“Steelering” (Parte III)

Dopo aver tracciato le linee guida dell’impatto di D-line e OLB sulla crisi difensiva B&G, passiamo a vedere come hanno negativamente contribuito i comparti poco dietro (“Steelering” Parte II la trovate qui).

 

Incidenza degli ILB sugli handicap difensivi –

 

A Inside Linebacker spot la situazione appare nebulosa. In questa posizione gli Steelers hanno un incaglio decisivo ma a quanto pare nessuno se ne accorge. Il dilemma riguarda la mancata transizione di L.Timmons in “Buck” position a seguito dell’addio del pluridecorato ex capitano della difesa, J.Farrior.

L’ambiente era convinto delle indolori possibilità di “shift” del “Caimano” col #94 nella casella di dislocamento dal “lato forte” già due anni or sono, ma l’attuazione di questa idea è stata rimandata ancora quest’anno. Capirne il motivo è cosa agevole: semplicemente Timmons offre il meglio di se in agilità, rapidità, velocità di scalata in copertura piuttosto che in aggressività, forza e resistenza. Quindi era quasi scontata la sua permanenza a “Mack”.

La differenza tra le due posizioni non è un dettaglio minimo.

Un “Buck” – generalmente posizionato di base a destra, quindi a RILB (lato forte dell’attacco a sinistra) – è un player che anzitutto deve possedere un frame fisico complessivo robusto e massiccio per poter giocare di forza contro il primo blocco che è chiamato a prendere sia in azione di blitz che in quella di disarmo della corsa avversaria. Questo permette di far giocare più liberamente il suo compagno di reparto che è portato ad operare in una situazione di minore stallo del play. E’ quindi compito del “Buck” comprimere la tasca a supportare il lavoro della prima linea difensiva e, al contempo, offrire linee di intervento più pulite al LILB.

Nel primo caso ricordato – azione in blitz – Il “Buck” o “Jack” (nella terminologia meno comune) irrompe tra C e G (Gap-A), tra G e T (Gap-B) o dalla spalla esterna del T a 9-technique (Gap-C)– e in tutti i casi descritti il suo compito è quello di giocare quasi esclusivamente sul blocco della Guardia (primi 2 casi) o sul blocco del FB/HB se presente nel backifield (nel caso 2, e più frequentemente nel caso 3). Questa sua azione libera i varchi necessari all’imbucata dell’altro ILB, che a questo punto, sfruttando la sua superiore agilità e rapidità, si catapulta a strada spianata per terminare l’azione sul QB.

Molto di frequente gli Steelers chiamano un inside blitz a entrambi gli ILB: in questo specifico caso, che si tratti di incrociare a ridosso della LOS scambiandosi il lato d’azione prima di impattare sulla tasca o che si ordini la folata duplice dallo stesso Gap, il “Buck” arriva sempre per primo avendo in canna maggiori capacità di quello che tecnicamente si definisce “Sched Block”, ossia lo sganciamento dal blocco (migliori sono queste capacità, più alta sarà la possibilità di avere lo stesso player direttamente coinvolto nell’azione attiva); Il “Mack”, più snello e agile, ritarda la sua azione di penetrazione e infila più liberamente il buco creato di mestiere dal suo compagno di reparto possedendo, tra l’altro, migliori qualità in fase di pursuit in caso il QB tenti di svincolarsi uscendo dalla sua tasca.

In alcuni specifici schemi della “3-4 fire-zone blitz” targata Lebeau, il “Buck” è chiamato a prendere il Gap lasciato vacante dal DE, che scivola indietro a prendere lo spazio medio-largo per difendere contro il passaggio corto o lo screen play nemico (per questo l’azione specifica la giochiamo quasi sempre dal lato di Keisel a RDE).

Nell’altro caso – fase di run stop – il discorso è simile se pure con qualche variante. Il “Buck” prende sempre l’uscita della G dal suo lato di stazionamento (perchè più attrezzato a spaccare la chiusa in block) e il “Mack”, inizialmente allineato a circa 1 yards dietro il compagno, carica l’azione ritardata dopo avere letto il blocco a prendere la run-line (ho visto scorso anno Timmons battere liberamente sull’HB in maniera semplicemente meravigliosa da questo punto di vista).

Se la corsa avversaria si sviluppa dal lato debole, ossia dalla zona in cui è posizionato il “Mack”, entra in gioco l’intervento di una delle due Safety che sale in run support (non è infatti raro vedere T.Polamalu allinearsi accanto a Timmons quasi a SLB quando la nostra difesa assume una ibrida connotazione a 3-5 front). Questo naturalmente dipende da come si organizza e si setta il fronte offensivo (presenza del TE o dei TE) e dalla posizione che assume, se presente, il FB nel backfield (e lo stesso dicasi per quella assunta dal RB).

Infine, in chiara azione di passaggio avversario, quando Pittsburgh gioca una nikel defense per esempio, il “Buck” è chiamato sempre alla “zone drop” ma mai alla copertura a uomo, che resta ad esclusivo appannaggio del “Mack” (e in questo Timmons è forse l’ILB più forte della Lega).

Questa breve digressione tecnica e tattica sulle differenze tra i due “3-4 Inside Linebacker” viene comoda per spiegare come L.Foote non sia un “Buck” naturale. Ha di certo esperienza per chiamare nella fase pre-snap lo schema di partenza e gli audibles difensivi (compiti del “Buck”) ma per una aggressiva “30” Defense che punta tutto sull’assalto, egli non possiede struttura fisica adeguata e immenso bagaglio tecnico per giocare lo spot che era stato di J.Farrior (e difatti proprio insieme a Farrior ha giocato per anni la posizione che ora è di Timmons).

L’ex capitano ha giocato gli ultimi 2 suoi anni a Pittsburgh a quasi 250 libbre di peso mentre Foote non arriva ad oggi ai 240 pounds. E non è un caso se tutti i “Buck” o Jack” della franchigie NFL che giocano un 3-4 D# super-aggressiva (Ravens, 49ers, Packers, ex Patriots), hanno una struttura fisica decisamente più vicina a quella del primo (per agganciarmi ai nomi della franchigie riportate sopra: R.Lewis 250 lb; L.Fletcher 248 lb; A.J. Hawk 246 lb; J.Mayo 249 lb). Bene, Foote è attestato intorno ai 238 pounds, e quando devi impattare contro una Guardia di 320 e passa libbre quel peso mancante fa una grandissima differenza. Senza contare che non ha un quadro muscolare nemmeno lontanamente avvicinabile a quello dei su citati e non è mai stato un “Thumper”, ossia un colpitore terminale (non poche volte abbiamo visto ballacarrier guadagnare yards supplementari dopo il colpo portato dal #50 B&G). Consideriamo in più che ha sempre giocato a “Mack” – quindi non ha un tecnica sopraffina per fare tutto quello che dicevo in merito al lavoro di un “Buck” – ed ecco che hai un grosso, grossissimo problema sopratutto a difendere contro le corse.

Non a caso Timmons accanto a Farrior ha per 2 anni filati raggiunto l’olimpo dei top five players nel ranking NFL dei tackle messi a segno. Ma la musica con Foote – che non è Farrior in quanto a ruvidità e robustezza del gioco – è cambiata e ne è conseguito un deciso appannamento delle prestazioni del “Caimano”, che troppo spesso ha dovuto fare i conti con le inadeguatezze tecniche e fisiche del suo compagno di reparto. Questo fastidio non gli ha finora permesso di giocare come sa. E avere un Timmons limitato accanto ad un player che, pur facendo il suo, resta un ILB appena discreto, è una visione raccapricciante. Il grande talento lo devi servire, non imbrigliare.

Alla luce di quanto detto è difficile comprendere come si è pensato di draftare S.Spence, small-LB da Miami (5’11” per 230 pounds) con un 3° round pick ’12 (86esima assoluta), che è, insieme a S.Sylvester, un “pure” “Mack” Linebacker in regime di 3-4 Defense.

Credo che la risposta possa ricercarsi in un ipotetico utilizzo dell’ex Hurricane come “Rover”, rispolverando un ruolo ibryd S/LB che potrebbe teoricamente venire buono per certe situazione di gioco. Ho usato il condizionale perchè, lo sappiamo, purtroppo il ragazzino si è distrutto un ginocchio durante la Pre season e quindi bisognerà attendere anno prossimo per capire come verrà impiegato da Lebeau. Lo stesso “Stuka” Sylvester, per restare in infermeria, ha subito un brutto infortunio durante le ultime fasi del Training Camp e non ha potuto dare il suo importante contributo in Special Team e nel refresh delle posizioni centrali a ILB.

Scorso anno avevamo dunque un Foote (futuro staretr) backup di Farrior e un Sylvester (in grandissima crescita) come backup di Timmons. Quest’anno, al netto dell’assenza stagionale di Spence, in 3 partite non abbiamo avuto un solo, ripeto, un solo ILB di ruolo in sideline. Incredibile.

Quindi, già siamo molli e concediamo lunghi drive agli avversari, ma se pure non possiamo far rifiatare a turno i nostri due ILB capite bene che il disastro è annunciato.

Ecco dunque spiegate le gracilità strutturali che crepano le nostre due linee difensive quando gli avversari giocano l’ovale dowfield.

 

 – Incidenza dei D-backs sugli handicap difensivi –

 

Questo è il reparto che finora ha mostrato di essere in condizioni migliori rispetto a quelle disastrose del fronte-7 B&G di cui ho parlato sopra. A guardare il ranking per yards incassate per aria siamo in 5a posizione, e anche se abbiamo riposato domenica scorsa mantenevamo comunque un piazzamento di tutto rispetto intorno alla 7a/8a posizione fino a week 3. In 3 gare abbiamo incassato 571 yards volanti (190.3 yards di media per partita). Non è il massimo ma per i nostri standard difensivi è già il top (sono quelle prese via terra che fanno la differenza in negativo).

E’ normale che se lì davanti funziona poco o niente (sopratutto in pressure sul QB) poi ti ritrovi con I.Taylor, K.Lewis e C.Allen che a CB devono fare i salti mortali. E’ inevitabile che prima o dopo arriva l’errore di concentrazione, il pass interference, l’holding oltre le 5 yards a contatto legale etc.

Non mi sento di buttare addosso a loro nessuna croce. Forse si poteva essere più attenti in più di un’occasione ma la perfezione non appartiene al mondo terreno.

La batteria contraerea, a dispetto di quanti criticano la nostra secondaria, è ben fornita di uomini che sanno sempre trovare le contromisure adeguate a tutto ciò che l’attacco avversario propone di volta in volta (a seguito di questa affermazione sono pronto a ricevere sentenza di morte per lapidazione).

Le più pesanti complicazioni si sono intrecciate nelle posizioni di FS e SS: mai finora abbiamo potuto vedere uno accanto all’altro R.Clark e T.Polamalu.

Il primo – causa una particolare forma di anemia mediterranea – non ha potuto giocare alle quote estreme di Denver in Week 1; il secondo per un problema al polpaccio ha saltato le successive due partite contro Jets e Raiders. Ergo, una delle prime 3 combo-Safety della Lega non ha mai potuto mostrare la sua devastante forza.

In particolare l’assenza di Polamalu ha costretto Lebeau a rivedere di sana pianta il suo comparto secondario.

Se con l’incredibile playmaker #43 in campo il nostro DC predilige giocare una copertura a Cover-1 (più raramente a Cover-3 come abbiamo visto più volte a Denver), con la SS quindi in triplice copertura su HB, TE e WR a seconda di come allo snap si sviluppa il play, in assenza dello stesso, e viste le scarse propensioni in fatto di “rush the Quarterback” da parte dei LB B&G, il saggio Lebeau ha preferito settare la secondaria in Cover-2 o addirittura in Cover-4.

La difesa complessivamente assume così una faccia meno aggressiva poichè non porta nessuna delle due Safety (la SS in particolare) a fare gioco più a ridosso della LOS. Ancora c’è da considerare che Polamalu è forse uno dei pochissimi D-backs dell’intera NFL capace di far cambiare sulla LOS più di una volta l’intera struttura del gioco offensivo pensata prima dello snap. Un maledetto incubo per tutti i QB (tanto per portare un esempio: durante la partita contro i Broncos la SS Steelers con i suoi continui movimenti ha costretto P.Manning a chiamare 2 time out filati).

Con questo assetto più “passivo” hai chiaramente una buona copertura su tutto il campo e in particolare sul medio-lungo, ma sei per converso facilmente colpibile sulla zona corta-media, quella che si crea immediatamente alla spalle dei LB.

Senza una S a cacciare da quelle parti esponi il petto al fendente avversario.

Per supplire al gap Lebau in questo inizio di stagione ha giocato sempre più frequentemente una nikel defense con un CB supplementare che potesse garantirgli una buona protezione sulla “Flat Zone” a circa 10/15 yards dalla linea di scrimmage (scorso anno, con i due starter Safety presenti contemporaneamente in campo preferiva l’aggiunta di un’ulteriore S, R.Mundy).

Questa disposizione, oltre ad offrire una facile lettura da parte dell’OC e del QB nemico, ha una ulteriore deficit: quello di essere vulnerabile contro le corse. E ritorniamo così al punto di partenza.

Dunque, per venire incontro alle carenze in pressione sulla tasca si allunga il comparto secondario e i Safety sono costretti a stazionare troppo lontani nel momento in cui il play avversario viaggia downfield. Matematico.

Cosa si sarebbe dovuto fare allora?

Penso che con tutte le problematiche fin qui raccontate e con due Defensive Player of the Year out si sia fatto ciò che si poteva.

Pittsburgh ha dimostrato di avere problemi congeniti che non si possono risolvere e altri che al momento non si sono ancora cronicizzati e che possono essere trattati (ora, non domani).

Adesso deve cominciare una rinascita.

Una sconfitta all’Heinz Field contro i Philadephia Eagles domenica prossima manderebbe in coma l’intera Steeler Nation. La Loss non è contemplata.

Intanto in città si sono rivisti due ragazzi che sulle spalle e sul petto portano il #92 e il #43.

Speriamo che bastino.