Oakland – dove pure ha messo a segno uno di quei 2 inutili sack stagionali a cui facevo riferimento in testa al pezzo – ma complessivamente è sembrato assai indietro sul piano strettamente fisico, tanto che ha staffettato giusto con Carter la posizione (quest’ultimo ancora in attesa del suo primo sack in maglia B&G).

Entrambi i ragazzi hanno palesato profonde lacune di diagnosi del gioco in run e troppo frequentemente sono stati presi nella zona d’ombra creata ad arte dal QB e il RB in molti dei tentativi di screen play che i nostri avversari ci hanno costruito contro. Carter ha battezzato sin dal primo giorno il lato forte della nostra prima linea con troppa leggerezza: pur essendo elettrizzante sul passo, pur dimostrando di avere elasticità e oleosità meccanica nel movimento, è riuscito raramente a liberarsi dai blocchi per prendere le corse esterne, e in mezzo se è possibile ha fatto anche di peggio perchè non ha ancora esperienza e fiuto per muoversi “in the trash” con disinvoltura ed efficacia.

Diciamo pure che né Worlids né Carter ad oggi valgono un solo braccio dell’assassino col #92 sul petto. Questo è poco ma sicuro. Confido però in una crescita che pure dev’essere assai svelta perchè se sfuma l’affermazione in questa particolare stagione – con un Harrison alla soglia dei 35 anni e con quel contratto plurimilionario che Pit ancora si ritroverebbe sul groppone – al prossimo Draft per i due giovanotti ci sarà parecchio da pregare già dal primo giorno. Credetemi.

Ritornando al presente, l’assenza del “Dobermann” è stata negativamente determinante dunque. Le sue devastanti proprietà di penetrazione della tasca dall’edge, la sua capacità di leggere velocemente e bene le routes degli HB, le sue immense qualità di hard hitter, la sua dimestichezza a scalare in middle coverage, la fluidità con la quale scivola sideline-to-sideline facendo gioco ovunque e in qualunque caso, e ancora la sua grinta, la sua innata cattiveria, la sua travolgente personalità, ci è parecchio mancata. Ma è fatto naturale se ti viene meno un Defensive Player of the Year. E’ normale, poche discussioni.

La questione lievita se dall’altra parte hai un player che somiglia ad un vecchio, inossidabile diesel degli anni ’90. L.Woodley lo conosciamo bene: parte lento, gioca quasi sommessamente facendo il compitino per poi esplodere completamente a Novembre o giù di lì.

Quest’anno poi si è presentato a St. Vincent College di Latrobe al primo giorno di training con circa 10 libbre in più rispetto al peso forma comandato, quindi non mi sono affatto stupito nel vederlo ancora macchinoso e impacciato sopratutto nella fase di difesa sulle corse esterne e in quella di copertura in man o zone coverage nel corto-medio raggio.

Tutto ancora normalissimo. Peccato che tra tutte queste “normalità” hai da giocare 3 partite che sono guerre barbariche. Peccato che in 2 di queste 3 partite ti manca pure un signore che è semplicemente la più performante Strog Safety della Lega.

[Per offrire una migliore fruibilità del pezzo ho deciso di scomporlo in due sottoparti. Domani editerò la terza ed ultima sezione di “Steelering”, in cui discuterò degli ILB e dei Defensive Backs in seno a questo “processo” alla difesa Steelers. Buona Lettura.]